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Rassegna Stampa - L'Argomento di Oggi - dal 2011-04-27 ad oggi 2011-05-01 Sintesi (Più sotto trovate gli articoli)

GIOVANNI PAOLO II PAPA WOJTYLA

2 Aprile 2005 h 15,30

"Lasciatemi andare alla Casa del PADRE"

Santa Sede http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/index_it.htm

Sito Beatificazione Johannes Paulus P.P.II http://www.karol-wojtyla.org/

GIOVANNI PAOLO II WIKIPEDIA PDF

LEONARDO http://cronologia.leonardo.it/storia/biografie/wojtyla.htm

1 Maggio 2011 h 10,30 BEATIFICAZIONE

ST

DG

Studio Tecnico

Dalessandro Giacomo

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pena la decadenza dal Diritto e Libertà di Testimoniare. Poi si deve esprimere separatamente e distintamente il proprio personale giudizio.

 

 

Per conoscer le mie idee Vedi il "Libro dei Miei Pensieri"html PDF

Il mio commento sull'argomento di Oggi è :

…………………………………………………………..

Per. Ind. Giacomo Dalessandro

 

ENCICLICHE:

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Rassegna Stampa - L'Argomento di Oggi - dal 2011-08-04 ad oggi 2011-05-01

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2011-05-01

30 aprile 2011

Noi e Giovanni Paolo II beato

Non la fama ma la croce

Un santo non è un divo. Un santo non somiglia a un uomo di successo. I cri­stiani lo sanno. E sanno che c’è una bella differenza tra il successo nelle cose del mondo, e quello nelle cose del cielo. Che poi sono quelle della terra ma vissute, per così dire, in modo centuplicato, in modo più vero. In modo senza fine. Perché è scrit­to così nel Vangelo. Ed è scritto nella vita di tutti i santi, quelli noti e quelli meno noti. Gente che ha vissuto nel mondo. Come se non finisse tutto nel mondo. Gente che ha sperimentato e fatto vedere agli altri l’infi­nito nelle cose finite. Il cielo dentro la ter­ra, il centuplo quaggiù, che è una ricchez­za di senso. Una ricchezza incalcolabile.

La beatificazione, domani, di Giovanni Paolo II non è l’apoteosi di un divo. Anche se certe apparenze, anche se certe parole enfatiche – usate spesso da chi non sa co­s’è il cristianesimo – vorrebbero farlo cre­dere. Come se fosse un divo dei nostri tem­pi. Che si può esaltare (o criticare) come un divo, secondo le categorie dell’uomo di successo a partire dai canoni, dalle idee che oggi prevalgono per decretare il suc­cesso di un uomo. Il divo, come insegna­no l’arte e la letteratura dell’u­manesimo e del rinascimento che riprendevano ideali pre-cri­stiani o anticristiani, è l’uomo che cerca compimento nel so­migliare a un dio. Allargando il suo potere, provando a deter­minare la propria fortuna in tut­to e per tutto. Il divo è chi sem­bra possedere il proprio destino. L’uomo che in fondo non ha bi­sogno di Dio, poiché basta a se stesso: la fama acquistata con le imprese che l’epoca ritiene degne di gloria e il potere che ne consegue sono la sua realiz­zazione.

Il santo è tutta un’altra faccen­da. Una faccenda di cielo mi­schiato alla terra. Spesso di nes­suna riuscita, nessuna fama. So­no santi uomini oscurissimi, di nessuna notorietà pubblica. O, come nel caso di Giovanni Pao­lo II, è una faccenda che riguar­da ciò che è noto e ciò che è se­greto nella vita di un uomo. Ciò che è stato visibile alle folle e ciò che è stato visibile a pochi te­stimoni o solo a Dio. Non c’en­tra la fama. C’entra la croce. Non si fonda sul successo, ma sul sacrificio di sé. E sull’amore a Cristo. Tutte cose – specie l’ul­tima – che non sono necessarie, anzi non sono proprio richieste, per essere divi dei nostri giorni. I divi odierni sono spesso am­mantati di aura morale. Oggi va di moda l’uomo 'buono' o me­glio 'corretto'. E in un certo senso è un bene, anche se spes­so si tratta di una morale ta­gliata su misura sui valori esaltati dai me­dia e delle classi al potere. E i media e le classi al potere sono disposti forse ad ac­cettare Giovanni Paolo II come un divo, ma non del tutto. Perché non sta del tut­to dentro la immagine di divo comune. Ha certe cose che non tornano. Che sono poi le cose che lo fanno santo. Le classi dominanti – ma diciamolo: la mentalità che domina anche in noi – è disposta a e­saltarlo come divo, ma parzialmente. E di più: vorrebbero che la santità coincides­se con il loro rilascio di patente di divo. Che il divo coincidesse con il santo. E dun­que che se qualcosa non funziona nel­l’immagine del divo, allora si deve mette­re in discussione anche la realtà del san­to. Ma i cristiani lo sanno: non sono per nulla la stessa cosa.

A Roma ci recheremo in tanti a festeggiare un uomo speciale, a pregarlo. Un uomo vi­vo e operante nella santità dei secoli dei se­coli. Non a esaltare un divo morto. Guarde­remo un uomo santo come a un esempio per le nostre pene e ferite. E per il nostro a­more a Cristo. Non invidieremo acidamen­te la sua fuggente fortuna – come accade coi divi – ma gli affideremo dolcemente la nostra povera esistenza, deponendola ai piedi della sua paternità senza fine.

Davide Rondoni

 

 

30 aprile 2011

IL RICORDO

Ruini racconta il suo Wojtyla:

"Ha vissuto in ascolto di Dio"

Non un monologo né, tanto meno, u­na conferenza. Piuttosto una serie di "pennellate di colore", come le ha definite il presidente delle Acli provinciali di Roma, Cristian Carrara, introducendo l’in­contro di giovedì sera con il cardinale vica­rio emerito Camillo Ruini presso il Centro giovanile "Gp2". Pennellate impresse sulla tavolozza dei ricordi personali del porpora­to, sotto forma di risposta ad una serie di domande, fino a "ricomporre il quadro" del personaggio Karol Wojtyla nell’imminenza della sua beatificazione. L’attuale presiden­te del Comitato per il Progetto culturale del­la Chiesa italiana, vicario di Giovanni Paolo II per la diocesi di Roma dal 1991 al 2005, ha colto così l’occasione per una rapida carrel­lata fra le tante esperienze vissute con il Pa­pa.

Ruini ha cominciato dal primo viaggio in e­licottero con lui: "Eravamo diretti ai Piani di Pezza: poche persone, sette, in un piccolo spazio; lui pregava profondamente mentre noi chiacchieravamo. Il suo segretario, don Stanislaw Dziwisz, ci disse che potevamo conversare perché tanto non saremmo riusciti a distrarlo dalla preghiera". Questo e­pisodio, allora, sorprese molto il cardinale: egli colse nel Papa una reale vicinanza a Dio e in questo rapporto con Dio individua an­cora oggi la vera santità di Giovanni Paolo II. Ma il primo incontro personale c’era stato già nell’autunno del 1984, quando a cena ("La prima volta per me con un Papa") l’al­lora ausiliare di Reggio Emilia fu interpella­to a fondo sul decisivo appuntamento ec­clesiale di Loreto, che si sarebbe tenuto l’an- no successivo. "Era un uomo molto concre­to, di fede pratica e di profonda preghiera – testimonia il cardinale – e in quella fase, del­l’Italia lo interessava il momento ecclesiale, l’atteggiamento della Chiesa, l’azione e l’at­tività pastorale. Voleva una spinta propulsi­va all’evangelizzazione dell’uomo come via della Chiesa e cercava di verificare se la pre­parazione al convegno andava in quella di­rezione o no".

Il tema della preghiera è tornato poi sia quando Ruini ha raccontato della morte del Pontefice ("Ha vissuto in ascolto della Paro­la il tempo finale della sua vita terrena"), sia quando ha sottolineato l’attenzione che Gio­vanni Paolo II aveva per tutti i fedeli ("Defi­niva la sua una 'preghiera geografica' per­ché passava in rassegna le diverse situazio­ni acute come in un atlante mentale"). E an­cora: "Amava incontrare la gente e non vo­leva che gli si mettesse fretta. Ricordo le gior­nate dell’11 febbraio dedicate alla Messa coi malati: erano circa 600 e li salutava tutti, u­no a uno, era naturale in lui questa solleci­tudine. Lo stesso faceva quando si recava negli ospedali. Lo ha fatto fino ai limiti fisi­ci cui l’ha condotto la sua malattia". Perché è noto, Giovanni Paolo II ha speri­mentato la sofferenza in prima persona "non nascondendola né facendone giusti­ficazione per sottrarsi ai suoi impegni". Rui­ni ha ricordato l’incontro con i giovani a Ma­nila in occasione della X Giornata mondia­le della gioventù, nel 1995: "Si era rotto il fe­more qualche tempo prima ed era costret­to ad usare il bastone; questo lo limitava e gli creava imbarazzo, specie la sera della ve­glia. Ma di quel bastone, elemento di debo­lezza, ne fece un punto di forza: ci giocò, lo ruotò e la sua gestualità entusiasmò i ra­gazzi".

Il cardinale ha poi regalato un’altra pagina dei suoi ricordi raccontando di come il Pa­pa concepisse la povertà: "Giovanni Paolo II viveva da povero, anche se può sorprende­re. Non solo non aveva il senso dell’uso del denaro ma era estremamente modesto: per esempio nella biancheria, metteva quello che gli regalavano. Lo caratterizzava un to­tale distacco per i beni materiali". La spie­gazione è semplice: il Papa non ha mai di­menticato le sue origini né la sua condizio­ne di giovane operaio; da ciò sarebbe deri­vato il grande amore non solo per i poveri, ma anche per il mondo del lavoro manua-­le: "Provava riconoscenza per quei colleghi che tanti anni prima gli avevano permesso, lavorando al suo posto, di risparmiare e­nergie per lo studio". E se naturale è stato l’accenno all’affinità e­lettiva di Giovanni Paolo II con i giovani o al­la sua semplicità di vita, meno noto è il Pa­pa- poeta che a 18 anni compone un Ma­gnificat, parafrasato da Ruini al termine del­l’incontro, per evidenziare come la voca­zione alla santità sia stata sentita dal Ponte­fice ben prima della vocazione al sacerdo­zio: "Questo tuo servo ti loda, Signore, per­ché hai saputo, intagliatore capace, scolpi­re figure di santi".

Michela Altoviti

 

 

30 aprile 2011

IL MIRACOLO PER INTERCESSONE DI GIOVANNI PAOLO II

Suor Marie: ecco come sono guarita

Quella notte fra il 2 e il 3 giu­gno 2005 resterà per sempre nei ricordi limpidi di suor Marie Simon-Pierre Nor­mand, oggi cinquantenne, come la soglia fulgida fra una fase di prove che si chiude e un’autentica "rina­scita". Maturò nel volgere di poche ore, in modo scientificamente in­spiegabile, ciò che la religiosa fran­cese della Congregazione delle Pic­cole Suore delle Maternità Cattoli­che definisce pubblicamente solo come una "guarigione". Dell’inter­cessione di papa Wojtyla, suor Ma­rie è stata sempre pienamente cer­ta, ma non spettava a lei stabilire che si è trattato di un miracolo. La religiosa dal volto radioso oggi sarà alla Veglia del Circo Massimo e do­mani alla beatificazione di Giovan­ni Paolo II.

A Roma è arrivata in un pellegrinaggio di gruppo. È passato un decennio da quel 2001 in cui le fu diagnosticato il morbo di Parkinson. L’evoluzione rapida dei sintomi della malattia, concentrati sul lato sinistro del corpo, la limi­terà presto anche nei gesti più ordi­nari. Mancina, la religiosa non può più scrivere chiaramente. Nono­stante tutto però continuerà a coor­dinare il lavoro delle proprie con­sorelle presso la clinica di Puyricard, in Provenza. A darle forza è il fatto di condividere le sofferenze di Gio­vanni Paolo II, al quale tutta la Con­gregazione comincia a rivolgere preghiere insistenti. "Posso dire che era una battaglia quotidiana, ma il mio solo desiderio era di viverla nel­la fede e di aderire con amore alla volontà del Padre", dichiara oggi. Nell’aprile 2005, suor Marie vive in diretta con le consorelle la morte del Pontefice. Sente di aver "perduto un amico". Seguono settimane estremamente difficili. La malattia acce­lera la propria progressione. Fin quando, nel pomeriggio del 2 giu­gno, la religiosa decide d’incontra­re la propria superiora per chieder­le di essere dispensata dal servizio.

È un incontro toccante, nel corso del quale suor Marie mostra di non riuscire più a scrivere il nome del Pontefice. La superiora risponde co­sì: "Giovanni Paolo II non ha anco­ra detto la sua ultima parola". Quella stessa sera, suor Marie torna in camera e avverte un improvviso desiderio di scrivere. Ripete l’eser­cizio fallito poche ore prima e la penna scorre fluida sulla carta. Que­sta volta, il nome del Pontefice è per­fettamente leggibile. Suor Marie non cerca spiegazioni. Si corica e il sonno, per la prima volta da tempo, giunge in modo naturale.

All’alba del 3, festa del Sacro Cuore di Gesù, la religiosa si sveglia perfettamente guarita. Scende a prostrarsi davan­ti al Santissimo Sacramento. Alle 6, ora della prima preghiera comune, la guarigione si manifesterà anche alle consorelle. Ancor oggi, il legame interiore con papa Wojtyla resta una costante nel­la vita della suora: "Non posso u­dirlo, ma lo prego. Mi capita di par­largli. Questa relazione spirituale continua a crescere". Quanto acca­duto – aggiunge – è una grazia mol­to grande per me, ma anche un se­gno per la nostra Congregazione, per la Chiesa e per il mondo intero, e certamente per la Francia: da qualche giorno, mi torna in mente di continuo la frase di Giovanni Pao­lo II: 'Francia cosa hai fatto del tuo Battesimo?'".

Daniele Zappalà

 

 

29 aprile 2011

IL TESTIMONE

"Fra i monti per scorgere il volto di Dio"

La comunità bellunese non si era ancora ripresa dal grande dolore per la morte di Giovanni Paolo I, quel nostro don Albino Luciani che ci aveva lasciati improvvisamente dopo 33 giorni di pontificato, quando il 16 ottobre giunse la notizia dell’elezione del suo successore, l’arcivescovo di Cracovia, Karol Wojtyla. Sono stato a Roma nei giorni del lutto per la morte di Giovanni Paolo II e ho avuto l’onore di avvicinarmi alla sua salma esposta in San Pietro. Siamo tutti stupefatti per la partecipazione commossa di milioni di persone, duecento capi di Stato e di governo, leader di tutte le religioni. Ero presente in piazza San Pietro ai funerali di Pio XII, Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo I, ma non ho mai visto una partecipazione così commossa e numerosa anche di giovani. Il mio cordoglio è stato grande non solo per la perdita di un santo Pontefice ma anche perché ho avuto la gioia, come vescovo di Belluno-Feltre, di accoglierlo in diocesi per cinque volte e instaurare con lui un rapporto cordialissimo e affettuoso. Troppo lungo sarebbe illustrare le virtù e quanto ha fatto questo Pontefice. Mi limito a un breve resoconto dei miei rapporti con lui in Cadore e quanto ho colto da vicino. Innanzitutto vorrei evidenziare la devozione e l’affetto a papa Luciani. Nel maggio del 1979, dopo l’Assemblea generale dei vescovi italiani, ho avuto modo di parlare personalmente col Papa e l’ho invitato a visitare Canale d’Agordo, paese natale del suo predecessore. Accettò volentieri. Io soggiunsi: "Quando?". Rispose: "Sto per andare in Polonia, al mio ritorno ne parliamo". Poiché nel periodo estivo, normalmente, sono sospese le udienze che si reca a Castel Gandolfo, il 25 giugno gli ho scritto una lettera personale rinnovando l’invito. A giro di posta, il 5 luglio, mi venne comunicato: il Papa avrebbe visitato Canale d’Agordo il 26 agosto nell’anniversario dell’elezione di Giovanni Paolo I.

Fu una giornata, dal punto di vista climatico, pessima: pioggia a dirotto durante la Messa nella piazza del paese. Ciononostante, il Papa fu accolto da moltissimi fedeli. Non posso dimenticare le parole di stima e di affetto, pronunciate dal Papa durante l’omelia, nei confronti del predecessore Albino Luciani che aveva conosciuto quando era Patriarca di Venezia e fu suo ospite. Nel programma era prevista anche la benedizione della statua della Madonna Regina delle Dolomiti a Punta Rocca. Io ero molto preoccupato per la situazione meteorologica e dissi al Santo Padre: "In Marmolada c’è bufera di neve, vento, molto freddo. Cosa dobbiamo fare?". Risposta immediata: "Salvi i limiti di sicurezza, si conservi il programma stabilito". Giunti in vetta, il Papa ha pronunciato un inno stupendo in onore della Madonna. Scendemmo in elicottero a Belluno, per la visita al Seminario gregoriano. Il Santo Padre, purtroppo, era stato colto da emicrania . Giunti in vescovado, il medico dottor Buzzonetti lo ha visitato e mi disse: "Pranzo brevissimo e poi lo lasci riposare in camera almeno mezz’ora". Così fu fatto. E il Papa si riprense bene potendo celebrare con i vescovi della Conferenza episcopale triveneta nello stadio di Belluno.

Altro aspetto di Giovanni Paolo II che vorrei citare è il suo amore per la montagna. Quanto il Papa apprezzasse le vette lo avevo capito nell’agosto 1979 quando gli proposi di salire in Marmolada per la benedizione della statua della Madonna. Accettò senza esitazione. Quindi mi venne l’idea di invitarlo a passare qualche giorno in Cadore, pur rendendomi conto che si trattava di una proposta azzardata in quanto per la prima volta nella storia il Papa avrebbe scelto come soggiorno estivo un luogo diverso da Castel Gandolfo. Presi contatto con alcuni collaboratori del Pontefice che, in un primo momento, trovai piuttosto perplessi. Infine, dopo un paziente impegno fatto di colloqui e documentazione fotografica, riuscii a convincere il segretario particolare del Papa a visitare a Lorenzago, la casa del vescovo di Treviso ove pensavamo di ospitare il Santo Padre, e alcune zone del Cadore. Tutto era ormai preparato e pertanto feci la proposta direttamente al Papa che accettò volentieri e decise di iniziare il soggiorno con una solenne concelebrazione in Val Visdende la domenica 11 luglio 1987, in occasione della festa di san Giovanni Gualberto, patrono dei Forestali. Fu una giornata splendida con la partecipazione di circa 30mila persone.

Il Papa, giunto a Lorenzago, cominciò le passeggiate nei boschi. Il l0 luglio lo invitai a pranzo in canonica a Costalta. Acconsentì alla condizione che fossero presenti, oltre a me, solo i rispettivi segretari e che la sua presenza non venisse comunicata a nessuno. Senonché verso le 13, dopo una lunga escursione sul monte Zovo, uscito dal bosco, decise di attraversare il paese a piedi. Cosa che suscitò in tutti gli abitanti grande entusiasmo. Passando per il paese, si fermava a salutare con affettuosa cordialità chi riusciva ad avvicinarlo. Una donna anziana, seduta presso la porta di casa, non credendo ai propri occhi. Gli chiese: "Lu, l’è el Papa vero, quello vero, quello de Roma?". Lascio immaginare la reazione del Santo Padre e il sorriso di chi aveva sentito la richiesta della vecchietta. Finalmente abbiamo iniziato il pranzo preparato e servito nella panoramica terrazza della canonica. Menù: polenta e capriolo. Il Papa, dopo la camminata del mattino, aveva appetito, gustò il primo piatto e poi disse: "Ne prendo ancora un po’". Verso la fine del pranzo, vedendo due bambine che si erano avvicinate alla casa, eludendo il servizio di vigilanza, disse: "Lasciatele venire". E gettò dal terrazzo il dolce che era appena stato posto sul tavolo. Per fortuna ne avevamo uno di riserva. Ho avuto l’onore di accogliere quattro volte (1987-1988-1992-1993) Giovanni Paolo II a Lorenzago di Cadore. Quando scendeva dall’elicottero proveniente da Roma il suo volto appariva stanco, ma subito si illuminava mentre raggiungeva a piedi, attraverso il bosco, la villetta destinata al suo soggiorno. Dalla casa, posta accanto al castello di Mirabello, si ammira un bellissimo panorama di montagne; il Papa lo contemplava estasiato anche perché gli richiamava la grandezza di Dio. Un giorno mi disse: "Questi monti sono più alti dei monti Tatra, i boschi sono più verdi dei boschi di Polonia, godo il profumo dell’erba e del fieno". Era un camminatore instancabile; solo qualche sosta per una piccola refezione a mezzogiorno, talvolta un po’ di riposo A anche per leggere giornali o testi con l’indicazione delle strade e dei luoghi.

aveva mantenuto la tempra dello sportivo e non sdegnava di mettere da parte la veste bianca per indossare abiti e berretto più conformi agli escursionisti di montagna. Sorretto dal bastone, nonostante che un cartello indicasse un’ora o due di tempo per raggiungere la meta, non temeva di proseguire. Quando qualcuno riusciva a evadere la vigilanza e aveva la fortuna di avvicinarlo, si fermava a chiacchierare, domandava notizie della famiglia, accarezzava i bambini e, talvolta, entrava in una baita o in un piccolo bar.

Il 12 luglio 1992, raggiunto il monte Rite sopra Cibiana di Cadore, si è fermato nell’androne della caserma bassa, costruita durante la prima Guerra mondiale; ha conversato amabilmente con alcune persone che gli hanno offerto del te e dolci. Poi è salito sulla vetta, a oltre 2mila metri, da dove si contempla uno dei panorami più ampi e splendidi della Dolomiti che spazia fino in Austria e in Svizzera. Un’altra volta è entrato in una baita isolata vicino a Lorenzago. Lo ha accolto un contadino che ha esclamato: "Guarda quanto è stupida mia moglie; è andata in chiesa per vedere il Papa; lui viene in casa nostra e lei non c’è". Il 20 luglio 1988 ha voluto intraprendere una scalata molto impegnativa, la salita sul monte Peralba. Il piccolo gruppo partì dal rifugio Calvi verso le 11.30 quando il sole era già alto. Dopo circa un’ora di salita faticosa, il commissario della Polizia di Stato presso la Città del Vaticano, incaricato di vigilare sui movimenti del Santo Padre a nome del Governo italiano, chiese fermamente alla guida, l’ingegnere Gildo Tommasini, di comunicare al Papa di interrompere l’escursione perché era pericolosa. Venne eseguito l’ordine e la guida disse: "Santità, praticamente siamo giunti in Gvetta, possiamo fermarci". Risposta: "Cosa significa 'praticamente'". E, strizzando l’occhio con l’indice verso l’alto, fece segno di proseguire "Avanti!". Dopo circa altri 45 minuti di cammino, nuovo intervento pressante. La guida: "Padre Santo, probabilmente ho sottovalutato la fatica e la pericolosità della salita, possiamo fermarci qui". Il Papa attese che tutto il gruppo fosse riunito e poi incaricò monsignor Stanislao di ispezionare il sentiero che conduce verso la cima. Risposta positiva: "Si può procedere". Il portavoce del Papa, Joaquín Navarro-Valls, a un certo punto estrasse dalla tasca un Rosario pregando preoccupato per le difficoltà emerse. Il Papa lo vide e disse: "Cosa dirà oggi ai giornalisti?". Risposta: "Che siamo saliti sul Peralba". Il Papa: "Quindi dobbiamo dire la verità e arrivare in vetta. Avanti!". E così fu.

Giunti sulla cima, il Papa si avvicinò alla statua della Madonna, rimase raccolto alcuni istanti in preghiera con gli occhi rivolti verso Maria come se le parlasse. Poi si avvicinò alla guida, chiuse a cerchio l’indice e il pollice della mano destra, segno di vittoria e disse: "Grazie, ingegnere, da vecchio e da Papa mi ha fatto salire su una vetta più alta dei monti Tatra che scalavo quando ero giovane". A conclusione un buon minestrone di verdura e nel ritorno, a metà strada, un caffè e sosta al rifugio Calvi per una bibita. Il proprietario conserva ancora la sedia dove si è seduto il Papa.

Oltre alla mia esperienza personale circa la spiritualità di Giovanni Paolo II, fervente uomo di preghiera, è interessante la testimonianza di Augusto Coeli, del Servizio vaticano di vigilanza, che sempre ha accompagnato il Santo Padre nelle gite in montagna. "È un mistico. Io l’ho sempre in mente mentre pregava. Anche in viaggio pregava molto e leggeva, rifletteva; in montagna si fermava a pregare. Nelle camminate il pensiero di Giovanni Paolo II andava spesso alla bellezza della natura che gli richiamava la grandezza di Dio". Ricordo che proveniente da Roma, appena sceso dall’elicottero, era solito sostare in preghiera con alcuni di noi dinanzi alla statua della Madonna posta nel bosco. Il l0 luglio 1988, sapendo che il Papa era in gita nella zona del monte Zovo che domina la vallata del Comelico, ho chiesto ai parroci di suonare a mezzogiorno tutte le campane a festa. Giunto il momento, il Papa si è allontanato qualche passo dal gruppo e si è raccolto in preghiera.

Molto stimolanti gli incontri, dopo cena, dei giovani col Papa a Lorenzago. Preghiera ed esortazioni in cui era solito ricordare come un amico esigente, così si è definito, la loro responsabilità aprendo ai futuri uomini prospettive di impegno e di sacrificio. In fondo Giovanni Paolo II è stato un Papa che ha rotto tutti i tradizionali protocolli; un Papa dal volto umano, carico di bontà e squisita gentilezza, che si è fatto amare da tutto il mondo, come è chiaramente apparso nei giorni della morte e in particolare del suo funerale. * vescovo emerito di Belluno-Feltre Giovanni Paolo II percorre un sentiero ai piedi delle cime dolomitiche durante uno dei suoi soggiorni estivi a Lorenzago di Cadore

Maffeo Ducoli, vescovo emerito di Belluno-Feltre

 

29 aprile 2011

INTERVISTA

Il cardinale Sodano: il Papa che ha costruito la pace

Ha guidato la diplomazia della Santa Sede in un periodo di grandi trasformazioni negli assetti internazionali: la fine della guerra fredda con la caduta del Muro di Berlino, la dissoluzione dell’impero sovietico e la nascita di nuovi Stati. Grandi scenari che hanno visto in primissimo piano la Chiesa di Papa Wojtyla e la sua opera di evangelizzazione a tutto campo: Segretario di Stato dopo gli anni di Agostino Casaroli – il cardinale Angelo Sodano è stato il primo e più diretto collaboratore di Giovanni Paolo II.

Eminenza, in questi giorni d’attesa del­la beatificazione del Papa Giovanni Paolo II sono apparsi molti scritti in merito ai suoi 27 anni di pontificato. C’è qualche aspetto che merita ancora di essere sottolineato?

Di fronte alla personalità eccezionale del grande Pontefice ognuno ha preferito soffermarsi su qualche suo aspetto specifico, come quando un artista contempla la faccia di un prisma multicolore. Da parte mia credo che si dovrà far conoscere meglio il servizio che Giovanni Paolo II ha reso alla libertà dei popoli e alla loro pacifica convivenza. Nelle più note biografie del compianto Pontefice tale tema è già stato in parte affrontato. Penso, ad esempio, alle opere di Weigel negli Stati Uniti, di Raimond in Francia e in Italia del professor Andrea Riccardi con la sua recente biografia del prossimo beato. Penso però che con il tempo il contributo sociale di questo grande Papa dovrà essere meglio approfondito. Da parte mia cercherò di contribuirvi.

Lei è stato per 15 anni collaboratore di Papa Wojtyla in tale sua missione al servizio dei popoli. Quali saranno le i­niziative più ricordate?

Penso che sarà molto ricordato il suo impegno per la libertà dei popoli dell’Europa centro-orientale. In realtà egli ha contribuito in modo decisivo al sorgere di una nuova Europa, un’Europa che respira a due polmoni, dall’Atlantico agli Urali, un’Europa della libertà e della solidarietà. Con la caduta del Muro di Berlino, in quella storica data del 9 novembre 1989, si apriva una nuova era non solo per i cristiani che potevano ormai professare liberamente la loro fede, ma anche per tutte le Nazioni dell’Est europeo, come per quelle dei Balcani. L’apporto dato da Papa Giovanni Paolo II alla caduta del comunismo e al conseguente avvio di una nuova era di libertà in Europa è stato pubblicamente riconosciuto, in varie occasioni, dallo stesso ultimo presidente dell’Unione Sovietica, Mikhail Gorbaciov. In tal senso, parlò anche esplicitamente con me, prima e dopo lo storico incontro con Giovanni Paolo II, qui in Vaticano, il 1° dicembre 1989. Egli affermava che tutto ciò che è successo in Urss e in Europa centro­orientale non sarebbe stato possibile senza il ruolo decisivo del grande Papa slavo.

Qual era, a suo giudizio, la visione che muoveva il Papa nel suo straordinario im­pegno per la libertà e la pace dei popoli?

Era un impegno che partiva dalla sua profonda fede nel piano di Dio, che ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza, dandogli una dignità che nessuno Stato e nessuna istituzione umana può violare. Già nella prima enciclica del suo pontificato, la Redemptor hominis , il Papa indicava nel rispetto dei diritti umani il cammino fondamentale per assicurare un’ordinata convivenza dei popoli. Per il Papa il nesso fra giustizia e pace era fondamentale, come fra causa ed effetto. Dinanzi a sé Giovanni Paolo II aveva poi l’esempio dato dei suoi predecessori sulla Cattedra di Pietro e il magistero ribadito dal Concilio ecumenico Vaticano II nella celebre Costituzione pastorale Gaudium et Spes. Anche per tale suo contributo alla pace fra i popoli Giovanni Paolo II sarà domenica prossima dichiarato beato dal Papa Benedetto XVI. Il Pontefice attuale ha ora raccolto la bandiera del suo predecessore e continua a tenerla alta sul mondo intero.

Oltre all’area europea, quali furono gli scenari su cui si concentrò maggior­mente l’intervento pacificatore di Gio­vanni Paolo II?

È difficile in questo momento fare un elenco di tutti gli interventi del compianto Pontefice. Ma è a tutti noto che le aree tipiche in cui ha dovuto operare sono state, durante il suo pontificato, l’area dei Balcani, la Terra Santa, l’Iraq e l’Africa Centrale. So bene che vi sono stati molti altri casi in cui si è dispiegata la sua opera, in Asia come in America Latina. A tale riguardo vorrei ricordare il pericolo di guerra che alla fine del 1978 era scoppiato fra Argentina e Cile, a causa di un’annosa controversia relativa al Canale del Beagle, all’estremità australe dei due Paesi. La mediazione di Giovanni Paolo II riuscì a evitare un conflitto fra quelle due Nazioni sorelle. Fu una mediazione lunga e paziente, ma dopo quattro anni di trattative, si poté firmare a Roma, il 29 novembre 1984, un vero e proprio Trattato di pace e di amicizia fra Argentina e Cile. Fra quelle popolazioni il nome del Papa Giovanni Paolo II vive in benedizione.

Lei fu testimone di molti interventi in campo internazionale del compianto Pontefice. Qual era lo spirito che lo guidava?

Era uno spirito di grande equilibrio fra le parti, in fondo di grande prudenza. Non per nulla è beato: egli, infatti, dimostrò in modo eminente tale virtù della prudenza, pur cercando di dare a ognuno ciò che gli competeva, in base alla virtù della giustizia. Tipica al riguardo è la sua posizione nell’annoso conflitto esistente in Terra Santa. Al riguardo, sempre riconobbe i diritti sia degli israeliani che dei palestinesi ad avere un proprio Stato, nel rispetto delle risoluzioni delle Nazioni Unite. Nel grande Giubileo del 2000, il compianto Pontefice volle pure compiere un viaggio in Terra Santa, richiamando le parti a trovare un cammino di riconciliazione fra di loro, nel nome di quell’unico Dio verso il quale convergono le tre grandi religioni monoteistiche professate in quel Paese. In questo momento l’opera di pace di Giovanni Paolo II è particolarmente ricordata nei vicini Paesi della Slovenia e della Croazia, che celebrano il ventennio della loro indipendenza.

Cosa ricorda di quel 1991?

Ricordo che sin dall’inizio della crisi nell’ex-Jugoslavia il Papa Giovanni Paolo non cessò di richiamare con vigore i princìpi etici della legge naturale e i principi giuridici del diritto internazionale, che regolano i rapporti fra i popoli. Da una parte, la Croazia e la Slovenia avevano il diritto di scegliere il loro destino, in base alla stessa Costituzione della Repubblica federale di Jugoslavia e, d’altra parte, il governo di Belgrado aveva il diritto di seguire tale situazione, senza però ricorrere all’uso delle armi contro le proprie popolazioni. La guerra – insisteva sempre il Papa – non poteva essere mai considerata come un mezzo per risolvere le controversie fra i popoli. Nei suoi numerosi interventi in quegli anni difficili Giovanni Paolo II si ispirò poi sempre ai valori evangelici del perdono reciproco e della riconciliazione. Grazie anche al compianto Pontefice si è poi sviluppata un’ordinata vita sociale nelle Repubbliche sorte dopo la dissoluzione dell’ex-Jugoslavia. Anche per quest’opera di pace Giovanni Paolo II sarà domenica prossima proclamato beato. Egli si è ben meritato la beatitudine promessa da Cristo agli artefici di pace.

Angelo Scelzo

 

 

26 aprile 2011

BEATIFICAZIONE

Il sangue di papa Wojtyla

"dono" per la beatificazione

Una piccola ampolla con il sangue di Giovanni Paolo II. È "la reliquia che verrà esposta alla venerazione dei fedeli in occasione della beatificazione" di Karol Wojtyla, domenica prossima, "inserita nel prezioso reliquiario fatto preparare appositamente dall’Ufficio delle Celebrazioni liturgiche del Sommo Pontefice". Lo rende noto un comunicato della Sala stampa vaticana, diffuso ieri per spiegare l’origine della reliquia.

La "genesi" della preziosa reliquia

Negli ultimi giorni della malattia di Giovanni Paolo II, nella primavera del 2005, "il personale medico addetto compì prelievi di sangue, da mettere a disposizione del Centro emotrasfusionale dell’Ospedale Bambino Gesù in vista di un’eventuale trasfusione. Tale Centro, diretto dal professor Isacchi, era infatti incaricato di questo servizio medico per il Papa – spiega il comunicato –. Tuttavia non ebbe poi luogo alcuna trasfusione, e il sangue prelevato rimase conservato in quattro piccoli contenitori". Il Pontefice morì il 2 aprile 2005 alle 21,37 "mentre volgeva al termine il sabato – si legge nella biografia di Wojtyla nel website vaticano – e si era già entrati nel giorno del Signore, Ottava di Pasqua e Domenica della Divina Misericordia": la festa istituita dallo stesso Wojtyla nel 2000, l’anno in cui il Papa polacco aveva canonizzato suor Faustina Kowalska, la mistica – sua connazionale – alla cui figura è legato il culto della Divina Misericordia che annoverava, fra i suoi devoti, proprio il figlio di Wadowice. Quale fu la sorte di quei "quattro piccoli contenitori"? Due sono "rimasti a disposizione del segretario particolare del Papa" Stanislaw Dziwisz, oggi cardinale arcivescovo di Cracovia; "gli altri due – prosegue il comunicato diffuso ieri – sono rimasti presso l’Ospedale Bambino Gesù, devotamente custoditi dalle Suore dell’Ospedale. In occasione della beatificazione questi due contenitori sono stati collocati in due reliquiari. Il primo verrà presentato alla venerazione dei fedeli in occasione della cerimonia di beatificazione del 1° maggio", voluta proprio nella festa della Divina Misericordia di quest’anno, "poi sarà conservato nel "Sacrario" a cura dell’Ufficio delle Celebrazioni liturgiche del Sommo Pontefice, insieme ad altre importanti reliquie. Il secondo verrà riconsegnato all’Ospedale Bambino Gesù, le cui suore avevano già fedelmente custodito la preziosa reliquia negli anni trascorsi. Il sangue – conclude il comunicato vaticano – si trova allo stato liquido, circostanza che si spiega per la presenza di una sostanza anticoagulante che era presente nelle provette al momento del prelievo".

Maestro di preghiera, nel dono di sé

L’ampolla con il sangue che verrà esposta domenica in piazza San Pietro si offre, dunque, come preziosa testimonianza degli ultimi giorni terreni di un Papa che, al termine di un lungo, infaticabile pontificato, volle vivere anche la malattia, l’agonia, la morte nella totale donazione di sé a Dio, alla Chiesa e agli uomini. In quella stessa piazza dove domenica si potrà venerare la reliquia, Giovanni Paolo II il 13 maggio 1981 II aveva versato il proprio sangue, colpito e gravemente ferito dalle pallottole di un attentatore, Alì Agca. Wojtyla, anche nella sofferenza più profonda, fu maestro di preghiera e di spiritualità. E proprio la preghiera è il cuore di tante iniziative promosse per la beatificazione. Prima fra tutte la grande veglia che si terrà sabato al Circo Masssimo, a Roma, alle 21: la presiederà il cardinale vicario Agostino Vallini, mentre Benedetto XVI saluterà i partecipanti in collegamento video. Tre giorni nel segno della preghiera, della Confessione, dell’adorazione eucaristica – rilancia Radio Vaticana – da domani a sabato li propone il Centro internazionale giovanile San Lorenzo di Roma (via Pfeiffer 24), fondato proprio da Wojtyla, dov’è ospitata la Croce delle Giornate mondiali della gioventù. E a quanti non potranno recarsi nell’Urbe, il Segretariato del Forum internazionale di Azione cattolica (Fiac) propone di partecipare alla beatificazione con una veglia di preghiera mariana, la sera di sabato, e la recita del Rosario. Alle Ac di tutto il mondo, il Forum suggerisce inoltre di animare celebrazioni di ringraziamento con la Via Lucis che gli stessi giovani del Fiac avevano preparato per la visita di Benedetto XVI in Terra Santa (il testo in www.fiacifca.org/it).

Lorenzo Rosoli

 

 

29 aprile 2011

IN LIBRERIA

Con Karol alla scoperta dell'umano

La beatificazione di Giovanni Paolo II ha portato una ventata di primavera nelle librerie. Mobilitando l’editoria religiosa come quella laica. Non sono mancate riedizioni di titoli "sempreverdi" di Wojtyla, come Dono e mistero. Diario di un sacerdote (Libreria Editrice Vaticana-Jaca Book) e iniziative editoriali come Giovanni Paolo II. Le mie preghiere. Le mie poesie (a cura di Santino Spartà, 528 pagine) pubblicata da Newton Compton. Più numerosi però, in questi mesi di "vigilia", i libri "su" Wojtyla. Pastore, teologo, filosofo, poeta. Mistico. Figlio e protagonista del ’900, ha portato la Chiesa nel XXI secolo. È stata lunga e piena, la sua vita. Così il suo pontificato. E molti i suoi talenti, e complessa la sua personalità, unificati dal costante riferimento all’amore di Dio. Questa pluralità nell’unità si riflette nell’offerta del mercato editoriale. Dove non mancano tentativi di sintesi nelle biografie, quelle scientificamente più rigorose come quelle di carattere divulgativo. E si va da Giovanni Paolo II. La biografia (San Paolo, 562 pagine) dello storico Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, in cui confluiscono lo studioso e il "testimone", a Giovanni Paolo II. L’uomo e il Papa della giornalista e scrittrice Cristina Siccardi (Paoline, 226 pagine) fino all’agile Storia di Karol (Ancora, 168 pagine) del vaticanista Gian Franco Svidercoschi.

PROFEZIA, MAGISTERO, SANTITÀ

Di fronte a un pontificato lungo e complesso, lo storico Alberto Melloni ha provato a cogliere Le cinque perle di Giovanni Paolo II. I gesti di Wojtyla che hanno cambiato la storia (Mondadori, 154 pagine) come la visita alla Sinagoga di Roma, l’incontro di preghiera per la pace ad Assisi, il riconoscimento delle "colpe del passato" della Chiesa durante il Giubileo del 2000. La grandezza di Wojtyla è nei gesti profetici. Ma anche nella passione missionaria, nella profondità del pensiero, nella fecondità del magistero. Che aiutano a sondare, ad esempio, il libro del patriarca di Venezia Angelo Scola L’esperienza elementare. Giovanni Paolo II (Marietti 1820, 176 pagine), oppure Carità intellettuale e nuova evangelizzazione. L’inno alla Verità di Antonio Rosmini e Giovanni Paolo II (Lev) di Anna Maria Tripodi e Wojciech Cebulski. Nel volume curato da Elio Guerriero Il grande libro di Giovanni Paolo II (San Paolo, 440 pagine) alla biografia redatta dal vaticanista Luigi Accattoli seguono contributi sul pontificato e il magistero di Wojtyla offerti dal suo successore, Benedetto XVI, dai cardinali Angelo Comastri, Stanislaw Dziwisz (che fu suo segretario personale) e Camillo Ruini, e dal vescovo Vincenzo Paglia. In appendice una selezione di scritti del Papa polacco – dall’omelia d’inizio pontificato alla "Lettera alle donne" – secondo una formula che caratterizza anche altre pubblicazioni. Un volume curato dal giornalista Francesco Antonio Grana, Santo Padre (L’Orientale Editrice, 126 pagine), raccoglie le omelie di Benedetto XVI per Giovanni Paolo II. La grandezza di Wojtyla "esplorata" grazie alle parole del successore, per lunghi anni fra i suoi più stretti collaboratori. Una grandezza che nella beatificazione trova peculiare riconoscimento. Perché è santo (Rizzoli, 210 pagine) s’intitola il libro scritto da Slawomir Oder, il postulatore, con Saverio Gaeta, caporedattore di Famiglia Cristiana – e autore, questi, anche de Il miracolo di Karol, (Rizzoli, 120 pagine), "il racconto esclusivo della miracolosa guarigione di suor Marie Simon Pierre dal morbo di Parkinson" che ha permesso di portare Wojtyla sugli altari a soli sei anni e 29 giorni dalla morte. "L’incredibile e appassionante storia della beatificazione", così recita il sottotitolo, è ricostruita nel libro di Alain Vircondelet, docente dell’Institut Catholique di Parigi, Santo Subito! (Lindau, 232 pagine).

