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Finanziaria, il governo mette la fiducia al testo approvato dalla Commissione Bilancio

Ma Fini contesta: "Scelta deprecabile"

L'annuncio del ministro Elio Vito accolto da applausi,

poi la maggioranza attacca il presidente della Camera

2009-12-16

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2009-12-16

E sul rientro dei capitali: "Cinque punti di pil in tre mesi, benefici per la ripresa"

Finanziaria, il governo incassa la fiducia

E Tremonti : "Lo scudo aiuta l'economia"

La manovra ottiene il via libera dall'aula di Montecitorio. Il ministro: nessun problema con Fini

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NOTIZIE CORRELATE

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Finanziaria, il governo mette la fiducia. Ma Fini contesta: "Scelta deprecabile" (15 dicembre 2009)

L'aula della Camera (Emmevi)

L'aula della Camera (Emmevi)

ROMA - - Il governo ha ottenuto alla Camera la fiducia sulla Finanziaria. È la ventisettesima da inizio legislatura. I sì sono stati 307, i no 271 e due gli astenuti. E' stata così assecondata la richiesta del ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, che aveva insistito sulla necessità di varare la legge di bilancio così come era stata predisposta dall'esecutivo e senza alcuna modifica in sede parlamentare. Una decisione che aveva fatto insorgere l'opposizione e che aveva dato vita alla netta presa di posizione del presidente dell'assemblea di Montecitorio, Gianfranco Fini, che aveva definito "deprecabile" il continuo ricorso ad uno strumento previsto dalla legge ma che dovrebbe essere utilizzato solo in caso di effettiva urgenza.

I RAPPORTI TREMONTI-FINI - Tremonti oggi è tornato su quella polemica e parlando di Fini, che secondo le ricostruzioni dei cronisti parlamentari aveva definito "arrogante" l'atteggiamento di fermezza sulla manovra voluto dal ministro, ha spiegato che "con lui i rapporti sono sempre stati molto buoni, non sono queste le cose che causano divisioni". Tremonti e Fini hanno avuto un breve colloquio di una decina di minuti prima dell'inizio delle votazioni.

"LO SCUDO FA BENE" - Parlando a margine della seduta, Tremonti ha spiegato che lo scudo fiscale "fa bene all'economia italiana" ed è "difficile trovare un precedente". Per il ministro, lo scudo "potenzia la piazza finanziaria e servirà per tenere aperti i capannoni, le aziende. È una grande manovra". "Sicuramente - ha aggiunto - avrà un impatto positivo: se sono confermati i dati quello che è importante non è il gettito quanto il potenziamento dell'economia italiana". Tremonti ha parlato di "cinque punti di Pil o più rientrati in tre mesi. Non abbiamo ancora i dati, ma probabilmente - ha osservato - la quota di rimpatri 'realì sarà superiore a quelli virtuali".

 

16 dicembre 2009

 

 

 

 

 

 

nel testo approvato dalla Commissione Bilancio

Finanziaria, il governo mette la fiducia

Ma Fini contesta: "Scelta deprecabile"

L'annuncio del ministro Elio Vito accolto da applausi,

poi la maggioranza attacca il presidente della Camera

Gianfranco Fini (Eidon)

Gianfranco Fini (Eidon)

ROMA - "Pongo la questione di fiducia sull'approvazione dell'articolo due della legge finanziaria nel testo licenziato dalla commissione Bilancio". L'annuncio del ministro per i Rapporti con il Parlamento Elio Vito è stato accompagnato dagli applausi dei deputati della maggioranza. Applausi che il presidente Gianfranco Fini ha commentato così: "Sono bene augurali".

FINI CONTRO - Ma poi Fini ha bacchettato la maggioranza: "La decisione del governo di apporre la questione di fiducia è legittima ma riveste carattere politico perché attinente esclusivamente ai rapporti tra maggioranza e governo. Ed è per tale motivo che la presidenza della Camera ritiene deprecabile la decisione del governo perché impedisce all'Aula di pronunciarsi sugli emendamenti". Da parte delle opposizioni, spiega infatti Fini, "gli ostacoli all'approvazione sono stati inesistenti".

