MFormazione "il FIGLIO dell'UOMO" ARGOMENTO dalla STAMPA QUOTIDIANA

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FORMAZIONE

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9a SETTIMANA MONDIALE della Diffusione in Rete Internet nel MONDO de

" i Quattro VANGELI " della CHIESA CATTOLICA , Matteo, Marco, Luca, Giovanni, testi a lettura affiancata scarica i file cliccando sopra Italiano-Latino Italiano-Inglese Italiano-Spagnolo

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Rassegna Stampa - L'Argomento di Oggi 2010-01-14

Unicef: 15 bimbi scomparsi dagli ospedali L'Onu: stop alla ricerca dei superstiti

Ma due donne sono state estratte ancora vive. Piano per campi tende prima della ricostruzione

Contestato il presidente Preval: "Non fa nulla per sfamarci"

L'Onu annuncia la fine degli scavi. Oltre 111.000 morti ufficiali

Haiti, esplode la rabbia: "Dateci aiuto"

estratto un giovane, stop alle ricerche

escalation di saccheggi e violenze, in libertà 6 mila detenuti fuggiti dal carcere

Epidemie e criminalità, Haiti in ginocchio

Frattini: "Pronti a cancellare il debito" "Diamo la nostra disponibilità da ora a cancellare il debito che Haiti ha verso l'Italia, sono 40 milioni di euro"

Nuova forte scossa di assestamento

SETTEmila corpi in una fossa comune

Haiti, superstiti all'hotel degli stranieri

"Entro lunedì 9 mila soldati Usa sull'isola"

La Croce Rossa: "50 mila morti".

L'Onu: "Ci sono 300mila senzatetto". Cuba apre lo spazio aereo agli Usa

TERREMOTO AD HAITI 100000 MORTI - La Farnesina: "Mancano all'appello circa 100 italiani"

MILANO - Il terremoto che ha devastato Haiti potrebbe aver ucciso più di centomila persone. La tragica previsione è del premier Jean Max Bellerive, intervistato dalla Cnn: "È difficile fare una valutazione precisa del numero delle vittime - ha ammesso -, di quanti edifici e quante costruzioni siano crollati con le persone dentro. Credo che siamo al di sopra delle centomila vittime. Spero che non sia vero, spero che la gente abbia avuto il tempo di uscire in strada. Alcuni quartieri sono stati distrutti completamente, non si vede più una persona".

ST

DG

Studio Tecnico

Dalessandro Giacomo

40° Anniversario - SUPPORTO ENGINEERING-ONLINE

Internet, l'informatore, ll Giornalista, la stampa, la TV, la Radio, devono innanzi tutto informare correttamente sul Pensiero dell'Intervistato, Avvenimento, Fatto, pena la decadenza dal Diritto e Libertà di Testimoniare.. Poi si deve esprimere separatamente e distintamente il proprio personale giudizio..

 

Il Mio Pensiero:

2° Pensiero

Su Haiti stiamo sentendo quello che in genere succede dovunque ci sono devastazioni naturali e si muone l'iniziativa generale per la solidarietà:

  • Fenomeni di sciacallaggio, gente che se ne approfitta, traffico di bambini, ruberie sugli aiuti, ecc.
  • Ritardi e problemi sui primi aiuti

Azzeriamo le incomprensioni per il metodo Americano di intervento un po' militaresco, però è senz'altro stato il più immediato ed il più corposo.

Ora per evitare altri problemi e per far convergere gli aiuti in maniera sicura e controllata, oltre che efficace, io propongo che si convogli la raccolta degli aiuti in un fondo per gli aiuti da prire da parte della Regione Puglia, e che per le lezioni Regionali, ed in particolare per la Puglia, si metta in agenda la Costituzione di una Società Onlus a carattere Multiregionale per gli Aiuti e la Cooperazione allo Sviluppo con Haiti in primis, da estendere poi a livello Mediterraneo, Africa, Asia, ecc.

In questa ottica dovrà schierarsi anche l'AQP, Ente Acquedotto Pugliese, per promuovere all'estero, primo fra tutti Haiti, nei Paesi Sottosviluppati, in via di Sviluppo, Emirati Arabi, ma anche nei Paesi Ricchi, iniziative di Sviluppo Economico, Scambi Commerciali, Investimenti a vantagio reciproco.

All'AQP, che si interessa di Acquedotti e Depurazione, dovrà essere aggiunta valenza anche nel settore Smaltimento Rifiuti, Recupero Energetico, Riciclaggio, Eolico, Solare, Energia Alternativa e Tradizionale, Risparmio Energetico, ma anche nel settore Trasporti ed Innovazione Tecnologica, Agricolo, Allevamento,Trasformazione-Alimentare.

Tutti settori che devono essere interessati da una dinamica di sviluppo tecnologico per il futuro dell'economia e della vivibilità ambientale del pianeta.

Ma bisogna cogliere anche l'attimo per avviare ad Haiti, ma anche negli altri, un percorso di Scolarizzazione e Formazione di Massa OnLine, Cultrale, Sociale, Sanitario, esportando Cultura Italiana, prodotti ed industria, con reciproco vantaggio e sviluppo, compreso il settore turistico, in cui si può investire anche a ns. beneficio.

Per. Ind. Giacomo Dalessandro

1° Pensiero

Benissimo ha fatto il Presidente Americano ad invadere con intervento Militare di Pace HAITI.

Presidente faccia quello che l'America non ha fatto in oltre un secolo, abbandoni i Golpisti e faccia da Tutor per farne una nazione moderma, se volessero democraticamente il 51° Stato d'America.

Finalmente forse l'Italia si sta svegliando dal letargo, speriamo che il ministro degli esteri si sia deciso a rientrare, per dare una mano maggiore alla solidarietà verso il Popolo di HAITI.

Non basta dire come Frattini che l'Italia cancellerà totalmente il debito (è da tanto che andiamo dicendo di cancellare il debito dei paesi poveri), ma bisogna fare di più ed in fretta.

Dall'evento ad oggi abbiamo visto parlare il ns. ministro degli esteri dall'Africa, dove era in una missione tanto importante da far passare in secondo ordine un siffatto terremoto. La ns. missione è stata di 13 esplorqtori, in attesa e per preparare il campo agli aiuti veri e propri, che però non devono tardare oltre.

E poi ci viene da pensare che dovremo coordinare gli inteventi europei in campo.

Forse, e giustamente partirà la ns. portaerei, ed elicotteri, che potrebbero essere molto importanti in zona.

Speriamo che cambi la marcia delle ns. forze di Pace, molto più che nelle zone di guerra.

Per. Ind. Giacomo Dalessandro

 

 

AVVENIRE

per l'articolo completo vai al sito internet

http://www.avvenire.it

2010-01-26

26 Gennaio 2010

HAITI

La Clinton torna sulle critiche

E Berlusconi corregge la rotta

Nuova puntata dell'incidente diplomatico tra Italia e Usa in seguito alle critiche del capo della Protezione civile Bertolaso alla gestione dei soccorsi ad Haiti dopo il sisma. Il segretario di Stato Usa Hillary Clinton ha detto oggi di essere rimasta "profondamente ferita" dalle critiche fatte alle operazioni di soccorso statunitensi ad Haiti.

Il premier tenta di ricucire. Intanto il premier italiano Silvio Berlusconi invita ad evitare dichiarazioni che possono provocare polemiche. Implicito il riferimento alle frasi sulla inadeguatezza dei soccorsi sopronunciate da Bertolaso duratnte la sua missione ad Haiti. "La posizione del governo - precisa il Cavaliere - è quella espressa da Frattini".

Sul sisma ad Haiti "la risposta è stata rapida, ma senza il generoso e significativo intervento degli Stati Uniti sarebbe stato tutto assai più difficile. In situazioni critiche come questa, è purtroppo inevitabile che sorgano serie difficoltà nell'assicurare un efficace coordinamento degli aiuti. Resto tuttavia convinto che in questi casi sarebbe opportuno evitare dichiarazioni che possano involontariamente innescare polemiche, partendo dall'assunto che tutti sono impegnati in buona fede ad aiutare la popolazione di Haiti": lo afferma il premier Silvio Berlusconi in una dichiarazione.

Le critiche e il botta e risposta di ieri. Bertolaso, intervistato dalla trasmissione di Raitre In mezz'ora, aveva definito la situazione ad Haiti "patetica", spiegando che gli Usa "confondono la gestione dell'emergenza con un intervento militare". Le critiche mosse dal capo della protezione civile "non rispecchiano la posizione del governo", aveva poi puntualizzato il ministro degli Esteri, Franco Frattini. Il titolare della Farnesina prendeva le distanze dal sottosegretario: "Criticare gli sforzi altrui non è la posizione del nostro governo" e "quelle fatte da Bertolaso sono valutazioni logiche, tecniche, non politiche". Frattini riconosceva che manca "un livello adeguato di coordinamento" ma questo "non significa che l'Italia abbia alcuna intenzione di criticare gli sforzi degli Stati Uniti, che la Farnesina ha già definito imponenti".

Alle critiche di Bertolaso aveva risposto già ieri il segretario di Stato americano, Hillary Clinton. Troppo facile fare il "processo del lunedi", aveva commentato: "Mi sembrano polemiche simili a quelle che si fanno il lunedì mattina dopo le partite" della domenica". La Clinton aveva ribadito che "c'è un grande impegno internazionale per portare aiuti ad Haiti. E non è possibile farlo senza il sostegno dei militari". "Anche il ministro Frattini ha ricordato che l'Italia, insieme ad altri Paesi, sta inviando una nave per ulteriori soccorsi", aveva concluso.

 

 

26 Gennaio 2010

DENTRO IL DRAMMA

Haiti, spuntano le "ronde"

per le ragazze rimaste sole

Ogni giorno una decina di uomini – la maggior parte scalzi, i più fortunati con ciabatte di plastica – passeggia fra le tende dei campi profughi, con passo deciso e un bastone in pugno. Di tanto in tanto la gente si affaccia e saluta con rispetto. La "brigade", ormai, è un punto di riferimento a Carrefour, popolosa e poverissima città-dormitorio nella sterminata cintura urbana di Port-au-Prince. Non è una vera pattuglia ma una "milizia spontanea" di cittadini.

Ne fanno parte uomini adulti non feriti dal sisma, che qui – dato che l’epicentro era situato nei dintorni – ha distrutto oltre l’80 per cento degli edifici. L’obiettivo è difendere chi – tre quarti del mezzo milione di abitanti – è rimasto senza abitazione. Ed è costretto a dormire per strada. Soprattutto le ragazze, più esposte al rischio di abusi e violenze.

Fin dalle prime ore dopo il disastro, Amnesty International aveva lanciato l’allarme. Sono le donne – insieme ai bambini – le vittime più vulnerabili della tragedia . "Sono sole, hanno perso mariti, fratelli, padri. Non c’è nessuno che possa proteggerle", dice Malia Joseph, assistente sociale nella tendopoli principale di Carrefour. Già prima del sisma, Haiti aveva una percentuale di violenze sessuali drammaticamente alta: oltre il 30 per cento – una donna su tre – secondo lo studio realizzato dal Banco Interamericano del Desarrollo nel 2006. La metà era minorenne. E negli anni successivi la situazione – dicono varie Ong – non è migliorata.

Miseria estrema, degrado, promiscuità generano violenza, in famiglia e fuori. Gli abusi consumati sotto i tetti di lamiera delle sovraffollate baracche haitiane erano, prima del 12 gennaio, sterminati. Le "bambine-schiave", vendute dai genitori a famiglie benestanti, erano 100mila. La maggior parte di loro veniva violentata sistematicamente dai "padroni". Il terremoto ha reso ancora più insostenibile la condizione femminile. Il caos, la presenza di bande armate e la difficoltà della polizia a garantire la sicurezza ha generato il panico tra le sfollate.

"Hanno paura di allontanarsi dalle tende, anche solo per andare a prendere l’acqua. E nemmeno qui sono al sicuro", racconta Malia. Otto giorni fa, due ragazze si sono presentate al sinistrato commissariato di Carrefour per denunciare un intento di aggressione. Gli agenti erano impegnati nei soccorsi e nessuno ha avuto tempo di ascoltarle.

Così, è nata l’idea della "brigade". "Controlliamo le donne sole. Sono tante, soprattutto ragazzine. In modo che la gente capisca che non possono farne ciò che vogliono – dice Joyce, un membro della squadra –. Cerchiamo anche di aiutarle perché non siano costrette a prostituirsi per avere cibo o coperte". Finora sono pochi i casi di stupri denunciati: una decina a Cité Soleil – di cui ha dato notizia la stampa locale –, tre in centro. Il numero reale, però, non si conoscerà mai, perché le violenze quasi mai vengono ammesse e denunciate. Alto è anche il tasso di donne morte di parto dopo il sisma. Le macerie impediscono loro di raggiungere gli ospedali. Medici e infermieri, poi, sono spesso costretti a dare la precedenza ai feriti. Medici senza frontiere ha allestito tende provvisorie per le partorienti, ma le richieste sono troppe.

Al momento, secondo fonti umanitarie, ci sarebbero 37mila donne incinta nella capitale. Partorire ad Haiti è da sempre una sfida. Il Paese ha il più alto tasso di mortalità materna d’America: 670 decessi ogni mille nati. Le morti delle ultime due settimane rischiano di far crescere ulteriormente il terribile dato.

Lucia Capuzzi

 

 

 

 

2010-01-25

25 Gennaio 2010

DOPO IL TERREMOTO

Haiti: le vittime sono 350mila

E scoppia il "caso Bertolaso"

Un'ecatombe, che a ogni ora sembra crescere nei numeri e nella portata dello strazio. A tradici giorni dal terribile sisma che ha distrutto Haiti il ministro per le comunicazioni Marie-Laurence Jocelyn Lassegue ha reso noto il nuovo bilancio fornito dalla Commissione sanitaria nazionale. I morti recuperati dopo il tremendo terremoto hanno raggiunto la cifra di 150.000, ma sotto le macerie potrebbero ancora esserci oltre 200.000 cadaveri.

Impressionanti anche gli altri numeri della tragedia: secondo le Nazioni Unite sono circa 800mila le persone colpite dal sisma che vivono in accampamenti o insediamenti di fortuna a Port-au-Prince, mentre sono oltre 235mila quelle che hanno lasciato la capitale verso altre località dell'isola ricorrendo al sistema di trasporti offerto dal governo.

Intanto la paura continua: secondo i sismologi dell’Istituto geofisico americano Usgs, infatti, l’isola non è ancora al riparo da un’altra violenta scossa di terremoto, che potrebbe addirittura essere più forte di quella di due settimane fa, superando la magnitudo 6 e prolungandosi per molto più tempo. Le difficoltà nella distribuzione degli aiuti, intanto, continuano. E crescono le critiche sulla gestione dell’emergenza.

Il "caso" Bertolaso. Fanno discutere le dichiarazioni rilasciate dal capo della Protezione civile Guido Bertolaso, che intervistato dalla trasmissione di Raitre In mezz'ora, aveva definito la situazione ad Haiti "patetica", spiegando che gli Usa "confondono la gestione dell'emergenza con un intervento militare". Le critiche mosse dal capo della protezione civile "non rispecchiano la posizione del governo", ha infatti puntualizzato il ministro degli Esteri, Franco Frattini. Il titolare della Farnesina prende le distanze dal sottosegretario: "Criticare gli sforzi altrui non è la posizione del nostro governo" e "quelle fatte da Bertolaso sono valutazioni logiche, tecniche, non politiche". Frattini riconosce che manca "un livello adeguato di coordinamento" ma questo "non significa che l'Italia abbia alcuna intenzione di criticare gli sforzi degli Stati Uniti, che la Farnesina ha già definito imponenti".

Alle critiche di Bertolaso ha risposto anche il segretario di Stato americano, Hillary Clinton. Troppo facile fare il "processo del lunedi", ha commentato: "Mi sembrano polemiche simili a quelle che si fanno il lunedì mattina dopo le partite" della domenica". Il segretario di Stato americano lo ha detto al termine dell'incontro a Washington proprio con il ministro degli Esteri Franco Frattini, rispondendo a una domanda della stampa italiana sulle polemiche di queste ore.La Clinton ha ribadito che "c'è un grande impegno internazionale per portare aiuti ad Haiti. E non è possibile farlo senza il sostegno dei militari". "Anche il ministro Frattini ha ricordato che l'Italia, insieme ad altri Paesi, sta inviando una nave per ulteriori soccorsi", ha concluso.

 

 

2010-01-23

22 Gennaio 2010

IL DRAMMA AI CARAIBI

Haiti, orfani nel mirino

"È allarme sparizioni"

Sparire senza lasciare traccia, nei giorni convulsi del dopo terremoto. È il terribile rischio che corrono, tanti, troppi bambini haitiani. Ieri mattina, da Ginevra, era arrivata la notizia-choc di varie scomparse di piccoli dalle corsie degli ospedali. Il consulente Unicef Jean Claude Lagrande aveva parlato di quindici casi documentati. Numero, poi, smentito dall’organizzazione. Che, però, si dice preoccupata per la sorte dei minori, facile preda di trafficanti senza scrupoli.

È difficile tenere la situazione sotto controllo. Soprattutto negli ospedali, stracolmi di bambini soli. Il via vai è continuo, la ressa soffocante. "Ce ne sono molti. Stiamo cercando di registrarli tutti e raggrupparli in un posto sicuro", dice ad Avvenire Matteo Perrone, coordinatore dell’urgenza Unicef a Port-au-Prince. L’organizzazione lavora senza sosta per realizzare un censimento dei piccoli ritrovati fra le macerie della capitale. È una lotta contro il tempo. Ogni ora che passa, aumenta il rischio di veder sparire qualcuno dei piccoli sopravvissuti. A causa della cronica mancanza di letti, molti minori vengono dimessi senza che nessun adulto venga a prenderli. La possibilità di finire preda di malintenzionati è tragicamente alta.

Già qualche giorno fa, Unicef aveva lanciato l’allarme, proprio sulle colonne di Avvenire. Perrone aveva, infatti, denunciato il pericolo che i bambini haitiani cadessero nella mani dei trafficanti. "Ci stiamo rendendo conto che molti bambini stanno lasciando il Paese per essere "deportati" o venduti all’estero", aveva dichiarato il coordinatore. La preoccupazione di Unicef non è diminuita. Tanto che l’organizzazione ha deciso di tenere in pianta stabile all’aeroporto una brigata della polizia addetta ai minori. "Ma le maglie sono ancora troppo larghe", afferma via Skype Perrone. Anche a Save the Children e Terres des Hommes sono in ansia. Ora più che mai, Haiti rischia di trasformarsi in un "supermarket di bambini a buon mercato" per l’Occidente. Un commercio crudele: perché se qualche piccolo lascia l’isola per venire affidato – o venduto – a coppie estere, altri rischiano di cadere nella trappola della pedofilia o del traffico di organi.

La condizione dell’infanzia haitiana è da sempre allarmante. Secondo fonti Unicef, tremila bambini all’anno – specie dalle campagne dove i figli non vengono registrati – sono portati nella Repubblica Dominicana. Nessuno sa che fine facciano una volta attraversata la frontiera. Pur essendo vietata dal 2003, nell’isola è, poi, diffusa la pratica della schiavitù domestica. I contadini poveri danno i loro figli a coppie di città per sottrarli alla miseria. Questi piccoli, chiamati "restavek", in cambio di vitto e alloggio – che il più delle volte è un pugno di riso e un pezzo di pavimento per dormire – sono costretti a lavorare giorno e notte. Prima del sisma, i baby-schiavi erano almeno trecentomila. Altre volte, invece di diventare restavek, i bambini vengono "ceduti" a orfanotrofi specializzati in adozioni internazionali. Negli ultimi vent’anni, il loro numero è quintuplicato. La maggior parte, almeno 500, non sono registrati.

L’ente che dovrebbe controllare, l’Iberst – del ministero degli Affari Sociali –, difficilmente lo fa, perché i dipendenti guadagnano in base alle entrate. E queste dipendono dalle adozioni: si pagano 5mila gourdes (125 dollari) solo per depositare il dossier. Ecco perché, negli ultimi tempi, Haiti è tra i Paesi con maggior esodo di minori. Il sisma ha reso ancor più drammatico il fenomeno. Ma Unicef non si arrende. Oltre venti punti sicuri sono stati allestiti a Port au Prince. Ognuno assiste 2mila bambini. E presto – dicono dall’organizzazione – dovrebbero raddoppiare.

Via libera del Cdm alle adozioni anche in Italia. L'Italia è pronta a verificare la possibilità di una "corsia preferenziale" per adottare i bimbi di Haiti. Senza che ciò significhi un mutamento normativo. E in attesa che Port-au-Prince dichiari chi è adottabile. Insomma, sintetizza il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alla Famiglia Carlo Giovanardi, dopo aver partecipato al Consiglio dei ministri di ieri, "qualora il governo di Haiti ce lo chiederà, troveremo una strada per accelerare le procedure di adozione da parte delle coppie italiane". Quelle idonee e in lista d’attesa sono migliaia. Ne va verificata la disponibilità per essere pronti a rispondere rapidamente alle eventuali chiamate dai Caraibi. "Abbiamo una credibilità internazionale in materia per serietà", sottolinea il sottosegretario, che saluta come un rafforzamento della linea italiana l’istituzione del coordinamento europeo e internazionale sull’emergenza minori. L’Italia è, infatti, in vetta al mondo, con 4mila adozioni all’anno da 62 nazioni.

La materia è delicata e si corre il rischio di cedere all’emotività. Così non deve essere, viene ribadito da più parti. E forse proprio quel "supplemento" di coinvolgimento che scatta davanti a simili tragedie ha giocato ieri un brutto scherzo all’esecutivo. Dapprima, infatti, un comunicato annunciava che si era discusso e concordato "circa l’opportunità di semplificare e accelerare le procedure di autorizzazione alle adozioni internazionali", dandone mandato al ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna e a Giovanardi. Per poi dover puntualizzare da un lato che a occuparsene sarà il solo sottosegretario, che presiede la Commissione per le adozioni internazionali. E dall’altro che si tratta più genericamente di "verificare" i margini di una "corsia preferenziale" che risponda a "eventuali richieste", previo accertamento dello stato di adottabilità da parte haitiana.

Due sviste che hanno provocato un piccolo incidente di forma e niente più. La stessa Carfagna, annunciando massimo impegno per dare "in pochissimo tempo" casa e affetto ai piccoli, metteva l’accento sul rispetto della legge. La quale già prevederebbe "procedure accelerate in caso di catastrofi naturali ed eventi eccezionali".

Da più associazioni giunge, comunque, un appello alla cautela, per scongiurare abusi. In prima fila l’Unicef, che ieri ha lanciato l’allarme sulla scomparsa di alcuni bimbi. Il presidente della sezione italiana, Vincenzo Spadafora, alla luce degli annunci dell’esecutivo, chiede di "tenere alta l’attenzione" e "attenersi alle norme internazionali", per scongiurare un "indegno mercato dei bambini". Preoccupazioni ribadite da Save the Children, Terres des hommes e Istituto degli Innocenti di Firenze. Intanto la politica si muove pure sul fronte dell’affido temporaneo: tre senatori del Pdl hanno presentato un ddl con misure per sveltirlo nei confronti dei bambini haitiani.

Lucia Capuzzi

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23 Gennaio 2010

La raccolta nelle chiese per Haiti

Un segno di luce ci chiama a fedele solidarietà

Mentre i titoli su Haiti scompaiono dalle prime pagine di molti quotidiani, uno scarno, inosservato lancio d’agenzia della americana Catholic News Agency aggiunge un particolare sul ritrovamento, sotto alla cattedrale di Port-au-Prince il 20 gennaio, del corpo del vicario generale Charles Benoit. Quando è stato dissepolto dalle macerie il vicario, afferma la Cna, stringeva fra le mani la pisside con le ostie consacrate. Dunque Benoit, colto in chiesa dal terremoto, prima di cercare di fuggire ha avuto il pensiero di portare in salvo ciò che gli era più caro: il corpo di Cristo custodito nel tabernacolo. Non ce l’ha fatta. Le volte gli sono crollate addosso in un fragore di tuono, in una apocalisse di urla e di pietre.

Come l’anziana donna trovata viva due giorni fa sotto la cattedrale, il corpo del vicario doveva essere così coperto di polvere da sembrare una statua. Una statua con quel vaso avvinto al petto, nell’irrigidimento della morte; in una stretta più forte della morte.

Che Chiesa viva dev’essere quella un cui pastore, faccia a faccia col proprio ultimo istante, rimane fisso col cuore al corpo di Cristo, fedele fino all’ultimo respiro. La Chiesa viva di Haiti ha pagato il suo tributo alla strage: ancora trenta seminaristi mancano all’appello. Il nunzio apostolico, Bernardito Auza, percorre le vie della città incenerita cercando di portare conforto, e a chi gli chiede di cosa c’è bisogno risponde umilmente: "Abbiamo un infinito bisogno di tutto".

Di tutto, anche se l’aeroporto della città è intasato di generi di prima emergenza, e accanto al Catholic Relief Services decine di agenzie di ogni parte del mondo cercano di curare e assistere la popolazione. C’è "un infinito bisogno di tutto", perché l’attenzione dei media si affievolirà presto, e assieme l’onda di emozione che questa strage ha sollevato. Spenti i riflettori, partiti i giornalisti, Haiti resterà con le sue moltitudini di senzatetto, con le sue migliaia di mutilati e orfani; sola con il suo lutto immane sepolto nel fragore delle ruspe nelle fosse comuni. Chi ricostruirà le case di Port-au-Prince, chi rieducherà chi ha perso una gamba a camminare, chi creerà lavoro per questa folla immensa che mangia solo grazie alla carità internazionale? Già i titoli scivolano dalle prime pagine, come è inevitabile che sia; ma la tragedia di Haiti, piombata su una antica miseria, su endemici mali, è una tragedia di lungo corso.

Ci vorrà molto tempo. Ci vorrà una pazienza infinita, una miriade di lunghe oscure dedizioni per questo popolo, che forse ora è il più povero del mondo. E così disgraziato che a qualcuno cinicamente può venire la tentazione di dire: lasciamo perdere laggiù, arrendiamoci. Passata l’emozione svegliata dagli occhi di quei bambini, il rischio è che il mondo si abitui a sapere di avere, nei Caraibi, una annichilita isola di disperati.

Ci vorrà molto tempo, e forze, e uomini, e denaro. La Chiesa italiana domani chiederà ai fedeli, a messa, un aiuto per questo: per una presenza che durerà negli anni, tenace. Per il tempo che occorre a un bambino mutilato a riprendere, con le stampelle, a camminare; ai padri, per tornare a dare da mangiare ai figli; a tanti, di ricominciare a sperare.

Perché la speranza, è cosa a cui bisogna essere fedeli. Cocciutamente, anche quando tutto sembra volerla negare. Fedeli come quel vicario che mentre la navata della cattedrale vacillava nel mugghio atroce del terremoto, è tornato indietro e ha afferrato la pisside con le ostie. Il corpo di Cristo. La Speranza, in persona. Dicendoci in quel gesto qualcosa di Haiti, del suo popolo, della sua fede, che nessuna tv ci ha raccontato. Quasi in una profezia per questa terra, quel corpo di Cristo sepolto insieme a quelli degli uomini – ma strappato alle macerie, e riportato alla luce.

Marina Corradi

 

 

 

 

23 gennaio 2010

REPORTAGE

Gli aiuti dal "Paradiso"

Così il vicino si stringe ad Haiti

La dolce vita al "Punto y Corcho" comincia alle sette della sera con una fria, una birra gelata per combattere i trenta gradi di gennaio e si può protrarre fino alle sei del mattino con le orchestre che suonano per strada nel distretto coloniale e i giovani che entrano ed escono dalla discoteca. A Santo Domingo, come a Puerto Plata, a Sosua, a Cabarete, al "Cafè de Paris" di Samanà, al "Papa Jack" di Altos de Chavòn, al "Kuh-Bar-Libre" o al "Capa Cabaña" a Las Terrenas, fino al "Merengue Bar" del "Renaissance Jaragua" tutto si somiglia e si omogeneizza nella Repubblica Dominicana, dove al turista di passaggio si somministra immediatamente il più diffuso degli slogan, "no dar un golpe", ossia non fare un bel nulla, come rimedio contro i problemi della vita. Perché qui, in quest’isola dove Colombo si inginocchiò confuso credendo di essere in Cina, il turismo, l’ospitalità a buon mercato, il divertimento sono quasi un obbligo.

E allora si è tentati, perché è fatale, di domandarsi per quale perversione del destino uno spicchio di Hispaniola – quello di Haiti – sia precipitato nell’inferno mentre la restante parte, quella dominicana, conserva intatta la sua aura paradisiaca e le sua fama di grande divertimentificio caraibico, al quale non si è voluto rinunciare nemmeno durante i giorni terribili del sisma. Non meravigliamoci: con le sue discoteche, i suoi casinò, i suoi villaggi turistici affacciati sul mare, questo Paese è da sempre il buen retiro per ricchi e meno ricchi, ma anche per latitanti illustri come Silvano Larini, Giovanni Manzi, Luciano Gaucci, brava gente, in fondo, a confronto del boss camorrista Ciro Mazzarella e altri personaggi che reputano più salutare non farsi vedere troppo in giro.

Ma non è tutt’oro ciò che luccica. Anche qui, nella parte felice dell’isola, non sono mancati i dittatori, i colpi di stato, le sopraffazioni. E una letale ostilità nei confronti di Haiti, culminata nel 1937 con il massacro di quasi ventimila haitiani su ordine del dittatore Trujillo. Luci ed ombre, dunque. Ma insieme alle ombre dominicane ci sono anche fatti concreti di segno ben diverso. Pensiamo ai quindicimila feriti haitiani ricoverati nelle strutture ospedaliere dominicane, al contingente militare inviato sotto l’egida dell’Onu a tenere lontani i saccheggiatori dal corridoio umanitario che va da Jimani a Port-au-Prince, ai soccorsi organizzati sin dai primi istanti dell’emergenza, all’immediata apertura di porti e aeroporti per agevolare gli aiuti umanitari, all’invio di personale medico. "Non è poco – proclama orgoglioso il ministro del Turismo Francisco Javier Garcia –, se consideriamo i rapporti tesi che ci sono stati fino a poco fa. Ma ora "mano amiga en favor de haitianos", questa è la nostra parola d’ordine". "Siamo un popolo povero – dice il console onorario Natacha Sanchez –, ma un Paese che ha fatto uno sforzo enorme. L’intera popolazione si è mobilitata e ha raccolto, in un solo giorno, 55 milioni di pesos. Molte persone sono andate ad Haiti come volontari: si sono mossi tutti, non solo le istituzioni".

Al di là dell’emergenza, una nota del governo fa sapere che "la Repubblica Dominicana intende contribuire sostanzialmente alla ricostruzione di Haiti. Il presidente Leonel Fernandez, e il presidente Usa Obama si sono detti d’accordo nella preparazione di un piano a medio e lungo termine". Il che vorrà dire denaro, investimenti, stanziamenti. "Haiti avrà bisogno di un progetto integrale di sviluppo pari a 2 miliardi di dollari l’anno per cinque anni", ha detto Fernandez dopo un vertice con rappresentanti internazionali. Per un breve istante le tensioni sociali – che pure ci sono – fra Repubblica Dominicana e Haiti sembrano accantonate. Di sicuro però nessuno in questi giorni avrà gran voglia di andare a La Vega, nell’interno dell’isola, dove c’è un luogo famoso per un curioso fenomeno fisico, la "Tembladera": basta fare un piccolo salto per scatenare un movimento tellurico. Scaramanzia, perché nonostante il voodoo a Santo Domingo sia pressoché assente, non si sa mai, il dio dei terremoti potrebbe anche decidere di completare il lavoro e occuparsi dell’altra metà dell’isola.

Un'isola, due diversi destini. Da cosa dipendono gli effetti di un fenomeno naturale inevitabile quale è il terremoto? In parte dalla potenza del fenomeno stesso, ma molto dipende da quanto è stato fatto per preparare un territorio e i suoi abitanti a farvi fronte. Qui la chiave del dramma che Haiti sta vivendo, ma qui è anche il punto interrogativo sul futuro. "Ad Haiti, malgrado la prevedibilità dell’accanirsi degli elementi, non è stato fatto nulla o quasi e la situazione – sia per la sicurezza delle costruzioni, sia per i servizi pubblici – era disastrosa anche in tempi normali", dice la professoressa Anna Bono, esperta di tematiche dello sviluppo internazionale, che ha tracciato una analisi della situazione haitiana per l’agenzia online SviPop.

Il problema di Haiti emerge con chiarezza se si confronta la situazione di questo Paese con la Repubblica Dominicana, l’altro stato con cui condivide l’isola Hispaniola. Paesi il cui destino si è diviso circa 200 anni fa: Haiti, indipendente ma legata alla Francia, Repubblica Dominicana con una storia più travagliata di rapporti prima con la Spagna poi con gli Stati Uniti. Duecento anni fa era certamente Haiti la parte più benestante dell’isola, oggi la situazione si è rovesciata e Haiti è anche il Paese più povero del continente americano.

Tenendo pur conto che i due Paesi condividono un territorio "infelice", visto che l’isola è estremamente esposta a uragani e terremoti, il confronto è addirittura sconcertante. Nell’Indice dello Sviluppo Umano 2009 (che tiene conto del reddito ma anche di altri indicatori sociali), Haiti occupa il 149° posto su 182 nazioni, mentre la Repubblica Dominicana è al 90°. Il Pil pro capite ad Haiti è di 699 dollari e nel periodo tra il 1990 e il 2007 è diminuito del 2,1% all’anno. Quello della Repubblica Dominicana è di 3.772 dollari e il tasso di crescita nello stesso periodo è stato del 3,8% annuo. Il 72% degli haitiani vive con meno di due dollari al giorno e la loro speranza di vita alla nascita è di 55 anni. I dominicani hanno una speranza di vita di 64 anni e soltanto il 15% di essi dispone di meno di due dollari al giorno.

Come è dunque possibile che vi sia una differenza di questo genere? "È possibile perché un succedersi di regimi corrotti e violenti hanno impedito lo sviluppo di Haiti – risponde Anna Bono –; il peggio si è avuto con Papa Doc e Baby Doc. Ma come dimostrano i dati economici e sociali più recenti, anche dopo le cose non sono andate meglio".

Questo aspetto pone un grosso punto interrogativo per il futuro di Haiti, una volta che l’emergenza terremoto sarà superata grazie alla grande mobilitazione internazionale. "Proprio per le caratteristiche del territorio sono prioritari interventi su servizi e infrastrutture che permettano di contenere i danni degli eventi naturali. Il rischio – dice Anna Bono – è invece quello di riconsegnare il Paese, e gli aiuti internazionali, a governanti incapaci e irresponsabili. Il che aprirebbe la strada a nuovi drammi, per esempio al prossimo ciclone tropicale".

Giorgio Ferrari e Riccardo Cascioli

 

 

 

2010-01-22

22 Gennaio 2010

IL DRAMMA AI CARAIBI

Haiti, l'allarme dell'Unicef

E l'Italia accelera sulle adozioni

Continuano a essere i bambini gli sfortunati protagonisti del sisma di Haiti. Feriti, amputati, orfani, senza cibo e acqua, e ora anche trattati come oggetti e rapiti per finire sul mercato delle adozioni. Nel caos dell'isola oggi è infatti arrivato dall'Unicef l'allarme circa la possibilità di un mercato illegale delle adozioni.

Sembra invece non confermata la notizia diffusa in mattinata circa un fatto più circostanziato, e cioè che 15 bambini fossero spariti dagli ospedali senza che le famiglie sapessero che fine avessero fatto. "Abbiamo informazioni su 15 bambini scomparsi dagli ospedali, dopo il sisma - aveva affermato a Ginevra un responsabile dell'Unicef -. Abbiamo registrato circa 15 casi di bambini scomparsi negli ospedali e che non sono con le loro famiglie attualmente", ha detto Jean Claude Legrand, esperto dell'Unicef per la protezione in un incontro con la stampa, insistendo sull'esistenza di reti per la tratta di bambini. Queste reti "già esistevano prima del sisma" e molte hanno rapporti con il "mercato illegale delle adozioni - ha aggiunto Legrand -. Dopo catastrofi come il sisma queste reti si attivano immediatamente" per sfruttare la situazione".

Via libera del Cdm alle adozioni anche in Italia. Intanto arriva la svolta del governo nella politica verso l'adozione dei bambini orfani di Haiti. "Nella dolorosa e drammatica vicenda del sisma di Haiti, il Consiglio dei ministri ha discusso e concordato circa l'opportunità di semplificare ed accelerare le procedure di autorizzazione alle adozioni internazionali ed ha dato mandato in tal senso al ministro per le pari opportunità, Mara Carfagna, ed al sottosegretario di Stato delegato alle politiche per la famiglia, Carlo Giovanardi". È quanto si legge nel comunicato finale del Consiglio dei ministri.

"Il Consiglio dei ministri ha dato, dunque, mandato al sottosegretario Giovanardi di verificare la possibilità di individuare una corsia preferenziale per le eventuali richieste di adozione dei bambini haitiani una volta accertato dalle istituzioni haitiane il loro stato di adottabilità" si legge in una nota diffusa dall'ufficio stampa di Palazzo Chigi "a parziale rettifica e chiarimento del comunicato stampa relativo al Consiglio dei ministri odierno". La nota precisa anche che "nella riunione, il sottosegretario Giovanardi ha illustrato le misure adottate dalla Commissione adozioni internazionali, da lui presieduta, a favore dei bambini haitiani colpiti dal recente tragico terremoto. In tale occasione ha rappresentato che l'Italia è il paese leader nel mondo per le adozioni internazionali, per la serietà e l'affidabilità delle norme e delle procedure con le quali le coppie italiane adottano, ogni anno, circa 4.000 bambini provenienti da oltre 62 paesi stranieri".

Oggi i primi orfani in Francia. L'Italia segue così le orme di altri Paesi europei. Oggi 33 piccoli orfani haitiani, adottati da famiglie francesi, hanno lasciato il paese caraibico alla volta di Parigi, per cominciare la vita con i loro nuovi genitori. I bambini - alcuni orfani, altri abbandonati - tutti molto piccoli (tra i sei e l'anno di vita), vivevano in un orfanotrofio rimasto gravemente danneggiato dal sisma, ma nessuno di loro era rimasto ferito. La Francia è un Paese che tradizionalmente accoglie un gran numero di bambini haitiani da adottare; e nei giorni scorsi c'erano state numerose proteste di famiglie che avevano ultimato le procedure di adozione prima del sisma e reclamavano l'arrivo dei piccoli

 

 

 

 

 

22 Gennaio 2010

IL SISMA NEI CARAIBI

Da Haiti adesso si scappa:

in nave, bus e ambulanza

"Si Dye vlè, si Dye vlè". Per ogni strappo che dà alla cima che tiene mala­mente assieme quel canotto im­provvisato la ragazza ripete il suo mantra, "Si Dye vlè, si Dye vlè", nel­la ruvida lingua creyote: se Dio vuo­le. Si chiama Apostole, dice il nostro interprete, dichiara di avere 21 anni, ma la tragedia sembra averglieli rad­doppiati. E ci vuole della follia di­sperata per fare quello che Apostole sta facendo: mettere in mare un’im­barcazione di fortuna, affrontare le acque caraibiche, circumnavigare Haiti e puntare verso Nord, dop­piando Cuba, fino a vedere le coste della Florida. Perché questa – mentre ancora ieri mattina un paio di scosse di media intensità spargevano il panico a Port­au- Prince – sembra essere diventata la parola d’ordine che dilaga oggi ad Haiti, nello slum di Cité Soleil come sulle alture di Petion Ville, al porto come nelle baraccopoli disperate vi­cino alla sede della missione Onu: fuggire, andarsene via ad ogni costo.

È una pulsione violenta, irrazionale, che come la faglia spezzata dal ter­remoto lacera la coscienza: la mag­gioranza degli abitanti resta inchio­data in quei due o tre metri quadra­ti scarsi che ciascuno si è guadagna­to nei parchi, nelle zone erbose, là dove è stato possibile improvvisare una tenda nell’attesa che arrivino quelle vere, bloccate da giorni nel­l’aeroporto. Ma una robusta mino­ranza di haitiani cerca la via di fuga. In almeno tre modi. Apostole ha scelto quello più ri­schioso, lo stesso dei 'balseros' cu­bani che negli anni Ottanta e Novanta a frotte si gettavano in mare a volte con zattere ricavate dalle ante di un armadio con sotto un paio di pneu­matici di camion. Il sogno sembra a portata di mano. Un ferry haitiano sta ancorato nella rada di Port­au- Prince e – a quanto si ca­pisce – attende istruzioni dal governo. Quanto basta per­ché – sotto l’occhio spietato della Cnn – una folla di di­sperati stia cercando di raggiungerlo con ogni mezzo, un arrembaggio verso l’ignoto sufficien­te però a nutrire l’illu­sione di essersi lascia­ti alle spalle l’orrore del 12 gennaio. Ma Apostole non ci crede. Non cre­de che quel ferry porti gli haitiani ver­so la terra promessa, lei vuol fare da sé, raggiungere davvero l’America, da sola.

Come i 'balseros', come i boat people vietnamiti. Non abbiamo cuore di dirle che al largo della costa i megafoni delle motovedette ameri­cane già di prima mattina avvertono i naviganti che (la nota è del Diparti­mento di Stato) "impediranno senza eccezione alcuna che i cittadini hai­tiani pretendano di entrare illegal­mente negli Stati Uniti". E che, nel caso, la loro destinazione sarebbe – dice sempre la nota di Washington – Guantanamo, non Miami. Lasciamo con il cuore svuotato Apo­stole e il suo sogno e approdiamo a un secondo girone della speranza. Un girone che qualche chance la as­sicura e per questo costa caro. Pun­tuale in ogni evento catastrofico, un mercato turpe quanto remunerativo ha immediatamente preso forma. Da giorni infatti prospera un business non molto diverso da quello dei trafficanti di uomini sulle coste mediterranee: si prende il sangue di un animale morto, lo si spal­ma sul corpo e su delle bende, ci si affolla in un’ambulanza o su un camion e si parte verso Jima­ni, la frontiera dominicana. Ci so­no i posti di blocco, è vero, ma chi i­spezionando un mezzo di fortuna lo fermerebbe per controllare se quel sangue dei feriti è vero oppure no? "Una volta che arrivi di là – spiega la mia guida – butti via le bende ed è difficile che ti trovino. Di haitiani a Santo Domingo ce n’è a migliaia". Per non parlare di quelli illegali, che so­no più di un milione.

I giornali di San­to Domingo traboccano di lettere piene di apprensione: "Di questo passo – scrivono signore preoccupa­te – finirà che gli haitiani divente­renno la maggioranza della popola­zione ". In effetti, il traffico di clande­stini esisteva già da anni. Solo che o­ra il prezzo per un passaggio cresce di giorno in giorno. E se un tempo bastava una manciata di pesos per tentare la fortuna (al massimo due­mila, neanche cinquanta dollari), o­ra ci vuole il triplo, il quadruplo, nei casi più complessi – quando c’è di mezzo un neonato o una famiglia troppo numerosa che renderebbe implausibile la messinscena dei feri­ti – anche dieci volte tanto. E cin- quecento dollari ad Haiti possono rappresentare il risparmio di una vi­ta intera. Ma per molti continua a va­lerne la pena. Il terzo girone della speranza ha del paradossale. Sulla collina di Petion Ville, in rue Magny, poche decine di metri al di sotto dell’insediamento residenziale della upper class haitia­na (che non ha praticamente subito alcun danno dal sisma), c’è una sta­zione della Caribe Tours, compagnia di autobus che fa la spola fra Port au Prince e Santo Domingo. Il biglietto in sé non è caro, 68 dollari. Ciò che è diventato impossibile è procurarse­ne uno. Perché per gli haitiani che possono permettersi un passaporto, quella è l’unica via legale possibile per raggiungere la Repubblica Do­minicana con visto turistico.

Una fol­la enorme preme attorno al cancel­lo azzurro di quella che era e rimane una piccola agenzia di viaggi e che o­ra viene difesa dalla polizia armi in pugno. "Mi chiamo Marion, ho una cugina a Santo Domingo. La mia casa non è crollata, ma non posso andare al la­voro, faccio fatica a trovare da man­giare, ho paura per mia figlia, temo un’epidemia. Per questo vorrei an­darmene per un po’. Ma chissà quan­do potrò farlo". Nemmeno i gendar­mi riescono a incolonnare la folla che preme al cancello. Ci riesce invece Madame Dubreaux, che dirige l’a­genzia con il piglio dei condottieri. La sua voce prodonda, imperiosa, scatta di rabbia quando nessuno vuol lasciar passare davanti una ragazza malata: "Ma non vi vergognate? Non siete in grado di cedere un posto?" La folla ammutolita apre un varco. Sul bus di mezzogiorno – ma gli ora­ri non esistano praticamente più – la ragazza, che ha in braccio un bimbo, potrà partire. E avrà una speranza concreta di non essere respinta alla frontiera dominicana. Si Dye vlè.

dal nostro inviato a Port-Au-Prince Giorgio Ferrari

 

 

 

22 Gennaio 2010

I drammi di Leogane e di San Giuliano

Preghiera per i bimbi perduti di Haiti e di Appennino

Tra i frammenti di orrore che ven­gono da Haiti, quello dei cento bambini sepolti sotto la scuola di Leo­gane, vicino a Port-au-Prince, occupa ancora pagine e attenzioni. A questa tragedia s’accodano notizie di altre scuole, coi morti sotto, da verificare. Non è infatti aggiornata la conta de­gli orrori, che chissà a quali scenari deve ancora metterci di fronte. Le immagini delle scuole crollate fan­no il giro del mondo, ma risuonano in modo particolare nelle aree dell’Italia centrale colpite dal terremoto. Aree che non sono solo quelle aquilane. Sono anche altre come San Giuliano di Puglia, in provincia di Campobas­so, in Molise, dove nel 2002 morirono in una scuola elementare 27 bambi­ni con la loro maestra. Fino a pochi decenni fa Abruzzo e Molise costitui­vano un’unica regione: di terre in­sensibili alle diverse denominazioni date loro dall’uomo, ma molto sensi­bili allo scuotersi della medesima dor­sale appenninica, a ridosso della qua­le si trovano.

San Giuliano e Leogane di Haiti sono nomi che scuotono l’anima. Che han­no il potere – per la loro intollerabilità, per la mostruosa banalità con cui il male ha colpito, per la incredibile cru­dezza d’aver ucciso tanti piccoli – di far vacillare ogni fede e deporre ai pie­di dell’Alterità una domanda, come un grido. Qualcuno ricorderà cosa sia stata, nel 2002, San Giuliano. Nel parlare delle scuole di Haiti, stranamente non era ancora stato fatto un parallelo, per cui a noi d’Abruzzo e di Molise rinverdi­re la memoria e il dolore. Morirono tutti i bimbi di questo paesino ch’e­rano andati a scuola. Morirono loro e la maestra Carmela. E nessun altro. Una strage degli innocenti, concen­trata dove si erano ritrovati con gli zai­netti, coi grembiulini, correndo in­contro ai compagni, dopo aver la­sciato, per l’ultima volta, la mano al­le mamme, ai papà, ai nonni. Corse­ro incontro alla morte sorridendo, senza voltarsi, e furono quelle le loro ultime immagini. Poco dopo, tutto dentro la scuola prese a scuotersi. Masse troppo grandi per le loro pic­cole membra – troppo mostruose per le loro testine che si alzavano verso il soffitto, troppo crudeli e maledette per i loro occhi che, spauriti, si gira­vano intorno – li oppressero per sem­pre al suolo e li uccisero.

A noi che siamo morti con loro, a noi che il caso – o la tragedia, o la fatalità, o altri nomi senza senso – non ha an­cora riconsegnato all’Alterità, a noi che infinite volte li abbiamo insegui­ti, col pensiero, in quelle ultime im­magini cercando di trattenerli sull’e­strema soglia, sia consentita solo una preghiera. Che qualcuno ancora si sal­vi, innanzitutto, in un miracolo tanto più commovente perché tardivo e i­natteso: queste ultime ore ci stanno mostrando speranze vincenti sulla di­sperazione, estreme forme di com­battimento del corpo, nell’incoscien­za, per resistere a una settimana dal sisma, e a una settimana passata in quelle condizioni, come se la vita non volesse rinunciare a prevalere sulla morte. E per i tanti piccoli, che non possono più salvarsi e attendono solo di esse­re riconsegnati alle mani dei cari, u­na preghiera… retrospettiva. Che non abbiano sofferto. Che non abbiano pianto. Che non abbiano chiamato. Che non abbiano atteso. Che un son­no profondissimo li abbia avvolti su­bito, in quegli ultimi istanti dove ogni realtà regredisce e ogni presenza, che li accompagni in una fine veloce, di­venta possibile. Valga per loro la preghiera degli anti­chi: vi sia lieve la terra. Mai preghiera fu più intonata alla morte per terre­moto.

Così pregammo per i bimbi di san Giuliano, così preghiamo per i bimbi di Haiti: ali d’angeli vi salvino quando nessuno lo spera più. Oppu­re vi abbiano avvolti in un istante e sollevati e riconsegnati a quel mondo dove nulla più vi sottrae alle madri, ai padri, ai nonni, ai compagni di giochi e nulla spegne il vostro sorriso.

Giovanni D'Alessandro

 

 

 

 

22 Gennaio 2010

NEL CUORE DEL DRAMMA

L’Onu: non fermiamo le ricerche

L’Onu ha ammesso che forse non sarà mai in grado di determina­re il bilancio finale del devastan­te terremoto di Haiti. Il triste conteggio è reso complicato dal totale collasso delle i­stituzioni di governo e dal fatto che molte persone sono ancora sotto le macerie. Le squadre di soccorso proseguono le ricer­che, ma intanto gli sforzi si concentrano sulla distribuzione di cibo, acqua e medi­cinali. "Con il passare dei giorni ci si organizza meglio e ci sono impellenze minori che ci permettono di pianificare a lungo termi­ne.

Ma questa è un’operazione che durerà anni: ne pianifichiamo tre di presenza ad Haiti", ha detto Massimo Barra, presiden­te della Croce Rossa Internazionale. I pro- blemi maggiori in queste ore sono rap­presentati dalle ferite e dalle infezioni: moltissimi i bambini a cui vengono am­putati gli arti, ma ci sono anche casi di ge­nitori che li riportano a casa con le ferite infette, destinando con ogni probabilità i piccoli alla morte. I chirurghi di Medici senza frontiere lavorano senza sosta in 10 sale operatorie. In aumento, con la man­canza di acqua potabile, anche i casi di tifo e febbre dengue. A nove giorni dal sisma, che ha ucciso al­meno 75mila persone e la­sciato un milione di senza­tetto, i soccorritori sono con­vinti che non si possa esclu­dere la possibilità che ci sia ancora qualcuno vivo sotto le macerie.