TESTIMONI, AMICI E "COMPAGNI DI VIAGGIO"

Numerosi anche i titoli in cui si offre la testimonianza di chi lo ha "visto da vicino". Come il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone, intervistato da Michele Zanzucchi in Un cuore grande. Omaggio a Giovanni Paolo II (Lev, 128 pagine). L’arcivescovo Piero Marini, per quasi vent’anni maestro delle Celebrazioni liturgiche pontificie, ha scritto col sacerdote e giornalista Bruno Cescon Io sono un Papa amabile (San Paolo, 118 pagine), in cui si presenta in particolare l’interprete della riforma liturgica del Vaticano II. È un Giovanni Paolo II nel cuore del mondo (San Paolo, 120 pagine) quello che il cardinale Angelo Comastri porta nel cuore e affida alle parole del suo libro. Il fondatore del Sermig, Ernesto Olivero, in Beato te Carol Papa (Priuli&Verlucca, 200 pagine) racconta l’amicizia, sua e della sua comunità, con Wojtyla, nel contempo raccogliendo le "voci" dei cardinali Comastri, Dziwisz, Tonini, dell’arcivescovo Nosiglia e dello scrittore Erri De Luca. Fra quanti hanno "visto da vicino" Wojtyla vi sono certamente i giornalisti che lo hanno accompagnato nei viaggi apostolici nel mondo (ben 104 in quasi 27 anni) e che ora raccontano e ripercorrono – andando oltre i dati di cronaca – questa dimensione fondamentale del suo pontificato: come fanno ad esempio Filippo Anastasi in In viaggio con un santo (Edizioni Messaggero Padova, 104 pagine), Fabio Zavattaro in La valigia di Papa Wojtyla (Iacobelli, 178 pagine), Alceste Santini in Giovanni Paolo II. I viaggi nel mondo (De Agostini) e Angela Ambrogetti in Compagni di viaggio. Interviste al volo con Giovanni Paolo II (Lev, 392 pagine).

LA VERITÀ SI FA CARNE E CAMBIA LA VITA

È l’uomo "la prima e fondamentale via della Chiesa", scrisse Giovanni Paolo II nella Redemptor hominis, la sua prima enciclica. L’uomo, "nella piena verità della sua esistenza". Che Wojtyla ha annunciato e insegnato. Infaticabile. Controcorrente. Ad esempio col magistero a difesa della vita che Carlo Casini rievoca pubblicando – in Giovanni Paolo II. Al Movimento e al popolo della vita (Cantagalli, 240 pagine) – i discorsi del Papa assieme allo scambio epistolare fra Wojtyla e il Mpv. Yves Semen, teologo e studioso di etica, presenta La spiritualità coniugale secondo Giovanni Paolo II (San Paolo, 15 euro). Con sguardo diverso e complementare restituiscono il Papa dei giovani libri come La pastorale dei giovani. Uno studio sul magistero di Giovanni Paolo II di Dario Di Giosia (Lev, 336) e Generazione Gmg (Ancora, 176 pagine) di Mimmo Muolo, vaticanista di Avvenire, che ripercorre la storia di una delle iniziative più forti del pontificato di Wojtyla, eredità che Benedetto XVI ha raccolto con entusiasmo. Sempre Ancora pubblica Le donne di Wojtyla. Da mamma Emilia a madre Teresa (128 pagine), in cui la giornalista Annalisa Borghese non solo ricostruisce la sua devozione mariana e la "presenza" femminile nel suo magistero e negli scritti letterari e poetici, ma raccoglie anche testimonianze inedite. Wojtyla fu maestro con la vita, prima che con le parole. Soprattutto negli anni della malattia. Rita Coruzzi, affetta da tetraparesi, costretta sulla sedia a rotelle dall’età di dieci anni, apre le pagine di quel "Vangelo della sofferenza" nel libro Il mio amico Karol. Vita e santità di Giovanni Paolo II (Piemme, 210 pagine). La vita e il magistero di Wojtyla sono davvero uno scrigno di sapienza per illuminare il cammino della quotidianità. Com’è nel volume curato da Gino Brunello e Luigi Ferraresso 365 giorni con il Papa del coraggio (Elledici, 416 pagine). Una sapienza che anche i piccoli possono scoprire grazie a libri per ragazzi come Karol di Lucia e Franco Signoracci (Paoline, 128 pagine). E l’elenco potrebbe proseguire (si pensi ai libri fotografici che attingono allo sterminato repertorio del pontificato): lo "scaffale" Wojtyla delle nostre librerie è davvero lungo. E la beatificazione lo ha rinnovato, "suscitando" non solo instant book ma anche libri che resteranno nel tempo.

Lorenzo Rosoli

 

29 aprile 2011

PER LA BEATIFICAZIONE DI PAPA GIOVANNI PAOLO II

"Non abbiate paura"

Sulla riva alcuni pescatori gettavano le reti in mare: "Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini". Da quel giorno i cristiani - sostenuti dalla promessa che Lui è con loro tutti i giorni, fino alla fine del mondo - sono in viaggio su tutte le strade, cittadini e stranieri di ogni terra. Non sono mancate le nostalgie per le barche lasciate, con il loro carico di sogni accarezzati e mai realizzati; non sono mancati i momenti di stanchezza, di delusione, perfino di tradimento. Ma, su tutto questo, più grande ancora soffia il richiamo ad essere Suoi, a dimorare in Lui, fino ad essere Sua presenza tra gli uomini di ogni tempo.

A nome dei Pastori delle Chiese che sono in Italia ringraziamo il Signore per la limpida testimonianza con cui Giovanni Paolo II ci ha confermati nella fede. Essa contiene il segreto dell’esistenza: Cristo, il Figlio del Dio vivente, la chiave che apre il mistero sigillato della storia umana e personale.

È impossibile delineare in poche righe una figura così imponente: il suo insegnamento parla in tanti incontri, interventi e documenti con cui ha interpretato e la sua missione nella storia. Parla, soprattutto, attraverso una vita che è stata il suo messaggio più efficace, fatto di sguardi, gesti e segni che hanno toccato i cuori. In un mondo spesso smarrito, egli ha costituito un riferimento sicuro, un profeta che non ha mai smesso di additare la via di una speranza affidabile, di un amore alla portata di ogni uomo.

L’imperativo con il quale il 22 ottobre del iniziato il suo servizio – "Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!" – ha segnato il suo lungo pontificato.

"Non abbiate paura" della fede, anzitutto. Giovanni Paolo II non si è stancato di ricordare quanto sterile e fuorviante si riveli il tentativo di voler escludere Cristo dalla storia: Lui solo, infatti, "sa cosa c’è dentro l’uomo", Lui solo "rivela pienamente l’uomo all’uomo stesso". Con veemenza, il Papa ha scosso le coscienze per renderle consapevoli di quanto sia disumana la pretesa di costruire la città senza Dio: è la torre di Babele dell’ideologia marxista, che ha imbrigliato interi popoli nelle maglie di un sistema dittatoriale; è la deriva del capitalismo, che spinge a un individualismo alieno all’orizzonte del bene comune.

"Non abbiate paura" dell’altro. Karol Wojtyla è stato il primo Pontefice a coprirsi il capo per entrare in una sinagoga e pregare con i nostri "fratelli maggiori", gli ebrei; è stato anche il primo a togliersi le scarpe per varcare la soglia di una moschea e incontrare i "fratelli" musulmani, nella memoria della comune radice in Abramo. È colui che, senza confusioni, ha invitato i rappresentanti di tutte le religioni a pregare per la pace, nella certezza che essa è dono di Dio e che la guerra "offende Dio, chi la soffre e chi la pratica". Negli innumerevoli viaggi in Italia e in ogni parte del mondo ci ha resi attenti ai popoli condannati al sottosviluppo dalla "brama esclusiva di profitto" e dalla "sete di potere", da situazioni che invocano la giustizia, la remissione del debito e quella solidarietà che per i cristiani arriva al dono della vita.

"Non abbiate paura" nel riconoscere ritardi e responsabilità. Il suo amore per la Chiesa è stato tale da indurlo a chiedere perdono per le mancanze commesse dai credenti. A sua volta, ha assicurato il perdono dei cattolici per quello che essi hanno patito nella storia, impegnandosi, a nome dei credenti, a tendere con ogni forza alla fraternità universale.

"Non abbiate paura" – mai – della vita: da quella nascente, fin dal concepimento, a quella segnata dalla vecchiaia, ugualmente sacra e inviolabile. Da anziano e sofferente, il Papa ha testimoniato in prima persona un totale rispetto per essa.

Benedetto XVI ce lo affida oggi come testimone: è un’eredità che con gratitudine ci impegniamo a raccogliere e a fare sempre più nostra. Se Giovanni Paolo II ha saputo incrociare i drammi del nostro tempo e aprirli alla luce pasquale è stato grazie alla sua fedeltà al Vangelo e all’uomo, "prima e fondamentale via della Chiesa". Per questo, a nostra volta, non ci stanchiamo di chiedere che ne sia sempre rispettata la vita e promossi la dignità e il diritto alla famiglia, al lavoro, alla libertà religiosa. Sono le linee sulle quali, particolarmente in questo decennio dedicato all’educazione, rilanciamo il nostro impegno missionario, convinti di svolgere così un servizio indispensabile all’unità e al bene del Paese.

Il nuovo Beato interceda perché ci sia data la forza di sottrarci alle schiavitù che ancora appesantiscono il passo, il coraggio di annunciare che apre alla vita, la libertà che nasce dalla verità e fiorisce nella carità. Egli ci indica l’Eucaristia, pane di vita eterna, che ha celebrato su tutte le piazze del mondo: essa è il cuore pulsante della Chiesa, che ha amato e servito sino all’ultimo; è la forza certa e fedele per il nostro pellegrinaggio nel tempo verso l’eternità.

Roma, 29 aprile 2011

LA PRESIDENZA DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

 

 

30 aprile 2011

IL MIRACOLO PER INTERCESSONE DI GIOVANNI PAOLO II

Suor Marie: ecco come sono guarita

Quella notte fra il 2 e il 3 giu­gno 2005 resterà per sempre nei ricordi limpidi di suor Marie Simon-Pierre Nor­mand, oggi cinquantenne, come la soglia fulgida fra una fase di prove che si chiude e un’autentica "rina­scita". Maturò nel volgere di poche ore, in modo scientificamente in­spiegabile, ciò che la religiosa fran­cese della Congregazione delle Pic­cole Suore delle Maternità Cattoli­che definisce pubblicamente solo come una "guarigione". Dell’inter­cessione di papa Wojtyla, suor Ma­rie è stata sempre pienamente cer­ta, ma non spettava a lei stabilire che si è trattato di un miracolo. La religiosa dal volto radioso oggi sarà alla Veglia del Circo Massimo e do­mani alla beatificazione di Giovan­ni Paolo II.

A Roma è arrivata in un pellegrinaggio di gruppo. È passato un decennio da quel 2001 in cui le fu diagnosticato il morbo di Parkinson. L’evoluzione rapida dei sintomi della malattia, concentrati sul lato sinistro del corpo, la limi­terà presto anche nei gesti più ordi­nari. Mancina, la religiosa non può più scrivere chiaramente. Nono­stante tutto però continuerà a coor­dinare il lavoro delle proprie con­sorelle presso la clinica di Puyricard, in Provenza. A darle forza è il fatto di condividere le sofferenze di Gio­vanni Paolo II, al quale tutta la Con­gregazione comincia a rivolgere preghiere insistenti. "Posso dire che era una battaglia quotidiana, ma il mio solo desiderio era di viverla nel­la fede e di aderire con amore alla volontà del Padre", dichiara oggi. Nell’aprile 2005, suor Marie vive in diretta con le consorelle la morte del Pontefice. Sente di aver "perduto un amico". Seguono settimane estremamente difficili. La malattia acce­lera la propria progressione. Fin quando, nel pomeriggio del 2 giu­gno, la religiosa decide d’incontra­re la propria superiora per chieder­le di essere dispensata dal servizio.

È un incontro toccante, nel corso del quale suor Marie mostra di non riuscire più a scrivere il nome del Pontefice. La superiora risponde co­sì: "Giovanni Paolo II non ha anco­ra detto la sua ultima parola". Quella stessa sera, suor Marie torna in camera e avverte un improvviso desiderio di scrivere. Ripete l’eser­cizio fallito poche ore prima e la penna scorre fluida sulla carta. Que­sta volta, il nome del Pontefice è per­fettamente leggibile. Suor Marie non cerca spiegazioni. Si corica e il sonno, per la prima volta da tempo, giunge in modo naturale.

All’alba del 3, festa del Sacro Cuore di Gesù, la religiosa si sveglia perfettamente guarita. Scende a prostrarsi davan­ti al Santissimo Sacramento. Alle 6, ora della prima preghiera comune, la guarigione si manifesterà anche alle consorelle. Ancor oggi, il legame interiore con papa Wojtyla resta una costante nel­la vita della suora: "Non posso u­dirlo, ma lo prego. Mi capita di par­largli. Questa relazione spirituale continua a crescere". Quanto acca­duto – aggiunge – è una grazia mol­to grande per me, ma anche un se­gno per la nostra Congregazione, per la Chiesa e per il mondo intero, e certamente per la Francia: da qualche giorno, mi torna in mente di continuo la frase di Giovanni Pao­lo II: 'Francia cosa hai fatto del tuo Battesimo?'".

Daniele Zappalà

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CORRIERE della SERA

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2011-05-01

GIOVANNI PAOLO II IL SANTO

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IL GIORNO Della beatificazione

"Giovanni Paolo II Beato",

l'annuncio di Benedetto XVI

Alle 10.37 Ratzinger pronuncia la formula della beatificazione di Wojtyla. Applausi, lacrime e cori dalla folla in piazza San Pietro: "Santo subito"

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IL GIORNO Della beatificazione

"Giovanni Paolo II Beato",

l'annuncio di Benedetto XVI

Alle 10.37 Ratzinger pronuncia la formula della beatificazione di Wojtyla. Applausi, lacrime e cori dalla folla in piazza San Pietro: "Santo subito"

Viene scoperto l'arazzo con il nuovo beato (Afp)

ROMA - "Noi, accogliendo il desiderio del Nostro Fratello Agostino Cardinale Vallini, Nostro Vicario Generale per la Diocesi di Roma, di molti altri Fratelli nell'Episcopato e di molti fedeli, dopo aver avuto il parere della Congregazione delle Cause dei Santi, con la Nostra Autorità Apostolica concediamo che il Venerabile Servo di Dio Giovanni Paolo II, papa, d'ora in poi sia chiamato Beato e che si possa celebrare la sua festa nei luoghi e secondo le regole stabilite dal diritto, ogni anno il 22 ottobre. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo".

BEATO - Sei anni e un mese dopo la morte Karol Wojtyla- Giovanni Paolo II è stato proclamato beato dal suo successore Benedetto XVI. Questi, accolta la richiesta del vicario di Roma Agostino Vallini, ha letto la formula latina che annovera il papa polacco tra i beati. È la causa di beatificazione più veloce della storia della Chiesa. Festa del nuovo beato, ha confermato il Papa, sarà il 22 ottobre, anniversario dell'elezione al pontificato.

Piazza San Pietro satura di pellegrini (Afp)

LA GIOIA DELLA GENTE - Ascoltate le parole di Benedetto XVI, l'immensa folla di piazza San Pietro è esplosa in un lunghissimo applauso e si è alzato un grido: "Santo subito". Tanta la commozione sui volti degli oltre un milione di pellegrini arrivati a Roma per celebrare e festeggiare il nuovo Beato. Lacrime, cori, fedeli in ginocchio sui sampietrini per le strade e nelle piazze limitrofe a piazza San Pietro hanno salutato così il Beato Karol Wojtyla.

Intanto veniva scoperto l'arazzo con l'effige del nuovo beato, che campeggia sulla loggia delle Benedizioni della basilica di San Pietro, ricavato da una immagine fotografica del papa polacco. scattata dal freelance polacco Gregor Galazka.

Poi è cominciata la celebrazione eucaristica. Che ha spento le voci di molti che gridavano il nome di Giovanni Paolo II. Al microfono è stato chiesto il silenzio per un maggiore raccoglimento. E intanto il cielo di Roma è diventato azzurro ed è uscito il sole, a dispetto di tutte le previsioni che parlavano di pioggia.

Suor Tobiana e Suor Marie Simon Pierre portano l'ampolla dal Papa (Jpeg)

L'AMPOLLA - Una ampolla con il sangue di Giovanni Paolo II è stata portata a papa Benedetto XVI, subito dopo la proclamazione della beatificazione, da suor Tobiana, molto vicina a Wojtyla, e da suor Marie Simon Pierre, che da Giovanni Paolo II fu guarita dal parkinson, il miracolo grazie al quale il Vaticano ha potuto giustificare la beatificazione.

L'OMELIA - "Il giorno atteso è arrivato; è arrivato presto, perché così è piaciuto al Signore: Giovanni Paolo II è beato!". Con queste parole Benedetto XVI ha iniziato la sua omelia (leggi il testo completo) davanti a una folla sterminata di fedeli, oltre un milione secondo i dati ufficiali, probabilmente ancora di più. "Sei anni or sono - ha ricordato il Pontefice - ci trovavamo in questa Piazza per celebrare i funerali del Papa Giovanni Paolo II. Profondo era il dolore per la perdita, ma più grande ancora era il senso di una immensa grazia che avvolgeva Roma e il mondo intero: la grazia che era come il frutto dell'intera vita del mio amato predecessore, e specialmente della sua testimonianza nella sofferenza". Ha spiegato Benedetto XVI: "Già in quel giorno (dei funerali, ndr) noi sentivamo aleggiare il profumo della sua santità, e il Popolo di Dio ha manifestato in molti modi la sua venerazione per Lui". "Per questo - ha spiegato - ho voluto che, nel doveroso rispetto della normativa della Chiesa, la sua causa di beatificazione potesse procedere con discreta celerità". E un nuovo grande applauso ha inondato la piazza di gioia.

LA RICHIESTA - "Beatissimo Padre, il Vicario Generale di Vostra Santità per la Diocesi di Roma domanda umilmente alla Santità Vostra di voler iscrivere nel numero dei Beati il Venerabile Servo di Dio Giovanni Paolo II, Papa". Con queste parole il cardinale Agostino Vallini, vicario del Papa per la diocesi di Roma, ha dato il via al rito. La grande cerimonia è iniziata con la richiesta ufficiale per la beatificazione. Davanti ad oltre un milione di fedeli, come confermato anche dalla sala stampa vaticana. Gli ultimi 200 mila sono sbarcati verso l'alba dai treni speciali che hanno raggiunto la Capitale da Francia, Germania e Paesi dell'Est. Ma almeno altri 800 mila erano già giunti sabato nella Capitale. Sono arrivati stanchi ma determinati. Tanto da costringere nella notte polizia, carabinieri e gendarmeria del Vaticano ad aprire in anticipo di 4 ore i varchi alle transenne di via della Conciliazione.

LA VITA - "Il totale affidamento a Maria, che da vescovo avrebbe espresso con il motto 'Totus tuus', rivela anche il segreto di guardare il mondo con gli occhi della Madre di Dio". Con queste parole il cardinale che ha seguito il processo di beatificazione del Papa polacco nel suo discorso ripercorre la vita di Karol Wojtyla e sottolinea nella prima parte proprio "i tratti della sua spiritualità, ai quali rimase fedele fino alla morte, furono la devozione sincera allo Spirito Santo e all'amore alla Madonna. La sua relazione con la Madre di Dio - afferma Vallini - era particolarmente profonda e viva, vissuta con la tenerezza di un figlio che si abbandona tra le bracci della madre e con la virilità di un cavaliere, sempre pronto al comando della sua Signora: 'Fate tutto ciò che il Figlio vi dirà!'".

L'arrivo di Benedetto XVI in piazza San Pietro (Ansa)

PRESSIONE DELLA FOLLA - Intorno alle 10, poco prima dell'inizio della messa e dell'arrivo di Benedetto XVI a bordo della "papamobile", la pressione della folla è giunta a sfondare le transenne su un lato di via della Conciliazione: l'asse che conduce dalla basilica al mausoleo di Adriano. Migliaia di chiamate da telefoni cellulari sono giunte ai centralini di 118, polizia e carabinieri: si trattava di richieste d'aiuto da pellegrini colti da crisi di panico perchè intrappolati nella ressa. Ben 408 i fedeli soccorsi; 42 i ricoveri in ospedale. Intanto le forze dell'ordine guidano la folla verso le aree meno affollate: intorno alle 9.30 piazza Adriana, dietro Castel Sant'Angelo, era ancora semivuota, pochi gli spettatori davanti ai maxischermi. Ma si registra un'imponente presenza di persone nelle piazze limitrofe a San Pietro, Piazza Pio XII, Piazza del Risorgimento, Largo Giovanni XXIII e in tutte le aree che si estendono lungo un raggio di circa 500 metri da piazza San Pietro. Una vera e propria "marea umana" anche nei punti di raccolta dei fedeli dove sono stati installati 14 maxi schermi nei punti della città tra cui Circo Massimo, piazza Adriana, la stessa piazza del Risorgimento oltre che presso le Basiliche di San Giovanni, Santa Maria Maggiore e di San Paolo.

AUTORITA' IN PRIMA FILA - Nutrite le delegazioni di Stato, prima tra tutte quella italiana guidata dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che al suo arrivo è stato accolto con una stretta di mano dal premier Silvio Berlusconi già nell'area riservata alle autorità. Napolitano e Berlusconi si sono intrattenuti in un breve colloquio. Strette di mano anche per i presidenti del Senato Renato Schifani e della Camera Gianfranco Fini arrivati insieme in piazza s. Pietro. Poco prima Berlusconi si era fermato a parlare con i reali di Spagna, Felipe e sua moglie Letizia. Alla cerimonia sono presenti 62 delegazioni da tutto il mondo: dall'inviato speciale peruviano, Mario Pasco Cosmopolis, al presidente della Polonia, Bronislaw Komorowski; dal primo ministro francese, Francois Fillon ai presidenti di Albania, Bamir Topi, di Estonia, Toomas Hendrik Ilves, e dell'Honduras, Porfirio Lobo Sosa. In prima fila anche il presidente della Commissione Europea, Josè Manuel Barroso, il primo ministro della Lituania, Andrius Kubilius e il duca di Gloucester, Richard Windsor. Non ci sarà il presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Polemiche per la presenza del presidente della Repubblica dello Zimbabwe, Robert Mugabe.

La ressa in San Pietro

LA MESSA SUI MAXI SCHERMI - Ora la folla colorata che sventola bandiere e striscioni tra salmi e canti - "Alleluja" quello che risuona più spesso - attende paziente. Anche se c'è chi, più lontano, verso Castel Sant'Angelo, si rammarica di esser rimasto bloccato lontano dal colonnato del Bernini: "Eravamo partiti prestissimo, ed eravamo riusciti a raggiungere piazza San Pietro sabato sera - racconta Flavia, da Bologna - ma poi la polizia ci ha mandati via. Ci hanno costretti a lasciare l'area della basilica per motivi di sicurezza. E adesso siamo bloccati quaggiù, senza chance di vedere dal vivo la cerimonia. Per rendere omaggio a Giovanni Paolo II, poi, dovremo stare in coda altre ore". Come lei, migliaia di fedeli vedranno il rito in diretta tivù, sui maxi schermi posizionati lungo via della Conciliazione. Ma al ad altri è andata anche peggio.

La folla preme sotto al colonnato del Bernini

RITORNO AL CIRCO MASSIMO - Moltissimi pellegrini stanno tornando al Circo Massimo perchè hanno incontrato sulla loro strada per San Pietro un vero e proprio muro di persone. Seguiranno la messa ler la beatificazione dagli 8 maxi schermi che già sabato sera avevano trasmesso le testimonianze di suor Marie Simon Pierre (la suora "miracolata" sa Wojtyla) durante la veglia di preghiera.

Redazione online

01 maggio 2011

 

La causa di beatificazione

Wojtyla beato, l'omelia di Ratzinger

Il testo completo pronunciato da Benedetto XVI in Piazza San Pietro. "Giovanni Paolo II un gigante della fede, ha ridato al mondo la speranza usurpata dal marxismo"

La causa di beatificazione

Wojtyla beato, l'omelia di Ratzinger

Il testo completo pronunciato da Benedetto XVI in Piazza San Pietro. "Giovanni Paolo II un gigante della fede, ha ridato al mondo la speranza usurpata dal marxismo"

Benedetto XVI

Cari fratelli e sorelle! Sei anni or sono ci trovavamo in questa Piazza per celebrare i funerali del Papa Giovanni Paolo II.

Profondo era il dolore per la perdita, ma più grande ancora era il senso di una immensa grazia che avvolgeva Roma e il mondo intero: la grazia che era come il frutto dell’intera vita del mio amato Predecessore, e specialmente della sua testimonianza nella sofferenza. Già in quel giorno noi sentivamo aleggiare il profumo della sua santità, e il Popolo di Dio ha manifestato in molti modi la sua venerazione per Lui. Per questo ho voluto che, nel doveroso rispetto della normativa della Chiesa, la sua causa di beatificazione potesse procedere con discreta celerità. Ed ecco che il giorno atteso è arrivato; è arrivato presto, perché così è piaciuto al Signore: Giovanni Paolo II è beato! Desidero rivolgere il mio cordiale saluto a tutti voi che, per questa felice circostanza, siete convenuti così numerosi a Roma da ogni parte del mondo, Signori Cardinali, Patriarchi delle Chiese Orientali Cattoliche, Confratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio, Delegazioni Ufficiali, Ambasciatori e Autorità, persone consacrate e fedeli laici, e lo estendo a quanti sono uniti a noi mediante la radio e la televisione. Questa Domenica è la Seconda di Pasqua, che il beato Giovanni Paolo II ha intitolato alla Divina Misericordia. Perciò è stata scelta questa data per l’odierna Celebrazione, perché, per un disegno provvidenziale, il mio Predecessore rese lo spirito a Dio proprio la sera della vigilia di questa ricorrenza. Oggi, inoltre, è il primo giorno del mese di maggio, il mese di Maria; ed è anche la memoria di san Giuseppe lavoratore. Questi elementi concorrono ad arricchire la nostra preghiera, aiutano noi che siamo ancora pellegrini nel tempo e nello spazio; mentre in Cielo, ben diversa è la festa tra gli Angeli e i Santi! Eppure, uno solo è Dio, e uno è Cristo Signore, che come un ponte congiunge la terra e il Cielo, e noi in questo momento ci sentiamo più che mai vicini, quasi partecipi della Liturgia celeste.

"Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!" (Gv 20,29). Nel Vangelo di oggi Gesù pronuncia questa beatitudine: la beatitudine della fede. Essa ci colpisce in modo particolare, perché siamo riuniti proprio per celebrare una Beatificazione, e ancora di più perché oggi è stato proclamato Beato un Papa, un Successore di Pietro, chiamato a confermare i fratelli nella fede. Giovanni Paolo II è beato per la sua fede, forte e generosa, apostolica. E subito ricordiamo quell’altra beatitudine: "Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli" (Mt 16,17). Che cosa ha rivelato il Padre celeste a Simone? Che Gesù è il Cristo, il Figlio del Dio vivente. Per questa fede Simone diventa "Pietro", la roccia su cui Gesù può edificare la sua Chiesa. La beatitudine eterna di Giovanni Paolo II, che oggi la Chiesa ha la gioia di proclamare, sta tutta dentro queste parole di Cristo: "Beato sei tu, Simone" e "Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!". La beatitudine della fede, che anche Giovanni Paolo II ha ricevuto in dono da Dio Padre, per l’edificazione della Chiesa di Cristo.

Ma il nostro pensiero va ad un’altra beatitudine, che nel Vangelo precede tutte le altre. E’ quella della Vergine Maria, la Madre del Redentore. A Lei, che ha appena concepito Gesù nel suo grembo, santa Elisabetta dice: "Beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto" (Lc 1,45). La beatitudine della fede ha il suo modello in Maria, e tutti siamo lieti che la beatificazione di Giovanni Paolo II avvenga nel primo giorno del mese mariano, sotto lo sguardo materno di Colei che, con la sua fede, sostenne la fede degli Apostoli, e continuamente sostiene la fede dei loro successori, specialmente di quelli che sono chiamati a sedere sulla cattedra di Pietro. Maria non compare nei racconti della risurrezione di Cristo, ma la sua presenza è come nascosta ovunque: lei è la Madre, a cui Gesù ha affidato ciascuno dei discepoli e l’intera comunità. In particolare, notiamo che la presenza effettiva e materna di Maria viene registrata da san Giovanni e da san Luca nei contesti che precedono quelli del Vangelo odierno e della prima Lettura: nel racconto della morte di Gesù, dove Maria compare ai piedi della croce (cfr Gv 19,25); e all’inizio degli Atti degli Apostoli, che la presentano in mezzo ai discepoli riuniti in preghiera nel cenacolo (cfr At 1,14). Anche la seconda Lettura odierna ci parla della fede, ed è proprio san Pietro che scrive, pieno di entusiasmo spirituale, indicando ai neo-battezzati le ragioni della loro speranza e della loro gioia. Mi piace osservare che in questo passo, all’inizio della sua Prima Lettera, Pietro non si esprime in modo esortativo, ma indicativo; scrive, infatti: "Siete ricolmi di gioia" – e aggiunge: "Voi lo amate, pur senza averlo visto e ora, senza vederlo, credete in lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa, mentre conseguite la meta della vostra fede: la salvezza delle anime" (1Pt 1,6.8-9). Tutto è all’indicativo, perché c’è una nuova realtà, generata dalla risurrezione di Cristo, una realtà accessibile alla fede. "Questo è stato fatto dal Signore - dice il Salmo (118,23) - una meraviglia ai nostri occhi", gli occhi della fede.

Cari fratelli e sorelle, oggi risplende ai nostri occhi, nella piena luce spirituale del Cristo risorto, la figura amata e venerata di Giovanni Paolo II. Oggi il suo nome si aggiunge alla schiera di Santi e Beati che egli ha proclamato durante i quasi 27 anni di pontificato, ricordando con forza la vocazione universale alla misura alta della vita cristiana, alla santità, come afferma la Costituzione conciliare Lumen gentium sulla Chiesa. Tutti i membri del Popolo di Dio – Vescovi, sacerdoti, diaconi, fedeli laici, religiosi, religiose – siamo in cammino verso la patria celeste, dove ci ha preceduto la Vergine Maria, associata in modo singolare e perfetto al mistero di Cristo e della Chiesa. Karol Wojtyła, prima come Vescovo Ausiliare e poi come Arcivescovo di Cracovia, ha partecipato al Concilio Vaticano II e sapeva bene che dedicare a Maria l’ultimo capitolo del Documento sulla Chiesa significava porre la Madre del Redentore quale immagine e modello di santità per ogni cristiano e per la Chiesa intera. Questa visione teologica è quella che il beato Giovanni Paolo II ha scoperto da giovane e ha poi conservato e approfondito per tutta la vita. Una visione che si riassume nell’icona biblica di Cristo sulla croce con accanto Maria, sua madre.

Un’icona che si trova nel Vangelo di Giovanni (19,25-27) ed è riassunta nello stemma episcopale e poi papale di Karol Wojtyła: una croce d’oro, una “emme” in basso a destra, e il motto “Totus tuus”, che corrisponde alla celebre espressione di san Luigi Maria Grignion de Montfort, nella quale Karol Wojtyła ha trovato un principio fondamentale per la sua vita: "Totus tutus ego sum et omnia mea tua sunt. Accipio Te in mea omnia. Praebe mihi cor tuum, Maria – Sono tutto tuo e tutto ciò che è mio è tuo. Ti prendo per ogni mio bene. Dammi il tuo cuore, o Maria" (Trattato della vera devozione alla Santa Vergine, n. 266). Nel suo Testamento il nuovo Beato scrisse: "Quando nel giorno 16 ottobre 1978 il conclave dei cardinali scelse Giovanni Paolo II, il Primate della Polonia card. Stefan Wyszyński mi disse: “Il compito del nuovo papa sarà di introdurre la Chiesa nel Terzo Millennio"". E aggiungeva: "Desidero ancora una volta esprimere gratitudine allo Spirito Santo per il grande dono del Concilio Vaticano II, al quale insieme con l’intera Chiesa – e soprattutto con l’intero episcopato – mi sento debitore. Sono convinto che ancora a lungo sarà dato alle nuove generazioni di attingere alle ricchezze che questo Concilio del XX secolo ci ha elargito.

Come vescovo che ha partecipato all’evento conciliare dal primo all’ultimo giorno, desidero affidare questo grande patrimonio a tutti coloro che sono e saranno in futuro chiamati a realizzarlo. Per parte mia ringrazio l’eterno Pastore che mi ha permesso di servire questa grandissima causa nel corso di tutti gli anni del mio pontificato". E qual è questa "causa"? E’ la stessa che Giovanni Paolo II ha enunciato nella sua prima Messa solenne in Piazza San Pietro, con le memorabili parole: "Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!". Quello che il neo-eletto Papa chiedeva a tutti, egli stesso lo ha fatto per primo: ha aperto a Cristo la società, la cultura, i sistemi politici ed economici, invertendo con la forza di un gigante – forza che gli veniva da Dio – una tendenza che poteva sembrare irreversibile. Swoim świadectwem wiary, miłości i odwagi apostolskiej, pełnym ludzkiej wrażliwości, ten znakomity syn Narodu polskiego pomógł chrześcijanom na całym świecie, by nie lękali się być chrześcijanami, należeć do Kościoła, głosić Ewangelię. Jednym słowem: pomógł nam nie lękać się prawdy, gdyż prawda jest gwarancją wolności. [Con la sua testimonianza di fede, di amore e di coraggio apostolico, accompagnata da una grande carica umana, questo esemplare figlio della Nazione polacca ha aiutato i cristiani di tutto il mondo a non avere paura di dirsi cristiani, di appartenere alla Chiesa, di parlare del Vangelo. In una parola: ci ha aiutato a non avere paura della verità, perché la verità è garanzia di libertà.] Ancora più in sintesi: ci ha ridato la forza di credere in Cristo, perché Cristo è Redemptor hominis, Redentore dell’uomo: il tema della sua prima Enciclica e il filo conduttore di tutte le altre. Karol Wojtyła salì al soglio di Pietro portando con sé la sua profonda riflessione sul confronto tra il marxismo e il cristianesimo, incentrato sull’uomo. Il suo messaggio è stato questo: l’uomo è la via della Chiesa, e Cristo è la via dell’uomo. Con questo messaggio, che è la grande eredità del Concilio Vaticano II e del suo "timoniere" il Servo di Dio Papa Paolo VI, Giovanni Paolo II ha guidato il Popolo di Dio a varcare la soglia del Terzo Millennio, che proprio grazie a Cristo egli ha potuto chiamare "soglia della speranza".

Sì, attraverso il lungo cammino di preparazione al Grande Giubileo, egli ha dato al Cristianesimo un rinnovato orientamento al futuro, il futuro di Dio, trascendente rispetto alla storia, ma che pure incide sulla storia. Quella carica di speranza che era stata ceduta in qualche modo al marxismo e all’ideologia del progresso, egli l’ha legittimamente rivendicata al Cristianesimo, restituendole la fisionomia autentica della speranza, da vivere nella storia con uno spirito di "avvento", in un’esistenza personale e comunitaria orientata a Cristo, pienezza dell’uomo e compimento delle sue attese di giustizia e di pace. Vorrei infine rendere grazie a Dio anche per la personale esperienza che mi ha concesso, di collaborare a lungo con il beato Papa Giovanni Paolo II. Già prima avevo avuto modo di conoscerlo e di stimarlo, ma dal 1982, quando mi chiamò a Roma come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, per 23 anni ho potuto stargli vicino e venerare sempre più la sua persona. Il mio servizio è stato sostenuto dalla sua profondità spirituale, dalla ricchezza delle sue intuizioni.

L’esempio della sua preghiera mi ha sempre colpito ed edificato: egli si immergeva nell’incontro con Dio, pur in mezzo alle molteplici incombenze del suo ministero. E poi la sua testimonianza nella sofferenza: il Signore lo ha spogliato pian piano di tutto, ma egli è rimasto sempre una "roccia", come Cristo lo ha voluto. La sua profonda umiltà, radicata nell’intima unione con Cristo, gli ha permesso di continuare a guidare la Chiesa e a dare al mondo un messaggio ancora più eloquente proprio nel tempo in cui le forze fisiche gli venivano meno. Così egli ha realizzato in modo straordinario la vocazione di ogni sacerdote e vescovo: diventare un tutt’uno con quel Gesù, che quotidianamente riceve e offre nell’Eucaristia. Beato te, amato Papa Giovanni Paolo II, perché hai creduto! Continua – ti preghiamo – a sostenere dal Cielo la fede del Popolo di Dio. Amen.

 

 

2011-04-30

MIGLIAIA DI PELLEGRINI AL CIRCO MASSIMO

MIGLIAIA DI PELLEGRINI AL CIRCO MASSIMO

Applausi e silenzi: la veglia dei fedeli

con i testimoni della vita del Papa beato

Parla Navarro-Valls: "Ai santi si dà del tu". Poi sale sul palco suor Marie, e racconta la sua guarigione miracolosa grazie a Wojtyla: "Lui vi guarda tutti"

MIGLIAIA DI PELLEGRINI AL CIRCO MASSIMO

Applausi e silenzi: la veglia dei fedeli

con i testimoni della vita del Papa beato

Parla Navarro-Valls: "Ai santi si dà del tu". Poi sale sul palco suor Marie, e racconta la sua guarigione miracolosa grazie a Wojtyla: "Lui vi guarda tutti"

Suor Marie Simon Pierre (foto Ansa)

ROMA - L'entusiasmo e gli applausi per il racconto del Wojtyla privato fatto da Joaquin Navarro-Valls, che fu il suo portavoce per vent'anni. Poi il silenzio che accoglie la testimonianza della prova vivente dei suoi miracoli: la suora francese che grazie a Giovanni Paolo II guarì dal morbo di Parkinson. La folla ascolta raccolta e solo quando il testimone di turno si ferma batte le mani all'unisono.

Lo striscione "Santo subito" esposto al Circo Massimo (foto Ansa)

SANTO SUBITO - "Quando quella mattina mi sono svegliata alle 4.30, mi sono resa conto che qualcosa era cambiato in me, che ero guarita" dice suor Marie Simon Pierre, la religiosa francese "miracolata". La tensione palpabile nel pubblico di fedeli si scioglie in un grande applauso. La sua guarigione inspiegabile è stata selezionata dal postulatore della causa, Slawomir Oder, come miracolo necessario alla beatificazione del Papa polacco. Ed ora lei ne ricorda la scomparsa: "Alla sua morte ho avuto l'impressione di perdere qualcuno di caro, una forza, mi sosteneva e mi comprendeva". "Vorrei ringraziare tutti voi che siete qui - conclude suor Marie - , soprattutto i giovani, Giovanni Paolo II vi guarda tutti ". I pellegrini si commuovono e agitano le bandiere e gli striscioni, alcuni con la stessa scritta comparsa 6 anni fa ai funerali del Papa polacco: "Santo subito", recitano.

Veglia per il beato Veglia per il beato Veglia per il beato Veglia per il beato Veglia per il beato Veglia per il beato Veglia per il beato Veglia per il beato

CANDELE E MAXISCHERMI - E' uno scenario toccante anche per chi non crede il prato del Circo Massimo coperto di colorate giacche a vento, di ombrelli, di teli parapioggia. Il cielo ha concesso una tregua dopo le precipitazioni della giornata e adesso il Circo Massimo è illuminato da migliaia di candele accese dai pellegrini che stanno partecipando alla veglia di preghiera. Piano piano le fiaccole e le candele sono state accese nella parte centrale e laterale del Circo Massimo mentre calava il buio favorito anche dal cielo nuvoloso.

Candele, fiaccole e torri per i maxischermi tra i pellegrini della veglia al Circo Massimo (Ansa)

L'afflusso dei pellegrini non accenna a terminare anche durante le prime testimonianze: i fedeli arrivano anche nelle aree laterali ai quattro angoli dello spazio rettangolare. Verso il Tevere, il grande palco con la gigantografia di Wojtyla guarda la folla. Migliaia di persone sistemate troppo lontane assistono alla veglia attraverso i maxischermi allestiti nell'area con particolare attenzione. Molti dei presenti sono seduti e raccolti in preghiera.

SENSO DI GRATITUDINE - "Di fronte alla beatificazione di Giovanni Paolo II ho gli stessi sentimenti che ho provato immediatamente dopo la sua morte - ha raccontato Joaquin Navarro-Valls - : un grande senso di ringraziamento a questa persona, a questo Papa che aveva detto di sì a Dio in tutta la sua vita". Eppoi ha proseguito: "Ai santi si dà del tu, per questo dico "grazie Giovanni Paolo II per quel capolavoro che con l'aiuto di Dio hai fatto nella tua vita"".

Redazione online

30 aprile 2011

 

E sul Vaticano: "Mai rapporti così buoni fra lo Stato e la Santa Sede"

Berlusconi e Giovanni Paolo II:

"Per lui il comunismo era disumano"

Il premier intervistato da Radiouno alla vigilia della beatificazione: "Su quell'ideologia convenne con me"

E sul Vaticano: "Mai rapporti così buoni fra lo Stato e la Santa Sede"

Berlusconi e Giovanni Paolo II:

"Per lui il comunismo era disumano"

Il premier intervistato da Radiouno alla vigilia della beatificazione: "Su quell'ideologia convenne con me"

Silvio Berlusconi e Giovanni Paolo II

MILANO - Giovanni Paolo II "è stato sicuramente molto importante" nella sconfitta del comunismo e nella caduta del Muro di Berlino. Alla vigilia della beatificazione, Silvio Berlusconi ricorda Wojtyla, in una intervista concessa al direttore del Giornale radio e di Radiouno, Antonio Preziosi, che andrà in onda domenica. "Ricordiamoci - ha spiegato il premier - che il comunismo non è ancora finito del tutto e ci sono ancora Paesi importanti che hanno applicato quell'ideologia e io mi ricordo che, parlandone con lui, io gli dissi che ritenevo che questa filosofia, quell'ideologia, fosse la più cinica, la più disumana, la più criminale della storia dell'uomo e lui convenne con me su questa mia osservazione".

"RAPPORTI MAI TANTO BUONI" - Nell'intervista, il premier ha voluto anche sottolineare l'esistenza di rapporti "mai così buoni" tra l'Italia e la Santa Sede. "Negli anni del mio governo - ha detto il premier- , non credo ci sia stata una sola norma approvata dal Parlamento italiano dissonante rispetto ai valori di questa nostra tradizione. Valore della vita. Il valore del matrimonio, il valore della famiglia, il valore dell'individuo".