REAZIONI - Posta la fiducia, si comincerà a votare mercoledì alle 12. Il voto finale sul provvedimento è previsto per giovedì. Nell'attesa non sono mancate le reazioni alle parole di Fini da parte della stessa maggioranza. A cominciare dal ministro leghista Roberto Calderoli: "Dalla presidenza della Camera ci si attende l'applicazione e il rispetto dei regolamenti e della Carta Costituzionale e non certo valutazioni sul fatto se sia deprecabile o meno una richiesta di fiducia, la cui valutazione di merito spetta all'esecutivo, in quanto la richiesta di fiducia è finalizzata proprio a verificare il rapporto fiduciario intercorrente tra la maggioranza e l'esecutivo". Parole di critica a Fini anche da Giancarlo Lehner, deputato del Pdl: "Fini, a questo punto, da un lato si staglia nitidamente come capo di tutte le opposizioni, parlamentari ed extraparlamentari, dall'altro marca la sua separazione dal Pdl. Gli auguro un ottimo proseguimento nel campo opposto". Contro Fini anche Osvaldo Napoli, vicepresidente del Pdl: "Il presidente della Camera indica scelte politiche che non gli competono. La sua posizione è insostenibile. Lui non dirige più i lavori d'Aula, ma detta scelte che spettano al governo. Neppure può scambiarsi per il leader dell'opposizione". Critiche anche da Sandro Bondi, coordinatore del Pdl: "La decisione e soprattutto la valutazione espressa dal presidente della Camera sono destinate a non aiutare l'apertura di un clima politico nuovo di cui l'Italia ha bisogno". La sintesi di tutto ciò si trova nella nota dei capigruppo di Pdl e Lega Fabrizio Cicchitto e Roberto Cota, che hanno sottolineato che la questione di fiducia appartiene "alla competenza e alle valutazioni del governo e della maggioranza" tanto da essere una scelta "certamente del tutto fisiologica e naturale". Parole che il ministro dell'Economia Giulio Tremonti condivide "pienamente". Conversando a Montecitorio con parlamentari della maggioranza, Tremonti avrebbe confidato di "riconoscersi pienamente ed esclusivamente nel testo della nota congiunta dei capigruppo".

L'OPPOSIZIONE - Sul fronte del Pd, Dario Franceschini rileva: "Nella maggioranza ci sono problemi politici irrisolti che emergono puntualmente. E la fiducia è l'unico modo per tenere insieme questa maggioranza". Secondo il segretario Pier Luigi Bersani "le osservazioni di Fini sono più che motivate". Più volte, aggiunge, abbiamo detto "che vanno raccolti gli elementi di disagio e di proposta che vengono dal Paese e che il Parlamento sia messo nelle condizioni di lavorare. Invece tutto viene messo a tacere con continui voti di fiducia. Così non si può andare avanti. Siamo di fronte a una situazione ingestibile".

 

15 dicembre 2009

 

REPUBBLICA

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2009-12-16

Votazione a Montecitorio: 307 sì, 271 no. Opposizioni all'attacco

I testi passeranno al Senato, dove il via libera è in programma martedì

Finanziaria, passa la fiducia

Bossi: "Così si evitano pasticci"

Tremonti: "Lo scudo fiscale è la più grande manovra mai fatta"

Finanziaria, passa la fiducia Bossi: "Così si evitano pasticci"

Giulio Tremonti

ROMA - Con 307 sì e 271 no l'aula di Montecitorio ha dato il via libera alla fiducia sulla Finanziaria. E' la ventisettesima da inizio legislatura. Il voto finale sui provvedimenti che compongono la manovra (Finanziaria, bilancio e nota di variazione) è in programma per domani in tarda mattinata. Poi i testi passeranno al Senato, dove il via libera definitivo è in programma martedì prossimo. "Lo scudo fiscale rappresenta la più grande manovra finanziaria mai fatta negli ultimi anni" dice il ministro dell'Economia Giulio Tremonti. Che indica la cifra di 80 miliardi come possibile traguardo. E' stato giusto - spiega Tremonti - mettere a bilancio un euro e poi salire fino ad 80 miliardi". Poi aggiunge di non conoscere precedenti di un rimpatrio "di 5 punti di Pil in tre mesi". Dati più precisi si avranno nelle prossime ore, forse già stanotte quando "ci saranno i dati stile exit poll e nei prossimi giorni quelli ufficiali". Dalle ultime indicazioni che arrivano dal settore finanziario e da fonti di maggioranza il rimpatrio sarebbe in realtà più corposo assestandosi a 100-110 miliardi.