Tra l’altro la poten­te replica sismica di merco­ledì mattina (e ce nè sono state altre due forti anche ieri) potrebbe aver smosso le mura cadute, aprendo nuovi varchi d’a­zione. Ancora ieri una squadra di soccor­so spagnola ha tratto in salvo una ragaz­zina di 14 anni rimasta sepolta sotto le ma­cerie della sua abitazione a Port-au-Prince. La giovane, Estèfani, era stata da­ta per morta. A trovare la ragazzina, nata con un deficit mentale, è stato uno zio che scavava tra le macerie. Le squadre di soc­corso sono riuscite a liberare la ragazzina, che era in stato di choc e soffriva di tachi­cardia e l’hanno ricoverata in un ospeda­le da campo. "È la prima volta che abbiamo così tante condizioni favorevoli alla sopravvivenza. All’ottavo giorno le squadre lavoravano come al primo – ha spiegato la portavoce dell’Ufficio dell’Onu per gli affari umani­tari, Elysabeth Byrs – Ci sono squadre che cominciano ad andarsene, in particolare quelle che non dispongono di equipag­giamenti pesanti, ma altre restano". Anche per il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, è oppor­tuno proseguire ancora per un po’ le ricerche di possibili superstiti. All’appello, tra l’altro, mancano ancora due italiani: si tratta di An­tonio Sperduto, il manager italia­no rimasto intrappolato sotto al Caribbean Market, e la fun­zionaria Onu Cecilia Corneo.

È stato invece re­cuperato ieri a Jacmel, con un elicottero fran­cese, Marcello Guidotti: l’uomo era rimasto di fatto isolato nella cittadina dal giorno del sisma. L’Onu ha intanto ag­giornato il numero degli sfollati: sono cir­ca 500mila nella sola Port-au-Prince, di­stribuiti in 447 accampamenti di fortuna. Due giorni fa il dato era di 370mila terre­motati in 300 accampamenti. "Non si trat­ta di campi veri e propri, ma piuttosto di raggruppamenti di persone" in luoghi o e­difici preservati dal sisma, spiegano dall’O­nu. Proseguono intanto le distribuzioni di aiuti: ieri è stato consegnato materiale i­gienico a 26 mila persone a Leogane e a 24 mila persone nella capitale. La guardia co­stiera americana ha inoltre reso noto che il porto della capitale è stato parzialmen­te riaperto. Nel frattempo sono saliti a quattro gli aeroporti in grado di ricevere voli umanitari. L’Onu ha inoltre aperto ie­ri il "corridoio umanitario" dalla Repub­blica Dominicana per trasportare beni via terra. "Siamo sopraffatti" dalla catastrofe – ha ammesso a Le Monde il nuovo capo della missione Onu ad Haiti, Edmond Multet. L’obiettivo è nutrire un milione di perso­ne entro due settimane e due milioni di persone entro un mese". Quanto alla lo­gistica, ha tagliato corto, è un vero e pro­prio "incubo".

Stefano Basile

 

 

 

22 Gennaio 2010

INTERVISTA

De Mistura (Pam): "Rinascita

solo se haitiani protagonisti"

Il piano per rimettere in sesto Haiti c’è già: Food for work e Voucher for food. L’Onu agirà lungo due direttrici: "Un salario ai terremotati coinvolgendoli nella ricostruzione, e coupon alle famiglie con cui acquistare alimenti direttamente dai produttori e dai rivenditori locali". Concluso il suo incarico da inviato speciale dell’Onu in Iraq, Staffan De Mistura è tornato da vicedirettore esecutivo al Programma alimentare mondiale (Pam), l’Agenzia a capo della logistica Onu, una sorta di protezione civile internazionale.

Qual è lo scopo dei vostri piani d’intervento?

L’immane tragedia può essere una opportunità per avviare quantomeno un’economia di base, innescando un circolo virtuoso che ad Haiti non c’era neanche prima del sisma. Così i contadini, per esempio, potranno tornare ai campi e lo stesso gli allevatori, offrendo prospettive certe di cui c’era grande necessità.

Come si sta svolgendo la vostra azione?

Il Pam sta facendo affluire assistenza umanitaria, aprendo corridoi aerei, marittimi e via terra, riabilitando le telecomunicazioni d’emergenza con l’obiettivo di fornire razioni settimanali a 2 milioni di persone già nei prossimi giorni. Finora abbiamo distribuito cibo a 200 mila persone attraverso quattro centri di distribuzione che nelle prossime ore copriranno più di 30 località.

La risposta della comunità internazionale, per quanto generosa, appare confusa. Ci sono aerei carichi di aiuti che non riescono ad atterrare a Port-au-Prince. Qual è il problema?

Il terremoto ha demolito anche le poche infrastrutture funzionanti, complicando ancora di più gli interventi e rallentando l’afflusso di aiuti soprattutto per via aerea, data la ridotta funzionalità dell’aeroporto. Ma quando ci sono 1,8 milioni di persone in condizioni alimentari molto difficili, e una larga parte della popolazione civile rimasta senza tetto, il problema del "troppo" non si pone. Ci sono complicazioni, è vero, difficoltà che stiamo superano. Laddove non abbiamo scelta usiamo la tecnica del lancio di razioni da bassa quota (un metodo utilizzato per la prima volta dall’Onu in Ciad nel 1972 proprio sotto il coordinamento di De Mistura, ndr).

Superate le prime settimane, come intendete procedere?

Pensiamo a progetti come "Food for work", ovvero cibo in cambio del lavoro per la ricostruzione, e "Food vouchers", cioè denaro alle famiglie perché possano acquistare generi alimentari dai rivenditori e dai produttori del posto. Haiti è ed è sempre stato un Paese molto sfortunato, forse da questo dramma si potranno costruire prospettive più solide per il futuro.

I vostri uomini a Port-au-Prince come descrivono la situazione sul campo?

Ci sono molte complessità, anche a causa delle nuove scosse di terremoto che rischiano di far crollare gli edifici che hanno resistito alla prima ondata. I nostri funzionari ci ribadiscono che non ci sono rivolte o ribellioni di massa, vi sono certamente scene di disperazione ed anche aggressività da parte di alcune bande, ma questo non impedisce lo svolgimento della nostra attività. Nel complesso la popolazione sta reagendo con dignità.

Gli Stati Uniti hanno inviato i marines, lo stesso intendono fare altri Paesi. Non teme che l’intervento umanitario si trasformi nell’occupazione permanente di un’area strategicamente vantaggiosa?

La questione non si pone affatto. Lì c’era una forza dell’Onu che è stata implementata da una nuova risoluzione approvata mercoledì e che innalzerà a 13.500 unità la presenza dei caschi blu. Saranno loro ad occuparsi della sicurezza. L’arrivo dei marines è in funzione specifica di sostegno ai convogli umanitari. È un fatto temporaneo, ma come sempre in queste condizioni non c’è nessuno più efficace dei militari in termini di logistica.

Come giudica la risposta dell’Italia?

Prima di tutto mi sento di dire grazie, perché la reazione dell’Italia e degli italiani, come sempre è stata generosa, efficace e motivata. Il primo aiuto al Pam è arrivato proprio da Roma. La cosa importante è non far cadere queste motivazioni quando il livello d’attenzione mediatica si abbasserà.

Lei è stato presente alle più grandi tragedie degli ultimi quattro decenni. Qual è l’immagine della devastazione che più l’ha colpita?

In 38 anni al servizio dell’Onu ho perso molti colleghi, ma mai avrei pensato di doverne piangere altri a causa di un terremoto. C’è un momento che noi delle Nazioni Unite non dimenticheremo mai: vedere gli haitiani sopravvissuti scavare a mani nude per trovare e salvare i nostri colleghi ancora vivi. Di solito accade il contrario, ma forse il senso della nostra missione è anche questo.

Nello Scavo

 

 

 

2010-01-21

21 Gennaio 2010

PORT-AU-PRINCE

Haiti, la speranza non muore

Fmi: ci vuole un piano Marshall

Ancora panico a Port-au-Prince, svegliata ieri da una scossa di magnitudo 6,1 sulla scala Richter che ha fatto vacillare qualche palazzo già danneggiato dal terribile sisma del 12 gennaio. La gente è uscita urlando nelle strade e alcuni edifici sono crollati. Il terremoto, registrato poco dopo le 6 ora locale, è stato forte e prolungato, avvertito in diversi punti della capitale. L’epicentro è stato localizzato a una profondità di 10 chilometri, a 59 chilometri da Port-au-Prince.

Intanto continuano ad essere estratte persone vive dalle macerie. Nelle ultime ore sono stati trovati tre bambini di 5, 8 e 10 anni, una bambina di 5 mesi e una neonata di appena 15 giorni, individuata dai soccorritori a Jacmel. Salvate anche due donne in una struttura universitaria distrutta, e poi una 25enne, Natalie, tra le macerie dell’Olympic Market, e, infine, una donna tra le rovine della cattedrale di Port-au-Prince. Secondo un messaggio postato su Twitter, ci sarebbe anche il salvataggio di un ragazzo di 11 anni. Sempre tra le macerie della chiesa è stato trovato il corpo senza vita del vicario generale monsignor Charles Benoit: aveva tra le mani una pisside con le ostie.

Finora sono almeno 123 le persone estratte vive dalle macerie. Ma le buone notizie sono oscurate dalla lentezza degli aiuti. L’ambasciatore haitiano negli Stati Uniti ha peraltro chiesto ieri di interrompere il lancio dall’alto di cibo e acqua perché crea caos a terra, dove solo i più forti prevalgono. "Quando si consegnano gli aiuti in quel modo, solo i più forti vi hanno accesso – ha spiegato l’ambasciatore Raymond Joseph –. Dovrebbero esserci delle zone di transito dove gli elicotteri si possano posare" e dove gli aiuti possano essere distribuiti.

Il Pam (il Programma alimentare mondiale dell’Onu) ha detto che martedì era riuscito a distribuire 250mila razioni di cibo, ancora troppo poco per i 3 milioni di sopravvissuti. Secondo il Pam saranno necessari 100 milioni di razioni di cibo nei prossimi 30 giorni, e pronte ce ne sono solo 16 milioni. Lo sforzo internazionale è ancora insufficiente considerata le dimensione della catastrofe. Medici senza frontiere ha denunciato che ad un suo cargo che trasportava attrezzature chirurgiche è stato negato per cinque volte l’atterraggio, nonostante l’agenzia avesse già ricevuto il via libera. Sono invece iniziati ieri gli interventi per i feriti a bordo della nave ospedale americana Usns Comfort, ormeggiato al largo di Haiti. A bordo ci sono sei sale operatorie e la possibilità di ospitare mille pazienti. Gli Stati Uniti invieranno anche 4mila uomini in più tra marinai e marines dirottandoli dalle missioni in Europa e in Medio oriente.

"I soccorsi sono stati tempestivi, il problema è quello del coordinamento", ha ammesso ieri il presidente haitiano Renè Preval, che ha lanciato un appello alla popolazione affinché si organizzi contro i saccheggi. "Abbiamo 2.500 poliziotti a Port-au-Prince e ci sono 3.000 malviventi usciti dalle prigioni" distrutte dal sisma, ha spiegato Preval. "Queste persone – ha aggiunto – rappresentano un pericolo". In questo contesto, ha detto il presidente, "se i quartieri si organizzano per denunciare i criminali che sono usciti di prigione, o per far ragionare coloro che hanno tendenza al saccheggio, credo che tutto andrà meglio". "Un Paese non può morire, un popolo non può morire", ha concluso il presidente. Da segnalare che Preval ieri ha rifiutato l’offerta della vicina Repubblica Domenicana di un contingente di 800 soldati per aiutare nel recupero delle vittime del terremoto. "Non capiamo perché il governo haitiano abbia detto no", ha dichiarato un funzionario Onu.

Stando agli ultimi dati sono 370mila i terremotati nei 300 accampamenti improvvisati a Port-au-Prince. "Vivono in rifugi di fortuna, senza accesso a scorte di acqua", spiega l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim). "Interi quartieri si sono svuotati. In città rimangono i più poveri tra i poveri, ma molta gente ha lasciato Port-au-Prince, la gran parte diretti in altre città dove si trovano familiari o amici", ha detto il capo della missione dell’Oim, Vincent Houver.

Le proteste peraltro non mancano. Ieri una barricata fatta di sassi, tavole di legno, lamiere e con un cadavere sotto una coperta è stata sistemata in mezzo alla strada principale del quartiere di Carrefour. "Ci hanno lasciato soli dal primo giorno, ci manca acqua, ci manca tutto. Siamo stufi", ha detto uno degli animatori della protesta. L’altro giorno una ragazzina di 15 anni era rimasta uccisa da un colpo sparato dalla polizia intervenuta a Port-au-Prince per disperdere un gruppo di disperati che stavano saccheggiando alcune proprietà abbandonate. La giovane si trovava nella zona per caso e sarebbe stata colpita accidentalmente.

Fmi: ci vuole un piano Marshall. Per la ricostruzione di Haiti serve "un piano Marshall". Il riferimento all’impegno americano che permise la rapida rinascita dell’Europa distrutta dalla seconda guerra mondiale lo ha fatto Dominique Strauss-Kahn, il direttore generale del Fondo Monetario Internazionale. "Haiti è stata colpita dalla crisi dei prezzi alimentari e dei carburanti, poi dall’uragano e poi dal terremoto, e quindi ha bisogno di qualcosa di grande come un piano Marshall", ha detto il francese che dirige il Fmi.

Il Fondo nei giorni scorsi ha anticipato la concessione ad Haiti di un prestito senza interessi da 100 milioni di dollari che il governo locale potrà utilizzare a sostegno delle attività fondamentali e delle importazioni.

Annunciato il 5 giugno 1947 con un discorso fatto a Harvard dal generale George Marshall nelle vesti di Segretario di Stato, quello che ufficialmente venne denominato "European recovery program" consistette in un impegno americano da 17 miliardi di dollari dell’epoca distribuiti tra il 1948 ed il 1951 ai Paesi europei senza fare distinzioni tra vincitori e vinti, scelta politica diametralmente opposta a quella dei risarcimenti scelta nel 1919 a Versailles dopo la "grande guerra". Per Haiti il 25 gennaio è in programma a Montreal una conferenza di esperti alla quale parteciperà anche il segretario di stato americano Hillary Clinton. Poi a marzo si dovrà tenere una conferenza internazionale, per la quale si è candidata la Repubblica Domenicana, dove dovranno essere raccolti gli impegni ad agire.

In vista di questo secondo appuntamento Parigi, uno dei punti di riferimento della francofona Haiti, ha già annunciato la scorsa settimana che i presidenti di Usa e Francia "con Brasile, Canada e altri Paesi direttamente coinvolti hanno deciso di lavorare insieme, senza ritardi, alla preparazione di una conferenza per la ricostruzione".

Paolo M. Alfieri

 

 

 

 

21 Gennaio 2010

Elisabeth nata due volte

Quando una vita conta più dei morti che non si contano

Questa è la storia di Elisabeth nata due volte, se fosse possi­bile venire due volte al mondo e a­prire un’altra volta gli occhi, dopo che sembravano essersi chiusi per sempre. Noi che assistiamo com­mossi a fatti tanto strabilianti, che fanno carta straccia di ogni logica, abbiamo soltanto una parola per definirli: miracolo, rimettendo al divino questa difficoltà di spiegar­li con i ragionamenti che sono di questa terra. Elisabeth, nata due volte, è stata trovata viva tra le macerie del ter­remoto che sommergono Haiti. Lo stupore subito si trasforma in gioia, quando in circostanze terribili co­me questa tragedia si scava tra i morti e si sente ancora il battito e il respiro dei vivi. Nel caso di Elisa­beth lo stupore è stato ancora più grande, perché ha soltanto 15 gior­ni di vita. Vuol dire – e i soccorrito­ri con la madre Michelene hanno presto fatto il conto – che Elisabeth, quando l’isola caraibica è stata scossa dal violento terremoto, era venuta al mondo soltanto otto gior­ni prima. Così piccoli, i bambini nelle culle hanno addosso una co­perta che li tiene al caldo; Elisabeth ha avuto su di sé per altri sette gior­ni, da quello della scossa, le rovine di una vita che non avrebbe potu­to vivere.

Come sia stato possibile, come un corpicino così piccolo sia sopravvissuto, nessuno potrà mai spiegarlo senza quella parola di cui spesso si fa anche un uso banale: miracolo, che invece dovrebbe es­sere riservata soltanto per quelle cose che non sappiamo spiegarci ragionando con i limiti umani. Due settimane fa, Elisabeth è nata dal grembo della madre in questa casa che, crollando, le ha fatto da culla e da coperta. Non l’ha schiac­ciata. Come se il male si fosse ar­reso davanti all’innocenza, mosso a pietà. E quando l’hanno estratta dai calcinacci e dalle rovine della quotidianità trasformata in ferri contorti e oggetti distrutti, è stato per Elisabeth come un secondo parto. Ha riaperto un’altra volta gli occhi alla vita. Forse anche il vagi­to è risuonato uguale: quel dispe­rato vagito dei neonati, come quando è nata dal grembo mater­no e adesso dalla terra, come il te­nero croco che buca il manto di ne­ve e affiora delicato in superficie. Ai soccorritori, muti davanti all’in­credibile, è parso come se da una montagna di sale infecondo na­scesse una vita. Chi non ha mai avuto la ventura di trovarsi in una circostanza simile – che può essere un’alluvione, un ter­remoto o un maremoto, a secondo se si sia ribellato il cielo, la terra o il mare – non immagina cosa si­gnifichi una tale rinascita. Il tem­po si ferma. Sono sospesi il fiato e il pensiero, e ci si consola nel pian­to, perché pare quasi che una vita, quando nessuno ci sperava più, conti per un attimo più dei tanti morti che non si contano più. Questa vita ormai insperata è un miracolo perché è la speranza.

For­se speranza è l’altro nome che si può dare al miracolo di fatti in­spiegabili. La piccola Elisabeth ce lo dice: la vita riprende, tutto con­tinua ed è possibile ricominciare. È quanto avviene in piccolo in una stanza d’ospedale, quando le nubi di una grave malattia diradano e pare di scorgere una piccola luce in fondo al buio, proprio come la luce che ha visto di nuovo Elisa­beth. È quella guarigione, che qual­cuno chiamerà miracolo, che dice a chi ha temuto di chiudere per sempre gli occhi, che gli resta an­cora un scampolo di vita, da qui al­l’eternità.

Giovanni Ruggiero

 

 

 

21 Gennaio 2010

IL DRAMMA E IL CAOS

Haiti, troppi errori negli aiuti

"Siamo stanchi, abbiamo fame, abbiamo sete e nessuno ci aiuta. Fate qualcosa". Ma per dirlo, i diseredati della tendopoli di Carrefour hanno scelto un’icona assai macabra: il cadavere di un uomo avvolto in una coperta e sistemato su un tavolaccio che sbarra parte della strada e costringe chi vi si avventura a passarvi di fianco. Inutile nasconderselo: vedere l’82ma divisione aviotrasportata americana che circonda e pattuglia il disabitato palazzo presidenziale di Port-au-Prince – quello con la cupola bianca scivolata su un fianco – mentre sugli Champs de Mars antistanti si assiepano sull’erba almeno duecentomila persone in una tragica promiscuità che rende impensabile una qualunque forma di igiene mette una sorda rabbia perfino a chi per professione non dovrebbe mai mescolare i fatti con i sentimenti.

E anche quella lunga teoria di haitiani che disegna un serpente infinito davanti all’ambasciata americana in attesa di un visto sotto lo sguardo severo dei marines ci obbliga a porci la medesima domanda: ma cosa sono venuti a fare gli americani ad Haiti? Domanda che – dopo un attimo di smarrimento dovuto a una forte scossa di primo mattino – abbiamo girato alla Minustah, la sede della missione delle Nazioni Unite, un vasto compound dove c’è perfino uno spaccio che vende cibo commestibile, bibite, caffè (ma solo ai pochi fortunati che vi hanno accesso: personale Onu, diplomatici, giornalisti) e dove ad ogni ora vedi un vorticoso carosello di fuoristrada con i bianchi colori del Palazzo di Vetro e la scritta "UN" sulla fiancata e una babele di nazioni con i propri contingenti, giordani, nepalesi, malgasci, turchi, e su tutti i brasiliani, che hanno titolo e giurisdizione qui ad Haiti.

Ci facciamo queste domande perché troppe cose stridono, troppe luci e ombre: come accomunare il giornalista-neurochirurgo Sanjay Gupta, rimasto da solo una notte in una tenda a curare 25 feriti, al personale medico dell’Onu che evacuava da quella stessa tenda per ragioni di sicurezza? Come mettere insieme quelle avvilenti immagini di elicotteri che sorvolano la città e lasciano cadere balle di aiuti alimentari provocando inevitabili tafferugli, feriti, gente rabbiosa e frustrata con la silenziosa ma tenace opera capillare dei volontari che giungono via terra da Santo Domingo e portano medicine, macchinari, attrezzature sanitarie? E diciamo "via terra" perché accade che l’aeroporto, controllato dai militari americani, per ben tre volte neghi – le ragioni non le conosciamo dunque il giudizio rimane sospeso – l’atterraggio a un aereo-cargo di Medici senza frontiere (Msf) con 12 tonnellate di equipaggiamenti medici, obbligandolo a scendere a Santo Domingo.

"Cinque nostri pazienti sono morti nell’ospedale allestito a Martissant per la mancanza del materiale medico-chirurgo che era contenuto nel cargo a cui è stato impedito di atterrare – dice Loris de Filippi, coordinatore di Msf per l’emergenza a Haiti –. Abbiamo terminato alcune apparecchiature chirurgiche necessarie e siamo stati costretti a comprare una sega al mercato per continuare le amputazioni".

Non è tutto. Gli oltre 300 accampamenti improvvisati sparsi per la capitale haitiana raccolgono ad oggi circa 370.000 persone che vivono in rifugi di fortuna, senza accesso a scorte di acqua. "Lanciare aiuti dall’alto – dice Raymond Joseph, ambasciatore haitiano a Washington – è avvilente. Solo i più forti riescono a impadronirsene. Invece dovrebbero essere allestite aree dove gli elicotteri possano atterrare. Peraltro gli aiuti sono lì, all’aeroporto: facciamoli uscire". "Ma il vero nodo – sottolinea il presidente di Haiti René Preval – è il coordinamento: l’aiuto arriva e noi non siamo preparati a riceverlo. Quando giungono gli aiuti, ci chiediamo dove sono i camion per trasportarli, dove sono i depositi".

La domanda vera infatti è questa: se gli aiuti ci sono, se uno sforzo gigantesco – anche e soprattutto dagli Stati Uniti – è stato compiuto, come mai arrivano con il contagocce e in modo disorganico? Ci sono due risposte, una tecnica e una politica. La prima la possiamo intuire, manca il coordinamento, manca un’autorità che diriga queste operazioni, anche se virtualmente l’onere se l’è assunto Washington.

Bertolaso sta arrivando qui per questo: per suggerire, non comandare, per regalare l’esperienza italiana. La seconda ragione ce la spiega il diplomatico Arturo Valenzuela, coordinatore per l’Onu della regione caraibica: "Vuole la verità? La verità è che si esita a costruire delle vere e proprie tendopoli. E sa perché? Perché dopo gli haitiani non se ne vanno più, si abituano a un regime di assistenza permanente e ci rimangono a vita". Vorremmo non aver sentito. E allora limitiamoci alle notizie buone. Secondo l’Onu dal giorno del sisma sono state estratte vive 121 persone dalle squadre di soccorso internazionali. Il Pam (il Programma alimentare mondiale) riferisce che martedì è riuscito a distribuire 250.000 razioni di cibo; troppo poche per i 3 milioni di sopravvissuti: il prossimo mese occorreranno 100 milioni di razioni di cibo e ce ne sono solo 16 milioni. E non c’è solo il problema degli aiuti, ma anche quello dei saccheggi e dell’aumento della criminalità, come dice Preval, che ha lanciato un forte appello al popolo di Port-au-Prince "affinché si organizzi contro il dilagare della criminalità e dello sciacallaggio".

Giusto ieri gli Stati Uniti hanno deciso di inviare altri 4.000 soldati, che si aggiungeranno ai tredicimila già presenti sull’isola. Il che ci lascia intuire quale sarà il grande problema del post-terremoto: come ridisegnare una nazione geograficamente occidentale, dove però tutto è estremo come negli angoli più bui del terzo mondo, dalla povertà alle malattie, dalla sottoalimentazione alla criminalità, dall’assenza dello Stato a quella di istruzione. In altre parole, una piccola Somalia nei Caraibi, che nei sogni inquieti della Casa Bianca rischia di diventare una polveriera e una base per il terrorismo che vuole sbarcare in America.

Cala la sera dell’ottavo giorno su Haiti. A qualche angolo di strada bruciano ancora dei cadaveri, gli ultimi, si spera. E scende la notte, con quel buio come inchiostro, che nasconde il febbricitante formicaio di un Paese allo stremo che prima ancora di pensare a cosa farà domani si domanda se stanotte la terra tremerà ancora e per quanto.

Dal nostro inviato a Port-Au-Prince Giorgio Ferrari

 

 

 

 

21 Gennaio 2010

IL PAESE

Uno Stato da rifare

Lo spaventoso terremoto che ha distrutto la capitale di Haiti, Port-au-Prince, ha sepolto sotto le rovine anche lo Stato. Le immagini più rappresentative di questo sfacelo sono il palazzo presidenziale collassato su se stesso, con la cupola adagiata sulle rovine come un coperchio su una pentola, e quella, ripresa dalla Cnn, del presidente René Preval che si aggira spaesato all’aeroporto, vestito solo con una camicia bianca e un paio di pantaloni. Il giornalista gli chiede: "Che cosa fa qui?". "Il mio palazzo è distrutto", risponde il presidente. "Non so dove dormirò stanotte". Anche il Parlamento è crollato, ed il premier Jean Max Bellerive, sopravvissuto, ha detto che il presidente del Senato è morto, e con lui decine di parlamentari.

Molti sono feriti e trasportati a Santo Domingo. La maggior parte dei ministeri è ridotta in macerie, il Paese è praticamente "occupato" dalle truppe di soccorso Usa.

Di fronte a questo spettacolo della morte di uno Stato, c’è da domandarsi se fosse in realtà mai nato. Haiti ha una storia tragica. L’isola di Hispaniola, di cui Haiti rappresenta oggi la parte occidentale, mentre quella orientale è occupata dalla Repubblica Dominicana, fu scoperta da Cristoforo Colombo nel 1492. Dopo conflitti con Francia e Spagna, Haiti, nel 1804, fu il primo Paese dell’America Latina a proclamare l’indipendenza. Ma le potenze coloniali dell’epoca boicottarono la nuova Repubblica che, in cambio del riconoscimento, dovette pagare per decenni un risarcimento ai francesi.

Così incominciò l’inarrestabile decadenza del Paese, che da allora fu saccheggiata da almeno 23 dittatori. Nel 1915, gli americani lo invasero, vi costruirono strade e scuole, ma fino al loro ritiro, nel 1934, non riuscirono a stabilire uno Stato di diritto. Si arrivò così al regime terroristico del medico François Duvalier (detto "Papa Doc") che nel 1957 vinse le elezioni aizzando la popolazione rurale e il crescente ceto medio di pelle nera contro le élite mulatte. Duvalier si trasformò presto in un despota sanguinario e, nel 1964, si autoproclamò presidente a vita.

La sua polizia segreta, i "Tontons Macoutes", imperversava nelle città e nei villaggi: sotto i suoi colpo caddero almeno 30mila avversari politici, sindacalisti e studenti. Duvalier venne appoggiato dagli Usa, nel quadro della politica di contenimento della Cuba di Fidel Castro. Nel 1971, dopo la morte di François Duvalier, suo figlio Jean-Claude ("Baby Doc") ne continuò la politica antidemocratica. Solo 15 anni dopo gli americani cessarono di sostenere il regime, il dittatore venne mandato con la sua famiglia in esilio in Francia, dove oggi vive ancora.

Ben presto seguì una personalità carismatica, il prete salesiano Jean-Bertrand Aristide, che aveva incominciato la sua attività nei quartieri più poveri di Port-au-Prince predicando in creolo, la lingua dei più umili di Haiti. Egli diede il via ad un movimento popolare che lo portò al palazzo presidenziale nelle elezioni del dicembre 1990. Tuttavia, già un anno dopo Aristide fu cacciato da un colpo di stato militare (il 192° dall’indipendenza di Haiti), mentre la nuova "junta" prese ad angariare il popolo con non minore accanimento dei Duvalier. L’Onu impose sanzioni economiche che fecero piombare il Paese nella più nera miseria. Aristide, esiliato a Washington, cercò di stringere nuove alleanze. Il presidente americano Bill Clinton, su mandato dell’Onu, inviò ad Haiti 20mila soldati che nel 1994 riportarono Aristide alla presidenza.

Le successive elezioni del 1995 furono vinte da un seguace di Aristide (frattanto ridotto allo stato laicale), l’agronomo René Preval, che si insediò alla presidenza per cinque anni. Aristide riuscì però, nel 2000, a riconquistare la presidenza e governò, secondo l’infelice tradizione dell’isola, come un dittatore. Egli organizzò i suoi giovani seguaci degli slum in bande (le famigerate "Quimeras") che disperdevano con la forza ogni manifestazione di protesta contro il regime. Gli intellettuali incominciarono ad abbandonare il leader e i poveri perdettero la fiducia in lui. Lo Stato incominciò a sfaldarsi, ex militari occuparono il Nord del Paese, mentre seguaci armati di Aristide controllavano il Sud. Nel 2004, infine, Francia ed Usa organizzarono la fuga del loro ex protetto e della sua famiglia in Sud Africa.

René Preval divenne nuovamente il suo successore (ed è al potere ancora oggi). Ha collaborato proficuamente con le truppe di stabilizzazione dell’Onu (Minustah) che sono di stanza ad Haiti dalle dimissioni di Aristide. Senza i 6.700 caschi blu ed i 1.700 poliziotti comandati dai brasiliani, non sarebbe più stato possibile governare il Paese. Il Fondo monetario internazionale e la Banca mondiale avevano condonato ad Haiti debiti per 1,2 miliardi di dollari come riconoscimento per una serie di riforme. Insomma, prima del sisma, stava per cominciare una fase di speranza dopo decenni di paura.

Ma non è solo la cronaca recente a essere segnata dall’instabilità. La storia di Haiti è stata travagliata fin dalle sue origini. Dopo lo sbarco di Colombo, nella parte orientale dell’isola venne trovato l’oro, per estrarre il quale gli spagnoli, intorno al 1580, incominciarono a importare schiavi dall’Africa, dato che la popolazione indigena era stata decimata dalle epidemie. La parte occidentale dell’isola invece fu ceduta dalla Spagna alla Francia con un trattato del 20 settembre 1697.

Verso la fine del XVII secolo 500mila schiavi sotto il comando di 30mila europei producevano zucchero, caffè e rum. Si era nel periodo della Rivoluzione francese e il 2 febbraio 1794 la Convenzione abolì la schiavitù nella parte occidentale dell’isola, dove gli insorti proclamarono la Repubblica. Il capo dell’insurrezione Toussaint L’Ouverture ricevette da Parigi il grado di generale e la nomina a governatore. Le forze rivoluzionarie invasero la parte orientale, spagnola, dell’isola che Madrid si vide costretta a cedere alla Francia con un nuovo trattato del 22 luglio 1795.

La colonia divenne autonoma con la Costituzione del 26 gennaio 1801. Temendo che Napoleone restaurasse la schiavitù, L’Ouverture si ribellò, fu arrestato e trasferito in Francia, dove morì nel 1803. Nel novembre dello stesso anno i creoli, con l’appoggio di Gran Bretagna e Spagna, sconfissero i francesi e il primo gennaio 1804, come detto, fu proclamata l’indipendenza della Repubblica di Haiti. Un ruolo di primo piano in questa impresa fu svolto da un ex schiavo, Jean-Jacques Dessalines, che dopo l’indipendenza, volendo emulare Napoleone, si fece proclamare imperatore. Durante la guerra con la Francia, la Spagna riconquistò la parte orientale dell’isola nel 1808. Nel 1822 anche i meticci di Santo Domingo insorsero e il primo dicembre proclamarono l’indipendenza della Repubblica Dominicana.

Giovanni Bensi

 

 

 

 

 

21 Gennaio 2010

LA GRANDE SOLIDARIETA'

In arrivo religiosi da Usa e Canada

"Abbiamo portato ad Haiti dall’altro ieri venti tonnellate di attrezzature e di speranza", nota via Internet Danielle Leblanc, coordinatrice degli aiuti sul campo di Development and Peace, un’organizzazione della Conferenza episcopale canadese e della Conferenza dei religiosi.

Insieme alla Caritas internazionale lavorano senza sosta i volontari cattolici degli Stati Uniti e del Canada mentre religiosi e religiose, superato o meno lo choc, si danno da fare con rinnovata convinzione. "Sono ancora spaventato ma comunque sto bene" ha scritto ai suoi confratelli canadesi il gesuita Kawa Francois da Canape-Vert, una delle località dove le distruzioni sono state forti. Il religioso, maestro dei novizi, aggiunge: "Siamo testimoni di una distruzione indescrivibile con morti ovunque".

Una storia che ha colpito e commosso è quella del passionista Rick Frechette, rilanciata dal sito Internet della sua Provincia negli Usa. Era dalla madre gravemente ammalata nel New Jersey al momento del terremoto e aveva lasciato la direzione dei servizi medici della casa di cura internazionale che dirigeva ad Haiti con l’idea di trascorrere via diverse settimane. Quando la donna ha saputo del disastro ha insistito fino a convincere il figlio a rientrare: "Devi andare, gli ha detto, i loro problemi sono peggiori dei miei". E così, con mezzi di fortuna, il religioso è ritornato una settimana fa in un clima "di enorme tristezza", e ha celebrato fino a 18 funerali in un giorno. "Uno – ha scritto in una email – è stato per John, un operatore del nostro programma umanitario Saint Luke per strappare i bambini dalle strade e fornire loro un’istruzione. Un secondo funerale è stato per la mamma di Johanne, che dirige il programma di recupero, e poi per tanti altri sconosciuti".

La catena ininterrotta della solidarietà cattolica sta attivando molteplici risorse. Suor Bertha Lopez, fondatrice della congregazione delle Missionarie del Risorto, con sede a Guadalajara in Messico, è da diversi giorni ad Haiti per portare la sua competenza medica a sostegno delle vittime e ha potuto raggiungere l’isola caraibica grazie a un volo privato organizzato da uno dei benefattori da Cancun. "Il giorno del terremoto è come fosse scoppiata una bomba", ha dichiarato all’agenzia <+corsivo>Fides<+tondo> padre Victor, francescano. "Abbiamo dato i primi soccorsi a molta gente. Ho visto scene terribili. Ho visto la gente morire mentre le prestavamo le prime cure. È stato spaventoso. Ora ci sono molti cadaveri per le strade. Le università e le scuole, con i bambini e i giovani all’interno, sono crollate, schiacciando e uccidendo tutti: nessuno ha avuto tempo di scappare. Al momento abbiamo bisogno di analgesici per i feriti e di altri aiuti umanitari". Dei tre conventi in cui i francescani vivevano, uno è crollato del tutto, altri due sono gravemente lesionati. Le scuole dove i frati svolgevano le attività pastorali, specialmente il servizio di istruzione, sono andate distrutte. I 16 frati oggi si dedicano, con gli scarsi mezzi e le forze disponibili, alla cura dei feriti e al soccorso della popolazione. E i bilanci delle vittime, anche per il clero e i religiosi e religiose, sono largamente provvisori.

Tra le centinaia di migliaia di morti o dispersi ci sono più di cento religiosi e religiose, secondo quanto informa un primo, sommario comunicato di padre Gabriel Nalanjo Salazar, claretiano, segretario generale della Clar (Confederazione Latinoamericana dei religiosi e delle religiose). Da tutti i frati contattati dalla Clar ad Haiti, aggiunge, è arrivato lo stesso pressante messaggio: "Inviate medicinali, medici e infermieri di cui abbiamo proprio bisogno. Possono arrivare dalla Repubblica Dominicana ma servono con urgenza!". Anche il Consiglio episcopale latinoamericano, ha lanciato un appello a tutte le Conferenze episcopali perché insieme alle organizzazioni sociali e caritative, venga promossa "la solidarietà per il popolo di Haiti, attraverso la Chiesa e le autorità civili, sia quelle di Haiti che della Repubblica Dominicana". Oltre agli aiuti è molto forte il sostegno della preghiera. Come ha fatto la Catholic University of America a Washington, organizzando una novena di preghiera. "Questo disastro – nota padre David O’Connell, vincenziano, presidente dell’istituzione – ci ha portato ad aprire gli occhi rispetto alla povertà e alla miseria di un luogo così vicino ai nostri confini. Non possiamo spiegare perché tutto questo sia accaduto, quali siano le vie della Provvidenza. Tuttavia di fronte a questa catastrofe abbiamo il dovere di rispondere con tutte le nostre forze".

Fabrizio Mastrofini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2010-01-20

20 Gennaio 2010

NEL CUORE DEL DRAMMA

Haiti, un'altra forte scossa

Fmi: serve un piano Marshall

Per Haiti serve qualcosa di simile a "un piano Marshall". Lo afferma il direttore generale del Fondo Monetario Internazionale (Fmi), Dominique Strauss-Khan, invitando la comunità internazionale a lanciare un'iniziativa simile per la ricostruzione di Haiti. "Haiti è stata colpita dalla crisi dei prezzi alimentari e dei carburanti, poi dall'uragano e poi dal terremoto, e quindi ha bisogno di qualcosa di grande come un piano Marshall" afferma Strauss-Khan sul sito internet del Fondo.

"Non un approccio frammentario, ma qualcosa di più grande per la ricostruzione del paese, qualcosa di simile a un piano Marshall", aggiunge Strauss-Khan. Il Fmi ha promesso un prestito senza interessi di 100 milioni di dollari a Haiti per fornire rapidamente i fondi di emergenza necessari che il governo locale potrà utilizzare a sostegno delle attività fondamentali e delle importazioni. Le risorse saranno stanziate rapidamente, ha assicurato Strauss-Khan da Hong Kong: "La vera urgenza ora è salvare le vite umane. In alcune settimane sarà la ricostruzione". Nicolas Eyzaguirre, il direttore del Dipartimento per l'Emisfero occidentale, in un'intervista a Imf Survey online ha paragonato il terremoto che ha scosso Haiti agli uragani del 2008, che sono costati qualcosa come il 15% del pil (circa 900 milioni di dollari): "L'impatto del terremoto potrebbe essere molto maggiore, ma c'è ancora molta incertezza".

Una nuova forte scossa. Una nuova scossa di terremoto di magnitudo 6.1 oggi ha colpito Haiti, mentre sull'isola caraibica i timori di ulteriori violenze e di atti di sciacallaggio cominciano a diminuire e le truppe americane continuano a occuparsi della sicurezza durante la distribuzione di acqua e cibo. Secondo quanto riferito dal Geological Survey americano (Usgs), al momento non ci sono notizie di danni né di vittime provocati dalla nuova forte scossa che si è verificata alle 12:03 ora italiana e il cui epicentro è stato localizzato 42 chilometri a ovest-nordovest di Jacmel.

Ancora salvataggi miracolosi. Un bambino ed una bambina, di 8 e 10 anni, sono stati estratti vivi dalle macerie di una palazzina di due piani a Port-au-Prince. Lo riferisce la Cnn online. I due bambini sono stati tratti in salvo da un team di soccorso americano dei vigili del Fuoco e della polizia di New York, e trasportati presso l'ospedale da campo israeliano nella tarda serata di ieri (le prime ore del giorno in Italia). Il sito dell'emittente Usa non fornisce ulteriori dettagli.

Alcuni funzionari di sicurezza francese hanno ritrovato viva una neonata di 23 giorni fra le macerie di una casa di Jacmel, una cittadina a sud di Haiti, devastata dal terremoto. Lo ha reso noto radio France Inter. La bambina, che da quanto ha riferito uno zio si chiama Elisabeth ed ha poco più di 20 giorni, è stata ritrovata in una piccola cavità fra le rovine di un'abitazione. Secondo quanto è stato riferito dalla radio, le operazioni di estrazione della piccola sono durate più di 5 ore. Elisabeth è stata portata in un ospedale da campo organizzato a Jacmel dai soccorsi americani.

A settant'anni ha resistito per una settimana sotto le macerie della cattedrale di Port-au-Prince. Ena Zizi è stata salvata da una squadra di soccorso messicana guidata dal figli della donna che no ha mai perso le speranze di trovarla in vita. "Grazie a Dio, grazie a Dio" ha detto la donna portata prima in un ospedale della capitale haitiana, poi con un elicottero della Guardia Costiera a bordo della nave anfibia americana Bataan insieme con un bambino e con una ragazza di 24 anni. Tutti, si legge sul sito web della nave, sono stati curati e sono in condizioni stabili.

Le Nazioni Unite hanno reso noto che ad oggi i team internazionali hanno estratto dalle macerie degli edifici crollati ad Haiti, a seguito del terremoto del 12 gennaio, 121 superstiti. "Abbiamo ritrovato 121 persone", ha detto la portavoce dell'Organizzaizone per il Coordinamento degli Affari

Umanitari dell'Onu, Elisabeth Byrs, intervistata dall'Afp. Fino a ieri l'Onu aveva annunciato che erano state estratte vive 90 persone.

Otto giorni all'inferno. Otto giorni sono 192 ore, sono 11.520 minuti, sono una quantità insopportabile di secondi che là sotto sembrano non finire mai. Là, sotto le macerie di Haiti, ci sono persone che combattono per non lasciarsi andare. L’Onu ieri ha fatto sapere che "c’è ancora speranza", che le ricerche vanno avanti. Lo stesso hanno fatto gli americani, che continuano a scavare. Finora, hanno detto alle Nazioni Unite, sono state tirate fuori 90 persone, una ventina delle quali dopo il quinto giorno dal terremoto. E altre possono farcela. Ieri l’ultimo caso: una donna, Anna Zizi, è stata estratta, dopo sette giorni, ancora viva dalle macerie della cattedrale nazionale di Haiti a Port au Prince.

Sopravvivere a lungo sotto le macerie non è un miracolo ma una prodigiosa combinazione di fattori favorevoli. In passato qualcuno ha resistito fino a 17 giorni. Gli esperti spiegano che molto dipende dallo stato psicofisico di chi resta intrappolato, e dalle micro-condizioni ambientali che si formano intorno a lui. Non esiste una regola scientifica che possa stabilire come e quanto e perché una persona possa sopravvivere e un’altra no. Ma esistono tappe codificate che accompagnano ogni esperienza. Almeno per quanto riguarda gli adulti, perché per i bambini, purtroppo, è tutto più difficile: il loro metabolismo non ancora del tutto maturo fatica a organizzare risposte adeguate allo choc. E poi generalmente la loro superficie corporea, più ridotta e delicata, finisce per essere maggiormente compromessa dallo schiacciamento.

"Sindrome da schiacciamento": è appunto questo che colpisce chi resta sotto un crollo. Barbara Maccagno, referente medico di Medici senza frontiere (Msf) per il "Progetto Haiti", spiega come avviene il processo che spesso, purtroppo, conduce alla morte. "Tutto comincia con un danno alla circolazione e ai tessuti muscolari e cutanei – dice la dottoressa–. Gli organi schiacciati non riescono più a ricevere una quantità sufficiente di sangue ossigenato e subentra un’ischemia". Il passo successivo è la distruzione delle cellule muscolari del distretto interessato. "Questo innesca la liberazione di potassio e altri elementi normalmente presenti nelle cellule – continua Maccagno –, e anche acido lattico. Il corpo cerca di avere una reazione e forma un edema, che però, a lungo andare aggrava la situazione già compromessa". Il sangue in circolo si riduce, e subentra lo choc. Che porta alla morte.

È un’evoluzione tutto sommato veloce. La dottoressa sottolinea che una compressione viene considerata "prolungata", ossia potenzialmente molto rischiosa, già dopo nove ore.

Se una persona ha le gambe schiacciate, per esempio, dopo nove ore rischia di perderle. Per resistere là sotto giorni interi la superficie esposta deve essere ridotta. E si devono creare, come detto, situazioni micro-ambientali favorevoli. Aria, ovviamente. E acqua. "La mancanza di acqua riduce il volume dei liquidi nel corpo e porta rapidamente a un’insufficienza renale mortale". Quanto possa durare quel "rapidamente" è però relativo allo stato di salute di ognuno. La mancanza di calore può essere un fattore determinante, perché evita la dispersione di liquidi. Ad Haiti ora fa caldo, ma tra le macerie la temperatura è bassa.

Non è però così vero, invece, che tutto dipenda dalla volontà. "In genere – spiega Maccagno – subentra uno stato di apatia, di confusione che in qualche modo "protegge" dalle emozioni". Sono rari i casi di persone che restano vigili tutto il tempo. Ma succede. "Sono stato 13 ore là sotto – ha raccontato ieri Carlos Peralta, un docente messicano estratto dalle macerie dell’Università di Port-au-Prince –. Ho cercato di suicidarmi, ma non ho trovato nessun oggetto tagliente". Poi ce l’ha fatta. Come Maxine Fallon, una studentessa salvata perché è riuscita a mandare un Sms. Altri aspettano, in quell’inferno. E la speranza corre contro il tempo.

Barbara Uglietti

 

 

 

 

 

20 Gennaio 2010

Missionari, suore, volontari

Quelli che non se ne vanno

In questi giorni Avvenire ha riferito di numerosi missionari italiani presenti nell’isola, in passato "la perla dei Caraibi" e oggi uno dei Paesi più poveri del mondo, al fondo degli elenchi dell’Onu per ricchezza, sicurezza e livello di vita. La situazione è peggiorata dopo l’apocalittico terremoto che ha quasi azzerato la capitale Port-au-Prince e Haiti è un Paese in cui è difficile persino sopravvivere. Eppure le voci dei missionari e delle suore dicono, quasi all’unisono, che là sono e là rimangono.

È un fatto che colpisce e sul quale bisogna riflettere. Perché non se ne vanno, ora che ne avrebbero "il diritto" e la possibilità? Un operatore dell’Onu ha dichiarato: "Me ne ritorno a casa, qui è diventato un inferno e sono troppo stressato, non potrei resistere a lungo". È comprensibile. Ma perché in Haiti i missionari e i volontari che vivono e lavorano con loro rimangono?

Perché sono persone innamorate di Gesù Cristo e del popolo al quale la Chiesa li ha mandati. Senza una forte carica di fede non si resta per anni e anni in certi Paesi. La missione, prima di annunciare Gesù, è stare con un popolo, impararne la lingua, condividerne i costumi e lo stile di vita, amare quei fratelli e quelle sorelle, pronti a dare l’esistenza per loro, come ha fatto Gesù.

In passato, negli istituti missionari si partiva "per la vita". I padri e fratelli del Pime destinati alla missione di Kengtung in Birmania, in territori pericolosi e selvaggi nel "Triangolo dell’oppio" (fra Birmania, Laos e Thailandia), quando su una zattera attraversavano col cavallo il grande fiume Salween si inginocchiavano, baciavano la terra e leggevano una preghiera che dice: "Questa è la mia nuova patria. Signore dammi la grazia di amare questo popolo e di non tornare più in Italia". Oggi sono ammesse vacanze di alcuni mesi per salute e per studio ogni tre-cinque anni, ma lo spirito è quello di sempre: donare la vita a un popolo, per duro e ingrato che sia.

La catastrofe di Haiti ha messo in rilievo una realtà di cui poco si parla nelle cronache quotidiane: in questa nostra Italia che viene raccontata, e in parte certo è, in crisi di umanità e di vita cristiana, ci sono famiglie e parrocchie che ancora e sempre "generano" uomini e donne capaci di dare la vita per gli altri e a diventare con loro "noi". L’Italia è molto migliore dell’immagine negativa che ne danno stampa e televisione.

Nel 1976, nella diocesi di Moundou in Ciad, fui al fianco per due giorni di padre Jean, cappuccino canadese che a bordo della sua moto mi fece visitare i villaggi in cui esercitava la sua missione. Gli dissi che mi sembrava eroico vivere da vent’anni in mezzo a quella popolazione così povera e analfabeta, in quei villaggi di fango e di paglia. Lui mi rispose con una risata: "Ma cosa dici? Tu vedi gli aspetti esterni di questa mia gente, ma qui c’è una ricchezza di umanità e di fede che ti consola, ti dà gioia. Invece in Canada la stiamo perdendo". E io pensai: "Ecco un missionario autentico che testimonia e trasmette la fede in Cristo con la vita".

Per concludere, due considerazioni. Primo: missionari, suore e volontari sono i migliori rappresentanti del nostro popolo, in Haiti e in molti Paesi del Sud del mondo. Secondo: perché stampa e televisione, scuole e famiglie, trascurano la testimonianza di questi "eroi positivi" di cui i nostri giovani hanno tanto bisogno per un’educazione all’amore del prossimo e alla gioia del vivere?

Piero Gheddo

 

 

 

 

20 Gennaio 2010

Cité Soleil

Vite a rischio nello slum più popoloso di Haiti

Per loro Wyclef Jean, un’icona della musica rap nato proprio da queste parti, è semplicemente un traditore. I ritmi che escono berciando da giganteschi apparecchi tenuti ostentatatmente in grembo sono molto più truci della musica ormai globalizzata dell’eroe nazionale della musica haitiana. Ma Cité Soleil ha fatto di ogni estremo la misura di tutte le cose. Ti accorgi, quando varchi i confini di questo grande slum di Port-au-Prince, di qualcosa di impalpabile eppure onnipresente: l’ostilità nei confronti dell’uomo bianco, che altrove nella capitale pur devastata dal terremoto non avverti. Un’ostilità fatta di sguardi, di indifferenze ostentate, di brutale segnatura del territorio, perché quello che conta a Cité Soleil sono le linee di demarcazione fra un isolato e l’altro, fra un incrocio e l’altro, in uno smisurato Risiko che coinvolge almeno 36 diverse gang.

"Eppure – spiega con vena fruediana Lotaire Crocodile, vicecomandante della polizia haitiana – questi ragazzi sono tutti orfani. Orfani del deposto presidente Aristide, orfani della figura del padre, orfani del mito dei tonton macoutes, la milizia che spadroneggiava impunita ai tempi di Duvalier".