SEPARAZIONE CHIESA-STATO - Per Berlusconi poi "l'avvento al soglio di Pietro, di Papa Wojtyla cambiò la situazione" dei rapporti fra Stato e Santa Sede poiché "ci fu una separazione, da quel momento netta, tra Vaticano, Chiesa Cattolica e Stato Italiano". "Prima - ha argomentato il presidente del Consiglio -, in una situazione di trent'anni di governi che avevano come perno la Democrazia Cristiana, che era considerata da molti addirittura un partito confessionale, gli aspetti religiosi si confondevano con gli altri. L'avvento al soglio di Pietro di Papa Wojtyla cambiò questa situazione e ci fu una separazione, da quel momento netta, tra Vaticano, Chiesa Cattolica e Stato Italiano. Questo consentì, poi, di portare avanti la revisione del Concordato, che avvenne nell'84 con presidente del Consiglio Bettino Craxi; il Concordato sancì questa separazione e la religione cattolica non fu più la religione di Stato. La scuola non ebbe più l'ora di religione obbligatoria, ma l'ora di religione divenne facoltativa. Si stabilì l'8 per mille per il sostegno del clero. Il matrimonio religioso si stabilì producesse gli stessi effetti di legge del matrimonio civile". "Non ci fu pi— bisogno - ha concluso Berlusconi - del benestare del governo Italiano per la nomina dei vescovi in Italia. Ecco, da allora questo si è sempre mantenuto, e il Vaticano, pur essendo Stato, è diventato uno Stato che non ha nessuna volontà di influenza sulla Stato italiano".

Redazione online

30 aprile 2011

 

 

LA MUSICA CELEBRA LA BEATIFICAZIONE

Una canzone dedicata a Giovanni Paolo II

"Non abbiate paura" ispirato alle sue prime parole. E nel brano si ascolta anche la sua voce

LA MUSICA CELEBRA LA BEATIFICAZIONE

Una canzone dedicata a Giovanni Paolo II

"Non abbiate paura" ispirato alle sue prime parole. E nel brano si ascolta anche la sua voce

MILANO - Una canzone dedicata a Papa Giovanni Paolo II. Non sarà l'unica, certamente. Ma è l'unica che ha ottenuto il nulla osta della libreria Editrice Vaticana, di Radio Vaticana e la possibilità di utilizzare per il video delle immagini del Centro Televisivo Vaticano. S'intitola "Non abbiate paura" il brano interpretato da Matteo Setti (ascolta l'audio) che viene presentato in concomitanza con le celebrazioni per la beatificazione.

CITAZIONE - Il video è stato realizzato dal regista Gjon Kolndrekaj. "Non Abbiate Paura" (musica di Giorgio Mantovan e testo di Francesco Fiumanò), vuol essere un omaggio allo spessore morale e al carisma di un Pontefice vicino alla gente. E ne riprende le parole di quando il 22 Ottobre del 1978 si presentò al mondo con dicendo : "Non abbiate paura, vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia permettete a Cristo di parlare all’uomo …. Lui ha parole di vita … Sì, di vita eterna". La frase è stata anche inserita all’interno della canzone con un estratto della registrazione originale del discorso. Matteo Setti è stato protagonista di molti musical sui palcoscenici dei maggiori teatri internazionali: da "Rent" di Luciano Pavarotti a "Notre Dame de Paris" di Riccardo Cocciante.

29 aprile 2011

 

 

GIOVANNI PAOLO II IL SANTO

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Martedì 18 Maggio 1920

Nasce Karol Wojtyla

Karol Józef nasce a Wadowice, a 50 chilometri da Cracovia (Polonia del sud), da Karol Wojtyla, 41 anni, sottufficiale dell’esercito austriaco, e da Emilia Kaczorowska, 36 anni, casalinga.

Le notizie di martedì 18 maggio 1920

Domenica 20 Giugno 1920

Karol Wojtyla viene battezzato

Il piccolo Karol riceve il battesimo nella chiesa parrocchiale della Presentazione della Beata Vergine Maria, a Wadovice, dal cappellano militare Franciszek Zak. Vive al primo piano di via Rynek 3, accanto a una famiglia di ebrei proprietaria dello stabile. Dalla finestra si nota un orologio solare con la scritta: "Il tempo passa, l’eternità aspetta". [www.karol-wojtyla.org]

[La mamma Emilia Kaczorowska, il papà Karol e il fratello Edmund (Ansa)]

Le notizie di domenica 20 giugno 1920

Mercoledì 15 Settembre 1926

Primo giorno di scuola di Karol Wojtyla

Karol Wojtyla inizia a frequentare la scuola elementare. È un bambino diligente e ottiene buoni voti: "molto buono" in religione, condotta, disegno, canto e ginnastica. "Buono" in tutte le altre materie. Poi frequenta il ginnasio statale "Marcin Wadowita". [Fo. 3/4/2005]

Le notizie di mercoledì 15 settembre 1926

Sabato 13 Aprile 1929

A nove anni Wojtyla perde la mamma

Tornando da scuola per pranzo, Karol Wojtyla, che il mese prossimo compirà nove anni, viene a sapere della scomparsa della madre, morta dopo una lunga malattia. "Emilia Kaczorowska, da ragazza, era la più bella ed elegante di Wadovice. Abitavamo nella stessa casa. Era snella, aveva profondi occhi neri e un sorriso disarmante. Di carattere era gaia e sempre serena. Vestiva modestamente, ma era distinta, molto femminile. Si confezionava lei stessa i vestiti. Aveva capelli lunghi e si pettinava, come si usava allora, puntandoli tutti in alto" (Maria Janina, amica e vicina di casa di Emilia). [www.santiebeati.it]

Le notizie di sabato 13 aprile 1929

Sabato 25 Maggio 1929

La Prima comunione di Karol Wojtyla

Il piccolo Karol, detto Lolek, riceve per la prima volta il sacramento dell’eucarestia. Ha approfittato dell’abbassamento dell’età per la Prima comunione che era stato deciso da Pio X nel 1910. [30Gio. 2/2005] Jerzy Kluger, uno dei suoi amici più stretti, ricorda che "i primi sci li ha regalati a Karol la mia nonna. Insieme abbiamo letto le storie di Winetou… per poter dopo giocare in mezzo ai cespugli sulla riva di Scava come guerrieri di pellerossa; Laskowiec, la cima del monte, era la meta delle nostre gite scolastiche. Karol ascoltava con attenzione i concerti organizzati a casa mia e partecipava ai concorsi di recita a scuola". A calcio, Lolek era molto capace in porta, forte nelle uscite basse sui piedi dei giocatori. [www.karol-wojtyla.org]

[Karol Wojtyla da bambino]

Le notizie di sabato 25 maggio 1929

Lunedì 5 Dicembre 1932

Muore Edmund, fratello di Wojtyla

Il fratello di Karol Wojtyla, Edmund, medico, muore a 26 anni, nel 1932, durante un’epidemia di scarlattina. La sorella Olga, invece, era morta poco dopo la nascita, nel 1914. [Fo. 3/4/2005]

Le notizie di lunedì 5 dicembre 1932

Martedì 3 Maggio 1938

Il diciottenne Wojtyla riceve la cresima

Il diciottenne Karol Wojtyla riceve il sacramento nella parrocchia di Wadovice dalle mani del metropolita di Cracovia, l’arcivescovo Adam Sapieha. A nome degli altri ragazzi saluta Sapieha con un discorso in perfetto latino che stupisce tutti, il vescovo per primo.

Le notizie di martedì 3 maggio 1938

Sabato 14 Maggio 1938

Esame di maturità per Karol Wojtyla

Karol Wojtyla dà l’esame la maturità al liceo di Wadowice (Polonia). "Wojtyla – dice la signora Barbara, insegnante di matematica – era un ragazzo molto intelligente. Da sacerdote ci capitò di "rimproverarlo" per omelie troppo filosofiche, ma poi quando fu eletto Papa sentivamo che sapeva davvero parlare alla gente". [www.karol-wojtyla.org]

[Karol Wojtyla in gita sulle montagne per sciare (Archivio Farabola)]

Le notizie di sabato 14 maggio 1938

Domenica 22 Maggio 1938

Teatro e letteratura, passioni di Wojtyla

Karol Wojtyla frequenta i corsi di Letteratura polacca all’Università di Cracovia. Appassionato anche di teatro, si iscrive allo "Studio 38", circolo teatrale fondato da Tadeusz Kudliński. [www.vatican.va]

Le notizie di domenica 22 maggio 1938

Venerdì 1 Settembre 1939

Bombe su Cracovia

La Germania invade la Polonia. È un venerdì, e come ogni primo venerdì del mese Karol Wojtyla va a confessarsi nella cattedrale del Wawel (la collina dove sorge il castello reale, cuore della nazione), mentre le bombe piovono su Cracovia. Oltre al Wawel, i nazisti chiudono diverse istituzioni tra cui l’università Jagellonica frequentata da Wojtyla. [Andrea Riccardi, Giovanni Paolo II. La biografia, San Paolo]

[Karol Wojtyla militare (Ap)]

Le notizie di venerdì 1 settembre 1939

Venerdì 1 Novembre 1940

Wojtyla, le cave di pietra e il teatro

Per non essere deportato dai tedeschi, Wojtyla si mette a lavorare nelle cave di pietra di Zakrzówek vicino a Cracovia, come aiutante del brillatore delle mine. In un seminterrato mette in scena un clandestino Teatro rapsodico: ha poche decine di spettatori. Halina Krolikiewicz, compagna di scena di Karol: "Era come una battaglia fatta con le parole in aiuto di quella fatta con le armi dall’armata polacca". [Fo. 3/4/2005]

Le notizie di venerdì 1 novembre 1940

Martedì 18 Febbraio 1941

Muore il padre di Karol Wojtyla

Karol Wojtyla senior muore per un infarto. Il figlio lo trova senza vita al suo ritorno dal lavoro. Aveva 63 anni, era un sottufficiale dell’esercito polacco in pensione anticipata per motivi di salute. Da giovane "era alto, con spalle molto dritte e aveva un incedere armonioso. Gli stivali lunghi e la divisa militare con le scintillanti tre stellette di sottufficiale sul colletto gli davano fascino ed eleganza. Era molto ammirato dalle ragazze" (Maria Janina, la vicina di casa). [www.santiebeati.it]

Le notizie di martedì 18 febbraio 1941

Giovedì 1 Ottobre 1942

Wojtyla comincia a studiare da prete

Wojtyla inizia a frequentare corsi clandestini della facoltà di Teologia come seminarista. "La morte del padre, il distacco dal mondo universitario con la guerra, infine la presa di distanza dal mondo del teatro che prima gli sembrava il suo futuro, determinarono un processo che lo spinse a riflettere sempre più sul fatto che "il Signore vuole che io diventi sacerdote"". [Andrea Riccardi, Giovanni Paolo II. La biografia, San Paolo]

Le notizie di giovedì 1 ottobre 1942

Venerdì 1 Novembre 1946

Wojtyla sacerdote

Il primate di Polonia, cardinale Adam Sapieha, ordina sacerdote Karol Wojtyla e decid di mandarlo Roma per continuare gli studi. Consegue il dottorato in Teologia all’Angelicum, l’università dei domenicani, con una tesi su san Giovanni della Croce (la mistica è uno dei suoi pallini, come la poesia, e per qualche tempo medita di farsi monaco carmelitano).

[Wojtyla giovane prete]

Le notizie di venerdì 1 novembre 1946

Sabato 2 Novembre 1946

La prima messa di Karol Wojtyla

Karol Wojtyla celebra la prima messa nella cattedrale del Wawel che i nazisti avevano tenuto chiusa per tutta la durata della guerra. "Ho vissuto il tragico periodo quando il governatore nazista Hans Frank si stabilì nel castello del Wawel, sul quale fu issata la bandiera uncinata. Per me fu un’esperienza particolarmente dolorosa". [Andrea Riccardi, Giovanni Paolo II. La biografia, San Paolo]

Le notizie di sabato 2 novembre 1946

Giovedì 8 Aprile 1948

Wojtyla incontra padre Pio

Durante le vacanze pasquali Wojtyla prima va ad Assisi, poi visita San Giovanni Rotondo dove assiste alla messa di padre Pio da Pietrelcina. Al frate cappuccino avrebbe chiesto di pregare per la guarigione di una cara amica, Wanda Poltawska (un legame che durerà tutta la vita e che farà nascere qualche pettegolezzo). Tornerà a San Giovanni Rotondo il 1° novembre 1974.

Le notizie di giovedì 8 aprile 1948

Giovedì 8 Luglio 1948

Il viceparroco di Niegowic

La parrocchia a cui viene assegnato don Karol Wojtyla è quella di Niegowic, presso Gdów, un posto di gente semplice in cui si fa subito ben volere. Nell’agosto dell’anno successivo viene spostato nella parrocchia di San Floriano, a Cracovia, mentre il cardinale Sapieha gli chiede di continuare gli studi. La cosa non lo entusiasma, preferirebbe lavorare con i giovani della sua parrocchia. [Andrea Riccardi, Giovanni Paolo II. La biografia, San Paolo]

[Karol Wojtyla sacerdote a Niegowic (Polonia) nel 1948]

Le notizie di giovedì 8 luglio 1948

Giovedì 3 Dicembre 1953

Wojtyla discute la tesi

La tesi di abilitazione alla docenza che presenta alla facoltà di Teologia dell’università Jagellonica (riaperta dopo gli anni della guerra) si intitola "Valutazione delle possibilità di costruire l’etica cristiana sulla base del sistema di Max Scheler". La filosofia personalista diventa la sua chiave di lettura del mondo. Anni dopo don Tadeusz Styczeń, suo amico e collaboratore, definirŕ così il suo carisma: "È un papa affascinato da Dio in ragione dell’uomo e affascinato dall’uomo in ragione di Dio". [Graziano Borgonovo, Giovanni Paolo II: una passione continua per l’uomo, Rubbettino]

[Karol Wojtyla negli anni ’50]

 

Le notizie di giovedì 3 dicembre 1953

Sabato 1 Dicembre 1956

Wojtyla professore di Etica

Wojtyla viene nominato sostituto ufficiale del professore titolare e impiegato di ruolo dell’Università Cattolica di Lublino. Le sue lezioni sono molto seguite dagli studenti. "Allora la cosa più importante erano diventati i giovani, che mi ponevano non tante domande sull’esistenza di Dio, ma precisi quesiti su come vivere, cioè sul modo di affrontare e risolvere i problemi dell’amore e del matrimonio, nonché quelli legati al mondo del lavoro". [Andrea Riccardi, Giovanni Paolo II. La biografia, San Paolo]

[Karol Wojtyla a Cracovia negli anni ’50]

Le notizie di sabato 1 dicembre 1956

Venerdì 4 Luglio 1958

Wojtyla vescovo ausiliare di Cracovia

Papa Pio XII nomina Karol Wojtyla vescovo ausiliare di Cracovia. I servizi segreti del regime comunista, che da tempo lo tengono d’occhio, intensificano la sorveglianza. Nel suo appartamento vengono installate delle microspie. L’anticomunismo prende forma da queste esperienze quotidiane di sorveglianza e di intimidazione. [Andrea Riccardi, Giovanni Paolo II. La biografia, San Paolo]

Le notizie di venerdì 4 luglio 1958

Giovedì 11 Ottobre 1962

Wojtyla al Concilio Vaticano II

Il vescovo di Cracovia è in San Pietro con altre migliaia di prelati per la solenne apertura del concilio. Non diventa un big dell’assemblea ma si fa notare per qualche intervento ben pensato; anche il grande teologo francese Henri de Lubac, nei suoi diari del concilio, parla con simpatia di "mons. Wojtyla". [Fo. 27/10/2009]

Le notizie di giovedì 11 ottobre 1962

Lunedì 30 Dicembre 1963

Wojtyla arcivescovo di Cracovia

Paolo VI nomina il vescovo ausiliare di Cracovia a capo della diocesi, di cui prende possesso l’8 marzo 1964. Nel settembre dello stesso anno, prende parte alla terza sessione del concilio, si occupa soprattutto di questioni pastorali.

Le notizie di lunedì 30 dicembre 1963

Lunedì 26 Giugno 1967

Wojtyla cardinale

Concistoro nella Cappella Sistina. Karol Wojtyla viene creato cardinale e pubblicato del titolo di San Cesareo in Palatio. Il neocardinale di Cracovia entra a far parte della commissione vaticana voluta da Paolo VI sul problema della popolazione e della limitazione delle nascite, ma non vota con la maggioranza che si esprime a favore dei contraccettivi e resterà a fianco di papa Montini anche dopo la pubblicazione dell’enciclica Humanae vitae.

[Papa Paolo VI mentre impone la berretta cardinalizia a Karol Wojtyla, Arcivescovo di Cracovia]

 

Le notizie di lunedì 26 giugno 1967

Domenica 7 Marzo 1976

Quaresima, le meditazioni di Wojtyla

Il cardinale di Cracovia viene invitato a tenere le meditazioni della Quaresima a papa Paolo VI e alla curia romana. È un privilegio che a volte anticipa ulteriori riconoscimenti o scatti di carriera. Nel caso di Wojtyla è anche il modo per tenere i contatti con gli altri membri del collegio cardinalizio, lui che viene da oltrecortina. Dal 1962 (inizio del concilio) al conclave del 1978 andrà a Roma ben trentuno volte.

Le notizie di domenica 7 marzo 1976

Domenica 6 Agosto 1978

Muore Paolo VI

Alle 21.40, per un edema polmonare, Paolo VI muore nella sua residenza di Castel Gandolfo. Nel suo testamento chiedeva funerali "pii e semplici. La tomba: amerei che fosse nella vera terra, con umile segno, che indichi il luogo e inviti a cristiana pietà. Niente monumento per me".

[La salma di Paolo VI (Archivio Farabola)]

Le notizie di domenica 6 agosto 1978

Sabato 26 Agosto 1978

"Habemus Papam": Giovanni Paolo I

S’è aperto il conclave. I papabili sono l’arcivescovo di Genova, cardinale Giuseppe Siri, l’arcivescovo di Firenze, cardinale Giovanni Benelli, e il cardinale Albino Luciani, patriarca di Venezia, per il quale intendono votare coloro che auspicano un’apertura internazionalista del Vaticano. Luciani, tuttavia, chiede di non essere preso in considerazione e, anzi, è lui a parlare per primo di un papa straniero (il suo voto è per il cardinale Aloisio Lorscheider). Il conclave si conclude dopo sole quattro votazioni e alle 19.18 il cardinale Pericle Felici, protodiacono, annuncia l’Habemus Papam. Luciani è 263º successore di Pietro (101 voti tra i 111 cardinali) con il nome di Papa Giovanni Paolo I. Il cardinale di Cracovia, Karol Wojtyla, ha preso cinque voti.

Le notizie di sabato 26 agosto 1978

Giovedì 28 Settembre 1978

Muore papa Luciani

Nella notte tra il 28 e il 29 settembre, colpito probabilmente da un infarto del miocardo, muore improvvisamente Giovanni Paolo I, detto anche "il papa del sorriso", dopo soli trentatré giorni di pontificato. Alcuni chiedono l’autopsia, che però viene negata perché non prevista dal protocollo.

[La salma di Giovanni Paolo I]

Le notizie di giovedì 28 settembre 1978

Sabato 14 Ottobre 1978

Si apre il conclave

Il collegio dei cardinali deve designare il successore di Albino Luciani, papa per soli trentatré giorni. Wojtyla aveva preso già cinque voti al conclave di due mesi prima che aveva eletto Giovanni Paolo I, ma inizialmente i contendenti sono ancora due italiani, il conservatore Siri e il progressista Benelli. La situazione sembra non sbloccarsi, i due partiti si fronteggiano. Alla fine del primo giorno, però, il cardinale di Vienna König fa il nome di Wojtyla. Il primate di Polonia Wyszynski è perplesso. "È un santo, un mistico, un pastore, un filosofo, ma non è un grande amministratore", dice a un collega che gli chiede informazioni. Ma la sua candidatura prende quota velocemente e alla fine viene eletto con 99 voti su 111. [Andrea Riccardi, Giovanni Paolo II. La biografia, San Paolo]

All’arrivo dalla Polonia, qualche giorno prima del conclave, il cardinale di Cracovia era stato ripetutamente fotografato dal reporter Franco De Leo. "Perché mi fa tutte queste fotografie? Non crederà mica che possa essere io il nuovo papa?", gli aveva detto. Quindi, mettendo una mano sulla spalla dei reporter, si era abbandonato a una franca risata. [Arminio Savioli, Un. 17/10/1978]

[Il conclave dal quale il cardinale Wojtyla uscirà papa]

Le notizie di sabato 14 ottobre 1978

Lunedì 16 Ottobre 1978

Habemus Papam! Giovanni Paolo II

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Elezione Papa Giovanni Paolo II, al secolo Karol Józef Wojtyla, 16 ottobre 1978,

"Habemus Papam". È un polacco

[Karol Wojtyla a braccia alzate saluta la folla dal balcone di Piazza San Pietro dopo essere stato eletto Papa]

Alle 17.17 la fumata bianca. Alle 18.45 il cardinale Pericle Felici proclama: "Habemus Papam". Il 264° della Chiesa cattolica. La folla dei fedeli in piazza San Pietro è incuriosita, il nome suona nuovo, esotico: "Wojtyla? Ma è un africano?". Invece è l’arcivescovo di Cracovia, 58 anni, il primo papa non italiano dal 1523, dalla morte di Adriano VI, olandese di Utrecht. Alla sera, al suo segretario don Stanislao che lo raggiunge nel recinto del conclave dice in romanesco: "Li possano…". Si riferisce ai cardinali che lo hanno eletto. [Stanislaw Dziwisz, Una vita con Karol, Rizzoli] Se lui è spiazzato, lo sono anche i servizi segreti dell’Est. Proprio non se l’aspettavano.

"Se mi sbaglio, mi corrigerete"

• Duecentomila fedeli aspettano la benedizione del Papa in piazza San Pietro e quando alle 19.15 si affaccia al balcone, è uno scroscio di evviva, battimani e fazzoletti sventolati. Il suo primo discorso dura alcuni minuti e rompe la tradizione che voleva il Papa eletto in silenzio: "Sia lodato Gesù Cristo! Carissimi fratelli e sorelle, siamo ancora tutti addolorati dopo la morte dell’amatissimo papa Giovanni Paolo I. Ed ecco gli eminentissimi cardinali hanno chiamato un nuovo vescovo di Roma. Lo hanno chiamato di un paese lontano... Lontano, ma sempre così vicino per la comunione nella fede e nella tradizione cristiana. Io ho avuto paura di ricevere questa nomina, ma l’ho fatto nello spirito dell’obbedienza verso il nostro Signore e nella fiducia totale alla sua madre, Madonna Santissima. Anche non so se potrei bene spiegarmi nella vostra... la nostra lingua italiana. Se mi sbaglio, mi corrigerete! E così mi presento a voi tutti, per confessare la nostra fede comune, la nostra speranza, la nostra fiducia alla Madre di Cristo e della Chiesa e anche a incominciare di nuovo su questa strada della storia e della Chiesa, di incominciare con l’aiuto di Dio e con l’aiuto degli uomini".

[La fumata bianca per l’elezione di Papa Giovanni Paolo II (Archivio Farabola)]

• Al Corriere della Sera in redazione avevano preparato 17 biografie di arcivescovi papabili, ma non la sua. "C’è un bell’aneddoto (ce ne sono a bizzeffe) su Wojtyla, già cardinale, fermato sui Tatra dalle guardie mentre sciava. Il poliziotto: "Stupido, ti rendi conto a chi hai rubato i documenti? Starai al fresco per un bel po’". "Ma sono davvero io". "Un cardinale che scia? Mi prendi per scemo?". Il Cremlino delle divisioni e i sottocapi del regime di Varsavia si comportarono poi più o meno con la stessa incredulità delle guardie di frontiera". [Adriano Sofri, la Repubblica 12/10/2003].

• L’evento in Italia viene trasmesso a reti unificate dalle due reti televisive, inserendosi nei due telegiornali. Telecronisti per il Tg1 Paolo Frajese e Bruno Vespa, per il Tg2 Italo Gagliano e Pino di Salvo (I programmi serali previsti sono slittati dalle 20.40 alle 21.20, senza subire però cambiamenti).

[Karol Wojtyla sul balcone di Piazza San Pietro dopo essere stato eletto Papa (Archivio Farabola)]

Le notizie di lunedì 16 ottobre 1978

Venerdì 20 Ottobre 1978

Una lettera al Papa dall’amica del cuore

"Se sei diventato Papa… non devi soltanto pregare, ma anche governare", scrive a Giovanni Paolo II l’amica Wanda. [Wanda Poltawska, Diario di un’amicizia, San Paolo] Lo farà spiazzando tutti "con la sua imprevedibile mobilità, la sua spregiudicatezza antiprotocollare, infliggerà duri colpi alla piramide curiale del Vaticano. Papa più di missione che non di governo, Giovanni Paolo II non si curerà molto della curia romana e dei suoi meccanismi, preferendo delegare ai collaboratori la gestione di questa "macchina" di antichissima e pietrificata tradizione" [Enzo Bettiza, Sta. 11/10/2003].

Le notizie di venerdì 20 ottobre 1978

Giovedì 25 Gennaio 1979

Primo viaggio internazionale del Papa

Giovanni Paolo II parte per il suo primo viaggio apostolico. Destinazione Santo Domingo, Messico e Bahamas. Alle 7.45 arriva all’aeroporto di Fiumicino dove lo attende il presidente del Consiglio Andreotti (un grande amico che sosterrà anche dopo il processo per mafia). "Sarà il primo di una lunga serie di viaggi", ha annunciato il giorno prima. A Santo Domingo, appena sceso dalla scaletta dell’aereo si china a baciare la terra (gesto che ripeterà in ogni viaggio finché le forze lo sosterranno).

[Papa Giovanni Paolo II, in visita in Messico, saluta la folla che lo accoglie (Archivio Farabola)]

Le notizie di giovedì 25 gennaio 1979

Domenica 4 Marzo 1979

La prima enciclica di papa Wojtyla

Redemptor hominis: pubblicata oggi, è la prima enciclica di Giovanni Paolo II, che ne scriverà altre 13, oltre a 15 esortazioni apostoliche, 11 costituzioni apostoliche e 45 lettere apostoliche. Altri documenti fondamentali del suo pontificato: il nuovo Codice di diritto canonico e il Catechismo della chiesa cattolica. Cinque i libri: Varcare la soglia della speranza (ottobre 1994); Dono e mistero (novembre 1996); Trittico romano (marzo 2003); Alzatevi, andiamo! (maggio 2004), Memoria e identità (febbraio 2005).

• La giornata tipo del Papa: sveglia alle 5.30, alle 6 preghiera nella cappella privata, alle 7 messa con le religiose polacche che lo accudiscono. Dalle 8 alle 8.45 prima colazione col segretario. Dalle 9 alle 11 lavora alla scrivania, scrive in polacco. Dalle 11 alle 13 udienze particolari (500 circa l’anno, quasi 700 i capi di Stato ricevuti nel corso del pontificato). Il mercoledì udienza generale. Tra le 14 e le 15 pranzo e breve riposo. Alle 16 esame dei problemi internazionali, alle 18.30 quelli di curia. Rosario alle 20, cena, notiziari tv e poi ancora nello studio. Alle 22.45 ultima preghiera nella cappella privata e alle 23 in camera [Il Foglio 3/4/2005]. Quasi sempre ha degli ospiti a colazione o a pranzo. "Si pranza molto in fretta perché il papa alle due va un po’ a riposare. Quanto ai cibi, si cucina alla polacca e si mangia come si mangiava a casa di mia madre. Cito, a esempi pastina in brodo, scaloppine con verdura e poi della composta di frutta. Da bere c’è vino bianco e dopo del tè" (lo scrittore ebreo polacco Marek Halter, amico del papa). [Cds 3/10/2000]

Le notizie di domenica 4 marzo 1979

Sabato 2 Giugno 1979

Il Papa torna nella sua Polonia

[Il primo incontro con la folla di Papa Giovanni Paolo II dopo il suo arrivo in elicottero nella antica città di Gniezno, sede dei Primati di Polonia e culla del cattolicesimo polacco]

Papa Wojtyla è a Varsavia. Ad acclamarlo 300mila fedeli. Immensa la commozione quando il Papa è entrato nella città vecchia: dappertutto c’erano altari gialli e celesti, lampade accese, immagini di Wojtyla, stemmi pontifici, bambine in abito bianco da processione, parrocchiani giunti dalle campagne e dalle città più lontane. Tutti per lui. Nella sua omelia da piazza della Vittoria: "E grido io, figlio di terra polacca, ed insieme io, Giovanni Paolo II Papa, grido alla vigilia di Pentecoste: scenda il tuo spirito e rinnovi la faccia della terra, di questa terra". È il primo Papa che celebra una messa in un regime socialista. Il viaggio terminerà il 10 giugno a Cracovia.

[Papa Giovanni Paolo II mentre si asciuga le lacrime durante la messa pontificale svoltasi a Cracovia (Archivio Farabola)]

Le notizie di sabato 2 giugno 1979

Mercoledì 13 Maggio 1981

Piazza San Pietro, attentato al Papa

È giorno di udienza papale. Giovanni Paolo II dalla sua papamobile saluta i pellegrini polacchi, americani e spagnoli: "Quel giorno, la jeep stava compiendo il secondo giro di piazza San Pietro, verso il colonnato di destra, quello che termina con il Portone di bronzo. Il Santo Padre si sporse dalla macchina verso una bambina bionda che gli stavano tendendo: si chiamava Sara, aveva appena due anni… Lui la prese in braccio, la sollevò in aria, come per farla vedere a tutti, poi la baciò e sorridendo la restituì ai genitori. Erano (...) le 17.19. Le udienze generali del mercoledì, con la bella stagione, si tenevano all’aperto, di pomeriggio… Sentii il primo sparo e, nello stesso istante, vidi centinaia di colombi levarsi improvvisamente e volare via come spaventati. Poi, subito dopo, il secondo colpo. E nel momento in cui lo sentivo, il Santo Padre prese ad afflosciarsi su un fianco, addosso a me". [Stanislao Dziwisz, Una vita con Karol, Rizzoli] Addome devastato, intestino perforato, indice della mano sinistra spezzato.

[Papa Giovanni Paolo II, subito dopo essere stato colpito, si accascia nella vettura tra le braccia del suo segretario, il polacco Don Stanislaw Dziwisz, e del cameriere personale Angelo Gugel (in borghese con gli occhiali) (Archivio Farabola)]

Ha sparato Ali Agca, "lupo grigio" turco

Ali Agca, 23 anni, turco, musulmano, militante dei Lupi Grigi (gruppo di estrema destra) spara al Papa tre colpi (due vanno a segno il terzo colpisce Anne Odre una turista americana, anche lei verrà ospitalizzata e operata) con una Browning calibro 9. Nel trambusto più totale, una suora lo urta poco dopo e gli fa cadere la pistola. Il giovane turco inizia a correre verso il colonnato del Bernini, appresso a lui un carabiniere di venti anni (in servizio da soli venti giorni). Bloccato, con una pistola alle costole inizia a balbettare: "Niente. Io non sapere niente. Io non fare niente". Dopo poco lo hanno portato al posto di polizia al borgo: "Tra i documenti che gli sono stati trovati addosso, c’erano delle piantine della zona e tre ipotesi di attentato: colpire il pontefice da una finestra con una carabina, sparargli da una palazzina vicina, aggredirlo tra la folla e poi far esplodere tre bombe fumogene per scatenare il panico. Scelse questa ultima soluzione. Ma una suora gli bloccò la fuga". [Marco Ansaldo, Rep. 14/6/2000]

[L’attentatore Mehmet Alì Agca, subito catturato dai poliziotti, viene portato alla Questura di Roma (Archivio Farabola)]

Sei ore di operazione

Il Papa viene ricoverato poco prima delle 18 al Policlinico Gemelli. È arrivato con un’ambulanza della Città del Vaticano (la sirena però non funziona). Un pulmino Fiat 238 E bianco. Durante la corsa in ospedale il papa non ha fatto altro che pregare in polacco. Alle 19 i medici annunciano che nessun organo vitale è stato lesionato. Tuttavia il Papa resta sei ore sotto i ferri.

Le notizie di mercoledì 13 maggio 1981

Mercoledì 3 Giugno 1981

Il Papa torna a casa

Alle 19 i medici del Gemelli hanno autorizzato a sorpresa il Papa a tornare a casa. Alle 19.11, a bordo di una Mercedes targata Scv 1, varca porta Sant’Anna. Alle 19.33 si affaccia dalla finestra del suo studio per salutare i fedeli che appena saputa la notizia si sono precipitati in piazza San Pietro. Il Papa è pallido, emaciato, ma sorridente. Poco prima di uscire dall’ospedale ha detto ai suoi medici: "Avete creduto di rifarmi nuovo, ma io sono lo stesso lazzarone di prima".

Le notizie di mercoledì 3 giugno 1981

Sabato 20 Giugno 1981

Nuovo ricovero per il Papa

Questo pomeriggio Giovanni Paolo II è stato ricoverato di nuovo al Gemelli. Ha un’infezione virale che gli ha dato febbre alta. La prognosi è riservata ma ci vorrà un’altra operazione e qualche mese di convalescenza prima che si ristabilisca del tutto.

Le notizie di sabato 20 giugno 1981

Domenica 19 Luglio 1981

Direttissima per Agca

Inizia il processo per direttissima ad Ali Agca, il militante turco che ha sparato al Papa due mesi fa. (vedi il 13 maggio 1981)

Le notizie di domenica 19 luglio 1981

Mercoledì 25 Novembre 1981

Ratzinger alla Dottrina della fede

Giovanni Paolo II nomina l’arcivescovo di Monaco e Frisinga Joseph Ratzinger prefetto della congregazione per la Dottrina della fede. "Un amico fidato", come lo definirà in Alzatevi, andiamo!, al quale consegnerà i dossier più delicati: teologia della liberazione, dialogo interreligioso, ecumenismo, bioetica, evoluzionismo… Il papa polacco mette in scena il carisma, il teologo tedesco mette a punto, dietro le quinte, le coordinate ideologiche. Una politica di restaurazione che ha un obiettivo precis riportare tutto al centro. "L’intero suo agire, negli stessi bagni di folla e nella costante amplificazione mediatica che accompagnavano i suoi viaggi, è sembrato muoversi nella linea di una costante enfatizzazione del ruolo del vescovo di Roma come pastore di tutta la Chiesa, sollecitando sottilmente quella devozione, quel culto, quella centralità della figura del papa che costituisce una cifra specifica del cattolicesimo dell’ultimo secolo e mezzo, mortificandone le articolazioni interne e approfondendo il solco che già divideva le altre chiese cristiane da Roma". [Giovanni Miccoli, man. 5/4/2005].

Le notizie di mercoledì 25 novembre 1981

Martedì 27 Dicembre 1983

Il Papa incontra in carcere Ali Agca

Alle 12.10 Papa Giovanni Paolo II è entrato nella cella di Ali Agca, l’attentatore turco che il 13 maggio 1981 gli sparò due colpi di pistola in piazza San Pietro. I due parlano soli, per venti minuti, seduti su due sedie affiancate. Poco dopo il Santo Padre dichiara: "Ciò che gli ho detto è un segreto che deve rimanere tra me e lui". Lo ha perdonato, come si perdona un fratello.

[Papa Giovanni Paolo II incontra Ali Agca, suo attentatore, nella cella del carcere di Rebibbia (Archivio Farabola)]

Le notizie di martedì 27 dicembre 1983

Lunedì 16 Luglio 1984

Il Papa sull’Adamello con Pertini

""Presidente, vuole venire con me a sciare sull’Adamello?". Il Papa mi chiamò di venerdì, lasciandomi perplesso. Ma accettai l’invito. Lui sciava, io fumavo beato la pipa. E al termine gli dissi: "Santità, lei è un vero maestro, scia come una rondine"" (Sandro Pertini). [Rep. 2/4/2005].

[Papa Giovanni Paolo II incontra Giovanni Leone e Sandro Pertini al Quirinale (Archivio Farabola)]

Le notizie di lunedì 16 luglio 1984

Domenica 31 Marzo 1985

Tanti giovani con il Papa

È la domenica delle Palme, grande raduno a Roma in occasione dell’Anno internazionale della Gioventù. Papa Wojtyla dedica una Lettera apostolica ai giovani e alle giovani del mondo. Il 20 dicembre poi annuncia l’istituzione della Giornata mondiale della Gioventù, che dal 1986 si terrà tutti gli anni

Le notizie di domenica 31 marzo 1985

Domenica 13 Aprile 1986

"Ebrei, nostri fratelli maggiori"

Papa Wojtyla in visita alla sinagoga di Roma. A riceverlo è il rabbino capo, Elio Toaff. "Era dai tempi di san Pietro che il capo della comunità cristiana non entrava in una sinagoga. Un evento impensabile pochi anni prima… Alle ore 17 in punto io e il Papa entrammo nel tempio maggiore seguiti da cardinali, vescovi, rabbini e i rappresentanti della comunità. Dopo l’abbraccio nel cortile, camminammo insieme, uno accanto all’altro, in mezzo a due ali di folla. Ero felice, in quel momento, come tutti i presenti, anche se non riuscii a dimenticare le sofferenze dei tempi del ghetto. Quando poi parlò degli "ebrei, nostri fratelli maggiori", ricordo che molti si commossero. Parole bellissime, vere, pronunciate con fermezza e convinzione, destinate a cambiare la storia dei rapporti tra ebrei e cristiani". [Rep. 2/4/2005] La sua amicizia con gli ebrei dura da una vita, nonostante l’antisemitismo diffuso tra i cattolici polacchi. A Wadowice un terzo della popolazione era di fede israelita. Ebreo il padrone di casa, ebrei i suoi compagni di classe, ebrea la vicina Ginka, ebrei i parenti di amici finiti ad Auschwitz.

[Papa Giovanni Paolo II e il rabbino capo Elio Toaff (Archivio Farabola)]

Le notizie di domenica 13 aprile 1986

Lunedì 27 Ottobre 1986

Preghiera per la pace ad Assisi

È la prima volta che si riuniscono i rappresentanti di tutte le religioni del pianeta, invitate nella città di san Francesco da papa Wojtyla. Alcuni prelati storcono il naso, sentono puzza di sincretismo; lo stesso Ratzinger non si fa vedere. I tradizionalisti vanno su tutte le furie.

Le notizie di lunedì 27 ottobre 1986

Giovedì 30 Giugno 1988

Lo scisma dei lefebvriani

Giovanni Paolo II è considerato da molti un conservatore, eppure subisce contestazioni anche da destra, che culminano nello scisma tradizionalista. Malgrado diverse concessioni da parte di Roma, monsignor Marcel Lefebvre, capo della Fraternità Sacerdotale San Pio X (che ha rifiutato il concilio), ordina quattro vescovi senza l’approvazione di Roma e perciò viene scomunicato.

Le notizie di giovedì 30 giugno 1988

Venerdì 1 Dicembre 1989

Un sovietico e un tailleur rosso dal Papa

• Il Papa riceve in udienza Mikhail Gorbaciov, leader dell’Unione Sovietica, poche settimane dopo la caduta del Muro di Berlino. La moglie, Raissa, infrangendo il protocollo (che prevede per le donne un abito nero) indossa un tailleur rosso fiammante. Era dai tempi della Rivoluzione d’ottobre che un politico sovietico non entrava in Vaticano. I due parlano per un’ora e mezzo, in russo, nello studio del Santo Padre. Gli argomenti: garantire ai credenti la libertà di religione e di rispetto verso le peculiarità nazionali, statali, culturali e spirituali affinché i popoli "attraverso il periodo di brusca svolta nel quale ci troviamo adesso, possano procedere verso una nuova era di pace" (Gorbaciov). Di lui il Papa dirà a Navarro-Valls (direttore della sala stampa vaticana): "È un uomo di principi". "Con grande interesse gli domandai cosa fosse un uomo di principi. E mi rispose: "È una persona che crede così tanto nei suoi valori da essere disposta ad accettare tutte le conseguenze che ne derivano, anche se possono dispiacergli e non tornargli utile"" (Joaquín Navarro-Valls).

[Il Papa con Mikhail Gorbaciov e la moglie Raissa in Vaticano (Archivio Farabola)]

• "Riguardo indietro alla storia straordinaria di Karol Wojtyla e penso alle opere della mia generazione. Penso a lui e a Reagan, a Gorbaciov e a Eltsin, a Helmut Kohl e infine a Lech Walesa inteso come Solidarnosc. Ci toccò portare il mondo a concludere quella che io chiamo "l’epoca della terra": l’epoca della produzione industriale e dei conflitti sociali. E passare all’epoca del mondo globale, il mondo dell’informazione mondializzata e di Internet. Eravamo in tanti, eravamo stanchi del comunismo, ma il comunismo era anche un potente blocco militare. E allora, alla fine del secondo millennio della cristianità, ci arrivò un dono dal cielo: un Santo Padre polacco" (Lech Walesa). [Rep. 2/4/2005].

[Gorbaciov e Giovanni Paolo II (Archivio Farabola)]

Le notizie di venerdì 1 dicembre 1989

Martedì 25 Dicembre 1990

Il Papa contro la guerra nel Golfo

"La guerra è avventura senza ritorno", proclama Giovanni Paolo II nel messaggio di Natale Urbi et orbi. I suoi appelli per la pace si moltiplicano.

Le notizie di martedì 25 dicembre 1990

Giovedì 10 Gennaio 1991

Wojtyla scrive a Bush e a Saddam

Sono dieci giorni che papa Wojtyla manda lettere al presidente americano Bush e a quello iracheno, Saddam Hussein, per scongiurare il conflitto nel Golfo. Inutilmente.

Le notizie di giovedì 10 gennaio 1991

Mercoledì 15 Luglio 1992

Il Papa ha un tumore al colon: operato

Papa Wojtyla, ricoverato al policlinico Gemelli di Roma, viene operato per un tumore al colon. L’intervento è iniziato alle 6.15 e finito alle 10.15. "Gli hanno asportato un adenoma grosso come un’arancia che non presenta segni sicuri di malignità se non qualche cellula in fase di trasformazione. Lo hanno dimostrato le numerose analisi effettuate prima, durante e dopo l’intervento e terminate tutte con esiti negativi. L’unica incertezza riguarda solo un segmento della materia estratta. Tutti i segnali comunque inducono ad essere ottimisti, a non temere il peggio". L’operazione è stata eseguita dal professor Francesco Crucitti. Il Papa è impaziente, non vede l’ora di uscire e si mette a salutare i fedeli dalla finestra dell’ospedale. [Cds 16/7, 17/7/1992]

Le notizie di mercoledì 15 luglio 1992

Domenica 9 Maggio 1993

Anatema contro i mafiosi

Durante una visita pastorale in Sicilia, nella Valle dei templi di Agrigento, Giovanni Paolo II lancia un terribile anatema contro i mafiosi: "Lo dico ai responsabili: convertitevi! Una volta verrà il giudizio di Dio!". La reazione di Cosa nostra è rabbiosa.

[Papa Giovanni Paolo II durante la visita ad Agrigento (Archivio Farabola)]

 

Le notizie di domenica 9 maggio 1993

Mercoledì 28 Luglio 1993

Bombe a San Giovanni in Laterano

Due mesi dopo l’ammonimento a Cosa nostra da parte del Papa, i mafiosi rispondono con due bombe a Roma, a San Giovanni in Laterano e a San Giorgio al Velabro.