La scelta della fiducia viene difesa della maggioranza. Anche se Umberto Bossi ammette: "Se mettono la fiducia è perchè ci sono dei dubbi che succedano dei pasticci". Per Fabrizio Cicchitto "non è espediente deplorevole, ma una diretta assunzione di responsabilità". Parole che suonano come una risposta al presidente della Camera Gianfranco Fini, che ieri aveva criticato la decisione del governo. E che oggi ha avuto un lungo colloquio con Tremonti. "Con Fini i rapporti sono sempre buoni" dice il ministro dell'Economia.

Dure le opposizioni. In particolare l'Idv che parla di un "governo piduista che si occupa solo degli interessi del presidente del consiglio". Mentre l'Udc annuncia il suo "no" perché questa Finanziaria "ha troppo poco per il lavoro e la famiglia''. Infine il Pd che, per bocca di Dario Franceschini, vede nella manovra economica "un altro passo verso una crisi non dichiarata. La fiducia per voi non è più neanche un modo per contrastare l'opposizione ma un modo ordinario per legiferare, senza neanche più avvertire l'esigenza di motivarla all'Aula". I deputati dell' Mpa non partecipano al voto: "Manca il sud"

(16 dicembre 2009)

 

 

 

 

 

 

 

Il sospetto dei finiani: toni alti per preparare le elezioni

Nella telefonata a Berlusconi critiche a Tremonti e Cicchitto

La delusione di Fini con i falchi

"Niente lucidità, incendiano lo scontro"

di FRANCESCO BEI

La delusione di Fini con i falchi "Niente lucidità, incendiano lo scontro"

Gianfranco Fini

ROMA - Gianfranco Fini non riesce a comprendere quale sia la bussola del Pdl, posto che ce ne sia una. Perché, a meno di non credere che al vertice manchi "lucidità politica", la conclusione è che questo innalzamento di toni nasconda davvero l'intenzione di andare ad elezioni anticipate.

A sera il presidente della Camera mette in fila con i suoi deputati "i fatti" di una giornata vissuta sull'ottovolante, con l'aula di Montecitorio - alla faccia dell'appello di Giorgio Napolitano - trasformata in una bolgia di insulti reciproci. Come se l'attentato di Milano non ci fosse stato, come se la politica fosse di nuovo tornata indietro. Ma è al suo partito, ormai in mano ai falchi, che il presidente della Camera, "profondamente deluso", rimprovera gli errori più gravi.

A innescare la miccia è stata la decisione del governo di porre la questione di fiducia sulla Finanziaria, dopo che le opposizioni avevano accettato di ridurre al minimo gli emendamenti. "C'era un accordo politico nella maggioranza - si è lamentato Fini - e quegli emendamenti sarebbero stati tutti respinti. Tremonti lo sapeva. Ma il Parlamento avrebbe lavorato, maggioranza e opposizioni avrebbero collaborato". Insomma, sarebbe stato "un bel segnale in questo clima esasperato". Fini ha cercato di spiegarlo in tutti i modi a Giulio Tremonti prima della discussione in Aula. Si sono appartati nella "sala del governo", hanno discusso a lungo, ma il ministro è stato irremovibile. "Allora parlerò io in aula", ha chiuso seccamente Fini, "perché la fiducia messa in questo modo, contro la stessa maggioranza, si spiega soltanto con l'ideologia".

E così è stato, Fini ha parlato contro la fiducia e Pdl e Lega lo hanno sommerso nuovamente di critiche. Un deputato del Pdl - Giancarlo Lehner - arriva a dire che Berlusconi ha ricevuto da Fini "un altro colpo in faccia". Il cofondatore del Pdl, convinto che si sia ormai passato il segno, si sfoga con i suoi per una frase che giudica "una barbarie", preoccupato anche per quello che scriveranno oggi il Giornale e Libero. "Questa volontà di costruirsi il nemico interno - ragiona Benedetto Della Vedova - è davvero incomprensibile". A meno che, appunto, il Pdl non sia in cerca di un pretesto per andare a elezioni anticipate.