Nessuno ha mai fatto un censimento a Cité Soleil. Nata negli anni Ottanta come insediamento abitativo per gli addetti di un’industria che di fatto non è mai nata, ha finito per ospitare trecentomila anime, in prevalenza diseredati, analfabeti, antenati degli squatters europei, con un livello di occupazione pari a zero e un rischio sanitario elevatissimo. Si sostiene – ma la ragione è dubbia – che l’Aids abbia cominciato a manifestarsi in forma endemica proprio qui, in questo bacino di promiscuità, di ignoranza, di superstizione, dove il mito di ogni ragazzino è l’appartenenza a una delle gang e la consolazione degli adulti (anziani ce n’è pochi, visto che la vita media non arriva a cinquant’anni) è un sincretismo che mescola la religione cristiana al voodoo, la fede al gallo sgozzato, il messaggio evangelico al Baron Samedi.

Attraversiamo piano la Place de la Fierté, dove in questi giorni si assiepano migliaia di haitiani scampati al terremoto. Centinaia di occhi segnano il nostro passaggio, e se non fosse per la delicata diplomazia della nostra guida ci sarebbe di che tremare. "Ci ho messo anni a garantirmi una sorta di immunità di passaggio per me e per i miei ospiti", dice fiero come la sua piazza Templar, il ragazzo ventitreenne che mi garantisce di uscire vivo da questa città dolente. Ma non illudiamoci: Cité Soleil è una polveriera, lo era prima e a maggior ragione lo è oggi, dopo che i seimila detenuti fuggiti dal carcere crollato durante il sisma hanno fatto ritorno, per così dire, a casa. Un ritorno tuttavia che non per tutti è stato un sollievo. Non per Blade, capo riconosciuto di una delle gang più temibili, fatto letteralmente a pezzi appena tornato nel grembo violento della baraccopoli. "Ce l’hanno fatto trovare smembrato davanti al posto di polizia – racconta Crocodile –. Il che vuol dire che sta per cominciare un’altra guerra fra le gang, come quella di otto anni fa". All’epoca nessuno se la sentiva di mettere piede qui, tranne i brasiliani dell’Onu, quelli della missione Minustah che tuttora ha compiti di polizia a Port-au-Prince.

Le Nazioni Unite, a dispetto del loro compito, non solo particolarmente amate, non solo a Cité Soleil, ma in tutta Haiti. "Se si facesse un referendum per decidere se farli restare o lasciarli partire – ha detto recentemente l’evanescente presidente haitiano René Préval – il popolo voterebbe per mandare via i caschi blu dell’Onu" La quale comunque proprio a Cité Soleil ha pagato prezzi elevati in termini di vite umane nel corso degli ultimi anni. Una delle quali poteva essere quella di padre Gianfranco Lovera, sacerdote di Saluzzo, direttore dell’ospedale St Camille, brutalmente rapito in pieno giorno ma rapidamente rilasciato dopo il pagamento di un riscatto nelle tasche dei Tonton Macoutes di Cité Soleil. "Tutti mi hanno raccomandato di tornarmene in Italia – dice –, ma io in quel momento ho capito che era il momento di restare. proprio per quello che era successo".

Perché Cité Soleil, a dispetto del vespaio in fibrillazione che in effetti è, dell’irredento falansterio di violenza, brutalità sopraffazione, ignoranza che nasconde, è anche teatro di una solidarietà elementare e contagiosa: progetti piccoli, forse, ma che hanno gambe lunghe. In questi giorni l’ong italiana Avsi ha assistito e raccolto duemila persone, in particolare bambini e donne incinte, allestendo nel grande campo di Place de la Fierté uno spicchio di tendopoli. "Normalmente – dice Fiammetta Cappellini, responsabile dell’Avsi ad Haiti – tendo a dimezzare ogni cifra che mi viene suggerita. Se mi dicono che abbiamo duemila assistiti, io dico: facciamo la metà e togliamo qualcosa, diciamo ottocento. Poi sono andata a contarli e forse erano davvero duemila. Gli abbiamo appena montato le tende, tra due giorni arriveranno sterilizzatori per l’acqua e sanitari da Santo Domingo. Un passo alla volta, senza montarsi la testa, ma quello che è certo è che anche a Cité Soleil hanno bisogno di noi".

Avsi è presente in Haiti dal 1999 ed è già stata operativa in occasione dell’emergenza provocata dagli uragani del 2008. Oltre che a Cité Soleil, è presente nella baraccopoli di Martissant. Dedica da sempre un’attenzione particolare ai bambini: dalle famiglie italiane in questi anni sono arrivati fondi che garantiscono il sostegno a distanza per 600 di loro e che vengono impiegati in attività socio-educative. "Curare i piccoli significa contribuire a dare un futuro a questo Paese, abitato prevalentemente da giovani – sospira Fiammetta – . E questo vale ancora di più dopo quello che è successo. Ho sentito che in Italia si discute sull’opportunità di incentivare adozioni e affidi temporanei. Bisogna valutare con attenzione se dopo il trauma del terremoto, che magari ha comportato la perdita di un genitore o di un fratello, vale la pena ’trapiantarli’. Ogni caso è diverso dall’altro. E comunque i bambini non sono funghi: hanno relazioni, rapporti, e reciderli potrebbe essergli fatale. Forse è meglio puntare ad aiutarli qui".

Giorgio Ferrari

 

 

 

 

 

20 Gennaio 2010

IL DRAMMA MINORI

"Sì all’adozione degli orfani ma secondo criteri certi"

Nella gara di solidarietà verso i bambini di Haiti l’Italia è pronta a fare la sua parte. Ma ci sono due presupposti perché, passata l’emergenza, ciò possa avvenire. Che sia il Governo dell’isola caraibica a chiederlo, dichiarando i piccoli adottabili, perché in stato di reale abbandono. E poi che le coppie italiane disponibili siano non sulla carta, ma effettive.

È quanto emerso ieri dalla riunione della Commissione per le adozioni internazionali (Cai). "Siamo in grado fin da oggi di individuare, in collaborazione con gli enti autorizzati, le coppie in attesa di adozione, in Italia circa 6-7mila, che possono optare per l’adozione di minori haitiani", anche se hanno dapprima scelto un’altra nazione, ha detto ieri il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi, che ha tra le altre la delega alla famiglia e presiede la commissione. C’è, poi, un 30-35% di coppie che dopo aver ottenuto l’idoneità, non presentano domanda ad enti. Questa idoneità, ha detto il rappresentante del Governo, può essere "rinverdita". L’Italia – ha ricordato – è il secondo Paese al mondo per numero di adozioni: circa 4mila all’anno, seconda solo agli Stati Uniti.

Per fronteggiare l’emergenza, la commissione ha deciso, poi, lo stanziamento di 1,8 milioni di euro. Il primo milione sarà disponibile già dalla prossima settimana e andrà all’organizzazione Save the children (350mila euro) per agevolare i ricongiungimenti con familiari feriti o dispersi; lo stesso ammontare andrà alla Caritas italiana per l’assistenza sanitaria e igienica per 20mila famiglie con bambini assistite dalla consorella haitiana. Infine, i restanti 300mila euro sono destinati all’Unicef per aiutare i bimbi ospiti di orfanotrofi e strutture temporanee. La seconda tranche di 800mila euro sarà in seguito assegnata a progetti di medio termine portati avanti nell’isola da altri enti.

C’è, inoltre, la questione dei soggiorni temporanei per cure, un settore che necessita di nuove regole. A questo scopo oggi si riuniranno i sottosegretari Gianni Letta e Guido Bertolaso (oltre allo stesso Giovanardi) con i ministri degli Esteri, della Giustizia, dell’Economia e del Welfare. Si valuta la possibilità di ospitare i bambini in strutture sanitarie o colonie. Questo per prevenire le conseguenze negative registrate in passato con altre situazioni di emergenza, come i bambini bielorussi di Chernobyl e ruandesi dati in affido a famiglie. Anche in questo caso "è evidente che spetta al governo locale dire quanti bambini e quali, e per quanto tempo, intende inviare da noi. È un problema serio, da approfondire. Va evitato quel corto circuito secondo il quale i bambini fanno la spola con l’Italia più volte l’anno, le famiglie inevitabilmente si affezionano e pensano all’adozione anche quando non è possibile", ribadisce Giovanardi.

Infine il sottosegretario ha definito la pratica delle adozioni a distanza, "un’altra forme efficace che si aggiunge alle altre". La Provincia dell’Aquila, ha fatto sapere sempre ieri la presidente Stefania Pezzopane, dopo aver avviato un programma di adozioni a distanza in altre parti del mondo, "è pronta a far scattare la macchina degli aiuti anche per Haiti". E sono già una quarantina, ma il numero cresce di minuto in minuto, le famiglie aquilane che si sono rese disponibili per un affido temporaneo, chiamando la locale associazione Puer onlus.

Se intervengono anche gli enti locali, e significativo è che lo faccia una comunità duramente colpita da un sisma, il coordinamento degli aiuti destinanti ai minori è europeo. La commissione italiana è, infatti, in contatto con le autorità di altri paesi di accoglienza in vista di iniziative di sostegno al governo haitiano, al fine di accelerare le procedure per l’accertamento e la dichiarazione di adottabilità. Il 21 gennaio è prevista a Parigi una riunione informale di alcune autorità centrali europee per lo studio e l’attuazione di buone pratiche. La Cai, infine, ha precisato che le adozioni di bimbi haitiani verso Olanda e Francia, avvenute in questi giorni, riguardano procedure già concluse prima del sisma.

Gianni Santamaria

 

 

 

 

 

 

20 Gennaio 2010

ALLARME UNICEF

"Mistero su troppi bambini che lasciano il Paese"

"Siamo molto preoccupati. Ci stiamo rendendo conto che molti bambini stanno lasciando il Paese per essere "deportati" o venduti all’estero". Le parole di Matteo Perrone, coordinatore dell’urgenza per l’Unicef a Port au Prince, sconvolgono nella loro brutale semplicità. La sua denuncia arriva ad Avvenire via e mail. Per giorni, Perrone è stato impegnato giorno e notte ad aiutare i piccoli sopravvissuti del dramma. "Scrivo appena un momento", aveva detto.

E, ieri, ha trovato qualche minuto per lanciare il suo grido d’allarme. "I piccoli si imbarcano in voli che si recano un po’ ovunque nel mondo - si legge -. Ufficialmente i bambini vengono fatti uscire dal Paese con documenti regolari ma è molto strano che non siano accompagnati dalle loro nuove famiglie ma solo da una o due persone arrivate dall’estero". Il sistema - scrive il funzionario - "è avvolto nella nebbia. Ma non è normale che i bambini viaggino senza essere accompagnati dai genitori adottivi". Perrone formula un’ipotesi agghiacciante. "Si sta venendo a creare un vero e proprio mercato di minori. Il tutto senza rispettare la Convenzione dell’Aja e dei bambini. Il problema è molto serio".

Unicef sta cercando di registrare tutti i piccoli non accompagnati, in modo da poter mantenere un controllo e vigilare sulla loro sicurezza. "Non è facile in questo inferno", aggiunge il funzionario Unicef. L’organizzazione sta anche cercando di raccogliere i bambini in una struttura adeguata dove i loro diritti siano rispettati. Un posto sicuro e protetto. Lontano, dunque, dalle tendopoli allestite spontaneamente nella capitale devastata dal sisma, dove la condizione dell’infanzia è a rischio.

"Si stanno moltiplicando le notizie di abusi sui minori nei vari campi che si sono venuti a creare un po’ dappertutto", sostiene Perrone. Da sempre, l’infanzia è la vittima più debole della crudele realtà haitiana. Nel Paese più povero dell’emisfero occidentale e più degradato, i bambini subiscono abusi e violenze a casa e fuori. Non è difficile, poi, per mediatori senza scrupoli strappare i figli a famiglie disperate con la promessa vaga di portarli all’estero dove avranno un futuro migliore. Spesso, però, si tratta di "specchietti per le allodole". I piccoli scompaiono nel nulla. Forse, ingoiati nel terribile mercato della pedofilia o del traffico di organi.

Già prima del terremoto - data l’estrema povertà - Haiti era considerato uno dei "produttori emergenti" di figli a buon mercato per l’Occidente. Più di 1800 bambini venivano adottati legalmente ogni anno. Circa un terzo di questi in Francia. L’esodo di minori era cresciuto esponenzialmente negli ultimi tempi. Data la scelta del Guatemala di chiudere le porte agli adottanti stranieri, Haiti aveva preso il suo posto.

Due le ragioni: l’estrema povertà e la debolezza dell’autorità statale. Haiti era considerato il luogo ideale per ogni genere di traffico. Il terremoto ha reso ancor più terribile la situazione, distruggendo anche quel minimo di controllo da parte delle forze di sicurezza. Migliaia di minori - il loro numero non è stato ancora quantificato - hanno perso casa e genitori. Tanti, poi - almeno il 40 per cento dei minori - non hanno documenti perché non sono mai stati iscritti all’anagrafe. Nelle zone rurali non esistono uffici comunali, la maggior parte della popolazione - che non sa né leggere né scrivere - non è al corrente della procedura.

Chi lo sa, poi, preferisce lasciar perdere per non correre il rischio di dover pagare la mazzetta al funzionario di turno. Una pratica drammaticamente diffusa nell’isola, al quarto posto nel mondo - secondo Transparency International - per tasso di corruzione. C’è poi il problema degli orfanotrofi fantasma. "Quelli ufficialmente riconosciuti dalle autorità haitiane sono il 10 per cento", scrive Perrone. Il resto sono abusivi. Controllare che i piccoli da loro ospitati vengano affidati a famiglie e non venduti al miglior offerente è da sempre quasi impossibile. Col terremoto il rischio è ancora più grande.

Lu. C.

 

 

 

 

2010-01-18

18 gennaio 2010

IL DRAMMA

Haiti, primo lancio di aiuti

Il grido dei bambini terremotati

I militari statunitensi hanno iniziato a lanciare con i paracadute dagli aerei gli aiuti in beni di prima necessità per la popolazione colpita dal terremoto di quasi una settimana fa, aggirando così la strozzatura dell'aeroporto di Port-au-Prince. Si tratta di circa 14.000 pasti pronti e di circa 15.000 litri di acqua da bere, che sono stati paracadutati da un aereo cargo C-17 su una zona messa in sicurezza dai militari a nord-est della capitale Port-au-Prince.

È il primo lancio di aiuti americani con il paracadute da quando è avvenuto il terremoto e i militari statunitensi stanno prendendo in considerazione, visti i gravi problemi logistici all'aeroporto di Port-au-Prince, di estendere il lancio degli aiuti dagli aerei ad altre aree di Haiti. Un'opzione considerata invece finora troppo rischiosa.

Timori per diffusione malattie. Cibo e medicinali cominciano ora a giungere a pieno ritmo ai sopravvissuti del terribile terremoto di Haiti mentre i medici sono preoccupati per la diffusione delle malattie, il prossimo problema da affrontare per le decine di migliaia di persone ferite e rimaste senza casa una settimana fa. Il personale medico impegnato ad allestire ospedali da campo ha detto di stare già curando un numero di malati decisamente superiore alle proprie forze, avvertendo della pericolosità della minaccia di malattie come tetano e cancrena ma anche morbillo, meningite e altre infezioni. Nessuno per il momento ha cominciato a fare una prima stima dei feriti del sisma di magnitudo 7, che ha raso al suolo la maggior parte della capitale Port-au-Prince lo scorso 12 gennaio. Funzionari di Haiti dicono che il bilancio delle vittime dovrebbe oscillare tra i 100.000 e i 200.000 morti.

Le adozioni. Se si potesse fermare in una sola immagine, la tragedia di Haiti avrebbe il volto di un bambino. Ormai da una settimana, migliaia di piccoli e adolescenti (secondo Save the children, sarebbero oltre 2 milioni quelli coinvolti nel sisma), vagano tra le macerie alla ricerca di un genitore che, purtroppo, spesso non trovano più. Affamati e spaventati, cercano qualcuno che li possa aiutare. In Italia sono tante le famiglie che vorrebbero farlo e i siti delle associazioni che si occupano di affidi e adozioni internazionali sono stati letteralmente presi d’assalto. Gli Usa hanno detto che consentiranno temporaneamente l'ingresso nel proprio territorio ai bimbi haitiani rimasti orfani per permettere loro di ricevere trattamenti sanitari, secondo quanto riferito dal segretario americano per la sicurezza, Janet Napolitano. "Ci siamo impegnati a fare il possibile per aiutare il ricongiungimento delle famiglie di Haiti ", ha spiegato Napolitano in una nota. Ma l’Unicef frena. In tutte le emergenze, spiega il direttore Roberto Salvan, i bambini vanno prima registrati, dotati di un braccialetto, fotografati, ricercati i loro dati identificativi. Se non hanno nessuno che si cura di loro, vanno messi in un luogo protetto e curati se ne hanno necessità.

"È assolutamente prematuro parlare di adozioni o affidi internazionali per i bambini di Haiti – spiega Salvan –. Un trasferimento, anche solo di due o tre mesi, potrebbe generare un trauma".

Intanto, però, l’emergenza non aspetta e, come ricorda la presidente della Fondazione movimento bambino (Fmb), Maria Rita Parsi, "ogni minuto che si perde, un bambino potrebbe morire di fame, di sete o per le violenze. Serve – aggiunge la psicoterapeuta – una procedura d’urgenza per condurne in salvo il maggior numero possibile". Sulla necessità di "fare presto" concorda anche il presidente dell’Associazione amici dei bambini (Aibi), Marco Griffini. "Ad Haiti – sottolinea – ci sono migliaia di bambini da mettere in sicurezza, che vivono in condizioni di promiscuità con gli adulti assolutamente negative. La prima cosa da fare è, quindi, cercare di capire quanti sono questi piccoli e, ripeto, metterli subito in sicurezza".

Griffini ricorda che tante famiglie italiane contattano l’associazione dando la disponibilità ad accogliere in casa questi piccoli. "Nessuno vuole una deportazione di massa verso l’Europa o gli Stati Uniti, ma qualcosa si deve pur fare – ribadisce Griffini –. Continuare a ripetere che non vanno sradicati dal loro Paese senza fare nulla, certamente non li aiuta. In questi casi, su ogni altro diritto deve prevalere quello del bambino ad avere una famiglia, ad essere protetto".

Proprio a una struttura di accoglienza sul posto pensa l’associazione Giovanni XXIII che, appena sarà possibile, manderà un gruppo di volontari sull’isola caraibica per attivare un centro per bambini. In Italia l’associazione fondata da don Oreste Benzi accoglie già oltre 500 piccoli in 180 case-famiglia. "Credo che lo strumento migliore sia l’affido internazionale finalizzato al rientro in patria", sostiene il responsabile affidi dell’associazione, Valter Martini. "Bisogna assolutamente evitare di agire sull’onda dell’emotività", concorda Gianluca Antonelli, direttore generale del Vis, il servizio per il volontariato internazionale per lo sviluppo promosso dai salesiani, che sull’isola avevano dodici scuole (sei nella capitale Port au Prince), tutte crollate e una, la Enam, con dentro 300 scolari rimasti sotto le macerie insieme a tre sacerdoti. "Haiti è già un Paese poverissimo – ricorda Antonelli – e non possiamo depauperarlo ulteriormente, privandolo dell’unica ricchezza rimasta che sono, appunto, i giovani, chiamati a costruire la nazione di domani". Contraria all’"esproprio dei bambini" è anche Donata Nova Micucci, presidente dell’Anfaa, l’Associazione nazionale famiglie adottive e affidatarie. "Cedere all’emotività sarebbe l’errore più grave – ripete –. Invece, va fatto un censimento di questi bambini e si deve accertare se davvero sono orfani e senza più alcun parente in vita". Intanto, anche dai Comuni italiani arrivano le prime offerte di ospitalità per i piccoli haitiani. Ieri, sia l’amministrazione di Salemi (Trapani) sia quella di Avezzano (L’Aquila) si sono dichiarate pronte ad accogliere venti orfani ciascuna.

Salgono a due le vittime italiane certe nel sisma di Haiti. Dopo Gigliola Martino, 70 anni, nata a Port-au-Prince da genitori italiani e deceduta in ospedale per le ferite riportate nel crollo della sua casa, è stata confermata anche la morte del funzionario dell'Onu Guido Galli. Lo ha annunciato Alain Leroy, responsabile per il peacekeeping dell'Onu. La notizia è stata confermata anche dalla Farnesina. Galli, 45 anni, era un agronomo di Firenze, ed il suo corpo è stato ritrovato tra le macerie dell'Hotel Christopher, crollato nel terremoto e dove la forza di pace Onu ad Haiti, la Minusth, aveva il suo quartier generale. Un altro funzionario italiano, Cecilia Corneo, 39 anni, risulta tuttora dispersa: potrebbe trovarsi anche lei tra le macerie dello stesso albergo.

"Siamo distrutti. Non ho la forza di dire altro. Speravamo in un miracolo. Poi, ieri sera, ci hanno detto che avevano trovato il corpo..." ha detto la madre di Galli, raggiunta telefonicamente dall'Ansa. "Ho la casa piena di amici - ha aggiunto - venuti qua a darci conforto in questo momento terribile. Ieri sera, dopo le 22, l'Onu ci ha telefonato per dirci che era stato trovato il corpo, ma che ancora servivano accertamenti per avere la certezza che fosse Guido. Poi è arrivata la conferma". "Aspetto le decisioni sul rimpatrio della salma - ha detto ancora la signora Galli -, credo che spettino all'Onu". galli, spiegano i suoi familiari, era in missione ad Haiti dalla fine del 2007 . "Quel lavoro lo aveva scelto, era contento di impegnarsi per il rispetto dei diritti umani" ha raccontato la madre.

 

 

 

 

19 Gennaio 2010

IL MONDO ACCORRE

Gli Usa "comandano"

Ed è scontro con l’Onu

I soccorsi ad Haiti passano alla fase due. Dopo la corsa contro il tempo per trovare i feriti intrappolati nelle macerie, ora la sfida è far arrivare un flusso costante di aiuti ai sopravvissuti. A causa di problemi logistici, infatti, a quasi una settimana dal terremoto, acqua, cibo e medicinali stanno appena cominciando ad arrivare nelle mani di una folla sempre più disperata.

Gli Stati Uniti hanno assunto un ruolo dominante anche nella distribuzione degli aiuti, come avevano già fatto con il coordinamento dei soccorsi e della sicurezza. Mentre i convogli di cibo inviati dal Programma alimentare mondiale (Pam) dell’Onu sono stati consegnati finora senza scadenze o destinazioni precise, gli americani hanno annunciato ieri che distribuiranno con regolarità acqua, cibo e medicine a partire da questa mattina in 14 punti della capitale. Anche per evitare il sovrapporsi di iniziative, il Canada ospiterà lunedì una riunione dei ministri degli Esteri dei Paesi donatori sugli aiuti a Haiti.

Gli Usa continuano intanto a gestire l’aeroporto di Port-au-Prince e mantengono l’obiettivo di portare a 10mila il numero dei soldati dislocati sul territorio colpito dal sisma. Ieri sono arrivati 2.200 marines, una decina di elicotteri, ruspe e attrezzature mediche. Il mandato è proteggere la massiccia operazione umanitaria dai saccheggi.

Un dominio Usa che non smette di creare proteste, tanto che ieri il segretario generale delle Nazioni Unite si è visto costretto a precisare che l’Onu è il vero "leader nel coordinamento" degli aiuti internazionali. Ban Ki-moon ha detto anche di aver chiesto al Consiglio di sicurezza di aggiungere 1.500 poliziotti e 2.000 militari alla missione di peacekeeping dell’Onu, che si aggira sui 9.000 uomini, ipotizzando un mandato di sei mesi. Intanto il presidente haitiano Renè Preval, dopo aver incontrato l’ex presidente americano Bill Clinton (arrivato con la figlia Chelsea), inviato speciale delle Nazioni Unite a Haiti, ha spiegato che le truppe Usa si limitano ad "aiutare" i caschi blu dell’Onu a mantenere l’ordine tra le strade di Haiti.

"La sicurezza sarà garantita da uomini dell’Onu e non da soldati americani – ha aggiunto poi un portavoce dell’ambasciata Usa –. Nessuno ha intenzione di invadere questo Paese". Chiarimenti obbligati dopo che il segretario di Stato francese alla Cooperazione, Alain Joyandet, aveva chiesto all’Onu di esplicitare il ruolo degli Stati Uniti ad Haiti. "Si tratta di aiutare Haiti, non di occupare Haiti", aveva dichiarato, usando parole simili a quelle del presidente venezuelano e antiamericano dichiarato Hugo Chavez. Intanto arrivava anche la protesta di Medici senza Frontiere, scontenta della gestione dell’aeroporto. Il colonnello Usa Buck Elton, che ha il comando dello scalo, ha spiegato che l’aeroporto è congestionato, nonostante sia riuscito a portare a 100 il numero dei voli giornalieri, contro i 30 prima del terremoto.

Le difficoltà organizzative e di coordinamento con la comunità internazionale hanno messo in evidenza la sfida che gli Stati Uniti hanno di fronte ad Haiti: quella di mantenere l’impegno nel Paese a lungo termine e di trovare un modo nuovo di operare che non replichi gli errori del passato che hanno segnato anche recenti calamità naturali. Il New York Times ieri ricordava infatti l’alternato dominio politico o disinteresse degli Stati Uniti con il Paese caraibico.

da New York Elena Molinari

 

 

 

 

 

 

18 gennaio 2010

IL DRAMMA

Haiti,saccheggi e linciaggi

Due persone estratte vive

Arrivano oggi ad Haiti le navi militari di soccorso americane, che porteranno le forze Usa sull'isola a 12.500 soldati. Oggi comincerà anche la distribuzione degli aiuti Usa in 14 punti di Port-au-Prince. Nella capitale è atteso l'ex presidente Bill Clinton, inviato speciale dell'Onu per Haiti. Oggi a Bruxelles vertice straordinario della Ue sugli aiuti.

Sull'isola si scava fra le macerie: ieri sono state salvate quattro persone. A Port-au-Prince è emergenza sciacalli: ieri la polizia ne ha ucciso uno, un altro è stato bruciato vivo dalla folla. Per il governo sono 70.000 i cadaveri sepolti nelle fosse comuni. Gli ospedali sono al collasso, mancano cibo e acqua potabile.

Le squadre di soccorso hanno estratto due persone vive, di nazionalità haitiana, dalla macerie del Caribbean Market di Port-au-Prince, lo stesso dove stava lavorando l'italiano Antonio Sperduto al momento del sisma. Lo riferisce un cronista della Cnn via Twitter

Dall'Italia. Il governo italiano pensa di mandare ad Haiti la portaerei Garibaldi e di cancellare il debito del paese caraibico con l'Italia, hanno annunciato ieri i ministri Frattini e Larussa. Meno di dieci italiani sono ancora dispersi. Si riducono le speranze di recuperare vivi i tre connazionali che di certo sono sotto le macerie: il commerciante Antonio Sperduto e i funzionari dell'Onu Guido Galli e Cecilia Corneo.

Ieri è diventato operativo l'ospedale da campo della Protezione civile. Su un aereo militare sono rientrati da Haiti 13 italiani, fra i quali un uomo di 87 anni e tre bambini. La mamma di uno dei bimbi, Alessandro, operatrice umanitaria, è rimasta sull'isola per aiutare la popolazione.

 

 

 

 

 

17 gennaio 2010

REPORTAGE

Haiti, l’acqua vale più dell’oro

"Sono tutte fiale di vaccino – dice Hilario Gomez – contro la rabbia, contro il tetano, la febbre tifoidea, il pneumococco, l’epatite A. Il nostro governo ne ha messe a disposizione un milione di dosi". Il giovane Gomez non nasconde il suo orgoglio, mentre il nostro minivan arranca verso la frontiera. Ma il suo è un entusiasmo che Bernardo Defillo, primario di cardiologia all’Università di Santo Domingo, s’incarica di spegnere subito: "Quello che temo è un’epidemia tipica dei casi di infermità di massa, come la leptospirosi, le gastroenteriti, le infezioni dovute all’acqua o agli alimenti contaminati". Siamo diretti al valico di Jimani-Malpaso, la porta d’ingresso di Haiti, o come si vedrà, il diaframma sottile che separa un Paese povero, ma al confronto fortunato come la Repubblica Dominicana, da un Paese poverissimo, dove la sventura pare aver deciso di risiedere stabilmente.

Feriti buttati nei camion

E non occorre addentrarsi nell’inferno haitiano per rendersene conto: da due giorni a Jimani stanno confluendo migliaia di persone in fuga da Port-au-Prince e dintorni. "Ma non chiamateli profughi – spiega un ufficiale dei caschi blu dell’Onu che tenta con grande fatica di districare un enorme ma vecchissimo camion dall’ingorgo che sta paralizzando la strada che costeggia il Lago Enriquillo – questi sono qui a cercare acqua, pane, merci, generatori elettrici, medicine, tutto quello che possono trovare per portarlo di là". Ha ragione, anche se in parte, nel descrivere questa sorta di brutta copia della Striscia di Gaza, dove ogni tanto si apre il valico di Rafah e a migliaia sciamano in Egitto a fare rifornimento di ogni cosa.

A Jimani però c’è un’impietosa istantanea della tragedia di Haiti: di qua i camion con i feriti ammassati sui cassoni scaricati nelle mani della Croce Rossa dominicana dopo che il governo ha consentito l’apertura di un corridoio umanitario; di là il suk che inevitabilmente si crea in questi casi, un enorme mercato a cielo aperto dove gli haitiani fanno scorta di pollo, uova, banane, ananas, riso, ma anche di abiti e di scarpe, perché a migliaia sono fuggiti dalle proprie case così come si trovavano e vagano tuttora per la città senza nessun ricovero. Di qua la prima sommaria vaccinazione di massa contro il tetano, di là lo scapicollarsi di chi fa incetta come può di tutto quello che riesce a portar via prima di rientrare in una babele di dialetti creoli che si intrecciano con il ruvido castigliano dei soldati dominicani che sorvegliano la frontiera nel timore che chi entra poi cerchi di sparire e rimanere di qua, dove gli dèi dei terremoti sono stati più benevoli e l’acqua potabile non è ancora preziosa più dell’oro.

Il meglio viene dal basso

Ma ora che ci siamo lasciati alle spalle la Repubblica Dominicana e ci addentriamo in Haiti tutto diventa rapidamente molto più chiaro. A cominciare dal fatto che al quarto giorno dopo il sisma la macchina internazionale degli aiuti rischia di girare a vuoto e di incepparsi nonostante la buona volontà, e il meglio che si riesce a ottenere viene dal basso, dall’iniziativa – ma diciamo pure dall’eroismo – dei singoli. Come i sette o otto medici italiani volontari della Fondazione Francesca Rava, giunti qui venerdì nell’unico ospedale dell’isola che non ha mai smesso di funzionare, quello pediatrico di San Damien. Il loro è un bollettino esemplare nella sua tragicità: "In una sola giornata – dice Padre Rick, direttore della Casa orfanotrofio Nuestros Pequenhos Hermanos – abbiamo assistito settecentocinquanta persone, di cui centoventicinque bambini, praticato venticinque amputazioni urgenti e almeno altre trenta si renderanno necessarie nelle prossime ore. Ma il problema ora è essenzialmente, uno: l’acqua".

Ospedali al collasso

È vero. I trenta volontari e la ventina di haitiani dello staff non lo dicono per una sorta di pudore condiviso, ma hanno sete. L’acqua è finita e quella che arriva prende strade caotiche, anarchiche, sparisce in un batter d’occhio, come si sono accorti gli elicotteristi della "US Comfort", la nave ospedale della marina americana, che hanno depositato sul terreno un carico di bottiglie di plastica provocando istantaneamente uno delle centinaia di tafferugli fra disperati per spartirsi un contenitore da 33 centilitri di liquido caldo. "Port-au-Prince – dice il dottor Greg Elder di Médecins san Frontières – è una città normalmente sovraffollata e con scarse infrastrutture. Prima del terremoto la città, con 3,5 milioni di abitanti di cui la metà vive in bidonville, aveva 21 strutture sanitarie pubbliche, inclusi quattro ospedali, ma il sistema sanitario pubblico, che già era deficitario prima del disastro, non è stato minimamente in grado di affrontare un’emergenza di queste proporzioni".

Si respira odore di morte

Ma c’è un particolare che nessuna televisione, nessuna immagine fra le migliaia drammaticamente icastiche nella loro crudezza può restituire: l’odore della morte che ti entra nelle nari fin da quando ti approssimi a Christ-Roi, a Nazon, a Delmas, a Canape-Vert, agli avamposti cioè di quello schiaffo della natura durato 42 secondi che ha distrutto una città e messo allo sbando due milioni persone. L’odore, il lezzo della decomposizione, delle fogne esplose, degli idrocarburi aromatici, lo stesso – in una tragica memoria olfattiva che si risveglia – che avevamo respirato nella New Orleans spazzata via dall’uragano Katrina cinque anni fa.

Un odore, un alito mortifero che esala dalle centinaia di cadaveri ancora accatastati nelle strade, che sospinge la gente verso gli spazi aperti, il parco presidenziale – quello con la cupola bianca sinistramente inclinata sulla residenza del presidente che ora è senza tetto come i suoi cittadini e nulla può fare se non cedere lo scettro agli americani, giunti in forza e in numero e ora padroni dello spazio aereo a scapito della missione Onu, che avrebbe giurisdizione sugli aiuti. "Un nostro aereo carico di medicine è stato fatto girare sopra la capitale per quasi due ore per poi sentirsi dire che non poteva atterrare perché la pista era off limits per l’arrivo di Hillary Clinton", racconta Gianni Dal Mas, che da giorni allestisce convogli di soccorsi.

La pietà è impossibile

La fuga dalla morte, dall’odore della più terribile calamità che ci si possa immaginare si scontra a volte con la pietà impossibile per i defunti. A decine di migliaia finora sono stati ammassati in fosse comuni improvvisate alla periferia della città, trasportati con i camion e scaricati nella buca, con un po’ di calce sopra. Ma c’è chi è disposto a vendere quel poco che ha per una sepoltura cristiana. "Stiamo facendo una colletta per raggiungere la cifra necessaria – dice una giovane donna tra le lacrime –. Non possiamo tollerare di non avere un posto dove pregare su nostro fratello". Un funerale a Port-au-Prince oggi costa 1.200 dollari. Il doppio, il triplo rispetto a una settimana fa e la cassa ne costa altri 300. Ma tutti i prezzi s’impennano in circostanze come questa e una brutale economia di guerra si sostituisce alla quotidianità. Un biglietto di pullman può costare come un orologio, una bottiglia di olio per cucinare lo stipendio di un impiegato, un generatore domestico il prezzo di un’automobile.

Ancora tonton macoutes?

Ma fuggire dall’orrore del terremoto vale ancora di più. Ed ecco perché fra quelle trecentomila anime che si muovono lente come zombie ma poi scattano veloci come cobra quando si approssima un camion che distribuisce aiuti, che vagolano come spettri ma hanno occhi vigili, tormentati, in cerca di un’occasione qualunque per lasciarsi alle spalle il ricordo di una tragedia indicibile si fa strada anche l’anima nera che da sempre incista la memoria di Haiti. Quel nome, "tonton macoutes", così carico di sangue e di violenza, nessuno lo pronuncerà mai, ma quelle bande di giovanissimi che fanno roteare i machete sopra la testa e che oltre a saccheggiare il poco che rimane occupano porzioni di strada, incroci, passaggi obbligati pronti a chiedere un pedaggio come briganti di passo ricordano molto da vicino la truce milizia dei tanti dittatori di Haiti. Ed è proprio questa minaccia, insieme alla penuria d’acqua, a tenere affranti i cuori di tutti, vittime e soccorritori, mentre cala il buio sulla città senza luce.

Giorgio Ferrari

 

 

 

 

 

2010-01-17

16 Gennaio 2010

Quarto giorno

Haiti: "Forse 200mila vittime"

Fame e saccheggi, si teme per 2 italiani

Le autorità haitiane temono che il bilancio finale delle vittime per il terremoto possa arrivare a quota 200.000, ma intanto la tensione sale, per le bande di criminali che cominciano a circolare nella capitale. Mentre il governo haitiano ha ceduto il controllo dell'aeroporto e sono gli Stati Uniti che coordinano l'arrivo degli aerei con gli aiuti, camion con decine di corpi impilati portano il loro carico di morte nelle fosse frettolosamente scavate, ma migliaia di cadaveri ancora rimangono sotto le macerie.

"Abbiamo già raccolto circa 50mila cadaveri", ha detto il ministro dell'Interno, Paul Antonine Bien-Aime, "ma ci saranno tra i 100mila e i 200mila morti in totale, anche se non sapremo mai il numero esatto". Circa 40mila corpi dovrebbero già essere stati sepolti. Se la drammatica previsione dovrebbe essere confermata, il sisma che martedì sera ha messo in ginocchio Haiti entrerebbe nella classifica dei dieci che hanno causato più morti nella storia.

Intanto ad oltre tre giorni dal sisma, bande di criminali hanno cominciato a depredare sopravvissuti che vivono in campi allestiti nelle strade ricoperte di detriti. Le autorità hanno confermato che si sono verificati saccheggi, mentre la rabbia degli haitiani per la macchina degli aiuti che si muove ancora a rilento. Situazione drammatica a Leogane, città che conta 134 mila abitanti e si trova a ovest della capitale di Haiti, Port-au-Prince: tra l'80% e il 90% degli edifici sono stati distrutti dal sisma che martedì ha devastato l'isola caraibica. Lo ha reso noto l'Onu a Ginevra, precisando che quella di Leogane "è la zona più toccata" dal terremoto. Secondo la portavoce dell'Ufficio di coordinamento per gli affari umanitari delle Nazioni Unite, Elisabeth Byrs, "la polizia locale ritiene che tra le 5000 e le 10 mila persone siano rimaste uccise" e i cadaveri sono ancora sotto le macerie.

Oggi sull'isola arriverà il segretario di Stato americano Hillary. Si tratta di una prima verifica dei soccorsi ai terremotati. La Clinton è accompagnata da Rajiv Shah, capo dell'Usaid, l'agenzia americana per gli aiuti allo sviluppo. Shah è stato incaricato di coordinare gli aiuti americani all'isola caraibica. Ad Haiti, Hillary Clinton incontrerà il presidente Renè Preval e altri membri del governo, oltre alle squadre di soccorritori americani già arrivata sul posto.

Obama: aiuti per anni. L'impegno americano per Haiti rappresenta una delle più grandi operazioni di soccorso nella storia degli Usa. Lo ha detto il presidente Barack Obama affiancato dai suoi predecessori Bill Clinton e George W. Bush. Obama ha annunciato la nascita di un fondo per la ricostruzione a lungo termine di Haiti. Obama ha chiesto agli americani di contribuire al Clinton Bush Haiti Fund.org, il sito web dello strumento di raccolta fondi per Haiti.

Domani arriva il segretario dell'Onu. Il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon si rechera' domenica ad Haiti. Lo ha annunciato in serata un portavoce dell'Onu. Poco prima era stato lo stesso Ban ad anticiparlo ai dipendenti haitiani delle Nazioni Unite, incontrandoli per esprimere loro il suo cordoglio e la sua solidarieta'.

Il dramma degli orfani. Ad Haiti emerge anche il dramma degli orfani. Non solo di quelli che hanno perso i genitori nel sisma che cinque giorni fa ha devastato il Paese caraibico, ma anche

di quelli che erano in procinto di essere adottati, ma che rischiano di rimanere ancora per lungo tempo negli orfanotrofi dopo che la documentazione che li riguardava è andata perduta. L'allarme è stato lanciato dalla direttrice di uno dei più grandi orfanotrofi di Haiti, a pochi chilometri da Port-au-Prince. Dixie Bickel, a capo della God's Littlest Angels che ospita 152 bambini, tra cui 82 neonati, ha lanciato un appello ai governi di tutto il mondo affinchè possano accogliere subito gli orfani haitiani. Secondo quanto riporta la Cnn online, i funzionari che si occupavano dei vari casi potrebbero essere dispersi, feriti o impegnati nelle operazioni di soccorso e quindi i procedimenti per le adozioni sono bloccate.

"Vorrei che la comunità internazionale adottasse un piano per i bambini che sono stati già adottati da famiglie europee, canadesi e americani sulle modalità di trasferimento nei Paesi: o sotto la status di rifugiati o quello di emergenza", ha detto Bickel. Chris Skelton, cittadina britannica arrivata ad Haiti poche ore prima del terremoto per firmare dei documenti relativi ad una adozione, ha scritto una lettera chiedendo l'intervento dei governi stranieri. I ministri degli Esteri di Belgio, Gran Bretagna e Francia hanno detto di non poter intervenire a breve termine, ma il ministero degli Esteri del Lussemburgo si è detto a conoscenza del problema. "Le nostre autorità sono in stretto contatto con la Croce rossa e le autorità locali per risolvere la questione", ha detto alla Cnn il portavoce Robert

Steinmetz.

13 italiani ancora dispersi. È sceso a 13 il numero degli italiani tuttora dispersi a Haiti dopo il terremoto di martedì scorso. Lo ha reso noto il portavoce della Farnesina, Maurizio Massari, che ha aggiunto che "si teme per il decesso" di altri tre connazionali, due funzionari delle Nazioni Unite più una terza persona rimasta sotto le macerie di un supermercato. Le persone contattate sono oltre 190.

Dovrebbero partire nelle prossime ore i primi italiani da Haiti. Lo si apprende da fonti della Farnesina, secondo cui i primi voli potrebbero partire intorno alle 17 locali (le 23 italiane), a bordo del Falcon italiano che ha portato sull'isola l'advanced team e di altri aerei europei. Fa parte di un piano di evacuazione annunciato stamattina: "Abbiamo pronto un piano di evacuazione che già nelle prossime ore permetterà a 20/30 italiani, quelli che lo chiedono, di tornare in patria", ha dichiarato il ministro degli Esteri Franco Frattini all'aeroporto del Cairo parlando con i giornalisti degli ultimi aggiornamenti sulla questione dei connazionali presenti nell'isola di Haiti sconvolta dal terremoto. Continua l'insediamento delle strutture per gli aiuti umanitari sul posto, gli stiamo comincindo a distribuire, compreso l'ospedale da campo", ha aggiunto Frattini. "È imminente - ha quindi reso noto il titolare della Farnesina - l'apertura ad Haiti di una 'antenna della cooperazione' (una unità civile) che sarà permanente e che seguirà lo sviluppo della situazione nelle prossime settimane". "Abbiamo un coordinamento europeo che si caratterizzerà con un incontro telefonico domani per coordinare le nostre posizioni in vista del vertice europeo di lunedì", ha concluso.

Intanto un italiano risulta essere sotto le macerie di un supermercato crollato a Port-au-Prince, sempre secondo fonti della Farnesina che spiegano che si tratta di uno dei tre connazionali a cui ha fatto riferimento il ministro degli Esteri Franco Frattini. Per altri due italiani, funzionari dell'Onu, c'è "grande preoccupazione", conferma il ministero degli Esteri.

Secondo gli ultimi dati forniti dalla Farnesina salgono a 176 gli italiani contattati mentre il numero dei connazionali che mancano all'appello è sceso a 21, ma può ancora subire variazioni. Il ministro ha detto di aver "fatto un appello attraverso i mezzi di informazione di Haiti alla comunità italiana residente affinché si rechi al consolato onorario d'Italia, che è funzionante, in visita di un'eventuale evacuazione".

La fuga verso la Repubblica Domenicana. Migliaia di haitiani sono in fuga da Port-au-Prince verso la Repubblica Domenicana per cercare di rifornirsi di cibo, acqua e merci. Al valico di frontiera di Malpaso si ammassano veicoli e persone. Anche se è troppo presto per parlar di esodo, di certo è una delle conseguenze del terremoto che martedì pomeriggio ha messo in ginocchio la capitale haitiana. Per la mancanza di ambulanze, i feriti arrivano sui camion. Il Paese confinante consente il passaggio ai feriti per ragioni umanitarie, e a chi vuole comprare mercanzie (pollo, riso, uova, banane, arance e, chi ha maggiori mezzi, anche abiti e scarpe).

I soldati hanno rafforzato la vigilanza ai mercati di frontiera nel timore che chi ha passato il valico possa approfittarne e rimanere in territorio domenicano. Ad alcuni chilometri dalla frontiera, un ospedale si affanna a curare il maggior numero possibile di feriti. Il governo domenicano ha trasferito un'equipe di medici a Jimani -230 chilometri a sud-ovest di Santo Domingo- l'ultimo villaggio prima della frontiera di Malpaso con Haiti dove è stato allestito un pronto soccorso e aperto un corridoio umanitario; ma la prima cosa che fanno le infermiere a chi arriva è il vaccino contro il tetano.

 

 

 

 

16 Gennaio 2010

LA CHIESA IN CAMPO

Centinaia di missionari all’opera

tra macerie e devastazione

Sono venuti per testimoniare il Vangelo e condividere la sorte dei loro fratelli uomini. E mai come in queste drammatiche ore la loro vocazione si realizza. Tra i missionari si contano vittime, feriti e ingenti danni alle opere da loro gestite. Dal Nordamerica, a cui fa riferimento Haiti per le province missionarie, alle diverse case generalizie di Roma si cerca di avere notizie più precise sulla situazione. Dall’isola padre Bernard Antoine, della Congregazione della Santa Croce, fa sapere via internet di avere ricevuto "un sos dal mio confratello nella capitale per avere acqua ed aiuto".

Alla congregazione fanno riferimento due vescovi delle dieci diocesi e dodici tra comunità e residenze. Presenti dal 1944 nell’isola, gli attuali 70 religiosi sono organizzati in provincia autonoma dal 2003. Il direttore del collegio di Cap-Haitienne, padre Bernard Antoine, parla di diversi morti tra religiosi e seminaristi oltre che di una distruzione immane. "Stiamo ricomponendo da giorni i corpi di sacerdoti, religiosi, laici ed amici".

Gli Oblati di Maria Immacolata sono presenti sull’isola dal 1943 e contano oggi 130 religiosi, per la maggior parte haitiani. Il superiore provinciale, padre Gaspar Joint, ha comunicato al superiore generale a Roma che il Collegio de Mazenod a Camp Perrin è distrutto. Uno degli studenti oblati, Weedy Alexis, 28 anni, è rimasto ucciso. Le 49 religiose della Congregazione delle Missionarie dell’Immacolata Concezione vivono all’aperto per la paura di nuove scosse e nuovi crolli degli edifici già colpiti. Ad Haiti le suore lavorano con i più poveri in varie opere educative e presso le parrocchie. L’ultima iniziativa è stata realizzata a Dubuisson, con i contadini, in una zona lontana dall’abitato: hanno dovuto cominciare da zero con le scuole, i centri sanitari, l’animazione missionaria.

I cinque seminaristi camilliani inizialmente dati per dispersi sono al lavoro per aiutare i tre medici e cinque infermieri che senza sosta assistono decine e decine di feriti gravi nella struttura rimasta in piedi, mentre nel dispensario sono accampati oltre 100 bambini bisognosi di cure che vengono assistiti al meglio delle attuali possibilità. Danni anche alle diverse strutture dei gesuiti, a Canapè-Vert e al noviziato di Tabarre, mentre altri edifici della Compagnia sono rimasti intatti, anche se si teme per la sorte di due case di cui non si hanno notizie per la difficoltà dei collegamenti.

Padre Daniel LeBlond, provinciale del Canada francese, da cui dipende la presenza dei gesuiti ad Haiti, ha inviato una lettera alla Congregazione per rassicurare sulla situazione e sullo stato di salute dei confratelli, di cui uno soltanto è ferito, allo stato attuale delle notizie. Il rettore maggiore dei salesiani, Pascual Chávez Villanueva, ha inviato un messaggio di solidarietà e di vicinanza a don Ducange Sylvain, superiore di Haiti. "Mi si spezza il cuore – dice don Chavez – nel conoscere l’entità della devastazione, la sofferenza, la morte e la disperazione che si è lasciato dietro il terremoto. Il mio cuore sta con i confratelli della visitatoria di Haiti, con tutta la famiglia salesiana, a partire dalle figlie di Maria Ausiliatrice, i giovani e il caro popolo haitiano".

Dei 66 religiosi in nove comunità presenti ad Haiti, uno è gravemente ferito e tre sono morti, tra cui fratel Hubert Sanon, 85 anni, primo haitiano a diventare salesiano dopo l’avvio della presenza dei seguaci di Don Bosco nel 1936. Da Roma la superiora generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice, suor Yvonne Reungoat, ha parlato con la superiora locale, suor Marie Claire Jean, che ha riferito degli ingenti danni alle strutture ma non alle persone. "Tutte le sorelle sono ininterrottamente a servizio della popolazione più colpita. Vivono a cielo aperto, vista la precaria agibilità delle nostre case.

Verificheremo presto la situazione logistica ma soprattutto la condizione delle ospiti delle case: allieve, bambine interne, insegnanti, collaboratori". Le Missionarie della Carità, la congregazione fondata da Madre Teresa, hanno aperto nove case ad Haiti per l’assistenza di malati, handicappati e orfani; gli edifici sono tutti danneggiati mentre secondo i primi resoconti le religiose sarebbero in salvo. Tra le altre congregazioni femminili italiane nessuna religiosa delle Figlie della Misericordia risulta fra le vittime del terremoto.

L’ordine ha una missione a Gonaives, tre chilometri a nord della capitale, e lì gestisce una scuola. Altre testimonianze di dedizione senza sosta arrivano dai missionari cappuccini, dalle suore cappuccini, dai domenicani. Tutti all’opera per condividere la sofferenza dei fratelli e testimoniare che Dio non si è dimenticato dell’uomo.

Fabrizio Mastrofini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2010-01-15

15 Gennaio 2010

TERZO GIORNO

Haiti, solo macerie: morti ammassati in strada

A tre giorni dal devastante terremoto che ha colpito Haiti radendo al suolo la capitale Port-au-Prince, i soccorritori si sono trovati di fronte scene di morte, con cadaveri ancora in strada, devastazione e saccheggi, mentre mancano ancora all'appello un centinaio di italiani e si teme per la sorte di almeno 2 di loro. Il presidente haitiano, Renè Preval, ha reso noto che 7 mila corpi sono stati interrati in una fossa comune mentre la Croce rossa haitiana stima in circa 50 mila i morti.

Gli Aiuti. E intanto la macchina degli aiuti umanitari si è messa in moto: il presidente americano Barack Obama ha annunciato l'invio di militari, di una nave ospedale e di 100 milioni di dollari. Anche l'Unione europea e altri Paesi hanno annunciato aiuti.