Le notizie di mercoledì 28 luglio 1993

Martedì 15 Marzo 1994

La "Grande preghiera per l’Italia"

Giovanni Paolo II concelebra in San Pietro con i trenta cardinali e i vescovi del Consiglio permanente della Cei la messa che inaugura la "grande preghiera del popolo italiano in vista del giubileo del Duemila". Ricorda il cardinal Ruini: "Erano gli anni di "Mani pulite" e della crisi non solo della Democrazia cristiana ma dell’intero sistema politico italiano. Una crisi che Giovanni Paolo II visse con stupore e sofferenza, non tanto per ragioni attinenti alla politica come tale, ma perché vi vedeva una minaccia per la nostra nazione, per il suo radicamento cristiano e per il suo ruolo in Europa". Ruini è stato il suo luogotenente per l’Italia fin dal convegno ecclesiale di Loreto del 1985 e ha frequentato regolarmente l’appartamento papale ("Per lo più lo incontravo a pranzo o a cena dove egli amava soprattutto ascoltare ed esprimersi con frasi brevi, ma spesso assai incisive e rivelatrici del suo animo"). Dal padrone di casa riceve la linea da seguire: "Giovanni Paolo II era libero da preconcetti… per lui non aveva senso un’alternativa tra chiesa locale e movimenti ecclesiali, o tra questi e l’Azione Cattolica" [Fo. 20/5/2010].

Le notizie di martedì 15 marzo 1994

Giovedì 28 Aprile 1994

Il Papa cade in bagno

Verso le 23, Giovanni Paolo II cade nel bagno del suo appartamento dopo essersi fatto la doccia. La scivolata gli costa una rottura del femore e il sesto ricovero al Gemelli di Roma.

Le notizie di giovedì 28 aprile 1994

Venerdì 29 Aprile 1994

Il femore di Giovanni Paolo II

Dopo la caduta di ieri (vedi 28 aprile 1994) il Papa è stato operato al policlinico Gemelli dal professor Gianfranco Fineschi, che ha sostituito la testa del femore con una protesi. Al risveglio si sente dire da un monsignore: "Santità, sta meglio ora di prima". E il Papa a lui: "Perché allora non si opera anche lei?". [Gio.2/4/2005]

I medici dichiarano che Wojtyla resterà al Gemelli due o tre settimane. Tornerà a camminare normalmente e potrà continuare a nuotare, ma non dovrà più arrischiarsi a sciare. [Cds 30/4/1994]

[Giovanni Paolo II viene dimesso dall’ospedale (Archivio Farabola)]

Le notizie di venerdì 29 aprile 1994

Lunedì 15 Luglio 1996

Il Papa operato d’appendicite

Ennesima operazione per Giovanni Paolo II al Gemelli di Roma. Presumibilmente si tratta di appendicite ma questa volta medici e chirurghi non sono chiari. C’è chi dice che si tratta di un tumore ma nessuno conferma e nessuno smentisce. Il Papa si è svegliato nella sua camera al decimo piano dell’ospedale alle 5.30. Ha celebrato la messa. L’intervento è durato meno di un’ora, dalle 7.50 alle 8.40 in anestesia totale. In sala operatoria anche Luigi Ortona, direttore dell’istituto di malattie infettive al policlinico Gemelli (ha partecipato a quasi tutti gli interventi dal Santo Padre): "La prima reazione, dopo aver praticato il taglio e averlo divaricato, è stata quella di guardarci una frazione di secondo negli occhi. Io ero in seconda fila, dietro i chirurghi e gli anestesisti riuniti attorno al lettino. Indossavamo tutti le mascherine. Ma quella rapida occhiata è stata sufficiente per capire che ciascuno di noi stava tirando un sospiro di sollievo". Era appendicite.

• Tutto lascia pensare che il Papa abbia il morbo di Parkinson. La notizia era stata data già due anni fa ma poi fu subito smentita dal Vaticano. Ma ora le voci che girano è che i piccoli malori (capogiri, svenimenti e cadute) di Giovanni Paolo II siano dovute alle medicine per curare questa sindrome.

Le notizie di lunedì 15 luglio 1996

Sabato 27 Settembre 1997

Bob Dylan canta davanti al Papa

Al congresso eucaristico a Bologna il cantautore americano Bob Dylan esegue Blowin’ the wind davanti a Giovanni Paolo II. "C’era ragione di essere scettici, io lo ero, e in un certo senso lo sono ancora, di dubitare se davvero fosse giusto far intervenire questo genere di "profeti"". [Benedetto XVI, Giovanni Paolo II, il mio amato predecessore, Edizioni San Paolo] Lui era fatto di un’altra pasta, perfettamente a suo agio in un’epoca in cui "rinasce una nuova concezione del divino, inteso come aggettivo "divino" è Michael Jackson, "divina" Lady Diana, ecc. Anche Giovanni Paolo II ha giocato su questo registro, si è adeguato a questa cultura dell’effimero. Strano paradosso quest’ultimo: un papa che ha tentato ancora di riproporre una morale e un’etica classica e lo ha fatto con i mezzi di questa cultura "movimentata" dei movimenti" (Elmar Salmann, Presenza di Spirito, Cittadella Editrice).

Le notizie di sabato 27 settembre 1997

Martedì 20 Gennaio 1998

Il Papa a Cuba da Castro

A Cuba sono le 18 (mezzanotte italiana) quando Wojtyla entra con il suo bastone nel Palacio de la Revolucion per chiedere a Fidel Castro la sua verità su Cuba. Per 45 minuti i due sono rimasti soli, senza interpreti, a colloquio. È stato uno dei più lunghi incontri ufficiali avuti da Giovanni Paolo II durante il suo pontificato. E si è concluso con gesti al limite del protocollo. Donando un libro di Felix Varela, un sacerdote cattolico perseguitato nel secolo scorso, Castro s’è permesso d’accompagnare il regalo con una battuta: "Così potrà esercitarsi con il suo spagnolo". Il Papa ha sorriso e ricambiato con un’immagine di Cristo a mosaico. Così tra i loro due incontri, la Messa di Santa Clara, di questa mattina (il pomeriggio in Italia), è stata come un intervallo per i due grandi vecchi che hanno deciso di giocare una partita di fine secolo, una specie di tempo supplementare nella sfida tra comunismo e Chiesa cattolica. [Luigi Accattoli, Cds 23/1/1998]

Le notizie di martedì 20 gennaio 1998

Venerdì 24 Dicembre 1999

Si apre il Giubileo del Duemila

Aggrappato al pastorale che fu di Paolo VI, papa Wojtyla apre la Porta santa inaugurando così il Giubileo del Duemila, un appuntamento preparato da molto tempo e per il quale ha speso molte energie. Il rito viene seguito da un miliardo e mezzo di telespettatori, nell’insieme dei 58 paesi collegati in mondovisione; dieci milioni sono gli italiani sintonizzati su Raiuno. "Eccolo nell’atrio della basilica di San Pietro, alle 23.20, che si avvia alla Porta santa: curvo nel piviale screziato, quasi incespica e il cerimoniere si affretta a sorreggerlo. Ma subito dopo canta sicuro "Haec porta Domini" (questa è la porta del Signore). In silenzio sale i tre gradini, aiutato dai due cerimonieri e spinge le ante. La porta è di bronzo, pesante. Il papa è più curvo del solito nella spinta: non somiglia in nulla al Giovanni Paolo II gagliardo e diritto, che colpì la porta con tre colpi di martello quando l’aprì per l’Anno santo straordinario del 1983. […] Ha raccontato più volte che in conclave, più di ventuno anni fa, il cardinale Wyszynski gli disse: "Se ti eleggono, tu dovrai introdurre la Chiesa nel terzo millennio". Ecco ce l’ha fatta, ha tenuto fede a quel vaticinio". [Luigi Accattoli, Cds 27/12/1999]

[Il Papa apre la Porta santa nella basilica di San Pietro (Archivio Farabola)]

Le notizie di venerdì 24 dicembre 1999

Domenica 26 Marzo 2000

Una mano tremante sul Muro del pianto

"Quel mattino del 26 marzo il cielo azzurro, che sovrasta la Cupola della roccia e i resti del Secondo Tempio, era stato solcato da un grappolo di palloncini recanti la bandiera palestinese. Qualche elicottero sorvolava i tetti. La città vecchia di Gerusalemme era immersa nel silenzio, che si avverte quando passa l’Angelo della storia. A pochi metri dallo spiazzo sgombro dove si trovava il pontefice, separati da una cortina di tela, piccoli gruppi di ebrei ortodossi mormoravano le loro preghiere oscillando ritmicamente dinanzi all’antica muraglia. Anche Giovanni Paolo II pregava. Solo, solissimo. Massiccio e fragile al tempo stesso. Le spalle incurvate e il viso reso più affilato dall’implosione mistica. Quasi una statua. Un blocco bianco davanti alle pietre grigio argento del muro eretto da Erode. Unica macchia di colore i mocassini rossicci, che sbucavano dalla veste bianca. Il grande muro, bagnato dalle lacrime di generazioni di ebrei, Karol Wojtyla l’ha voluto toccare. Le telecamere hanno ritrasmesso in tutto il mondo la sua mano tremante, appoggiata a un grande masso scheggiato. Toccare il muro significa fondersi con duemila anni di storia, toccare ciò che Gesù Cristo ha visto realmente con i propri occhi e forse sfiorato con le proprie mani. Nelle fessure del muro il Pontefice lascia, vergato su pergamena, il mea culpa pronunciato in San Pietro due settimane prima. Lo lascia con la stessa fiducia con cui gli ebrei osservanti affidano alle crepe della muraglia le loro preghiere e speranze scritte su minuscoli bigliettini, che è vietato toccare". [Marco Politi, 30Giorni, aprile 2002]

[Papa Wojtyla a Gerusalemme davanti al Muro del Pianto (Archivio Farabola)]

Le notizie di domenica 26 marzo 2000

Domenica 20 Agosto 2000

A Roma due milioni di papaboys

Più di due milioni di giovani si radunano nella spianata del campus di Tor Vergata, a Roma, per la XV Giornata mondiale della Gioventù. In questi giorni Roma è invasa da ragazzi che vengono da ogni parte del mondo. I giornali li chiamano i "papaboys". "Nessun uomo, in questi tempi, e probabilmente nessun uomo nella storia, è stato tanto applaudito e osannato da masse popolari in tutto il mondo. E nessun uomo, come lui, è andato per il mondo a raccogliere questi applausi e questa esaltazione, immerso nella grande fiera dei mass media, mescolando gesti rituali antichi, gotici, ai gesti nuovi della civiltà delle immagini e del consumo televisivo. Ma non è stato sempre e soltanto un trionfo di consenso. In un secolo di lacerazioni di popoli, di furore scientifico, ma di dubbi spirituali e di tristezze morali, di ossequio al mondano e di disprezzo per il soprannaturale, anch’egli è apparso al mondo con i segni della contraddizione: povero e potente, umile e condannante..." [Del Rio 2003].

[Il Papa a Tor Vergata per la Giornata mondiale della Gioventù]

Le notizie di domenica 20 agosto 2000

Domenica 16 Giugno 2002

Il Papa canonizza padre Pio

A San Pietro si raduna più di un milione di fedeli per la cerimonia in cui papa Wojtyla canonizza padre Pio, suggellando il debito di amicizia con il frate di Pietrelcina, che aveva conosciuto nel lontano 1948 e al quale era sempre rimasto legato. Nel corso del suo pontificato, Giovanni Paolo II ha fatto più santi – 483, oltre a 1.345 beati – di tutti i suoi predecessori a partire dal 1588.

[La folla in piazza San Pietro per la canonizzazione di padre Pio (Archivio Farabola)]

Le notizie di domenica 16 giugno 2002

Domenica 6 Ottobre 2002

Escrivá santo

Josemaría Escrivà de Balaguer è il prete spagnolo fondatore dell’Opus Dei (cui appartiene anche il direttore della sala stampa vaticana Navarro-Valls). Giovanni Paolo II lo fa santo davanti a 300mila pellegrini provenienti da tutto il mondo. La simpatia del papa polacco per i movimenti è nota. Sotto il suo pontificato fioriscono Comunione e liberazione, focolarini, Rinnovamento nello Spirito, neocatecumenali. Sono gli anni in cui prende quota un altro movimento, i Legionari di Cristo, fondato da un prete messicano potente e chiacchierato, Marcial Maciel Degollado. Malgrado trapelino notizie infamanti sul suo conto, Degollado, che ha buoni appoggi nella curia romana, rimane al suo posto.

[Canonizzazione del beato Josemaria Escrivà De Balaguer presieduta da papa Giovanni Paolo II (Archivio Farabola)]

Le notizie di domenica 6 ottobre 2002

Martedì 24 Febbraio 2004

Il papa polacco, romano de Roma

"Damose da fa’ e volemose bbene". Così Giovanni Paolo II si è rivolto ai parroci e preti romani, ricevuti in Vaticano per il tradizionale incontro di inizio Quaresima. In 25 anni di pontificato, ha detto sorridendo, "non ho imparato il romanesco, vuol dire che non sono un buon vescovo di Roma?". In realtà Wojtyla si è sempre sentito un civis romanus, "partecipe delle gioie e delle sofferenze, delle attese e delle realizzazioni di questa splendida città… La missione di ROMA è AMOR".

"Vi ho cercato. Adesso voi siete venuti da me. E vi ringrazio".

Le notizie di martedì 24 febbraio 2004

Mercoledì 2 Febbraio 2005

Nuovo ricovero per il Papa

Alle 22.50 Giovanni Paolo II viene portato, in misura precauzionale, al Policlinico Gemelli per una crisi polmonare. Il Papa è affetto da "laringo-tracheite acuta". Sabato scorso ha avuto i primi sintomi influenzali ma domenica (dopo l’Angelus) è stato costretto al letto da una febbre a 38. Le difficoltà polmonari sono tipiche del morbo di Parkinson in stadio avanzato.

[Il Papa saluta i fedeli radunati nel piazzale dell’ospedale (Archivio Farabola)]

Le notizie di mercoledì 2 febbraio 2005

Domenica 27 Marzo 2005

La benedizione silenziosa

È Pasqua. Più di centomila fedeli, in piazza San Pietro aspetto il Papa. Lui alle 12 in punto si affaccia alla finestra. Uno dei segretari gli porge il microfono, ci prova, muove le labbra ma dalla sua bocca escono solo respiri affannosi. Muove le braccia, come per parlare a gesti. Il cardinale Sodano prende parola e recita l’Urbi et orbi. Il Papa segue la lettura dal suo leggio (il cardinale gli passa i fogli dopo averli letti) e annuisce con il capo al passaggio "pace per i Paesi del Medio Oriente e dell’Africa, dove pure tanto sangue continua a essere versato; pace per tutta l’umanità, su cui sempre incombe il pericolo di guerre fratricide". Benedice la folla con il segno della croce, fa un cenno di saluto con la mano destra e si ritira. In tutto si è mostrato per 13 minuti. Grande emozione tra la folla. Persone di ogni età che piangono, compreso qualcuno dei carabinieri in alta uniforme. [Luigi Accattoli Margherita De Bac, Cds 29/3]

Le notizie di domenica 27 marzo 2005

Mercoledì 30 Marzo 2005

Forza Papa

Canadesi, messicani, italiani e cinquemila adolescenti milanesi sono in piazza San Pietro. Aspettano il Papa. I medici lo hanno pregato di non affaticarsi ma lui disobbedisce e si affaccia dalla finestra del suo studio. Neanche una parola. Benedice a gesti. Applausi, commozione. I ragazzi urlano: "Forza Papa" battendo le mani "non mollare mai". Due ore dopo la benedizione, Joaquìn Navarro-Valls, portavoce della Santa Sede, annuncia che è cominciata "la nutrizione enterale mediante il posizionamento di un sondino nasogastrico".

Le notizie di mercoledì 30 marzo 2005

Venerdì 1 Aprile 2005

A migliaia pregano per il Papa

Le condizioni di Giovanni Paolo II si sono aggravate. Avvisati da radio e tv migliaia di persone arrivano a Piazza San Pietro. Inginocchiate, pregano per il Papa. Nei loro occhi la rassegnazione. A mezzanotte la polizia è costretta a chiudere il traffico. I fedeli continuano ad arrivare. Inizia la veglia.

Le notizie di venerdì 1 aprile 2005

Sabato 2 Aprile 2005

Muore papa Wojtyla

Sono le 21.37 del 9.655esimo giorno del suo pontificato (il terzo più lungo della storia dopo san Pietro e Pio IX) quando, a 85 anni, Giovanni Paolo II si spegne. Causa del decesso "shock settico e collasso cardiocircolatorio irreversibile". Alle 22 il segretario di Stato, cardinale Angelo Sodano, dà l’annuncio a una piazza San Pietro gremita di fedeli in preghiera (quasi centomila persone). Dalla piazza parte un forte applauso. Si intona la Salve Regina che in molti cantano fra le lacrime. Poi suonano le campane e ricominciano le preghiere.

[Papa Giovanni Paolo II]

• "Lasciatemi andare al Signore" è stata l’ultima frase del Papa. Per onorare il lutto si fermano lo sport e la campagna elettorale per le regionali, chiusa un giorno in anticipo.

• Durante il suo pontificato papa Wojtyla ha scritto 14 encicliche e 9 esortazioni apostoliche. Ha celebrato 131 cerimonie di beatificazione, nelle quali ha proclamato 1.219 beati, e 43 canonizzazioni, per un totale di 476 santi. "Duemilaquattrocento discorsi, perfino davanti a un’assemblea islamica (Casablanca, 1985). Centotré volte acclamato (anche dai musulmani, a Beirut nel 1997) una sola contestato (dai sandinisti, in Nicaragua, nel 1983)". [Gabriele Romagnoli, Rep. 2/4/2005]. Tra i discorsi più significativi, il primo nella sua Polonia ancora in lotta per la libertà, quello a Cuba, quando predica alla folla sotto il ritratto di Che Guevara. E l’ultimo quando ormai, molto malato, va in pellegrinaggio a Lourdes. Definito dalla stampa "globetrotter", ha visitato 620 località, 129 nazioni in 104 viaggi internazionali. Ha viaggiato, cioè, 543 giorni, percorrendo 1.162.165 chilometri (29 volte il giro del mondo o tre volte la spedizione dalla Terra alla Luna). In Italia i viaggi sono stati 146, in 259 città per la durata di 278 giorni. Ha visitato 301 delle 334 parrocchie della diocesi di Roma. Due le mete sognate e mai raggiunte: Mosca e Pechino: "Se stessi a Roma a scrivere encicliche mi leggerebbe solo un pugno di persone. Viaggiando, incontro moltissima gente, che non verrebbe mai da me. E mi ascolteranno" (dalla lettera a un amico polacco). [Marco Politi, Rep. 2/4/2005].

• Si contano una quindicina di tentativi di attentato, tra cui: l’attacco con una baionetta di un prete tradizionalista, a Fatima nell’82; un attentato di matrice islamica a Manila, nell’85; un altro a Sarajevo, nel ’97, con una grossa quantità di esplosivo. [Andrea Riccardi, Giovanni Paolo II. La biografia, San Paolo] Oltre a quello del 13 maggio 1981 (vedi)

Le notizie di sabato 2 aprile 2005

Venerdì 8 Aprile 2005

L’addio al Papa: "Santo subito"

[Il cardinale Joseph Ratzinger benedice la bara di Giovanni Paolo II (Archivio Farabola)]

I solenni funerali di papa Wojtyla sono presieduti dal cardinale Ratzinger. Dal 2 all’8 aprile arrivano a Roma tre milioni di pellegrini. In quei giorni, 21 mila persone entrano ogni ora nella basilica vaticana, 350 al minuto. La media di tempo necessaria per vedere i resti mortali del Papa è di 13 ore, mentre il tempo massimo di attesa è di 24 ore. La fila arriva a una lunghezza di cinque chilometri. Il giorno dei funerali 500 mila fedeli seguono le esequie in piazza San Pietro e in via della Conciliazione, mentre 600 mila da altri luoghi di Roma attraverso dei maxischermi [www.zenit.it e Vatican Information Service]. Grandi cartelli in mezzo alla folla dei fedeli invocano "Santo subito".

[Folla di fedeli e striscioni ai funerali di Giovanni Paolo II (Archivio Farabola)]

• "Gli ultimi due uomini a vedere il volto di Giovanni Paolo II – ultimi dei tanti sfilati in questi giorni in San Pietro, ultimi dei 400 milioni che secondo complicati calcoli l’hanno visto di persona in questi ventisei anni – sono stati, alle sette e mezzo, il maestro delle celebrazioni Piero Marini e il segretario Stanislao Dziwisz. [Leggi tutto l’articolo di Aldo Cazzullo]

• Prima della chiusura della bara di cipresso e noce, vengono deposte anche le medaglie coniate durante il suo pontificato. Al centro del sagrato di San Pietro, niente fiori né ornamenti, solo il libro dei Vangeli posato sul feretro. D’un tratto il vento ha cominciato a scompaginare le pagine.

[La bara di Giovanni Paolo II (Archivio Farabola)]

• La sepoltura, nelle Grotte vaticane, viene introdotta per la prima volta dal Magnificat, il cantico di Maria che ringrazia il Signore perché "ha rovesciato i potenti dai troni e ha innalzato gli umili". E, dopo il Padre nostro, per la prima volta, mentre la bara viene deposta nel sepolcro, si canta il Salve Regina. Allora la cassa di cipresso viene deposta in quella di zinco, subito saldata e, poi, in quella di legno con sopra la croce e lo stemma di Wojtyla. Là dove Giovanni Paolo II ha scelto di mettere insieme Giovanni XXIII e Paolo VI, i due Pontefici da cui aveva preso il nome: deposto nel luogo dove prima riposava Papa Roncalli e nella "vera terra", come volle Papa Montini. È la volontà di Giovanni Paolo II, espressa al segretario, monsignor Stanislao Dziwisz.

Le notizie di venerdì 8 aprile 2005

Martedì 28 Giugno 2005

La causa di canonizzazione di Wojtyla

Camillo Ruini, cardinale vicario di Roma, apre la fase diocesana della causa di beatificazione e canonizzazione del papa polacco (un mese prima la congregazione vaticana per le Cause dei santi aveva dispensato dai canonici cinque anni di attesa). "Un giorno, guardando madre Teresa in tv, si lasciò sfuggire che si sarebbe potuta canonizzarla già in vita. Era solo una simpatica battuta. Ma io pensai che lo stesso si sarebbe potuto dire di lui" (Stanislaw Dziwisz ). [Rep. 1/4/2011].

Le notizie di martedì 28 giugno 2005

Venerdì 14 Gennaio 2011

Il primo miracolo di Giovanni Paolo II

Benedetto XVI promulga il decreto che attribuisce un miracolo all’intercessione di Giovanni Paolo II. Secondo quanto riferisce il cardinale Angelo Amato, prefetto della congregazione delle Cause dei santi, si tratta della guarigione dal morbo di Parkinson (lo stesso di cui soffriva il Papa) della religiosa francese suor Marie Simon-Pierre, classe 1961.

[Papa Giovanni Paolo II (Archivio Farabola)]

Le notizie di venerdì 14 gennaio 2011

 

 

 

2011-04-27

L' ultima frase di Wojtyla: lasciatemi andare

Il Vaticano pubblica il diario dell' agonia. "Vado alla casa del Padre"

CITTA' DEL VATICANO - "Verso le 15,30 con voce debolissima e parola biascicata, in lingua polacca, il Papa chiedeva "lasciatemi andare alla casa del Padre". Poco prima delle 19 entrava in coma": è il passo più toccante del racconto ufficiale della morte di Papa Wojtyla, come apparirà negli "Acta apostolicae sedis" (Atti della sede apostolica), una specie di "Gazzetta ufficiale" vaticana. Quell' ultima frase del Pontefice morente, mormorata il primo pomeriggio del 2 aprile, il giorno del trapasso, non si conosceva. Inediti sono anche alcuni particolari della narrazione ufficiale, che al momento si conosce soltanto attraverso le anticipazioni che ne ha dato ieri l' agenzia Apcom. Una narrazione ufficiale in latino della "extrema aegrotatio, obitus et funebria" (ultima malattia, morte e funerali) di un papa è una novità nella storia degli "Acta". È stata decisa per evitare la nascita di dispute su quanto avvenuto, com' è capitato in particolare con Giovanni Paolo I. Il racconto è minuzioso e inizia con la prima drammatica corsa verso l' ospedale, la notte dell' 1 febbraio, quando risultò "necessario il ricovero d' urgenza al Gemelli in autoambulanza attrezzata a centro mobile di rianimazione: erano le ore 22,50". Il 10 febbraio il rientro in Vaticano in papamobile: "Completati gli accertamenti diagnostici, inclusa la Tac total body, che consentivano di escludere altre patologie, il Papa in auto rientrò in Vaticano verso le 19,40". Ma tornano le crisi di soffocamento, tanto che il 24 febbraio "si rese indilazionabile un secondo ricovero che avvenne verso le 11,50". Vengono narrate anche le apparizioni pubbliche. Ecco quella di domenica 6 marzo: "Il Papa indossando la casula rossa celebrava la messa" e "pronunciava la formula di benedizione finale con voce flebilissima e discreta dizione". Minuzioso è pure il resoconto sull' assistenza medica nel palazzo vaticano: "Il 13 marzo il Papa rientrava in Vaticano verso le 18,40. L' assistenza medica era costantemente assicurata da una équipe vaticana composta da 10 medici rianimatori e 4 infermieri". Si direbbe che la narrazione ufficiale faccia suo, per i momenti più drammatici, il linguaggio sobrio dei titoli dedicati alla vicenda dai media: per esempio il 20 marzo "il Papa compiva una apparizione alla finestra del suo studio, muta, limitandosi alla benedizione con la mano destra". Il 27 marzo è l' ultima Pasqua di Karol Wojtyla: "Si trattenne per 13 minuti dinnanzi alla finestra aperta sulla piazza san Pietro gremita di fedeli", poi "tentò di leggere le parole della benedizione senza successo e in silenzio con la mano destra benedisse la città e il mondo". Mercoledì 30 marzo l' ultima apparizione alla finestra: "Veniva comunicato che era stata intrapresa la nutrizione enterale (intestinale, ndr) mediante il posizionamento permanente di un sondino nasogastrico. Lo stesso giorno, mercoledì, si presentò alla finestra del suo studio e, senza parlare, benedisse la folla che attonita e dolente l' attendeva in piazza san Pietro. Fu l' ultima statio pubblica della sua penosa Via Crucis". Inedita è la descrizione della crisi decisiva, che arriva il 31 marzo: "Poco dopo le 11 il Papa, che si era recato in cappella per la celebrazione, venne colto da un brivido squassante, cui seguiva una forte elevazione termica sino a 39,6. Quindi subentrava un gravissimo shock settico con collasso cardiocircolatorio, dovuto ad una accertata infezione alle vie urinarie. Veniva rispettata la sua volontà di rimanere nella propria abitazione. Nel pomeriggio era celebrata la messa ai piedi del letto del Papa che partecipava con gli occhi socchiusi, ma al momento della consacrazione alzava debolmente il braccio destro per due volte e accennava a battersi il petto durante la recita dell' Agnus Dei. Il cardinale Marian Javorski gli amministrava l' estrema unzione". L' 1 aprile "il paziente con visibile partecipazione si associava alla continua preghiera di coloro che lo assistevano". Ma la mattina del giorno dopo "cominciava a presentare una iniziale compromissione della coscienza". Dopo aver riferito le ultime parole del Pontefice, che abbiamo riportato all' inizio, la narrazione ufficiale così prosegue: "Secondo una tradizione polacca, un piccolo cero acceso illuminava la penombra della camera e canti religiosi polacchi accompagnavano la celebrazione e si univano a quelli dei giovani in piazza. Alle ore 21,37 il Papa moriva. Il decesso era accertato anche mediante l' esecuzione dell' elettrocardiotanatogramma protratto per oltre 20 minuti, come da norma vaticana". 30 MARZO Alla finestra Giovanni Paolo II appare per l' ultima volta in pubblico mercoledì 30 marzo: il Pontefice si affaccia alla finestra del suo studio per salutare i fedeli riuniti in piazza San Pietro (nella foto sopra). Tutti sanno che al Papa è stato impiantato un sondino nasogastrico, eredità dell' ultimo ricovero al Gemelli, per facilitare la deglutizione ed evitare gli spasmi del Parkinson di cui soffre. Il Papa cerca inutilmente di parlare, con uno sforzo visibile e commovente che gli Acta definiscono "ultima statio pubblica della sua penosa Via Crucis" 31 MARZO La crisi Giovedì mattina, intorno alle 11, il Pontefice assiste alla messa nella sua cappella privata nell' appartamento al terzo piano del Palazzo apostolico. La febbre si alza improvvisamente a quasi 40 gradi: è l' inizio della crisi che lo porterà alla morte, causata da un' infezione alle vie urinarie. Giovanni Paolo II viene portato nella sua stanza. In giornata riceve l' unzione degli infermi 1 APRILE La veglia Nelle prime ore del mattino il Vaticano rilascia un bollettino medico che rivela la gravità delle condizioni di Papa Wojtyla. La mobilitazione dei fedeli è impressionante: piazza San Pietro (come tutte le chiese della cattolicità) si riempie di persone che pregano per il Pontefice durante il giorno e poi anche nella notte successiva (nella foto sopra). La sensazione è che la fine sia imminente. Nella piazza si levano canti 2 APRILE La morte Verso le 15.30 il Papa mormora: "Lasciatemi andare alla casa del Padre". Alle 19 entra in coma, alle 21.37 l' archiatra pontificio ne accerta la morte. L' annuncio è immediato, le guardie svizzere chiudono la porta di bronzo in piazza San Pietro, un rito che da secoli segnala la scomparsa del Pontefice (sopra). Iniziano i lunghi riti della sede vacante e del conclave IL CERO Nella stanza un piccolo cero acceso, secondo la tradizione polacca, faceva compagnia al morente I CANTI Canti religiosi polacchi accompagnavano la celebrazione e si univano a quelli dei giovani in piazza

18 settembre 2005 - Corriere della Sera Accattoli Luigi

 

 

 

 

 

 

REPUBBLICA

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2011-05-01

Diretta

Oltre un milione di fedeli a Roma

Karol Wojtyla proclamato Beato

Oltre un milione di fedeli a Roma Karol Wojtyla proclamato Beato

Al termine del solenne rito sul sagrato della Basilica di San Pietro, Papa Benedetto XVI ha ufficialmente proclamato la beatificazione del suo predecessore polacco, Giovanni Paolo II. Oltre ai fedeli, giunte in Vaticano 90 delegazioni da tutto il mondo, tra cui cinque case reali e 16 capi di Stato. Presenti tutte le più alte cariche dello Stato italiano. Benedetto XVI saluta la folla arrivando su una jeep scoperta e indossando i paramenti che furono di Giovanni Paolo II. I varchi sono stati aperti alle due di notte, con tre ore di anticipo. La polizia ha deciso l'apertura per motivi di ordine pubblico, perché decine di migliaia di persone premevano ormai agli ingressi. Ieri sera al Circo Massimo si è svolta la veglia di preghiera, primo atto della tre giorni di celebrazioni per Giovanni Paolo II beato. C'erano i cardinali Bagnasco e Tettamanzi, l'ex segretario Stanislao Dziwisz, l'ex addetto stampa Navarro Valls, la religiosa miracolata suor Marie Simon-Pierre. Papa Ratzinger si è collegato con la piazza per una benedizione. Molti pellegrini hanno poi dormito accampati per strada nelle vicinanze di San Pietro

(Aggiornato alle 14:14 del 01 maggio 2011)

14:14 I numeri della beatificazione di Giovanni Paolo II 88 – Questi alcuni dei numeri del rito di beatificazione di Giovanni Paolo II: - 1,5 milioni i fedeli - 100 mila fedeli polacchi - 87 delegazioni ufficiali - 16 Capi di Stato - 7 primi ministri - 100 cardinali - 500 vescovi - 800 sacerdotes - 710 membri del coro - 25.000 rose - 30.000 piante di asparagi - 14 maxi schermi - 3.500 volontari - 200 centri informazione, 186 fissi e il resto mobili - 35 centri di raccolta, con 600 operatori - 35 centri di informazione turistica - 500.000 biglietti dell'autobus con l'immagine del Beato - 100 veicoli della Protezione Civile - 3.700 poliziotti - 5.046 posti di parcheggio in 77 aree - 1.300 addetti alla pulizia - 400 veicoli di raccolta di immondizia - 400 bagni chimici - 230 tonnellate di immondizia raccolta - 1.000.000 di bottiglie d'acqua distribuite - 1 ospedale da campo - 14 centri medici - 87 ambulanze - 120 barellieri - 2 elicotteri di pronto soccorso - 6 anni, la durata del processo di beatificazione - 114 testimoni (35 cardinali, 20 vescovi, 11 sacerdoti, 5 religiosi, 3 monache, 36 laici, 3 non cattolici, 1 ebreo). - 129 le domande cui ha risposto ognuno di loro - 251 i miracoli accreditati a Wojtyla - 4 mln di Euro spesi dal Comune di Roma

14:09 Gruppi di pellegrini da San Pietro al Concerto del Primo maggio 87 – Alcuni gruppi di pellegrini, che hanno partecipato oggi alla cerimonia di beatificazione di Giovanni Paolo II, in piazza San Pietro, si stanno spostando lentamente verso piazza San Giovanni per assistere al concerto del Primo Maggio. Dopo aver partecipato alla cerimonia religiosa, molti giovani fedeli resteranno a Roma anche il resto della giornata per l"evento laico nel giorno della Festa dei lavoratori

14:04 Wadowice, 90enne: "Beato Wojtyla, mio compagno di scuola" 86 – "E' bellissimo che il mio vecchio compagno di scuola sia stato fatto beato". E' quanto ha detto il novantenne Eugeniusz Mroz, emozionato di fronte allo schermo gigante installato nella piazza di Wadowice, dove Karol Wojtyla nacque nel 1920. A Cracovia 100.000 persone hanno sfidato il freddo per pregare nella chiesa della Divina Pietà, nel quartiere di Lagiewniki, dove è custodita una fiala contenete il sangue di Giovanni Paolo II. A Varsavia le immagini di quanto accadeva a Roma sono state viste dalla folla in piazza Pilsudski, la stessa in cui nel 1979 l'appena eletto Giovanni Paolo II pronunciò le famose parole che diedero la spinta propulsiva a Solidarnosc: "Non abbiate paura, cambiate il mondo"

13:59 Prefetto: "Collaborazione tra Vaticano, Comune e forze dell'ordine" 85 – "Non è semplice gestire un milione e mezzo di persone, considerando anche il fatto che le previsioni parlavano di un milione di pellegrini. Per ora sono soddisfatto perché è andato tutto bene, il deflusso è iniziato, ci prepariamo adesso a un nuovo evento, che è quello del concerto del Primo maggio". Lo ha detto il prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, che tra l'altro era il funzionario di turno in Questura quando Giovanni Paolo II fu vittima dell'attentato in piazza San Pietro. Il prefetto oggi ha ricordato con commozione quel giorno ed anche il fatto che il Papa sopravvisse e dunque potè proseguire nel suo lungo cammino di pontefice. Per Pecoraro "l'unico modello possibile è la collaborazione interistituzionale. C'è stata grande collaborazione tra le forze dell'ordine, il Vaticano e il Comune. Ringrazio anche il volontari". "Non abbiamo avuto particolari segnalazioni di rischio negli ultimi giorni - ha spiegato il prefetto - ovviamente bisogna sempre tenere conto del rischio di un pazzoide che possa creare scompiglio. Per fortuna questo non è avvenuto"

13:30 Migliaia di fedeli in fila per venerare le spoglie di Wojtyla 84 – Mentre la folla pian piano lascia lentamente Piazza San Pietro - secondo le stime, la piazza dovrebbe svuotarsi entro le 14.30 -, sono in migliaia i fedeli che si sono messi in fila per entrare nella Basilica vaticana e venerare il feretro di Wojtyla. La coda è già lunghissima, a formare un serpentone. Dopo l'omaggio alle spoglie di Giovanni paolo II da parte del Papa Benedetto XVI, dei cardinali e dei capi di Stato presenti alla cerimonia di beatificazione, San Pietro è stata aperta ai fedeli, che vengono però fatti scorrere piuttosto velocemente a qualche metro di distanza dalla bara del nuovo beato, lungo le transenne che corrono attorno all'altare della confessione di fronte al quale è stata sistemato il feretro

13:29 Questura stima: un milione e mezzo i fedeli in Vaticano 83 – Da una ricognizione delle immagini che riprendono le varie strade nella zona del Vaticano dove si trovano i fedeli, la questura di Roma stima la presenza di circa un milione e mezzo di persone

13:21 Aggiornamento 118: 504 interventi, 54 le persone ricoverate 82 – Il caldo inaspettato calato su Piazza San Pietro, il sovraffollamento, lo stress dopo lunghe ore in piedi: tutto questo ha causato 504 interventi di soccorso dell'Ares 118 presso le tende attrezzate nei dintorni di Piazza San Pietro. Quasi tutti lievi malori, ma per 54 di questi si è reso necessario il ricovero in ospedale

13:09 La Merkel non c'era, Germania rappresentata da ministro Interno 81 – Contrariamente a quanto annunciato prima del rito da un'agenzia di stampa, la cancelliera tedesca Angela Merkel non è intervenuta alla beatificazione di Giovanni Paolo II, dove tra l'altro non figurava nell'elenco delle autorità presenti. La Germania è stata rappresentata dal ministro dell'Interno Hans-Peter Friedrich. Lo comunica la Sala Stampa del Vaticano

13:08 Napolitano e Berlusconi incontrano Ratzinger in sacrestia 80 – Il presidente Napolitano e il premier Berlusconi hanno raggiunto Bendetto XVI nella sacrestia di San Pietro, dove il Papa stringe la mano alle delegazioni ufficiali. Attraversando San Pietro, sono passati accanto alla bara di Giovanni Paolo II che tra pochi minuti sarà esposta alla venerazione dei fedeli. Tra il Pontefice e le due autorità italiane il colloquio è durato il tempo di un cordiale scambio di saluti. Uscendo dalla sagrestia dove si è svolto il breve incontro sia Napolitano che Berlusconi sono apparsi sorridenti

13:03 I cardinali concelebranti baciano la bara di Wojtyla 79 – Dopo Benedetto XVI hanno potuto venerare la bara del nuovo beato anche i cardinali concelebranti, ai quali è stato consentito di chinarsi per baciarne il legno

12:52 Polizia in elicottero vigila dall'alto su deflusso 78 – Una costante vigilanza anche dall'alto grazie al volo degli elicotteri. Così la Polizia di Stato monitora e vigila l'intera area del Vaticano dove si è appena conclusa la cerimonia di beatificazione di Giovanni Paolo II. Gli elicotteri della polizia con le loro speciali telecamere a bordo tengono d'occhio l'enorme massa di pellegrini nell'intera area, seguendone gli spostamenti e avendo così un quadro chiaro della situazione in ogni momento

12:51 Benedetto XVI nella Basilica, prega davanti feretro Wojtyla 77 – Benedetto XVI in preghiera davanti al feretro di Giovanni Paolo II, oggi proclamato beato. Il Papa, al termine della cerimonia di beatificazione, è entrato nella Basilica vaticana e si è inginocchiato in raccoglimento dinanzi alla teca contenente le spoglie mortali di Wojtyla, posta davanti all'altare centrale. Sul feretro una copia del medievale Evangeliario di Lorsch, aperta e poggiata su un cuscino bianco decorato in oro. Attorno una corolla di fiori bianchi e gialli, le guardie svizzere schierate ai lati

12:48 Iniziato il deflusso dei fedeli verso metro Ottaviano 76 – E' iniziato il deflusso dei pellegrini da piazza Risorgimento verso la stazione "Ottaviano" della metropolitana e circa 70 persone, tra volontari della Protezione civile di Roma e operatori Atac sono al lavoro per gestirlo. Per il momento la situazione alla fermata più vicina al Vaticano è ancora regolare, l'Agenzia Roma servizi per la mobilità consiglia di utilizzare anche le stazioni metro di Lepanto e Cipro, per evitare l'eccessivo affollamento di Ottaviano. Sono in servizio anche le navette verso la stazione Termini, il cui capolinea è stato temporaneamente spostato da lungotevere Sangallo a Ponte Mazzini

12:43 Papa ringrazia i pellegrini, i malati e i media 75 – "Rivolgo il mio più affettuoso saluto a tutti i pellegrini - raccolti qui in Piazza San Pietro, nelle strade adiacenti e in diversi altri luoghi di Roma - e a quanti sono uniti a noi mediante la radio e la televisione, i cui dirigenti e operatori non si sono risparmiati per offrire anche ai lontani la possibilità di partecipare a questo grande giorno. Ai malati e agli anziani, verso i quali il nuovo Beato si sentiva particolarmente vicino giunga uno speciale saluto. Ed ora, in spirituale unione con il Beato Giovanni Paolo II, ci rivolgiamo con amore filiale a Maria Santissima, affidando a lei, Madre della Chiesa, il cammino dell'intero Popolo di Dio"

12:42 Il ringraziamento del Papa all'Italia e a Roma 74 – Grazie all'Italia, alla diocesi di Roma e alla città di Roma, per quanto hanno fatto per cooperare alla organizzazione della beatificazione di Giovanni Paolo II. Li ha rivolti il Papa, recitando il Regina Coeli dal sagrato della basilica di San Pietro, al termine della beatificazione del predecessore. Il Papa ha ringraziato anche i malati e i pellegrini intervenuti al rito. "Rivolgo infine - ha detto Papa Ratzinger - il mio cordiale saluto al Presidente della Repubblica Italiana e al suo seguito, con uno speciale ringraziamento alle Autorità italiane per l'apprezzata collaborazione nell'organizzare queste giornate di festa. E come potrei qui non menzionare tutti coloro che hanno da tempo e con grande generosità preparato questo evento: la mia Diocesi di Roma con il Cardinale Vallini, il Comune della Città con il suo Sindaco, tutte le Forze dell'Ordine e le varie Organizzazioni, Associazioni, i numerosissimi volontari e quanti, anche singolarmente, si sono resi disponibili ad offrire il proprio contributo. Il mio riconoscente pensiero va anche alle Istituzioni e agli Uffici Vaticani. In tanto impegno vedo un segno di grande amore verso il Beato Giovanni Paolo II"