Ma l'altro incidente che Fini considera "grave" è l'intervento "incendiario" di Fabrizio Cicchitto, quello in cui il capogruppo del Pdl indica come mandanti morali dell'attentatore alcuni pm, i giornali e i politici più critici contro il premier. Il presidente della Camera, chiusa la seduta d'aula, è una furia per "l'occasione mancata", quella in cui "si poteva iniziare a respirare un clima diverso". Con la visita a Berlusconi al San Raffaele, con quell'abbraccio al Cavaliere dopo settimane di ostilità, con la visita di Pier Luigi Bersani allo stesso capezzale, Fini era convinto che si fosse iniziata a costruire la cornice di una "pacificazione" politica. E invece, "grazie agli incendiari siamo di nuovo a questo punto". Stavolta il presidente della Camera ci tiene a distinguere tra il Cavaliere e i falchi del Pdl. Anzi, considera che "i peggiori nemici di Berlusconi" siano propri quelli che soffiano sul fuoco. "Una dimostrazione di poca lucidità politica", visto che un'atmosfera più serena è proprio quella che servirebbe per far passare anche quei provvedimenti sulla giustizia che reclama il presidente del Consiglio.

Per tentare di riportare la calma Fini rompe dunque gli indugi e decide di chiamare Berlusconi al San Raffaele. Con il premier deplora l'atteggiamento di Tremonti e gli attacchi "violenti e incendiari" di Cicchitto. Una telefonata da cui ricava appunto la convinzione che Berlusconi questa volta sia incolpevole. Anche Pier Ferdinando Casini, allarmato per lo scontro sempre più forte, testimone degli attacchi di Cicchitto prima da Vespa e poi in aula, chiama Silvio Berlusconi chiedendo al premier di "porre un freno" ai falchi. A sera, Casini partecipa a un ricevimento all'ambasciata di Israele e, parlando sottovoce a Gianni De Michelis e Stefania Craxi, ribadisce il messaggio: "Tutta la solidarietà per quello che gli è successo, ma se Berlusconi insiste con le elezioni anticipate finisce che stavolta le perde di brutto".

Torna dunque l'ipotesi del voto anticipato, almeno come sospetto. In questo caso, se davvero Berlusconi facesse saltare il tavolo, i finiani non starebbero fermi, mollando la casa madre e garantendo con i loro voti l'esistenza di un governo istituzionale. Sono al momento niente più che ragionamenti e vengono fatti filtrare nella speranza che Berlusconi comprenda che non è più tempo di "tirare la corda". Ma la convivenza tra Fini e i falchi sotto lo stesso tetto è ormai diventata difficile. Tanto che, nei discorsi tra gli uomini del presidente della Camera, si affaccia anche la possibilità di creare un gruppo parlamentare autonomo. La collocazione sarebbe sempre nel centrodestra, ma offrendo al governo un appoggio esterno e contrattando di volta in volta il sostegno ai vari provvedimenti. Come l'Mpa di Lombardo.

© Riproduzione riservata (16 dicembre 2009)

 

 

 

 

 

Il governo "blinda" la manovra, il presidente dei deputati attacca

"Scelta tutta politica che impedisce all'Aula di esprimersi sulla Manovra"

Finanziaria, fiducia alla Camera

Di nuovo scontro Fini-Tremonti

Calderoli: "Pensi ad applicare il regolamento"; Bondi: "Così non aiuta la distensione"

E la terza carica dello stato ripete il suo giudizio al telefono con il Cavaliere

Finanziaria, fiducia alla Camera Di nuovo scontro Fini-Tremonti

Il presidente della camera, Gianfranco Fini

ROMA - Il governo ha posto la questione di fiducia sulla Finanziaria. Ed è di nuovi scontro tra Fini e l'esecutivo. Ad annunciare la decisione in aula è stato il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito. La fiducia, ha spiegato, "è sull'articolo 2 del testo approvato in commissione". In precedenza i deputati avevano approvato l'articolo 1.