La macabra protesta. Intanto i disperati abitanti di Haiti hanno creato oggi dei posti di blocco con i cadaveri a Port-au- Prince per chiedere che i soccorsi siano più tempestivi dopo il terremoto che ha distrutto la città, uccidendo decine di migliaia di persone. I sopravvissuti hanno inscenato questa protesta mentre stanno cominciando ad arrivare i primi aiuti internazionali per la capitale di un paese sconvolto da un terremoto catastrofico che non ha risparmiato abitazioni e palazzi governativi. A più di 48 ore dal sisma, decine di migliaia di persone hanno protestato per chiedere acqua, cibo e aiuto per cercare di estrarre le persone ancora vive da sotto le macerie.

Shaul Schwarz, fotografo del magazine Time, ha detto di aver visto almeno due posti di blocco formati con i cadaveri delle vittime del terremoto. "Stanno cominciando a bloccare le strade con i cadaveri. La situazione sta diventando davvero brutta. Le persone sono stufe di non ricevere aiuto", ha detto il fotografo.

La prima vittima italiana. Gigliola Martino, 70 anni, è la prima vittima italiana identificata dopo il sisma che ha colpito Haiti: lo sostiene il quotidiano online "La Gente d'Italia", diretto da Mimmo Porpiglia, già console onorario di Haiti in Italia.

L'Italia pronta a ad inviare nave. L'Italia è pronta ad inviare una nave per contribuire alle operazioni di soccorso alle popolazioni di Haiti colpite dal terremoto. Lo ha detto il ministro della Difesa Ignazio La Russa, ospite della rubrica La telefonata di Maurizio Belpietro, in onda su Canale 5 all'interno del programma Mattino Cinque. "Proporrò al presidente la possibilità, se si vuole, di inviare una nave che, in una situazione del genere, potrebbe essere estremamente utile. Noi siamo pronti". "I primi a partire verso Haiti sono state le forze armate con la protezione civile e un ospedale da campo, che già oggi potrebbe funzionare. Bisogna fare sempre di più per stare vicino a chi sta soffrendo", ha aggiunto La Russa.

L'Onu. Alcune zone delle regioni colpite dal terribile sisma di martedì scorso ad Haiti risultano distrutte o gravemente danneggiate al 50%, con alcuni edifici completamente collassati: lo ha affermato l'Onu rendendo noto i risultati di una ricognizione in elicottero della Missione dell'Onu ad Haiti (Minustah). La popolazione delle zone colpite dalle forti scosse è stimata a 3,5 milioni di persone, di cui 2,8 milioni nella capitale, afferma l'Onu precisando che oltre a Port-au-Prince sono stati colpiti altri centri urbani come Jacmel e Carrefour. Il bilancio dei decessi non è ancora possibile.

La distribuzione di aiuti è in corso e dovrebbe aumentare nei prossimi giorni, spiegano le Nazioni Unite in una nota. I feriti nelle strutture mediche continuano ad aumentare. Mancano le forniture d'acqua e non c'è elettricità e si stima che circa due milioni di persone, pari a due terzi delle persone colpite, avranno bisogno di assistenza alimentare.

 

 

 

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Mondo

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15 Gennaio 2010

Solidarietà

Così i volontari italiani tentano di portare soccorso

Gli sforzi delle congregazioni religiose e delle associazioni laiche di cooperazione per aiutare la popolazione. Un’opera di promozione delle persone che continua anche in queste ore drammatiche

L’ospedale Camilliano

Nell’ora più drammatica di Haiti, tre grandi famiglie religiose stanno affrontando una spaventosa emergenza umanitaria. I padri camilliani operano in prima linea. Nonostante i danni enormi, l’ospedale Saint Camille, costruito nel 2001 grazie alle donazioni arrivate dall’Italia, ha retto. Ieri medici, infermieri e volontari hanno accolto e medicato centinaia di feriti in un vero e proprio lazzaretto.

"Qui potremmo ospitare cento persone e ce ne hanno portati cinquecento, forse di più – racconta padre Gianfranco Lovera da Saluzzo – arrivano disperati, spesso in condizioni gravissime: uomini, donne, bambini con fratture, emorragie, lesioni interne, senza braccia e senza mani. La situazione è drammatica. Li curiamo come possiamo, ma tanti non ce l’hanno fatta. Molti cercano solo un posto dove morire in pace".

I padri Camilliani gestiscono nella capitale un centro sanitario, un centro di formazione e un centro di riabilitazione motoria per bambini. Sull’isola si trovano quattro religiosi, tre italiani e un africano insieme ad alcune sorelle Ministre degli Infermi che operano in ospedale e in un centro per l’alfabetizzazione delle donne. Stanno tutti bene, ma purtroppo non si hanno notizie di cinque studenti di teologia.

Colpita duramente, come appariva chiaro dalle prime ore, la presenza salesiana, che ad Haiti nasce con l’antica scuola nazionale di arti e mestieri "Saint Jean Bosco". Oggi 66 religiosi operano nella Visitatoria Beato Filippo Rinaldi di Haiti. Le 10 comunità animano e coordinano diverse presenze sul territorio per la maggior parte dedite, secondo tradizione, all’accoglienza e formazione dei ragazzi più poveri, sia di strada che in situazione di rischio. Don Attilio Stra, direttore dell’opera di Port-au-Prince-Enam è rimasto ferito gravemente, mentre don Simon Maceus, creatore del progetto Timkatec per il sostegno ai bambini di strada di Petionville, è stato portato a Miami per essere curato, ma le sue condizioni non sono preoccupanti. Non si hanno informazioni sulla sorte di oltre 200 allievi rimasti sepolti sotto la scuola di Port auPrince-Enam. Crolli anche nell’opera di Carrefour-Thorland e le Figlie di Maria Ausiliatrice hanno subito danni nelle opere di Port-au-Prince e Santa Maria Mazzarello di Pétionville. Il mondo salesiano si è già attivato. Il Dicastero per le Missioni della Congregazione e il Don Bosco Network hanno creato una rete di raccolta di aiuti dalle Ispettorie e dai benefattori di tutto il mondo. Le Missioni salesiane stanno cooperando con le strutture di "Catholic Charities", "Catholic Relief Services" e "Feed the Children" per le emergenze alimentari e sanitarie.

Infine, i gesuiti, le cui strutture nel paese non sono state danneggiate. Il Jesuit refugee service è invece attivo nel punto più lontano dal sisma, alla frontiera con la Repubblica Dominicana, l’altro Stato della grande isola di Hispaniola. Attività più che mai strategica. Infatti, poiché la povertà estrema ha messo in moto decine di migliaia di immigrati (un haitiano su cinque oggi vive all’estero), il Jrs svolge un’efficace attività di accoglienza e tutela degli irregolari operando in due centri di confine, a Dagobon e nella città gemella dominicana di Wamament per prevenire abusi e violenze. Facile prevedere nelle prossime settimane l’aumento dei flussi. L’emergenza si sposterà e il Jrs, al servizio della congregazione, sta predisponendo, nella capitale e fuori, strutture per l’accoglienza della popolazione. In queste ore sta aiutando diverse ong ad entrare nella parte più disperata dell’ isola.

L’impegno del Mlal

Il concetto di sicurezza alimentare è una delle vie che le ong di ispirazione cristiana stanno percorrendo per aiutare i piccoli agricoltori a raggiungere l’autosufficienza almeno in famiglia e conquistare una relativa autonomia nella compravendita dal giogo degli intermediari e della grandi aziende. Il Progetto Mondo-Mlal, Movimento laici America Latina di Verona, membro della Focsiv, stava giusto per concludere il progetto "Piatto di Sicurezza" con l’ong locale Cresfed, a Leogane, 50 chilometri ad est dall’epicentro.

"Ad ora – spiega la portavoce Lucia Filippi – non sappiamo cosa ne sia di tutti gli insediamenti informali costruiti sulle pendici della catena montuosa che segue la costa, proprio verso la zona dell’epicentro, né se sia ancora in piedi il nuovo Centro di produzione agricola costruito con il Progetto per impiantare nuove colture e modifcare l’alimentazione. Se tutto funziona, almeno quella parte dell’isola in queste ore non ha problemi d i cibo". Il sisma ha raso al suolo la parte bassa della capitale, il sistema nervoso del paese più povero dell’emisfero occidentale, ma il black out delle comunicazioni rende impossibile sapere cosa sia accaduto nel resto di Haiti. E nella capitale, Martino Vinci, 42 anni, originario di Martina Franca (Taranto), responsabile dell’area Centramericana teme per le prossime ore.

"Era stato già difficile recuperare un po’ di normalità in quest’ultimo anno a Port au Prince. C’erano segnali della riorganizzazione di gang legate al narcotraffico e alle estorsioni. Figuriamoci ora, in queste circostanze aumentano esponenzialmente gli sbandati e quelli senza scrupoli.

Intanto si è appreso ieri che il capoprogetto Nicolas Derenne, 30 anni, belga e per anni residente a Venezia, è al sicuro presso l’Ambasciata francese.

Adesso bisogna vedere cosa succederà al nuovo progetto del Mlal, fresco di approvazione della Commissione Europea. Il nuovo programma per prevenire la migrazione illegale dovrebbe svilupparsi a partire da marzo in una zona di frontiera con la Repubblica Dominicana, a Fonds-Verrettes, città ai piedi di colline deforestate e devastata nel maggio 2004 dall’uragano Gianna e nel settembre 2008 dal passaggio di ben quattro uragani di seguito.

"Al disastro ambientale – prosegue Filippi – si è aggiunta la mancanza assoluta di lavoro per i giovani che, in questa regione poverissima, sono costretti ad emigrare nella Repubblica Dominicana". Grazie a un finanziamento della Provincia Autonoma di Trento, Mlal ha realizzato una pubblicazione sulla frontiera tra Haiti e Dominicana dal titolo "Terra di Mezzo" per denunciare cosa accade. Il terremoto potrebbe far crescere il flusso degli irregolari.

"Quando alla tv hanno detto che in città mancava la luce – spiega l’autore del volume, Enrico Vagnoni, oristanese, appena rientrato in Italia – ho quasi sorriso perché a Port au Prince, da sempre, la luce va e viene e solo in alcune zone della città, già da decenni fatiscente, arroccata sul pendio di una collina bucata, dove gli edifici si accavallano privi di qualsiasi caratteristica antisismica". Una tragedia annunciata. Con questo orrore il mondo ha scoperto Haiti, i volontari sperano che ora non la dimentichi.

La fondazione Rava

Era un vecchio albergo in disuso a Petionville, nei sobborghi di Port au prince, la capitale haitiana. Grazie al contributo di tanti benefattori pubblici e privati, compresi artisti e personaggi dello spettacolo, nel 2006 è stato convertito in ospedale pediatrico dalla Fondazione Francesca Rava di Milano, che rappresenta in Italia Nph, Nostros pequeños hermanos, in italiano i nostri piccoli fratelli, un’associazione creata nel 1954 dal prete cattolico statunitense William Wasson per aiutare gli orfani.

Dopo il terremoto che ha sconvolto Haiti l’ospedale Saint Damien è stato seriamente lesionato e i circa 200 piccoli pazienti sono stati trasferiti in una grande tendopoli.

"L’ospedale – spiega Chiara Del Miglio della Fondazione Rava, presente nell’isola caraibica da oltre 20 anni con diverse strutture per l’infanzia – è l’unica realtà sanitaria ancora funzionante nonostante gli ingenti danni e al momento è l’unico sull’isola ad avere due sale operatorie funzionanti. È stato praticamente preso d’assalto da centinaia di feriti. Il muro di cinta è crollato, così affluiscono centinaia di feriti. Abbiamo allestito delle tende all’esterno per cercare di soccorrere più gente possibile. Il nostro ospedale è pediatrico, ma stiamo accogliendo anche gli adulti al pronto soccorso".

Ogni giorno al Saint Damien venivano ricoverati almeno 100 piccoli degenti in day hospital, mentre il numero complessivo dei pazienti operati e curati da ogni tipo di malattia, in particolare da quelle dovute alla malnutrizione, è arrivato a toccare quota 25 mila. L’ospedale è diretto dal prete cattolico nordamericano Rick Frechette, che in questi giorni era tornato a casa per assistere la madre morente. Ieri è riuscito a raggiungere l’aeroporto di Santo Domingo ed è in attesa di passare la frontiera. Resta invece operativo l’orfanotrofio dei Piccoli angeli di Konscoffe, sulle montagne a 30 chilometri dalla capitale quindi lontano dall’epicentro del sisma, fondato 30 anni fa, dove vengono accolti 600 bambini che hanno perso i genitori o sono stati abbandonati.

È crollato il centro di accoglienza volontari, dove è morto un giovane americano di 23 anni, mentre gli italiani sono tutti in salvo. Non si ha notizia invece delle 17 scuole di strada aperte negli slum per accogliere ogni giorno 5000 bambini tra i più poveri. Ma è molto probabile che siano crollate. Doveva essere inaugurata il 3 febbraio Francisville, la città dei mestieri, realizzata con l’aiuto di imprenditori italiani per formare meccanici e panificatori. La struttura non ha subito danni, ma è tutto rinviato.

La Fondazione si è subito mossa per inviare aiuti. "Ieri mattina – sottolinea Del Miglio – è partita una prima missione con un’equipe di 12 medici italiani volontari. Abbiamo inviato anche garze, acqua, sacchi per i cadaveri e quanto altro ci è stato chiesto dai nostri volontari sul posto". Ora a Milano si sta preparando una seconda missione di aiuti.

Paolo Lambruschi

 

 

 

 

 

15 Gennaio 2010

Unisono squassato del mondo

Per spegnere l’inferno

Scene di inferno: le abbiamo viste e le vediamo, in internet e in televisione, le raccontano i reporter. E la discesa a Port-au-Prince ha i toni di una perigliosa discesa infera dal piccolo charter noleggiato faticosamente a Santo Domingo dalla troupe di una tv americana. Nelle riprese, l’approssimarsi all’inferno: le case crollate, i palazzi sventrati, voragini e in giro poche persone, quasi tutte a piedi. E poi, in un montaggio da incubo, alle immagini si fondono le frasi riportate, sentite o lette, la terra che ondeggia, la fitta nube di polvere che copre ogni cosa, tanta gente che stringe tra le braccia i corpi dei propri cari. Il fatto che quelle braccia e quei volti e quei cadaveri siano pressoché universalmente neri rende più angoscioso l’incubo: nella loro pelle nera c’è un precedente inferno nel quale l’uomo bianco – dall’età della conquista spagnola e francese e poi della pirateria inglese fino a oggi – ha fatto di quella gente bellissima una popolazione disperata, la più povera del mondo occidentale.

Poi, accanto, anzi attorno alla tragedia, un fiume di notizie di segno inverso: i social network che vincono il black out telefonico, le voci che subito annunciano, comunicano, mettono in contatto, una frenesia immediata nella reazione del mondo. I primi gruppi che arrivano nella capitale rasa al suolo, medici, paramedici, attrezzature per creare ospedali da campo, un tam-tam incessante in tutto il globo, un messaggio ossessionante e litaniante, una sommessa e inconscia preghiera globale.

Accadono cose senza tregua, il mondo pare muoversi all’unisono, un unisono paradossale, disordinato, squassato dal terremoto.

Accade qualcosa, nella tragedia, qualcosa di antico e qualcosa di nuovo e strano.

Accade l’angoscioso e spontaneo dilemma espresso e risolto ieri in un abbraccio dolente e vitale da Davide Rondoni: o maledire Dio o pregarlo (ed è naturale per ogni credente conoscere anche una parte dell’uomo che si ribella a Dio, senza la quale molto spesso avrebbe avuto poco senso accettarlo, e a volte desiderarlo). Ma il dilemma, che ci assedia, non è tutto. Accade, dolorosa, umile e potente, la preghiera consapevole e tutta offerta. E accade l’azione di chi magari non si sofferma sul senso che può avere una simile sventura, sul suo significato profondo ("O Dio o il nulla governano il mondo"), ma si mette immediatamente in comunicazione con l’inferno per spegnerlo, non annullarlo ma attenuarne le devastazioni. Migliaia di uomini pratici e forse poco propensi al pensiero, che, per natura altruistica (esistono tali nature), per elementare istinto di solidarietà si mettono in moto.

Così il dilemma s’inscrive in un contesto più vasto, imprevedibile, ricco e sorprendente: tanti uomini, di importanza mondiale come capi di Stato o delle Nazioni Unite, o del tutto sconosciuti, militari, tecnici, volontari, che senza porsi alcuna domanda si buttano al lavoro, al computer, al telefono, a raccogliere fondi, voci, appelli, o sbarcando con attrezzature sofisticate come siamo abituati a vedere in guerra…

Accadono uomini che si lanciano verso l’eroica resistenza all’inferno, nel sogno di una ricostruzione impossibile (la vita umana non si restituisce in terra), ma che adombra la fede in qualcosa che superi la tragedia stessa, obbedendo, senza saperlo, al sogno che espresse in pieno Novecento il poeta Dylan Thomas: "E la morte non avrà dominio".

Roberto Mussapi

 

 

 

 

 

14 Gennaio 2010

Il dolore e il grido

E noi apriamo le nostre palme vuote

La tragedia di Haiti lascia senza fiato. Gigantesca. Più di quanto si immaginava. Il numero delle vittime imprecisato, si parla di decine e decine di migliaia. In una parte di un’isola già povera e provata da miseria e fatica di vivere, si è abbattuta una sventura che lascia attoniti. Come se a sventura si aggiungesse sventura in un baratro senza fondo. Haiti, nome esotico e di buia miseria. Nome di terra lontana. Di popolo provato e povero. E il fiato non si sa dove prenderlo. Se metti la faccia tra le mani, il respiro non torna. E se anche ti volti da un’altra parte, il respiro non torna. E se ancora maledici i terremoti, non torna. Come non tornano le decine di migliaia di innocenti. I bambini e le donne. Come non tornano i sepolti vivi.

Un raddoppiamento di male. Di sventura. Un raddoppiamento di catastrofe. Una insistenza del dolore e della mancanza di fiato. Come se nessun "perché" gridato in faccia a nessuno e nemmeno gridato in faccia al cielo potesse esaurire lo sconforto, e la durezza che impietrisce davanti al disastro e alle immagini di disastro. Nessun "perché" rigirato nelle mani, nessuna domanda ricacciata in gola, può esaurire l’inquietudine. Una doppia ingiustizia. Una moltiplicata sventura. Anche il cuore più sordo sente il grido di questa sventura. Anche il cuore più duro si crepa davanti alla morte che domina così apertamente, così sfacciatamente. Anche l’anima che non sospira mai, sente il fiato che si tira. Il fiato che non arriva. Il fiato che si rompe.

Quasi non si arriva nemmeno alla domanda, lecita, urgente di cosa si può fare, di fronte a questa tragedia. Quasi non si arriva a formulare nessuna domanda su cosa fare, perché si rimane inchiodati a una domanda più forte, più radicale: cosa possiamo essere? Sì, insomma, cosa si è, cosa è essere uomini davanti a questi eventi? Perché sembra quasi che ogni forza nostra, ogni umana dignità siano annullate. Radiate. Come se esser uomini davanti a tali tragedie sia quasi una cosa grottesca. Tappi di sughero nel mare in tempesta. Formiche in balìa della strage, come diceva Leopardi di fronte al Vesuvio sterminatore.

Da dove riprendere fiato, umanità, dignità davanti a tale strage? Non c’è altra possibilità: davanti a questo genere di cose, o si prega o si maledice Dio. O si è credenti o si diventa contro Dio. Una delle due. E se il cristiano dice di esser quello che prega, invece di esser l’uomo che maledice, non lo fa per sentimentalismo. Non lo fa per comodità. Anzi, è più scomodo. Molto più scomodo. Ma più vero. Perché quando il mistero della vita sovrasta – nella sventura come nelle grandi gioie – è più vero aprire le palme vuote, o piene di calcinacci o di sangue dei fratelli e dire: tienili nelle tue braccia. Tienili nel Tuo cuore. Perché noi non riusciamo a conservare nemmeno ciò che amiamo. Perché la vita è più grande di noi, ci eccede da ogni parte, e la morte è un momento di eccedenza della vita. Un momento in cui la vita tocca fisicamente il suo mistero.

La natura non è Dio. In natura esistono anche i disastri. Come gli spettacoli e gli incanti. Ma la natura non è Dio. Non preghiamo la natura, che ha pregi e difetti, come ogni creatura. Preghiamo Dio creatore di abbracciare il destino delle vittime. Il destino triste di questi fratelli. Che valgono per Lui come il più ricco re morto anziano e sereno nel proprio letto. Che ci ricordano, nel loro dolore, che non siamo padroni del destino.

Davide Rondoni

 

 

 

 

2010-01-14

14 Gennaio 2010

INIZIATIVA CEI

Il 24 gennaio raccolta di fondi

in tutte le chiese italiane

Il prossimo 24 gennaio si effettuerà in tutte le chiese italiane una raccolta straordinaria di fondi per soccorrere la popolazione di Haiti duramente colpita dal terremoto. E' quanto ha deciso la Conferenza Episcopale Italiana (Cei) che invita inoltre ad aderire alla sottoscrizione promossa dalla Caritas Italiana secondo le modalità che potete trovare nell'apposito avviso che pubblichiamo in testa alla colonna centrale di questo sito.

"L’immane tragedia che in queste ore ha colpito la popolazione di Haiti - dice la nota con cui la Cei comunica questa iniziativa - provocando decine di migliaia di morti chiama tutti alla solidarietà per venire incontro ai bisogni più immediati. Pertanto, raccogliendo l’accorato invito del Santo Padre, domenica 24 gennaio 2010 in tutte le chiese d’Italia si terrà una raccolta straordinaria indetta dalla Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana a sostegno delle popolazioni colpite dal terremoto nell’isola caraibica.

 

 

 

 

13 Gennaio 2010

I SOCCORSI

La Caritas lancia la colletta

La Caritas Italiana lancia un appello per l'emergenza vittime del terremoto di Haiti. È un'"enorme catastrofe, migliaia le vittime. I danni sono enormi" afferma l'organizzazione che si è già attivata per gli aiuti anche a livello locale. Haiti - ricorda - è il paese più povero dell'America Latina ed è periodicamente provato da calamità naturali e crisi sociali. Dei circa nove milioni di abitanti, su una superficie che è poco più di quella della Sicilia, oltre la metà vive con meno di un dollaro al giorno.

La Caritas di Haiti, nata nel 1975, oltre ai consolidati impegni in settori fondamentali come l'alimentazione, la salute, l'educazione e l'abitazione, lo sviluppo integrale, si è sempre attivata in ogni emergenza e anche in questa occasione ha avviato aiuti d'urgenza, in coerenza con quella che il suo presidente, Mons. Pierre Andrè Dumas, vescovo di Anse--Veau et Miragone, ha definito "una pastorale samaritana, di prossimità, attenta alle piccole comunità, con una rinnovata opzione per i più poveri".

La Caritas Italiana da anni sostiene la Chiesa locale - in particolare per le emergenze e per interventi di promozione della donna e di economia solidale - ed ha prontamente manifestato vicinanza e solidarietà. In collegamento costante con l'intera rete Caritas, lancia un appello per poter contribuire alla realizzazione del piano d'emergenza. Per sostenere gli interventi in corso si possono inviare offerte a Caritas Italiana tramite

C/C POSTALE N. 347013

specificando nella causale: Emergenza terremoto Haiti

Offerte sono possibili anche tramite altri canali, tra cui:

- UniCredit Banca di Roma Spa, via Taranto 49, Roma

Iban: IT50 H030 0205 2060 0001 1063 119

- Intesa Sanpaolo, via Aurelia 796, Roma

Iban: IT19 W030 6905 0921 0000 0000 012

- Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma

Iban: IT29 U050 1803 2000 0000 0011 113

- CartaSi e Diners telefonando a Caritas Italiana tel. 06

66177001 (orario d'ufficio).

La Croce Rossa. La Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa ha immediatamente allertato il proprio Centro Logistico di Soccorso che si trova a Panama per fronteggiare il terribile terremoto che ha colpito Haiti. Una squadra di valutazione è stata inviata sul luogo del disastro ed un primissimo stanziamento di 1,7 milioni di Euro è stato effettuato per venire incontro alle prime

necessità. Tutte le 186 Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa sono state poste in stato di allarme per l'organizzazione di un ponte aereo per inviare soccorsi sanitari, viveri, coperte e tende.

La Croce Rossa Italiana fa appello alla solidarietà degli italiani per sostenere questo intervento di aiuto umanitario. I contributi finanziari, raccolti dalla CRI, saranno impiegati a sostegno delle attività di assistenza alle popolazioni terremotate, in stretta collaborazione con la Croce Rossa haitiana e la Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa.

Unicef. "Nonostante i gravi danni subiti ai propri uffici a Port-au-Prince, l'Unicef si è subito attivato per fornire un aiuto immediato alle vittime del terremoto che ha colpito oggi Haiti". È quanto afferma il Presidente dell'Unicef Italia Vincenzo Spadafora. "In coordinamento con le altre agenzie delle Nazioni Unite presenti aggiunge - l'Unicef fornirà gli aiuti necessari per garantire accesso ai servizi igienici, all'acqua potabile e all'assistenza sanitaria di base". "È necessario - prosegue Spadafora - che i bambini, i più vulnerabili in caso di catastrofi naturali, siano protetti. Già da queste prime ore chiediamo a tutti i donatori e alle aziende di sostenere la nostra raccolti fondi per le vittime del terremoto di Haiti. È un forte appello che rivolgiamo all'opinione pubblica: non lasciamo soli i bambini di Haiti".

 

 

 

 

 

13 Gennaio 2010

PORT-AU-PRINCE

Terremoto devasta Haiti

Il premier: "Forse centomila le vittime"

Un fortissimo terremoto ha colpito la capitale di Haiti, distruggendo molti edifici come il palazzo presidenziale e seppellendo, sotto le macerie, migliaia di persone. Un palazzo di cinque piani delle Nazioni Unite è crollato ieri a causa del terremoto di magnitudo 7, il cui epicentro si è verificato a soli 16 chilometri da Port-au-Prince, il più violento a colpire la povera nazione caraibica in oltre 200 anni.

Il premier di Haiti ha fatto la sua catastrofica previsione, sul possibile bilancio del devastante terremoto, in un'intervista telefonica oggi con la rete televisiva Cnn. Alla richiesta di fare una stima delle dimensioni della tragedia il premier haitiano ha risposto che i morti "potrebbero essere oltre 100 mila".

Le immagini trasmesse da Reuters television da Port-au-Prince, una città di 1 milione di persone, mostrano caos nelle strade, con centinaia di persone in lacrime e in preda al panico tra le macerie.

Uffici, alberghi, case e negozi sono crollati. Del palazzo presidenziale è rimasta la cupola sopra un cumulo di macerie.

Le Nazioni Unite hanno fatto sapere che molti membri del proprio staff che lavoravano nell'isola risultano ora dispersi dopo che anche il quartier generale dell'Onu è crollato. Un portavoce della Farnesina ha detto a Reuters che "verifiche su eventuali italiani coinvolti sono in corso, ci sono grosse difficoltà di comunicazione con il Paese al momento".

Haiti, il paese più povero dell'emisfero occidentale, non è ben attrezzato per rispondere a simili disastri. "Rivolgo un appello al mondo, specialmente agli Stati Uniti, a fare quel che fecero per noi nel 2008 quando quattro uragani colpirono Haiti", ha detto Raymond Alcide Joseph, ambasciatore di Haiti a Washington, in un'intervista alla Cnn. All'epoca gli Usa mandarono una nave ospedale al largo di Haiti.

Una nuvola nera. "Tutta la città è una grande nuvola nera. Ci sono migliaia di persone sedute per strada che non sanno dove andare", ha detto Rachmani Domersant, manager della fondazione di beneficenza Food for The Poor. "La gente sta correndo, urlando, piangendo". L'intera città è al buio, ha aggiunto Domersant. Nel quartiere collinare di Petionville, non si vedono né polizia né mezzi di soccorso. "La gente sta cercando di tirare fuori le persone dalle macerie con delle torce elettriche. Centinaia di morti? Significherebbe sottovalutare la situazione".

Funzionari Onu hanno detto che le normali comunicazioni sono interrotte e l'unico modo per parlare con la gente sul posto è via telefono satellitare. Le strade sono ricoperte di macerie.

Il terremoto è stato avvertito anche nella base navale di Guantanamo, a Cuba, dove sono detenuti 198 sospetti di terrorismo, ma il Chief Petty Oficer Bill Mesta ha fatto sapere che non ci sono stati danni alla prigione.

Dale Grant, geofisico dell'Us Geological Survey a Golden, Colorado, ha definito quello di oggi il peggior terremoto dal 1770. "In quella zona ci sono stati due terremoti simili, nel 1751 e nel 1770, ma da allora mai si era verificato qualcosa di simile", ha detto Grant.

La terra non ha mai smesso di tremare ad Haiti. Dopo la prima scossa devastante di magnitudo

7,3 alle 16,53 locali (le 20,53 in Italia) ne sono seguite altre 31 di intensità compresa tra 5,9 e 4,2 gradi della scala Richter. L'ultima è stata registrata alle 2,23 (le 8,23 in Italia) Lo riferisce il Servizo Geologico statunitense (Usgs).

Gli italiani. Gli italiani presenti a Haiti sono circa 190 e al momento non si ha notizia che alcuno di loro sia rimasto coinvolto nel terremoto che ha devastato il Paese. Lo ha riferito il capo dell'Unità di crisi della Farnesina, Fabrizio Romano, intervenendo a Radio anch'io. "Al momento non risultano connazionali coinvolti ma la mancanza di informazioni non vuol dire che non ce ne siano", ha avvertito Romano. Il capo dell'Unità di crisi ha spiegato che gli italiani residenti a Haiti sono 180 a cui se ne aggiunge una decina che ha segnalato la propria presenza a "Dove siamo nel mondo".

Gli aiuti. Gli Stati Uniti si sono immediamente mobilitati per portare aiuto al paese, ma il portavoce del dipartimento di Stato ha sottolineato che al momento è difficile, con le comunicazioni ancora difficilissime, dare una valutazione della situazione: "chiaramente il bilancio delle vittime sarà molto pesante - ha detto Philip Crowley - una delle questioni principali è capire quale sia la situazione dell'aeroporto e quando e come possiamo iniziare ad mandare aerei con i soccorsi". Il segretario di Stato Hillary Clinton ha parlato di "terremoto catastrofico" e poi il presidente Barack Obama ha inviato un messaggio in cui promette un intervento immediato di aiuto. Il presidente Usa Barack Obama ha rivolto i suoi "pensieri e le sue preghiere" alle persone di Haiti e ha immediatamente promesso aiuti da parte degli Stati Uniti. La Inter-American Development Bank ha garantito immediatamente 200.000 dollari come aiuti umanitari.

Due aerei francesi con aiuti e squadre di soccorso sono in partenza oggi per Haiti. Lo hanno reso noto fonti ufficiali a Parigi, precisando che un aereo decollerà da Fort-de-France e l'altro da Marsiglia. Il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini, ha spiegato che l'italia "non lesinerà sforzi per essere in concreto vicina alla popolazione haitiana, e naturalmente agli italiani presenti nell’area del terremoto". Il governo venezuelano ha annunciato l’invio di "una squadra di aiuto umanitario" composta di cinquanta uomini con beni alimentari e medicinali.

Morto l'arcivescovo della capitale. Il corpo senza vita di mons. Serge Miot, arcivescovo della capitale Port-au-Prince, è stato ritrovato sotto le macerie dell'arcivescovado. Lo riferisce l'agenzia missionaria Misna che cita i missionari della Società di Saint Jacques, presenti in Haiti da oltre 40 anni. "Si è inoltre senza notizie - afferma la stessa fonte - del vicario generale, mons. Benoit".

 

 

 

 

 

13 Ottobre 2010

IL RACCONTO DEI TESTIMONI

Urla e pianto da sotto le macerie

Il nunzio: "È stato tutto cancellato"

"Ho girato Port-au-Prince come potevo. Il centro è completamente distrutto. La bella cattedrale è ridotta ad un cumulo di cemento, tranne qualche parete ancora in piedi. L’arcivescovado è totalmente raso al suolo. Distrutte tutte le chiese anche nella provincia. Sembra che non si sia mai vista una devastazione del genere. Nemmeno in televisione!". La drammatica testimonianza è dell’arcivescovo Bernardito Auza, filippino, da meno di due anni nunzio apostolico in Haiti, a cui Avvenire ha potuto fare un'intervista che uscirà integralmente su Avvenire in edicola domani. "Ho visitato – riferisce – il presidente della repubblica e la signora Preval. Sono vivi, ma scioccati. Il palazzo presidenziale è crollato poco dopo che ne erano usciti e la loro casa è crollata un paio di secondi prima che la signora vi entrasse. Sono accampati presso il loro garage. Il presidente è uscito in motorino per visitare gli ospedali e constatare i danni". "Tutte le grandi chiese – ripete – e tutti i seminari sono ridotti in macerie. Centinaia di sacerdoti e seminaristi sono sotto le macerie. Tutti i ministeri, tranne quello della cultura, sono distrutti". Sono ridotti al nulla il parlamento con i senatori, le scuole con i bambini, i supermercati. Anche il quartier generale della Minustah (sede dell’Onu per l’aiuto ad Haiti) "è ridotto ad un cumulo di cemento, con centinaia di persone che risultano intrappolate, tra queste il Capo delegazione Hedi Annabi". Auza racconta di aver visto preti e suore per strada, senza più case. Ovunque – aggiunge - si sentivano grida da sotto le macerie".

Le altre testimonianze

Urla di chi cerca i familiari, folla per strada disperata, gente ferita che cerca soccorsi. Una cronaca drammatica quella fatta da Fiammetta Cappellini, responsabile dell'Avsi (Associazione Volontari per il Servizio Internazionale) in Haiti e raccolta dalla Misna, e una delle poche testimonianze uscite da una città rimasta isolata dal resto del mondo. "Qui è ancora notte - ha raccontato la Cappellini - siamo tutti per strada, si sentono le urla di chi cerca familiari, parenti, amici; i soccorsi non sono mai partiti perchè subito le macerie hanno impedito qualunque spostamento nelle tre ore successive il terremoto, poi è calato il buio e la città, per tre quarti storicamente senza illuminazione, è rimasta drammaticamente immobilizzata; a cercare i sopravvissuti è la gente comune, gli unici mezzi a operare anche grazie a cellule fotoelettriche sono quelli della Minustah, la missione locale dell'Onu".

"Uscendo da lavoro - ha proseguito il racconto l'operatrice umanitaria - ho attraversato la route de Delmas una delle strade principali; una casa su tre era distrutta, per strada tante persone ferite dai calcinacci di case crollate che cercavano di raggiungere gli ospedali; il sisma ha colpito verso le 17, un'ora dopo la chiusura degli uffici e della maggior parte dei posti di lavoro. In tanti hanno trovato le proprie case distrutte, i familiari scomparsi, noi stessi abbiamo aiutato quattro fratellini rimasti senza genitori, uno di loro ferito gravemente". Il racconto procede a singhiozzi, grazie a un collegamento Internet di fortuna, l'unico a quanto pare funzionante in questo momento: "Telefoni e cellulari non funzionano, sembra anche che siano saltate le trasmissioni di televisione e radio. Ma adesso quello che ci preoccupa di più è quello che troveremo quando sorgerà il sole. Con i miei occhi ho visto il commissariato di Delmas completamente crollato così come la prigione minorile, sono andati distrutti anche la cattedrale, la sede dell'Unione Europea, il palazzo presidenziale; una nota governativa ha riferito che il presidente è sano e salvo. Gravemente danneggiato il palazzo dell'Onu".

Dal racconto emerge un dramma di cui ancora non si conoscono i confini che ha colpito il paese più povero d'America, gli ultimi tra gli ultimi: "Appena fatto giorno andremo a Martissant. È la zona che ci preoccupa di più. Dalle notizie in nostro possesso tutto il centro città è stato pesantemente colpito: Canape vert, Delmas, Bourdon, Petionville? Adesso devo chiudere, provare a riposare un pò per poter aiutare tra qualche ora".

"Nou atè nèt", "Siamo a terra", racconta padre Andre Siohan, dei missionari di Saint Jacques, una congregazione francese, che dalla capitale haitiana Port-au-Prince manda notizie qualche ora dopo terremoto che ha colpito la città. "Sono stato in centro città stamani per visitare le comunità religiose amiche: la zona è totalmente devastata e ci sono migliaia di vittime. È terribile. Tutti noi stiamo bene, ma siamo senza notizie di alcuni nostri seminaristi. Qualcuno è ferito, forse qualcuno è morto.Pregate per noi" scrive in una e-mail il missionario, che riesce a comunicare soltanto grazie a un sistema satellitare.

Per telefono, alla Misna continua il racconto un confratello di Siohan, padre Pierre Le Beller, tornato in Francia dopo circa trent'anni di lavoro in Haiti. "Sotto le tende allestite nel giardino della nostra casa danneggiata dal terremoto, si trovano in questo momento i nostri confratelli, alcuni seminaristi, amici e vicini del quartiere di Pacot. Temiamo unnumero altissimo di feriti: la vera emergenza sarà quella di curarli" dice Le Beller, sottolineando che già in tempi normali i servizi ospedalieri sono carenti, nel paese più povero della zona caraibica. "I racconti sono raccapriccianti, si sentono le urla e i pianti di gente ferita, ci chiediamo quanti sono intrappolati sotto le macerie? Ci dicono che la cattedrale è crollata, così come il Palazzo nazionale e quello dell'Onu, un edificio a cinque piani, sulla strada che porta verso il quartiere residenziale di Petionville".

È difficile, per padre Le Beller, andare avanti nel riferire le notizie, soprattutto quelle della distruzione del Centro Caritas nel centrale quartiere di Saint Antoine, una struttura di aiuto, accoglienza e reinserimento di ragazzi di strada che lui stesso aveva creato e al quale aveva dedicato anima e corpo. Per fortuna, per ora, sembra che tutti i giovani del centro siano vivi. Haiti è terra originaria di missione per la "Societè des petres de Saint Jacques", fondata nel 1966 da monsignor Francois Poirier, allora arcivescovo di Port-au-Prince. Oggi sono circa una ventina i missionari consacrati nel paese e una ventina i seminaristi.

 

 

 

 

13 Gennaio 2010

LA TESTIMONIANZA

Il fotografo: "Hanno retto le bidonville

Nel silenzio solo i canti dei vivi"

"Una catastrofe assoluta": così Roberto Stephenson, fotografo romano con parte della famiglia di origine haitiana, che vive e lavora nella repubblica caraibica da anni, descrive quello che ha visto quando, abbandonata la macchina, si è avventurato a piedi del centro di Port au Prince poco dopo il terremoto. "Tutto era per terra, i tetti erano al suolo, in mezzo alla strada c'erano morti, madri che cercavano i figli, e centinaia di persone che cantavano inni religiosi e pregavano", dice Stephenson raggiunto telefonicamente dall'Ansa. Sua moglie e sua figlia stanno bene, ma la casa a Petionville, in collina poco fuori dalla capitale è inabitabile, pur essendo rimasta in piedi. Parla dalla casa di parenti.

Al momento della scossa egli si trovava a Montagne Noir, località sulle alture attorno alla capitale, dove si sta costruendo una casa. "Ero accovacciato in giardino a lavorare, quando ho sentito come se qualcuno mi desse una spinta alle spalle, tentando di farmi cadere. Mi sono girato, e non c'era nessuno. È stato allora che ho visto i muri di recinzione e quelli della casa che oscillavano, come stessero per spezzarsi. Mai vista una cosa del genere". A quel punto, Stephenson ha preso la macchina, per correre a Petionville. I familiari stavano bene, così è andato verso ilcentro della città per vedere se amici che abitavano lì stessero anche loro bene. "A un certo punto non si camminava più in auto. Ho proseguito a piedi. È stato allora che ho visto la catastrofe assoluta", spiega, aggiungendo: "Ieri sera non c'erano soccorsi, nessuna sirena, solo questi canti. Ho visto un'auto di Medecin Sans Frontieres e una della Croce rossa, ma anche loro erano cauti, perchè una vettura era stata assaltata dai feriti, ce n'erano dappertutto".

Stamane le sirene si sono fatte sentire così come gli elicotteri, racconta, spiegando come sulle alture i danni siano pochi, e come paradossalmente le bidonville sulle colline abbiano resistito al sisma. "I poveri qui costruiscono in eccesso di cemento armato, quindi le case hanno tenuto", osserva. Lui che è fotografo di architettura e abile narratore in immagini di volti - ad Haiti ha aperto un'accademia di fotografia e ha rappresentato il suo paese adottivo in competizioni internazionali - non se la sente di fare foto per i media, in questo momento in cui sarebbero assai richieste:"Questa è una tragedia totale, ci sono tutti questi morti, l'idea di fare soldi facendo foto... proprio non me la sento".

 

 

 

 

13 Gennaio 2010

USA

Esperti avevano lanciato allarme

su possibile sisma devastante

Alcuni esperti - riporta oggi il sito della Cnn - da tempo lanciavano l'allarme sulla possibilità di un fortissimo terremoto nell'isola di Ispaniola, che Haiti divide con la Repubblican Dominicana.

In uno studio presentato alla 18esima conferenza geologica dei Caraibi nel marzo del 2008 cinque scienziati parlarono di "un enorme rischio sismico" in corrispondenza di una faglia che si trova nel sud

dell'isola, la faglia di Enriquillo-Plaintain Garden dove si è verificato appunto ieri il sisma di magnitudo 7. "Eravamo molto preoccupati" ha ricordato Paul Mann, ricercatore dell'università del Texas che era uno degli autori dello studio, sottolineando comunque quanto sia "difficile predire" l'esatto verificarsi di una scossa di questa intensità. "Fenomeni di questo tipo possono rimanere silenti per centinaia di anni" ha aggiunto. I sismologi sottolineano come il terremoto avvenuto ieri sia infatti il più potente degli ultimi 200 anni.

Nel 2004 altri due geologi avevano invece sottolineato i rischi di un'altra faglia, che si trova nella parte nord dell'isola, lungo la valle di Cibao nella repubblica Domenicana. "Questa è una delle zone sismische più attive del mondo, i sismologi non dovrebbero essere sorpresi da questo terremoto" ha dichiarato Jian Lin del Woods Hole Oceanographic Institution in Massachusetts.

L'epicentro del sisma è stato registrato a pochi chilometri dalla capitale Port-au- Prince, in corrispondenza appunto con la faglia Enriquillo-Plaintain Garden simile nella struttura a quella di San Andreas, con le placche che si muovono una verso l'altra in direzione orizzontale. "L'isola di Hispaniola è stretta tra due placche tettoniche - spiega Michael Blanpeid, coordinatore dell'ufficio rischi sismici dell'istituto geologico statunitense - la placcha del Nord America e quella caraibica, che stringono l'isola". Nella zona caraibica sono stati registrati decine di terremoti dell'intensità di quello avvenuto ieri, a Portorico, nella Virgin Island ed ad Hispaniola: il più recente potente sisma, magnitudo 8, l'ha colpita nel 1946 quando si verificò anche un'onda di tsunami. Ma il più forte terremoto ricordato nell'area di Port-au-Prince risale al 1770.

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CORRIERE della SERA

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http://www.corriere.it

2010-01-26

nELL'ISOLA cresce l'emergenza per le persone costrette in ripari di fortuna

Ad Haiti un milione di sfollati

mancano 200mila tende

Spari in aria dei soldati Usa per sedare le risse durante la distribuzione di cibo

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(Afp)

(Afp)

MILANO - Dopo due settimane l'emergenza ad Haiti la si misura anche con i numeri: servono al più presto 200mila tende per ospitare il milione di persone sfollate dal terremoto che ha colpito l'isola il 12 gennaio scorso. Di queste la maggior parte è ammassata nella capitale, in ripari di fortuna o nelle tendopoli provvisorie di Port-au-Prince. Per ora solo una frazione delle tende richieste sono nel Paese o in arrivo, affermano le Nazioni Unite nell'ultimo rapporto sulla situazione nell'isola. Il bisogno di tende è particolarmente urgente in vista dell'arrivo della stagione delle piogge, che ha inizio in aprile. Sono inoltre ancora necessari decine di milioni di pasti pronti al consumo e migliaia di persone che hanno dovuto subire amputazioni hanno bisogno di seguire terapie, precisa la nota dell'Ufficio dell'Onu per il coordinamento degli Affari umanitari (Ocha). Il governo - riferisce l'Onu - ha fatto sapere che i movimenti di popolazione verso le zone rurali a nord e ovest di Port-au-Prince sono rallentati. I soccorso sanitari si spostano gradualmente dalle emergenze chirurgiche alle cure di base, mentre continua la distribuzione dell'assistenza a Port-au-Prince e nelle altre zone colpite, quali Jacmel, Carrefour, Leogane e Petit Goave.

LA LOTTA PER IL CIBO - Che la situazioni resti ancora disperata lo dimostra la difficoltà con la quale avviene la distribuzione di acqua a cibo. Malgrado la presenza di migliaia di soldati e di caschi blu, la consegna dei viveri e degli aiuti alla popolazione terremotata di Haiti ha risultati diseguali, con gente che rimane a bocca asciutta malgrado si metta in fila con gli altri, e con risse e tafferugli continui. "Se non riesci a farti valere con la forza, non riesci ad avere nulla", racconta una sopravissuta 19enne, Darling, che ha fatto la fila pazientemente con altri 15mila sfollati nel quartiere di Delmas durante il fine settimana per ricevere il pacco di riso e la bottiglia di olio per friggere che venivano distribuiti, ma alla fine è rimasta con un pugno di mosche. "La maggioranza della gente non ha trovato nulla", dice un altro sopravissuto, che aggiunge: "Nessuno ha condiviso nulla".

COLPI IN ARIA PER SEDARE LE RISSE - A Delmas per esempio la distribuzione è avvenuta sotto la scorta dei soldati americani e dei caschi blu dell'Onu, di fronte ai quali la gente si è accapigliata ogni volta che i sacchi venivano scaricati dai camion, tanto che più volte sono stati sparati colpi in aria. Nella grande favela di Citè Soleil le cose apparentemente sono andate un po' meglio: circa 400.000 persone hanno fatto pazientemente la fila dall'alba e i caschi blu statunitensi e brasiliani hanno distribuito pacchi con riso, fagioli, pasta, salmone e altri beni e ai bambini pacchetti di biscotti. Ma non tutti sono stati accontentati: i 10 camion di aiuti che hanno distribuito viveri a Citè Soleil non sono stati sufficienti: "Il modo in cui distribuiscono il cibo non va bene: secondo me qualcuno prende più di una volta e qualcuno non riceve nulla". Donald Reilly, dell'organizzazione umanitaria cattolica Catholic Relief Services (Crs) che aiuta nella distribuzione nell'accampamento nel campo di golf di Petionville, gestito dai militari Usa, spiega che troppe persone si affollano nel campo per ricevere aiuti, che è pericoloso e che nel campo non ci sono gabinetti. Crs ha deciso di cominciare a distribuire razioni per una settimane per evitare l'affollamento quotidiano di disperati, dividendo il campo in diverse sezioni alla quale ogni famiglia accede con tesserini di diverso colori.

Redazione online

26 gennaio 2010

 

 

 

Il capo della Protezione civile: "La situazione è sotto gli occhi di tutti"

La Clinton contro Bertolaso

"Fa polemiche da dopo partita"

Il segretario di Stato Usa: "Sono come le osservazioni che si fanno il lunedì. Haiti non è L'Aquila"

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La Clinton con il ministro Frattini (Ap)

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WASHINGTON - Hillary Clinton replica a Bertolaso, dopo le critiche del capo della Protezione Civile sulla gestione americana degli aiuti ad Haiti: "Queste polemiche mi sembrano come quelle che si fanno il lunedì mattina sulle partite" del giorno prima. Ma Bertolaso controreplica: le mie erano valutazioni di una situazione che "è sotto gli occhi di tutti", fatte "da un tecnico", e non un attacco agli Stati Uniti che stanno facendo un grande sforzo. "Criticava la mancanza di coordinamento della organizzazioni internazionali".

CON FRATTINI - Il segretario di Stato Usa, ha affrontato la questione durante una conferenza stampa al termine del bilaterale col ministro Frattini. "C'è un grande impegno internazionale per portare gli aiuti ad Haiti", ha aggiunto la Clinton spiegando che però "non è possibile farlo senza un supporto militare". Poi, sempre in polemica indiretta con il capo della Protezione civile, ha ricordato che "ovviamente la logistica di Haiti è diversa da quella dell’Aquila". Il segretario di Stato Usa ha quindi spiegato che, anche nel colloquio con il ministro degli Esteri italiano, si è affrontato il tema. "Frattini ha ricordato che anche l'Italia sta inviando una nave militare" e una squadra di carabinieri.

APPREZZIAMO IL CONTRIBUTO DELL'ITALIA - "La necessità di aiutare Haiti è condivisa e apprezziamo moltissimo il contributo dell'Italia e i suoi consigli. Perché gli aiuti siano efficaci c'è bisogno di un intervento anche militare e per questo apprezziamo l'invio da parte dell'Italia di una unità navale" ha poi aggiunto ancora il segretario di Stato Usa.

PRESA DI DISTANZA DI FRATTINI - Frattini, che aveva già preso le distanze dalla critiche di Bertolaso in un'intervista al Corriere della Sera, durante la conferenza stampa con la Clinton ha ribadito "forte apprezzamento per l’impegno degli Stati Uniti e del suo presidente Barack Obama sulla distribuzione degli aiuti umanitari alla popolazione di Haiti". Il ministro degli Esteri ha poi aggiunto che "l’Italia è stata tra i primi Paesi a contribuire e continueremo a farlo. Con l’invio della portaerei Cavour stiamo portando elicotteri e carabinieri per garantire l’ordine pubblico e cooperare con gli Stati Uniti".

REPLICA BERTOLASO - Bertolaso ha replicato dall'Aquila, dove è tornato dopo la rapida visita ad Haiti, affermando che le sue critiche erano valutazioni di una situazione che "è sotto gli occhi di tutti", fatte "da un tecnico", e non un attacco agli Stati Uniti, che "stanno mettendo in campo uno sforzo importante". Secondo il capo della Protezione civile, la sua era una "critica alla mancanza di coordinamento delle organizzazioni internazionali" che sta lasciando "migliaia di haitiani abbandonati a se stessi". Bertolaso ha poi precisato di non avere "mai paragonato L'Aquila ad Haiti: se lo avessi fatto sarei stato uno sciocco", ha affermato. "Ho solo detto che il modello utilizzato dall'Italia all'Aquila è quello che dovrebbe essere utilizzato in un contesto emergenziale. Non c'è nessuno che comanda e dopo aver girato per tre giorni in città e nei sobborghi, ho constatato che migliaia di persone sono abbandonate a loro stesse". Bertolaso ne ha anche per Frattini, che aveva detto che il suo discorso era stato dettato da un un elemento emotivo. "Respingo l'ipotesi che abbia parlato come reazione emotiva: è noto che sono pagato per stare calmo ma anche per fare le cose per bene".