12:28 Benedetto XVI saluta i polacchi e li affida al nuovo Beato 73 – Saluto particolare del Papa ai connazionali del nuovo beato Giovanni Paolo II. Nel Regina Coeli (la preghiera che in questo tempo liturgico sostituisce l'Angelus, ndr), Benedetto XVI ha rivolto in polacco il suo "cordiale saluto - ha detto - ai polacchi partecipanti a questa beatificazione, sia di persona che tramite i mezzi di comunicazione". "Affido tutti - ha concluso - all'intercessione del vostro Beato connazionale, il papa Giovanni Paolo II. Ottenga per voi e per la sua Patria il dono della pace, dell'unità e di ogni prosperità". Il Papa ha recitato il Regina Coeli in francese, inglese, tedesco, spagnolo, portoghese, polacco e italiano. In tutte le lingue ha chiesto al nuovo beato di "benedire gli sforzi di ciascuno per costruire una civiltà dell'amore, nel rispetto della dignità di ogni persona umana, creata a immagine di Dio, con una attenzione particolare a chi è più fragile"

12:22 Arrestati altri sette borseggiatori 72 – L'arrivo di oltre un milione di fedeli a Roma non poteva non attirare i borseggiatori. In una nota, il gruppo carabinieri di Roma informa che, dopo i tre arresti di ieri, in poche ore altri 7 malviventi sono stati arrestati, sorpresi in azione in varie zone della Capitale". I 7 borseggiatori sono stati trattenuti in caserma in attesa di essere sottoposti al rito direttissimo. "Da stamani decine di carabinieri in abiti civili e in divisa, stanno presidiando, oltre ai mezzi pubblici e alle relative fermate, anche i luoghi di aggregazione predisposti in numerose piazze della città per permettere di seguire la cerimonia di San Pietro anche dai maxischermi appositamente installati" spiega ancora la nota

12:20 Concelebrano 100 cardinali, 800 sacerdoti per la comunione 71 – Sono oltre 100 i cardinali arrivati da tutto il mondo per concelebrare con il Papa. Un dato che lascia immaginare quanto esteso sarà il culto del beato Giovanni Paolo II che fuori da Roma e dalla Polonia, deve essere chiesto, come ha stabilito la Congregazione per i sacramenti, dalle Conferenze Episcopali o da singoli vescovi. Ottocento sacerdoti, intanto, distribuiscono la comunione ai fedeli: 500 in piazza San Pietro e 300 nelle zone vicine, compresa piazza Risorgimento dove è c'è un maxi schermo. Tra coristi, organisti e orchestrali della Cappella Sistina, del coro della diocesi di Roma e dell'orchestra di Santa Cecilia, sono 710 i musicisti, 2300 i giornalisti accreditati

12:19 A Roma per Wojtyla, muore cardinale di Valencia 70 – E' morto questa mattina presto il cardinale Augustin Garcia Gasco y Vicente, arcivescovo emerito di Valencia, che era a Roma da qualche giorno per partecipare al rito di beatificazione di Giovanni Paolo II. Il decesso è avvenuto nell'istituto religioso che lo ospitava. Aveva compiuto 80 anni lo scorso 11 febbraio

12:17 A Mugabe ultimi posti della fila riservata a reali e capi di Stato 69 – E' seduto, insieme alla moglie, nella prima fila riservata - sul lato destro guardando l'altare - ai Re, le Regine ed i Capi di Stato. Ma il presidente dello Zimbawe, il contrastato Robert Mugabe e la la moglie, sono stati sistemati agli ultimi posti della lunga fila di sedie che si apre con la Regina Paola del Belgio, accanto al marito, il Re Alberto. Seguono i reali del Liectensethein, quelli del Lussemburgo, il principe di Spagna Felipe con la moglie Letizia, i britannici Duchi di Gloucester. E, ancora, Monsignor Dominique Cardinal Mamberti con accanto il premier italiano Silvio Berlusconi, il capo dello stato Giorgio Napolitano e poi, via via tutti gli altri capi stato (16 in tutto presenti alla cerimonia) fino, appunto a Mugabe che con la moglie chiude la fila

12:14 Suore stremate raccontano fatica per un posto in prima fila 68 – Tra i pellegrini delle file più vicine al sagrato dove si svolge la cerimonia per la beatificazione di Giovanni Paolo II, 14 infermiere sarde di Villasimius. Una di loro, Tonina, racconta la fatica di arrivare fin qui: "Siamo partite dalla Sardegna ieri pronte a trascorrere la notte all'aperto con i sacchi a pelo. Ma quando siamo arrivate intorno all'una di stanotte nei pressi di San Pietro c'era già talmente tanta gente che non c'era nemmeno lo spazio per stendere i sacchi. Abbiamo così trascorso la notte in piedi senza dormire neanche un minuto. Poi verso le sei del mattino ci hanno fatto accedere all'interno della piazza. Siamo stremate". Tonina protesta anche per il fatto che lei e le sue compagne hanno dovuto presidiare senza potersi allontanare le postazioni conquistate. "Se andavi anche solo un attimo in bagno poi ti facevano rifare di nuovo la fila per raggiungere il posto da cui eri partita. Così anche adesso ho paura di bere perché se vado al bagno poi non posso tornare qui"

12:02 Presentato a Cracovia reliquiario con ampolla sangue Wojtyla 67 – All'inizio della messa recitata all'aperto nel Santuario della Divina Misericordia nel quartiere Lagiewniki, dopo l'omelia del Benedetto XVI ascoltata dalla folla in diretta con San Pietro, è stato presentato per la prima volta il reliquiario con l'ampolla del sangue di Papa Wojtyla. La reliquia è stata donata dal cardinale Stanislaw Dziwisz al custode del Santuario, il vescovo ausiliare di Cracovia Jan Zajac. I fedeli hanno iniziato l'inno di ringraziamento

11:59 "Gli scrissi una lettera, mi rispose" 66 – Con il sacco a pelo sulle spalle sono stati i primi ad entrare a piazza San Pietro Giuseppe Martiroli e Pietro Parente, vengono da Milano. Laureati alla Bocconi, hanno la faccia pulita e gli occhi di chi ha aspettato per 20 ore di poter entrare in piazza. "Nel 2004 scrissi a Giovanni Paolo II - racconta Pietro -. Nella lettera facevo considerazioni sulla vita. Non gli chiedevo nulla, solo di inviarmi la sua benedizione. Non me l'aspettavo ma qualche mese dopo arrivò la risposta con tanto di benedizione. Quello è stato uno dei giorni più felici della mia vita"

11:59 Le preghiere in tedesco, russo, spagnolo, francese e inglese 65 – "I Cristiani perseguitati e vilipesi aprano con coraggio il loro cuore a Cristo e, perseverando nell'ora della prova, si sentano partecipi della stessa missione del Redentore in favore dell'umanità". Questa invocazione è stata pronunciata in tedesco durante la messa di beatifcazione di Giovanni Paolo II. "I responsabili dei popoli e delle nazioni si lascino provocare dalla sollecitudine sociale della Chiesa e riscoprano l'urgenza di vivere il Vangelo della vita", si è pregato in russo. E in spagnolo si è chiesto che "la Chiesa raccolga tutti i rinati nel Battesimo, affinche siano una cosa sola". In francese, infine, per "il nostro Santo Padre Benedetto, che annuncia a tutti con mite franchezza lo splendore della Verita, si senta sostenuto dalla consolante intercessione della Madre e del Custode del Redentore". "I discepoli del Signore - ha concluso un lettore in inglese - oggi qui raccolti nella gioia e nella lode per il dono e la testimonianza evangelica del beato Giovanni Paolo II, orientati da fede e ragione, siano cercatori instancabili della verità"

11:53 Trasporti, deflusso scaglionato su metro e navette 64 – Alcuni volontari della Protezione Civile di Roma stanno presidiando l'ingresso della stazione Ottaviano della linea A della metropolitana, per favorire un deflusso scaglionato dei pellegrini al termine della cerimonia di beatificazione di Giovanni Paolo II. Secondo quanto appreso all'interno della Sala Sistema Roma predisposta dal Campidoglio, qualora la fermata più vicina al Vaticano dovesse riempirsi, la Protezione Civile inviterà i pellegrini a raggiungere le stazioni vicine di Lepanto e Cipro, o di attendere il deflusso delle persone all'interno di Ottaviano. L'Agenzia Roma Servizi per la mobilità rende noto che si sta organizzando un deflusso scaglionato anche per i pellegrini che raggiungeranno Lungotevere Sangallo per servirsi della navetta verso la stazione Termini

11:44 Il Papa in polacco: "Ha aiutato i cristiani a non aver paura" 63 – Il Papa ha recitato una parte della sua omelia in polacco, la lingua madre del nuovo Beato. "Con la sua testimonianza di fede, di amore e di coraggio apostolico, accompagnata da una grande carica umana, questo esemplare figlio della Nazione polacca ha aiutato i cristiani di tutto il mondo a non avere paura di dirsi cristiani, di appartenere alla Chiesa, di parlare del Vangelo. In una parola: ci ha aiutato a non avere paura della verità, perché la verità è garanzia di libertà"

11:42 Napolitano e signora con Berlusconi per saluto italiano al Papa 62 – Saranno il Capo dello Stato Giorgio Napolitano, sua moglie Clio e il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha rendere omaggio, con un breve saluto, a Benedetto XVI al termine della cerimonia, a nome della delegazione italiana. Dopo il rito di beatificazione e la recita del Regina Coeli il Pontefice riceverà infatti nella sagrestia i principali rappresentanti delle delegazioni ufficiali giunte da molti paesi a Roma per la cerimonia dedicata a Wojtyla

11:41 Frase a braccio di Benedetto XVI dopo l'omelia 61 – Dopo aver letto l'omelia, Benedetto XVI ha aggiunto a braccio una frase, per ricordare che in questa stessa piazza San Pietro Giovanni Paolo II si affacciava dalla sua finestra per benedire i fedeli. "Santo Padre ci benedica!", ha poi aggiunto con voce commossa rivolto al suo predecessore da oggi beato

11:40 Benedetto XVI: "Realizzò la vocazione: un tutt'uno con Gesù" 60 – Per Benedetto XVI, Papa Wojtyla "ha realizzato in modo straordinario la vocazione di ogni sacerdote e vescovo: diventare un tutt'uno con quel Gesù, che quotidianamente riceve e offre nell'Eucaristia". Beato te, amato Papa Giovanni Paolo II, perché hai creduto! Continua ti preghiamo a sostenere dal Cielo la fede del Popolo di Dio. Amen"

11:37 Benedetto XVI: "Malattia lo spogliò di tutto, rimase roccia" 59 – Benedetto XVI ricorda la "testimonianza di sofferenza" di Giovanni Paolo II. "Il Signore lo ha spogliato pian piano di tutto, ma egli è rimasto sempre una 'roccia', come Cristo lo ha voluto. La sua profonda umiltà, radicata nell'intima unione con Cristo, gli ha permesso di continuare a guidare la Chiesa e a dare al mondo un messaggio ancora più eloquente proprio nel tempo in cui le forze fisiche gli venivano meno"

11:36 Benedetto XVI: "Vicino a lui per 23 anni, ringrazio Dio" 58 – "Per 23 anni ho potuto stargli vicino e venerare sempre più la sua persona". Al termine della sua omelia, con queste parole Benedetto XVI ha voluto confidare alla folla i propri sentimenti in questo momento. "Ringrazio Dio - ha detto - anche per la personale esperienza che mi ha concesso, di collaborare a lungo con il beato Papa Giovanni Paolo II. Già prima avevo avuto modo di conoscerlo e di stimarlo, ma dal 1982, quando mi chiamò a Roma come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede". "Il mio servizio - ha confidato Papa Ratzinger - è stato sostenuto dalla sua profondità spirituale, dalla ricchezza delle sue intuizioni. L'esempio della sua preghiera mi ha sempre colpito ed edificato: egli si immergeva nell'incontro con Dio, pur in mezzo alle molteplici incombenze del suo ministero"

11:32 Il Papa: "Ridiede a Cristianesimo speranza ceduta a marxismo" 57 – "Karol Wojtyla salì al soglio di Pietro portando con sè la sua profonda riflessione sul confronto tra il marxismo e il cristianesimo, incentrato sull'uomo". Lo ha ricordato Benedetto XVI nella sua omelia. "Quella carica di speranza che era stata ceduta in qualche modo al marxismo e all'ideologia del progresso, egli - ha spiegato il Papa teologo - l'ha legittimamente rivendicata al Cristianesimo, restituendole la fisionomia autentica della speranza, da vivere nella storia con uno spirito di avvento, in un'esistenza personale e comunitaria orientata a Cristo, pienezza dell'uomo e compimento delle sue attese di giustizia e di pace". Per il successore, "il messaggio di Giovanni Paolo II è stato questo: l'uomo è la via della Chiesa, e Cristo è la via dell'uomo". "Con questo messaggio, che è la grande eredità del Concilio Vaticano II e del suo timoniere il Servo di Dio Papa Paolo VI, ha guidato - ha detto Ratzinger - il Popolo di Dio a varcare la soglia del Terzo Millennio, che proprio grazie a Cristo egli ha potuto chiamare soglia della speranza". "Sì - ha insistito il Pontefice - attraverso il lungo cammino di preparazione al Grande Giubileo, egli ha dato al Cristianesimo un rinnovato orientamento al futuro, il futuro di Dio, trascendente rispetto alla storia, ma che pure incide sulla storia"

11:31 Benedetto XVI: "Wojtyla gigante, aprì sistemi chiusi" 56 – "Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!". Le parole con le quali il 22 ottobre 1978 Giovanni Paolo II iniziò il suo Pontificato sono state ripetute oggi da Benedetto XVI nella sua omelia. "Quello che il neo-eletto Papa chiedeva a tutti, egli stesso - ha scandito Papa Ratzinger - lo ha fatto per primo: ha aperto a Cristo la società, la cultura, i sistemi politici ed economici, invertendo con la forza di un gigante, forza che gli veniva da Dio, una tendenza che poteva sembrare irreversibile"

11:30 Benedetto XVI: "Convenuti qui da tutto il mondo" 55 – "Siete convenuti così numerosi a Roma da ogni parte del mondo". Lo ha detto il Papa nell'omelia pronunciata in piazza San Pietro, salutando i cardinali, i patriarchi delle Chiese Orientali Cattoliche, i vescovi e i sacerdoti e le Delegazioni Ufficiali ma anche le "persone consacrate e i fedeli laici". Il Papa lo ha poi esteso a quanti "sono uniti a noi mediante la radio e la televisione"

11:28 Benedetto XVI: "Wojtyla beato per sua fede, forte e generosa" 54 – Giovanni Paolo II "è beato per la sua fede, forte e generosa, apostolica". Lo ha sottolineato il Papa nell'omelia pronunciata nella messa di beatificazione. "'Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!'. Nel vangelo di oggi Gesù pronuncia questa beatitudine", ha detto Ratzinger: "la beatitudine della fede. Essa ci colpisce in modo particolare, perché siamo riuniti proprio per celebrare una beatificazione, e ancora di più perché oggi è stato proclamato beato un Papa, un successore di Pietro, chiamato a confermare i fratelli nella fede"

11:27 Benedetto XVI spiega perché rito il primo maggio 53 – Rivolto alla folla sterminata che assiste al rito, Benedetto XVI ha sottolineato anche la coincidenza tra l'odierna Seconda di Pasqua, "che il beato Giovanni Paolo II ha intitolato alla Divina Misericordia" e l'anniversario liturgico della morte di Giovanni Paolo II che, ha detto, "per un disegno provvidenziale rese lo spirito a Dio proprio la sera della vigilia di questa ricorrenza". "Perciò - ha chiarito - è stata scelta questa data per l'odierna Celebrazione"

11:25 Benedetto XVI: "Festa lavoratori arricchisce questo rito" 52 – "Oggi - ha ricordato il Papa nella sua omelia - è il primo giorno del mese di maggio, il mese di Maria; ed è anche la memoria di san Giuseppe lavoratore. Questi elementi concorrono ad arricchire la nostra preghiera, aiutano noi che siamo ancora pellegrini nel tempo e nello spazio; mentre in Cielo, ben diversa è la festa tra gli Angeli e i Santi!"

11:15 L'omelia di Benedetto XVI: "Giorno atteso è arrivato" 51 – Sei anni fa, al funerale di papa Wojtyla, "noi sentivamo aleggiare il profumo della sua santità". Per questo "ho voluto" "nel doveroso rispetto della normativa della Chiesa" che la sua beatificazione procedesse "con discreta celerità. Ed ecco che il giorno atteso è arrivato, è arrivato presto, perché così è piaciuto al Signore: Giovanni Paolo II è beato". Con queste parole Benedetto XVI ha iniziato la sua omelia davanti a una folla sterminata di fedeli, oltre un milione secondo i dati ufficiali, probabilmente ancora di più. "Sei anni or sono - ha ricordato il Pontefice - ci trovavamo in questa Piazza per celebrare i funerali del Papa Giovanni Paolo II. Profondo era il dolore per la perdita, ma più grande ancora era il senso di una immensa grazia che avvolgeva Roma e il mondo intero: la grazia che era come il frutto dell'intera vita del mio amato predecessore, e specialmente della sua testimonianza nella sofferenza"

11:08 La suora che prese i voti per Wojtyla: "Santo" 50 – Suor Maria Grazia ha gli occhi congestionati dalle lacrime di commozione che non vogliono saperne di smettere di scendere. Si avvinghia a una consorella per trattenessi, se ne stacca solo quando pensa di potercela fare a parlare a dire "finalmente". Ma la voce le si rompe in gola e allora è suor Teresa a parlare per lei: "Ha scelto di amare Cristo per il Papa", dice riferendosi a Giovanni Paolo II: "Lo ripete sempre: voglio amare Cristo come lui ha fatto e come lui mi ha insegnato. E' per questo che ha lasciato la propria casa, il suo villaggio e ha cominciato questo cammino". Suor Maria Grazia riesce solo ad annuire e infine a mormorare, con un fil di voce: "Santo"

10:58 Sala Stampa conferma: oltre un milione i fedeli a Roma 49 – Sono oltre un milione i fedeli che assistono oggi a Roma alla beatificazione di Giovanni Paolo II. Lo riferisce la sala stampa vaticana, in base a dati della Prefettura di Roma

10:57 In San Pietro risuona l'inno del nuovo Beato 48 – L'Inno del Beato Giovanni Paolo II, con un testo che riporta le parole-simbolo del Pontificato di Wojtyla ("Non abbiate paura! Spalancate le porte a Cristo"), ha sottolineato il festoso momento della proclamazione dell'avvenuta beatificazione. Cantato in latino mentre veniva scoperto l'arazzo raffigurante Wojtyla e mentre suor Tobiana, per 27 anni al servizio nell'appartamento papale, e suor Marie Simon-Pierre, la cui guarigione dal Parkinson ha aperto la via della beatificazione, recavano le reliquia col sangue del nuovo beato, l'inno su musica di mons. Marco Frisina ha risuonato in Piazza San Pietro tra lo sventolio delle bandiere e la commozione di molti fedeli. L'Inno verrà eseguito per intero anche al termine della celebrazione

10:57 Dopo gli applausi silenzio e raccoglimento in San Pietro 47 – Stop agli applausi e allo sventolio delle bandiere in piazza San Pietro per un momento di raccoglimento. La richiesta è stata rivolta ai fedeli dal sagrato in più lingue tramite gli altoparlanti subito dopo il ringraziamento al Papa dal card. Vallini

10:53 Il ringraziamento di cardinal Vallini a Benedetto XVI 46 – "Beatissimo Padre, il vicario generale di Vostra Santita per la Diocesi di Roma ringrazia la Santità Vostra per aver oggi proclamato beato il venerabile servo di Dio Giovanni Paolo II, Papa". Lo ha detto il cardinale Agostino Vallini dopo che Benedetto XVI ha proclamato beato il suo predecessore. Subito dopo Vallini si è avvicinato al Pontefice per scambiare con lui un abbraccio. Lo stesso ha fatto il postulatore della causa, monsignor Slawomir Oder

10:52 Moltissimi i fedeli in ginocchio sui sanpietrini 45 – Sono moltissimi i fedeli che in piazza San Pietro stanno seguendo al cerimonia di beatificazione di Giovanni Paolo II inginocchiati sui sampietrini. Qualcuno ha posto sotto le ginocchia la giacca o indumenti a mò di cuscino mentre altri sono genuflessi direttamente sul duro selciato. Al momento della beatificazione, in molti, soprattutto giovani e ragazze, sono scoppiati a piangere. Prima di lasciarsi andare a un applauso liberatorio per un momento atteso da sei anni

10:51 Karol Beato, tripudio di applausi a Cracovia 44 – Un boato di applausi si è levato dall'immensa folla radunata al Santuario della Divina Misericordia a Cracovia, quando Benedetto XVI ha pronunciato la formula di beatificazione di papa Wojtyla. E' stato un tripudio di bandiere del Vaticano e bianco rosse polacche

10:50 Dopo beatificazione scoperto arazzo con immagine di Wojtila 43 – Appena il Papa ha concluso la formula di beatificazione, è stato svelato l'arazzo appeso alla loggia centrale della Basilica di San Pietro. L'immagine è ricavata da una foto scattata il 19 febbraio del 1989, durante una visita di Giovanni Paolo II a una parrocchia romana. Autore dello scatto è Gregor Galazka, fotografo freelance polacco che seguì il connazionale Wojtyla durante tutto il suo pontificato. Un'onda di commozione ha pervaso la piazza affollata di pellegrini. Sul viso di tanti solo lacrime di emozione per la solennità del momento

10:48 Suore Tobiana e Marie Simon Pierre portano sangue Wojtila 42 – Suor Tobiana, la religiosa dell'istituto di Maria Bambina che ha assistito Papa Wojtyla fino all'ultimo giorno, e suor Marie Simon Pierre, che un miracolo attribuito a Wojtyla ha guarito dal parkinson, sono salite sul sagrato portando i due reliquiari che contengono le provette ospedaliere con il sangue che fu tolto al Papa, ricoverato al Gemelli, per le prove di compatibilità necessarie a eventuali trasfusioni. La reliquia è stata esposta ai fedeli per la venerazione

10:48 La suora miracolata sorride e applaude 41 – Ha ascoltato in preghiera la formula pronunciata da Benedetto XVI e quando il Papa ha proclamato beato Karol Wojtyla suor Marie Simon-Pierre, miracolata da Giovanni Paolo II, ha sciolto la tensione con un sorriso e ha applaudito insieme alla folla

10:47 La commozione di Stanislao Dziwisz, segretario di Papa Wojtyla 40 – Un velo di commozione ha percorso il volto di mons. Stanislao Dziwisz, segretario di Giovanni Paolo II per tanti anni, quando Benedetto XVI ha proclamato beato Karol Wojtyla. Il cardinale di Cracovia sta concelebrando il rito sul sagrato di San Pietro

10:46 E la folla urla: "Santo subito" 39 – Un lungo applauso e ancora l'urlo "Santo subito". Così la folla in piazza San Pietro ha salutato la formula di beatificazione di Giovanni Paolo II. In piazza San Pietro sventolano le bandiere di tutte le nazioni

10:39 Benedetto XVI proclama Beato Wojtyla, 22 ottobre giorno festa 38 – Con la tradizionale formula in latino, il papa ha ufficialmente proclamato Beato Giovanni Paolo II nel corso della solenne messa in piazza San Pietro. "Nos, vota fratris nostri Augustini cardinalis Vallini...", ha detto Benedetto XVI al cardinale Agostino Vallini, vicario del Papa per la diocesi di Roma e promotore della causa di beatificazione. "Noi, accogliendo il desiderio del nostro fratello Agostino cardinale Vallini, nostro vicario generale per la diocesi di Roma, di molti altri fratelli nell'episcopato e di molti fedeli, dopo aver avuto il parere della congregazione delle cause dei santi, con la nostra autorità apostolica - ha detto il Papa - concediamo che il venerabile servo di dio Giovanni Paolo II, Papa, d'ora in poi sia chiamato Beato e che si possa celebrare la sua festa nei luoghi e secondo le regole stabilite dal diritto, ogni anno il 22 ottobre. Nel nome del padre e del figlio e dello spirito santo". Il 22 ottobre, anniversario dell'elezione di Wojtyla al pontificato

10:38 Ovazione in San Pietro al termine della biografia di Karol Wojtila 37 – Uno scrosciante applauso si è levato da piazza San Pietro alla fine della lettura della biografia di Papa Wojtyla da parte del cardinale Agostino Vallini, vicario del Papa per la diocesi di Roma. Già durante la lettura più volte i fedeli, che gremiscono il sagrato, hanno accompagnato con battimani la rievocazione della vita di Giovanni Paolo II

10:37 Cracovia, distesa di ombrelli davanti Divina Misericordia 36 – Un'immensa distesa di ombrelli riempie ormai tutti i prati e la collina antistanti il Santuario della Divina Misericordia a Cracovia, dove decine di migliaia di persone continuano ad affluire sotto la pioggia per seguire il rito di beatificazione di Giovanni Paolo II in collegamento con Roma. Una folla enorme e silenziosa guarda sui megaschermi le prime fasi del rito a San Pietro. Agli inizi si parlava di 50 mila presenti, ma il numero dei fedeli è ormai quasi raddoppiato e tanti pellegrini affollano all'inverosimile anche l' interno del santuario

10:36 Rito in diretta sul web in 10 lingue, anche arabo e cinese 35 – La ripresa in diretta della cerimonia di beatificazione di Karol Wojtyla, realizzata dal Vaticano, e visibile anche su internet e lo streaming è accompagnato da commenti in dieci lingue, tra cui arabo e cinese. Il dato dà un'idea della copertura che i media, anche attraverso internet, stanno dando all'evento

10:28 Ares 118: da inizio evento 408 interventi, 42 persone in ospedale 34 – Dall'inizio dell'evento della beatificazione di Giovanni Paolo II a Roma sono stati effettuati 408 interventi nelle tende mediche allestite dall'Ares 118 nei pressi di piazza San Pietro. Solo per 42 pazienti è stato necessario il trasporto in ospedale. Alla centrale stanno invece arrivando numerose chiamate di persone che lamentano malesseri per la calca. Lo rende noto l'Ares 118

10:22 Il cardinal Vallini chiede la beatificazione di Karol Wojtila 33 – "Beatissimo Padre, il Vicario Generale di Vostra Santità per la Diocesi di Roma domanda umilmente alla Santità Vostra di voler iscrivere nel numero dei Beati il Venerabile Servo di Dio Giovanni Paolo II, Papa". Lo ha detto il cardinale Agostino Vallini, all'inizio del rito di piazza San Pietro. Subito dopo, il cardinale Vallini ha iniziato a leggere la biografia del Papa polacco, interrotto nei passaggi più significativi dagli scroscianti applausi della piazza

10:20 Benedetto XVI dà inizio al rito 32 – Incensando l'altare posto sul sagrato della Basilica di San Pietro, Benedetto XVI ha iniziato il rito di beatificazione di Giovanni Paolo II. La messa si concluderà, poco dopo mezzogiorno, con il tradizionale Regina Coeli domenicale. Benedetto XVI entrerà poi a San Pietro per venerare la teca con le spoglie del beato Wojtyla. Seguiranno le delegazioni ufficiali, i malati e poi avrà inizio il flusso di fedeli

10:15 Ambasciatore Usa: storico Wojtyla, favorì caduta comunismo 31 – "Una figura storica che, unendo la sua voce morale a quella del presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan e di altri leader occidentali, ha giocato un ruolo decisivo nell'abbattere il comunismo nell'Europa dell'Est". Con queste parole l'ambasciatore degli Stati Uniti presso la Santa Sede, Miguel Diaz, che oggi guida la delegazione americana alla beatificazione di Giovanni Paolo II in rappresentanza del presidente Barack Obama, celebra la personalità del nuovo beato. "Nel corso del suo lungo pontificato - aggiunge l'ambasciatore -, egli è stato anche un instancabile sostenitore della comprensione tra i popoli, delle libertà e dei diritti umani. Lo onoriamo in questo giorno, in cui diventa il beato Giovanni Paolo II"

10:13 Giunte in Vaticano tutte le delegazioni 30 – Tutte le delegazioni previste hanno raggiunto regolarmente Piazza San Pietro scortate dalla polizia, i carabinieri e la guardia di finanza. I servizi di tutela per le singole personalità sono stati attentamente pianificati dal 'Centro di Coordinamento Interforze' istituito al Dipartimento della Pubblica Sicurezza con livelli di protezione differenziati in base ai rischi connessi

10:13 Benedetto XVI su jeep scoperta, indossa i paramenti di Wojtila 29 – Benedetto XVI è giunto in piazza San Pietro sulla jeep scoperta. Il Papa indossa i paramenti che furono di Giovanni Paolo II. Grandi applausi e cori si sono levati dalla piazza, "Viva il Papa" e il nome scandito "Benedetto, Benedetto". Il Papa ha percorso il sagrato benedicendo i fedeli

10:06 Oltre un milione i fedeli per la beatificazione di Wojtila 28 – Oltre un milione di persone sono presenti a Roma per la cerimonia di beatificazione di Giovanni Paolo II. E' quanto trapela da ambienti della Questura di Roma

09:54 Cracovia, i rintocchi della campana di Sigismondo 27 – L'antica campana di Sigismondo ha suonato a festa stamane alle 9.45 per segnalare che a San Pietro sta per avere inizio la cerimonia di beatificazione di Giovanni Paolo II. I rintocchi, che accompagnano tutti i momenti della storia della Polonia, sono arrivati in lontananza anche al Santuario della Divina Misericordia, dove, nonostante la pioggia, sono già affluite 50 mila persone per seguire, in diretta con San Pietro, il rito con cui verrà portato ai onori degli altari il Papa polacco, l'eroe e "santo" di tutta la nazione

09:51 Berlusconi, stretta di mano con Fini e Schifani 26 – I presidenti di Camera e Senato sono arrivati assieme al capo dello Stato sui palchi loro riservati, salutati dal premier Berlusconi che è andato loro incontro. Il premier ha stretto la mano prima a Napolitano, poi a Fini e Schifani

09:42 Colloquio Napolitano-Berlusconi, seduti accanto 25 – Colloquio tra il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il premier Silvio Berlusconi sul sagrato della basilica di San Pietro in attesa della messa di beatificazione di Wojtyla. I due sono seduti uno accanto all'altro, Berlusconi alla destra di Napolitano.

09:41 Trasporti, servizio regolare per metro e autobus 24 – Servizio regolare finora su autobus e metro nel giorno della beatificazione di Giovanni Paolo II. A riferirlo l'agenzia della mobilità di Roma che ha fatto il punto della situazione fino alle 8.30. Il deflusso dei pellegrini dalla stazione metro Ottaviano è intenso ma non sta creando alcuna criticità; bloccati gli accessi a piazza San Pietro e via della Conciliazione. I fedeli che vogliono assistere alla cerimonia sono dirottati verso il maxischermo allestito a Circo Massimo

09:39 San Pietro satura, pellegrini invitati verso maxischermi 23 – Tra poco dalla Sala sistema Roma, punto di riferimento della macchina organizzativa messa in piedi dal Campidoglio, partirà un messaggio via radio per invitare i pellegrini a non raggiungere l'area circostante San Pietro. "La zona è satura - ha spiegato il responsabile della Sala sistema Giorgio Garbini - e non può accogliere ulteriori persone". I fedeli verranno dunque dissuasi dal raggiungere le zone di Via della Conciliazione, Piazza Risorgimento, Largo Giovanni XXIII e Piazza Adriana. Saranno invitati a seguire la cerimonia di beatificazione di Giovanni Paolo II dai maxi schermi di Piazza dell'Esquilino, Piazzale San Paolo, Circo Massimo e, in ultima istanza data la concomitanza col concertone del 1 maggio, Piazza di San Giovanni in Laterano.

09:36 Evangeliario medioevale poggiato sulla teca di Wojtyla 22 – Sulla bara di Giovanni Paolo II, che si trova ora davanti all'altare della Confessione nella basilica di San Pietro, è stata posta una copia, aperta, dell'Evangeliario di Lorsch, di epoca medievale, uno dei più preziosi evangeliari custoditi nella Biblioteca Apostolica Vaticana. Contiene i vangeli di Luca e Giovanni

09:31 Il presidente Napolitano è giunto in San Pietro 21 – Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è arrivato in Vaticano per partecipare alla cerimonia di beatificazione di Giovanni Paolo II

09:21 Sbarcata a Fiumicino ultima delegazione, è quella albanese 20 – All'aeroporto Leonardo da Vinci, poco prima delle 8 è sbarcata anche l'ultima delegazione di Stato, quella del primo ministro albanese, Sali Berisha. Passeggeri e operatori possono assistere alla cerimonia di beatificazione di Papa Giovanni Paolo II attraverso un maxi schermo allestito nella sala partenze del terminal 1. Nella notte e fino alle prime ore del mattino sono arrivati gli ultimi pellegrini che hanno scelto l'aereo, rispettamente con voli da Varsavia, Madrid e Barcellona. Dopo le 14 ci saranno le prime partenze delle delegazioni

09:19 Presenti Fini, Schifani, Alfano, Veltroni e Casini 19 – Tra le numerose personalità politiche, diplomatiche ed ecclesiastiche che stanno facendo il loro ingresso in Vaticano per prendere parte alla cerimonia di beatificazione di Giovanni Paolo II, ci sono anche il presidente della Camera Gianfranco Fini, il presidente del Senato Renato Schifani, il ministro della Giustizia Angelino Alfano, l'esponente del Pd Walter Veltroni e il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini

09:17 Arrivato Berlusconi accompagnato da Letta 18 – Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, accompagnato dal sottosegretario Gianni Letta, è arrivato in Vaticano. Il corteo con la sua auto ha varcato l'ingresso del Perugino da dove vengono fatte accedere le autorità

09:16 Giunti in San Pietro i reali del Belgio 17 – Il re Alberto II del Belgio e la regina Paola sono giunti in Piazza San Pietro per assistere alla cerimonia di beatificazione di Giovanni Paolo II. La casa regnante del Belgio è una delle cinque rappresentate oggi alla cerimonia

09:15 Via della Conciliazione, fiume di folla avanza a ondate 16 – L'enorme fiume di folla concentrato in via della Conciliazione si muove e ondate successive, con rapide accelerazioni di grossi gruppi compatti di pellegrini, muniti di striscioni e bandiere seguiti a momenti di fermo in cui il serpentone si arresta. E' questa l'immagine che si coglie osservando dalle vie laterali l'afflusso della gente verso piazza San Pietro

09:12 Forti misure di sicurezza, agenti dell'intelligence anche in piazza 15 – Misure di sicurezza "massime" sono in atto in piazza San Pietro dall'alba di oggi, in coincidenza con la prevista presenza sul sagrato di numerosi capi di Stato e di Governo che assisteranno alla cerimonia di beatificazione di Karol Wojtyla. Lo si apprende da fonti di sicurezza, dalle quali si è anche saputo che nella piazza vi sono anche numerosi agenti dell'intelligence, ciascuno dei quali con incarichi specifici. La possibilità del contatto ravvicinato con Papa Benedetto XVI, che presiederà la cerimonia di beatificazione, e con un tanto elevato numero di personalità - riferiscono le stesse fonti - ha imposto l'attivazione di un dispositivo di sicurezza discreto ma particolarmente incisivo, compreso il controllo dall'alto dell'area

09:10 Giapponesi affidano a Wojtyla "sofferenza di un popolo" 14 – C'è anche un gruppo di cristiani giapponesi, a Roma, per partecipare affidare a Giovanni Paolo II "la sofferenza che vive il popolo giapponese, chiedendo la sua intercessione". Lo ha spiegato all'agenzia vaticana Fides padre Mario Yamanouchi, vicario provinciale salesiano a Tokyo. La Chiesa nipponica si è mobilitata, annunciando l'evento nelle diocesi e nelle parrocchie. Veglie e messe sono state organizzate nelle sei parrocchie di Tokyo dove operano i Salesiani, mentre i Focolarini e il Cammino neocatecumenale hanno organizzato momenti di preghiera.

09:09 Feretro di Wojtyla traslato nella Basilica di San Pietro 13 – La teca contenente le spoglie mortali di Giovanni Paolo II è stata traslata questa mattina dalle Grotte Vaticane all'interno della Basilica, e posta davanti all'Altare centrale, detto "della Confessione", in attesa della cerimonia di beatificazione presieduta da Benedetto XVI in Piazza San Pietro. Dopo la cerimonia, prima il Papa e i cardinali, poi le delegazioni ufficiali, e infine il "serpentone" dei fedeli sfileranno dinanzi al feretro per la venerazione. Quando il flusso sarà terminato la teca sarà collocata nella cappella di San Sebastiano, vicino alla Pietà di Michelangelo. L'operazione è prevista nella serata di domani, dopo la chiusura della Basilica

09:08 Appena arrivata Angela Merkel, sua presenza non era prevista 12 – Il cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha da poco fatto ingresso in Vaticano per prendere parte alla cerimonia di beatificazione di Giovanni Paolo II. La presenza del capo del governo di Berlino non stata era prevista negli elenchi ufficiali diffusi ieri dal Vaticano

09:06 Usa e Russia, presenza di basso profilo 11 – Basso profilo per le rappresentanze di Usa e Russia. Ai funerali di Wojtyla l'America fu presente con 3 presidenti: Gerorge W. Bush all'epoca in carica, suo padre George senjor e Bill Clinton. Oggi ci sarà l'ambasciatore presso la Santa Sede, Miguel Diaz. Rappresentata dall'ambasciatore Nikolay Sadchikov anche la Russia. L'Ue vedrà schierati il presidente della Commissione Josè Manuel Barroso, dell'Europarlamento Jerzy Buzek, e del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy

09:03 In San Pietro 16 i capi di Stato. Ci sarà anche Mugabe 10 – Oltre a Napolitano, 16 capi di Stato. Arriveranno i presidenti polacco Bronislaw Komorowski, albanese Bamir Topi, di Andorra mons. Joan-Enric Vives Sicilia, di Bosnia-Erzegovina Zeliko Komsic, del Camerun Paul Biya, de La Repubblica del Congo Denis Sassou N'Guesso, dell'Estonia Toomas Hendrik Ilves, dell'Honduras Porfirio Lobo Sosa, di Macedonia Gjorgje Ivanov, del Messico Felipe Claderon Hinojosa, del Montenegro Filip Vujanovic, di San Marino (i capitani reggenti Maria Luisa Berti e Filippo Tamagnini) di Slovacchia Ivan Gasparovic e del Togo Faure Essozima Gnassingbe. Ci sarà anche il discusso presidente dello Zimbabwe Robert Mugabe che anche questa volta - come accadde per il funerale di Wojtyla - grazie alla deroga prevista per 'motivi religiosi' ha aggirato le sanzioni Ue che gli interdicono viaggi nel vecchio continente

08:59 Tra le delegazioni, cinque guidate da Reali 9 – Tra le circa 90 delegazioni di Stato attese in Vaticano, cinque sono guidate dalle rispettive Case Reali. Dovrebbero giungere a breve i reali del Belgio (re Alberto II e la regina Paola), del Liechtenstein (il principe Hans-Adam II e la principessa Marie), del Lussemburgo (granduca Henri e la granduchessa Maria Teresa), della Spagna (il principe Felipe e Letizia) e del Regno Unito (il duca di Gloucester, Richard Windsor e consorte)

08:41 Ressa verso i varchi, ostruite uscite di soccorso 8 – Ressa di pellegrini anche ai piedi di Castel Sant'Angelo. Sono numerosi i fedeli che cercano di avvicinarsi sempre di più a piazza San Pietro. La gente si spinge per aprire varchi bloccando così anche le uscite riservate ai soccorsi. Ci sono dunque difficoltà per far passare le barelle con persone che in queste ore di attesa hanno avuto dei malori. Alcuni gruppi sono riusciti a riservarsi degli angoli e si sono attrezzati con seggiole pieghevoli. Tra la folla continuano a passare venditori ambulanti di 'improbabili' bandierine con le immagini di Papa Wojtyla al prezzo di "un solo euro".

08:32 Ratzinger con cardinali e 800 preti per la messa 7 – Il Papa e una processione di celebranti composta tutta di cardinali, tranne mons. Mieczyslaw Mokrzycki, che tutti chiamano Mietek e che è stato secondo segretario di papa Wojtyla dal 1995 al 2005, concelebreranno la messa per la beatificazione di Karol Wojtyla - Giovanni Paolo II. Ottocento sacerdoti distribuiranno la comunione, 500 in piazza San Pietro e 300 nelle vie vicine. Settecentodieci tra coristi, organisti e orchestrali della Cappella Sistina, del coro della diocesi di Roma e dell'orchestra di Santa Cecilia animeranno la cerimonia.

08:23 Roma deserta, solo pellegrini in giro 6 – Domenica mattina ancora più deserta del solito per le strade di Roma, che sono percorse quasi esclusivamente dai pellegrini che si stanno recando nella zona di San Pietro. Anche il centro storico è praticamente vuoto, fatta eccezione per le strade principali che portano verso il Vaticano, presidiate dalle forze dell'ordine che consentono il passaggio delle varie delegazioni che dagli alberghi del centro si dirigono verso Oltretevere.

08:17 Fedeli via da San Pietro, a caccia di maxischermi 5 – Mentre nuovi fedeli continuano ad arrivare nell'area adiacente a San Pietro cercando un varco per avvicinarsi alla piazza, tanti altri stanno camminando in senso opposto, lasciando il lungo Tevere a caccia dei maxischermi distribuiti in città per seguire la beatificazione di papa Wojtyla. Pellegrini di varie nazionalità si stanno dunque dirigendo verso il Circo Massimo e le basiliche dove sarà trasmessa attraverso le strutture predisposte la cerimonia di beatificazione di Giovanni Paolo II.

08:03 Massima sicurezza intorno a San Pietro 4 – Massima sicurezza nell'area di San Pietro, in attesa della cerimonia di beatificazione di Karol Wojtyla. La zona di via Gregorio VII, dove è previsto il passaggio delle delegazioni ufficiali è controllata ogni 100 metri da un uomo delle forze dell'ordine. Controlli anche sul Tevere: le banchine del fiume, all'altezza di San Pietro, sono percorse dai mezzi della Polizia che pattugliano tutta la zona sottostante gli argini.

07:57 Posti esauriti per i giornalisti. 2300 registrati 3 – Centinaia di giornalisti e fotografi, da tutto il mondo, dalle 6 gremiscono i punti stampa predisposti per seguire la beatificazione di Papa Wojtyla. La terrazza del braccio di Carlo Magno, sulla sinistra della Basilica di San Pietro che si affaccia sul colonnato, dove è stato allestito uno dei punti stampa, già dalle primissime ore della mattina registra il 'tutto esaurito'. Alle 4,30 del mattino, solo dopo una mezz'ora dall'apertura dell'accesso alla terrazza, i posti erano gia esauriti: gli obiettivi delle macchine fotografiche e delle telecamere, i taccuini dei reporter sono puntati sulla piazza dove, tra qualche ora, inizierà la cerimonia. All'evento si sono registrati 2.300 rappresentanti dei media provenienti da oltre 100 paesi del mondo.