A stretto giro arriva il duro commento del presidente della Camera, Gianfranco Fini: "La decisione di porre la fiducia sulla legge Finanziaria è legittima", ma "deprecabile perché di fatto impedisce all'Aula di esaminare gli emendamenti". Fini ha ricordato di aver prolungato i termini per consentire un dibattito approfondito e dare alla commissione il tempo di approvare un testo per l'Aula, aggiungendo che "non vi era stato da parte dell'opposizione nessun atteggiamento ostruzionistico".

Spiegando che gli emendamenti da votare oggi erano in tutto 64, di cui 55 dell'opposizione, Fini ha aggiunto gli interventi contingentati avrebbero consentito di approvare la legge, anche senza fiducia, nei tempi previsti e compatibili con l'esame del Senato.

''La scelta di porre la questione di fiducia - ha detto ancora Fini- è costituzionalmente legittima e rientra nelle prerogative dell'esecutivo"; non può, però, ha aggiunto Fini, che "essere considerata come una decisione attinente esclusivamente a ragioni di carattere politico, rientranti non già nel rapporto tra governo e opposizioni ma unicamente all'interno del rapporto tra la maggioranza e il governo ed è la ragione per la quale la Presidenza della Camera considera deprecabile la decisione" del governo "perché di fatto impedisce all'aula di pronunciarsi sugli emendamenti''.

Le sue parole sono state accolte da molti applausi, non solo dai banchi dell'opposizione e i relatori di Pdl e Lega hanno rinunciato a intervenire. Le critiche a Fini sono arrivate a seduta sospesa e dai banchi della maggioranza. Il ministro Roberto Calderoli: "Dalla

presidenza della Camera ci si attende l'applicazione dei regolamenti, non certo valutazioni sul fatto se sia deprecabile o meno una richiesta di fiducia, la cui valutazione di merito spetta all'esecutivo". E poi Sandro Bondi, ministro e coordindatore nazionale del Pdl:"La decisione e la valutazione espressa" da Fini "sono destinate a non aiutare l'apertura di un clima politico nuovo di cui l'Italia ha bisogno, anzi rischiano di rinfocolare immediatamente le polemiche".

Inseguito arriverà anche una nota del capogruppo Pdl Cicchitto e di quello leghista Cota, che a Fini dicono che "la questione di fiducia è sempre stata una decisione politica e come tale appartiene alla competenza e alle valutazioni del governo e della maggioranza". "Il confronto di merito - continuano Cicchitto e Cota - è avvenuto in Commissione, con un iter intenso e proficuo. La scelta della fiducia è un segnale politico di conferma della forte condivisione da parte del governo e della maggioranza sul merito del testo licenziato dalla Commissione Bilancio". Una nota che il ministro Tremonti dice di condividere "pienamente".

La telefonata Fini-Berlusconi. In serata la terza carica dello Stato avrebbe ripetuto il suo giudizio sulla scelta di Tremonti e del governo anche al Cavaliere. Al quale, inoltre, avrebbe espresso tutta la sua perplessità anche sui toni usati da Fabrizio Cicchitto durante il dibattito sull'aggressione al premier: "Parole incendiarie".

(15 dicembre 2009)

 

 

 

L'UNITA'

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2009-12-16

Finanziaria, oggi il governo impone la fiducia. Franceschini: ""

Nonostante il parere negativo del presidente della Camera, Gianfranco Fini, il governo ha votato la fiducia al governo. 580 i presenti al voto, in 307 hanno detto sì, 271 i no. Due deputati si sono astenuti. La maggioranza richiesta era 290.