Redazione online

25 gennaio 2010(ultima modifica: 26 gennaio 2010)

 

 

 

2010-01-25

Dopo le critiche sulla gestione degli aiuti

La Clinton contro Bertolaso

"Fa polemiche da dopo partita"

Il segretario di Stato Usa: "Sono come le osservazioni che si fanno il lunedì. Haiti non è L'Aquila"

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WASHINGTON - Hilary Clinton replica a Bertolaso, dopo le critiche del capo della Protezione Civile sulla gestione americana degli aiuti ad Haiti: "Queste polemiche mi sembrano come quelle che si fanno il lunedì mattina sulle partite" del giorno prima. Il segretario di Stato Usa, ha affrontato la questione durante una conferenza stampa al termine del bilaterale col ministro Frattini.

"C'è un grande impegno internazionale per portare gli aiuti ad Haiti", ha aggiunto la Clinton spiegando che però "non è possibile farlo senza un supporto militare". Poi, sempre in polemica indiretta con il capo della Protezione civile, ha ricordato che "ovviamente la logistica di Haiti è diversa da quella dell’Aquila".

Il segretario di Stato Usa ha quindi spiegato che, anche nel colloquio con il ministro degli Esteri italiano, si è affrontato il tema. "Frattini ha ricordato che anche l'Italia sta inviando una nave militare" e una squadra di carabinieri.

APPREZZIAMO IL CONTRIBUTO DELL'ITALIA - "La necessità di aiutare Haiti è condivisa e apprezziamo moltissimo il contributo dell'Italia e i suoi consigli. Perché gli aiuti siano efficaci c'è bisogno di un intervento anche militare e per questo apprezziamo l'invio da parte dell'Italia di una unità navale" ha poi aggiunto ancora il segretario di Stato Usa.

PRESA DI DISTANZA DI FRATTINI - Frattini, che aveva già preso le distanze dalla critiche di Bertolaso in un'intervista al Corriere della Sera, durante la conferenza stampa con la Clinton ha ribadito "forte apprezzamento per l’impegno degli Stati Uniti e del suo presidente Barack Obama sulla distribuzione degli aiuti umanitari alla popolazione di Haiti". Il ministro degli Esteri ha poi aggiunto che "l’Italia è stata tra i primi Paesi a contribuire e continueremo a farlo. Con l’invio della portaerei Cavour stiamo portando elicotteri e carabinieri per garantire l’ordine pubblico e cooperare con gli Stati Uniti".

Redazione online

25 gennaio 2010

 

 

 

"Si viene qui, si dà un po’ da mangiare, bere e il problema per loro è risolto,"

Bertolaso: "Ad Haiti gli Usa confondono l’intervento militare con l'emergenza"

Il capo della Protezione civile: "Situazione patetica, manca un coordinamento. Troppi show per la tv"

Bertolaso in visita all'ospedale Saint Damien Fondazione Rava a Port-au-Prince (Ansa)

Bertolaso in visita all'ospedale Saint Damien Fondazione Rava a Port-au-Prince (Ansa)

MILANO - "Ci sono enormi organizzazioni coinvolte e moltissimo da fare, ma la situazione è patetica, e tutto si sarebbe potuto gestire molto meglio". Il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, critica duramente la gestione degli aiuti dopo il terremoto di Haiti. E, durante la trasmissione "In mezz'ora" su Raitre, spiega che "il mondo poteva dare prova di poter gestire al meglio una situazione come questa, ma finora non ha funzionato". Riguardo alla massiccia presenza di forze militari Usa, Bertolaso ha aggiunto: "Era inevitabile e indispensabile una forte presenza dell’esercito americano, anche se i 15mila uomini non sono utilizzati in modo migliore. Le navi ospedale, le portaerei, non hanno rapporti stretti con il territorio, con le organizzazioni umanitarie che sono presenti sul posto. Ognuno fa la sua parte, ma in modo svincolato".

TECNICA D'INTERVENTO - "Gli americani - ha aggiunto - tendono a confondere l’intervento militare con quello di emergenza. Manca una capacità di coordinamento, utile per non disperdere gli aiuti che sono stati inviati. È stato fatto uno sforzo impressionante, encomiabile, ma non c’è una leadership. Serve un uomo, serve un Obama che gestisca le emergenze". Ed anche "Clinton che scarica le cassette della frutta" non è servito. "Sarebbe stata la svolta se lui avesse gestito l’emergenza in prima persona, invece se n’è andato". La "tecnica d’intervento" ad Haiti applicata dagli Usa, secondo Bertolaso, è quella già usata in passato a Goma, Ruanda e Cambogia. "Si viene qui, si dà un po’ da mangiare, bere e il problema per loro è risolto, ma è una contraddizione se non si pongono le basi per la vita futura".

BELLA FIGURA - "Troppo spesso - rileva Bertolaso - una volta arrivati sul luogo di un disastro, si pensa subito a mettere un grande manifesto con lo stemma della propria organizzazione, a fare bella figura davanti alle telecamere, piuttosto che mettersi a lavorare per portare soccorso a chi ha bisogno".

 

24 gennaio 2010(ultima modifica: 25 gennaio 2010)

 

 

Intervista - Il ministro degli Esteri parla alla partenza per gli Stati Uniti

Frattini: "Il nostro governo non critica gli sforzi altrui"

"E l’inviato italiano non è il coordinatore del mondo"

ROMA — "Che manchi un livello adeguato di coordinamento è una cosa che abbiamo rimarcato sin dai primi giorni. Ma questo non significa che l’Italia abbia alcuna intenzione di criticare gli sforzi degli Stati Uniti, che la Farnesina ha già definito imponenti, figuriamoci. Né si può francamente pensare che il pur bravissimo Bertolaso sia andato ad Haiti con il ruolo di coordinatore del mondo. Sarebbe fare un torto a lui stesso innanzitutto... ". Franco Frattini è in partenza per Washington. Sui principali dossier internazionali, dall’Iran all’Afghanistan, avrà oggi colloqui con il segretario di Stato Hillary Clinton e il consigliere per la Sicurezza nazionale, il generale James Jones. Prima di rientrare in Europa terrà una lecture alla Johns Hopkins University sul ruolo dell’Italia di fronte alla sfide della sicurezza. Ad ascoltare la lettura che in Italia si dà delle parole di Bertolaso la reazione del ministro degli Esteri è di sorpresa. Gli Stati Uniti "non hanno un partner migliore" del nostro Paese, ha detto pochi giorni fa l'ambasciatore americano a Roma, David Thorne. Eppure Bertolaso ha definito la situazione "patetica" e criticato apertamente gli americani... "Abbiamo deciso di inviare nell’isola una persona di eccezionale professionalità, in grado di coordinare non solo gli aiuti italiani ma anche di mettere a disposizione del governo locale, di quello che ne resta, e soprattutto della Nazioni Unite, una straordinaria expertise, che può essere massimizzata proprio nel momento in cui si manifestano i problemi che il sottosegretario evidenzia ".

E dunque? "E dunque quelle fatte da Bertolaso sono valutazioni logiche e tecniche, non politiche, che non hanno altro intento se non quello di cercare di suggerire soluzioni per migliorare la situazione sul campo. Sono fondate sulla situazione empirica, è sbagliato leggerle contro qualcuno, tanto meno contro gli americani, che in queste ore stanno svolgendo un lavoro importantissimo". Resta il quadro fatto da Bertolaso, in cui l’indice è puntato anche contro aiuti solo "mediatici"... "Ma non è una lezione fatta agli altri, di certo criticare gli sforzi altrui non è assolutamente la posizione del nostro governo. Tutti stanno facendo del loro meglio, è evidente che di fronte a una catastrofe di queste dimensioni, che definire apocalittica non è esagerato, ogni sforzo può essere insufficiente ". Ieri per distribuire aiuti alimentare i caschi blu hanno dovuto sparare in aria, il capo della nostra Protezione civile rimarca anche quello che vedono tutti, molto vicino al caos. "Ma non sono certo gli Stati Uniti i responsabili di una mancanza di coordinamento, il che non significa che l’enorme sforzo che insieme a tante altre Nazioni stanno dispiegando sia in grado di fronteggiare tutte le emergenze. C’è ancora gente che viene estratta viva dalle macerie, già solo questo descrive una situazione in bilico, in cui stenta a chiudersi la fase delle ricerche. La dimensione della tragedia amplifica problemi di un coordinamento comunque enormi".

Marco Galluzzo

25 gennaio 2010

 

 

 

 

2010-01-24

E LE STAR DI HOLLYWOOD RACCOLGONO 58 milioni di dollari

"Haiti, le vittime sono 150 mila"

Castro contro gli Usa: "Occupano il Paese"

Il nuovo bilancio fornito dal ministro haitiano Jocelyn Lassegue. Disordini durante la distribuzione degli aiuti

MILANO - A dodici giorni dal devastante sisma che ha colpito Haiti, si aggrava il bilancio delle vittime. I corpi recuperati e sepolti sono 150 mila, secondo il New York Times, che cita il ministro haitiano della Cultura e della Comunicazione, Marie-Laurence Jocelyn Lassegue. Il ministro ha detto anche che almeno 250 mila persone sono rimaste senza tetto, mentre 200 mila residenti di Port-au-Prince hanno abbandonato la capitale e si sono trasferiti nelle province limitrofe. Non è comunque chiaro come il governo haitiano sia giunto a queste stime, osserva il New York Times. Nel corso della giornata di sabato il bilancio delle vittime è salito prima da 111 mila a 120 mila, e poi da 120 mila a più di 150 mila senza che siano state fornite spiegazioni dettagliate. Intanto, mentre il governo haitiano ha annunciato la sospensione delle ricerche di eventuali superstiti, i soccorritori francesi hanno estratto vivo sabato un giovane di 24 anni rimasto sepolto per undici giorni sotto le macerie di un negozio di frutta e verdura a Port-au-Prince. Da Cuba nel frattempo arriva un duro attacco di Fidel Castro agli Stati Uniti, accusati dal Líder máximo di aver "occupato" Haiti.

Maratona per Haiti Maratona per Haiti Maratona per Haiti Maratona per Haiti Maratona per Haiti Maratona per Haiti Maratona per Haiti Maratona per Haiti

FIDEL CASTRO CONTRO GLI USA - Fidel Castro ha criticato il dispiegamento di migliaia di soldati americani sull'isola caraibica dopo il devastante terremoto, deplorando al tempo stesso il silenzio dell'Onu su quella che definisce l"'occupazione" americana che a suo parere non fa che complicare ancora di più la situazione. "Nel pieno della tragedia haitiana senza che nessuno sappia come e perché - afferma l'ex presidente cubano, 83 anni, in un messaggio apparso sul sito Cubadebate.cu.- migliaia di soldati delle unità dei marine americani, di truppe aerotrasportate della 82.a divisione ed altre forze militari hanno occupato il territorio di Haiti". "Peggio ancora - prosegue - né l'organizzazione delle Nazioni Unite, né il governo degli Stati Uniti hanno offerto spiegazioni". Il dispiegamento di un nutrito contingente americano ad Haiti, che entro oggi dovrebbe raggiungere i 20.000 uomini, è già stato criticato dalla Bolivia e, soprattutto, dal Venezuela di Hugo Chavez. Secondo Fidel Castro, l'afflusso di altri soldati da parte di molti paesi non fa che rendere ancora più caotica la situazione. "Bisogna esaminare la situazione e dare all'Onu il ruolo di gestione che gli spetta", ha detto ancora il dirigente cubano. Fidel Castro ha anche lodato "la condotta etica" del suo paese che ha mandato ad Haiti "medicine e non soldati" e che ha aperto il suo spazio aereo all'aviazione americana per permettere l'arrivo di aiuti più rapidamente.

CAOS AIUTI - Sull'isola caraibica, messa a dura prova prima dal sisma e poi dalla disperazione dei sopravvissuti, resta difficile intanto la distribuzione degli aiuti. Come dimostrano i disordini delle ultime ore in un ex aeroporto militare di Port-au-Prince, dove le truppe delle Nazioni unite hanno sparato d'avvertimento e lanciato gas lacrimogeni per riportare la calma. La distribuzione di cibo, olio di soia, acqua e radio nell'ex aeroporto era iniziata in tranquillità, con due lunghe file di haitiani. In seguito, piccole schermaglie sono andate degenerando tra le persone in attesa, che per la maggior parte non avevano ancora ricevuto alcun aiuto dopo il devastante sisma del 12 gennaio, e la folla ha cominciato a precipitarsi caoticamente verso gli aiuti. I caschi blu brasiliani hanno quindi sparato in aria e lanciato gas lacrimogeni.

LA MARATONA DELLE STAR - Continua intanto la mobilitazione della comunità internazionale per sostenere gli haitiani. La maratona tv delle star, organizzata da George Clooney ha fruttato 58 milioni di dollari. Lisa Paulson, presidente dell'operazione "Hope for Haiti" ha annunciato con orgoglio che si tratta di un record per questo tipo di raccolta negli Usa. La serata ha visto alternarsi sul palco e ai telefoni tanti artisti come Madonna, Bruce Springsteen Beyonce, Coldplay, Bono, Rihanna, Julia Roberts, Steven Spielberg, Jack Nicholson, Clint Eastwood e Brad Pitt fra gli altri.

Redazione online

24 gennaio 2010

 

 

 

Elevato il rischio di altri terremoti. Rintracciato un uomo ancora vivo sotto le macerie

Haiti, paura per nuove scosse

Il Papa: "Calma favorisce gli aiuti"

Stop a ricerche sopravvissuti. Obama defiscalizza gli aiuti versati mentre si moltiplicano le iniziative delle star

Gli aiuti a Port-au-Prince (Ap)

Gli aiuti a Port-au-Prince (Ap)

PORT-AU-PRINCE - La calma favorisce l'arrivo e la distribuzione degli aiuti internazionali. Benedetto XVI, in un messaggio inviato al presidente di Haiti, René Preval, ha ripetuto l'appello alla solidarietà internazionale ma ha nel contempo esortato alla calma gli haitiani. Decine di sfollati hanno infatti manifestato anche venerdì sera a Port-au-Prince contro il presidente Preval accusandolo di non fare nulla per sfamare i terremotati in attesa di aiuti. "Prego che lo spirito di solidarietà sia presente in tutti i cuori e che la calma possa tornare nelle strade", ha scritto il Papa, "affinché l'aiuto generoso che arriva da tutti i Paesi porti sollievo a tutti e che le persone che oggi hanno bisogno di tutto, provino il conforto di sapere che tutta la comunità internazionale si prende cura di esse". Il pontefice ricorda inoltre coloro che, haitiani o stranieri, "a volte rischiando la vita, compiono ogni sforzo per trovare e salvare i superstiti". In una seconda lettera inviata al segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, dal segretario di Stato vaticano, Tarcisio Bertone, Benedetto XVI esprime "gratitudine per l'opera di prevenzione dei conflitti, di peace-keeping e di peace-building che le Nazioni Unite curano in così tanti Paesi" e in particolare in questa che definisce "l'immensa tragedia" del terremoto di Haiti.

NUOVE SCOSSE - Un terremoto che non sembra essersi esaurito nella tremenda scossa del 12 gennaio. Infatti esiste una possibilità di poco meno del 3% che nei prossimi 30 giorni Haiti sia colpita da una o più scosse di assestamento di magnitudo pari o superiore a 7 gradi Richter (come quella del 12 gennaio), mentre è del 25% la probabilità di una scossa di 6 o più gradi e del 90% la probabilità di altre due o tre scosse di 5 gradi. Lo avverte il Servizio geologico degli Stati Uniti (Usgs), sottolineando la necessità di ricostruire la capitale haitiana Port-au-Prince con norme antisismiche tenendo presente che negli ultimi tre secoli l'isola caraibica è stata distrutta almeno quattro volte da terremoti più violenti di quello attuale.

STOP A RICERCHE - Con queste non confortanti prospettive, il governo haitiano ha preso la decisione "straziante" - come è stata definita dall'Onu - di interrompere le ricerche di eventuali sopravvissuti. La decisione, ha spiegato da Ginevra la portavoce Elizabeth Byrs, è stata presa dopo aver consultato gli esperti in questo genere di situazioni. L'annuncio del governo di Port-au-Prince è arrivato poche ore dopo che i soccorritori hanno trovato ancora in vita sotto le macerie due donne, una di 84 e l'altra di 21 anni. E dopo l'annuncio, i soccorritori francesi hanno individuato un altro uomo ancora in vita tra le macerie dell'hotel Napoli Inn. Il bilancio ufficiale delle vittime è stato aggiornato a 111.500, con 193.900 feriti.

FONDI E AIUTI - Si moltiplicano in tutto in mondo le iniziative, gli spettacoli e i dischi per la raccolta di fondi destinati ai terremotati di Haiti. Il Programma alimentare mondiale (Pam) ha potenziato gli aiuti distribuendo venerdì due milioni di razioni alimentari, 800 mila in più del giorno prima. Lo ha reso noto la direttrice dell'agenzia dell'Onu, Josette Sheeran, in un comunicato diramato a Roma. "Si tratta dell'operazione più complessa mai condotta dal Pam. Tutte le infrastrutture per la distribuzione sono andate distrutte e abbiamo dovuto lanciare un'operazione a partire dal nulla o quasi", si afferma nel comunicato. "Le parole non bastano per descrivere la devastazione subita da Haiti. La situazione in alcune zone di Port-au-Prince è peggiore di quella in molte zone di guerra". Il presidente americano Barack Obama ha promulgato una legge che permetterà di dedurre dalle tasse le donazioni a favore dei terremotati di Haiti. Il provvedimento, ha fatto sapere la Casa Bianca, avrà effetto immediato per tutte le offerte fatte dai contribuenti entro marzo.

Redazione online

23 gennaio 2010

 

 

2010-01-23

Nuova scossa nella notte. la russia: usa non traggano vantaggio dalla situazione

L'Onu: stop alla ricerca dei superstiti

Unicef: 15 bimbi scomparsi dagli ospedali

Ma due donne sono state estratte ancora vive. Piano

per campi tende prima della ricostruzione

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Haiti: gente in preghiera per le strade (Reuters)

Haiti: gente in preghiera per le strade (Reuters)

MILANO- C'è ancora molta paura ad Haiti. Ma non si scava più per cercare eventuali superstiti. Eppure proprio nel giorno dell'annuncio arrivano notizie che riaprono le speranze: un'anziana di 69 anni è stata miracolosamente estratta viva da sotto le macerie a Port-au-Prince, secondo quanto riporta Sky News International. La donna, in "pessime condizioni" come ha riferito un medico locale, "potrebbe comunque non sopravvivere". "Faremo di tutto per salvarla" ha affermato il dottore. La donna, che ha sopravvissuto sotto le rovine per 10 giorni senza acqua né cibo, è stata ricoverata all'ospedale generale di Haiti. Dopo qualche ora, un altro "miracolo": un'altra donna, di 84 anni, estratta viva dalle macerie a 10 giorni del terremoto. Lo riferiscono i familiari e fonti mediche locali.

EMERGENZA SFOLLATI - L'isola colpita il 12 gennaio scorso da un fortissimo terremoto del settimo grado della scala Richter che ha provocato circa 200.000 morti e 250.000 feriti, oltre a 3 milioni di sfollati, è da giorni bersaglio di nuove scosse, l'ultima nella notte di intensità pari a 4,8 gradi della scala Richter. Ma intanto, mentre gli aiuti continuano ad arrivare con difficoltà, si pensa già alla ricostruzione. Le squadre di soccorso impegnate ad Haiti "si concentrano" infatti sull'assistenza alle tre milioni di persone sfollate, dopo dieci giorni di ricerche intense per ritrovare superstiti sotto le macerie. Lo annuncia un portavoce Onu. Il piano del governo di Haiti e dell'Onu, secondo quanto scrive il New York Times, per la sistemazione degli sfollati dopo il sisma prevede nella prima fase la creazione di una dozzina di campi attrezzati con tende, mentre nella seconda imprese private costruiranno appartamenti con l'aiuto degli stessi sfollati.

CAMPI - I funzionari che si stanno occupando del piano temono che i campi possano divenire permanenti, quindi valutano con molta attenzione i luoghi ove realizzarli. Alla periferia della capitale, nei pressi del sobborgo di Croix des Bouquets, le truppe brasiliane dell'Onu hanno iniziato i lavori di scavo per preparare un campo con una capacità di accogliere 30.000 persone. Cibo e aiuti stanno arrivando a Port-au-Prince ma ancora molti sono privi degli elementi basilari per sopravvivere, a dieci giorni dal terribile terremoto. Le Nazioni Unite hanno contato circa 450 accampamenti di senzatetto soltanto nella capitale e hanno esortato il governo a concentrarli su un flusso di rifornimenti alimentari. Il focus si sposta ora sulle attività della vita quotidiana. Piccole drogherie, saloni di barbieri e farmacie hanno iniziato a riaprire, alcuni facendo credito ai clienti a corto di contanti. I servizi bancari dovrebbero ripartire nel fine settimana, dando alla maggior parte degli haitiani accesso ai contanti per la prima volta da quando il terremoto ha devastato il Paese.

ALLARME BIMBI SCOMPARSI - Nel caos haitiano dall'Unicef arriva un allarme: "Abbiamo informazioni su 15 bambini scomparsi dagli ospedali, dopo il sisma", ha affermato oggi a Ginevra un responsabile dell'Unicef. "Abbiamo registrato circa 15 casi di bambini scomparsi negli ospedali e che non sono con le loro famiglie attualmente", ha detto Jean Claude Legrand, esperto dell'Unicef per la protezione in un incontro con la stampa, insistendo sull'esistenza di reti per la tratta di bambini. Queste reti "già esistevano prima del sisma" e molte hanno rapporti con il "mercato illegale delle adozioni - ha aggiunto Legrand -. Dopo catastrofi come il sisma queste reti si attivano immediatamente" per sfruttare la situazione". Lo sconvolgimento causato dal terremoto di Haiti va ad aumentare l'esposizione dei bambini ad abusi, violenza e persino traffico. "Paradossalmente - dichiara Raffaele Salinari, presidente di Terre des Hommes (Tdh) - la forte richiesta di adozioni da parte dei paesi ricchi non fa che aumentare il rischio che reti di trafficanti rafforzino la loro presenza in quella nazione e approfittino del vuoto istituzionale per sottrarre i bambini lontani dalle loro famiglie e offrirli al migliore offerente". Terre des Hommes è convinta che il governo e la società civile haitiana debbano essere aiutati dalla comunità internazionale e dalle agenzie umanitarie per metterli in grado di superare questo difficile momento e porre in essere strumenti efficaci per proteggere i minori, che costituiscono il futuro di quel Paese.

"ADOZIONI IMPOSSIBILI. I BAMBINI VANNO AIUTATI SUL POSTO" - Le adozioni internazionali di bambini haitiani in Italia in questo momento "sono impossibili, e nel Paese il rischio è quello che vi possano essere fenomeni di tratta dei piccoli". È quanto reso noto a Firenze dalla direttrice dell'Istituto degli Innocenti Anna Maria Bertazzoni. "Ad Haiti - ha spiegato Bertazzoni - è presente l'Unicef e, attraverso la loro sede di Firenze, ci hanno spiegato che la maggiore preoccupazione è che in questo momento vi possano esseri fenomeni di tratta dei bambini (ascolta l'audio). Per questo l'Unicef ha istituito punti di controllo all'aeroporto e alla frontiera con Santo Domingo". Secondo la direttrice "per il momento i bambini haitiani vanno tenuti e aiutati nel loro luogo di nascita. La cosa migliore oggi è sostenere le organizzazioni presenti ad Haiti, che si occupano di adozioni a distanza".

DONAZIONI - Intanto si moltiplicano le iniziative di solidarietà per Haiti. La più importante sarà sicuramente quella di sabato a cui parteciperanno alcuni tra i più famosi cantanti del mondo. Ultime arrivate Madonna da New York e Beyoncé da Londra che si aggiungono alla lista degli artisti che si esibiranno sabato durante il telethon per le vittime del terromoto. Lo rende noto Mtv, che trasmetterà lo show-concerto "Hope for Haiti now" su tutti i suoi canali nel mondo. Non mancano le donazioni delle celebrità di tutto il pianeta. Ultimo l'attore Leonardo Di Caprio che ha donato un milione di dollari a favore delle popolazioni terremotate.

I DUBBI DELLA RUSSIA - L'afflusso massiccio di aiuti e di truppe dagli Stati Uniti ad Haiti comincia però ora a generare le prime polemiche internazionali. La Russia auspica che gli Stati Uniti si limitino all'aiuto umanitario e non cerchino di trarre vantaggio dalla situazione di Haiti per altri scopi ha detto il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov.

MISSIONE EUROPEA - Saranno invece circa 250 i gendarmi europei che parteciperanno alla missione Onu ad Haiti, Minustah, tra questi i carabinieri inviati dall'Italia saranno 50. È quanto rivela l'agenzia Ansa, alla vigilia del Consiglio dei ministri degli esteri della Ue di lunedì prossimo a Bruxelles, che discuterà della seconda fase di aiuti per le popolazioni di Haiti. Le caratteristiche del contributo della gendarmeria europea saranno discusse in una riunione tra i rappresentanti degli stati membri nel comitato politico e della sicurezza europeo. Secondo quanto sottolinea l'Ansa la presenza dei gendarmi europei all'interno della missione delle Nazioni Unite "non durerà oltre i sei mesi".

BERTOLASO SULL'ISOLA, RICEVE I RINGRAZIAMENTI DEL PRESIDENTE - Intanto ad Haiti è arrivato anche il capo della Protezione civile Guido Bertolaso, che ha ricevuto i ringraziamenti presidente di Haiti, Renè Preval: "Grazie di cuore all'Italia e a tutti gli italiani". Bertolaso ha riferito che "da parte del presidente c'è stata una gratitudine davvero commovente, un apprezzamento per il nostro operato convinto, sincero, fraterno, affettuoso". Sia il presidente che il primo ministro che gli altri componenti dell'esecutivo, presenti al colloquio, "hanno ringraziato tutti gli italiani, hanno ringraziato il governo e tutte le comunità locali (è stata citata in particolare la città di Milano) per gli interventi che fino ad oggi abbiamo potuto garantire - ha detto Bertolaso -, ma credo che anche in futuro faremo in modo che la gente di Haiti ci sia grata e possa ricordarsi di quello che sta facendo l'Italia".

Intento il premier Silvio Berlusconi che ha difeso il governatore della Lombardia Roberto Formigoni con cui Bertolaso aveva polemizzato proprio sugli aiuti ad Haiti. "Esprimo l'apprezzamento mio personale e del governo per la tempestività con cui il presidente Roberto Formigoni ha messo in campo gli aiuti della Regione Lombardia alla popolazione di Haiti sin dalle prime ore dopo il terremoto" ha detto Berlusconi. "La solidarietà e l'efficienza sono virtù tradizionalmente riconosciute ai milanesi e ai lombardi e il presidente Formigoni se ne è reso come sempre interprete. Il contributo di uomini e mezzi, sotto il coordinamento della nostra Protezione civile, che tante prove ha dato della sua capacità organizzativa, testimonia - conclude Berlusconi - l'impegno dell'Italia a fianco della popolazione di Haiti".

Redazione online

22 gennaio 2010(ultima modifica: 23 gennaio 2010)

 

 

 

 

Contestato il presidente Preval: "Non fa nulla per sfamarci"

L'Onu annuncia la fine degli scavi. Oltre 111.000 morti ufficiali

Haiti, esplode la rabbia: "Dateci aiuto"

estratto un giovane, stop alle ricerche

Haiti, esplode la rabbia: "Dateci aiuto" estratto un giovane, stop alle ricerche

PORT-AU-PRINCE - Decine di sfollati hanno manifestato a Port-au-Prince contro il presidente haitiano Renè Preval accusandolo di non fare nulla per sfamare i terremotati in attesa di aiuti. Il bilancio ufficiale è arrivato a oltre 100.000 vittime, un ragazzo di 22 anni è stato estratto vivo dalle macerie a 11 giorni dal sisma, mentre il governo ha dichiarato ufficialmente chiuse le ricerche.

La protesta. "Abbiamo fame, abbiamo sete. Abbasso Preval. Evviva Obama", hanno urlato i manifestanti fuori dalla stazione di polizia da il governo presieduto da Preval ha stabilito la sua base operativa dopo il sisma del 12 gennaio scorso. E' intervenuta la polizia che ha respinto i dimostranti.

Il presidente haitiano ha affermato che il suo governo insieme con i partner internazionali sta facendo il possibile per assistere le centinaia di migliaia di sopravvissuti. "Non stiamo qui seduti a fare nulla. - ha detto Preval - Sono consapevole della portata del problema e della sofferenza della gente".

Le vittime. E' di 111.499 morti e oltre 190mila feriti il bilancio ufficiale delle vittime: lo ha reso noto il ministero degli Interni haitiano, che in precedenza aveva parlato di circa 75mila persone decedute. Undici giorni dopo il sisma una squadra di soccorso israeliana ha tirato fuori dalle macerie un giovane di 22 anni, immediatamente ricoverato in ospedale dove si trova in buone condizioni; l'uomo era rimasto sotto un edificio crollato nei pressi del palazzo presidenziale.

Secondo le autorità sanitarie militari statunitensi il numero di morti potrebbe raggiungere i 200mila, sebbene il responsabile sul campo, generale Ken Keen, abbia definito la stima una "ipotesi di lavoro"; l'Onu da parte sua ritiene che nel sisma siano state coinvolte tre milioni di persone.

 

Le ricerche. Il governo haitiano ha dichiarato terminata la fase di ricerca delle persone scomparse. Negli undici giorni in cui le squadre di soccorso hanno scavato tra le macerie sono state tratte in salvo almeno 132 persone, secondo le cifre fornite dall'Onu.

Gli aiuti italiani. Fra le varie operazioni di intervento umanitario, a Léogane - una delle città più colpite dal sisma, lungo la costa occidentale - è arrivato il team di emergenza di Intersos per approntare una prima accoglienza in campi attrezzati di persone sfollate. In attesa dell?arrivo delle forniture inviate con la portaerei Cavour, che è in viaggio verso Haiti, grazie alla collaborazione della cooperazione italiana, Intersos ha allestito ripari per 200 persone con una tendopoli. "La gente, le famiglie si concentrano in campi spontanei, nelle aiuole, nei piccoli parchi o sotto qualche tettoia pubblica rimasta in piedi - racconta Marco Rotelli, capomissione Intersos - Non c'e tensione, ma non tarderà ad arrivare. E' la decima notte da passare all'aperto, sotto teli, lamiera, assi di legno di fortuna?. Intersos aderisce al coordinamento di Ong Agire che, insieme ad altre associazioni e all'Onu, sta raccogliendo fondi.

(23 gennaio 2010) Tutti gli articoli di Esteri

 

 

 

 

Nel blog della portavoce della Caritas il diario dei giorni a Port-au-Prince

Momenti di tensione, la frustrazione di non poter arrivare a tutti. E la speranza

Quelle mani tese verso di noi

e la paura quando sale la rabbia

di MICHELLE HOUGH*

Quelle mani tese verso di noi e la paura quando sale la rabbia

PORT-AU-PRINCE - Sto guardano le mie email alle 7,30 del mattino. Ci sono richieste da giornalisti per interviste e visite alle distribuzioni di aiuti. La notizia di questi giorni è: perché non arrivano abbastanza aiuti a Haiti? La risposta è: arrivano. Caritas, tra gli altri, ha portato cibo, acqua, tende, coperte, taniche d'acqua e capsule igienizzanti a oltre 22.000 persone, da quando è scoppiato il terremoto. Nei prossimi giorni daremo cibo, acqua e altri generi di prima necessità a 50,000 persone.

Il problema è che ci sono tre milioni di persone a cui servono aiuti. Tre milioni di persone che vivono in un paese dove le strade sono danneggiate e bloccate da macerie, dove l'aeroporto è piccolo e il porto non funziona pienamente, e dove molti palazzi nel capitale e fuori, inclusi quelli del presidente, dei ministeri più il cattedrale, le scuole e le case, sono crollati. Aggiungete a questo che Haiti sta su un'isola e che gli aiuti devono essere portati con gli aerei e le navi. Un enorme problema.

Sto pensando all'incubo logistico del consegnare così tanti aiuti a così tante persone nel modo più sicuro e veloce in un paese devastato da un terremoto, quando inizia a tremare la terra con forza. Corro in un angolo del cortile della Caritas dove sto lavorando ma se il palazzo crollasse mi schiaccherebbe. Una seconda scossa forte in due giorni - non contando tutte le piccole scosse di ogni giorno. Per la prima volta del mio arrivo in Haiti ho paura. Mi rendo conto che, dopo più di una settimana di molto lavoro e pressioni, poco sonno e cibo è ora di tornare a Roma. Parecchi colleghi qui non rimarranno più di due settimane perché il lavoro è pesante è il peso psicologico del post-terremoto è grande. Ma gli haitiani che hanno perso i cari e che stanno vivendo per strada non hanno la scelta di andare via.

 

Mercoledì scorso siamo andati a Léogane. Viaggiavamo sul restro di uno dei camion dei caschi blu dell'Onu, insieme ai nostri scatoloni e alle tende. Mentre attraversavamo Port-au-Prince c'erano persone che sollevavano le mani per chiederci di scendere, ci urlavano dietro. Volevano sapere perché non gli davamo aiuto. Ho visto la cattedrale in pezzi per la prima volta. Palazzi, negozi, tutti crollati. Ci sono ancora persone là sotto. Sembra incredibile che ci siano ancora montagne di detriti. Quelli che sono sopravvissuti cercano di solo di tenersi in vita.

Solo una settimana fa non avrei mai immaginato che mi sarei trovata in una città con decine di migliaia di migliaia di cadaveri sotto le macerie. Vorrei che li potessero seppellire, in parte perché possano avere un po' di dignità ma anche perché i loro cari ne hanno bisogno. Finché restano lì sotto sono sicura che molte famiglie rimangono convinte che possano ancora essere salvati.

Lo stato delle strade e del traffico significa che per fare i 30 chilometri fino a Léogane ci vogliono due ore e mezzo. Fa caldo sul retro del camion e mi devo coprire per non bruciarmi.

All'arrivo scarichiamo il camion. C'è gente che ci aspetta e lentamente ne arrivano sempre di più. Centinaia, forse migliaia. Mi monta un po' di ansia per la quantità di persone che si protende verso di noi. A un certo punto mi trovo sola, separata dai miei colleghi e circondata da un gruppo di persone che chiede cibo. Ho quasi paura, alla fine riesco a tornare nel punto di distribuzione.

Le cose migliorano un po' nel parcheggio che i caschi blu dell'Onu hanno recintato, ma c'è ancora tensione nell'aria, tanta che sembra si possa arrivare alla rivolta. Scoppiano un paio di tafferugli, c'è gente che cerca di scavalcare il muro per arrivare alla distribuzione. Sembrano disperati per quello che abbiamo: tende, teli di plastica, capsule sterilizzazione dell'acqua, coperte, taniche d'acqua.

I caschi blu argentini sono bravissimi a mantenere l'ordine con fermezza e gentilezza. Portano la gente in un unico flusso all'interno del parcheggio, e li accompagnano fuori. Devono mandar via alcuni. E a un certo punto dobbiamo interrompere la distribuzione perché fuori sono scoppiati incidenti.

Un altro viaggio di due ore e mezzo alla volta di Port-au-Prince. Mentre cala la notte, alcuni accendono i fuochi. Anche se ci sono oltre trenta gradi, per loro qui è inverno. Le notti sono fredde, soprattutto se dormi all'aperto.

*Responsabile comunicazione Caritas Internationalis

© Riproduzione riservata (23 gennaio 2010)

 

 

2010-01-22

Nuova scossa nella notte. la russia: usa non traggano vantaggio dalla situazione

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MILANO - C'è ancora molta paura ad Haiti. Ma da oggi non si scava più per cercare eventuali superstiti. L'isola colpita il 12 gennaio scorso da un fortissimo terremoto del settimo grado della scala Richter che ha provocato circa 200.000 morti e 250.000 feriti, oltre a 3 milioni di sfollati, è da giorni bersaglio di nuove scosse, l'ultima nella notte di intensità pari a 4,8 gradi della scala Richter. Ma intanto, mentre gli aiuti continuano ad arrivare con difficoltà, si pensa già alla ricostruzione. Le squadre di soccorso impegnate ad Haiti "si concentrano" infatti sull'assistenza alle tre milioni di persone sfollate, dopo dieci giorni di ricerche intense per ritrovare superstiti sotto le macerie. Lo annuncia un portavoce Onu. Il piano del governo di Haiti e dell'Onu, secondo quanto scrive il New York Times, per la sistemazione degli sfollati dopo il sisma prevede nella prima fase la creazione di una dozzina di campi attrezzati con tende, mentre nella seconda imprese private costruiranno appartamenti con l'aiuto degli stessi sfollati.

CAMPI - I funzionari che si stanno occupando del piano temono che i campi possano divenire permanenti, quindi valutano con molta attenzione i luoghi ove realizzarli. Alla periferia della capitale, nei pressi del sobborgo di Croix des Bouquets, le truppe brasiliane dell'Onu hanno iniziato i lavori di scavo per preparare un campo con una capacità di accogliere 30.000 persone. Cibo e aiuti stanno arrivando a Port-au-Prince ma ancora molti sono privi degli elementi basilari per sopravvivere, a dieci giorni dal terribile terremoto. Le Nazioni Unite hanno contato circa 450 accampamenti di senzatetto soltanto nella capitale e hanno esortato il governo a concentrarli su un flusso di rifornimenti alimentari. Il focus si sposta ora sulle attività della vita quotidiana. Piccole drogherie, saloni di barbieri e farmacie hanno iniziato a riaprire, alcuni facendo credito ai clienti a corto di contanti. I servizi bancari dovrebbero ripartire nel fine settimana, dando alla maggior parte degli haitiani accesso ai contanti per la prima volta da quando il terremoto ha devastato il Paese.

ALLARME BIMBI SCOMPARSI - Nel caos haitiano dall'Unicef arriva un allarme: "Abbiamo informazioni su 15 bambini scomparsi dagli ospedali, dopo il sisma", ha affermato oggi a Ginevra un responsabile dell'Unicef. "Abbiamo registrato circa 15 casi di bambini scomparsi negli ospedali e che non sono con le loro famiglie attualmente", ha detto Jean Claude Legrand, esperto dell'Unicef per la protezione in un incontro con la stampa, insistendo sull'esistenza di reti per la tratta di bambini. Queste reti "già esistevano prima del sisma" e molte hanno rapporti con il "mercato illegale delle adozioni - ha aggiunto Legrand -. Dopo catastrofi come il sisma queste reti si attivano immediatamente" per sfruttare la situazione". Lo sconvolgimento causato dal terremoto di Haiti va ad aumentare l'esposizione dei bambini ad abusi, violenza e persino traffico. "Paradossalmente - dichiara Raffaele Salinari, presidente di Terre des Hommes (Tdh) - la forte richiesta di adozioni da parte dei paesi ricchi non fa che aumentare il rischio che reti di trafficanti rafforzino la loro presenza in quella nazione e approfittino del vuoto istituzionale per sottrarre i bambini lontani dalle loro famiglie e offrirli al migliore offerente". Terre des Hommes è convinta che il governo e la società civile haitiana debbano essere aiutati dalla comunità internazionale e dalle agenzie umanitarie per metterli in grado di superare questo difficile momento e porre in essere strumenti efficaci per proteggere i minori, che costituiscono il futuro di quel Paese.

"ADOZIONI IMPOSSIBILI. I BAMBINI VANNO AIUTATI SUL POSTO" - Le adozioni internazionali di bambini haitiani in Italia in questo momento "sono impossibili, e nel Paese il rischio è quello che vi possano essere fenomeni di tratta dei piccoli". È quanto reso noto a Firenze dalla direttrice dell'Istituto degli Innocenti Anna Maria Bertazzoni. "Ad Haiti - ha spiegato Bertazzoni - è presente l'Unicef e, attraverso la loro sede di Firenze, ci hanno spiegato che la maggiore preoccupazione è che in questo momento vi possano esseri fenomeni di tratta dei bambini (ascolta l'audio). Per questo l'Unicef ha istituito punti di controllo all'aeroporto e alla frontiera con Santo Domingo". Secondo la direttrice "per il momento i bambini haitiani vanno tenuti e aiutati nel loro luogo di nascita. La cosa migliore oggi è sostenere le organizzazioni presenti ad Haiti, che si occupano di adozioni a distanza".

DONAZIONI - Intanto si moltiplicano le iniziative di solidarietà per Haiti. La più importante sarà sicuramente quella di sabato a cui parteciperanno alcuni tra i più famosi cantanti del mondo. Ultime arrivate Madonna da New York e Beyoncé da Londra che si aggiungono alla lista degli artisti che si esibiranno sabato durante il telethon per le vittime del terromoto. Lo rende noto Mtv, che trasmetterà lo show-concerto "Hope for Haiti now" su tutti i suoi canali nel mondo. Non mancano le donazioni delle celebrità di tutto il pianeta. Ultimo l'attore Leonardo Di Caprio che ha donato un milione di dollari a favore delle popolazioni terremotate.

I DUBBI DELLA RUSSIA - L'afflusso massiccio di aiuti e di truppe dagli Stati Uniti ad Haiti comincia però ora a generare le prime polemiche internazionali. La Russia auspica che gli Stati Uniti si limitino all'aiuto umanitario e non cerchino di trarre vantaggio dalla situazione di Haiti per altri scopi ha detto il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov.

MISSIONE EUROPEA - Saranno invece circa 250 i gendarmi europei che parteciperanno alla missione Onu ad Haiti, Minustah, tra questi i carabinieri inviati dall'Italia saranno 50. È quanto rivela l'agenzia Ansa, alla vigilia del Consiglio dei ministri degli esteri della Ue di lunedì prossimo a Bruxelles, che discuterà della seconda fase di aiuti per le popolazioni di Haiti. Le caratteristiche del contributo della gendarmeria europea saranno discusse in una riunione tra i rappresentanti degli stati membri nel comitato politico e della sicurezza europeo. Secondo quanto sottolinea l'Ansa la presenza dei gendarmi europei all'interno della missione delle Nazioni Unite "non durerà oltre i sei mesi".

BERTOLASO SULL'ISOLA, RICEVE I RINGRAZIAMENTI DEL PRESIDENTE - Intanto ad Haiti è arrivato anche il capo della Protezione civile Guido Bertolaso, che ha ricevuto i ringraziamenti presidente di Haiti, Renè Preval: "Grazie di cuore all'Italia e a tutti gli italiani". Bertolaso ha riferito che "da parte del presidente c'è stata una gratitudine davvero commovente, un apprezzamento per il nostro operato convinto, sincero, fraterno, affettuoso". Sia il presidente che il primo ministro che gli altri componenti dell'esecutivo, presenti al colloquio, "hanno ringraziato tutti gli italiani, hanno ringraziato il governo e tutte le comunità locali (è stata citata in particolare la città di Milano) per gli interventi che fino ad oggi abbiamo potuto garantire - ha detto Bertolaso -, ma credo che anche in futuro faremo in modo che la gente di Haiti ci sia grata e possa ricordarsi di quello che sta facendo l'Italia".

Intento il premier Silvio Berlusconi che ha difeso il governatore della Lombardia Roberto Formigoni con cui Bertolaso aveva polemizzato proprio sugli aiuti ad Haiti. "Esprimo l'apprezzamento mio personale e del governo per la tempestività con cui il presidente Roberto Formigoni ha messo in campo gli aiuti della Regione Lombardia alla popolazione di Haiti sin dalle prime ore dopo il terremoto" ha detto Berlusconi. "La solidarietà e l'efficienza sono virtù tradizionalmente riconosciute ai milanesi e ai lombardi e il presidente Formigoni se ne è reso come sempre interprete. Il contributo di uomini e mezzi, sotto il coordinamento della nostra Protezione civile, che tante prove ha dato della sua capacità organizzativa, testimonia - conclude Berlusconi - l'impegno dell'Italia a fianco della popolazione di Haiti".

Redazione online

22 gennaio 2010

 

 

si valuterà la possibilità di introdurre una corsia preferenziale per i bambini haitiani

Haiti, il governo semplifica le procedure per le adozioni dei bambini senza famiglia

Il Consiglio dei ministri ha deciso di accelerare le procedure di autorizzazione alle adozioni internazionali

La distribuzione degli aiuti ad Haiti (Olycom)

La distribuzione degli aiuti ad Haiti (Olycom)

ROMA - Svolta del governo nella politica verso l'adozione dei bambini orfani di Haiti. "Nella dolorosa e drammatica vicenda del sisma di Haiti, il Consiglio dei ministri ha discusso e concordato circa l'opportunità di semplificare ed accelerare le procedure di autorizzazione alle adozioni internazionali ed ha dato mandato in tal senso al ministro per le pari opportunità, Mara Carfagna, ed al sottosegretario di Stato delegato alle politiche per la famiglia, Carlo Giovanardi". È quanto si legge nel comunicato finale del Consiglio dei ministri.

CORSIA PREFERENZIALE - "Il Consiglio dei ministri ha dato, dunque, mandato al sottosegretario Giovanardi di verificare la possibilità di individuare una corsia preferenziale per le eventuali richieste di adozione dei bambini haitiani una volta accertato dalle istituzioni haitiane il loro stato di adottabilità" si legge in una nota diffusa dall'ufficio stampa di Palazzo Chigi "a parziale rettifica e chiarimento del comunicato stampa relativo al Consiglio dei ministri odierno". La nota precisa anche che "nella riunione, il sottosegretario Giovanardi ha illustrato le misure adottate dalla Commissione adozioni internazionali, da lui presieduta, a favore dei bambini haitiani colpiti dal recente tragico terremoto. In tale occasione ha rappresentato che l'Italia è il paese leader nel mondo per le adozioni internazionali, per la serietà e l'affidabilità delle norme e delle procedure con le quali le coppie italiane adottano, ogni anno, circa 4.000 bambini provenienti da oltre 62 paesi stranieri".

CARFAGNA - "L'Italia ha deciso di non assistere impassibile al dramma dei bambini di Haiti, il governo ha deciso di fare il massimo per fornire accoglienza temporanea, nel rispetto della normativa esistente che già prevede procedure accelerate in caso di catastrofi naturali ed eventi eccezionali, alle migliaia di minori che si trovano in una situazione di drammatica difficoltà. Le famiglie italiane, che già in passato si erano distinte per la loro generosità, ci hanno chiesto di fare loro da ponte, noi ce la stiamo mettendo tutta. Sono ottimista sul fatto che riusciremo ad accogliere in pochissimo tempo i primi orfani di Haiti, assicurare loro una casa e l'amore di cui hanno bisogno" ha dichiarato in una nota la Carfagna.

FRANCIA - L'Italia segue così le orme di altri Paesi europei. Oggi 33 piccoli orfani haitiani, adottati da famiglie francesi, hanno lasciato il paese caraibico alla volta di Parigi, per cominciare la vita con i loro nuovi genitori. I bambini - alcuni orfani, altri abbandonati - tutti molto piccoli (tra i sei e l'anno di vita), vivevano in un orfanotrofio rimasto gravemente danneggiato dal sisma, ma nessuno di loro era rimasto ferito. La Francia è un Paese che tradizionalmente accoglie un gran numero di bambini haitiani da adottare; e nei giorni scorsi c'erano state numerose proteste di famiglie che avevano ultimato le procedure di adozione prima del sisma e reclamavano l'arrivo dei piccoli.

Redazione online

22 gennaio 2010

 

 

 

 

 

Nuova scossa nella notte. sabato mega-concerto di solidarietà delle star della musica

Via alle new town per ricostruire Haiti

Il piano del governo e dell'Onu prevede la creazione prima di campi tendati e poi di nuove cittadine

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Multimedia: foto e videoHaiti, mezzo milioni di sfollati vaga ancora nella capitale Haiti, nuova forte scossa di terremoto Estratta viva anche una neonata (20 gennaio 2010)

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Haiti, caos aiuti all'aeroporto. Berlusconi invia Bertolaso (19 gennaio 2010)

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Haiti tra caos e speranze. Nuovi saccheggi a Port-au-Prince (18 gennaio 2010)

Haiti: gente in preghiera per le strade (Reuters)

Haiti: gente in preghiera per le strade (Reuters)

MILANO - C'è ancora molta paura ad Haiti. L'isola colpita il 12 gennaio scorso da un fortissimo terremoto del settimo grado della scala Richter che ha provocato circa 200.000 morti e 250.000 feriti, oltre a un milione e mezzo di sfollati, è da giorni bersaglio di nuove scosse, l'ultima nella notte di intensità pari a 4,8 gradi della scala Richter. Ma intanto, mentre gli aiuti continuano ad arrivare con difficoltà, si pensa già alla ricostruzione. Il piano del governo di Haiti e dell'Onu per la sistemazione degli sfollati dopo il sisma prevede nella prima fase la creazione di una dozzina di campi attrezzati con tende, mentre nella seconda imprese private costruiranno appartamenti con l'aiuto degli stessi sfollati. A dare dei consigli per la futura sistemazione dei senza tetto arriva oggi dall'Italia anche il capo della Protezione civile Guido Bertolaso.

CAMPI - I funzionari che si stanno occupando del piano temono che i campi possano divenire permanenti, quindi valutano con molta attenzione i luoghi ove realizzarli. Alla periferia della capitale, nei pressi del sobborgo di Croix des Bouquets, le truppe brasiliane dell'Onu hanno iniziato i lavori di scavo per preparare un campo con una capacità di accogliere 30.000 persone. Cibo e aiuti stanno arrivando a Port-au-Prince ma ancora molti sono privi degli elementi basilari per sopravvivere, a dieci giorni dal terribile terremoto. Le Nazioni Unite hanno contato circa 450 accampamenti di senzatetto soltanto nella capitale e hanno esortato il governo a concentrarli su un flusso di rifornimenti alimentari. Il focus si sposta ora sulle attività della vita quotidiana. Piccole drogherie, saloni di barbieri e farmacie hanno iniziato a riaprire, alcuni facendo credito ai clienti a corto di contanti. I servizi bancari dovrebbero ripartire nel fine settimana, dando alla maggior parte degli haitiani accesso ai contanti per la prima volta da quando il terremoto ha devastato il Paese.