07:45 Aperti i punti di accesso a piazza San Pietro 2 – Intorno alle 5 sono stati aperti i varchi per accedere in via della Conciliazione e in piazza San Pietro, in Vaticano, dove stamani si celebra la beatificazione di Karol Woytjla. La decisione di anticipare l'apertura è stata presa per motivi di ordine pubblico, perché già migliaia di pellegrini premevano per entrare

07:30 Bivacchi nel centro di Roma 1 – Ponte Vittorio Emanuele II a Roma stanotte è un bivacco a cielo aperto, con centinaia di pellegrini accampati in tende, sacchi a pelo e coperte termiche per trascorrere la notte. Molti hanno dormito nei sacchi a pelo anche a piazza Navona

(01 maggio 2011)

 

 

VATICANO

Wojtyla beato, folla immensa a San Pietro

Papa: "Un gigante, la sua santità aleggiava"

Almeno un milione di pellegrini affluiti a Roma per la cerimonia di beatificazione di Giovanni Paolo II. La teca sarà esposta in Basilica. Ratzinger: "Ha restituito al cristianesimo speranza ceduta al marxismo". Momenti di difficoltà per la ressa intorno alla piazza. A migliaia si radunano intorno ai maxischermi

di MARCO ANSALDO

Wojtyla beato, folla immensa a San Pietro Papa: "Un gigante, la sua santità aleggiava"

* Oltre un milione di fedeli a Roma Karol Wojtyla proclamato Beato

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Beatificazione Wojtyla, paura del flop

CITTA' DEL VATICANO - Karol Wojtyla adesso è beato. Alle parole ufficiali del rito sacro, pronunciate da Benedetto XVI poco dopo le 10,30 di una domenica di 1 maggio assolata a Roma, un interminabile applauso è rimbalzato fra la basilica di San Pietro e le tante piazze intorno al Vaticano, assalite pacificamente da più di un milione di persone.

Una cerimonia toccante. Ma anche molto caos, per le persone che non sono riuscite a entrare in piazza, rimanendo bloccate sotto il sole, senza poter andare avanti o indietro, e soprattutto senza riuscire a vedere la cerimonia dai maxischermi e prendere la benedizione papale.

Canti, abbracci, lacrime agli occhi dopo che il Papa aveva baciato l'ampolla con il sangue del Grande polacco, mentre ovunque sventolavano migliaia di bandiere. Tante quelle bianche e rosse della Polonia, con i pellegrini giunti da Cracovia, Varsavia e Danzica. Non appena il Papa ha proclamato beato Giovanni Paolo II, è stato scoperto l'arazzo con l'effige del nuovo beato, che campeggia sulla loggia delle Benedizioni della basilica di San Pietro, ricavato da una bella immagine fotografica del Pontefice di Wadowice, scattata nel 1995. Attorno, lunga tutta la colonna del Bernini, alcune fra le più belle foto del pontificato, fra cui spiccava quella dell'attentato compiuto 30 anni fa in questa stessa piazza. Dopo aver ascoltato in preghiera la formula pronunciata da Joseph Ratzinger, il successore che ha fortemente voluto per Wojtyla una beatificazione in tempi record, suor Marie Simon-Pierre, la donna francese miracolata dal Grande polacco, ha sciolto la tensione con un sorriso applaudendo insieme alla folla.

"Beatissime pater", aveva detto in latino il cardinale vicario di Roma, Agostino Vallini, promotore della causa di beatificazione, pronunciando la formula latina di richiesta a Benedetto XVI. Vallini ha poi fatto un lungo, a tratti emozionante, racconto della vita di Wojtyla.

Le parole del Papa hanno emozionato la folla straripante. "Sei anni fa, al suo funerale, noi sentivamo aleggiare il profumo della sua santità. Per questo ho voluto, nel doveroso rispetto della normativa della Chiesa, che la beatificazione procedesse con discreta celerità. Ed ecco che il giorno atteso è arrivato, è arrivato presto, perché così è piaciuto al Signore: Giovanni Paolo II è beato!".

Benedetto ha poi ricordato una delle frasi celebri di Wojtyla: "Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Quello che il neo-eletto Papa chiedeva a tutti, egli stesso - ha scandito Ratzinger - lo ha fatto per primo: ha aperto a Cristo la società, la cultura, i sistemi politici ed economici, invertendo con la forza di un gigante, forza che gli veniva da Dio, una tendenza che poteva sembrare irreversibile". Papa Wojtyla, ha continuato Benedetto, ha restituito al cristianesimo "quella speranza che era stata ceduta in qualche modo al marxismo e all'ideologia del progresso". E alla fine dell'omelia ha aggiunto a braccio, con voce commossa e lo sguardo al cielo, rivolgendosi al suo predecessore: "Santo Padre ci benedica!".

Sulla bara di Giovanni Paolo II, posta davanti all'altare della Confessione nella basilica di San Pietro, poi meta di una lunghissima processione, era posta una copia dell'Evangeliario di Lorsch, con le pagine aperte. Il testo, di epoca medievale, è uno dei più preziosi evangeliari custoditi nella Biblioteca Apostolica Vaticana e contiene i vangeli di Luca e Giovanni. Cento erano i cardinali concelebranti, e più di 800 i sacerdoti impegnati a dare la comunione al termine della messa.

Caotico, e immenso nel numero, l'arrivo dei fedeli dall'Italia e dall'estero, con pellegrini giunti persino dalla Corea. Tutta la fascia di quartieri attorno a piazza San Pietro è rimasta intasata fin dalle prime ore del mattino. In via della Conciliazione, la strada che porta fino alla basilica, la folla stimata dalla Questura e dalla Sala stampa vaticana in oltre un milione di persone, ha invaso le corsie di emergenza che dovrebbero garantire il passaggio dei mezzi di soccorso. File ininterrotte di fedeli hanno occupato, nell'impossibilità di procedere oltre, tutte le piazze circostanti, e la zona di Castel Sant'Angelo, fino a Prati. Gruppi di suore hanno persino rinunciato ad avvicinarsi al luogo della beatificazione: "C'era troppa folla e tanta gente che spingeva - dicevano sconsolate - . Tutti premono per entrare in piazza San Pietro, a un certo punto ci è mancata l'aria e siamo andate via". I più previdenti avevano fatto il percorso fino alla basilica alle 2 del mattino, quando a sorpresa erano stati aperti i varchi di ingresso, rispetto all'orario previsto delle ore 4. Molti i malori, per via del caldo e della pressione causata dalla folla: più di 500 le persone soccorse e portate nelle tende mediche. Tante le lamentele di quanti non sono riusciti a entrare nella piazza, protestando contro gli organizzatori. "Siamo venuti fin qui - diceva un gruppo di Verona piombato in un bar di viale Giulio Cesare alla ricerca di un televisore per assistere alle fasi della cerimonia - e non siamo riusciti nemmeno a prendere la benedizione papale".

Già prima delle 10, in attesa ancora dell'inizio della cerimonia, la Sala Sistema di Roma dichiarava, tramite un messaggio lanciato su Isoradio, che "l'area del Vaticano è satura", invitando i pellegrini a non recarsi più nella zona vicina alla basilica. La gente è stata così costretta a seguire il rito dai maxischermi in piazza dell'Esquilino, nel piazzale di San Paolo, al Circo Massimo e anche a San Giovanni in Laterano, vista la concomitanza con l'afflusso di persone in procinto di andare al Concertone del 1 maggio.

Gremito il palco della autorità, con in prima fila il presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha fatto un giro delle poltroncine per stringere la mano e salutare ad uno ad uno gli invitati, fra teste coronate, capi di Stato e primi ministri. Ottantotto le delegazioni.

La notte dopo la veglia di ieri sera al Circo Massimo è trascorsa nelle piazze e nelle chiese, tra canti, danze, momenti di riflessione e qualche ora di sonno all'addiaccio. Dopo le 22,30, al termine della cerimonia, il popolo di Wojtyla si è riversato nelle strade del centro diretto a San Pietro, facendo tappa, di volta in volta, in una delle otto chiese rimaste aperte tutta la notte. Tra le più ricercate, quella di San Filippo Neri, che è risultata gremitissima fra l'una e le cinque. Mentre sul sagrato giovani di diverse nazionalità danzavano e cantavano, dentro il luogo sacro in tantissimi hanno provato a dormire stesi l'uno addosso all'altro sulle navate, mentre altri ascoltavano, seduti tra le panche o accovacciati sul pavimento, un sacerdote raccontare aneddoti su Giovanni Paolo II. Molti si sono confessati, non soltanto nei confessionali.

Altri gruppi di pellegrini hanno seguito percorsi diversi, arrivando anche a Campo dei Fiori, mischiandosi con la movida del sabato sera romano. Ponte Vittorio Emanuele II era già diventato un bivacco a cielo aperto, con altre centinaia di pellegrini accampati in tende, sacchi a pelo e coperte termiche per trascorrere la notte, in attesa che venissero aperti i varchi per via della Conciliazione.

Grande comunque la felicità tra la folla per il rito della beatificazione. E forti le parole scritte questa mattina nell'editoriale di prima pagina dell'Avvenire, il quotidiano dei vescovi. Giovanni Paolo II "è stato sbeffeggiato dai potenti quando condannava le guerre", ha scritto l'inviato e commentatore Luigi Geninazzi. Ed "è stato criticato e osteggiato anche all'interno della Chiesa". L'articolo ricorda come Papa Wojtyla abbia "alzato la voce in tante occasioni, si è arrabbiato perfino coi suoi amati connazionali che dopo la caduta del comunismo rincorrevano falsi modelli di libertà". La verità sul nuovo beato, il giornale della Conferenza episcopale italiana l'ha ricavata da una frase del successore: "Giovanni Paolo II si è mosso col desiderio d'aprire dappertutto delle vie d'accesso a Cristo, rendendo percorribile a ogni uomo il varco verso la vita vera". "E' la sintesi efficace - commenta l'editoriale di Avvenire - che ne ha tracciato Benedetto XVI, legato a lui da un affetto personale oltre che da una lunga consuetudine di lavoro. Non è un caso che sia il primo Papa in mille anni a beatificare il suo predecessore".

Quella del Pontefice polacco è stata la causa di beatificazione più veloce della storia della Chiesa. E solo sei anni e un mese dopo la sua morte, Karol Wojtyla è stato proclamato beato dal suo successore Benedetto XVI. La nuova festa, ha confermato il Papa, sarà il 22 ottobre, anniversario dell'elezione al pontificato.

(01 maggio 2011)

 

 

2011-04-30

IL RACCONTO

In duecentomila con le candele

nella sera del Circo Massimo

Sul palco le testimonianze, fra il pubblico le bandiere e la commozione. La suora miracolata: "Avevo perso la forza". La benedizione di papa Ratzinger conclude la veglia. Alle 10 la cerimonia in San Pietro, la gente in fila per tutta la notte. Anticipata alle due l'apertura della piazza

In duecentomila con le candele nella sera del Circo Massimo La suora miracolata con Navarro-Valls

* Wojtyla beato, folla immensa a San Pietro Papa: "Un gigante, la sua santità aleggiava"

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Wojtyla beato, folla immensa a San Pietro Papa: "Un gigante, la sua santità aleggiava"

* Oltre un milione di fedeli a Roma Karol Wojtyla proclamato Beato

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Oltre un milione di fedeli a Roma Karol Wojtyla proclamato Beato

* Il fotoracconto della veglia al Circo Massimo

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Il fotoracconto della veglia al Circo Massimo

* Tra i pellegrini globali del Papa Santo "Per lui saremmo venuti anche a piedi"

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* Roma, in piazza anche la principessa Letizia

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Roma, in piazza anche la principessa Letizia

* La candela accesa sulla finestra dell'Angelus

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* La folla invade via della Concilazione

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* La foto dell'arazzo scattata da un free lance

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* Wojtyla beato, le lacrime dei fedeli

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* Bagnasco ricorda Wojtyla "Ha rinsaldato l'unità d'Italia"

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* "Il mio Wojtyla segreto ho vissuto con un santo"

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* Il Wojtyla segreto

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* "Wojtyla riscatta la vergogna per i peccati della Chiesa"

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* Attentato a Wojtyla, l'ultima verità il mistero della terza pallottola

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* Beatificazione Wojtyla, paura del flop

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Beatificazione Wojtyla, paura del flop

ROMA - Al Circo Massimo in duecentomila, come in un concerto, per ricordare Wojtyla (dossier: la vita) 1, nella prima grande cerimonia in vista della beatificazione. Il grande spazio invaso dalla gente, in un'atmosfera serena, in una Roma insolitamente deserta, 2 quasi avesse voluto lasciare ai pellegrini tutto lo spazio. Due luoghi fanno eccezione. San Pietro, in molti hanno trascorso la notte in attesa che aprisse la piazza. Il Circo Massimo, il posto della musica e degli scudetti: strapiena, in un'atmosfera allegra, dove le bandiere polacche si mischiano a quelle delle parrocchie romane, agli striscioni dei movimenti cattolici: spicca quel "Santo Subito" che fu quasi uno slogan, dal giorno che il Papa polacco morì. Dove le candele dei fedeli fanno luce, dove i maxischermi rimandano le voci e gli interventi. Poco prima delle undici di sera, il Papa, collegato dal Vaticano, conclude la cerimonia. L'appuntamento, ora è per le 10 in San Pietro, per chi riuscirà ad entrare. Nella notte la piazza si è già riempita.

L'ARRIVO DEI PELLEGRINI AL CIRCO MASSIMO 3 -IL FOTORACCONTO 4 - DALL'ALTO 5

Il suo uomo-ombra. Sul palco, quasi a sorpresa, non è un porporato a scaldare subito i cuori. Ma è particolarmente sentita la testimonianza di Joaquin Navarro Valls, il portavoce di Giovanni Paolo II, l'uomo a lui forse più vicino. Un testimone del tempo di Papa Wojtyla, l'uomo che gli è stato vicino fino all'ultimo.

LEGGI L'INTERVISTA A JOAQUIN NAVARRO VALLS DI VITTORIO ZUCCONI 6

La conduttrice Safiria Leccese, giornalista Mediaset, lo intervista. "Di fronte alla beatificazione di Giovanni Paolo II -dice - ho gli stessi sentimenti che ho provato immediatamente dopo la sua morte: un grande senso di ringraziamento a questa persona, a questo Papa che aveva detto di sì a Dio in tutta la sua vita". "Ai santi si dà del tu, - ha aggiunto - per questo dico 'grazie Giovanni Paolo II per quel capolavoro che con l'aiuto di Dio hai fatto nella tua vita". "La Chiesa non fa i santi ma riconosce che la vita di quella persona era santa, Giovanni Paolo II era già santo". Durante il racconto, Navarro si è più volte commosso.

IL VIDEO 7

La suora. Poi il racconto di suor Marie Simon-Pierre, che ha ripercorso le tappe di una storia incredibile, una guarigione inspiegabile dal morbo di Parkinson. O, per i credenti, un miracolo. Anzi "il" miracolo, quello che ha permesso di beatificare Papa Wojtyla. "Sono colpita - ha detto la suora - dal fatto che la mia esperienza ha partecipato della beatificazione di Giovanni Paolo II, e di poterlo testimoniare qui. La mia famiglia religiosa e umana dicono 'grazie, Santo Padre'!. Quando mi è stato diagnosticato il morbo di Parkinson avevo molta difficoltà a guardare il Papa in televisione, rivedevo in lui l'immagine della mia malattia. Ma ho sempre ammirato la sua umiltà, la sua forza, il suo coraggio. Quando la malattia mi è stata diagnosticata, nel 2001 - ha raccontato, non senza commozione - avevo solo 40 anni. Il Papa era per me un pastore. Era vicino a tutti, ha sempre operato per la famiglia, per la vita e per la pace. Al suo decesso ho sentito un gran vuoto".

"Il 2 giugno sono andata a parlare con la mia madre superiora, per dire che non avevo la forza di continuare il mio lavoro, ero sfinita, volevo farmi sostituire. Ma lei mi ha detto 'aspetta'. Quella notte ho scritto al Santo Padre, poi mi sono addormentata, e mi sono svegliata alle 4.30 di mattina dopo aver dormito bene, contrariamente al solito quando il dolore e l'insonnia erano sempre presenti. Mi sono svegliata e ho sentito che qualcosa era cambiato in me, sono andata a pregare i misteri luminosi di Giovanni Paolo II. Poi sono andata nella cappella per le laudi e l'eucarestia, e nel corso dell'eucarestia ho capito che ero guarita".

Il cardinale polacco. "All'inizio tutti dicevano 'il Papa polacco', poi hanno cambiato, e hanno cominciato a dire il nostro Papa. Ora tutto il mondo cristiano e non cristiano, perché era amico di tutti, lo chiamerà 'Giovanni Paolo II beato'". Il cardinale Stanislaw Dziwisz per 40 anni è stato il segretario di Karol Wojtyla. "Il Papa ritorna a noi, è ritornato anche oggi qui a Circo Massimo". "Nel mio cuore -ha detto- "ho un tumulto di sentimenti. Quando è mancato, abbiamo cantato il Te Deum, perché sapevamo che era morto un santo. Dopo tanta sofferenza vissuta e testimoniata, con la sua morte ha ridato dignità alla morte".

Il vicario di Roma. "Giovanni Paolo II è stato difensore strenuo e credibile dell'uomo presso gli Stati e le Istituzioni internazionali, che lo hanno rispettato e gli hanno reso omaggio riconoscendolo messaggero di giustizia e di pace". Il vicario di Roma, cardinale Agostino Vallini, ha pronunciato l'omelia al Circo Massimo. "Testimone dell'epoca tragica delle grandi ideologie, dei regimi totalitari e del loro tramonto, Giovanni Paolo II, ha colto con anticipo il forte travaglio, segnato da tensioni e contraddizioni, della transizione dell'epoca moderna verso una nuova fase della storia, mostrando costante premura perchè la persona umana ne fosse protagonista".

I collegamenti con cinque santuari. In diretta video, cinque santuari mariani: Lagniwniki a Cracovia; Kawekamo di Bugando, in Tanzania; Nostra Signora del Libano, ad Harissa; Santa Maria di Guadalupe a Città del Messico, Fatima, in Portogallo.

VIDEO: FRA I FEDELI 8

La preghiera del Papa. Benedetto XVI conclude con una preghiera trasmessa in collegamento tv dal Vaticano la veglia. "Insegnaci - ha chiesto alla Vergine - a stare con te presso la Croce di Cristo, a riconoscere il suo volto nei poveri e negli emarginati, a confidare nell'amore di Dio e dell'uomo creato a sua immagine". Poi il Pontefice - che si trovava nella Cappella Paolina, dove aveva partecipato spiritualmente al rosario con i cinque santuari - ha impartito la benedizione apostolica alla folla presente al Circo Massimo. Ha risposto un grido spontaneo della folla: "Viva il Papa".

A San Pietro... Migliaia di pellegrini in fila. A loro si sono aggiunti quelli arrivati dal Circo Massimo. Una spontanea processione ha percorso il Lungotevere. La piazza, sgomberata non senza difficoltà in serata, doveva riaprire alle 5, ma l'operazione è stata anticipata di tre ore, visto l'enorme afflusso di gente "per motivi di ordine pubblico". Alle 10 la cerimonia.

(30 aprile 2011)

 

 

Le parole di Giovanni Paolo II

(28 aprile 2011)

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Dall'elezione, nell'ottobre 1978, alla morte, il 2 aprile 2005, un viaggio nei 27 anni di pontificato di papa Wojtyla attraverso alcune delle frasi più significative

Gli eminentissimi Cardinali hanno chiamato un nuovo vescovo di Roma. Lo hanno chiamato da un paese lontano... lontano, ma sempre così vicino per la comunione nella fede e nella tradizione cristiana

 

Non so se posso bene spiegarmi nella vostra... nostra lingua italiana.

Se mi sbaglio, mi corrigerete

Primo saluto e prima benedizione ai fedeli, 16 ottobre 1978

 

Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura! Cristo sa "cosa è dentro l'uomo".

Solo lui lo sa!

Omelia per l'inizio del pontificato, 22 ottobre 1978

 

La carità di Madre Teresa e questo sacrificio di sé, è una sfida per il mondo,

un mondo ormai troppo avvezzo all'egoismo e all'edonismo, avido di denaro, di prestigio e di potere

Discorso a Calcutta, 4 febbraio 1986

 

 

Dio una volta ha detto ‘Non uccidere’. Nessun gruppo umano, mafia o che altro, può calpestare la più sacra legge di Dio. Questo popolo siciliano che ama la vita non può vivere nella civiltà della morte. Lo dico ai responsabili: convertitevi! Una volta verrà il giudizio di Dio

Valle dei Templi, 9 maggio 1993

 

 

Fu proprio la barbarie registrata nei confronti della dignità umana che portò l'Onu a formulare quella Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo che resta una delle più alte espressioni della coscienza umana nel nostro tempo

Messaggio all'Assemblea Generale dell'Onu - 5 ottobre 1995

 

 

Non mi lascia la voglia di viaggiare

Colloquio con i giornalisti durante il viaggio per Cuba, gennaio 1998

 

 

Mai più contraddizioni alla carità nel servizio della verità. Mai più gesti contro la comunione della Chiesa. Mai più offese verso qualsiasi popolo. Mai più ricorsi alla violenza, Mai più discriminazioni, esclusioni, oppressioni, disprezzo

dei poveri e degli ultimi

I cinque 'Mai più', prima domenica di quaresima del Giubileo

 

 

C'è un proverbio polacco che dice: se tu vivi con i giovani, dovrai diventare anche tu giovane. Così ritorno ringiovanito! (..) Grazie per il vostro chiasso. Questo chiasso ha sentito Roma e non lo dimenticherà mai.

Giornata mondiale della gioventù, 19 agosto 2000

 

 

 

Scioccato dall'indicibile orrore degli odierni inumani attacchi terroristici contro persone innocenti in diverse parte degli Stati Uniti (..) prego Dio di sostenere lei e il popolo americano in quest'ora di sofferenza e di prova

Messaggio al presidente Usa, 11 settembre 2001

 

Il vento che ancora oggi soffia dal Sinai reca un invito insistente al dialogo fra i seguaci della grandi religioni monoteistiche nel loro servizio alla famiglia umana

Visita in Sinai, 26 febbraio 2002

 

Basta con la guerra in nome di Dio! Basta con la profanazione del suo nome santo! Sono venuto in Azerbaijan come ambasciatore di pace. Fino a quando avrò fiato io griderò: "Pace, nel nome di Dio!"

Visita a Baku, 22 maggio 2003

 

A me è sempre piaciuto cantare

Dal libro Alzatevi, andiamo!, 18 maggio 2004

 

Vi ho cercato. Adesso voi siete venuti da me. E vi ringrazio.

Frase riportata nell'ultimo bollettino medico del Vaticano, 1 aprile 2005

 

 

Gli eminentissimi Cardinali hanno chiamato un nuovo vescovo di Roma. Lo hanno chiamato da un paese lontano... lontano, ma sempre così vicino per la comunione nella fede e nella tradizione cristiana

Primo saluto e prima benedizione ai fedeli, 16 ottobre 1978

IL RACCONTO

In duecentomila con le candele

nella notte del Circo Massimo

Sul palco le testimonianze, fra il pubblico le bandiere e la commozione. La suora miracolata: "Avevo perso la forza". Alle 10 la cerimonia in San Pietro, la gente in fila per tutta la notte

In duecentomila con le candele nella notte del Circo Massimo La suora miracolata con Navarro-Valls

ROMA - Al Circo Massimo in duecentomila, come in un concerto, per ricordare Wojtyla (dossier: la vita) 1, nella prima grande cerimonia in vista della beatificazione. Il grande spazio invaso dalla gente, in un'atmosfera serena, in una Roma insolitamente deserta, 2 quasi avesse voluto lasciare ai pellegrini tutto lo spazio. Due luoghi fanno eccezione: San Pietro, in molti hanno trascorso la notte in attesa nei dintorni. Il Circo Massimo, il posto della musica e degli scudetti: strapiena, in un'atmosfera allegra, dove le bandiere polacche si mischiano a quelle delle parrocchie romane, agli striscioni dei movimenti cattolici doce spicca quel "Santo Subito" che fu quasi uno slogan, dal giorno che il Papa polacco morì. Dove le candele dei fedeli fanno luce, dove i maxischermi rimandano le voci e gli interventi.

L'ARRIVO DEI PELLEGRINI AL CIRCO MASSIMO 3

Il suo uomo-ombra. Sul palco, quasi a sorpresa, non è un porporato a scaldare subito i cuori. Ma è particolarmente sentita la testimonianza di Joaquin Navarro Valls, il portavoce di Giovanni Paolo II, l'uomo a lui forse più vicino. Un testimone del tempo di Papa Wojtyla, l'uomo che gli è stato vicino fino all'ultimo.

LEGGI L'INTERVISTA A JOAQUIN NAVARRO VALLS DI VITTORIO ZUCCONI 4

La conduttrice Safiria Leccese, giornalista Mediaset, lo intervista. "Di fronte alla beatificazione di Giovanni Paolo II -dice - ho gli stessi sentimenti che ho provato immediatamente dopo la sua morte: un grande senso di ringraziamento a questa persona, a questo Papa che aveva detto di sì a Dio in tutta la sua vita". "Ai santi si dà del tu, - ha aggiunto - per questo dico 'grazie Giovanni Paolo II per quel capolavoro che con l'aiuto di Dio hai fatto nella tua vita". "La Chiesa non fa i santi ma riconosce che la vita di quella persona era santa, Giovanni Paolo II era già santo". Durante il racconto, Navarro si è più volte commosso.

IL VIDEO 5

La suora. Poi il racconto di suor Marie Simon-Pierre, che ha ripercorso le tappe di una storia incredibile, una guarigione inspiegabile dal morbo di Parkinson. O, per i credenti, un miracolo. Anzi "il" miracolo, quello che ha permesso di beatificare Papa Wojtyla. "Sono colpita - ha detto la suora - dal fatto che la mia esperienza ha partecipato della beatificazione di Giovanni Paolo II, e di poterlo testimoniare qui. La mia famiglia religiosa e umana dicono 'grazie, Santo Padre'!. Quando mi è stato diagnosticato il morbo di Parkinson avevo molta difficoltà a guardare il Papa in televisione, rivedevo in lui l'immagine della mia malattia. Ma ho sempre ammirato la sua umiltà, la sua forza, il suo coraggio. Quando la malattia mi è stata diagnosticata, nel 2001 - ha raccontato, non senza commozione - avevo solo 40 anni. Il Papa era per me un pastore. Era vicino a tutti, ha sempre operato per la famiglia, per la vita e per la pace. Al suo decesso ho sentito un gran vuoto".

"Il 2 giugno sono andata a parlare con la mia madre superiora, per dire che non avevo la forza di continuare il mio lavoro, ero sfinita, volevo farmi sostituire. Ma lei mi ha detto 'aspetta'. Quella notte ho scritto al Santo Padre, poi mi sono addormentata, e mi sono svegliata alle 4.30 di mattina dopo aver dormito bene, contrariamente al solito quando il dolore e l'insonnia erano sempre presenti. Mi sono svegliata e ho sentito che qualcosa era cambiato in me, sono andata a pregare i misteri luminosi di Giovanni Paolo II. Poi sono andata nella cappella per le laudi e l'eucarestia, e nel corso dell'eucarestia ho capito che ero guarita".

Il cardinale polacco. "All'inizio tutti dicevano 'il Papa polacco', poi hanno cambiato, e hanno cominciato a dire il nostro Papa. Ora tutto il mondo cristiano e non cristiano, perché era amico di tutti, lo chiamerà 'Giovanni Paolo II beato'". Il cardinale Stanislaw Dziwisz per 40 anni è stato il segretario di Karol Wojtyla. "Il Papa ritorna a noi, è ritornato anche oggi qui a Circo Massimo". "Nel mio cuore -ha detto- "ho un tumulto di sentimenti. Quando è mancato, abbiamo cantato il Te Deum, perché sapevamo che era morto un santo. Dopo tanta sofferenza vissuta e testimoniata, con la sua morte ha ridato dignità alla morte".

Il vicario di Roma. "Giovanni Paolo II è stato difensore strenuo e credibile dell'uomo presso gli Stati e le Istituzioni internazionali, che lo hanno rispettato e gli hanno reso omaggio riconoscendolo messaggero di giustizia e di pace". Il vicario di Roma, cardinale Agostino Vallini, ha pronunciato l'omelia al Circo Massimo. "Testimone dell'epoca tragica delle grandi ideologie, dei regimi totalitari e del loro tramonto, Giovanni Paolo II, ha colto con anticipo il forte travaglio, segnato da tensioni e contraddizioni, della transizione dell'epoca moderna verso una nuova fase della storia, mostrando costante premura perchè la persona umana ne fosse protagonista".

I collegamenti con cinque santuari. In diretta video, cinque santuari mariani: Lagniwniki a Cracovia; Kawekamo di Bugando, in Tanzania; Nostra Signora del Libano, ad Harissa; Santa Maria di Guadalupe a Città del Messico, Fatima, in Portogallo.

 

 

L'EVENTO

Wojtyla beato, la Capitale è pronta

Ecco il vademecum per i pellegrini

Corse autobus, tram e metro potenziate. Strade chiuse al traffico, allestiti presidi medici, incrementati i servizi di sicurezza. L'accoglienza per un milione di pellegrini che stanno arrivando a Roma per la beatificazione di domenica, quando è in programma anche il tradizionale concertone del 1° maggio

di VALERIA FORGNONE

Wojtyla beato, la Capitale è pronta Ecco il vademecum per i pellegrini

Tutto è pronto. Entra nel vivo la macchina organizzativa per l'accoglienza del milione dei pellegrini che in questo weekend stanno arrivando a Roma per partecipare, domenica, alla cerimonia di beatificazione di Papa Giovanni Paolo, tra decine di capi di Stato, re e primi ministri. Proseguono intanto i preparativi per la veglia, sabato sera, al Circo Massimo. Sono state potenziate le misure di sicurezza, dopo l'allerta terrorismo lanciata dal capo della polizia Antonio Manganelli. C'è un piano straordinario, perfezionato e studiato nei minimi dettagli dal questore Francesco Tagliente. Tre le aree sorvegliate, blindata la zona intorno al Vaticano, sommozzatori nel Tevere, cecchini appostati sul tetti dei palazzi attorno a San Pietro, mentre duemila agenti controlleranno l'area. Sorvegliati speciali aeroporti e stazioni ferroviarie.

L'ACCOGLIENZA

Il piano. Un milione di bottiglie d'acqua da mezzo litro pronte ad essere distribuite. Circa tremila volontari, compresi gli operatori della protezione civile comunale, saranno impegnati da sabato fino al 2 maggio. Insieme a 2.500 vigili, 3.100 dipendenti Atac e 1.200 operatori dell'Ama. A piazza Risorgimento sarà allestito un ospedale da campo; nell'area di San Pietro ci saranno dieci posti medici e 32 ambulanze. E ancora: otto maxi schermi a via della Conciliazione, a largo Giovanni XXII, al circo Massimo e nelle piazze Adriana, Esquilino, San Giovanni e San Paolo, più altri 35 punti di accoglienza. Il piano straordinario d'accoglienza per i pellegrini inizierà già all'aeroporto, alla stazione Termini e a Civitavecchia, dove i volontari distribuiscono kit turistici e religiosi.

In totale le persone coinvolte sono 10.500. Nel complesso della città i presidi medici straordinari saranno 17, le ambulanze 62 (26 con il medico a bordo): 16 mezzi saranno alla veglia nel Circo Massimo, con altre cinque postazioni mediche. 23 i punti di informazione turistici e culturali allestiti da Zetema: si tratta di gazebo per l'accoglienza dei visitatori, operativi dalle 8 del 30 aprile alle 22 del 2 maggio.

A misura di bambino. È dedicato ai più piccoli e alle mamme un polo sociosanitario che verrà allestito, sempre a piazza Risorgimento, dalle 22 di sabato fino al tardo pomeriggio di domenica. Un vero e proprio centro di puericultura dove le famiglie con figli piccoli potranno usufruire delle strutture per cambiarli e allattarli, ricevere kit per l'igiene, biberon e in qualche caso anche omogeneizzati. Promossa dalle associazioni Salvamamme e Happy family Onlus, con l'aiuto della Croce rossa italiana, l'iniziativa ha ricevuto il patrocinio del Consiglio regionale del Lazio e del Parlamento europeo.

I musei. Il primo e il 2 maggio saranno aperti tutti i musei civici al costo di 1 euro. I Musei vaticani saranno aperti lunedì sera dalle 19 alle 24 col biglietto ridotto a 8 euro. I Musei capitolini faranno pagare il biglietto 4 euro e 50, che include l'accesso alla mostra Ritratti. Da vedere al Museo Vittoriano la mostra su Tamara di Lempicka; alle Scuderie del Quirinale la mostra su Lorenzo Lotto; al Palazzo delle esposizioni la mostra su Impressionismo, Espressionismo e Avanguardia, i cento capolavori di Francoforte. All'Auditoium Parco della Musica avrà luogo "Si canta Maggio", la Quarta edizione della Festa del Lavoro, che celebra anche i 150 anni dell'Unità nazionale. Aperte al pubblico anche le Ville Tiburtine, Adriana e D'Este.

A Civitavecchia. Anche la Regione Lazio è pronta ad accogliere i pellegrini. A Civitavecchia è stato allestito il Villaggio Giovani, con 500 posti tenda, assistito dai volontari della protezione civile regionale, dotato di posti medici, tre ambulanze e una mensa. Imponente il dispiegamento di risorse per l'assistenza sanitaria attraverso il coordinamento tra l'Ares 118, gli ospedali e le Asl di Roma e provincia, per assicurare interventi in tempi rapidi e in modo capillare nelle aree interessate dalla beatificazione.

La sicurezza. Sarà la Sala Sistema Roma il cuore della macchina organizzativa del Comune di Roma per i tre giorni della beatificazione di Papa Giovanni Paolo II. Per l'occasione sono state installate 13 nuove telecamere nell'area di San Pietro. A partire dalle 10 di sabato sarà poi istituita un'unità di crisi. Saranno presidiate le aree riservate ai pullman dei pellegrini, nonchè le grandi piazze del centro e dell'area di San Pietro, dove sabato sera verrà chiusa via della Conciliazione.

LE CERIMONIE

Tre eventi. La beatificazione di Giovanni Paolo II, celebrata da Cesare Tassi, custode della Cappella Sistina e 'fuochista' di ben quattro Conclavi, sarà contrassegnata da tre grandi momenti: la veglia al Circo Massimo sabato sera, la messa in piazza San Pietro, il 1° maggio, celebrata da Benedetto XVI, e infine la messa di ringraziamento in programma lunedì, alle 10.30, sempre in piazza San Pietro, presieduta dal Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato.

La veglia al Circo Massimo. Si svolgerà a partire dalle 20 di sabato, è organizzata dalla diocesi di Roma e guidata dal cardinale vicario Agostino Vallini; sarà accompagnata dal coro diocesano e dall'orchestra del Conservatorio di Santa Cecilia, diretta da monsignor Marco Frisina. Saranno rievocati parole e gesti di Wojtyla. Davanti all'icona di Maria Salus Populi Romani rappresentanti di parrocchie e cappellani porteranno delle lampade. Sarà dato spazio a filmati e alle voci di stretti collaboratori del Pontefice polacco: dal cardinale Stanislaw Dziwisz, suo segretario personale e oggi arcivescovo di Cracovia, a Joaqui'n Navarro-Valls, ex direttore della Sala stampa vaticana e fra i più stretti collaboratori di Giovanni Paolo II; fino alla religiosa francese suor Marie Simon Pierre, affetta da Parkinson e guarita invocando l'intercessione di Wojtyla, il miracolo che ha dato il via alla beatificazione.

La preghiera sarà recitata in collegamento con cinque santuari mariani: Lagiewniki (dedicato alla Divina Misericordia) a Cracovia, Fatima, Kawekamo-Bugando in Tanzania, Notre Dame du Lebanon ad Harissa in Libano, Guadalupe a Città del Messico. Infine, via video dal palazzo apostolico Benedetto XVI reciterà l'orazione finale impartendo la benedizione. Otto chiese del centro resteranno aperte per la 'Notte bianca' di preghiera, animata da movimenti e associazioni.

I TRASPORTI

Navette speciali, alcune fermate del metrò chiuse, linee potenziate, strade off-limits e capolinea spostati. Ecco i consigli utili per chi sarà a Roma in queste ore cruciali. Il trasporto pubblico sarà rivoluzionato e verranno incrementati i mezzi verso il Vaticano. Nel dettaglio, segue il piano dell'Atac.

Metropolitana. Domani, per la veglia al Circo Massimo, le due linee del metrò effettueranno le ultime corse all'1.30 dai capolinea. Il Primo maggio, invece, le linee A e B saranno in servizio dalle ore 4 del mattino all'1.30 della notte. Da domani non si potrà accedere alla fermata Termini della metro. Gli ingressi saranno chiusi, ma i convogli fermeranno per fare scendere i passeggeri: si potrà solo uscire ma non entrare.

Autobus. Domani per la veglia saranno 16 le linee di bus dell'Atac (3, 23, 30, 44, 60, 75, 81, 95, 160, 170, 175, 280, 628, 714, 716 e 781) che prolungheranno l'orario di servizio, con le ultime corse che partiranno all'1.30. ll servizio di superficie diurno inizierà alle 5 con le linee 40, 62, 280, H, 990, 64. Durante la notte (in particolare fra le 4 e le 5.30), la zona di San Pietro potrà anche essere raggiunta da Termini con le linee notturne n1, n5, n7, n15. Il Primo maggio, invece, dalle ore 5.30 alle ore 21 saranno ininterrottamente in servizio 80 linee di bus. Per raggiungere la basilica di San Pietro il consiglio dell'Atac è di prendere, dalla stazione Termini, i bus della linea 40 e 64.

Navette per San Pietro. Domenica dalle ore 6 alle ore 18 saranno in servizio le navette speciali per la basilica di San Pietro, con partenza da largo Lauro de Bosis (di fronte allo Stadio Olimpico). Le stesse navette effettueranno il servizio anche domani dalle ore 17 alle 23.

Treni. Il 1° maggio le linee ferroviarie regionali Fr1 (Orte-Aeroporto) e Fr3 (Viterbo-Roma) entreranno in servizio alle ore 5.30, con frequenze di passaggio ogni 10-15 minuti. Sono stati potenziati, in accordo con la Regione Lazio, i servizi ferroviari locali convergenti su Roma, rafforzati i presidi di assistenza e controlli nelle stazioni e i sistemi di informazione alla clientela, inclusi i media Fs (Fs web radio e Fs News), a pieno regime e dedicati all'evento. Treni charter internazionali sono in arrivo a Termini e a San Pietro dalla Polonia, dalla Francia e dalla Repubblica Slovacca. Roma Termini resterà aperta tutta la notte di sabato e dell'1 maggio. (info: www.fsnews.it, www.ferroviedellostato.it e al call center 892021).

Piano per il deflusso dei fedeli. Alla fine della cerimonia i pellegrini potranno recarsi a lungotevere Tor di Nona, dove ci sarà il capolinea dei bus 40 e 64 diretti a Termini. Le navette speciali per la stazione partiranno invece da lungotevere dei Sangallo.

Biglietti. Per usare i tram, la metropolitana e le navette speciali sarà necessario acquistare il biglietto alla stazione Termini. La vendita sarà effettuata anche nei pressi dei bus diretti a San Pietro. Sono validi anche tutti gli abbonamenti (turistici da tre giorni, settimanali e mensili). E proprio in occasione della Beatificazione di Giovanni Paolo II Atac ha realizzato 500mila esemplari di biglietti commemorativi (BIT da 1 euro), con impressa l'effigie del Papa in preghiera. (info: www. atac. roma. it oppure 060606 o 06.57003)

FOTO Il "Bit" di Wojtyla

Trasporti per il Concertone. In occasione del tradizionale concertone in piazza San Giovanni, il 1° maggio dalle ore 15 saranno chiuse le stazioni metrò San Giovanni e Manzoni. Verranno deviate anche le linee di bus 3,16,81,85, 87, 360, 590, 665, n1, n10 e n11.

Aeroporto di Ciampino. L'Enac ha stabilito che l'aeroporto di Ciampino il Primo maggio resterà chiuso a tutto il traffico civile dalle ore 13 alle ore 17. Inoltre dalle ore 5 alle ore 16 lo scalo resterà aperto solo per le attività di Stato.

Aeroporto di Fiumicino. Tra voli ordinari, supplementari e charter, al Leonardo da Vinci si registra un picco di passeggeri in arrivo con voli speciali provenienti da tutta Europa. Tanto che Aeroporti di Roma ha predisposto un potenziamento del personale di sicurezza e dei servizi di scalo, sollecitando inoltre le società di handling ad adeguare, per i bagagli, lo standard di servizio al previsto aumento del flusso passeggeri. All'alba è sbarcato al Leonardo il primo gruppo di 150 pellegrini spagnoli partiti da Madrid alle 4. E solo dalla Spagna in giornata erano attesi 11 voli da Barcellona, Saragozza e Alicante, con quasi 2.500 fedeli. Alitalia ha aumentato le frequenze e il numero di posti offerti sui voli di linea che collegano Roma con la Polonia, la Spagna e la Francia, paesi da cui la compagnia ha registrato il maggior numero di prenotazioni. Fra il 29 aprile e il 3 maggio ha programmato tre voli aggiuntivi andata e ritorno da Varsavia, due collegamenti andata e ritorno in più da Madrid e due voli aggiuntivi andata e ritorno da Parigi.

Negozi aperti. Il Campidoglio, con un'ordinanza dell'assessore al Commercio Davide Bordoni, ha stabilito che domenica 1° maggio è consentita l'apertura facoltativa dei negozi del centro storiche e delle zone adiacenti alle basiliche di San Paolo, San Pietro e San Giovanni.

LA MAPPA DELLE TRE AREE SORVEGLIATE

Ordinanza antitraffico e divieti. In vista della veglia al Circo massimo, via dei Cerchi sarà chiusa. Dalla mezzanotte di sabato le auto non potranno circolare a Corso Vittorio. Per domenica, invece, scatterà una ztl allargata molto rigida per consentire il movimento dei pellegrini. Le scorte delle autorità passeranno per corso Vittorio e via Gregorio VII. All'interno della zona a traffico limitato i residenti potranno comunque circolare. Sarà in vigore dalle 4 del 1° maggio fino a "cessate esigenze". Off limits per auto, motorini e pullman il perimetro intorno alla basilica di San Pietro, da via Ottaviano a via della Conciliazione, da Porta Cavalleggeri a piazza Risorgimento. Come predisposto dal piano traffico, resteranno chiusi i varchi della Ztl del centro storico. Le uniche auto che potranno accedere saranno (oltre ai mezzi di soccorso, le auto delle forze dell'ordine, i veicoli per il pronto intervento per acqua, gas, luce e telefono e i mezzi adibiti al trasporto di malati che necessitano di terapie urgenti), quelle dei residenti o munite di permesso per disabili. Nel I municipio resteranno poi off-limits a moto, scooter, furgoni e automobili via Ludovisi, via Veneto, via Bissolati, piazza della Repubblica, via Amendola, via Cavour, piazzale Corrado Ricci, via dei Fori Imperiali, via di San Gregorio, via dei Cerchi e via Petroselli.