Il governo sta svuotando il ruolo del Parlamento, ma il Pd non si rassegnerà. Ad assicurarlo è stato il capogruppo del partito democratico alla Camera, Dario Franceschini, intervenendo in aula: "Siamo alla fiducia numero ventisette, un altro passo verso un silenzioso svuotamento del parlamento", ha sottolineato. La fiducia, ha ricordato, è stata utilizzata anche dal centrosinistra quando governava, ma ora "non è più un modo garantire conversione decreti, nè per contrastare l'ostruzionismo dell'opposizione, ma un modo ordinario di legiferare". E, come accaduto ieri, "senza avvertire l'esigenza di motivarlo all'aula". Ma, ha aggiunto, "questa volta c'è qualcosa di più" perchè l'opposizione ha avuto un "atteggiamento assolutamenre responsabile e per togliere ogni pretesto" al governo ha "ridotto il numero degli emendamenti a 49, mai c'era stato un numero così basso". Non solo. "Avevamo proposto pubblicamente e privatamente ai ministri dei Rapporti con il parlamento e dell'Economia di dare tempi certi", ha rivelato. Invece, ha sottolineato, "siete fuggiti a un confronto sul merito". Nei Paesi normali, ha insistito, "maggioranza e governo ringraziano l'opposizione per l'atteggiamento costruttivo" e "per avere espresso solidarietà senza se e senza ma al presidente del Consiglio". E invece ieri c'è stato "un intervento inutilmente rancoroso e violento del capogruppo del Pdl".

Tuttavia, ha assicurato, "noi insisteremo su questa linea responsabile perché non ci rassegniamo all'idea che anche l'Italia non possa essere un Paese in cui il parlamento possa restare luogo del confronto e per questo siamo anche pronti a discutere della modifica dei regolamenti parlamentari".

16 dicembre 2009

il SOLE 24 ORE

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2009-12-16

Finanziaria: via libera della Camera alla fiducia

di Nicoletta Cottone

16 dicembre 2009

Il presidente della Camera dei Deputati, Gianfranco Fini (LaPresse/Mauro Scrobogna)

L'abc della Finanziaria in 89 voci

Tutte le novità dalla A alla Z

"Dai nostri archivi"

Sicurezza e intercettazioni: il Governo pone la questione di fiducia

Finanziaria, Fini: "Governo deprecabile se porrà la fiducia"

Alle 21,30 si vota la fiducia sul decreto espulsioni

Manovra: chiesta la fiducia, oggi il voto definitivo

Domani il maxiemendamento sul ddl welfare. Grandi: "Prodi troverà la sintesi"

 

Via libera della Camera alla fiducia posta dal Governo sull'articolo 2 della Finanziaria. La ventisettesima dall'inizio della legislatura. I voti favorevoli sono stati 307, i contrari 271 e due gli astenuti. Si sono chiuse, così, le votazioni sull'articolato, di cui ieri era stato approvato l'articolo 1. Ora si passa all'esame degli ordini del giorno. Domani in tarda mattinata é previsto il via libera alla manovra nel suo complesso: dal voto finale su Finanziaria e Bilancio, all'approvazione della Nota di variazione. Il provvedimento tornerà poi al Senato per il via libera definitivo. Nessuna modifica rispetto al testo della Finanziaria approvato in commissione, aveva precisatoieri il viceministro dell'Economia, Giuseppe Vegas. "Non saranno corretti neanche gli errori formali".

Faccia a faccia Fini-Tremonti in Transatlantico. Dieci di minuti di colloquio, in Transatlantico a Montecitorio, tra il presidente della Camera Gianfranco Fini e il ministro dell'Economia Giulio Tremonti. Il faccia a faccia durante la chiama per il voto di fiducia sulla Finanziaria. Al termine nessuna dichiarazione ai giornalisti.

Fini: "Decisione deprecabile". Ieri la terza carica dello Stato aveva stigmatizzato la decisione di porre la fiducia, definendola "deprecabile". La presidenza della Camera considera deprecabile la decisione del governo di porre la fiducia sulla finanziaria "perché impedisce all'aula di pronunciarsi sugli emendamenti". Fini ha ricordato che "l'iter in commissione della finanziaria non ha registrato da parte dell'opposizione alcun atteggiamento ostruzionistico. Quanto agli emendamenti, alla luce dei ritiri annunciati oggi, ne erano rimasti 104 di cui 67 dell'opposizione e 37 della maggioranza, e alla fine quelli da votare erano in tutto 64 di cui 55 di opposizione. Si può quindi dire senza tema di smentita che da parte dell'opposizione si è registrato lo stesso atteggiamento non ostruzionistico in Aula". Fini ha poi ricordato che "i tempi per l'esame del testo in aula sono contingentati, e avrebbero consentito anche senza la fiducia di approvare il testo nei tempi previsti compatibilmente con il passaggio al Senato". Per la presidenza della Camera, ha detto, "l'apposizione della fiducia, che è prerogativa legittima del governo in quanto prevista dalla Costituzione, non può essere un alcun modo considerata come una decisione tecnica non essendo giustificabile con la necessità di superare ostacoli procedurali inesistenti da parte delle opposizioni".