DONAZIONI - Intanto si moltiplicano le iniziative di solidarietà per Haiti. La più importante sarà sicuramente quella di sabato a cui parteciperanno alcuni tra i più famosi cantanti del mondo. Ultime arrivate Madonna da New York e Beyoncé da Londra che si aggiungono alla lista degli artisti che si esibiranno sabato durante il telethon per le vittime del terromoto. Lo rende noto Mtv, che trasmetterà lo show-concerto "Hope for Haiti now" su tutti i suoi canali nel mondo. Non mancano le donazioni delle celebrità di tutto il pianeta. Ultimo l'attore Leonardo Di Caprio che ha donato un milione di dollari a favore delle popolazioni terremotate.

Redazione online

22 gennaio 2010

 

 

 

2010-01-20

bertolaso partito per port-au-prince: "l'italia avrà ruolo utile per la popolazione"

Haiti, nuova forte scossa di terremoto

Estratti vivi tre bambini e una ragazza

Una neonata di pochi giorni trovata nel letto a Jacmel. Polemiche aiuti, l'ambasciatore haitiano: basta lanci

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I sepolti vivi, ancora voci dalle macerie (18 gennaio 2010)

PORT-AU-PRINCE - Ad Haiti torna la paura: mercoledì una nuova forte scossa di terremoto è stata avvertita a Port-au-Prince alle 6.03 (le 12.03 in Italia). Di magnitudo 6,1 Richter, ha avuto l'epicentro a circa 22 km di profondità vicino a Petit Goave, una delle aree già devastate dal sisma del 12 gennaio, a 60 chilometri dalla capitale. Non ci sono notizie di vittime, ma tra la popolazione si è diffuso il panico e tante persone sono corse in strada gridando. Testimoni riferiscono che ci sono stati diversi crolli di palazzi già danneggiati. Tantissimi gli sfollati: sono 370mila, secondo l'Organizzazione internazionale per le migrazioni, le persone ospitate nei 300 accampamenti improvvisati a Port-au-Prince.

CINQUE SOPRAVVISSUTI - Intanto si continua a scavare e, a sette giorni dal terremoto, le macerie regalano quelli che ormai si possono definire dei miracoli. Cinque le persone estratte vive nelle ultime 24 ore: ultimi in ordine di tempo tre bambini (di cui una neonata) e una ragazza di 26 anni. In precedenza un uomo era stato tirato fuori da sotto il Caribbean Market e una donna anziana dalle macerie della cattedrale di Port-au-Prince. Secondo l'Onu sono 121 le persone finora salvate dalle squadre internazionali di soccorso.

La ragazza salvata (Ap)

La ragazza salvata (Ap)

NATA DA POCHI GIORNI - La neonata, di 15 o 23 giorni secondo diverse fonti, è sopravvissuta senza cibo e acqua: i soccorritori l'hanno trovata nel letto di casa, a Jacmel, dove si trovava quando la terra ha tremato otto giorni fa. Elisabeth ha dunque trascorso buona parte della sua attuale vita sotto le macerie. Incredula la mamma, una ragazza di 22 anni, anche lei scampata alla devastazione: dopo una settimana di ricerche aveva perso le speranze di rivedere viva la piccola. Anche per i soccorritori le speranze erano nulle, tanto che avevano già deciso di demolire l'edificio. È stato proprio allora che hanno trovato Elisabeth, come riferisce il Wall Street Journal online. La bimba, trovata da tre squadre di soccorritori francesi in una cavità dopo cinque ore di lavoro, era in buone condizioni, senza ferite né ecchimosi.

SENZA CIBO NÉ ACQUA - Gli due bambini, un maschio e una femmina di 8 e 10 anni, erano intrappolati sotto una palazzina di due piani. Li ha salvati un team dei vigili del fuoco e della polizia di New York, portandoli poi all'ospedale da campo israeliano nella tarda serata di martedì (l'alba di mercoledì in Italia). La ragazza, haitiana, era invece sepolta tra le rovine di un supermercato nel centro della capitale, l'Olympic Market. Tra i suoi salvatori uno è di origine italiane, Cristiano Mascaro. "Ho parlato con lei per tutto il tempo - racconta -, mi ha detto che non aveva toccato cibo né acqua per sette giorni. Mi ha colpito per la tranquillità con cui parlava". Mascaro, nato in Francia da genitori italiani, è ad Haiti con l'organizzazione francese Soccorritori senza frontiere.

SOTTO LA CATTEDRALE - Dalle macerie della cattedrale è stata portata in salvo una donna di 70 anni e i soccorritori cercano ancora, sperando di trovare altre due persone. "Grazie Dio, Grazie Dio" ha mormorato Anna Zizi, questo il nome dell'anziana secondo la Cnn, cosciente e con qualche forza in corpo. La tv di Atlanta ha intervistato un uomo, Maxime Janvier, residente negli Usa, che ha detto di essere suo figlio: "Era andata in chiesa quando c'è stato il terremoto - ha spiegato -. Abbiamo pregato tutti per sette giorni per vederla ancora viva". Anna, salvata da una squadra messicana, è stata portata d'urgenza in ospedale. Non si conoscono le sue condizioni, ma il suo ritrovamento (definito il "miracolo della cattedrale") - come quelli successivi dei tre bambini e della ragazza - conferma quanto auspicato dall'Onu secondo cui c'è ancora speranza e sotto i palazzi in frantumi ci sono dei superstiti. Di diverso avviso il Pentagono: ha fatto sapere che le ricerche di persone vive presto saranno concluse. "Passeremo presto dalla fase di ricerca dei superstiti a quella del recupero dei morti" ha detto il generale Daniel Allyn.

INTERROTTE RICERCHE - E in effetti le ricerche sono state già interrotte al Caribbean Market, quello dove stava lavorando l'italiano Antonio Sperduto al momento del sisma. "Bisogna accettare il fatto che le potenzialità di sopravvivenza sono molto basse - ha detto il capitano Joe Zahralban del South Florida Urban Search and Rescue team, una delle squadre impegnate al supermercato -. Si arriva a un punto in cui proseguire significa mettere solo a rischio la vita dei soccorritori. Non crediamo ci siano altri sopravvissuti". Nel supermercato, uno tra i più grandi della capitale, al momento del sisma c'erano tra le 70 e le 100 persone, compreso appunto Sperduto.

ITALIANI, DUE DA CONTATTARE - Gli italiani che mancano all'appello, spiega la Farnesina, sono due ma entrambe le segnalazioni "risultano così indeterminate da far ritenere che riguardino individui non effettivamente presenti ad Haiti". Dunque i morti accertati sono al momento due (il funzionario Onu Guido Galli e Gigliola Martino), a cui però vanno aggiunte altre due persone "per le quali esistono più che fondate ragioni di serissima preoccupazione": Antonio Sperduto e la funzionaria dell'Onu Cecilia Corneo. Il ministero degli Esteri assicura che l'attività di ricerca e di assistenza dei nostri connazionali prosegue grazie alla "squadra Italia", formata da uomini dell'Unità di crisi della Farnesina, del Consolato onorario ad Haiti, dell'ambasciata a Santo Domingo, della Protezione civile e di altre amministrazioni che hanno inviato personale di soccorso. La squadra opera anche per favorire i rimpatri verso le destinazioni richieste dai nostri connazionali. La Farnesina non esclude che nei prossimi giorni possano arrivare ulteriori segnalazioni o che si possano verificare ritrovamenti di persone non segnalate.

LA DENUNCIA DI MSF - Drammatica la situazione dei feriti: negli ospedali allestiti a Port-au-Price si lavora senza sosta. E da Medici senza frontiere arriva una denuncia: a un cargo dell'organizzazione, con a bordo kit salvavita, è stato negato per tre volte l'atterraggio nell'aeroporto della capitale. I feriti - denuncia Msf - "hanno un disperato bisogno di cure mediche d'emergenza, stanno morendo a causa dei ritardi nell'arrivo delle forniture". Sul cargo, che tenta di atterrare da domenica notte, ci sono 12 tonnellate di equipaggiamenti medici, tra cui farmaci, kit chirurgici e due apparecchi per la dialisi: la seconda tranche del precedente cargo di 40 tonnellate cui era stato impedito di atterrare domenica mattina. Dal 14 gennaio cinque voli umanitari di Msf sono stati dirottati dall'aeroporto di Port-au-Prince verso la Repubblica Dominicana. "Mandando un aereo a Santo Domingo non si risolve il problema, perché il trasporto da lì a Port-au-Prince è estremamente difficoltoso. Le strade sono intasate e non c’è la garanzia che i camion arrivino - spiega a CNRmedia Kostas Moschochoritis, direttore generale di Msf Italia -. Siamo a livelli minimi di rifornimenti sui materiali medici e i farmaci, manca la morfina, siamo costretti ad andare al mercato a comprare una sega per fare le amputazioni nel nostro ospedale di Choscal, nelle bidonville della capitale. È una situazione insostenibile, corriamo contro il tempo perché le infezioni avanzano e noi dobbiamo operare assolutamente".

UCCISA RAGAZZINA - Nella disperazione generale si registra un'ennesima tragedia: una ragazzina di 15 anni, Fabienne Cherisma, è rimasta uccisa da un colpo di arma da fuoco sparato dalla polizia intervenuta per disperdere un gruppo di persone che stavano saccheggiando delle proprietà abbandonate. La giovane si trovava nella zona per caso e sarebbe stata colpita accidentalmente. Il padre ha detto che gli agenti hanno fatto fuoco intenzionalmente, ma secondo testimoni la polizia avrebbe sparato colpi di avvertimento in aria e il proiettile avrebbe raggiunto Fabienne dopo essere stato deviato da un ostacolo.

"STOP AIUTI DAL CIELO" - Sul fronte degli aiuti la situazione resta di caos totale, dopo che gli Usa hanno iniziato la lanciare pacchi dagli aerei. Tanto che l'ambasciatore di Haiti negli Stati Uniti, Raymond Joseph, ha chiesto di porre fine alle consegne dal cielo: "Non ci piacciono - ha spiegato nel corso di una veglia per le vittime del terremoto -. Quando si consegnano gli aiuti in quel modo solo i più forti vi hanno accesso. Dovrebbero esserci delle zone di transito dove gli elicotteri si possano posare". Il presidente haitiano Renè Preval, parlando all'emittente francese Radio France International, ha riconosciuto che i soccorsi internazionali sono stati tempestivi ma che resta un grave problema di coordinamento. Preval si è comunque detto riconoscente per la rapidità con cui sono giunti gli aiuti aggiungendo di non avere alcun problema ideologico nel riceverli dai differenti Paesi, in particolare dagli Usa.

BERTOLASO AD HAITI - Da Roma è partito, per decisione del premier Berlusconi, Guido Bertolaso. Il capo della Protezione civile ha spiegato che l'Italia non vuole assumere un ruolo di leadership ma intende portare ad Haiti il suo contributo, forte dell’esperienza in Abruzzo. Il coordinamento degli aiuti, spiega, spetta alle Nazioni Unite e ai Paesi più vicini, anche geograficamente, ad Haiti, mentre l’Italia "si ritaglierà un settore di intervento tra i più efficaci e più utili", con l’organizzazione di tendopoli, che possano servire da punto di raccolta e di accoglienza per il mezzo milione di sfollati, che lì potranno trovare cibo e acqua. Inoltre, ha aggiunto, "quando arriverà la portaerei Cavour (partita da La Spezia martedì alle 21, ndr) il Genio potrà dare una mano nella rimozione delle macerie e nella riapertura delle strade".

900 RISERVISTI - Dal canto suo, Washington ha mobilitato 900 riservisti della guardia costiera. Potranno restare in servizio per sei mesi e saranno inviati ad Haiti "per contribuire agli sforzi umanitari", ha spiegato il ministro per la sicurezza nazionale Janet Napolitano. La Casa Bianca aveva autorizzato domenica il richiamo di reparti riservisti della guardia costiera e dei reparti medici per aiutare le forze armate a tener testa alla emergenza umanitaria. Ad Haiti sono già presenti oltre 500 membri della guardia costiera, tra i primi a raggiungere il Paese dopo il terremoto.

Redazione online

20 gennaio 2010

 

 

 

 

PRONTA A PARTIRE la PORTAEREI "Cavour". I pacifisti: a cosa servirà una nave da guerra?

Haiti, caos aiuti all'aeroporto

Berlusconi invia Bertolaso

La Farnesina: "Mancano all'appello cinque italiani". Donna estratta viva a una settimana dal sisma

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Un elicottero dell'82esima brigata aerotrasportata della fanteria Usa, ad Haiti per affiancare i caschi blu nel presidio del territorio (Reuters)

Un elicottero dell'82esima brigata aerotrasportata della fanteria Usa, ad Haiti per affiancare i caschi blu nel presidio del territorio (Reuters)

MILANO - Il caos. Le macerie. La conta delle vittime. Le difficoltà negli aiuti. Le prime polemiche. Ma anche la speranza: a una settimana dal terremoto che ha devastato Haiti, una donna è stata estratta ancora in vita dalle macerie della cattedrale. Lo riferisce la Cnn. Secondo l'inviato Anderson Cooper, sotto i resti dell'edificio potrebbero esserci altre due persone ancora vive. L'Onu avverte che non è ancora arrivato il momento di smettere di scavare sotto le macerie di Port-au-Prince e delle altre città rase al suolo. Sotto i palazzi in frantumi e le tonnellate di detriti potrebbero infatti ancora trovarsi dei superstiti. E, di fronte a un bilancio che potrebbe arrivare a 200 mila morti (anche se al momento le stime ufficiali riferiscono di 75 mila vittime e 250 mila feriti), ogni vita salvata è una vittoria sulla morte e sulla distruzione. Lo dimostra la studentessa estratta viva dall'università di Port-au-Prince, individuata dalle squadre di soccorso grazie agli sms che è riuscita ad inviare e che hanno fatto il giro del web. "C'è ancora speranza, le ricerche continuano" ha detto la portavoce dell'ufficio Onu per il coordinamento degli affari umanitari Elysabeth Byrs. Sono 90, sempre secondo l'Onu, le persone finora estratte vive dalle macerie dalle squadre di soccorso internazionale, ma anche la popolazione locale ha salvato molte vite.

L'arrivo dei militari L'arrivo dei militari L'arrivo dei militari L'arrivo dei militari L'arrivo dei militari L'arrivo dei militari L'arrivo dei militari L'arrivo dei militari

GLI ITALIANI - Gli italiani che ancora mancano all'appello sono cinque; per due di loro la preoccupazione che non siano sopravvissuti al sisma è particolarmente forte. In questo caso si aggiungerebbero alle due vittime italiane già accertate: Guido Galli e Gigliola Martino. È la Farnesina a fare il punto della situazione, spiegando che due delle cinque segnalazioni sono "così indeterminate da far sperare che riguardino persone non effettivamente presenti ad Haiti".

BERTOLASO - Intanto dall'Italia, il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha spiegato che "la situazione è drammatica" e ha puntato il dito contro l'organizzazione delle operazioni di soccorso e di aiuto: "Ci dovrebbe essere una autorità che coordina tutto - ha detto il Cavaliere -, ma finora questo non è accaduto". Una sottolineatura che si sposa con le critiche avanzate nelle ultime ore anche dalla Francia e dal Brasile, che non hanno apprezzato l'organizzazione messa in piedi dagli Usa, accusati sostanzialmente di voler essere in prima fila nelle operazioni. Anche l'Osservatore Romano rileva che "l'ingente sforzo umanitario internazionale" non riesca "a tradursi in interventi efficaci". "Ci stiamo sentendo un po' tutti a livello internazionale per un coordinamento - ha aggiunto Berlusconi -, ma la situazione è veramente drammatica". In serata è arrivata poi la notizia che il premier ha chiesto al Sottosegretario Guido Bertolaso di recarsi ad Haiti "per verificare con le autorità locali, i rappresentanti delle organizzazioni internazionali e degli altri Paesi coinvolti nella organizzazione dei soccorsi, tutte le iniziative che il Governo Italiano potrebbe adottare per fornire ulteriori contributi alla soluzione del dramma che ha colpito la popolazione dell'Isola - si legge in una nota - e per garantire la necessaria efficacia alle diverse iniziative di assistenza da parte dell'Italia, coordinando l'azione di quanti intendono prestare soccorso alle popolazioni di Haiti". "Vado in punta di piedi - commenta il capo dello Protezione Civile - senza voler insegnare niente a nessuno. Vado a vedere come stanno lavorando i nostri uomini, come possiamo organizzare il nostro intervento e per vedere se c'è qualcosa di più che possiamo fare per cercare di alleviare al massimo le sofferenze della popolazione".

SALPA LA CAVOUR - È salpata in serata dal porto di La Spezia la portaerei "Cavour" diretta ad Haiti nell'ambito di una missione Ue affidata alla Gendarmeria europea. La "Cavour" giungerà nell'area di operazioni dopo una sosta tecnico-operativa in Brasile dove imbarcherà personale medico militare brasiliano. Una decisione, quella di inviare la "Cavour", criticata dalla Tavola per la Pace: "A cosa servirà una nave da guerra? Quanto costerà inviarla laggiù? Non era meglio inviare mille soldati per presidiare le strade?".

La distribuzione degli aiuti da parte di un Casco blu giordano (Reuters)

La distribuzione degli aiuti da parte di un Casco blu giordano (Reuters)

AIUTI DAGLI AEREI - Sul fronte degli aiuti, i militari statunitensi hanno iniziato a lanciare i pacchi con i paracadute. Il lancio dagli aerei si è reso necessario per evitare l'intasamento dell'aeroporto di Port-au-Prince (dove una sola pista è agibile) e per le difficoltà nella distribuzione a causa dell'impraticabilità di quasi tutte le strade e del porto e del timore di saccheggi. Lo dice un portavoce militare Usa citato da Cnn e dalla Bbc. Si tratta di circa 14 mila pasti pronti e di 15 mila litri di acqua potabile, paracadutati da un C-17 su una zona a nord-est della capitale haitiana. L'aereo, scrive la Cnn citando il portavoce della Us Air Force, il tenente colonnello Leon Strictland, era partito da una base della Carolina del nord e ha sganciato il suo carico di 40 pacchi di viveri per complessive 25 tonnellate circa. Gli americani stanno prendendo in considerazione di estendere i lanci anche ad altre aree, un'opzione considerata finora troppo rischiosa. "Ci sono aiuti di così tante organizzazioni che si accumulano all'aeroporto da aver creato un tappo", ha detto Strictland, aggiungendo che "da ora lanceremo le cose direttamente dal cielo e apriremo un altro punto di distribuzione a nord dell'aeroporto" di Port-au-Prince. Entro 48 ore saranno operativi altri due piste di atterraggio ad Haiti: la prima sarà apert a Jacmel, dove atterreranno gli aerei cargo Hercules per favorire gli aiuti umanitari provenienti dal Canada e diretti verso la parte meridionale del Paese caraibico. L'altra pista di atterraggio sta nascendo nella città dominicana di San Isidro.

IL PRESIDIO DEI SOLDATI USA- I militari statunitensi dell'82.esima Brigata aerotrasportata che presidiano l'aeroporto di Port-au-Prince hanno poi allestito una base sull'unico campo da golf di Haiti, sul quale sono accampati in tende insieme a circa 50.000 sfollati. Si tratta del Petionville Club, da dove distribuiscono anche acqua e vettovaglie ai sopravissuti accampati che si mettono in fila. Molti soldati, stremati dalla fatica, riposano sui campi da tennis del club. Inoltre una decina di elicotteri militari americani sono atterrati a Port-au-Prince nell'area circostante il palazzo presidenziale - in parte crollato in seguito al terremoto di una settimana fa - e soldati in tenuta da combattimento hanno cominciato a prendere posizione. In particolare, da quattro elicotteri sono sbarcati almeno 50 paracadutisti dell'82ma divisione aviotrasportata che hanno il compito di mettere in sicurezza il palazzo presidenziale, ormai completamente circondato da migliaia di sfollati che hanno occupato ogni più piccolo spazio del prato intorno alla residenza.

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IN FUGA VERSO GLI USA - L’ambasciatore di Haiti negli Stati Uniti, Raymond Joseph, in un messaggio in creolo pubblicato dal sito del Dipartimento di Stato americano, ha pregato i suoi connazionali a non fuggire in barca nel tentativo di raggiungere le coste statunitensi. "Se pensate di raggiungere gli Stati Uniti e che ogni porta vi sia aperta, non è vero. Vi intercetteranno in mare e vi rispediranno a casa". Il messaggio viene diffuso anche da un aereo del Pentagono che sorvola ogni giorno per cinque ore Haiti. Gli Usa, dice l’Associated Press, si preparano all’afflusso di immigrati. La base di Guantanamo potrebbe accogliere temporaneamente un certo numero di emigrati, e la Chiesa cattolica Usa starebbe mobilitandosi per le adozioni dei bambini orfani. Il segretario per la Sicurezza nazionale, Janet Napolitano, ha reso noto che gli Stati Uniti permetteranno in maniera temporanea l'arrivo degli orfani haitiani per le adozioni, ma solo quelli che siano confermati orfani e che siano già adottati da statunitensi, quelli identificati come adottabili e che abbiano la prospettiva di adottabilità da parte di genitori statunitensi.

TOMBE OVUNQUE - Il premier haitiano, Jean Max Bellerive, ha spiegato che il governo ha sepolto finora 72 mila cadaveri, a cui devono essere sommati i "moltissimi" a cui hanno dato sepoltura le stesse famiglie. Nelle ultime ore sono ancora state trovate vive alcune persone tra le macerie: tra le quali una bimba di diciotto mesi. In tutto sono più di 90 le persone estratte dalle macerie dalle squadre internazionali di soccorso, comunica il portavoce dell'Ufficio di coordinazione per gli affari umanitari dell'Onu. L'ultima stima dell'Unione europea, che cita dati del governo di Haiti, parla di circa 200 mila morti per il sisma del 12 gennaio, oltre a 250 mila feriti e 1,5 milioni di senza tetto.

Redazione online

19 gennaio 2010

 

 

 

 

 

un italiano aveva due gelaterie: "una È sotto le macerie, l'altra non ha un graffio"

Haiti: ville, Suv e mercati di fiori

È rimasta intatta la città dei ricchi

Aperti i bar in stile coloniale e i ristoranti. E al resort sulla spiaggia lo staff serve champagne da 153 dollari

Dal nostro inviato PAOLO FOSCHINI

PORT-AU-PRINCE - La fortuna ha sempre buona mira. Perché non è vero, alla fine, che il più tremendo terremoto della storia di Haiti l’ha distrutta tutta: un pezzettino della capitale Port-au-Prince si è salvato. Al cento per cento. Come ci fosse un vetro antiurto in mezzo: fin qui macerie, morte e distruzione ovunque; poi giri un angolo, e da lì in poi niente. Non nel senso che non ci sono vittime: non è caduta una tegola. I bar stile coloniale sono aperti, i ristoranti pure, persino il sottilissimo campanile della chiesa di Saint Pierre è intatto fino alla cima. E i più fortunati tra i fortunati continuano ad aprire il cancello ai visitatori mandando avanti un gentile cameriere in divisa: né più né meno che prima di una settimana fa.

Benvenuti nella "upper" Petionville: quella dei ricchi, degli stranieri, delle ville col parco e dei Suv. Sotto di loro, a perdita d’occhio in fondo alla valle, Port-au-Prince è una tendopoli con mezzo milione di disperati in cerca di vita. Ma nella Petionville alta no: qui la vita continua. Senza scosse. Non è stata questione di edilizia ricca o povera: altri quartieri se non altro benestanti della capitale, per esempio la upper Turgeau, la loro razione di distruzione l’hanno democraticamente ricevuta. E la parte bassa della stessa Petionville, una collina che in pratica chiude la città a sud-est, è sbriciolata come tutto il resto. È proprio che il sisma, per un gioco orografico dei suoi, sembra essere rimbalzato indietro prima di arrivare in cima: e così, lassù, tutti salvi. Uno di loro è un italiano con una sua storia. Si chiama Edilio Cipriani, ha settant’anni, e a Port-au-Prince arrivò nel ’98 con due soci per mettere a frutto, dopo disavventure familiari complesse, la sua esperienza precedente coi gelati: la sua vecchia ditta italiana è quella che forniva la miscela, a suo tempo, per fare la panna del più popolare cornetto del mondo. Adesso divide la proprietà della più grande gelateria dietro Place Saint Pierre: il Fior di Latte.

"Ne avevo appena aperta una uguale anche giù in basso, all’inizio di Petionville. Ma quella è rimasta sotto le macerie: questa qui invece non ha un graffio. Una bella fortuna". Non gli era andata sempre così: sua figlia, che lo aveva raggiunto qualche anno fa, si è vista ammazzare un amico di fianco nel 2004 ed è scappata da Haiti il giorno dopo. "Allora - dice Cipriani - erano cose all’ordine del giorno anche quassù. Adesso va molto meglio. Peccato per tutti quei poveretti rimasti sotto il terremoto...". Il grande giardino della piazza è occupato da una folla che solo apparentemente è simile all’umanità dolente di tutta l’altra Port-au-Prince: certo, dai quartieri vicini sono venuti in molti per cercare anche in questo grande spiazzo un posto dove stare, e accendere un fuoco. Ma la connotazione complessiva resta quella di prima: un mercato. La bancarella più grande vende mazzi di fiori. Bellissimi. Diversi li comprano. Anche il grande complesso di La Clos, su un altro fronte della vallata, se l’è cavata un po’ meglio di altri: anche se la serie di ville del parco, come mostra il proprietario Frantz Liautaud, avrà bisogno di qualche ristrutturazione. Ingegnere civile nato a Haiti ma cresciuto tra Europa e Usa, è uno di quelli che pur avendone tutti i mezzi non se ne andrà: "Forse questo disastro, per quanto doloroso, era l’unico modo per dare ad Haiti un futuro. Ora è tabula rasa: c’è una chance di ripartire".

Nel parco, tra i campi da tennis e la piscina, sono accampati altri che abitavano appena più giù, e che la casa l’hanno persa. Come Joseph Slow, giovane economista della Soge Bank: "Per Haiti è finita - dice - almeno per i prossimi anni". Fuori da Port-au-Prince, costeggiando il mare, anche i piccoli villaggi della pianura si succedono al ritmo di uno ogni dieci-quindici chilometri, con le loro puntuali case distrutte: dove esistevano case e non baracche. Fino a Kaliko Beach, il resort extralusso - per gli standard di qui - dove i funzionari dell’Onu e gli stranieri venivano a rilassarsi tra un impegno e l’altro: neanche un graffio neppure quello, anche il Veuve Clicquot è lì al suo posto, per 153 dollari la bottiglia, così come staff e concierge in divisa. "Da martedì scorso però - spiega il manager Joel Thebaud - i clienti sono effettivamente pochi. Se non cambia qualcosa dovremo chiudere"

20 gennaio 2010

 

 

 

haiti, i soccorsi dopo il terremoto

"Un aiuto subito", raccolti 8 milioni

L'iniziativa del Corriere della Sera e Gazzetta dello Sport. Diverse ong e associazioni hanno avviato raccolte fondi

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Terremoto, la gara (pericolosa) degli aiuti Guido Olimpio (19 gennaio 2010)

MILANO - Haiti ha bisogno di aiuto. Il Corriere della Sera, la Gazzetta dello Sport e Agire - l’Agenzia italiana per la risposta alle emergenze che rappresenta il coordinamento di alcune Ong italiane (www.agire.it) - hanno già raccolto, via sms, 8 milioni di euro (cifra aggiornata alle 22 del 19 gennaio) per l’isola caraibica. Chi volesse, può donare 2 euro con un sms al numero 48541 dai cellulari Tim, Vodafone oppure dalla rete fissa di Telecom Italia. Inoltre si può inviare un bonifico sul conto postale di Agire al numero 85593614 o, ancora, sul conto corrente di Banca Intesa "Un aiuto subito" Iban IT 86 R 03069 09400 000000111105. Il Corriere della Sera e Rcs Quotidiani rinnovano così il loro impegno per aiutare le popolazioni colpite da disastri. Era già successo nel 1997 dopo il terremoto di Umbria e Marche, nel 2002 dopo il sisma nel Molise, dopo lo tsunami del 2004 e dopo il terremoto d’Abruzzo.

Funziona ormai a pieno regime la macchina della solidarietà a favore delle popolazioni colpite dal devastante sisma di Haiti. Numerose le organizzazioni umanitarie e le associazioni governative e non che si sono impegnate negli aiuti e che hanno organizzato raccolte di fondi. Eccone alcune.

Caritas - La Caritas ha lanciato un appello per contribuire alla realizzazione del piano d'emergenza. Per sostenere gli interventi in corso si possono inviare offerte a Caritas Italiana tramite c/c postale 347013 specificando nella causale "Emergenza terremoto Haiti". Offerte sono possibili anche tramite altri canali, tra cui Unicredit Banca di Roma, via Taranto 49, Roma - Iban IT 50 H 03002 05206 000011063119, Intesa Sanpaolo, via Aurelia 796, Roma - Iban IT 19 W 03069 05092 100000000012, Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma - Iban IT 29 U 05018 03200 000000011113. CartaSi e Diners telefonando a Caritas Italiana tel. 06.66177001.

Unicef - Anche l'Unicef lancia una raccolta fondi. Si possono effettuare donazioni tramite: c/c postale 745.000, causale "Emergenza Haiti"; carta di credito online su www.unicef.it, oppure chiamando il numero verde 800745000; c/c bancario Banca Popolare Etica Iban IT51 R050 1803 2000 0000 0510 051; i comitati locali dell’Unicef presenti in tutta Italia (elenco sul sito www.unicef.it).

Croce Rossa Italiana - Queste le coordinate per la raccolta fondi della Croce Rossa in favore delle popolazioni colpite dal terremoto ad Haiti: numero verde tel. 800.166.666; donazione online www.cri.it; bonifico bancario causale "Pro emergenza Haiti", Iban IT66 - C010 0503 3820 0000 0218020. Per donare 2 euro alla Croce Rossa "Pro emergenza Haiti" è possibile inviare un sms da numero Wind e 3 al 48540. Il numero sarà attivo fino al 27 gennaio. Inoltre il Comitato internazionale della Croce Rossa ha attivato uno speciale sito Internet per aiutare gli haitiani ad avere notizie dei propri cari: l'indirizzo è www.icrc.org/familylinks.

Medici Senza Frontiere - Medici Senza Frontiere lancia una raccolta fondi straordinaria. Si può contribuire tramite carta di credito telefonando al numero verde 800.99.66.55 oppure allo 06.44.86.92.25; bonifico bancario Iban IT58D0501803200000000115000; conto corrente postale 87486007 intestato a Medici Senza Frontiere onlus causale "Terremoto Haiti"; online sul sito www.medicisenzafrontiere.it.

Anpil – Si muove anche l'Anpil con una raccolta fondi in favore dei bambini vittime del terremoto: orfani e dispersi. L'associazione Anpil opera in Haiti da oltre 20 anni con progetti interamente dedicati all'infanzia. Per donazioni immediate: beneficiario Anpil-onlus; Iban IT49A 03069 09465 000026291186 (banca Intesa Sanpaolo) oppure conto corrente postale 42136200; causale "Emergenza Haiti". Per contatti diretti www.anpil.org, tel. 026701633 o 3381201353 (dr. Grazioli).

Wfp - Per aiutare il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (Wfp) a fornire assistenza alimentare alle vittime del terremoto si possono inviare offerte tramite: internet (www.wfp.org/it); bonifico bancario, causale "Emergenza Haiti", c/c 6250156783/83, Banca Intesa Iban IT39 S030 6905 1966 2501 5678 383; versamento su conto corrente postale 61559688 intestato a Comitato Italiano per il Pam, Iban IT45 TO76 0103 200 0000 6155 9688.

Fondazione Rava - La Fondazione Francesca Rava è un'organizzazione umanitaria internazionale presente ad Haiti da 22 anni con numerosi progetti in aiuto all’infanzia. Gestisce l’ospedale pediatrico Saint Damien, l’unico dell’isola e il più grande dei Caraibi, gravemente danneggiato dal sisma. Servono urgentemente fondi per sostenere i soccorsi medici d’emergenza, organizzare gli scavi delle macerie per salvare i dispersi, ricostruzione dell’ospedale. Si può sostenere la fondazione attraverso bollettino postale su c/c postale 17775230; bonifico su c/c bancario Banca Mediolanum, Ag. 1 di Basiglio (Mi), Iban IT 39 G 03062 34210 000000760000, causale "Terremoto Haiti"; carta di credito su www.nphitalia.org o chiamando lo 02.54122917.

Misericordie - Le Misericordie Italiane hanno aperto una sottoscrizione in favore delle popolazioni colpite dal terremoto di Haiti. È possibile fare una donazione sul c/c 000005000036, Monte dei Paschi di Siena, Firenze Agenzia 6, Iban IT 03 Y 01030 02806 000005000036; oppure sul conto corrente postale 000021468509, Firenze Agenzia 29, Iban IT 67 Q 07601 02800 000021468509 entrambi intestati a Confederazione Nazionale con causale "Pro Haiti".

Ucodep - Ucodep (Unity and cooperation for the development of peoples) lancia una raccolta fondi per sostenere i primi interventi di post emergenza, che svolgerà in loco con Oxfam. Le donazioni si possono effettuare sul sito www.ucodep.org con carta di credito, o telefonando al numero verde 800.99.13.99. In alternativa si può effettuare un versamento sul c/c postale 14301527 intestato a Ucodep, con causale "Emergenza Haiti". Ucodep, impegnata in un progetto di sviluppo rurale ad Haiti, è parte della rete di Oxfam International.

Coopi - Cooperazione Internazionale (www.coopi.org), che sta operando ad Haiti insieme alla ong latinoamericana Rapid La (www.rapidla.org), sta avviando un progetto di sostegno a distanza dei bambini, per garantire loro cure e protezione nel medio-lungo periodo, una volta terminata l’emergenza. Per informazioni: www.adottareadistanza.org.

Contro la fame nel mondo - Il Movimento per la lotta contro la fame nel mondo (Mlfm) opera nella costruzione di progetti idrici in Africa e ad Haiti. È possibile donare a: conto corrente postale 13688205 intestato a Movimento Lotta Fame nel Mondo, via Cavour, 73, 26900 Lodi, causale "Terremoto Haiti"; oppure Banca Popolare Etica, agenzia Milano, Iban IT91 R 05018 01600 000000 540540 intestato a Movimento Lotta Fame nel Mondo, causale "Terremoto Haiti".

Associazione calciatori - L'Associazione italiana calciatori ha aperto una sottoscrizione tra tutti i calciatori delle squadre professionistiche di serie A, B e Lega Pro per raccogliere fondi da destinare ai sopravvissuti. Le donazioni possono essere versate con bonifico bancario intestato ad "Associazione Italiana Calciatori pro terremotati Haiti" presso la"Cassa di Risparmio del Veneto, filiale di Vicenza, Iban IT74 Z062 2511 8051 0000 0002 955.

Creval - Il Gruppo Creval ha attivato una raccolta fondi su un apposito conto corrente (Fondazione Gruppo Credito Valtellinese - Emergenza terremoto Haiti. Iban: IT 40 M 05216 11010 000000020200). La donazione può essere effettuata presso tutte le filiali delle banche del gruppo (Credito Valtellinese, Credito Artigiano, Credito Siciliano, Banca dell'Artigianato e dell'Industria, Credito Piemontese, Carifano, Banca Cattolica) e per i clienti tramite bonifici online all'indirizzo www.creval.it. Sulle operazioni non verrà applicata alcuna commissione. I fondi raccolti verranno utilizzati per gli interventi di emergenza di Caritas e Avsi.

Redazione online

13 gennaio 2010(ultima modifica: 20 gennaio 2010)

 

 

 

 

 

2010-01-19

Da La Spezia parte la PORTAEREI "Cavour". I pacifisti: a cosa servirà una nave da guerra?

Haiti: aiuti bloccati all'aeroporto

Gli Usa li lanciano con il paracadute

In un campo di golf la base della fanteria Usa .

La Farnesina: "Mancano all'appello cinque italiani"

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Un elicottero dell'82esima brigata aerotrasportata della fanteria Usa, ad Haiti per affiancare i caschi blu nel presidio del territorio (Reuters)

Un elicottero dell'82esima brigata aerotrasportata della fanteria Usa, ad Haiti per affiancare i caschi blu nel presidio del territorio (Reuters)

MILANO - Sono cinque gli italiani che ancora mancano all'appello ad Haiti; per due di loro la preoccupazione che non siano sopravvissuti al sisma è particolarmente forte. In questo caso si aggiungerebbero alle due vittime italiane già accertate: Guido Galli e Gigliola Martino. È la Farnesina a fare il punto della situazione, spiegando che due delle cinque segnalazioni sono "così indeterminate da far sperare che riguardino persone non effettivamente presenti ad Haiti". A una settimana dal sisma sotto le macerie c'è ancora vita: lo dimostra la studentessa estratta viva dall'università di Port-au-Prince, individuata dalle squadre di soccorso grazie agli sms che è riuscita ad inviare e che hanno fatto il giro del web. "C'è ancora speranza, le ricerche continuano" ha detto la portavoce dell'ufficio Onu per il coordinamento degli affari umanitari Elysabeth Byrs. Sono 90, sempre secondo l'Onu, le persone finora estratte vive dalle macerie dalle squadre di soccorso internazionale, ma anche la popolazione locale ha salvato molte vite.

La distribuzione degli aiuti da parte di un Casco blu giordano (Reuters)

La distribuzione degli aiuti da parte di un Casco blu giordano (Reuters)

AIUTI DAGLI AEREI - Sul fronte degli aiuti, i militari statunitensi hanno iniziato a lanciare i pacchi con i paracadute. Il lancio dagli aerei si è reso necessario per evitare l'intasamento dell'aeroporto di Port-au-Prince (dove una sola pista è agibile) e per le difficoltà nella distribuzione a causa dell'impraticabilità di quasi tutte le strade e del porto e del timore di saccheggi. Lo dice un portavoce militare Usa citato da Cnn e dalla Bbc. Si tratta di circa 14 mila pasti pronti e di 15 mila litri di acqua potabile, paracadutati da un C-17 su una zona a nord-est della capitale haitiana. L'aereo, scrive la Cnn citando il portavoce della Us Air Force, il tenente colonnello Leon Strictland, era partito da una base della Carolina del nord e ha sganciato il suo carico di 40 pacchi di viveri per complessive 25 tonnellate circa. Gli americani stanno prendendo in considerazione di estendere i lanci anche ad altre aree, un'opzione considerata finora troppo rischiosa. "Ci sono aiuti di così tante organizzazioni che si accumulano all'aeroporto da aver creato un tappo", ha detto Strictland, aggiungendo che "da ora lanceremo le cose direttamente dal cielo e apriremo un altro punto di distribuzione a nord dell'aeroporto" di Port-au-Prince.

IL PRESIDIO DEI SOLDATI USA- I militari statunitensi dell'82.esima Brigata aerotrasportata che presidiano l'aeroporto di Port-au-Prince, hanno poi allestito una base sull'unico campo da golf di Haiti, sul quale sono accampati in tende insieme a circa 50.000 sfollati. Si tratta del Petionville Club, da dove distribuiscono anche acqua e vettovaglie ai sopravissuti accampati che si mettono in fila. Molti soldati, stremati dalla fatica, riposano sui campi da tennis del club. Inoltre una decina di elicotteri militari americani sono atterrati a Port-au-Prince nell'area circostante il palazzo presidenziale - in parte crollato in seguito al terremoto di una settimana fa - e soldati in tenuta da combattimento hanno cominciato a prendere posizione. In particolare, da quattro elicotteri sono sbarcati almeno 50 paracadutisti dell'82ma divisione aviotrasportata che hanno il compito di mettere in sicurezza il palazzo presidenziale, ormai completamente circondato da migliaia di sfollati che hanno occupato ogni più piccolo spazio del prato intorno alla residenza.

Haiti, il caos dopo l'inferno Haiti, il caos dopo l'inferno Haiti, il caos dopo l'inferno Haiti, il caos dopo l'inferno Haiti, il caos dopo l'inferno Haiti, il caos dopo l'inferno Haiti, il caos dopo l'inferno Haiti, il caos dopo l'inferno

IN FUGA VERSO GLI USA - L’ambasciatore di Haiti negli Stati Uniti, Raymond Joseph, in un messaggio in creolo pubblicato dal sito del Dipartimento di Stato americano, ha pregato i suoi connazionali a non fuggire in barca nel tentativo di raggiungere le coste statunitensi. "Se pensate di raggiungere gli Stati Uniti e che ogni porta vi sia aperta, non è vero. Vi intercetteranno in mare e vi rispediranno a casa". Il messaggio viene diffuso anche da un aereo del Pentagono che sorvola ogni giorno per cinque ore Haiti. Gli Usa, dice l’Associated Press, si preparano all’afflusso di immigrati. La base di Guantanamo potrebbe accogliere temporaneamente un certo numero di emigrati, e la Chiesa cattolica Usa starebbe mobilitandosi per le adozioni dei bambini orfani. Il segretario per la Sicurezza nazionale, Janet Napolitano, ha reso noto che gli Stati Uniti permetteranno in maniera temporanea l'arrivo degli orfani haitiani per le adozioni, ma solo quelli che siano confermati orfani e che siano già adottati da statunitensi, quelli identificati come adottabili e che abbiano la prospettiva di adottabilità da parte di genitori statunitensi.

TOMBE OVUNQUE - Il premier haitiano, Jean Max Bellerive, ha spiegato che il governo ha sepolto finora 72 mila cadaveri, a cui devono essere sommati i "moltissimi" a cui hanno dato sepoltura le stesse famiglie. Nelle ultime ore sono ancora state trovate vive alcune persone tra le macerie: tra le quali una bimba di diciotto mesi. In tutto sono più di 90 le persone estratte dalle macerie dalle squadre internazionali di soccorso, comunica il portavoce dell'Ufficio di coordinazione per gli affari umanitari dell'Onu. L'ultima stima dell'Unione europea, che cita dati del governo di Haiti, parla di circa 200 mila morti per il sisma del 12 gennaio, oltre a 250 mila feriti e 1,5 milioni di senza tetto.

PARTE LA CAVOUR - In mattinata è salpata dal porto di La Spezia la portaerei "Cavour" diretta ad Haiti e nell’ambito di una missione Ue affidata alla Gendarmeria europea; inoltre potrebbero partire presto circa 200 carabinieri, riporta l'Apcom. La "Cavour" giungerà nell'area di operazioni dopo una sosta tecnico-operativa in Brasile dove imbarcherà personale medico militare brasiliano. Una decisione, quella di inviare la "Cavour", criticata dalla Tavola per la Pace: "A cosa servirà una nave da guerra? Quanto costerà inviarla laggiù? Non era meglio inviare mille soldati per presidiare le strade?".

Redazione online

19 gennaio 2010

 

 

 

 

 

Terremoto di Haiti, da Fiumicino parte aereo con 80 tonnellate di aiuti

Medicinali di primo soccorso e per medicazioni, antibiotici ed in più, tra l'altro, 1100 sacche per salme

ROMA - Parte intorno alle 20 dall'aeroporto di Fiumicino un volo con circa 80 tonnellate di aiuti umanitari e sanitari per Haiti, su iniziativa della Protezione Civile nazionale e dell'Anci, l'Associazione nazionale dei comuni italiani. Arrivato con un primo carico via Milano Malpensa, il cargo, con a bordo in prevalenza medicinali, bende e tende da campo, sta completando il carico nello scalo romano da dove raggiungerà Santo Domingo. Gli aiuti sono stati inviati da vari comuni italiani, Roma, Milano, Torino, Pisa, Genova.

ATTERRAGGIO A SANTO DOMINGO - La Capitale invia 7 bancali con medicinali di primo soccorso e per medicazioni, antibiotici ed in più, tra l'altro, 1100 sacche per salme. Il comune di Milano, tra l'altro, ha concorso con tre potalizzatori d'acqua e 20 tonnellate di medicinali ed altro materiale sanitario. "È un volo che arriverà domani pomeriggio ora locale a Santo Domingo, dove abbiamo già individuato l'handling necessario allo scarico del materiale ed al successivo trasporto su Haiti - ha detto Fabrizio Curcio, Responsabile Ufficio Emergenze del Dipartimento di protezione civile - Il volo è il risultato, in accordo con i comuni, della valutazione fatta dal nostro team partito nell'immediatezza dell'evento e che quindi ha richiesto una serie di materiali che serviranno nell'allestimento dell'ospedale da campo, già inviato e da oggi operativo ad Haiti". "Ci sono attrezzature sanitarie e medicinali - ha aggiunto - assolutamente congruenti con l'azione dell'ospedale da campo e la traumatologia in atto, connessi con schiacciamenti, amputazioni e traumi da terremoto. In più un carico di tende come supporto logistico a tale presidio sanitario ed all' ospedale pediatrico nel quale stiamo lavorando". (Fonte Ansa).

 

18 gennaio 2010(ultima modifica: 19 gennaio 2010)

 

 

 

2010-01-18

Secondo stime americane i morti saranno 200mila

Haiti, caos e speranze: altre due persone estratte vive. Ma ancora pochi i soccorsi

I sopravvissuti vivono ammassati in bidonville. Nelle fosse comuni sotterrati 70mila cadaveri

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PORT AU PRINCE - La speranza di trovare ancora sopravvissuti sotto le macerie di Haiti sconvolta dal terremoto non può essere abbandonata. Ancora sabato le squadre di soccorso hanno estratto due persone vive, di nazionalità haitiana, dalla macerie del Caribbean Market di Port-au-Prince, lo stesso dove stava lavorando l'italiano Antonio Sperduto al momento del sisma. I due, un uomo di 30 anni ed una donna di 40, sono in buone condizioni.

CIBO E SMS - La loro salvezza è dovuta a una serie di circostanze e al contributo delle tecnologie. Da una parte infatti, sono stati fortunati ad avere vicino del cibo; dall'altra grazie ai cellulari sono riusciti a mandare messaggi all'esterno e così hanno fatto in modo di attivare le ricerche sotto le macerie del supermercato. L'uomo, riferisce Ivan Watson della Cnn da Port-au-Prince, ha detto che entrambi sono riusciti a sopravvivere mangiando burro di arachidi e gelatina. Il salvataggio, effettuato nella tarda serata di domenica (le prime ore del giorno in Italia), porta a cinque il numero complessivo di persone estratte dal supermarket, dove, al momento del sisma, stava lavorando anche Antonio Sperduto. Al Caribbean Market sono al lavoro squadre di soccorso statunitensi e turche. Il team South Florida Urban Research and Rescue che opera sul posto e i volontari turchi del Gea erano sul punto di abbandonare le ricerche due giorni fa: gli sms dei sopravvissuti sotto le macerie hanno riavviato il lavoro di soccorso. I due non sono gli unici ad essere stati salvati. Anche un funzionario danese dell'Onu è stato estratto dalle macerie del quartier generale delle Nazioni Unite a Port-au-Prince. Nel giorno della visita del segretario generale Ban Ki-moon, l'esperto di affari civili Jen Kristensen è stato tirato fuori "praticamente senza un graffio" dalle rovine dell'edificio. "Un piccolo miracolo" lo ha definito Ban, che ha sorvolato in elicottero la devastazione del sisma. "Sono qui per dirvi che siamo con voi" ha detto Ban ai volontari impegnati nei soccorsi e a ciò che resta della missione Minustah, "non vi lasceremo soli: questo è un disastro di portata pari allo tsunami".

GLI ITALIANI - Ad una settimana dal sisma sono sette gli italiani ancora da contattare, mentre per altri 3 ci sono "fondate e concrete ragioni di forte preoccupazione". È quanto riferisce la Farnesina in una nota, nella quale informa che la squadra inviata dall'Unitá di crisi a supporto dell'azione dell'ambasciata d'Italia a Santo Domingo e del vice consolato onorario italiano ad Haiti sta operando per definire in maniera quanto più chiara e completa possibile il quadro dei connazionali mancanti all'appello, in collaborazione con le diverse componenti italiane nell'isola, le diverse squadre di partners europei e compatibilmente con le difficilissime condizioni locali.

Haiti, la polizia spara sui saccheggiatori Haiti, la polizia spara sui saccheggiatori Haiti, la polizia spara sui saccheggiatori Haiti, la polizia spara sui saccheggiatori Haiti, la polizia spara sui saccheggiatori Haiti, la polizia spara sui saccheggiatori Haiti, la polizia spara sui saccheggiatori Haiti, la polizia spara sui saccheggiatori

I SOCCORSI - Intanto la macchina dei soccorsi ad Haiti aumenta di potenza per tentare di rispondere alle necessità più urgenti dei sopravvissuti, sei giorni dopo il terremoto che ha ucciso almeno 70mila persone. Il caos, le violenze e i saccheggi generati dalla disperazione hanno indotto il governo a dichiarare lo stato d’emergenza fino alla fine del mese di gennaio e il lutto nazionale di 30 giorni con tutte le bandiere a mezz’asta sugli edifici pubblici rimasti in piedi. Nelle fosse comuni sono stati sotterrati 70mila cadaveri, ha affermato il segretario di stato all’istruzione Carol Joseph, mentre secondo una stima fornita dagli esperti americani le vittime in totale potrebbero essere 200mila. Il sisma e le numerose repliche hanno causato anche il ferimento di 250mila persone e 1,5 milioni di senzatetto. Nella capitale sono stati allestiti 250 centri di soccorso per distribuire viveri e medicinali. I sopravvissuti vivono ammassati in bidonville improvvisate a due passi dal palazzo nazionale, parzialmente distrutto, simbolo di un potere decapitato dalla catastrofe. La priorità è ormai quella di evitare una catastrofe sanitaria: la carenza di acqua potabile e di servizi sanitari aumenta fortemente il rischio di epidemie. La comunità internazionale si è mobilitata in massa per aiutare il paese più povero del continente americano, ma le infrastrutture non reggono l’impatto: l’aeroporto è ingolfato, il porto distrutto, molte strade sono impercorribili. Il presidente René Preval sarà lunedì a Santo Domingo per una prima riunione internazionale destinata a porre le basi per la conferenza dei paesi donatori, il 25 gennaio a Montreal. Lunedì il Consiglio di sicurezza dell’Onu terrà una prima riunione straordinaria dedicata ad Haiti mentre Bill Clinton, inviato speciale delle Nazioni unite per Haiti, è atteso a Port au Prince.