LA MAPPA DEL PIANO TRAFFICO

Per consentire l'allestimento delle strutture sabato, a partire dalle 7, sarà chiusa al traffico via della Conciliazione nel tratto compreso tra via della Transpontina e piazza San Pietro. Dovrà cambiare itinerario la linea 62 proveniente da piazza Bologna. Domenica poi, in occasione della beatificazione, le linee 881 e 982 di Roma Tpl dovranno cambiare il percorso. Sempre domenica, dalle 11 alle 14, si terrà una manifestazione al Pigneto, in piazza della Marranella. Dovranno modificare il normale percorso i bus della linea 409. Invece a Ostia, ancora l'1 maggio, si terrà la manifestazione culturale 'Tor San Michele 2'. Sarà chiuso al traffico il tratto di viale delle Repubbliche marinare compreso tra lungomare Paolo Toscanelli e corso Duca di Genova, quindi, dovrà deviare, da inizio a fine servizio, la linea Atac 5.

Aperto il Terminal Gianicolo. Tra il 30 aprile e il 1° maggio il parcheggio amplierà l'orario di servizio e resterà aperto tutta la notte per accogliere auto e pullman; così anche il servizio di ristorazione, che terrà in funzione per tutta la notte due postazioni bar.

Disabili. L'evento sarà accessibile ai disabili e ai malati. È già attivo il numero verde 800/062026 gestito dall'Unitalsi (Unione nazionale italiana trasporto ammalati a Lourdes e santuari internazionali), cui le persone con handicap possono rivolgersi per richiedere assistenza e vivere così "i momenti più intensi di una grande festa di incontro tra cultura e spiritualita'", precisa l'associazione. Inoltre, grazie all'accordo siglato con l'assessorato capitolino alle Politiche sociali l'Unitalsi di Roma supporterà anche le richieste di assistenza ricevute durante le celebrazioni (la veglia di preghiera di domani al Circo Massimo, la beatificazione dell'1 maggio, la messa di ringraziamento del 2 maggio, sempre in piazza San Pietro, cui seguirà la venerazione della tomba del nuovo beato all'interno della basilica) dalla sala operativa del V Dipartimento di promozione dei servizi sociali e della salute del Comune.

(29 aprile 2011)

 

 

I PERSONAGGI

Re, presidenti e primi ministri

Il parterre dei Grandi per Wojtyla

Da Felipe di Spagna a Fillon, ecco chi assisterà alla cerimonia. Assenti Obama e Sarkozy. Presenti al gran completo le autorità italiane a partire da Napolitano con la sola eccezione di Bossi. In arrivo Alberto e Paola di Belgio

di GIOVANNA VITALE

Re, presidenti e primi ministri Il parterre dei Grandi per Wojtyla Il principe di Spagna, Filipe

Sarkozy no e neppure Carlà (forse incinta); per Obama interverrà l'ambasciatore; la regina d'Inghilterra, reduce dallo sponsale del principe William con la commoner Kate, manderà una delegazione. Ovviamente la rappresentanza più nutrita sarà quella italiana. Ma anche l'Africa non scherza.

E così, accanto al presidente Giorgio Napolitano che dovrebbe essere accompagnato dalla signora Clio, a prendere posto nel parterre di teste coronate, capi di Stato e primi ministri provenienti dai quattro angoli del mondo per assistere alla beatificazione di Giovanni Paolo II, ci saranno il premier Berlusconi, la seconda e la terza carica della Repubblica, Schifani e Fini, il sottosegretario di Palazzo Chigi Gianni Letta, che è anche gentiluomo di sua Santità, il presidente della Corte Costituzionale Ugo De Siervo e diversi ministri. Certamente la Carfagna, la Meloni e Rotondi, ma non Bossi, Calderoli in forse. E, naturalmente, il sindaco di Roma Gianni Alemanno con lady Isabella al seguito. Nelle prime file anche il vicesindaco Mario Cutrufo. Tutti accomodati sulle poltroncine rosse schierate sul sagrato di San Pietro trasformato per l'occasione in uno splendido giardino all'italiana made in Puglia: 25mila rose di Terlizzi, 15mila steli di solidago, 30mila di asparagus, 3mila di gipsofila addobberanno la piazza del Bernini, con sfumature che vanno dal bianco al verde mela, dal giallo all'arancio, mentre il drappo su cui verrà collocata l'immagine di Wojtyla sarà incorniciato da un enorme festone di oltre settemila rose.

In Vaticano ferve il lavoro per il "sitting" degli ospiti illustri attesi per la cerimonia. Un elenco definitivo ancora non c'è, solo una bozza che subisce aggiornamenti continui, ma in tanti hanno già confermato la loro presenza. In tutto, alla fine, dovrebbero arrivare una quarantina di delegazioni ufficiali, tra cui quindici capi di Stato, una decina di primi ministri, cinque e o sei coppie reali. Certamente ci saranno i sovrani del Belgio, Alberto II con moglie Paola Ruffo di Calabria, fra i primi a rispondere all'appello. Da Madrid sbarcheranno invece i principi delle Asturie, Felipe di Spagna e la consorte Letizia Ortiz. Dal Liechtenstein il principe Hans-Adam II con moglie-cugina Marie Aglaë. Mentre il piccolo principato del Lussemburgo invierà una rappresentanza.

Stesso discorso per i capi di Stato, le cui adesioni crescono di ora in ora. Chi non poteva mancare è il presidente della Repubblica polacca Bronislaw Komorowski, che il giorno dopo la beatificazione sarà ricevuto in udienza da papa Ratzinger. Ma ad accettare l'invito della Santa Sede sono stati pure Felipe Calderon, presidente del Messico, e quello della Bosnia Erzegovina Bakir Izetbegovi. Diverse le rappresentanze dall'America centrale e del sud, una delle aree del pianeta dove più alta è la concentrazione di cattolici e più sentiti i legami con il Pontefice della speranza. Faranno un lungo viaggio pur di vedere Wojtyla assurgere all'onore degli altari diversi leader africani: dal Benin ecco Thomas Yayi Boni; Paul Biya dal Camerun; il generale Denis Sassou Nguesso dalla Repubblica del Congo. Chi non è potuto venire ha invece inviato il suo primo ministro. A rappresentare la Francia sarà François Fillon, per la Lituania Andrius Kubilius, per la Croazia Jadranka Kosor. Un elenco destinato ad allungarsi ancora.

(28 aprile 2011)

 

 

 

Suor Marie Simon-Pierre, la religiosa francese la cui guarigione dal Parkinson in modo inspiegabile per la scienza è stata accolta come miracolo per intercessione di papa Wojtyla da presentare alla causa di beatificazione, è sul palco del Circo Massimo dove porta la sua testimonianza. Prima di raccontare la sua guarigione, suor Marie si è detta molto "emozionata" di poter portare la sua testimonianza davanti alle persone che vegliano al Circo Massimo

 

LA BEATIFICAZIONE

Invasione di pullman e fedeli

Roma, città dei pellegrini

Continua l'afflusso nonostante il maltempo. Dalla Polonia decine di migliaia di persone, attesi oltre un milione di persone

di VALERIA FORGNONE

Invasione di pullman e fedeli Roma, città dei pellegrini

Continua la grande invasione dei fedeli nella Capitale. "Sono arrivati circa 500 pullman di pellegrini. I bus che si sono prenotati in anticipo sono 1.100'', ha riferito l'assessore capitolino alla Mobilità, Antonello Aurigemma, dalla sala operativa dell'Atac dove la situazione viene monitorata minuto per minuto. Ieri lo sbarco iniziale all'aeroporto Leonardo Da Vinci, dopo l'arrivo dei primi fedeli francesi, irlandesi e polacchi, sbarcati nei giorni scorsi allo scalo di Fiumicino: tremila solo gli spagnoli, mentre dalla Polonia ne sono attesi più di ottantamila entro oggi. E in migliaia sono arrivati anche dalla città di Cracovia dove è nato Wojtyla nel 1920 e dove fu a lungo arcivescovo prima di essere eletto Papa. "Sono stati intensificati i controlli in stazioni, aeroporti e nelle zone fulcro dell'evento per garantire la massima sicurezza ai molti fedeli in arrivo da tutto il mondo'', rileva il Viminale sul sito www.interno.it. Atteso l'arrivo di oltre un milione di pellegrini.

FOTO Riesumata la salma di Papa Wojtyla

Ed è scattato il piano della mobilità messo a punto da Roma Capitale per accogliere i turisti che assistono alla beatificazione di Giovanni Paolo II. Chiusa via dei Cerchi per la veglia di preghiera in deviazione tutte le linee che normalmente transitano nella zona. Centinaia i bus turistici nei diversi parcheggi previsti.

Grande richiesta per i biglietti per autobus e metro con sopra stampata l'effige del Papa. A piazza della Repubblica, un sacerdote polacco ne ha acquistati ben 160. In totale ne sono stati venduti 310mila.

 

IL VADEMECUM DEL PELLEGRINO Il 'PAPA-BIT'

Piazza San Pietro. Tutta via della Conciliazione è già transennata mentre nelle strade limitrofe sono al lavoro i vigili urbani per garantire le strade libere dalle auto in sosta (è previsto un anello di vie off limits a partire dalle 4 di questa notte intorno al Vaticano). Le varie organizzazioni di protezione civile sono impegnate ad allestire i punti di soccorso e di assistenza. Tanti anche i bagni chimici che si stanno istallando in queste ore nelle strade che portano a piazza San Pietro. In particolare, su via Gregorio VII e nella zona di via Cavalleggeri sono iniziate le rimozioni delle auto in sosta vietata e in prossimità della stazione ferroviaria di San Pietro è in allestimento un centro di accoglienza dei pellegrini. E se il centro cominia a riempirsi di fedeli, nelle altre zone, Roma appare una città quasi deserta, anche per il maltempo che ha spinto i romani a rimanere in casa e non partire per il weekend.

FOTO L'arrivo dei pellegrini in città, la lunga attesa al Circo Massimo

La curiosità. In un bar del Circo Massimo è in vendita, al costo di 5 euro, un biscotto con l'immagine di Giovanni Paolo II, realizzato in pasta frolla con la crema pasticcera al centro ''E' un modo per rendere omaggio - ha detto il barista - al pontefice e per diffondere la sua immagine tra i tanti fedeli della veglia di preghiera''

IL BISCOTTO DELLA VEGLIA

A vigilare sulla loro sicurezza, oltre duemila agenti delle forze dell'ordine impegnati per assicurare che gli eventi legati alla beatificazione del Papa polacco si svolgano senza disagi. Massimo l'impegno di tutte le istituzioni per garantire il corretto funzionamento della macchina organizzativa in un giorno contrassegnato da un altro importante evento, il tradizionale concerto del 1 maggio in piazza San Giovanni, organizzato dai sindacati Cgil, Cisl e Uil in occasione della festa dei lavoratori. Telecamere aeree installate a bordo degli elicotteri della polizia di Stato - si legge sul sito del Viminale - sorvoleranno la capitale, sommozzatori impegnati a vigilare il lungotevere, tiratori scelti appostati discretamente intorno a piazza San Pietro''.

E per la cerimonia in piazza San Pietro ci sarà anche la signora Maria, mamma di Emanuela Orlandi, cittadina vaticana che scomparve 28 anni fa, nel giugno del 1983, e non fu mai ritrovata. "E' una donna molto credente ed è assai legata alla figura di papa Wojtyla: per quello sarà lì. E poi credo che speri in un miracolo: quello che Wojtyla non poteva fare allora", dice suo figlio Pietro. Nel corso degli anni, Maria Orlandi incontrò più volte il Papa Wojtyla. "Mia mamma ha il biglietto e domani sarà lì insieme a una sua amica. Ma alla beatificazione ci sarebbe andata comunque, anche in mezzo alla folla dei fedeli, se non avesse avuto il ticket", assicura Pietro. Per tutte le altre aree di San Pietro l'ingresso è libero, ma per accedere al sagrato serve un pass. Il fratello invoca Giovanni Paolo II: "Faccia un miracolo adesso che è beato: ci faccia trovare Emanuela viva. Ci mandi un segnale dal cielo''.

(30 aprile 2011

 

 

LA BEATIFICAZIONE

Bertone: "Svelato il terzo segreto di Fatima"

"Con la Cina fece un grande passo avanti"

Il segretario di stato Vaticano alla vigilia della cerimonia che si terrà domani in piazza San Pietro parla di Giovanni Paolo II, delle sue speranze e delle sue visioni: "C'è molto cammino da fare, ma un bel tratto è stato fatto". Tra i sogni incompiuti di Wojtyla il mancato viaggio a Mosca

Bertone: "Svelato il terzo segreto di Fatima" "Con la Cina fece un grande passo avanti" Il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato Vaticano

ROMA - Giovanni Paolo II è stato "un amico di dio". Il "suo pontificato si è svolto tra le "grandi crisi etiche, politiche e sociali del nostro tempo". A parlare è il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di stato Vaticano, braccio destro di Papa Ratzinger, alla vigilia della beatificazione che si terrà domani, in piazza San Pietro. Il porporato ha spiegato come è possibile aprire oggi le porte a Cristo, così come esortava Wojtyla.

"Se guardiamo anche solo all'Europa, vediamo che ritornano delle forme di chiusura. Quando Papa Giovanni Paolo II e i Papi del nostro tempo hanno chiesto all'Europa di riconoscere le sue radici cristiane, l'Europa non ha voluto riconoscerle nel Trattato. E poi quanti Stati perseguitano i cristiani...". Così il segretario di Stato Vaticano, ha spiegato ai microfoni di Radio Rai Uno.

Aggiungendo che nei sogni di Papa Wojtyla è rimasto il mancato viaggio a Mosca e poi la Cina. "Mosca e la grande Russia hanno dimostrato sintonia con il suo successore soprattutto sui temi etico-sociali. E poi c'è la grande Cina, che il Papa ha amato. C'è ancora molto cammino da fare, ma un bel tratto è stato fatto, e la speranza non muore, anzi è viva più che mai".

Anche il terzo segreto di Fatima è stato svelato in parte. "È compiuto nella descrizione che è stata fatta da suor Lucia - ha detto il cardinale Bertone - ma come sostiene Ratzinger bisogna coltivare

la speranza e non essere catastrofici, occorre mettersi in una linea di impegno, di intercessione, perché la lotta tra il bene e il male è una lotta permanente".

Giovanni Paolo II "come dice la terza parte del segreto di Fatima, 'è stato colpito a morte ma una mano materna ha deviato la pallottola' e lo ha salvato. Questo è il mistero della comunione dei santi e della capacità di intercessione delle persone giuste e degli amici di Dio", ha continuato il cardinale. "Il terzo mistero di Fatima è così compiuto in parte - ha aggiunto - nella descrizione che è stata fatta da suor Lucia ma come ha detto (l'allora) cardinale Ratzinger il cuore immacolato di Maria trionferà".

Le parole di Bertone - ovviamente - non sottintendono che vi siano altre parti del segreto non svelate bensì che si trattò di una "profezia" in senso biblico e non di una previsione sul futuro. Dunque il significato teologico della visione avuta da suor Lucia di un vescovo vestito di bianco colpito a morte viene compreso gradualmente dalla Chiesa nel suo cammino, e riguarda tutte le persecuzioni che subisce (incluso il tradimento da parte dei suoi membri che hanno commesso i gravi crimini degli abusi sessuali, come disse Benedetto XVI l'anno scorso a Fatima) e non solo l'attentato a Giovanni Paolo II.

(30 aprile 2011)

 

 

 

2011-04-27

Il segretario, il medico, il vicario del Vaticano:

in un libro il racconto di tre testimoni d'eccezione

L'ultimo sussurro di Wojtyla

"Ora lasciatemi andare"

E dopo l'attentato in San Pietro disse: "Come Bachelet..."

<B>L'ultimo sussurro di Wojtyla<br>"Ora lasciatemi andare" </B>

di ORAZIO LA ROCCA

CITTÀ DEL VATICANO - "Lasciatemi andare!". Sono le ultime parole pronunciate da Giovanni Paolo II poco prima di morire, la sera del 2 aprile scorso alle ore 21,37. Le stesse parole scelte per la titolazione del libro che le Edizioni San Paolo pubblicano in occasione del primo anniversario della scomparsa di Wojtyla. Un testo pieno di testimonianze dirette, di frasi e di episodi inediti, come le prime parole dette dal Papa dopo l'intervento a cui fu sottoposto per l'attentato in piazza San Pietro del 13 maggio 1981.

In quei drammatici momenti, quando la sua vita - si legge nel libro - era sospesa tra la vita e la morte, il Papa con voce flebile si rivolse ai presenti dicendo: "Ho sete, tanta sete... ho tanto dolore". Poi, dando l'impressione di fare un enorme sforzo di memoria, disse più volte "Come Bachelet... come Bachelet", con evidente riferimento al suo amico Vittorio Bachelet, vice presidente del Csm e presidente dell'Azione cattolica - membro anche del Pontificio consiglio per i laici - assassinato un anno prima dalle Br.

Sull'attentato viene anche rivelata una curiosità: la Radio vaticana interruppe brevemente le trasmissioni per evitare interferenze durante l'esecuzione di una ecografia all'addome del pontefice.

Il volume - che il settimanale Famiglia Cristiana oggi in edicola anticipa in alcune parti - è firmato da due testimoni d'eccezione, il neo cardinale Stanislao Dziwicz, per circa quarant'anni fido segretario di Karol Wojtyla (da quando era arcivescovo di Cracovia fino agli ultimi giorni della sua vita terrena), e il medico personale del pontefice, il professor Renato Buzzonetti; coadiuvati dall'arcivescovo Angelo Comastri, vicario generale per la Città del Vaticano, e dal gesuita Crazlaw Drazek, responsabile dell'edizione polacca dell'Osservatore Romano.

In "Lasciatemi andare" - sottotitolo, "La forza nella debolezza di Giovanni Paolo II" - gli autori raccontano lo stretto rapporto che quasi tutto il pontificato wojtyliano ha avuto col dolore e la sofferenza, a partire dall'attentato dell'81, passando attraverso i diversi ricoveri a cui fu sottoposto il Papa al policlinico Gemelli" di Roma, la lunga agonia, gli ultimi istanti di vita, la morte, i solenni funerali.

Il racconto del malato Wojtyla nel libro emerge in particolare dalla testimonianza del professor Buzzonetti. Gli inediti non riguardano solo l'attentato, ma anche i primi segni del Parkinson accusati dal pontefice già negli ultimi mesi del '91. Il Vaticano ammetterà che il Papa soffriva di questa malattia solo 5 anni dopo.

Particolare emozione suscita la ricostruzione degli ultimi due mesi di vita di Giovanni Paolo II. La frase "Lasciatemi andare alla casa del padre", ricorda Dziwicz, fu raccolta da suor Tobiana, una delle religiose polacche che accudivano il pontefice: la suora uscì dalla camera del Papa piangendo e quando riferì la volontà di Wojtyla, tutti i presenti ne furono colpiti e nessuno riuscì a trattenere le lacrime. Il libro è suddiviso in tre parti. La prima, intitolata "La sofferenza nella vita e nel magistero di Giovanni Paolo II" è firmata da monsignor Dziwicz e da padre Drazek; la seconda ("I giorni della sofferenza e della speranza" è di Buzzonetti; la terza, "Santo subito!", scritta da monsignor Comastri e dedicata ai milioni di fedeli giunti da tutto il mondo per l'estremo saluto al pontefice, con particolare attenzione "alle linee portanti della santità di Giovanni Paolo II".

Attenzione che proprio ieri ha avuto un concreto riscontro a Cracovia, dove il postulatore del processo di beatificazione di Wojtyla, padre Slawomir Oder, ha annunciato che è stato scelto il miracolo attribuito all'intercessione del papa polacco. Si tratta di una suora francese guarita dal Parkinson due mesi dopo la morte di Giovanni Paolo II. Ora la parola passa alla commissione medica della Congregazione per la cause dei santi. Dopo di che papa Ratzinger lo eleverà agli onori degli altari.

 

(15 marzo 2006)

 

 

 

 

 

L'UNITA'

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2011-05-01

Papa Wojtyla, beatificazione lampo a S. Pietro

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Giovanni Paolo II è da oggi nel novero dei beati della Chiesa cattolica. La proclamazione è avvenuta durante la solenne cerimonia in Piazza San Pietro, presieduta da papa Benedetto XVI dinanzi a decine di capi di Stato e di governo e mentre un milione e mezzo di pellegrini - secondo dati della Prefettura confermati dalla sala stampa vaticana - affollavano le vie e le piazze di Roma, sia nell'area del Vaticano che in altre zone della città.

LA DIRETTA WEB DELLA CERIMONIA

La festa del nuovo beato, che sale all'onore degli altari a soli sei anni dalla morte, sarà celebrata il 22 ottobre di ogni anno nella Chiesa di Roma e in quella polacca, finchè la canonizzazione non prescriverà il "culto universale". E anche oggi, come durante i funerali dell'8 aprile 2005, il grido del "Santo subito", insieme a un interminabile applauso e allo sventolio delle bandiere reso ancora più intenso dalle lacrime di tanti fedeli, è risuonato subito dopo la formula di beatificazione pronunciata da papa Ratzinger, mentre l'arazzo col ritratto del nuovo beato veniva scoperto sulla facciata di San Pietro.

Intanto anche la reliquia di Wojtyla - una piccola ampolla col suo sangue contenuta in un reliquiario d'argento - veniva portata sull'altare da suor Tobiana, che per 27 anni ha servito nell'appartamento papale, e da suor Marie Simon-Pierre, la cui guarigione dal Parkinson ha aperto la strada alla beatificazione. "Ha aperto a Cristo la società, la cultura, i sistemi politici ed economici, invertendo con la forza di un gigante - forza che gli veniva da Dio - una tendenza che poteva sembrare irreversibile", ha detto del suo predecessore Benedetto XVI durante l'omelia della messa, ricordandone l'appello di inizio pontificato. "Quella carica di speranza che era stata ceduta in qualche modo al marxismo e all'ideologia del progresso - ha aggiunto -, egli l'ha legittimamene rivendicata al Cristianesimo, restituendole la fisionomia autentica della speranza".

La cerimonia cui sono intervenute 87 delegazioni ufficiali, 16 capi di Stato tra cui il presidente Giorgio Napolitano, cinque case reali, e per l'Italia anche il premier Silvio Berlusconi, i presidenti di Senato e Camera Renato Schifani e Gianfranco Fini tra gli altri, è cominciata dopo che nella notte il grande afflusso di fedeli da numerosi Paesi - moltissimi i polacchi - aveva messo a dura prova il dispositivo logistico intorno a Piazza San Pietro. I varchi dal fondo di Via della Conciliazione sono stati aperti con largo anticipo alle 2 (anzichè alle 5.30) per ragioni di ordine pubblico, dopo di che la folla si è ammassata verso Piazza San Pietro in attesa dell'apertura, all'alba. Sia via della Conciliazione che le aree circostanti fino a Castel Sant'Angelo sono rimaste piene di fedeli durante tutta la cerimonia, mentre altre migliaia hanno preferito ripiegare verso le zone di Roma dove sono allestiti i maxischermi, tra cui il Circo Massimo, già teatro ieri sera della veglia con 200 mila fedeli.

Sempre alle prime ore di stamane, la teca contenente le spoglie mortali di Wojtyla è stata traslata dalle Grotte Vaticane nella soprastante Basilica di San Pietro e posta davanti all'altare centrale: subito dopo la messa e la recita del Regina Caeli, davanti al feretro sfileranno il Papa e i cardinali, quindi i malati, le delegazioni ufficiali e, probabilmente anche durante la notte, la lunga successione dei fedeli in venerazione del nuovo beato.

Benedetto XVI, al termine della cerimonia di beatificazione, è entrato nella basilica vaticana e per primo ha reso omaggio al nuovo beato inginocchiandosi in raccoglimento dinanzi al feretro posto davanti all'altare centrale. Dopo di lui sono sfilati i cardinali e quindi hanno potuto rendere omaggio alle spoglie mortali di Giovanni Paolo II i fedeli che per tutta la mattina hanno gremito piazza San Pietro e le vie limitrofe. Prima di entrare nella Basilica, il Pontefice ha ringraziato il Presidente Napolitano e le autorità italiane per l'apprezzata collaborazione nell'organizzare queste giornate di festa. E poi con il Capo dello Stato e il Premier Berlusconi, ha avuto un breve colloquio all'interno della sagrestia.

Momenti di grande commozione si sono registrati in piazza San Pietro al termine della cerimonia di beatificazione. Mentre dopo un lungo applauso sui maxi schermi è comparsa l'immagine di Wojtyla, migliaia di persone, in lacrime, si sono inginocchiate e pregando hanno invocato a gran voce "Santo subito". Poi piano piano è cominciato il deflusso da via della Conciliazione. In tanti hanno preferito andar via per evitare di restare imbottigliati nella ressa, anche se la parte più consistente della folla ha pazientemente atteso di potersi mettere in fila per entrare in San Pietro e rendere omaggio alla teca di Giovanni Paolo II.

1 maggio 2011

 

 

Beatificazione Wojtyla, diretta web

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WOJTYLA BEATO, SCOPPIA APPLAUSO FOLLA, 'SANTO SUBITO', IN PIAZZA SAN PIETRO SVENTOLANO LE BANDIERE DI TUTTE LE NAZIONI

Un lungo applauso e ancora l'urlo "Santo subito". Così la folla in piazza San Pietro ha salutato la formula di beatificazione di Giovanni Paolo II. In piazza San Pietro sventolano le bandiere di tutte le nazioni.

WOJTYLA:PAPA LO HA PROCLAMATO BEATO 6 ANNI DOPO MORTE

Sei anni e un mese dopo la morte Karol Wojtyla- Giovanni Paolo II è stato proclamato beato dal suo successore Benedetto XVI. Questi, accolta la richiesta del vicario di Roma Agostino Vallini, ha letto la formula latina che annovera il papa polacco tra i beati. È la causa di beatificazione più veloce della storia della Chiesa. Festa del nuovo beato, ha confermato il Papa, sarà il 22 ottobre, anniversario elezione al pontificato.

APPLAUSO DELLA FOLLA DOPO LETTURA BIOGRAFIA

Uno scrosciante applauso si è levato da piazza San Pietro alla fine della lettura della biografia di Papa Wojtyla da parte del cardinale Agostino Vallini, vicario del Papa per la diocesi di Roma. Già durante la lettura più volte i fedeli, che gremiscono il sagrato, hanno accompagnato con battimani la rievocazione della vita di Giovanni Paolo II.

CARDINALE VALLINI CHIEDE LA BEATIFICAZIONE

"Beatissimo Padre, il Vicario Generale di Vostra Santità per la Diocesi di Roma domanda umilmente alla Santità Vostra di voler iscrivere nel numero dei Beati il Venerabile Servo di Dio Giovanni Paolo II, Papa". Lo ha detto il cardinale Agostino Vallini, all'inizio del rito di piazza San Pietro.

PAPA ARRIVA CON JEEP SCOPERTA A MESSA BEATIFICAZIONE

Il Papa è giunto alle 10 con una jeep scoperta in piazza San Pietro per l'avvio della messa di beatificazione di Giovanni Paolo II. Dopo un breve giro della piazza colma di fedeli, il Papa è sceso sul sagrato della basilica vaticana. In prima fila, nella tribuna delle autorità, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il 'ministro degli Esterì del Vaticano, mons. Dominique Mamberti. La messa si concluderà, poco dopo mezzogiorno, con il tradizionale Regina coeli domenicale. Benedetto XVI entrerà poi a San Pietro per venerare la teca con le spoglie del beato Wojtyla. Seguiranno le delegazioni ufficiali, i malati e poi avrà inizio il flusso di fedeli.

LA BARA DI GIOVANNI PAOLO II PORTATA IN SAN PIETRO

La bara di Giovanni Paolo II è stata portata in San Pietro dalle Grotte Vaticane dove era rimasta dopo l'esumazione di venerdì scorso. Ed è stata posizionata davanti all'altare della Confessione, posta su un drappo che in questi giorni la ricopriva. Sulla bara è stato messo l'Evangeliario di Lorsch.

INIZIATA LA CERIMONIA DI BEATIFICAZIONE

Papa Benedetto XVI ha dato inizio in Piazza San Pietro alla cerimonia di beatificazione di Giovanni Paolo II.

LA QUESTURA: OLTRE UN MILIONE DI PERSONE IN PIAZZA

Oltre un milione di persone sono presenti a Roma per la cerimonia di beatificazione di Giovanni Paolo II. È quanto trapela da ambienti della Questura di Roma.

PIAZZA SAN PIETRO COME UN SET CINEMATOGRAFICO

Gruppi di fedeli che intonano canti e preghiere, troupes televisive intente in stand up dalla piazza. Già ieri, a 24 ore dal grande evento della beatificazione di Giovanni Paolo II, piazza San Pietro mostrava un volto trasformato con maxischermi a diffondere filmati del pontificato di Wojtyla a ciclo continuo, le gigantografie degli stemmi dei due Papi ben in vista, l'immagine della Madonna con impressa la scritta 'Totus tuus', fotografie del Papa polacco che campeggiano su un lato del colonnato e il motto 'Spalancate le porte a Cristò in caratteri cubitali sull'altro. Ma è soprattutto dall'impressionante quantità di gadget offerta da negozi e ambulanti dell'area che spunta incessantemente il sorriso affabile e bonario del Pontefice polacco. In questi giorni, tra il Braccio di Carlo Magno e Borgo Pio con il brand di Wojtyla è possibile trovare di tutto: rosari, calendari, magneti da frigorifero, portachiavi, braccialetti, acquasantiere, t-shirt da 5 a 7 euro, orologi, penne, portapillole, statuine, campanellini, piatti e tazze. E ancora brevi biografie, cartoline, opuscoli di preghiera, monete, medaglie, quadretti, ceri e mini-ceri, adesivi, persino ditali.

È durata sei anni l'attesa per assistere alla cerimonia di beatificazione di Giovanni Paolo II. Piazza San Pietro è gremita sotto il suono delle campane e i cori improvvisati dai pellegrini di tutto il mondo, complice un timido sole. 'Non abbiate paura, spalancate le porte a Cristò, recita un enorme striscione appeso lungo il colonnato. E i fedeli lo hanno seguito alla lettera, attendendo pazientemente di entrare in piazza dopo aver passato la notte in via della Conciliazione e nelle strade limitrofe. A sventolare sono quasi esclusivamente le bandiere polacche bianche e rosse, ma ci sono anche i colori del Brasile, del Cile, della Spagna, dell'Argentina e della Grecia. Sulla sinistra del sagrato della basilica sono seduti i prelati, a destra le autorità. Sono presenti il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, premier Silvio Berlusconi, i presidenti di Camera e Senato, Gianfranco Fini e Renato Schifani, il sottosegretario Gianni Letta, il ministro Angelino Alfano e poi Walter Veltroni e Ferdinando Casini. Tra le autorità estere, la cancelliera Angela Merkel e il presidente dello Zimbabwe, Robert Gabriel Mugabe.

Ha inizio alle 10.30 la messa di beatificazione di Giovanni Paolo II in piazza San Pietro presieduta dal Pap. Già alle 9, però, iniziano canti e preghiere. Sul sagrato della basilica prenderanno posto anche le 87 delegazioni ufficiali, con 17 capi di Stato e i rappresentanti di cinque case regnanti. La delegazione italiana, con il premier Berlusconi e molti ministri, sarà guidata dal presidente della Repubblica Napolitano, che a fine messa saluterà il Papa. Il cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha da poco fatto ingresso in Vaticano per prendere parte alla cerimonia. La presenza

del capo del governo di Berlino non stata era prevista negli

elenchi ufficiali diffusi ieri dal Vaticano. Tra le autorità, anche il controverso presidente dello Zimbabwe Robert Mugabe. La celebrazione sarà animata dalla Cappella musicale pontificia e dal coro della diocesi di Roma. Parteciperà anche l'orchestra del conservatorio di S. Cecilia. Al termine della formula di beatificazione, quando si scoprirà l'arazzo che raffigura il nuovo beato, verrà cantato l'inno del beato in lingua latina, che verrà eseguito per intero al termine della celebrazione mentre verrà portata solennemente presso l'altare una reliquia con il sangue di Wojtyla per la venerazione di tutto il popolo di Dio. A fine messa, verso mezzogiorno, il Papa reciterà, come ogni domenica, il Regina Coeli. Verrà poi esposta alla venerazione dei fedeli una urna contenente la reliquia del sangue di Giovanni Paolo II. A seguire, in basilica, davanti l'altare della Confessione il Papa, prima, le delegazioni ufficiali, e poi tutti i fedeli che vorranno veneraranno la teca con il corpo di Giovanni Paolo II, estratta nei giorni scorsi dalle Grotte vaticane. La basilica vaticana rimarrà aperta per l'occasione tutta la notte fino alle cinque di mattina. A conclusione del flusso di fedeli, la bara verrà spostata nella cappella di San Sebastiano, sempre nella basilica vaticana. Il programma della beatificazione si chiuderà ufficialmente domani alle 10.30 con la messa di ringraziamento presieduta dal cardinale Tarcisio Bertone in Piazza S. Pietro. Mercoledì, però, il Papa tornerà sulla figura del predecessore durante la settimanale udienza generale in piazza San Pietro.

Sono stati aperti prima dell'alba i varchi in fondo a via della Conciliazione per contenere la folla di pellegrini in attesa di partecipare alla beatificazione di Giovanni Paolo II. La strada si è così riempita già nel corso della notte. Solo alle prima luci del giorno, però, attorno alle 5.30, i gendarmi vaticani, gli agenti di pubblica sicurezza e i volontari della protezione civile hanno aperto le ultime transenne e la folla di fedeli ha iniziato a riempire, scaglionata, piazza San Pietro. Dopo che ieri scrosci di pioggia si sono riversati durante tutto il giorno sui pellegrini che si aggiravano tra il Vaticano, Circo Massimo, dove si è svolta la veglia serale, e il centro di Roma, oggi il meteo mattutino è clemente. Le stime sul numero di pellegrini che partecipa all'evento sono discordanti. Il Vaticano non fornisce dati precisi e si limita a definire "verosimile" la stima di "alcune centinaia di migliaia di persone". Il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro ha parlato in questi giorni di "almeno un milione di persone", mentre l'Opera romana pellegrinaggi, organizzatrice dell'evento religioso, non ha modificato l'iniziale previsione di 300mila. Maxi-schermi sono stati predisposti nelle zone adiacenti al Vaticano, nonché a Circo Massimo, e davanti alle basiliche di San Giovanni e San Paolo. L'Opera romana pellegrinaggi e la diocesi hanno previsto la distribuzione di bottigliette d'acqua, succhi di frutta e snak. Lungo via della Conciliazione sono stati predisposte file di transenne per incanalare il serpentone di fedeli. In fondo alla via, così come in piazza Pio XII, sono state costruiti dei padiglioni per le dirette televisive dei network internazionali. Alla beatificazione sono accreditati oltre 2.300 giornalisti.

 

Duecentomila pellegrini, secondo le stime concordanti di Vaticano e Questura di Roma, hanno preso parte, ieri sera, alla veglia al Circo Massimo in onore di Giovanni Paolo II. L'evento, presieduto dal cardinale Agostino Vallini, vicario del Papa per la diocesi di Roma, si è aperto alle 20 ed è stato concluso da Benedetto XVI che, in collegamento video dal Palazzo apostolico, ha recitato una preghiera alla Madonna. Nel corso della serata, oltre ai canti e alle preghiere, sul palco sono saliti tre testimoni d'eccezione del Pontificato di Wojtyla: il suo ex portavoce Joaquin Navarro-Valls ("Quando ho visto gli striscioni con la scritta 'Santo subito' ho pensato: Peccato, arrivano in ritardo!"), la suora francese 'miracolata' dal Papa polacco Marie Simon Pierre e il suo segretario personale, il cardinale Stanislaw Dziwisz, che si è soffermato, tra l'altro, sull'amicizia tra il Papa polacco e il presidente italiano Sandro Pertini. Il porporato polacco ha poi ricordato di aver visto due volte Giovanni Paolo II arrabbiato, quando denunciò la mafia ad Agrigento e quando criticò la guerra in Iraq. In collegamento con la piazza romana, cinque santuari mariani devoti a Wojtyla.

Preghiere, canti, la lettura di qualche testo di Wojtyla e qualche spuntino. È trascorsa così la notte di decine migliaia di pellegrini venuti da tutto il mondo - in particolare Polonia e Spagna - per partecipare alla beatificazione di Giovanni Paolo II. Conclusa la veglia al Circo Massimo, poco dopo le 22.30, molti pellegrini si sono avviati in direzione del Vaticano, dove Benedetto XVI presiede oggi la messa di beatificazione. L'Opera romana pellegrinaggi e la diocesi di Roma avevano predisposto di lasciare aperte otto chiese nel centro della capitale, lungo il tragitto verso piazza San Pietro. I volontari del Vicariato e delle singole chiese hanno offerto acqua, the caldo e qualche snack ai pellegrini. Nel corso della notte, ad ogni modo, per facilitare il deflusso dal Circo Massimo metropolitane e autobus hanno chiuso solo per due ore, dalle 2 alle 4. Ognuna della chiesa è stata affidata alla gestione di una diversa comunità religiosa. San'Anastasia (vicino Circo Massimo) alla comunità Shalom, San Bartolomeo (Isola Tiberina) alla comunità di Sant`Egidio, San Marco al Campidoglio (Piazza Venezia) ai focolarini, Chiesa del Gesù (Piazza del Gesù) alla Gioventù Ardente Mariana, Sant'Andrea della Valle (in zona Corso Vittorio Emanuele) alla Comunità dell`Emmanuele, Sant'Agnese in Agone (Piazza Navona) ad un gruppo di animazione di giovani polacchi e gruppo del Rinnovamento dello Spirito, Santa Maria in Vallicella (Via del Governo Vecchio) ai neocatecumenali e San Giovanni dei Fiorentini (Via Acciaioli) alla comunità Nuovi Orizzonti.

1 maggio 2011

 

 

 

 

 

2011-04-30

Roma, un milione di pellegrini per papa Wojtyla

lavori per attesa beatificazione wojtyla 304

Un mare di fiaccole illumina la notte romana calata sul Circo Massimo, dove alle 20 in punto è iniziata la veglia di preghiera per la beatificazione di Giovanni Paolo II. Grandi applausi per il video del Papa polacco che parla ai giovani, grande commozione sui volti di tutti, compreso quello di Stanislao Dwinistz, segretario del Pontefice per decenni. Toccante il momento dell'omaggio alla Vergine Maria Salus Populi Romani, da parte di 30 giovani delle parrocchie e delle cappellanie diocesane, che hanno portato lampade accese, simbolo di una speranza che non si spegne mai: la Fede.

Niente caos o ingorghi e pellegrini che si avviano lentamente a piedi sotto la pioggia o con i mezzi pubblici nel centro della Capitale, verso San Pietro e il Circo Massimo. E 'i grandi assenti' finora sono proprio romani. Lo dice anche il sindaco Gianni Alemanno: "O sono rimasti a casa per la pioggia, o sono fuori porta", riflette. È in questo clima sereno la Capitale si prepara all' evento della beatificazione di papa Giovanni Paolo II. In città sono arrivati circa 500 pullman di pellegrini ma se ne attendono altri 700. Insomma il grosso degli arrivi è atteso tra stanotte e domani: non solo quello dei fedeli ma anche di centinaia di ragazzi che parteciperanno al tradizionale concertone del primo maggio di Piazza San Giovanni. Insomma, tutto è pronto per una giornata da "bollino rosso". In serata è scattato il Piano sicurezza predisposto dalla Questura, con chiusure al traffico, in centro a ridosso del Circo Massimo e nella zona rossa attorno al Vaticano. L'area interessata, il cui epicentro è piazza San Pietro, è stata suddivisa in tre diversi livelli. Nove sono invece le microzone all'interno delle stesse aree, gestite da diversi funzionari di polizia. L'elicottero della Questura si è alzato in volo per una prima ricognizione, monitorando la situazione dall'alto attraverso un occhio elettronico. Migliaia di pellegrini hanno via via popolato Roma nelle zone del Vaticano e del Circo Massimo, dove è stato allestito un maxi-schermo e dove è giunto anche il Sindaco Gianni Alemanno, "emozionato" per l'evento. Pochi sono invece i romani, i quali hanno probabilmente deciso di restare in casa a causa del maltempo o di lasciare la città intimoriti dal possibile caos in occasione della tre giorni per Wojtyla. È stata scongiurata per ora, quindi, la paralisi del traffico che si era temuta nei giorni scorsi in vista dell'evento. Nessun affollamento in metropolitana e nelle stazioni. All'esterno delle aree di sicurezza, la Capitale è comunque presidiata in alcuni punti dalle forze dell'ordine mentre su alcuni palazzi campeggia l'immagine di Giovanni Paolo II per annunciare l'evento della beatificazione. "Tutto sta procedendo regolarmente secondo le previsioni - ha spiegato il questore di Roma Francesco Tagliente -. Abbiamo pianificato tutto e quindi ogni scenario rientra nelle previsioni gi… organizzate". E in merito all'afflusso di persone atteso, Tagliente ha spiegato che "la pioggia di oggi pomeriggio non ci ha consentito di valutare l'impatto reale che avrà l'evento perchè molti dei pellegrini che sono in città sono nei negozi, in casa, o in albergo oppure stanno facendo un giro fuori porta in attesa dell'evento di domani". Dalla sala operativa della questura in queste ore la situazione è monitorata con attenzione dal 'Centro gestione per la sicurezza dell'eventò. Sorvegliati speciali anche gli scali portuali, ferroviari ed aeroportuali, dove sono in continuo arrivo i fedeli. Controlli ferrei anche per l'ingresso a Piazza San Pietro, con misure rigide per garantire la sicurezza da parte delle forze dell'ordine anche con il supporto dei portali 'metal-detector Rapiscan'. L'Ares 118, che ha montato anche una tenda ai margini di piazza San Pietro, ha schierato nella Capitale, in occasione dell'evento, 2 mila persone e 17 punti medici avanzati, 90 ambulanze e un'ospedale da campo in piazza Risorgimento. Non è mancata qualche provocazione da parte di qualcuno. In zona San Paolo, un manifesto con la foto gigante di papa Giovanni Paolo II è stato imbrattato con delle scritte a pennarello: "Amico dei dittatori e difensore dei pedofili". Sotto, il simbolo femminista.