Bossi: "Io sto con Tremonti". "Io sto con Tremonti, e con la maggioranza". Non ha dubbi Umberto Bossi se si tratta di scegliere tra il ministro dell'Economia e il presidente della Camera, sulla questione della fiducia alla Finanziaria. Il senatur, però, parlando con i giornalisti alla

Camera, si mostra fiducioso: "Spero che si risolva tutto". E aggiunge: "se mettono la fiducia evidentemente è perchè ci sono dei dubbi che succedano dei pasticci... Ma sono cose che si superano".

Le dichiarazioni di voto. Il voto di fiducia che il governo ha chiesto sulla Finanziaria, ha detto il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, nel corso delle dichiarazioni di voto sulla fiducia, "è coerente con il vincolo che lega costituzionalmente esecutivo e Parlamento, non è un atto deplorevole, ma un'assunzione di responsabilità". Secondo Cicchitto "il Parlamento non è affatto umiliato, ma richiamato a una richiesta di verifica sull'attività del governo". Cicchitto ha difeso l'impianto della manovra. Nel provvedimento, ha detto, ci sono "sgravi per il Mezzogiorno e maggiori riforme per imprese e welfare, così come risorse per la sicurezza" e si è proceduto "senza dare orecchio alle richieste demagogiche". "Nessun assalto alla diligenza" sulla Finanziaria da parte della maggioranza, ha detto Massimo Bitonci della Lega, annunciando il sì convinto del suo gruppo alla fiducia. Gli interventi inseriti in manovra, dice Bitonci all'opposizione, "sono tutti interventi che avevate chiesto anche voi in commissione. Il maxiemendamento del relatore contiene molte delle vostre richieste". Poi ha sottolineato che le misure contenute nella manovra sono state fatte "senza mettere le mani in tasca agli italiani". "Siamo alla fiducia numero 27 ha detto il capogruppo del Pd Dario Franceschini - e davanti a un altro passo verso lo svuotamento del sistema parlamentare. La fiducia per voi non è più neanche un modo per contrastare l'opposizione ma un modo ordinario per legiferare". Franceschini ha sottolineato che l'atteggiamento dell'opposizione unita è stato assolutamente responsabile anche per togliere ogni pretesto alla fiducia. "Abbiamo ridotto gli emendamenti e abbiamo garantito tempi certi. Siete fuggiti da un confronto di merito ma come se le nostre proposte per affrontare l'emergenza del paese fossero pericolose. In una democrazia normale, il governo e la maggioranza avrebbe ringraziato l'opposizione e invece ieri abbiamo sentito parole inutilmente violente e rancorose da parte del capogruppo del Pdl". Duro attacco del vicepresidente dell'Italia dei valori, Antonio Borghesi, che nel corso delle dichiarazioni di voto ha accusato il governo di mettere in campo misure che favoriscono "camorristi e mafiosi, evasori e speculatori" e, invece, di non aiutare le famiglie bisognose, i precari e le pmi. Questo, ha detto, è un "governo piduista che si occupa solo degli interessi del presidente del Consiglio". Savino Pezzotta (Udc) ha accusato l'esecutivo sull'apposizione della fiducia. "C'era veramente bisogno di mettere il voto di fiducia? Di bloccare il dibattito parlamentare? Ha fatto bene il presidente Fini facendo un richiamo che noi apprezziamo". Per lui non si è voluto tener conto del fatto che le opposizioni avevano ridotto i loro emendamenti. Pezzotta è tornato a chiedere un abbassamento dei toni. "C'è l'esigenza - ha detto - di riportare il dibattito politico a un clima nuovo, noi l'abbiamo avvertito per tempo".

16 dicembre 2009

 

 

 

 

 

 

 

 

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