GLI AIUTI ECONOMICI - La Francia ha deciso di donare 10 milioni di euro all'Onu per rispondere alla richiesta di aiuti urgenti per Haiti. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri, Bernard Kouchner. "Continuando nella mobilitazione a favore della popolazione haitiana così duramente provata dal sisma del 12 gennaio - si legge in un comunicato del ministro - la Francia ha deciso di rispondere all'appello urgente per Haiti lanciato dalle Nazioni unite venerdì 16 gennaio con un contributo di 10 milioni di euro". L'appello Onu punta a raccogliere 562 milioni di dollari per Haiti. Punta invece a superare la cifra di 100 milioni di euro l'aiuto complessivo dell'Unione europea ad Haiti per aiuti immediati e a medio termine, tra risorse della Commissione Ue e quelle messe a disposizione dagli Stati membri. Lo riferiscono fonti europee in margine al consiglio straordinario sviluppo della Ue, convocato dalla presidenza spagnola di turno e dal ministro degli esteri Ue Catherine Ashton, a cui spetta il coordinamento delle iniziative a livello europeo. "Vogliamo mandare un chiaro messaggio di solidarietà al popolo di Haiti", ha detto la Ashton, prima dell'avvio del consiglio. Infine si terra il prossimo 25 gennaio a Montreal, in Canada, la conferenza internazionale sulla ricostruzione di Haiti. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner, parlando alla radio France Info. "È quello che darà speranza" agli haitiani, ha affermato il capo della diplomazia di Parigi.

Redazione online

18 gennaio 2010

 

 

 

Gli interventi - In azione 43 squadre con 2.000 tecnici e 161 cani

I sepolti vivi, ancora voci dalle macerie

Sono già state salvate 62 persone, le ultime tre ieri sera "Chiedono aiuto". Si scava dove si trovano gli italiani

PORT-AU-PRINCE — Le voci hanno impiegato sei giorni per farsi sentire dall’aldilà. Hanno superato metri di cemento, mattoni e calcinacci. E alla fine, dopo le voci, sono arrivati anche i loro corpi: vivi. Una bambina, poi un uomo, e un altro, una donna, e un’altra, e ancora: una settantina, "precisamente 62", dirà a un certo punto un portavoce, e non è finita. Così all’improvviso le ruspe, quelle che da fuori si credeva dovessero ormai spostare solo morte e macerie, hanno ripreso a muoversi con quella cautela frenetica che infine si riconsegna alle mani, non più per rimuovere: per salvare. "Siete voi — dice il maggiore Carlos Renato, responsabile della squadra ingegneri dell’Onu — che non ci credevate. Noi la speranza di tirar fuori gente viva da qua sotto l’abbiamo sempre avuta. E continuiamo ad averla". "Qua sotto", nello specifico di ieri, vuol dire due alberghi e un supermercato. Il Caribbean Supermarket, lo stesso dove lavorava l’italiano Antonio Sperduto. Lui non c’è ancora, tra i vivi tirati fuori. Ma neppure tra i morti. È per lui, e a questo punto per chissà quanti altri, che ora si scava. Perché da là sotto, un’ora dopo l’altra, le voci continuano a salire. Via cellulare, via sms. Finché le batterie e le forze dureranno.

(Ansa)

(Ansa)

La prima resurrezione di Haiti, perché dopo sei giorni sotto tonnellate di cemento e cadaveri c’è anche una certa legittimazione a chiamarla così, è quella di una bambina di sette anni. Si chiama Ariel: a chi l’ha tirata fuori ha detto di essere rimasta incastrata tutto il tempo fra cadaveri e roba da mangiare cadutale addosso degli scaffali. Insieme a lei i soccorritori estraggono un uomo, uno di Haiti. Poi un’americana, che a Port-au-Prince viveva da anni. Stanno bene. Ce la faranno. A salvarli sono stati gli specialisti americani della South Florida Urban Research and Rescue insieme con i volontari turchi della Gea. I quali, in effetti, dopo tutti questi giorni di silenzio, stavano per abbandonare le ricerche. Come altre squadre stavano facendo altrove. Senonché all’alba è arrivata loro la segnalazione che un cassiere del supermercato— da là sotto—aveva chiamato la sua famiglia col cellulare a Miami. E che lo stesso stava facendo un altro cassiere dominicano sui trent’anni, Adolfo Prato, con un amico che riceveva i suoi sms da giorni: "Non smette di scrivere—dice la sorella Dominique— vi prego trovatelo". La paradossale speranza supplementare almeno teorica per l’irpino Sperduto deriverebbe dal fatto che il suo posto di lavoro si trovava proprio all’ultimo piano sottoterra. "Se il crollo avesse lasciato una sorta di camera d’aria…": così dicono i tecnici. Si continua a scavare. E a trovare. Prima di Ariel era già sembrato un miracolo il salvataggio di Mia, la bimba di due anni che le squadre di soccorso inglesi avevano disseppellito dall’asilo in cui era rimasta bloccata tra i corpi dei suoi compagni. E ieri, dopo i tre del Caribbean, i miracoli sono continuati con Nadine Cardoso, la sessantaduenne proprietaria dell’hotel Montana: "Continuate a cercare— ha detto appena l’hanno tirata fuori dai sassi e dal cemento, con il viso reso quasi irriconoscibile dalla polvere— perché io laggiù sentivo in lontananza delle voci fino a poco fa. Sempre più deboli, è vero, ma continuavano a chiedere aiuto. Fate presto per favore …".

E poi era stata stata la volta di una ricercatrice universitaria americana, estratta viva a quasi cento ore dal crollo dell’edificio in cui si trovava. "Quasi neanche un graffio" è la frase utilizzata dal colonnello dell’Onu Romeo Brawner per descrivere le condizioni in cui è stato ritrovato—sotto i resti dell’hotel Cristian—il funzionario olandese delle Nazioni Unite Jen Kristensen, un altro dei sepolti vivi salvati ieri: anche lui ha riferito ai suoi soccorritori che non troppo distante da dove hanno salvato lui c’erano "altre voci di gente viva". Si continua a scavare nella notte. L’albergo è lo stesso in cui potrebbero trovarsi anche Cecilia Corneo e Guido Galli, gli altri due italiani classificati sinora tra i "dispersi". "Inizialmente — spiega il maggiore Renato — può essere parso che le nostre ricerche fossero senza speranza perché c’era un lavoro preliminare da compiere. Tutte le strade della città erano letteralmente impraticabili, Port-au-Prince era una unica montagna di macerie, prima bisognava almeno creare la via d’accesso ai punti in cui scavare. Lo abbiamo fatto. Poi naturalmente sono cominciate ad arrivare anche le squadre di soccorso da tutto il resto del mondo. Sono 43 task-force, duemila persone, 161 cani. Può non essere mai abbastanza, di fronte a duecentomila morti.Ma può ancora bastare per continuare a sperare".

Paolo Foschini

18 gennaio 2010

 

 

 

le speranze di ritrovare ancora sopravvissuti

"Là sotto il vero nemico è la sete"

L'esperto: non c'è un tempo massimo. Ormoni come l'adrenalina innescano meccanismi di resistenza

Il buio, la paura, il dolore ad un braccio, una gamba o a qualsiasi altra parte del corpo rimasta schiacciata. E, soprattutto, la sete. Una sete invincibile che prevarica il resto e diventa la nemica numero uno per chi cerca di non soccombere alla catastrofe. E’ la disidratazione, alla fine, ad avere la meglio e a portare via con sè tante vittime del terremoto, travolte dalle macerie.

"Se ad Haiti a distanza di giorni continuano ad estrarre persone vive è perché abitavano in strutture leggere, fragili, che seppelliscono ma non uccidono": non si sorprende delle tante storie di ritorno alla luce Gianfranco De Maio, responsabile sanitario di Medici senza Frontiere, neurologo romano, da oltre dieci anni nell’associazione. Per tre estati ha lavorato a Port-au-Prince, in un pronto soccorso allestito a sud della città, località Martissant, bidonville di 400 mila anime. "Il segreto dei miracolati? Dipende dalla resistenza individuale, dallo stato di salute di partenza e da quanto si riesce a sopportare la mancanza d’acqua. Per i bambini è ancora più difficile perché il loro sistema di sudorazione è immaturo", dice De Maio, che ripensa alle decine di emergenze affrontate in prima linea. In teoria grandi e piccoli non potrebbero rimanere a corto di liquidi più di 48 ore perché i tessuti oltre questo limite si deteriorano, a cominciare dagli organi più sensibili, reni e fegato. La conseguenza immediata è il blocco renale. Per questo motivo nei primi giorni della catastrofe è necessaria la presenza di nefrologi attrezzati di dialisi portatili. Se piove, chi è sotto le macerie può avere la fortuna di abbeverarsi con l’acqua di scolo. Ma ora ad Haiti dal cielo non scende una goccia.

Le vittime attingono a risorse personali, naturali. Un ruolo protettivo viene svolto dagli ormoni, come l’adrenalina, che oppongono uno scudo fisiologico alla disidratazione innescando il meccanismo del risparmio di acqua. Ecco perché alcuni ce la fanno. Esperienze che però possono lasciare tracce indelebili, durante e dopo, a volte per il resto della vita. Antonio Lo Iacono, presidente dell’Istituto europeo di psicologia delle emergenze è in attesa dell’autorizzazione per mandare nell’isola caraibica straziata dal sisma qualcuno dei suoi volontari: "Io la chiamo memoria del corpo. Bastano una sensazione fisica, un soffio di vento, un rumore particolare per riportarti lì sotto. Superare il trauma fisico e uscirne illesi anche dal punto di vista mentale dipendono in gran parte dal carattere e dalla capacità personale di resistere alle situazioni cruente o al soffocamento", dice lo psicologo. Alessandro Orsini, responsabile del nucleo interregionale cinofilo per l’Abruzzo dei Vigili del Fuoco, era in via Roma, all’Aquila, quando uno dei cani da maceria, avvertendo l’odore attraverso la canna fumaria, segnalò la presenza di una donna sepolta sotto due piani, estratta viva dopo 10 ore di scavi: "La sua collaborazione è stata importante. Noi le parlavamo, lei aiutava i colleghi a individuare la sua posizione, descrivendo cosa vedeva intorno a sè. Era in una bolla d’aria, protetta dallo scudo formato da una trave. A chi sta sotto, il fatto di partecipare al proprio salvataggio trasmette coraggio. Forza d’animo e freddezza aiutano".

Margherita De Bac

18 gennaio 2010

 

 

Gli interventi - In azione 43 squadre con 2.000 tecnici e 161 cani

I sepolti vivi, ancora voci dalle macerie

Sono già state salvate 62 persone, le ultime tre ieri sera "Chiedono aiuto". Si scava dove si trovano gli italiani

PORT-AU-PRINCE — Le voci hanno impiegato sei giorni per farsi sentire dall’aldilà. Hanno superato metri di cemento, mattoni e calcinacci. E alla fine, dopo le voci, sono arrivati anche i loro corpi: vivi. Una bambina, poi un uomo, e un altro, una donna, e un’altra, e ancora: una settantina, "precisamente 62", dirà a un certo punto un portavoce, e non è finita. Così all’improvviso le ruspe, quelle che da fuori si credeva dovessero ormai spostare solo morte e macerie, hanno ripreso a muoversi con quella cautela frenetica che infine si riconsegna alle mani, non più per rimuovere: per salvare. "Siete voi — dice il maggiore Carlos Renato, responsabile della squadra ingegneri dell’Onu — che non ci credevate. Noi la speranza di tirar fuori gente viva da qua sotto l’abbiamo sempre avuta. E continuiamo ad averla". "Qua sotto", nello specifico di ieri, vuol dire due alberghi e un supermercato. Il Caribbean Supermarket, lo stesso dove lavorava l’italiano Antonio Sperduto. Lui non c’è ancora, tra i vivi tirati fuori. Ma neppure tra i morti. È per lui, e a questo punto per chissà quanti altri, che ora si scava. Perché da là sotto, un’ora dopo l’altra, le voci continuano a salire. Via cellulare, via sms. Finché le batterie e le forze dureranno.

(Ansa)

(Ansa)

La prima resurrezione di Haiti, perché dopo sei giorni sotto tonnellate di cemento e cadaveri c’è anche una certa legittimazione a chiamarla così, è quella di una bambina di sette anni. Si chiama Ariel: a chi l’ha tirata fuori ha detto di essere rimasta incastrata tutto il tempo fra cadaveri e roba da mangiare cadutale addosso degli scaffali. Insieme a lei i soccorritori estraggono un uomo, uno di Haiti. Poi un’americana, che a Port-au-Prince viveva da anni. Stanno bene. Ce la faranno. A salvarli sono stati gli specialisti americani della South Florida Urban Research and Rescue insieme con i volontari turchi della Gea. I quali, in effetti, dopo tutti questi giorni di silenzio, stavano per abbandonare le ricerche. Come altre squadre stavano facendo altrove. Senonché all’alba è arrivata loro la segnalazione che un cassiere del supermercato— da là sotto—aveva chiamato la sua famiglia col cellulare a Miami. E che lo stesso stava facendo un altro cassiere dominicano sui trent’anni, Adolfo Prato, con un amico che riceveva i suoi sms da giorni: "Non smette di scrivere—dice la sorella Dominique— vi prego trovatelo". La paradossale speranza supplementare almeno teorica per l’irpino Sperduto deriverebbe dal fatto che il suo posto di lavoro si trovava proprio all’ultimo piano sottoterra. "Se il crollo avesse lasciato una sorta di camera d’aria…": così dicono i tecnici. Si continua a scavare. E a trovare. Prima di Ariel era già sembrato un miracolo il salvataggio di Mia, la bimba di due anni che le squadre di soccorso inglesi avevano disseppellito dall’asilo in cui era rimasta bloccata tra i corpi dei suoi compagni. E ieri, dopo i tre del Caribbean, i miracoli sono continuati con Nadine Cardoso, la sessantaduenne proprietaria dell’hotel Montana: "Continuate a cercare— ha detto appena l’hanno tirata fuori dai sassi e dal cemento, con il viso reso quasi irriconoscibile dalla polvere— perché io laggiù sentivo in lontananza delle voci fino a poco fa. Sempre più deboli, è vero, ma continuavano a chiedere aiuto. Fate presto per favore …".

E poi era stata stata la volta di una ricercatrice universitaria americana, estratta viva a quasi cento ore dal crollo dell’edificio in cui si trovava. "Quasi neanche un graffio" è la frase utilizzata dal colonnello dell’Onu Romeo Brawner per descrivere le condizioni in cui è stato ritrovato—sotto i resti dell’hotel Cristian—il funzionario olandese delle Nazioni Unite Jen Kristensen, un altro dei sepolti vivi salvati ieri: anche lui ha riferito ai suoi soccorritori che non troppo distante da dove hanno salvato lui c’erano "altre voci di gente viva". Si continua a scavare nella notte. L’albergo è lo stesso in cui potrebbero trovarsi anche Cecilia Corneo e Guido Galli, gli altri due italiani classificati sinora tra i "dispersi". "Inizialmente — spiega il maggiore Renato — può essere parso che le nostre ricerche fossero senza speranza perché c’era un lavoro preliminare da compiere. Tutte le strade della città erano letteralmente impraticabili, Port-au-Prince era una unica montagna di macerie, prima bisognava almeno creare la via d’accesso ai punti in cui scavare. Lo abbiamo fatto. Poi naturalmente sono cominciate ad arrivare anche le squadre di soccorso da tutto il resto del mondo. Sono 43 task-force, duemila persone, 161 cani. Può non essere mai abbastanza, di fronte a duecentomila morti.Ma può ancora bastare per continuare a sperare".

Paolo Foschini

18 gennaio 2010

 

 

 

 

2010-01-17

Frattini: "Pronti a cancellare il debito"

"Diamo la nostra disponibilità da ora a cancellare il debito che Haiti ha verso l'Italia, sono 40 milioni di euro"

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Caos soccorsi, violenze e saccheggi (17 gennaio 2010

MILANO - "Diamo la nostra disponibilità da ora a cancellare il debito che Haiti ha verso l'Italia, sono 40 milioni di euro". Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri Franco Frattini appena atterrato a Roma di ritorno dalla sua missione in Africa. "È un primo modo per aiutare l'inizio della ricostruzione", ha detto il ministro.

GLI AIUTI - L'Italia ha già impegnato quasi 5 milioni di euro in aiuti di emergenza e primo soccorso per le popolazioni sinistrate. Il titolare della Farnesina è stato accolto al suo arrivo da due operatori della Protezione Civile che lo hanno ragguagliato sulle condizioni del primo gruppo di italiani rientrato dall'isola caraibica. Il titolare della Farnesina ha poi riferito che sull'Isola "continuiamo le ricerche. Al momento sono ancora 12 gli italiani di cui non abbiamo notizie, oltre 190 sono stati ormai contattati, e comunque non ci sono novitá negative rispetto agli scorsi giorni. La nostra unità di cooperazione permanente e la Protezione Civile - ha sottolineato - sono stabilmente ad Haiti e continuano il loro lavoro"

Redazione online

17 gennaio 2010

 

 

 

 

 

 

escalation di saccheggi e violenze, in libertà 6 mila detenuti fuggiti dal carcere

Epidemie e criminalità, Haiti in ginocchio

Nuova forte scossa di assestamento

Sale a 200 mila il bilancio delle vittime stimate, si continua a scavare tra le macerie. Rischio malattie

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LA SCHEDA/ Haiti, uno dei paesi più poveri del mondo

Una giovane donna estratta viva dalle materie viene assistita da soccorritori e famigliari (Afp)

Una giovane donna estratta viva dalle materie viene assistita da soccorritori e famigliari (Afp)

MILANO - Esodo di massa della gente stremata da Port-au-Prince nel quinto giorno dal terremoto di Haiti, che l'Onu ha definito il "peggiore disastro mai affrontato" nella sua storia. Almeno 50.000 cadaveri sono stati finora recuperati per un bilancio che potrebbe raggiungere i 200.000 morti, ma stentano ancora ad arrivare alla popolazione gli aiuti umanitari da tutto il mondo che ingorgano l'aeroporto di Port- au-Prince. E sui superstiti terrorizzati da una nuova scossa di terremoto si aggira lo spettro della sete, mentre aumentano gli episodi di violenze e i saccheggi. Questo mentre si mobilita il presidente Barack Obama insieme ai suoi due predecessori per guidare quella che ha definito "la più grande operazione di aiuto compiuta dagli Usa" ed è arrivata sul posto il segretario di Stato, Hillary Clinton, con scorte di acqua, sapone e altri generi di prima necessità.

I CADAVERI - "Abbiamo già raccolto circa 50 mila cadaveri, ma prevediamo che i morti in totale saranno fra 100 mila e 200 mila, sebbene non sapremo mai il numero esatto", ha detto il ministro dell' interno haitiano, Antoine Bien-Aime. Per l'Ufficio coordinamento degli affari umanitari dell'Onu, il sisma che martedì ha devastato il Paese è "un disastro storico": la portavoce Elisabeth Byrs ha detto che "non ci siano mai trovati di fronte un tale disastro a memoria dell'Onu. Non assomiglia a nessun altro", anche perché rispetto allo tsunami che colpì l'Indonesia nel 2004, le strutture ad Haiti per gli aiuti sono "scarsissime". Sabato la terra ha tremato ancora, con una scossa di assestamento di 4,5 gradi Richter che ha accresciuto il panico e l'angoscia dei sopravvissuti, mentre le cifre della distruzione si fanno sempre più drammatiche: per l'Onu la città di Leogane (134 mila abitanti, a ovest della capitale) è stata distrutta al 90%, con 5-10.000 persone ancora sotto i detriti. Per l'Onu prioritaria resta la ricerca dei superstiti fra le macerie, che ha permesso di salvare dopo oltre 60 ore la piccola Winnie, di 18 mesi. La ricerca di superstiti sotto le macerie continuerà almeno ancora domenica, per poi lasciare il posto alle ruspe per la rimozione delle macerie e dei cadaveri in decomposizione, che possono diventare fonte di malattie. I medici dell'organizzazione internazionale Medici senza frontiere (Msf) che stanno portando soccorso alla popolazione di Haiti hanno detto di non aver "mai visto così tanti feriti e in così gravi condizioni".

LA RABBIA E LA FUGA - Con la disperazione cresce la rabbia e migliaia di persone tentano di fuggire da Port-au-Prince in quello che viene descritto come un esodo di massa dalle proporzioni crescenti: "Le strade sono impregnate dell'odore di morte. Non stiamo ricevendo alcun aiuto e i nostri bambini non possono vivere come animali", racconta una donna che cercava di lasciare la capitale con marito e quattro bambini. Convogli di macchine fuggono dalle violenze compiute da bande di saccheggiatori armati di machete, la storica arma dei famigerati Tonton Macoutes, pietre e coltelli. Portano via tutto quello che possono dai negozi e dalle case: vestiti, giocattoli, borse come è successo nel centro di Port au Prince. E all'aeroporto si è formata una folla che spera di riuscire ad imbarcarsi su un aereo per sfuggire all'inferno grazie ai loro passaporti.

GLI AIUTI NEL CAOS E L'ACQUA CHE MANCA - Un elicottero americano è riuscito a portare poche razioni alimentari nel centro della capitale haitiana, ma ha rischiato di provocare vittime tra la folla affamata che si è scatenata, tirando fuori anche coltelli e machete, per cercare di impadronirsi di un pò di cibo. Lo hanno raccontato testimoni. L'elicottero, secondo quanto riferito, ha gettato una decina di scatole di piccole dimensioni nello stadio. Ogni scatola conteneva una decina di razioni alimentari. Poi l'elicottero è ripartito, rigettando nello sconforto le persone che da martedì notte attendono aiuto. "Pensavo che venisse veramente ad aiutarci - ha detto sconsolato un uomo che dorme nello stadio con la famiglia dal giorno del sisma -. Invece non si è nemmeno posato a terra". La gente soffre particolarmente per la mancanza d'acqua e la rabbia cresce anche perchè gli aiuti della comunità internazionale arrivano con il contagocce, per il disastro delle strade, per il pericolo di violenze e di saccheggi - sono 6.000, secondo il governo, i detenuti evasi per il crollo delle carceri. Ma anche per il caos che ancora regna all'aeroporto di Port-au- Prince, malgrado da venerdì ne abbiano assunto il controllo di militari americani. Il presidente haitiano, Ren‚ Preval, che ha provvisoriamente trasferito il suo ufficio e la sede del governo in una caserma di polizia vicino allo scalo, ha denunciato la mancanza di coordinamento: "Abbiamo bisogno degli aiuti internazionali ma il problema è il coordinamento", ricordando come in un solo giorno siano arrivati 74 aerei da molti Paesi, congestionandolo, o come un aereo-ospedale francese non sia riuscito ad atterrare, suscitando la protesta, poi rientrata, del governo di Parigi.

NUOVA SCOSSA E SOCCORRITORI - L'epicentro del nuovo sisma di sabato, di 4,5 gradi sulla scala Richter, è stato registrato a 25 chilometri dalla capitale e a una profondità di 10 chilometri. Oltre 30 scosse di assestamento sono state registrate nel Paese dal terremoto di martedì scorso. L'opera dei soccorritori prosegue senza sosta e le squadre cinofile arrivate da ogni angolo del mondo cercano di indirizzare gli scavi nei punti dove con più probabilità esistono speranze di trovare qualcuno ancora in vita. Le operazioni sono difficili e nell'isola si inizia a fronteggiare anche la nuova emergenza della criminalità. Nuove azioni di saccheggio e sciacallaggio sono state segnalate in diverse zone di Port-au-Prince, la capitale, e c'è preoccupazione per quanto potrà accadere con il passare delle ore, considerando che gran parte della popolazione superstite non ha un rifugio dove andare e non sa come procurarsi i generi di sussistenza. Hillary Clinton ha proposto che il governo haitiano passi un decreto di emergenza per il coprifuoco come avvenne dopo le devastazioni delle tempeste tropicali del 2008..Molti anche i bambini rimasti orfani. Per altri già adottati a distanza si chiede è stato lanciato l'appello che vengano accolti da famiglie estere.

ERGASTOLANI IN LIBERTA' - Non solo: il sisma ha causato il crollo del carcere della città e ora c'è il timore per le conseguenze che potrà avere il ritorno in libertà di circa 6 mila detenuti, molti dei quali erano stati condannati all'ergastolo per reati gravi, fuggiti dopo che le guardie, a seguito delle scosse, se ne erano andate e avevano lasciato il penitenziario senza sorveglianza. La mancanza di sicurezza è una delle principali fonti di preoccupazione dei team internazionali e delle squadre di soccorso oltre che degli abitanti di Port-au-Prince: anche le operazioni di aiuto alla popolazione potrebbero avvenire in condizioni di scarsissima sicurezza. "Tutti i criminali della città adesso sono in giro nelle strade - ha detto un poliziotto in una testimonianza riportata dall'Agi -. Derubano le persone ed è un dramma".

GLI AIUTI INTERNAZIONALI - Intanto, nel porto di Port-au-Prince, è arrivato il primo cargo dopo il devastante terremoto di martedì sera: a bordo un carico di banane e carbone, le prime destinate a sfamare i sopravvissuti, il combustibile fossile a far bollire l'acqua per evitare il diffondersi di epidemie. La macchina internazionale degli aiuti si è messa in moto e nelle prossime ore dovrebbero giungere sull'isola altre spedizioni con cibo e generi di prima necessità. Il presidente americano, Barack Obama, ha deciso di inviare sull'isola anche 10 mila soldati americani che affiancheranno i soccorritori nelle operazioni di ricerca e che contribuiranno a presidiare il territorio. Le Nazioni Unite, dal canto loro, stanno decidendo se "dirottare" sulla capitale tutto il contingente della forza multinazionale di pace attualmente sparso anche nelle altre aeree di Haiti, le meno colpite dal sisma. Anche i caschi blu sarebbero utilizzati per il mantenimento dell'ordine pubblico.

Multimedia - Le foto, i video e gli audio che raccontano la tragedia di Haiti

Il sorriso di Claude Il sorriso di Claude Il sorriso di Claude Il sorriso di Claude Il sorriso di Claude Il sorriso di Claude Il sorriso di Claude Il sorriso di Claude

I CADAVERI - Un cimitero situato dietro il palazzo semidistrutto della presidenza, in pieno centro di Port-au-Prince, strabocca di cadaveri. Vengono portati qui con ogni mezzo: macchine, pulmini e anche carrette trainate a mano. Tanti, tantissimi morti, con una frequenza impressionante, ogni tre quattro minuti varcano l'entrata della struttura. Là vicino, sui marciapiedi, vi sono alcuni cadaveri abbandonati e alcuni carbonizzati, ancora fumanti. Una scena dell'orrore, resa ancora più raccapricciante dalla totale indifferenza della gente, ormai assuefatta alla morte, che passeggia tra i morti, cercando solo di scansarli. Altri continuano a mangiare con lo sguardo assente quel poco di cibo che sono riusciti a raccogliere nel corso della giornata un pugno di riso bollito e qualche pezzo di pollo.

 

I SATELLITI DELLA NASA - La Nasa, nel frattempo, ha attivato i suoi satelliti, le sue attrezzature scientifiche e la strumentazione spaziale per valutare i danni e contribuire agli sforzi di sostegno ad Haiti, dopo il terremoto che martedì sera ha raso al suolo il Paese. L'agenzia spaziale statunitense ha reso noto in un comunicato di aver messo in funzione due dei suoi strumenti spaziali ad alta risoluzione per esaminare la zona colpita dal sisma: le immagini di prima e dopo il movimento tellurico potranno essere utilizzate per valutare i danni e le necessità per il recupero del Paese. Infine, nella tarda serata dio sabato il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-Moon, ha confermato la morte del suo inviato speciale ad Haiti, il capo missione Onu Hedi Annabi, e del suo vice brasiliano. Annabi è stato trovato morto sotto le macerie di Port-au-Prince.

Redazione online

16 gennaio 2010(ultima modifica: 17 gennaio 2010)

 

 

 

annunciata la nascita di un fondo per la ricostruzione a lungo termine

La promessa di Obama ad Haiti:

"L'impegno Usa non di giorni ma di anni"

Il presidente degli Stati Uniti dopo l'incontro nello Studio Ovale con i suoi predecessori Bush e Clinton

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Haiti, epidemie e paura di rivolte (16 gennaio 2010)

Obama tra i suoi predecessori Clinton e Bush jr (Ap)

Obama tra i suoi predecessori Clinton e Bush jr (Ap)

NEW YORK - "L'impegno americano per Haiti rappresenta una delle più grandi operazioni di soccorso nella storia degli Usa e si misurerà in mesi e anni, non solo in giorni e settimane". Lo ha detto il presidente Usa, Barack Obama, dopo l'incontro nello Studio Ovale con i suoi predecessori George W. Bush e Bill Clinton.

IL FONDO - Con Bush, per la prima volta alla Casa Bianca dopo la fine del suo doppio mandato, e con Clinton Obama ha annunciato la nascita di un fondo per la ricostruzione a lungo termine di Haiti. Obama ha chiesto agli americani di contribuire al ClintonBushHaitiFund.org, il sito web dello strumento di raccolta fondi per Haiti. "Non mandate coperte o acqua ma contanti", ha detto l'ex presidente George W. Bush. "I soldi saranno spesi bene a lungo termine", ha detto Clinton che è stato promotore con l'ex presidente George H.W. Bush di un analogo appello per la ricostruzione delle regioni dell'Asia colpite dallo tsunami del 2004. (Fonte: Ansa)

16 gennaio 2010(ultima modifica: 17 gennaio 2010)

 

 

 

 

primi voli potrebbero partire intorno alle 17 locali (le 23 italiane)

La Farnesina: "Si teme il peggio per tre italiani. Tredici ancora dispersi"

Pronta l'evacuazione dei nostri connazionali

Franco Frattini in una foto d'archivio (Ansa)

Franco Frattini in una foto d'archivio (Ansa)

MILANO - "Si teme il peggio" per la sorte di tre italiani dispersi ad Haiti dal giorno del terremoto. Lo riferisce la Farnesina. Si tratta dei due funzionari dell'Onu, che si trovavano all'hotel Christopher di Port-au-Prince, e di un altro connazionale che sarebbe rimasto intrappolato sotto le macerie di un supermercato. Intanto si è ridotto a 13 il numero dei connazionali che ancora mancano all'appello. Sono una quindicina i primi italiani che saranno rimpatriati. Partiranno nelle prossime ore, con una tappa da Santo Domingo, per arrivare a Roma domenica. Il primo gruppo di italiani, principalmente feriti, donne e bambini, saranno portati da Port-au-Prince a Santo Domingo con il C-130 dell'Aeronautica militare che sta arrivando ad Haiti (intorno alle 21 italiane) con a bordo ospedale da campo. A Santo Domingo saranno quindi imbarcati sul Falcon che due giorni fa ha portato ad Haiti l'advanced team del governo italiano.

CHI SONO I TRE - Guido Galli, agronomo fiorentino di 45 anni, lavora ad Haiti per l'Onu stabilmente dal luglio 2008. "Mio fratello è uno dei due italiani dispersi di cui si parla in queste ore. Ci hanno detto che i soccorsi lo stanno cercando anche tra le macerie di quell'hotel dove aveva base l'Onu ad Haiti", il Christophe, ha affermato la sorella di Galli, Francesca, contattata a Firenze. "L'Onu - ha proseguito- ci ha confermato che stava partecipando ad una riunione in corso nell'albergo mentre c'è stato il terremoto. So che hanno trovato i corpi di alcuni funzionari ma non il suo". Nelle ore successive al terremoto il nome di Guido Galli era comparso in una lista di funzionari in missione ad Haiti emanata dall'Onu, tanto da sembrare in salvo. In realtà, poi, dopo altre verifiche, la Farnesina ha avvertito i familiari che era tra gli italiani dispersi.

Cecilia Corneo, 39 anni, è ad Haiti da sette anni nello staff della Peacekeeping mission dell'Onu. Data per 'salva' il mercoledì mattina dalla Farnesina che aveva chiamato la famiglia della donna ad Arona per informarla della 'buona notizia', è stata subito dopo segnalata tra i presenti ad una riunione negli uffici Onu dell'hotel Cristopher al momento del sisma e indicata come 'missing'. Ancora ad Haiti, ferito ad entrambe le gambe ma salvo è il marito della Corneo, Patrick Hein, consigliere politico dell'Onu ad Haiti che oggi, dopo giorni alla base logistica dell'Onu nell'isola, è riuscito finalmente a mettersi in contatto con la famiglia di Cecilia. Ad attendere disperatamente notizie sulla sorte di 'Cilla' - questo il soprannome di Cecilia - sono infatti i genitori ad Arona sul lago Maggiore, il fratello Giacomo che vive a Berlino e la sorella Paola da molti anni a Washington.

Antonio Sperduto, originario di Teora, centro dell'Irpinia, vive a Port au Prince dove dirige il Carribean Supermarket, la struttura che lo avrebbe sepolto nel crollo. Secondo fonti dell'isola caraibica e quanto riportato su alcuni quotidiani locali italiani, nella capitale di Haiti vivono anche due fratelli di Antonio, Rodolfo e Michele Sperduto, medico il primo, commerciante il secondo.

13 ITALIANI NON ANCORA RINTRACCIATI - Il ministro degli Esteri Franco Frattini, fornendo l'ultimo aggiornamento sulla situazione degli italiani presenti ad Haiti, ha affermato che "ad oggi sono 187 gli italiani contattati direttamente o indirettamente, mentre sono 13 le persone non ancora rintracciate, due dichiarate disperse" oltre alla vittima confermata e "a un altro nostro connazionale che verosimilmente è ancora sotto le macerie di un supermercato" di Port-au-Prince.

UNITA' DI COOPERAZIONE - Il titolare della Farnesina ha annunciato che è imminente l'apertura ad Haiti di una "unità della Cooperazione civile permanente", per seguire, nelle prossime settimane, lo sviluppo della situazione sull'isola colpita del terremoto. Il ministro Frattini - che si trova al Cairo - ha riferito anche che "continua lo stabilimento delle strutture per gli aiuti umanitari sul posto". "Stiamo cominciando la distribuzione (di generi di prima necessità, ndr), compreso l'ospedale da campo", ha spiegato il ministro. Domenica ci sarà "un incontro telefonico, a livello europeo", ha annunciato inoltre il ministro, per coordinare la macchina degli interventi dei 27 in vista del vertice Ue di lunedì. "Vi sono squadre di pronto intervento già sul posto, Protezione civile, Unità di crisi e Comando interforze della Difesa. In alcuni casi - ha spiegato Frattini - i nostri uomini stanno setacciando quasi fisicamente le strade di Haiti per avere notizie sugli italiani".

IL FIGLIO VA LEI RESTA - Lei resta ad Haiti, per continuare il suo lavoro di assistenza alla popolazione, il figlio piccolo torna invece in Italia, dove ad attenderlo ci saranno i nonni. È la storia di Fiammetta Cappellini, la volontaria italiana che fin dalle prime ore dopo il terremoto ha raccontato l'inferno di Port Au Prince attraverso Skype. Fiammetta si trova sulla pista dell'aeroporto della città, assieme agli altri italiani che tra poco lasceranno Haiti , una quindicina di persone, di cui tre bambini e un signore di 87 anni che da 50 vive ad Haiti. Lei però ha deciso di restare e di non abbandonare il suo lavoro: ma non era il caso di far rimanere anche suo figlio, un bimbo che compirà 2 anni a febbraio, e così ha deciso di mandarlo in Italia dai nonni. Il piccolo e gli altri italiani partiranno da Haiti con il C130 dell'Aeronautica Militare che sta trasportando a Port Au Prince l'ospedale da campo. L'arrivo del velivolo è previsto sabato sera: dopo aver scaricato il materiale, il C130 prenderà a bordo i nostri connazionali e li porterà a Santo Domingo, dove ad attenderli c'è un Falcon.

ALLO STUDIO INVIO PORTAEREI CAVOUR - Il governo italiano sta anche valutando la possibilità di mandare la portaerei Cavour in soccorso ad Haiti. A dichiararlo è stato il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, durante una conferenza stampa al Pdl point di Milano. "Stiamo valutando l'eventualità di inviare anche una nave. Stiamo verificando questa idea partita da una telefonata col ministro della Difesa brasiliano". Nel frattempo è atterrato nella serata di sabato il C130 dell'Aeronautica militare italiana che ha trasportato a Port Au Prince un ospedale da campo della Protezione Civile. Dopo aver scaricato l'ospedale e i medicinali trasportati dall'Italia, il C130 prenderà a bordo una quindicina di italiani che rientreranno domenica nel nostro paese.

Redazione online

16 gennaio 2010

 

 

 

 

Haiti, arrivati i primi italiani a Ciampino

Il Falcon è atterrato intorno alle 11.45 con a bordo quattro nuclei familiari. Anche due bambini e un gatto

Cittadini americani in attesa di essere imbarcati all'aeroporto di Port-au-Prince (Reuters)

Cittadini americani in attesa di essere imbarcati all'aeroporto di Port-au-Prince (Reuters)

ROMA - Sono atterrati all'aeroporto militare di Ciampino i primi 13 italiani rimpatriati da Haiti. Il Falcon 900 del 31° Stormo era partito da Guadalupe, dove i connazionali erano stati trasportati con un C130 dell'Aeronautica militare, verso le 3 di notte ora italiana. Del gruppo fanno parte quattro nuclei familiari con due bambini di due anni ciascuno. Si tratta di Leonardo Perlinshi, Nabi Kweeku Yeboah e Alessandro, il figlio di Fiammetta Cappellini, la cooperante italiana che ha deciso di rimanere ad Haiti per contribuire alle operazioni di soccorso ed ha fatto rientrare il figlio per affidarlo ai nonni. Il piccolo Alessandro è accompagnato dalla signora Diane Fabiani, che è incinta. Insieme ai nostri tredici connazionali, tra cui il "decano" degli italiani residenti nell'isola, Francesco Nocera di 87 anni, viaggia anche un gatto, Pites, che appartiene ad uno dei bambini, Leonardo. Prima di farli scendere i familiari che li attendevano, hanno portato a bordo cappotti e vestiti pesanti. Ad attenderli il vicecapo dell'unità di crisi della Farnesina Massimiliano D'Antuono, l'ammiraglio Giovanni Vitaloni della Protezione civile e il vicecapo di gabinetto Tommaso Profeta. A Ciampino anche il sindaco di Roma, Gianni Alemanno. "La nostra città si è mobilitata per l'accoglienza. Abbiamo già raccolto aiuti per 650 mila euro in medicinali ed era giusto per che io venissi ad accogliere i nostri connazionali. Mobiliteremo tutta la città", ha dichiarato.

FALCON 900 e C130 - Il Falcon 900 del 31° Stormo dell'Aeronautica militare era partito alle 3 di notte da Guadalupe, dove è avvenuto il trasbordo degli italiani che hanno chiesto di abbandonare l'isola colpita dal sisma. I connazionali sono stati portati a Guadalupe da Port-au-Prince con un C130 che ieri sera ha trasferito nell'isola l'ospedale da campo, ma non è potuto atterrare a Santo Domingo perchè ieri sera non c'era spazio sulla pista e dunque i due aerei hanno fatto scalo a Guadalupe. Le operazioni sono state coordinate dalla Sala Situazioni dello Stato Maggiore dell'Aeronautica in contatto con il comando operativo delle forze aeree, in collaborazione con la Protezione Civile e la Farnesina.

I PARENTI - "Siamo grati alla Farnesina per l'assistenza che ci ha dato in questi giorni di grande apprensione. Ci siamo tenuti costantemente in contatto con l'unità di crisi che ci ha confortato sulle condizioni dei nostri cari": parlano a Ciampino le sorelle di Cristina Iampieri, la funzionaria dell'Onu che sta rientrando in Italia da Haiti insieme con il marito, Misha Rafael Berliski, il figlioletto Leonardo di 10 mesi e il padre Bruno Iampieri. Con loro c'è anche Pires, il gattino di casa di cui sono affezionati. "Noi siamo state fortunate - aggiungono Daniela e Rossella che da Ciampino rientreranno con i famigliari ad Alba Adriatica (Teramo) - perchè siamo riuscite a metterci quasi subito in contatto con i nostri famigliari. Ma la preoccupazione è stata tanta perchè anche loro sono stati costretti a pernottare all'aperto, con il timore continuo di nuove scosse". Il padre delle Iampieri, Bruno era andato a trovare ad Haiti la figlia Rossella e il nipotino giusto due giorni prima del terremoto disastroso: anche per lui "una terribile esperienza che non dimenticherà più". Il "decano" degli italiano ad Haiti, Francesco Nocera, di 87 anni e la moglie Rosa Marseglia, di 74, troveranno ad attenderli il fratello di Rosa, Carlo, che li porterà a Napoli, dove risiede la famiglia originaria. Francesco Nocera era emigrato ad Haiti quasi 51 anni fa: due dei quattro figli stanno lasciando Haiti diretti in Messico, mentre altri due risiedono negli Stati Uniti e in Canada. Tra i parenti dei primi 13 italiani in arrivo a Ciampino rimpatriati da Haiti c'è anche Antonietta Cappellini, nonna del piccolo Alessandro di 2 anni. La mamma di Alessandro, Fiammetta, nata a Treviglio(Bergamo) e sposata con un haitiano, ha deciso di rimanere ad Haiti con il marito, ma ha chiesto che fosse rimpatriato il suo bambino. Fiammetta, che è operatrice umanitaria e responsabile dei progetti dell'ong Avsi(Associazione volontari per il servizio internazionale), aderente alla Compagnie delle opere, impegnata ad Haiti dal 1999 in progetti sull' agricoltura e sul sostegno ai bambini, è stata tra le prime via Skype, a lanciare l'allarme sulla reale gravità del disastro. All'inizio, racconta Antonietta Cappellini, "Fiammetta aveva deciso di non lasciare Haiti e di non far partire il bambino perchè ci diceva che il suo posto era lì. Poi, ieri, in lacrime, ci ha detto che bimbo non poteva rimanere lì perchè la casa è inagibile e lui in queste notti ha dormito in auto".

Virginia Piccolillo

17 gennaio 2010

 

 

 

 

la testimonianza della coordinatrice Cesvi per l'emergenza Haiti

Diario da Port-au-Prince:

"Le case sbriciolate come biscotti"

Cadaveri che bruciano o abbandonati in mezzo alla strada. Migliaia di persone ammassate nelle piazze

di MICOL PICASSO *

 

PORT-AU-PRINCE - Il contrasto con Santo Domingo: finisce la strada asfaltata a e comincia la polvere. Alla frontiera molte persone in uscita ma la confusione è modesta, qualcuno si offre di svolgere le formalità al posto mio, ma tutto si svolge abbastanza ordinatamente, possiamo farcela. Finalmente la nostra macchina arriva. Il viaggio è lungo ma fino alle porte di Port-au-Prince non si notano danni ed è sconvolgente la forza della vita che continua giornalmente, anche se le persone a pochi chilometri da te non ci sono più. Finalmente raggiungiamo Port-au-Prince e lambiamo solo di lontano le zone più colpite: dobbiamo innanzitutto trovare un posto dove dormire e dove mettere le nostre cose. Il secondo giro lo facciamo nel pomeriggio tardi, dopo aver salutato alcune persone conosciute in passato, avere chiesto se tutto era ok, avere visto la fatica di giorni di lavoro ingestibili. Le arterie principali sono piene di gente, ma questo è normale, in capitale; ci sono banchetti dove si vende cibo e bevande, la vita riprende pure qui.

Ma appena svoltiamo, la catastrofe si fa sentire e vedere. Anche se non raggiungiamo l’aeroporto (la zona più colpita). Sentire: la gente cammina con il fazzoletto o la mascherina sulla bocca e naso; c’è confusione, claxon, urla, qualcuno chiama e monta sul cassone del pick-up. Vedere: la piattaforma del tetto a volte frana intera sui piani inferiori che i sono sbriciolati come biscotti, oppure si spezza a metà. Si capisce subito che la gente lì sotto non ha avuto scampo. Alcuni cadaveri, lasciati a bruciare o semplicemente abbandonati in mezzo alla strada, e la rigidità di certe pose rimangono impresse nella testa. Port-au-Prince (e Haiti tutta) è solo montagna.

Ti accorgi che non sai distinguere dalla frana di roccia a quella dei detriti delle case, si aprono voragini e i tetti sprofondano in quelle che prima erano fondamenta. Le case di Port-au-Prince sono tutte in cemento: nessun haitiano ammetterebbe di non avere mezzi per costruirsi una casa in cemento; si fa per questo economia sul materiale; si costruisce senza criterio ammassando piani l’uno sopra l’altro senza calcoli, affiancando gli edifici grigi e non intonacati come in uno strettissimo alveare, come in una bidonville. Sono cadute poi a domino, quelle che stavano sopra su quelle che stavano sotto, e poi le macerie di quelle ancora sopra… Dove si porteranno tutti questi detriti? Abbiamo raggiunto poi Place de la Paix, che è la piazza sede dei ministeri e del palazzo presidenziali, che sono crollati.

La piazza è coperta di gente seduta, sdraiata per terra, confusa tra i rifiuti; le coperte e qualche masso segnano la distinzione tra un gruppo familiare e un altro, ricordo di un rifugio che non c’è più. Non saprei distinguere se la massa dei rifiuti è dovuta ai cassonetti sfondati dal terremoto o dalla semplice presenza delle persone laggiù. Saranno qualche migliaio in una sola piazza, insieme senza una latrina, una tenda, una distribuzione di viveri. Non bisogna essere esperti per capire che l’epidemia sta per scoppiare. E se nelle piazze più grandi non si riesce a distinguere il cemento della superficie occupato dalla gente in attesa, ogni angolo di Port-au-Prince, ogni spiazzo dove c’è un giardino è diventato un punto di raccolta per le famiglie sfollate. Fuori dai cortili comuni sono appesi cartelli: "Help, aide, aiudas" oppure "We need food inside" o "There are people inside". E sulla strada la fiumana di gente non sa dove andare, cerca un posto dove passare la notte, ma non troppo lontano dalla propria casa. Oppure semplicemente è la vita che ritorna.

Cesvi è presente ad Haiti con un progetto di sicurezza alimentare e si sta attivando con un intervento di emergenza nell'ambito del network Agire, www.agire.it

* Micol Picasso (coordinatrice Cesvi emergenza Haiti)

17 gennaio 2010

 

 

 

Era sepolta da macerie del suo Hotel.

Haiti, donna estratta viva dalle macerie

oltre 100 ore dopo il terremoto

Si chiama Nadine Cardoso ed è in buone condizioni. Il personale di soccorso internazionale continua a scavare

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E la città ora respira l’odore della morte (17 gennaio 2010)

Nadine Cardoso appena estratta dalle macerie (Ap)

Nadine Cardoso appena estratta dalle macerie (Ap)

PORT-AU-PRINCE - Oltre 100 ore dopo il sisma, una donna è stata estratta viva dalle macerie di un hotel di Port-au-Prince crollato per il terremoto del 12 gennaio. Si tratta della co-proprietaria della struttura alberghiera, Nadine Cardoso, che è stata subito presa in consegna dai medici.

LE SPERANZE - La donna è fortemente disidradata ma le sue condizioni generali sembrano buone. Secondo gli esperti, le speranze di trovare sopravvissuti diminuiscono drasticamente 72 ore dopo il sisma. Il personale di soccorso internazionale continua comunque a scavare tra le macerie nella speranza di salvare ancora molte vite umane. (Fonte: Apcom)

 

17 gennaio 2010

 

 

 

 

Il dramma degli orfani ad Haiti,

dall'Italia tante richieste di adozioni

Il ministro Giovanardi: martedì la commissione darà le indicazioni

Una bambina piange a Port au Prince (Afp)

Una bambina piange a Port au Prince (Afp)

MILANO - Orfani di Haiti, l'Italia si muove. Le immagini dei tanti bambini, affamati, feriti, che vagano soli tra le macerie dell'isola hanno commosso tutto il mondo e sono già diverse le coppie italiane - informa il sottosegretario Carlo Giovanardi, presidente della Commissione per le adozioni internazionali - che si sono fatte avanti chiedendo di poterli adottare. La commissione per le adozioni internazionali intanto ha stanziato un milione di euro per un piano straordinario per gli interventi. "Tale somma - ha precisato Giovanardi - verrà utilizzata per aiutare le organizzazioni umanitarie che in loco stanno già affrontando l'emergenza dei bambini rimasti senza famiglia, per rispondere all'appello dei responsabili delle strutture di accoglienza per minori haitiane che hanno chiesto l'aiuto della Comunità internazionale per organizzare strutture che sempre sul posto possano occuparsi dei bambini".

Il sottosegretario Giovanardi ha confermato che martedì 19 gennaio la Cai "definirà le condizioni attraverso le quali, d'intesa con gli altri paesi che come l'Italia già adottano bambini ad Haiti, sarà possibile varare un piano straordinario per assicurare una famiglia a questi bambini.

Nel frattempo, la direttrice di uno dei più grandiIn questi casi è necessario attendere che, orfanotrofi di Haiti, che ospita 152 bambini, ha lanciato un appello ai governi di tutto il mondo affinchè possano accogliere subito gli orfani haitiani. I funzionari che si occupavano dei vari casi potrebbero essere infatti dispersi, feriti o impegnati nelle operazioni di soccorso e quindi i procedimenti per le adozioni sono bloccate. Martedì la Commissione si riunirà e all'ordine del giorno ci sarà proprio questo problema. "Le adozioni ad Haiti - ha spiegato Giovanardi - vengono fatte soprattutto dai francesi. L'Italia ha solo un ente accreditato e l'anno scorso è stata fatta una sola adozione in quel Paese. Per altre due sono state avviate le procedure e stiamo verificando in queste ore cosa ne è stato dei due bambini interessati". Negli ultimi giorni, alla linea della Commissione sono giunte numerose telefonate ed e-mail di coppie che chiedono informazioni sulla possibilità di adottare minori provenienti da quel Paese, ma il sottosegretario ha invitato alla prudenza. "Serve - ha sottolineato - un coordinamento internazionale. Non è pensabile che ogni Paese si muova per conto suo. È assolutamente indispensabile un raccordo per fare in modo che le procedure seguite, soprattutto in momenti di grande confusione come questi, offrano tutte le garanzie possibili per la sicurezza e la tutela dei minori". Martedì, ha aggiunto, "è previsto che la vice presidente della Cai presenti una relazione tecnica in modo che le indicazioni possano tradursi, nel più breve tempo possibile, in interventi concreti".