 

I pellegrini sono arrivati a Roma nelle ultime ore e le televisioni del mondo registreranno ascolti record. Dopo il matrimonio di William e Kate le telecamere di tutto il mondo accenderanno i riflettori su San Pietro e anche in questa occasione sono stimati in decine di milioni i telespettatori che vorranno seguire l'evento dalle tv da ogni angolo del pianeta. Da Al Jazeera alla Cnn, dalla Nbc a France Television, dalla spagnola Antenna 3 alla libanese Lbc. E accanto alle emittenti Tv, a quelle radiofoniche, alla carta stampata, anche il mondo della rete si mobiliterà. Al momento, 2.300 gli operatori dell'informazione che si sono accreditati da 101 paesi per seguire la cerimonia. Sulla Capitale e su Piazza San Pietro domani saranno puntati i riflettori e gli occhi di mezzo mondo. E la richiesta per avere accesso al segnale video è arrivata da numerosi network televisivi sparsi nel mondo: Polonia, Irlanda, Spagna, Francia, Olanda, Belgio, Stati Uniti. Tante pure le Tv cattoliche interessate, negli Usa, in Brasile, in Colombia, in Cile e ancora in Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia. Anche le grosse agenzie come Eurovisione, Reuters e Ap, con le loro divisioni televisive, saranno in collegamento. La Rai e il Ctv - il Centro Televisivo Vaticano - saranno impegnati, in coproduzione, nella diretta della cerimonia di beatificazione, con la regia affidata a Marco Aleotti. Ma anche Sky e Mediaset hanno previsto reportage, dirette e approfondimenti nei Tg. Così come numerosi siti Internet, a cominciare da Youtube, che ritrasmetteranno le immagini della diretta. Diretta che ovviamente sarà visibile anche sul portale vaticano. Così come su altri siti come Twitter e Facebook. Grandi numeri, quindi, anche se non paragonabili a quelli dei Giubileo del 2000, quando le testate che con reporter, fotografi, telecamere raggiunsero Roma furono oltre 6.000. In ogni caso sulla Capitale e su Piazza San Pietro saranno puntati i riflettori e gli occhi di mezzo mondo.

 

La Prefettura della Casa Pontificia ha distribuito oggi il primo elenco ufficiale, ancora provvisorio e aggiornato alle 20.00 di ieri sera, delle delegazioni dei vari Paesi che saranno presenti domani alla cerimonia di beatificazione di Giovanni Paolo II in Piazza San Pietro.

Viene confermato che le delegazioni ufficiali saranno 87, di cui cinque guidate dai rappresentanti delle rispettive Case reali e 16 dai rispettivi capi di Stato: tra queste ultime quella italiana, composta da 14 persone, che sarà capeggiata dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, accompagnato dalla signora Clio. La nota vaticana non fa menzione del premier Silvio Berlusconi, che comunque sarà nella delegazione insieme ai presidenti di Camera e Senato e ad alcuni ministri.

Le Case reali rappresentate saranno quelle del Belgio, con il re Alberto II e la regina Paola, del Liechtenstein, con il principe Hans-Adam II e la principessa Marie, del Lussemburgo, con il granduca Henri e la granduchessa Maria Teresa, della Spagna, con i principe delle Asturie Felipe e Letizia, del Regno Unito, con i duchi di Gloucester.

I 16 capi di Stato, oltre al presidente Napolitano, saranno i presidenti della Polonia Bronislaw Komorowski, dell'Albania Bamir Topi, di Andorra mons. Joan-Enric Vives Sicilia (che è arcivescovo e co-principe), di Bosnia-Erzegovina Zeliko Komsic, del Camerun Paul Biya, della Rerpubblica del Congo Denis Sassou N'Guesso, dell'Estonia Toomas Hendrik Ilves, dell'Honduras Porfirio Lobo Sosa, di Macedonia Gjorgje Ivanov, del Messico Felipe Claderon Hinojosa, del Montenegro Filip Vujanovic, di San Marino, cioè i capitani reggenti Maria Luisa Berti e Filippo Tamagnini, di Slovacchia Ivan Gasparovic, del Togo Faure Essozima Gnassingbe, e il discusso presidente dello Zimbabwe Robert Gabriel Mugabe.

Tra le altre delegazioni, quella brasiliana sarà guidata dal vice presidente Miguel Elias Temer Lulia, quella Argentina dal presidente del Senato Josè Juan Bautista Pampuro, sei da altrettanti primi ministri (Croazia, Francia con Francois Fillon in rappresentanza del presidente Nicolas Sarkozy, Lituania, Monaco, ordine di Malta, Repubblica Ceca e Ungheria, col premier Viktor Orban).

La delegazione di Germania, paese di papa Ratzinger, darà capeggiata dal ministro degli Interni Hans-Peter Friedrich, quella di Israele dal ministro Yossi Peled, sopravvissuto alla Shoah e cresciuto in tenera età da una famiglia cattolica belga.

Ha destato qualche sorpresa il fatto che la delegazione degli Stati Uniti sarà guidata dall'ambasciatore presso la Santa Sede, Miguel Diaz, dopo che ai funerali di Wojtyla, l'8 maggio 2005, erano intervenuti ben tre presidenti: quello allora in carica George W. Bush, il padre George senior e l'altro ex presidente Bill Clinton. Anche la Federazioni russa sarà rappresentata dall'ambasciatore Nikolay Sadchikov.

Presenti domani in Piazza San Pietro anche il presidente della Commissione europea Josè Manuel Barroso, quello dell'Europarlamento Jerzy Buzek, polacco come Giovanni Paolo II, e quello del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy.

 

"Ero malata e sono guarita". Così suor Marie Simon-Pierre, la suora francese la cui guarigione dal Parkinson, giudicata inspiegabile dai medici, ha aperto la strada alla beatificazione di Giovanni Paolo II, inizia la sua testimonianza sul presunto miracolo, ricevuto per intercessione del Papa polacco.

"Soffrivo del morbo di Parkinson dal 2001 - dice la religiosa delle Piccole Suore delle Maternità Cattoliche in una testimonianza diffusa dalla sua Congregazione -. Ero ancora giovane, avevo solo 40 anni. Dopo la diagnosi, avevo molta difficoltà a guardare papa Giovanni Paolo II in televisione. Egli mi rinviava l'immagine della mia stessa malattia". Lei continuava a sentirsi vicina al Papa malato, ammirando "la sua umiltà, la sua forza, il suo coraggio, il suo esempio e la sua testimonianza di completa dimenticanza della sua persona per dedicarsi al suo ministero".

"Alla sua morte - spiega la suora, che vive e opera a Aix-en-Provence -, ho sentito un grande vuoto, la sensazione di chi perde un amico, una persona cara, qualcuno che mi comprendeva". E i segni clinici del Parkinson si sono aggravati proprio nelle settimane seguenti alla morte di Wojtyla. "Nel pomeriggio del 2 giugno - racconta ancora la religiosa - ho chiesto alla Superiora suor Marie Thomas di trovare un'altra suora che si assumesse la responsabilità del servizio delle Maternità Cattoliche, essendo io priva di forze, sfinita".

La superiora le chiese però "di attendere il ritorno dal pellegrinaggio a Lourdes che avrei fatto in agosto, ricordandomi che tutte le Comunità pregavano per invocare la mia guarigione per intercessione di Giovanni Paolo II". La superiora aggiunse: "Giovanni Paolo II non ha detto l'ultima parola".

"Mi chiese di scrivere il suo nome quando non potevo più scrivere - ricorda suor Marie Simon-Pierre -. Poichè insisteva, dopo la terza volta, ho scritto il nome di Giovanni Paolo II. Davanti alla mia calligrafia così poco leggibile, siamo rimaste insieme per un lungo tempo a pregare". Il calvario della piccola suora, mentre le consorelle continuavano la "novena" per invocarne la guarigione, era destinato a finire.

"Sono guarita nella notte dal 2 al 3 giugno 2005 - racconta ora -. Nella notte mi sono alzata con un balzo e sono scesa all'oratorio della Casa della Comunità per pregare davanti al Santissimo Sacramento. Una grande pace mi aveva invaso, una sensazione di benessere". Dopo aver meditato "i misteri luminosi del Rosario", quelli introdotti proprio da papa Wojtyla, "sono rimasta raccolta in preghiera fino alle 6, poi ho raggiunto la Comunità nella Cappella per il tempo di preghiera".

"Dovevo percorrere circa 50 metri - spiega ancora la religiosa -. Mi accorsi allora, mentre camminavo, che il mio braccio sinistro che era come morto a causa della malattia, ricominciava a muoversi. Nel contempo provai una leggerezza in tutto il corpo, un'agilità che non provavo più da tanto tempo". Poi, durante la messa del mattino, "fui pervasa da grande pace e da grande gioia". Era il 3 giugno.

"All'uscita della messa, sono convinta di essere guarita", dice suor Marie. "La mia mano sinistra - sono mancina - non trema più. Il mio viso è trasformato. Ricomincio a scrivere e a mezzogiorno interrompo di colpo tutte le terapie. Nel pomeriggio metto al corrente la superiora e non diciamo niente fino al 7 giugno". Poi, in quel giorno, "come previsto, mi reco dal neurologo che constata con grande stupore la sparizione totale di tutti i segni clinici, fatica a comprendere il mio stato, mentre sono cinque giorni che non assumo più farmaci". La Comunità manterrà il silenzio su quanto accaduto per due anni, fino alla testimonianza per la causa di beatificazione di Wojtyla.

"La mia guarigione - spiega la suora - era prima di tutto il risultato della preghiera di tutta una famiglia religiosa, un miracolo di fede". Ora suor Marie Simon-Pierre è sempre in piena attività al servizio della vita che nasce, tra le madri e i neonati. "Sono sei anni che non assumo più farmaci", e quello vissuto "per l'intercessione di Giovanni Paolo II è un grande mistero, difficile da spiegare a parole". "Ad oggi, questo mistero rimane e mi sento piccolissima davanti a una tale grazie - osserva ancora la religiosa -, ma niente è impossibile a Dio". E conclude: "è come una seconda nascita, una nuova vita".

30 aprile 2011

 

 

Berlusconi: "In Parlamento mai leggi non cristiane"

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berlusconi arrabbiato processo mediaset milano

"La politica può introdurre nel proprio ordinamento giuridico norme che non siano in contrasto con tradizione cristiana: ed è quello che stiamo facendo adesso in Parlamento con la legge sulla bioetica". Lo ha detto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, intervistato dal Gr1 sulla figura di Giovanni Paolo II Secondo Berlusconi il Parlamento non dovrebbe mai varare "nessuna legge contraria e negativa di questi valori".

L'incontro di mamma Rosa e Wojtyla

Con Wojtyla, il premier ha il ricordo di un incontro "toccante", nel corso di una visita che egli fece al pontefice insieme alla madre Rosa. "Aveva una personalità rara unica - spiega al Gr1- era un uomo dall'intelligenza acuta". "L'incontro più toccante fu quello con mia madre - ricorda - egli ebbe la disponibilità di ascoltarla mentre gli raccontava di me e alla fine lei gli chiese di prendermi sotto la sua protezione".

"Diete spallata al comunismo"

"Fu lui a dare una delle prime e decisive spallate al comunismo", ha detto Berlusconi intervistato su Giovanni Paolo II.

29 aprile 2011

 

 

 

 

 

 

 

 

 

il SOLE 24 ORE

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2011-05-01

Wojtyla beato dinanzi a un milione e mezzo di pellegrini

dall'inviato Carlo Marroni. Con un ricordo di Carlo Azeglio Ciampi Cronologia articolo1 maggio 2011

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Argomenti: Giovanni Paolo II | Wojtyla Le | Benedetto XVI | Ratzinger Il Papa | Karol Wojtyla | Agostino Cardinale Vallini | Roma | Marie Simon Pierre | Papa Paolo VI

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Questo articolo è stato pubblicato il 01 maggio 2011 alle ore 14:08.

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CITTÀ DEL VATICANO. Erano le 10.37 – sotto un raggio di sole che ha scacciato i timori di pioggia presenti fino a questa mattina - quando Benedetto XVI ha proclamato ufficialmente beato Karol Wojtyla, papa Giovanni Paolo II.

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Le immagini della Beatificazione di Giovanni Paolo II

La biografia per immagini di Giovanni Paolo II

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I pellegrini alla beatificazione nelle immagini della polizia

Le immagini della veglia dall'elicottero della Polizia

Elezione di Papa Giovanni Paolo II - 16 ottobre 1978

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La città in festa

Un applauso infinito e una foresta di bandiere, soprattutto polacche, ha salutato il momento tanto atteso dai pellegrini arrivati a Roma, oltre un milione e mezzo, che hanno riempito piazza San Pietro, Via della Conciliazione, e tutte la aree adiacenti il Vaticano, oltre che il Circo Massimo. "Noi - ha detto papa Ratzinger leggendo la formula tradizionale in latino - accogliendo il desiderio del Nostro Fratello Agostino Cardinale Vallini, Nostro Vicario Generale per la Diocesi di Roma, di molti altri Fratelli nell'Episcopato e di molti fedeli, dopo aver avuto il parere della Congregazione delle Cause dei Santi, con la Nostra Autorità Apostolica concediamo che il Venerabile Servo di Dio Giovanni Paolo II, papa, d'ora in poi sia chiamato Beato e che si possa celebrare la sua festa nei luoghi e secondo le regole stabilite dal diritto, ogni anno il 22 ottobre. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo".

Un processo di beatificazione chiuso in tempi record

Poche parole, che hanno chiuso un processo che a tempi di record ha portato sugli altari il pontefice che ha cambiato la storia del Novecento e ha lasciato una traccia indelebile nella storia della Chiesa. Appena il Papa ha proclamato beato Giovanni Paolo II, è stato scoperto l'arazzo con l'effige del nuovo beato, che campeggia sulla loggia delle Benedizioni della basilica di San Pietro, ricavato da una immagine fotografica del papa polacco del 1995.

"Sentivamo aleggiare il produmo della sua santità"

Sei anni fa, al funerale di papa Wojtyla – ha detto il papa nell'omelia - "noi sentivamo aleggiare il profumo della sua santità". Per questo, ha aggiunto, "ho voluto" "nel doveroso rispetto della normativa della Chiesa" che la sua beatificazione procedesse "con discreta celerità. Ed ecco che il giorno atteso è arrivato, è arrivato presto, perchè così è piaciuto al Signore: Giovanni Paolo II è beato".

Dai fedeli il motto "Santo subito"

Parole, quelle di Ratzinger, che hanno dato spessore a un sentimento popolare che sin dalla morte ha inneggiato alla beatificazione, tanto che oggi il motto "Santo Subito" è stato più volte ripetuto dalla folla. "Papa Wojtyla ha aperto a Cristo la società, la cultura, i sistemi politici ed economici, invertendo con la forza di un gigante, forza che gli veniva da Dio, una tendenza che poteva sembrare irreversibile", ha detto Benedetto XVI, che in polacco ha aggiunto che egli "ha aiutato i cristiani di tutto il mondo a non avere paura di dirsi cristiani, di appartenere alla Chiesa, di parlare del Vangelo". Di più: "Karol Wojtyla salì al soglio di Pietro portando con sè la sua profonda riflessione sul confronto tra il marxismo e il cristianesimo, incentrato sull'uomo. Il suo messaggio è stato questo: l'uomo è la via della Chiesa, e Cristo è la via dell'uomo. Con questo messaggio, che è la grande eredità del Concilio Vaticano II e del suo timoniere il Servo di Dio Papa Paolo VI, Giovanni Paolo II ha guidato il Popolo di Dio a varcare la soglia del Terzo Millennio, che proprio grazie a Cristo egli ha potuto chiamare soglia della speranza".

 

 

 

Il Papa ringrazia l'Italia

Cronologia articolo1 maggio 2011

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Argomenti: Presidenza della Repubblica | Silvio Berlusconi | Renato Schifani | Chiesa Apostolica Romana | Gianfranco Fini | Giorgio Napolitano | Benedetto XVI | Alberto II | Elisabetta Tulliani

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Questo articolo è stato pubblicato il 01 maggio 2011 alle ore 14:15.

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CITTÀ DEL VATICANO. Nei giorni scorsi il protocollo vaticano aveva discretamente chiesto agli invitati il rispetto di una regola: a salutare il papa al termine della cerimonia avrebbe dovuto essere solo il capo delegazione per ogni paese. Quindi per l'Italia il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, accompagnato dalla signora Clio. Poi questa mattina si è saputo che al saluto ci sarebbe stato anche il premier Silvio Berlusconi. Piccoli miracoli, di certo attribuibili solo alla diplomazia. E così il presidente Napolitano e Berlusconi hanno raggiunto Benedetto XVI nella sacrestia di San Pietro.

Tributo papale all'Italia

Il colloquio è durato il tempo di un cordiale scambio di saluti: uscendo dalla sagrestia dove si è svolto il breve incontro sia Napolitano che Berlusconi sono apparsi sorridenti. Ma all'Italia il tributo papale è stato ben più esplicito. Infatti al termine del rito di beatificazione Ratzinger ha voluto rivolgere un "cordiale saluto al presidente della Repubblica Italiana e al suo seguito, con uno speciale ringraziamento alle Autorità italiane per l'apprezzata collaborazione nell'organizzare queste giornate di festa". Il Pontefice ha poi ringraziato anche "tutti coloro che hanno da tempo e con grande generosità preparato questo evento: la mia Diocesi di Roma - ha elencato - con il cardinale Vallini, il Comune della Città con il suo sindaco, tutte le forze dell'ordine e le varie organizzazioni, associazioni, i numerosissimi volontari e quanti, anche singolarmente, si sono resi disponibili ad offrire il proprio contributo".

In prima fila Napolitano

Nell'area delle autorità, allestita sulla parte destra del sagrato, la delegazione italiana vedeva in prima fila Napolitano: seduto alla sua destra c'era il responsabile vaticano per i rapporti con gli Stati, l'arcivescovo corso Dominique Maberti, e a sinistra Berlusconi. Il presidente del Senato Renato Schifani e la moglie Franca erano seduti nella seconda fila, proprio dietro a Napolitano. Accanto il presidente della Camera Gianfranco Fini accompagnato da Elisabetta Tulliani, e dietro di loro l'ex presidente della Polonia Lech Walesa.

Cinque case regnanti fra le delegazioni

Delle 90 delegazioni ufficiali c'erano i rappresentanti di cinque case regnanti: per la Spagna c'erano il principe Felipe e la moglie Letizia, mente per il Belgio re Alberto II e la regina Paola di leigi, quest'ultima vestita di bianco, antico privilegio concesso alle sovrane cattoliche al cospetto del papa.

Presente anche Mugabe

Ma c'era anche un presenza quantomeno imbarazzante, che nessuno pare abbia potuto evitare: Robert Mugabe, il presidente dello Zimbabwe. Il dittatore africano – che si professa cattolico – è colpito da sanzioni Ue che gli impediscono di entrare nell'area europea: divieto derogabile solo per alcuni specifici motivi tra cui quelli religiosi. Il protocollo vaticano ha cercato di arginare la presenza sistemando lui e sua moglie agli ultimi posti della lunga fila di sedie riservata ai capi di Stato e ai regnanti.

Curiosamente dagli Usa e dalla Russia non sono arrivati rappresentati di governo: le due nazioni che dal papato di Wojtyla hanno forse avuto (o subìto) di più erano rappresentate semplicemente dai loro ambasciatori presso la Santa Sede. (Ca.Mar.)

 

 

Un grande testimone che parlava al cuore

di Carlo Azeglio CiampiCronologia articolo1 maggio 2011

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Argomenti: Presidenza della Repubblica | Giovanni Paolo II | San Carlo Borromeo | André Frossard | Madonna di Fatima | Assisi | Carlo Azeglio Ciampi | Montecitorio | Roma

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Questo articolo è stato pubblicato il 01 maggio 2011 alle ore 14:29.

L'ultima modifica è del 01 maggio 2011 alle ore 14:57.

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Un grande testimone che parlava al cuoreUn grande testimone che parlava al cuore

Nel mio studio, la stanza dove trascorro gran parte delle giornate, su un ripiano della libreria che mi sta di fronte, tra le letture predilette di una vita, trova posto una grande fotografia che ritrae il mio abbraccio con Giovanni Paolo II.

Questo articolo è un ampio stralcio del ricordo di Giovanni Paolo II che l'ex presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, ha scritto per il numero speciale del periodico Totus tuus, edito dalla Diocesi di Roma, in edicola da oggi.

Quell'istante rappresenta per me molto di un ricordo. È un'immagine che racchiude il senso di una corrente di umana simpatia avvertita fin dal primo incontro con Giovanni Paolo il 24 giugno 1993. Ero in visita ufficiale come presidente del Consiglio. Il colloquio si protrasse oltre il tempo previsto dal protocollo. Quel nostro primo parlarci si svolse in un clima che percepii quasi subito "speciale". Il Papa lo propiziò rilevando alcune coincidenze: lo stesso anno di nascita e lo stesso nome di battesimo, che ci poneva entrambi - sono parole sue - sotto la protezione di San Carlo Borromeo.

Pochi anni dopo, nel 1999, a queste coincidenze se ne aggiunse un'altra: l'elezione a presidente della Repubblica avvenuta il 13 maggio, festa della Madonna di Fatima e anniversario dell'attentato in Piazza San Pietro. Nel mio studio, il pensiero si volge sovente all'indimenticato Pontefice, "il mio fratello maggiore", come lo avevo definito per i pochi mesi che separavano le nostre date di nascita; lo sguardo indugia su quell'abbraccio, per trarne incoraggiamento, serenità interiore. Il rapporto con il Papa resta per me un dono dei più preziosi della vita.

Durante il mandato presidenziale ho sempre sentito vicino Giovanni Paolo. Ne avvertivo il sostegno: nella sollecitudine paterna del Pastore; nella guida illuminata della sua parola. Ogni fine d'anno, al termine del messaggio che il presidente della Repubblica rivolge agli italiani, tra le prime telefonate mi giungeva la sua. Ricordo, con emozione, il 31 dicembre 2002. Era appena terminato il collegamento televisivo, quando mi chiamò: "La ringrazio, ci ha commossi". L'indomani, all'Angelus, rinnovò pubblicamente il ringraziamento. Il filo del mio messaggio era stato il "buongoverno", che presuppone stabilità, rispetto delle istituzioni e delle regole, moralità nei comportamenti pubblici e privati, superamento delle "fazioni e delle consorterie per il maggior bene dell'Italia; affinché gli Italiani fossero di un solo volere": questo affermavo, richiamando le parole di un sacerdote che all'indomani dell'Unità d'Italia rendeva onore ai martiri di Belfiore.

Auspicavo un'intensificazione del senso di solidarietà, dello spirito di condivisione. Il mio auspicio traeva forza dalle parole che il Papa aveva pronunciato poco tempo prima a Montecitorio. Aveva esortato l'Italia "per meglio esprimere le sue doti caratteristiche a incrementare la sua solidarietà e coesione interna".

La dedizione totale di Giovanni Paolo al bene di ogni singolo uomo e a quello della famiglia umana trova suggello nel suo prodigarsi senza risparmio per la pace. Il suo fisico già minato dalla malattia sembrava ritrovare l'antico vigore quando invocava la pace; quando levava il suo grido contro la guerra; contro l'insensatezza della guerra, dove si materializza il mysterium iniquitatis. Credo che resti incancellabile il ricordo dell'incontro di Assisi. Di certo, la memoria di quel giorno è scolpita in me, quando mi avvicinai al tripode per deporvi la lampada. Non senza emozione il capo dello Stato italiano faceva proprio l'invito, inusuale e inatteso, rivoltogli dal Santo Padre.

Quel gesto di deporre le lampade da parte dei rappresentanti di diverse confessioni religiose non era solo altamente simbolico e di grande suggestione; era pegno di una volontà tesa a superare, al di là di ogni difficoltà, gli "inciampi" che ostacolano il cammino dell'Uomo, che nonostante tutto, nella profondità dell'anima aspira al Bene. Quell'Uomo nel quale è dato osservare - sono parole del Papa - "l'eloquente convergenza tra i versi di Ovidio: Vedo il meglio e tuttavia mi rivolgo al peggio, e lo strazio di San Paolo: Sappiamo infatti che la legge è spirituale, ma io sono essere di carne... non faccio il bene che amo, ma faccio il male che odio".

Nello spirito di Assisi come in quello dell'incontro con i giovani a Tor Vergata c'è il sigillo di Giovanni Paolo, della sua intelligenza, che la mediazione del cuore arricchisce. E intelligenza e cuore, non categorie antinomiche, ma "virtù" complementari, erano spesso oggetto di conversazione attorno alla frugale tavola del Papa, dove mia moglie e io prendevamo la prima colazione, dopo la messa che egli celebrava - fino a che la salute glielo consentì - nella sua cappellina. Con noi partecipavano alla liturgia alcune suore e monsignor Stanislao. Mi è difficile trovare le parole per esprimere la ricchezza, la fecondità spirituale di quegli incontri, straordinari e semplici, insieme. Poi, quando non fu più in grado di celebrare, ci invitava per il pranzo. Il Papa dialogava quasi solo con cenni del capo, ma non ne soffriva l'intensità dello scambio tra noi. Leggo nella mia agenda: domenica 7 luglio 2003. In auto al Vaticano; Porta S. Anna. Ci dà il benvenuto monsignor Stanislao... Appartamento del Papa; viene Sua Santità e come sempre ci accoglie con un abbraccio. A tavola. Sua Santità parla poco; anche lo sguardo è con occhi semichiusi: ascolta con attenzione, interviene con brevi battute specie quando si toccano temi attinenti al "cuore" più che all'"intelletto"... quando gli dico di pensarlo spesso, la reazione è immediata: "Ed io l'ho qui", dice portandosi la destra sul cuore e accompagnando il gesto con uno sguardo che si fa penetrante.

 

 

2011-04-30

Wojtyla beato, ecco i dieci gesti-simbolo che hanno cambiato la storia della Chiesa (e non solo)

di Massimo Donaddio. Con un articolo di Camillo Ruini Cronologia articolo30 aprile 2011

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Argomenti: Giovanni Paolo II | Benedetto XVI | Italia | Massimo Donaddio | Gesù Cristo | Chiesa cattolica | Joaquin Navarro-Valls | Karol Wojtyla | Assisi1

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Questo articolo è stato pubblicato il 30 aprile 2011 alle ore 09:02.

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Wojtyla beato, i dieci gesti-simbolo del pontificatoWojtyla beato, i dieci gesti-simbolo del pontificato

di Massimo Donaddio

"Voleva attirare l'attenzione sul messaggio, ma il mondo sembrava ossessionato dal messaggero", ha detto in una recente intervista l'ex portavoce vaticano Joaquin Navarro-Valls, cui non manca certo l'esperienza e la competenza per giudicare i processi comunicativi. Eppure per Giovanni Paolo II "comunicare era far apparire la verità, non costruire un'apparenza". La grandezza di papa Karol Wojtyla oscilla tra questi due poli opposti eppure sempre più complementari: il medium e il messaggio.

Il messaggio è quello evangelico di Gesù Cristo e della Chiesa; il medium, il mezzo, o il messaggero, è stato lui, il pontefice polacco, forse il principale protagonista del "ritorno di Dio", ossia del ritorno della religione nella sfera pubblica dalla quale, almeno nell'Europa occidentale, era stata da tempo sfrattata.

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La biografia per immagini di Giovanni Paolo II

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Beato Wojtyla, Papa globetrotter: 104 viaggi in tutto il mondo

Elezione di Papa Giovanni Paolo II - 16 ottobre 1978

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Carismatico autore di questo miracolo di interesse mediatico universale, papa Giovanni Paolo II viene ora elevato agli onori degli altari in tempi record dalla Chiesa che ha governato per ventisette anni (il terzo pontificato più lungo della storia se si considera anche San Pietro), appena sei anni dopo la morte, grazie a una speciale dispensa di Benedetto XVI, che ha autorizzato il via alla causa di beatificazione senza attendere i cinque anni canonici dalla scomparsa. Un pontefice che la Chiesa e buona parte del mondo reputano grande ("Magno", secondo l'antica attestazione d'onore ecclesiastica riservata a pochissimi pontefici dell'era antica), ma che è considerato anche, per i fedeli, un modello di fede, di speranza, di carità; di virtù e di santità, dunque.

Un uomo la cui impronta è stata significativa e profonda sullo scorcio finale del Ventesimo secolo, un papa dei record: ha compiuto 104 viaggi all'estero, 146 visite pastorali in Italia, ha visitato 317 parrocchie romane su 333. Ha incontrato milioni di persone, ha proclamato 1338 beati e 482 nuovi santi, ha creato 231 cardinali, ha presieduto 15 sinodi dei vescovi, ha promulgato il nuovo Catechismo, ha riformato i codici di diritto canonico e la Curia romana, ha scritto 14 encicliche, 15 esortazioni apostoliche, 11 costituzioni apostoliche, 45 lettere apostoliche e cinque libri durante il pontificato. Numeri da brivido, che testimoniano un febbrile ed istancabile impegno per la causa della Chiesa.

Ma più di ogni cosa, Giovanni Paolo II è stato l'uomo, il papa dei simboli, o meglio dei gesti simbolici che hanno contribuito a trasformare la figura del pontefice romano agli occhi del mondo e a dare un volto nuovo alla Chiesa cattolica all'alba del terzo millennio cristiano. Ne vogliamo elencare dieci, dieci immagini simbolo per provare a comporre un ideale mosaico del pontificato di papa Wojtyla, ben sapendo che ciascuno trattiene in sè una propria immagine e un proprio ricordo personale di questo pontefice.

16 ottobre 1978 - L'elezione

Giovanni Paolo II, appena eletto dai cardinali, si affaccia sorridente dalla Loggia centrale della Basilica Vaticana e improvvisa il suo primo discorso ai fedeli di tutto il mondo. "I signori cardinali hanno chiamato un nuovo vescovo di Roma. Lo hanno chiamato da un Paese lontano... Se sbaglio mi corrigerete", dice facendo ridere anche gli austeri monsignori che lo accompagnano al balcone. È l'inizio di un dialogo che sarà continuo con la folla dei fedeli, come testimoniato dalle milioni di persone che accorreranno alle udienze per ascoltare le sue parole. Il 22 ottobre lo vediamo atletico, in forma smagliante, pronunciare la prima omelia davanti al mondo nella messa di inizio del pontificato. È un discorso storico, segnato dalla richiesta di "aprire i confini degli Stati, i sistemi economici, come quelli politici" di "non avere paura", di "spalancare le porte a Cristo" e, rivolto ai regimi comunisti dell'Est europeo, di "permettere a Cristo di parlare all'uomo". Parte da qui quel fermento che porterà la storia ad incamminarsi verso il crollo del comunismo europeo.

 

13 maggio 1981 - L'attentato

Giovanni Paolo II subisce l'attentato in piazza San Pietro per mano del turco Alì Agca. Appena prima dello sparo il papa, a bordo di una vettura scoperta, aveva preso in braccio un bambina. L'attentatore spara da distanza ravvicinata e colpisce il pontefice all'addome. Wojtyla si accascia sanguinante, preso in braccio dal segretario don Stanislao Dziwisz. È l'inizio di un percorso non privo di dolore che sarà un'altra delle caratteristiche di questo pontificato "santo", quello che Wojtyla indicherà come "il Vangelo della sofferenza".

Giovanni Paolo II è convinto che sia stata la Madonna di Fatima - celebrata proprio il 13 maggio - a deviare la traiettoria del proiettile di Agca e decide per questo di far incastonare la pallottola sulla corona della statua di Maria nel santuario della città portoghese. In più da qui partirà l'identificazione del Terzo segreto - che racconta di un vescovo vestito di bianco che cade a terra come morto - con la vicenda di papa Wojtyla, trasportandola in una dimensione teologica e in qualche modo apocalittica. Il 27 dicembre 1983 Giovanni Paolo II si reca in visita a Rebibbia, al suo attentatore. Le immagini mostrano un pontefice in ascolto, quasi in confessione, di Agca, entrambi curvi uno di fronte all'altro su due sedie. E poi il volto del papa che si distende in un sorriso di comprensione e di perdono. Nel 2000 il presidente Carlo Azeglio Ciampi gli concede l'estradizione in Turchia dopo il nulla osta della Santa Sede. L'anno scorso ha ottenuto la scarcerazione.

 

 

13 aprile 1986 - La visita alla sinagoga

Giovanni Paolo II, primo papa nella storia dai tempi dell'apostolo Pietro, visita una sinagoga ebraica. Lo fa a Roma, accolto con gioia e a braccia aperte dal rabbino capo Elio Toaff. Per molti ebrei Wojtyla è il pontefice che più ha fatto per avviare un proficuo dialogo ebraico-cristiano. Nella sua giovinezza polacca ha avuto molti amici ebrei e la sua memoria è stata segnata per sempre, oltre che dal comunismo, dalla tragedia della Seconda Guerra Mondiale e dalla deportazione degli israeliti nei campi di concentramento nazisti, specie ad Auschwitz (che sorgeva in territorio polacco). Il coronamento di questa amicizia ebraico-cristiana sarà il pellegrinaggio in Terra Santa nel marzo del 2000, anno giubilare, con l'intensa preghiera al muro del pianto di Gerusalemme e la spettacolare immagine del pontefice curvo che inserisce tra le fessure del muro - dove gli ebrei collocano le loro preghiere a Dio - la richiesta di perdono per le colpe dei cristiani nei confronti degli ebrei durante il bimillenario cammino della Chiesa.

 

 

27 ottobre 1986 - L'incontro di Assisi

Giovanni Paolo II riunisce i principali leader religiosi ad Assisi per una preghiera comune per la pace nel mondo. Ci sono i capi di tutte le chiese cristiane, il Dalai Lama, l'arcivescovo di Canterbury, e molti altri. L'originale incontro, nel nome di san Francesco, provoca più di un maldipancia nella Curia romana, allarmata per il rischio di una confusione sincretistica tra le varie fedi, ma l'avvenimento, assolutamente inedito, esprimerà, per una volta, lo sforzo comune delle varie religioni mondiali per una comprensione reciproca e per un impegno di pacificazione di fronte alle guerre che continuano a lacerare il globo, rendendo allo stesso tempo più autorevole il messaggio di pace che papa Wojtyla non cesserà mai di proclamare nel corso del suo pontificato.

 

 

1 dicembre 1989 - Gorbačëv in Vaticano

Papa Wojtyla riceve in Vaticano il presidente dell'Unione Sovietica Mikhail Gorbačëv. L'incontro č assolutamente storico: per la prima volta il massimo esponente del mondo comunista si reca in visita dal pontefice romano, slavo come lui, che parla correntemente il russo e conosce molto bene la vita e i metodi dei regimi dell'Europa orientale. L'uomo della perestrojka (ricostruzione) e della glasnost (trasparenza), il segretario del Pcus che aprirà il mondo sovietico all'occidente e il papa che contribuirà ad abbattere moralmente il muro di Berlino si trovano dalla stessa parte nella storia, che, dopo questa convergenza, non sarà più la stessa. Gorbačëv invita il pontefice in Russia: un sogno che però non si è ancora avverato, a causa dell'opposizione della Chiesa ortodossa russa, che ha spesso accusato i cattolici di fare proselitismo e concorrenza religiosa sleale.

 

9 maggio 1993 - La condanna alla mafia

Nella Valle dei Templi di Agrigento Giovanni Paolo II lancia un duro e solenne monito agli uomini della mafia. "Lo dico ai responsabili: convertitevi! Un giorno verrà il giudizio di Dio", scandisce il papa, quasi con violenza. Ancora vivo è in tutti il ricordo dell'uccisione del giudice Rosario Livatino nel 1990 e dell'attentato ai giudici Falcone e Borsellino del 1992. Il papa sceglie di non tacere. Nel luglio di quello stesso anno gli attentati alle chiese di San Giovanni in Laterano e di San Giorgio al Velabro avrebbero marcato la reazione rabbiosa di Cosa Nostra alle parole del pontefice.

 

 

25 dicembre 1999 - Il Grande Giubileo

Papa Wojtyla apre la porta santa di San Pietro e dà inizio ufficialmente al Grande Giubileo del 2000. Inginocchiato a fatica, il volto serrato e sofferente, aggrappato al pastorale, introduce la Chiesa nel terzo millennio cristiano (come - ha raccontato - gli era stato predetto dal cardinale primate di Polonia Stefan Wyszyński).

 

 

15-20 agosto 2000 - La Gmg

Quasi due milioni di giovani accorrono a Roma per la Giornata mondiale della gioventù. È il culmine del Grande Giubileo, l'appuntamento più atteso dal papa che dialoga con i "suoi" giovani nella indimenticabile veglia a Tor Vergata, una serata di gioia nella fede, un "chiasso che Roma non dimenticherà mai", dice soddisfatto e felice Wojtyla al termine della serata.

Lo scambio con i giovani, quei giovani che lo hanno amato e che lo piangeranno a milioni nel giorni della morte, resta uno degli elementi di maggior frutto per il cattolicesimo e darà rilevanza pubblica alla generazione dei "papaboys", i ragazzi del papa, nuovi figli della Chiesa riplasmata da Giovanni Paolo II.

 

 

14-15 agosto 2004 - L'ultimo viaggio

Il papa infermo compie al santuario mariano di Lourdes l'ultimo dei suoi viaggi apostolici all'estero. Agrappato all'inginocchiatoio davanti alla Grotta, diventa egli stesso simbolo vivente della malattia e della sofferenza che porta da un secolo e mezzo milioni di pellegrini in questa città della Francia a chiedere la grazia della guarigione e della pace interiore. Wojtyla infermo tra gli infermi, le telecamere impietose che scrutano i (pochi) movimenti del viso bloccato dal Parkinson, la saliva che scende dalla sua bocca; eppure il papa è lucido, assorto nella preghiera malgrado le mani tremanti. Non è solo il papa dei grandi gesti simbolici e protagonista della storia che tocca il cuore dei fedeli, ma forse ancor di più il pontefice della sofferenza, quello più vicino alla gente e al dolore di ogni giorno. Molti infermi trovano in lui un esempio e un conforto. Senza questa dimensione, papa Wojtyla non sarebbe forse arrivato agli altari.

 

 

2 aprile 2005 - La morte e i funerali

"Carissimi fratelli e sorelle, alle 21,37, il nostro amatissimo Santo Padre Giovanni Paolo II è tornato alla Casa del Padre, preghiamo per lui". Così il sostituto alla segreteria di Stato Leonardo Sandri annuncia ai fedeli in preghiera in piazza San Pietro la morte del papa. Il 4 aprile la salma di Wojtyla sfila tra la folla in piazza San Pietro e viene portata nella basilica vaticana. L'8 aprile si svolgono i funerali solenni. Nessuno potrà mai dimenticare la bara chiusa con il vangelo aperto sopra di essa e le pagine sfogliate da un vento impetuoso. "Possiamo essere sicuri che il nostro amato Papa sta adesso alla finestra della casa del Padre, ci vede e benedice", dice il decano del Sacro Collegio Joseph Ratzinger nell'omelia funebre. Tra la folla compaiono molti striscioni che invocano la proclamazione immediata della santità di Wojtyla. Quella santità di cui Benedetto XVI si mostrerà da subito il primo devoto. Dalla sera della morte a quella del funerale, Giovanni Paolo II è stato pianto da una folla di più di 3 milioni di pellegrini (anche non cattolici) confluiti a Roma per rendere omaggio alla sua salma, attendendo in fila anche fino a 24 ore.

 

 

 

Giovanni Paolo II e l'Italia,

un rapporto speciale

di Camillo RuiniCronologia articolo

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Argomenti: Giovanni Paolo II | Camillo Ruini | Sandro Pertini | Benedetto XVI | De Gasperi | Università Cattolica | Azione Cattolica | Pensiero | Autorità giudiziaria

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Questo articolo è stato pubblicato il 30 aprile 2011 alle ore 15:07.

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Editoriale del cardinale Camillo Ruini, già presidente della Cei e vicario di Roma, del numero 2/11 di Vita e Pensiero, bimestrale dell'Università Cattolica di Milano in uscita nelle librerie mercoledì 11 maggio

Quel senso della vicinanza di Dio, misteriosa ma profondamente reale, quel clima di gratitudine, di speranza e di universale fraternità che hanno caratterizzato i giorni del ritorno di Karol Wojtyla alla casa del Padre non sono mai venuti meno nel corso di questi anni, come testimonia la folla imponente e silenziosa dei visitatori della sua tomba. Trovano però la più autorevole conferma nella beatificazione e ne traggono nuovo vigore e attualità. Da qui possiamo ricavare la giusta chiave ermeneutica per risalire alla matrice unificante di un pontificato straordinariamente lungo, multiforme, ricco di efficacia per la storia come per la fede. Esso infatti non può essere compreso se non a partire da quell'intimo e pervasivo rapporto con Dio che ha plasmato la vita del Papa polacco, prima di divenire universalmente evidente nei giorni della sua morte. Ciò che ora cercherò di dire su Giovanni Paolo II e l'Italia va dunque letto in questa prospettiva.

 

Inevitabilmente, mi baserò in larga misura sull'esperienza diretta che ho potuto fare con lui. Questa esperienza, però, ha avuto inizio solo nell'autunno 1984, quando si stava preparando il Convegno ecclesiale di Loreto, mentre i primi anni del pontificato avevano già visto Giovanni Paolo II molto attento alla situazione italiana: da essi non si può quindi prescindere.

 

Penso utile ricordare anzitutto una netta affermazione, pronunciata poche settimane dopo l'elezione e che ha trovato puntuale verifica lungo tutto il pontificato: "Sono profondamente consapevole di essere diventato Papa della Chiesa universale perché Vescovo di Roma. Il ministero (munus) del Vescovo di Roma, quale successore di Pietro, è la radice dell'universalità" (dal Discorso al clero romano del 9 novembre 1978). Ma Roma è la capitale d'Italia: perciò il titolo di Primate d'Italia non è mai stato inteso da Giovanni Paolo II come semplicemente onorifico, bensì come una precisa e primaria responsabilità pastorale.

 

Naturalmente questa responsabilità egli l'ha esercitata in conformità alle sue convinzioni di fondo, teologiche, pastorali e storico-culturali. È stata decisiva, al riguardo, la certezza che Dio, il Dio di Gesù Cristo, sta al centro della vita e della storia. In un tempo che, all'inizio del pontificato, appariva caratterizzato dagli sviluppi della secolarizzazione e dalla progressiva marginalizzazione del cristianesimo, Papa Wojtyla è stato invece portatore di una diversa analisi storica. Per lui la secolarizzazione aveva già superato il suo apogeo ed era aperto lo spazio per una nuova, vigorosa e concreta proposta della fede. Emblematica della sua diagnosi della modernità è la tesi con cui si apre la sua seconda enciclica, Dives in misericordia: "Mentre le varie correnti del pensiero umano […] sono state e continuano a essere propense a dividere e perfino a contrapporre il teocentrismo e l'antropocentrismo, la Chiesa invece, seguendo il Cristo, cerca di congiungerli nella storia dell'uomo in maniera organica e profonda.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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