In questi casi è necessario attendere che, nelle zone colpite dalla calamità, la situazione rientri nella normalità, affinchè siano ristabilite le condizioni per accertare l'effettivo stato di abbandono dei minori residenti nelle aree colpite (le cui famiglie potrebbero essere solo temporaneamente disperse) e le procedure di adozione degli orfani possano essere realizzate nel pieno rispetto delle norme nazionali e internazionali. Francesco Totti, ambasciatore Unicef, ha rivolto un appello attraverso un video-messaggio ed uno spot radiofonico: "Dobbiamo tutti dare il nostro contributo per aiutare i bambini che sono rimasti soli, che hanno perso i loro genitori, che non hanno più una casa dove dormire, una scuola dove tornare". (Fonte Ansa)

 

16 gennaio 2010(ultima modifica: 17 gennaio 2010)

 

 

 

 

Totti, appello per i bambini di Haiti

Il calciatore giallorossi sollecita gli aiuti

in qualità di ambasciatore dell'Unicef

ROMA - Francesco Totti al fianco dei bambini di Haiti. Il calciatore ha lanciato oggi un appello tramite l'Unicef, di cui è ambasciatore per l'Italia, per aiutare i bambini vittime del terremoto che ha colpito l'isola martedì scorso. È possibile ascoltare le parole del calciatore della Roma in un video-messaggio e in uno spot radiofonico. Questo il testo dell'appello: "Sono Francesco Totti e oggi mi rivolgo a te come ambasciatore dell'Unicef e anche come papà di due bambini. Di fronte alla tragedia che ha colpito Haiti dobbiamo tutti dare il nostro contributo per aiutare i bambini che sono rimasti soli, che hanno perso i loro genitori, che non hanno più una casa dove dormire, una scuola dove tornare. Questi bambini hanno bisogno di tutto: acqua pulita, assistenza sanitaria, cibo, protezione. L'Unicef, che è presente ad Haiti con i suoi operatori, sta lavorando per questi bambini e ha lanciato un appello al quale vi prego di rispondere tutti".

Redazione online

16 gennaio 2010

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2010-01-15

saccheggi nei negozi. blocchi stradali con cadaveri. SETTEmila corpi in una fossa comune

Haiti, superstiti all'hotel degli stranieri

"Entro lunedì 9 mila soldati Usa sull'isola"

La Croce Rossa: "50 mila morti". L'Onu: "Ci sono 300mila senzatetto". Cuba apre lo spazio aereo agli Usa

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PORT-AU-PRINCE - Morti ovunque. Devastazione. Dolore. Proteste e saccheggi. E un pericoloso vuoto di potere. A tre giorni dal devastante terremoto che ha colpito Haiti radendo al suolo la capitale Port-au-Prince, i primi soccorritori arrivati sull'isola caraibica si sono trovati di fronte scene agghiaccianti. "Mancano acqua potabile e cibo, le vittime sono ammassate in strada", racconta all'Ansa l'ambasciatore di Haiti a Roma, Geri Benoit. È ancora troppo presto per tracciare un bilancio della tragedia. La Croce Rossa parla di almeno 50 mila morti, ma si teme che le vittime possano essere alcune centinaia di migliaia. Secondo quanto riferisce l'Onu, sono circa 3,5 milioni e mezzo le persone che vivono nelle zone interessate dal sisma. I senzatetto a Port-au-Prince, dove il sisma ha distrutto il 20 per cento degli edifici, sono almeno 300 mila. La situazione sicurezza è comunque "buona", rassicura il ministro della Difesa degli Stati Uniti Robert Gates. E il Pentagono annuncia che più di novemila soldati americani giungeranno ad Haiti entro lunedì, per assistere i terremotati e prevenire eventuali disordini.

Audio - Qui migliaia di fantasmi in strada in cerca di cibo e soccorso dall'inviato Paolo Valentino

TRA LE MACERIE - Nella capitale si tenta - tra mille difficoltà - di dare assistenza ai feriti (guarda il video). E si continua a scavare tra le macerie alla ricerca di sopravvissuti. Dalle rovine dell'hotel Montana, dove risiedevano la maggior parte dei funzionari internazionali in missione ad Haiti, sono stati recuperati 23 superstiti. "Li abbiamo ritrovati durante la notte", ha detto l'inviato della presidenza cilena sull'isola, Juan Gabriel Valdes, a Radio Cooperativa. Tra i superstiti c'è di sicuro un americano, Richard Santos. "Ho passato 50 ore là dentro, 50 ore", ha urlato l'uomo uscendo dai resti dell'edificio In quel che resta dell'albergo continuano a lavorare le squadre di soccorso di diversi Paesi. Al momento invece non risulterebbero italiani tra le vittime del crollo dell'Hotel Montana Come nel caso del'americano Santos, anche Kelly Bastien, presidente del Senato di Haiti, è stato ritrovato vivo sotto i resti del Parlamento. "È un miracolo" ha dichiarato dopo essere rimasto intrappolato per ore sotto le macerie del suo ufficio. Diversi ministri ed esponenti politici hanno però perso la vita nel sisma. Secondo l'ambasciatore di Haiti a Berlino, Jean-Robert Saget, tra le vittime ci sono il titolare della Giustizia, Paul Denis, e l'esponente dell'opposizione Michel Gaillard.

Haiti, il caos dopo l'inferno Haiti, il caos dopo l'inferno Haiti, il caos dopo l'inferno Haiti, il caos dopo l'inferno Haiti, il caos dopo l'inferno Haiti, il caos dopo l'inferno Haiti, il caos dopo l'inferno Haiti, il caos dopo l'inferno

SOCCORSI - Gli aiuti cominciano intanto ad arrivare. Un volo dell'Unicef ha portato beni di prima necessità: l'organizzazione ha anche distribuito 2.500 kit contenenti utensili per cucinare e 5 mila sacchetti d'acqua da un litro. Un aereo cargo di Medici senza Frontiere ha scaricato materiale sanitario, coperte, teli, set da cucina, tende. Barack Obama, alle prese con la prima massiccia emergenza umanitaria della sua presidenza, ha ordinato giovedì l'invio immediato di oltre 5.500 truppe e di una flotta di navi militari. I soldati Usa già arrivati sull'isola hanno preso il controllo dell'aeroporto di Port au Prince e stanno regolando il traffico nello scalo per garantire un ordinato arrivo degli aiuti. Tra l'altro, la Casa Bianca annuncia che Cuba ha accettato di aprire il proprio spazio aereo agli Usa per evacuare dalla base di Guantanamo le vittime del sisma. Dal suo esilio in Sudafrica l'ex presidente di Haiti, Jean Bertrand Aristide, si è detto pronto a tornare nel suo paese per "portare aiuto alla ricostruzione". E mentre la Farnesina è al lavoro per cercare di rintracciare le decine di italiani che mancano ancora all'appello, sul fronte degli aiuti si muove anche il nostro governo: "Ad Haiti siamo stati come forze armate i primi a partire con un ospedale da campo, e ho in mente la possibilità di inviare anche una nave che in una situazione del genere potrebbe essere estremamente utile" annuncia il ministro delle Difesa, Ignazio La Russa, intervenendo alla trasmissione Mattino 5 .

VIA TERRA - I primi a passare all'alba la frontiera tra Repubblica Dominicana e Haiti sono stati i soldati di Rafael Delapena, il capo delle forze armate dominicane, che sta coordinando assieme ai suoi colleghi haitiani i primi aiuti via terra diretti a Port-au-Prince. Con il convoglio di aiuti ci sono numerose auto affittate dai giornalisti e una lunga colonna di volontari di tutto il mondo. Oltre a medicine, macchinari sanitari, nei loro convogli portano acqua e benzina, i due beni di prima necessità che scarseggiano nella capitale che dista dalla frontiera circa 28 chilometri di strada tutta dissestata e a curve continue.

CAOS - La gente però è esasperata. I medici dell'Ospedale Argentino di Port-au-Prince hanno assistito in queste ore a "scene terrificanti, per esempio bambini e anziani abbandonati davanti all'ingresso dell'ospedale". Molti circolano con un fazzoletto davanti alla bocca e alcuni scelgono la più macabra delle proteste: secondo un fotografo del settimanale americano Time, per le vie di Port-au-Prince sono stati eretti blocchi stradali utilizzando le macerie e i cadaveri che ancora aspettano una sepoltura. Il presidente haitiano, Renè Preval, ha reso comunque noto che 7 mila corpi sono stati interrati in una fossa comune. Oltre 1.500 morti sono stati ammassati nell'obitorio del policlinico di Port-au-Prince, dove camion requisiti dalla polizia continuano incessantemente a trasportare cadaveri in decomposizione per il caldo tropicale raccolti dalle strade o estratti dalle macerie. Tra le vittime figurano anche 36 membri della missione Onu ad Haiti; i dispersi sono circa un centinaio e le speranze di trovarli in vita si affievoliscono con il passare delle ore, ha detto il portavoce David Wimhurst.

VUOTO DI POTERE - Nelle ultime ore si segnalano anche numerosi saccheggi di negozi di generi alimentari della capitale e la missione di peacekeeping Onu è preoccupata per l'eventuale saccheggio di armi. Da parte sua, dopo un'accurata verifica, il Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite, smentisce comunque che un suo magazzino ad Haiti sia stato saccheggiato. Circa quattromila detenuti sono fuggiti dalla prigione centrale di Port-au-Prince, dopo il crollo dell'edificio causato dal sisma. Il presidente Preval, scampato al crollo della residenza ufficiale, è ricomparso in pubblico ma il caos regna sovrano nella capitale haitiana. Preval ha chiesto al Brasile di inviare al più presto armi e munizioni non letali per sedare eventuali rivolte nel Paese. In una nazione che nel recente passato ha visto succedersi guerre civili e colpi di stato, il rischio che qualcuno possa approfittare della situazione per conquistare con le armi il potere è infatti alto. L'ambasciatore Benoit ricorda che in febbraio sono previste le elezioni legislative e in novembre quelle presidenziali. "Al momento non so però dire cosa succederà, un rinvio appare probabile", ha detto l'ambasciatore haitiano a Roma che comunque non vuole nemmeno sentire parlare di rischio golpe. "Non esiste il pericolo, le priorità sono altre. E poi i nostri alleati americani si sono mobilitati per aiutarci".

(Ap)

(Ap)

FRONTIERA - Al varco di frontiera più importante tra Repubblica domenicana e Haiti, a un'ora di strada dall'inferno di Port au Prince, "tutto procede bene - racconta all'Ansa un ufficiale dell'esercito dominicano - sono passati solo tantissimi feriti con ogni mezzo, ma è tutto tranquillo... almeno per ora". Ma sotto l'apparenza, cresce il timore che una grande massa di disperati haitiani possa forzare la mano pur di passare il confine. Tanto che giovedì le autorità dominicane avevano lanciato l'allarme alle proprie forze armate, poi rientrato, circa i rischi di un'ondata di profughi alle frontiere. Sono gli stessi ufficiali di polizia doganale dominicana ad avvertire i giornalisti: "Di là dalla frontiera vi attende l'inferno. È quello che vedrete. Molte carceri sono crollate e ci sono molti criminali in giro per Haiti. State molto attenti anche all'igiene. Portate molta acqua con voi, perché di là è quasi esaurita. Anche guanti e mascherine perché c'è il pericolo di infezioni".

Redazione online

15 gennaio 2010

 

 

 

 

 

LA GEOLOGIA

Haiti è su una "zattera". In movimento

La placca caraibica in moto verso est. Perché a Santo Domingo le scosse non hanno fatto danni

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"Haiti è una delle zone più a rischio della Terra in fatto di terremoti. Lo racconta la sua storia, lo mostrano le mappe geologiche dove si vede l’isola al bordo di una piccola placca stretta fra altre gigantesche. In gioco ci sono forze straordinarie capaci di distruzioni immani quando si manifestano". Gianpaolo Cavinato, dell’Istituto di geologia ambientale e geoingeneria del Cnr, ha studiato i movimenti sismici nei continenti, talvolta li ha inseguiti con impressioni così forti difficili da tradurre in parole. Negli ultimi cinquecento anni nell’area si sono già verificati 12 terremoti più violenti dell’attuale superando i 7,5 gradi della scala Richter. La crosta della Terra è suddivisa in tanti pezzi che i geologi chiamano placche con uno spessore variabile da dieci chilometri a oltre settanta, a seconda dal luogo, negli oceani o sui continenti. Le placche si scontrano fra loro, alcune si inabissano sotto le altre, e altre ancora scivolano sullo stesso piano e dove vengono a contatto il movimento sviluppa energia. Questo accade lungo le faglie, cioè le fratture, che segnano la spaccatura della crosta. Haiti emerge dalla placca caraibica che è come una zattera in moto verso est. A nord si scontra con la grande placca nordamericana in viaggio invece verso ovest alla velocità di 2 centimetri all’anno e a sud con la altrettanto estesa placca sudamericana che s i sposta a nord-ovest di 1,5 centimetri all’anno. Quindi la "zattera" si trova stretta fra imponenti masse che agiscono di continuo sul suo territorio.

Ma non basta. La stessa placca caraibica è percorsa al suo interno da faglie minori che aumentano sia i rischi, sia le forze in gioco. Su una di queste è addirittura collocata la capitale di Port-au-Prince rimasta vittima di imponenti distruzioni. Il suo territorio è infatti diviso in due parti in movimento nella stessa direzione ma con velocità diverse intorno a 70 millimetri all’anno. "Nel continuo scivolare strette fra loro — spiega Cavinato — accumulano un’energia che ad un certo punto deve liberarsi ma non si sa dove e quando". Questa volta il punto sotterraneo in cui si è scatenata la violenza distruttrice, l’ipocentro come lo chiamano i geologi, era a 10 chilometri di profondità e a 16 chilometri dalla capitale. Santo Domingo, al contrario, dall’altra parte dell’isola, è in una posizione meno pericolosa perché le due faglie esistenti sul territorio della Repubblica Dominicana restano lontane, transitando una a nord e l’altra marginalmente a sud. La città, dunque, è meno soggetta a rischi. E Il terremoto è rimasto lontano. Ma da dove arriva la forza che fa muovere senza sosta le placche della crosta terrestre? "Il nostro pianeta è come una macchina termica— precisa lo scienziato—con un cuore incandescente. È proprio il calore che ha al suo interno ad alimentare un’energia capace di spostare le placche". Così il volto della Terra continua a cambiare e a rimodellarsi. Circa 300 milioni di anni fa c’era il supercontinente unico, Pangea, che lentamente si è diviso nei continenti attuali. Ma non era la prima volta che accadeva. Per il nostro pianeta è un fatto ciclico e già in precedenza si era verificato: insomma, è un continuo comporsi e scomporsi proprio grazie al calore che, come in una pentola, quando bolle sposta il coperchio. "La regione dei Caraibi è tra le più calde — sottolinea Cavinato — e la prova sta anche nelle catena di vulcani attivi presenti lungo la costa pacifica del Nicaragua. Un dozzina di bocche di fuoco che testimoniano dei potenti scontri geologici in atto nelle profondità".

Gli stessi specialisti della sede dell’Onu crollata avevano evidenziato i rischi legati alle faglie pianificando interventi e costi. Mai ascoltati. È proprio risalendo lungo la linea dei vulcani che si incontra la famosa faglia di Sant’Andrea che separa la placca nordamericana dalla placca pacifica. È qui che si aspetta il Big One, il super terremoto che potrebbe scuotere disastrosamente la costa californiana riportando alla memoria il tremendo ricordo di San Francisco con il tragico mattino del 18 aprile 1906 e l’imponente incendio che fece più vittime del sisma. In quell’occasione si misurò uno spostamento della faglia di 6,5 metri. Ma più recentemente, e ripetutamente, la terra ha tremato a Los Angeles. Nel 1994 ci furono una settantina di vittime e anche nel luglio 2008 il fenomeno seminò paura. Anzi alcuni scienziati hanno interpretato quest’ultimo come un preavviso del Big One. Proprio per cercare indizi del suo arrivo i geologi americani hanno scavato un buco, una perforazione sino a 3,2 chilometri di profondità vicino alla cittadina di Parfield, tra San Francisco e Los Angeles. L’operazione, nota come "Safod Project" è condotta dal Geological Survey per prelevare campioni del suolo in prossimità della faglia e capire nello studio delle loro caratteristiche se manifestano segni utili a qualche previsione. "Purtroppo possiamo ancora fare ben poco per anticipare lo scatenarsi di un sisma — dice con amarezza Cavinato —. Ci limitiamo a misurare e valutare gli spostamenti superficiali del suolo o a cogliere qualche indicazione in profondità per tentare, ad esempio, di calcolare l’accumulo di energia. Sono dei tentativi — aggiunge — perché le faglie sono lunghe centinaia e centinaia di chilometri e studiando un solo punto non possiamo decifrare come e dove i fenomeni possono accadere e con quali caratteristiche".

Qualche aiuto ora arriva anche dallo spazio e con i satelliti Gps è possibile sorvegliare lo slittamento delle superfici. Indagini più sofisticate si conducono con i satelliti Lageos della Nasa e dell’Asi italiana facendo rimbalzare nello spazio un raggio laser e calcolando quanto i continenti si separano fra loro. Adesso c’è la frontiera più avanzata dei satelliti radar attraverso i quali si tengono sotto controllo le deformazioni del suolo. La Protezione civile italiana ha già chiesto all’Agenzia spaziale italiana Asi di scandagliare l’area di Haiti con la costellazione dei satelliti radar "CosmoSkymed " le cui immagini sono in corso di elaborazione dalla società "e-Geos". "Per una stima della situazione stiamo effettuando anche un confronto con le immagini della zona raccolte nell’aprile scorso — commenta Alessandro Coletta, responsabile della missione in Asi — e con i continui sorvoli dei giorni prossimi forniremo agli scienziati una fotografia delle modifiche avvenute. Sono dati utili per interpretare meglio la natura geofisica dell’area e possono essere preziosi, speriamo, per il futuro".

Giovanni Caprara

15 gennaio 2010

 

 

 

 

 

 

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Sisma ad Haiti: si scava senza sosta Arrivano i soccorsi, il mondo mobilitato (14 gennaio 2010)

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La Farnesina. "Alcune decine di italiani tra i dispersi" (14 gennaio 2010)

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LA SCHEDA/ Haiti, uno dei paesi più poveri del mondo

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La missione Onu: nel Paese 9 mila caschi blu (13 gennaio 2010)

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AUDIO / La Farnesina: comunicazioni difficili, un centinaio gli italiani che vivono ad Haiti

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AUDIO / La Croce Rossa: "Haiti colpita al cuore, è una catastrofe"

(Ap)

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PORT-AU-PRINCE - Morti ovunque. Devastazione. Saccheggi. Dolore. Proteste. E un pericoloso vuoto di potere. A tre giorni dal devastante terremoto che ha colpito Haiti radendo al suolo la capitale Port-au-Prince, i primi soccorritori arrivati sull'isola caraibica si sono trovati di fronte scene agghiaccianti. "La situazione è anche peggio di quanto mostrano le tv. Mancano acqua potabile e cibo, le vittime sono ammassate in strada", racconta all'Ansa l'ambasciatore di Haiti a Roma, Geri Benoit.

TRA LE MACERIE - Nella capitale si tenta - tra mille difficoltà - di dare assistenza ai feriti (guarda il video). E si continua a scavare tra le macerie alla ricerca di sopravvissuti. Kelly Bastien, presidente del Senato di Haiti, è stato ritrovato vivo sotto i resti del Parlamento. "È un miracolo" sono state le sue prime parole dopo essere rimasto intrappolato sotto le macerie del suo ufficio circa dodici ore. Bastien ha inoltre riferito che tra le persone morte vicino a lui vi erano altri due parlamentari. Anche diversi ministri ed esponenti politici hanno perso la vita nel sisma. Secondo l'ambasciatore di Haiti a Berlino, Jean-Robert Saget, tra le vittime ci sono il titolare della Giustizia, Paul Denis, e l'esponente dell'opposizione Michel Gaillard. Da sotto le macerie dell'Hotel Christopher, che ospitava la sede della missione Onu ad Haiti e dove si teme siano rimasti intrappolati due italiani, si sentirebbero provenire delle voci: lo sostiene un portavoce dell'Esercito filippino, che ha circa 200 uomini schierati nell'ambito della missione Onu Minustah a Haiti.

SOCCORSI - Gli aiuti cominciano ad arrivare. Un volo dell'Unicef ha portato beni di prima necessità: l'organizzazione ha anche distribuito 2.500 kit contenenti utensili per cucinare e 5 mila sacchetti d'acqua da un litro. Un aereo cargo di Medici senza Frontiere ha scaricato materiale sanitario, coperte, teli, set da cucina, tende. Gli Stati Uniti invieranno un'intera brigata di 3.500 soldati, tra cui 2.200 marines ad Haiti; per Barack Obama si tratterà di "uno dei più grandi sforzi umanitari della storia" americana. Dal suo esilio in Sudafrica l'ex presidente di Haiti, Jean Bertrand Aristide, si è detto pronto a tornare nel suo paese per "portare aiuto alla ricostruzione". E mentre la Farnesina è sempre al lavoro per cercare di rintracciare le decine di italiani che mancano ancora all'appello, sul fronte degli aiuti si muove anche il nostro governo: "Ad Haiti siamo stati come forze armate i primi a partire con un ospedale da campo, e ho in mente la possibilità di inviare anche una nave che in una situazione del genere potrebbe essere estremamente utile - annuncia il ministro delle Difesa, Ignazio La Russa, intervenendo alla trasmissione Mattino 5 .- Lo proporrò al presidente del Consiglio".

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CAOS - La gente però è esasperata e alcuni scelgono la più macabra delle proteste: secondo un fotografo del settimanale americano Time, per le vie di Port-au-Prince sono stati eretti blocchi stradali utilizzando le macerie e i cadaveri che ancora aspettano una sepoltura. Il presidente haitiano, Renè Preval, ha reso comunque noto che 7 mila corpi sono stati interrati in una fossa comune. La Croce rossa haitiana stima in circa 50 mila i morti - ma si teme che il bilancio possa essere di alcune centinaia di migliaia di vittime - mentre i feriti ed i senzatetto sarebbero addirittura tre milioni su una popolazione di poco più di nove. Oltre 1.500 morti sono stati ammassati nell'obitorio del policlinico di Port-au-Prince, dove camion requisiti dalla polizia continuano incessantemente a trasportare cadaveri in decomposizione per il caldo tropicale raccolti dalle strade o estratti dalle macerie. Tra le vittime figurano anche 36 membri della missione Onu ad Haiti; i dispersi sono circa un centinaio e le speranze di trovarli in vita si affievoliscono con il passare delle ore, ha detto il portavoce David Wimhurst.

VUOTO DI POTERE - Nelle ultime ore si segnalano anche numerosi saccheggi di negozi di generi alimentari della capitale e la missione di peacekeeping Onu è preoccupata per l'eventuale saccheggio di armi, sostiene l'ambasciatore di Haiti in Argentina, Raymond Mathieu. Il presidente Preval, scampato al crollo della residenza ufficiale, è ricomparso in pubblico ma il caos regna sovrano nella capitale haitiana. In una nazione che nel recente passato ha visto succedersi guerre civili e colpi di stato, il rischio che qualcuno possa approfittare della situazione per conquistare con le armi il potere è alto. L'ambasciatore Benoit ricorda che in febbraio sono previste le elezioni legislative e in novembre quelle presidenziali. "Al momento non so però dire cosa succederà, un rinvio appare probabile", ha detto l'ambasciatore haitiano a Roma che comunque non vuole nemmeno sentire parlare di rischio golpe. "Non esiste il pericolo, le priorità sono altre. E poi i nostri alleati americani si sono mobilitati per aiutarci".

(Ap)

(Ap)

FRONTIERA - Al varco di frontiera più importante tra Repubblica domenicana e Haiti, a un'ora di strada dall'inferno di Port au Prince, "tutto procede bene - racconta all'Ansa un ufficiale dell'esercito dominicano - sono passati solo tantissimi feriti con ogni mezzo, ma è tutto tranquillo... almeno per ora". Ma sotto l'apparenza, cresce il timore che una grande massa di disperati haitiani possa forzare la mano pur di passare il confine. Tanto che giovedì le autorità dominicane avevano lanciato l'allarme alle proprie forze armate, poi rientrato, circa i rischi di un'ondata di profughi alle frontiere, forse armati.

Redazione online

15 gennaio 2010

 

 

 

Strauss-Khan: "cento milioni anche dal fmi, e la somma aumenterà"

Obama: "Coordiniamo noi gli aiuti"

Dalla Casa Bianca uno stanziamento immediato di 100 milioni di dollari. "La nostra priorità ora è Haiti"

WASHINGTON - Stati Uniti in prima linea nel sostegno al popolo haitiano decimato e devastato dal terremoto. Il presidente Obama, dopo un vertice con il segretario di Stato Clinton e quello della Difesa Gates, ha annunciato il piano d'azione della Casa Bianca: uno stanziamento di 100 milioni di dollari per aiuti immediati e l'impegno a coordinare tutti gli interventi internazionali. "Questo è un momento che richiede la leadership dell'America - ha detto il presidente -. Lo dobbiamo al popolo di Haiti che ha sofferto già così tanto, ai connazionali che si trovano e per lo spirito di umanità e solidarietà verso un Paese vicino che ha subito perdite devastanti". Ora i soccorsi ad Haiti, spiega, sono la "priorità assoluta" della Casa Bianca.

"SIAMO CON VOI" - Quindi si è rivolto idealmente al popolo haitiano: "Gli Usa e il mondo sono con voi, gli aiuti stanno arrivando. Non sarete dimenticati". Obama ha annunciato l'invio di migliaia di soldati (2mila marines e 3.500 paracadutisti), la portaerei Carl Vinson, 3 navi anfibie e una nave-ospedale. Sul fronte sanitario Washington ha inviato 300 tra medici e infermieri e ha messo in allerta altri 12mila operatori. A coordinare gli aiuti Usa per Haiti saranno i predecessori di Obama, George Bush e Bill Clinton.

CENTO MILIONI DA FMI - Anche il Fondo Monetario Internazionale stanzierà immediatamente 100 milioni di dollari per Haiti, somma destinata poi ad aumentare. Lo ha annunciato il direttore generale Dominique Strauss-Khan. La stessa cifra è stata annunciata anche da Canada e Banca Mondiale. A questi maxi-stanziamenti se ne aggiungono altri minori, fra cui quello della Croce Rossa Internazionale, che ha lanciato un appello perché le donazioni raggiungano i 10 milioni di dollari. Anche il Brasile ha offerto 10 milioni di dollari; l'Inghilterra ne ha promessi 9, come l'Australia; il Giappone 5. Hanno promesso aiuti anche Perù, Venezuela, Messico, Colombia, Guatemala e Cile; dall'Asia promesse sono arrivate da Thailandia, Corea del Sud e Nuova Zelanda. Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha annunciato un primo stanziamento di 10 milioni di dollari. Il G20 ha espresso la disponibilità a inviare un immediato sostegno economico e in generi di prima assistenza, assicurando che seguirà da vicino il processo di ricostruzione. Sul fronte dei privati, l'azienda farmaceutica Abbott si è impegnata tramite la sua fondazione a inviare un milione di dollari.

UE, FARNESINA E CEI - Per l'Unione Europea lunedì si riuniranno i ministri dello Sviluppo sper stabilire i prossimi passi ed eventuali risorse aggiuntive. Finora 12 Paesi Ue hanno fornito materiale di protezione civile, mentre solo l'Olanda ha fornito 2 milioni di euro di assistenza finanziaria, oltre ai 3 milioni sbloccati dalla Commissione Ue. La Francia invierà due navi militari, una con equipaggiamento ospedaliero. Inoltre il presidente Sarkozy ha lanciato l'iniziativa di una conferenza internazionale straordinaria per il disastro di Haiti, con Stati Uniti, Brasile e Canada, dedicata alla ricostruzione e allo sviluppo. Dall'Italia, il ministro degli Esteri Frattini ha promesso che 500mila euro saranno devoluti al Programma alimentare mondiale e altri 500mila saranno concessi nel quadro del programma d'emergenza che la Federazione internazionale delle Croci Rosse e delle Mezze Lune Rosse sta predisponendo per l'assistenza sanitaria. Inoltre il governo italiano ha offerto un immediato sostegno all'Organizzazione mondiale della sanità fornendo dieci kit medici che consentiranno di curare 500 feriti. La Conferenza episcopale italiana ha stanziato due milioni di euro dai fondi dell'8 per mille e ha promosso una colletta straordinaria per domenica 24 gennaio, che coinvolgerà tutte le chiese italiane.

ATTREZZATURE E PERSONALE - Il Giappone ha inviato tende e attrezzature da campo per un valore di 330mila dollari. Dalla Russia è arrivato un ospedale da campo e dalla Francia 12 tonnellate di attrezzature, fra cui impermeabili, lenzuola di plastica, bottiglie d'acqua e viveri. La Croce Rossa Internazionale ha inviato altre 40 tonnellate di medicinali, che dovrebbero riuscire a coprire il fabbisogno di 10mila persone nell'arco dei prossimi tre mesi. Medici Senza Frontiere ha consegnato un ospedale da campo, con due camere operatorie e una disponibilità di 100 posti. Per quanto riguarda i beni alimentari, l'Unicef ha iniziato la distribuzione di 2.500 kit contenenti utensili per cucinare e 5mila sacchetti d'acqua da un litro, per consentire la preparazione delle scorte alimentari distribuite dal Programma Alimentare Mondiale, che ha iniziato a fornire cibo. La volontà è di arrivare a distribuire fino a 15mila tonnellate di cibo, principalmente acqua, riso, fagioli e olio per cucinare. Sono decine di migliaia i medici, militari e volontari già arrivati sull'isola e altrettanti se ne aggiungeranno nei prossimi giorni. Ai militari e medici Usa si aggiungono: dall'Olanda un team di 60 persone specializzate nella ricerca sotto le macerie, da Russia e Francia personale e cani da soccorso. Cuba ha mandato 30 medici, la Gran Bretagna 75 specialisti in salvataggio, accompagnati da cani e 10 tonnellate di attrezzature.

DONAZIONI DEI VIP - Molte celebrità si sono mobilitate per offrire un aiuto ai superstiti del terremoto. Medici senza Frontiere ha annunciato che Brad Pitt e Angelina Jolie contribuiranno con una donazione di 1 milione. Lance Armstrong ha donato 250mila dollari. Tra i soccorritori in loco c'è anche il rapper Wyclef Jean, nipote dell'ambasciatore haitiano negli Usa. "Sta distribuendo aiuti e valutando la situazione" si legge sulla pagina di Twitter del cantante in cui chiede ai fan di ricordare lui e il popolo haitiano nelle loro preghiere. Jean, che guida il gruppo di star pronte a dare assistenza alle vittime del terremoto, è arrivato ad Haiti attraverso la Repubblica Dominicana. George Clooney organizzerà una maratona televisiva per la raccolta di fondi, venerdì su tutti canali della catena Mtv. All'evento parteciperanno molti amici dell'attore. Infine, si muove anche il popolo di Internet: su Facebook, Myspace e Twitter nascono decine di gruppi per la raccolta di fondi.

Redazione online

14 gennaio 2010

 

 

 

 

LA farnesina: "decine di connazionali mancano ancora all'appello"

"Morta in un ospedale di Haiti

la prima vittima italiana"

Il quotidiano "La Gente d'Italia": "Si tratta di una donna

di 70 anni, nata a Port-au-Prince e vissuta sull'isola"

PORT-AU-PRINCE - Si chiama Gigliola Martino la prima vittima italiana identificata dopo il terremoto di Haiti. A rivelarlo è "La Gente d'Italia", il quotidiano d'informazione diretto da Mimmo Porpiglia, già console onorario di Haiti in Italia. La donna, 70 anni, nata a Port au Prince da genitori italiani, è deceduta in ospedale per le ferite riportate nel crollo della sua casa. "Il figlio, Riccardo Vitello e il cugino Leone Vitello, nelle ore successive al sisma, erano corsi da lei a Bourdon, il quartiere residenziale che confina con Petionville, abitato prevalentemente da italiani, diventato oggi un cumulo di macerie - racconta il quotidiano. - L'ambasciata francese, l'hotel Cristoph, la sede distaccata della Minusta, le residenze dei Caprio, dei Martino, dei Riccardi, dei Cianciulli, dei De Matteis, dei Vitiello non esistono più. Gigliola Martino viveva da sola con due persone di servizio, una badante e un garzone".

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LA FARNESINA - La Farnesina per adesso non conferma la notizia, ma il direttore de "La Gente d’Italia", Mimmo Porpiglia, ha spiegato a Skytg24 di essere certo del decesso della donna: "È una nostra parente. Era una zia di mia moglie. Mi ha chiamato la figlia e abbiamo parlato anche con altri familiari", ha precisato.

GLI ITALIANI - Il ministero degli Esteri sta comunque tentando di contattare tutti i connazionali presenti sull'isola al momento del sisma. "Gli italiani che si sono manifestati e che stanno bene sono saliti a 130" ha dichiarato al Tg1 il vice capo del servizio stampa della Farnesina, Aldo Amati. Alcune decine, però, "ancora mancano all'appello". "Il nostro funzionario dell'Unità di crisi sul posto sta controllando negli alberghi crollati e verificando se ci sono nostri connazionali", ha aggiunto Amati.

Redazione online

15 gennaio 2010

 

 

 

i soccorsi alle popolazioni colpite dal sisma

Haiti, si muove la macchina degli aiuti

Ong e associazioni hanno avviato raccolte fondi.

"Un aiuto subito": l'iniziativa del Corriere della Sera

(Afp)

(Afp)

MILANO - Si è subito messa in moto la macchina della solidarietà a favore delle popolazioni colpite dal devastante sisma di Haiti. Numerose le organizzazioni umanitarie e le associazioni governative e non che si sono da subito impegnate negli aiuti e che hanno già organizzato raccolte di fondi.

Corriere e Gazzetta - Un aiuto subito per Haiti con il Corriere della Sera e la Gazzetta dello Sport: è possibile effettuare donazioni sul conto corrente di Banca Intesa "Un aiuto subito", Iban IT86 R030 6909 4000 0000 0111 105. In alternativa è possibile usare la carta di credito tramite il numero verde 800.132.870 o effettuare un versamento sul conto corrente postale intestato ad Agire (ente che coordina molte ong italiane tra cui Amref e Save the Children) 85593614, causale "Un aiuto subito per Haiti". Infine con un sms al numero 48541 da cellulari Tim, Vodafone o da rete fissa Telecom Italia si donano 2 euro.

Caritas - La Caritas ha lanciato un appello per contribuire alla realizzazione del piano d'emergenza. Per sostenere gli interventi in corso si possono inviare offerte a Caritas Italiana tramite c/c postale 347013 specificando nella causale "Emergenza terremoto Haiti". Offerte sono possibili anche tramite altri canali, tra cui Unicredit Banca di Roma, via Taranto 49, Roma - Iban IT 50 H 03002 05206 000011063119, Intesa Sanpaolo, via Aurelia 796, Roma - Iban IT 19 W 03069 05092 100000000012, Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma - Iban IT 29 U 05018 03200 000000011113. CartaSi e Diners telefonando a Caritas Italiana tel. 06.66177001.

Unicef - Anche l'Unicef lancia una raccolta fondi. Si possono effettuare donazioni tramite: c/c postale 745.000, causale "Emergenza Haiti"; carta di credito online su www.unicef.it, oppure chiamando il numero verde 800745000; c/c bancario Banca Popolare Etica Iban IT51 R050 1803 2000 0000 0510 051; i comitati locali dell’Unicef presenti in tutta Italia (elenco sul sito www.unicef.it).

Croce Rossa Italiana - Queste le coordinate per la raccolta fondi della Croce Rossa in favore delle popolazioni colpite dal terremoto ad Haiti: numero verde tel. 800.166.666; donazione online www.cri.it; bonifico bancario causale "Pro emergenza Haiti", Iban IT66 - C010 0503 3820 0000 0218020. Per donare 2 euro alla Croce Rossa "Pro emergenza Haiti" è possibile inviare un sms da numero Wind e 3 al 48540. Il numero sarà attivo fino al 27 gennaio. Inoltre il Comitato internazionale della Croce Rossa ha attivato uno speciale sito Internet per aiutare gli haitiani ad avere notizie dei propri cari: l'indirizzo è www.icrc.org/familylinks.

Medici Senza Frontiere - Medici Senza Frontiere lancia una raccolta fondi straordinaria. Si può contribuire tramite carta di credito telefonando al numero verde 800.99.66.55 oppure allo 06.44.86.92.25; bonifico bancario Iban IT58D0501803200000000115000; conto corrente postale 87486007 intestato a Medici Senza Frontiere onlus causale "Terremoto Haiti"; online sul sito www.medicisenzafrontiere.it.

Anpil – Si muove anche l'Anpil con una raccolta fondi in favore dei bambini vittime del terremoto: orfani e dispersi. L'associazione Anpil opera in Haiti da oltre 20 anni con progetti interamente dedicati all'infanzia. Per donazioni immediate: beneficiario Anpil-onlus; Iban IT49A 03069 09465 000026291186 (banca Intesa Sanpaolo) oppure conto corrente postale 42136200; causale "Emergenza Haiti". Per contatti diretti www.anpil.org, tel. 026701633 o 3381201353 (dr. Grazioli).

WFP - Per aiutare il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (WFP) a fornire assistenza alimentare alle vittime del terremoto si possono inviare offerte tramite: internet (www.wfp.org/it); bonifico bancario, causale "Emergenza Haiti", c/c 6250156783/83, Banca Intesa Iban IT39 S030 6905 1966 2501 5678 383; versamento su conto corrente postale 61559688 intestato a Comitato Italiano per il Pam, Iban IT45 TO76 0103 200 0000 6155 9688.

Fondazione Rava - La Fondazione Francesca Rava è un'organizzazione umanitaria internazionale presente ad Haiti da 22 anni con numerosi progetti in aiuto all’infanzia. Gestisce l’ospedale pediatrico Saint Damien, l’unico dell’isola e il più grande dei Caraibi, gravemente danneggiato dal sisma. Servono urgentemente fondi per sostenere i soccorsi medici d’emergenza, organizzare gli scavi delle macerie per salvare i dispersi, ricostruzione dell’ospedale. Si può sostenere la fondazione attraverso bollettino postale su c/c postale 17775230; bonifico su c/c bancario Banca Mediolanum, Ag. 1 di Basiglio (Mi), Iban IT 39 G 03062 34210 000000760000, causale "Terremoto Haiti"; carta di credito su www.nphitalia.org o chiamando lo 02.54122917.

Misericordie - Le Misericordie Italiane hanno aperto una sottoscrizione in favore delle popolazioni colpite dal terremoto di Haiti. È possibile fare una donazione sul c/c 000005000036, Monte dei Paschi di Siena, Firenze Agenzia 6, Iban IT 03 Y 01030 02806 000005000036; oppure sul conto corrente postale 000021468509, Firenze Agenzia 29, Iban IT 67 Q 07601 02800 000021468509 entrambi intestati a Confederazione Nazionale con causale "Pro Haiti".

Ucodep - Ucodep lancia una raccolta fondi per sostenere i primi interventi di post emergenza, che svolgerà in loco con Oxfam. Le donazioni si possono effettuare sul sito www.ucodep.org con carta di credito, o telefonando al numero verde 800.99.13.99. In alternativa si può effettuare un versamento sul c/c postale 14301527 intestato a Ucodep, con causale "Emergenza Haiti". Ucodep, impegnata in un progetto di sviluppo rurale ad Haiti, è parte della rete di Oxfam International.

Creval - Il Gruppo Creval ha attivato una raccolta fondi su un apposito conto corrente (Fondazione Gruppo Credito Valtellinese - Emergenza terremoto Haiti. Iban: IT 40 M 05216 11010 000000020200). La donazione può essere effettuata presso tutte le filiali delle banche del gruppo (Credito Valtellinese, Credito Artigiano, Credito Siciliano, Banca dell'Artigianato e dell'Industria, Credito Piemontese, Carifano, Banca Cattolica) e per i clienti tramite bonifici online all'indirizzo www.creval.it. Sulle operazioni non verrà applicata alcuna commissione. I fondi raccolti verranno utilizzati per gli interventi di emergenza di Caritas e Avsi.

 

13 gennaio 2010(ultima modifica: 14 gennaio 2010)

 

 

 

 

 

L’ottanta per cento della popolazione vive con meno di due dollari al giorno

L’isola dei colpi di Stato, dove si mangia l’argilla e la natura compie stragi

Due secoli fa la liberazione dalla schiavitù. Da Papa Doc a Aristide, violenze e fallimenti

Jean Bertrand Aristide (Afp)

Jean Bertrand Aristide (Afp)

Se pa fotmwen. Se una frase potesse definire un Paese e il suo posto nel mondo, per Haiti varrebbe questa: se pa fotmwen. In creolo vuol dire "non è colpa mia". E’ una frase del vocabolario quotidiano di Port-au-Prince, dove l’80% della popolazione vive con meno di 2 dollari al giorno. E forse è anche una password per entrare nella storia (rovinosa) di un Paese che ebbe il suo primo (e unico) momento di gloria due secoli fa, quando i neri guidati da Toussaint Louverture prima di tutti gli altri si liberarono della schiavitù e cacciarono i soldati francesi mandati da Napoleone a domare la rivolta.

Di chi è la colpa se una ricca repubblica dei Caraibi — coperta da foreste meravigliose e avendo al comando un Obama ante-litteram portatore dei principi sincretici di egalité, fratérnité e religione vudù— è riuscita a diventare il luogo più miserabile e spelacchiato dell’emisfero occidentale, dove nei mercati delle baraccopoli c’è chi per sopravvivere va a "achté tè" ovvero comprare tortine fatte di terra? Se pa fot mwen dicono i poveri nelle baracche di Cité Soleil o Delmas controllate da gang criminali che hanno fatto dei sequestri un’industria: espressione rassegnata ominacciosa che serve ai più per contemplare la propria miseria (in alternativa a TiTanyin, meglio che niente) mentre ai ricchi (l’1% possiede metà delle ricchezze) serve per girare gli occhi dall’altra parte, verso le dimore dorate e murate sulla collina di Pétionville. "Non è colpa mia" è la frase giusta per la comunità internazionale— che ha fatto molto ma non abbastanza— e pure per la moglie di un ex console italiano che cinque anni fa disse al Corriere che in fondo i disgraziati di Cité Soleil si meritavano quello che (non) avevano. La frase giusta dopo un terremoto: di chi è la colpa se quel pezzo dell’isola che Cristoforo Colombo nel 1492 chiamò Hispaniola sta lì in bilico sulla microplacca di Gonaives, tra le grandi placche del Nord America e dei Caraibi a Sud? Se la faglia è simile a quella di San Andreas che minaccia di far saltare un giorno la California? La cosiddetta "diplomazia delle catastrofi" che talvolta riavvicina Paesi nemici servirà a unire un Paese da sempre diviso lungo immutabili faglie socio-economiche?

La muraglia che si vedeva sulla collina di Pétionville— costruita attorno alle ville di quella che a Haiti si chiama ancora "borghesia" — dev’essere stata danneggiata così come il palazzo del presidente sui Campi di Marzo e le baracche di lamiera di Cité Soleil tra i fetori del porto, dove i bambini razzolano nella fogna a cielo aperto. Se pa fot mwen si può dire davanti a certi disastri naturali. Ma Haiti è anche un concentrato di disastri prodotti (o non ostacolati) dagli umani. Che ironia, un terremoto nel Paese dell’immobilismo: nell’arco di 200 anni la schiera di liberatori, dittatori, generali, religiosi e politici che si sono rubati più o meno fallosamente la palla del potere hanno lasciato ogni volta inalterato il campo della società. E quasi sempre l’hanno lasciato con le proprie gambe, verso un tranquillo esilio.

Già nel gennaio 1904, celebrando un secolo dalla rivolta di Toussaint, l’allora presidente haitiano Rosalvo Bobo disse ai concittadini di essere "stanco delle nostre stupidità" e bollò il tempo trascorso come "un secolo di schiavitù di negri su negri". Spronò gli haitiani a cambiare strada in modo tale che, nel gennaio 2004, i loro discendenti avessero qualcosa da celebrare. Come non detto, Bobo: le celebrazioni del bicentenario si rivelarono l’occasione per una nuova rivolta e l’ennesima defenestrazione. Al potere a Port-au-Prince c’era Jean-Bertrand Aristide, ex sacerdote cattolico cacciato dalla Chiesa per i suoi estremismi da teologia della liberazione. Sognava una grande festa con invitati da tutto il mondo. Solo il presidente sudafricano Thabo Mbeki mostrò qualche interesse. Ma neppure lui alla fine si presentò. Un paio di mesi dopo Aristide fu costretto ad andarsene: forze ribelli conquistarono la città di Gonaives (quella che dà il nome alla maledetta microplacca tettonica) nel Nord del Paese. Erano una ciurma eterogenea quanto violenta di poche centinaia di uomini: ex soldati e scherani delle cosiddette "chimere", i temuti gruppi paramiltiari di cui lo stesso Aristide si era servito contro gli oppositori e per tarpare le recenti proteste studentesche all’università di Port-au-Prince. Nella capitale il fronte anti-Aristide, fuori e dentro i palazzi della politica, prese forza. A fine gennaio il presidente disse al New York Times: "Non me ne vado. Haiti ha subìto 32 colpi di Stato che non hanno mai portato niente di buono". Un mese dopo fu lui stesso a cadere vittima del 33esimo golpe: con il lasciapassare degli americani fu imbarcato su un aereo per il Sudafrica, dove dall’esilio ancora oggi annuncia di tanto in tanto il suo improbabile ritorno. Primo presidente liberamente eletto dagli haitiani nel ’90, otto mesi dopo Aristide fu rimosso da una colpo di Stato in cui il generale Raoul Cedras mise soltanto la faccia, un mento lungo sotto gli occhiali a specchio. Cedras era soltanto l’esecutore, i mandanti stavano nelle ville di Pétionville e in quelle di Miami e ancora più su. A Washington l’ammistrazione di Bush padre non si oppose all’uscita di scena del "prete-rivoluzionario", anzi. Ma fu la stessa Casa Bianca, dove nel frattempo era arrivato Bill Clinton, su pressione della lobby democratica afro-americana e per tamponare l’invasione via mare dei boat people haitiani (41 mila profughi fermati in 2 anni) a decidere il ritorno del prete populista nel 1994.

Non un intervento casuale: gli Stati Uniti hanno sempre giocato un ruolo a Haiti, già occupata tra il 1915 e il ’34 dopo che le tensioni tra neri e mulatti avevano messo in pericolo la pace nelle piantagioni di proprietà Usa. E all’alba del 7 febbraio 1986 fu un aereo da trasporto dell’Air Force ad aprire la pancia per accogliere una lussuosa Mercedes: al volante, accanto alla moglie con la sigaretta in bocca, c’era Jean-Claude Duvalier detto Baby Doc, il ferocemente sorridente dittatore che nel ’71, a soli 19 anni, aveva sostituito il padre "Papa Doc" che deteneva il potere dal ’57, dopo esserselo conquistato con un golpe militare. La dittatura dei Duvalier, lussi sfrenati e squadroni della morte, ha segnato a fuoco e rum la storia di Haiti. Con o senza di loro, il declino di un’economia coloniale fondata sullo zucchero non ha impedito alle famiglie dei proprietari terrieri e della nuova borghesia imprenditoriale di sfruttare i venti della prima globalizzazione con manodopera a costo zero. L’Air Force americana depositò Baby Doc in Francia, dove tuttora vive in un castello. Il suo allontanamento non coincise con una rinascita haitiana. Così come quello dell’autoritario Aristide, nel 2004, non ha cambiato le regole del gioco. Dopo i tonton macoutes di Baby Doc e le chimères di Aristide sono comparse le squadracce degli attachés. La violenza aumenta in prossimità di scadenze elettorali. Nel 2006 una "partita della pace", organizzata da ong internazionali, finisce in strage quando uno squadrone della morte fa invasione di campo sotto gli occhi della polizia: fanno sdraiare i giocatori e ne uccidono alcuni, con un colpo alla testa. Quel voto ha sancito la vittoria democratica di René Preval, l’attuale presidente. Nei tre anni seguenti la violenza a Haiti è diminuita. Merito dei circa 7 mila soldati della forza Onu (Minustah) che dal 2004 amministrano la sicurezza (fu Aristide a sciogliere l’esercito sperando di azzerare i golpe). I peacekeeper armati hanno fatto il loro lavoro combattendo le gang. Mentre la natura ha continuato la strage: 800 morti per uragani nel 2008, lo stesso anno che ha visto le rivolte della fame nelle strade di Port-au-Prince. Anche chi vive mangiando argilla si ribella. Se pa fot mwen, colpa della crisi alimentare mondiale ha detto il governo, pur dando vita a un piano d’emergenza. Nel 2009 l’Fmi e la Banca Mondiale hanno cancellato l’80% del debito estero di Haiti (1,2 miliardi di dollari). A novembre è cambiato il primo ministro. Arriva Jean-Max Bellerive. Avanti un altro, ordinaria amministrazione. La verità è che niente si muove veramente a Haiti, a parte la maledetta placca di Gonaives.

Michele Farina

14 gennaio 2010

 

 

 

 

Angeli e fosse comuni

Nella città dell’inferno

I soccorritori scavano con le mani, miracolo alla sede Onu. Nelle strade migliaia di sopravvissuti

(Epa)

(Epa)

PORT-AU-PRINCE — Il "Citation 500" di Jean Marc Sousnier volteggia sopra l'aeroporto, non possiamo atterrare. La torre di controllo è sommersa di richieste. Gli aerei arrivano da tutto il mondo. Siamo partiti da Santo Domingo un'ora e mezza fa. Normalmente, dovremmo già essere a terra. Ma nulla può essere più normale ad Haiti. Invece torneremo indietro alla base dominicana, per poi infine ripartire nel tardo pomeriggio. E sarà la volta buona: il nostro jet privato serve a qualcosa.

Dopo averci fatto sbarcare, Jean Marc prenderà a bordo un funzionario dell’Onu in gravissime condizioni per trasportarlo in un ospedale di Miami. A Port-au-Prince Jean Marc ci abita da 17 anni e opera in una grande catena di negozi surgelati all'ingrosso. Una folta chioma di capelli sale e pepe. Un volto rigato da mille traversie, la t-shirt nera, una catena d'oro piena di ninnoli. Piegandosi verso il finestrino ci indica la città: "Ecco, vedete, quello era il centro, ora è l’Inferno, sì, proprio così, l'Inferno".

Dall’alto, l'Ade è fatto di larghe chiazze biancastre, grovigli di ferro e calce, alternate a edifici sbilenchi o piegati. Più lontane, povere case cadute una sull’altra come in un domino della disperazione. Era andato alla Log base delle Nazioni Unite, martedì pomeriggio, Sousnier. Doveva fare una consegna, saranno state le 16.10. "Il primo rumore sembrava quello di un aereo troppo vicino. Ma poi abbiamo visto i muri cominciare a spaccarsi, a oscillare, il pavimento tremava. Siamo corsi fuori, in tempo per vedere la cafeteria crollare. Sulla pista si aprivano crepe enormi. Per fortuna erano tutti riusciti a mettersi in salvo. È andato avanti per non so quanto. Dicono venti minuti. A me è sembrato di essere rimasto lì a ballare per ore. Poi ho un ricordo confuso, non ho più ragionato. Il primo pensiero quando tutto è apparso più calmo è stato quello di salire in auto e andare a cercare Carla".

Carla è Carla Muñoz, venezuelana, la sua giovane fidanzata. Anche lei è a bordo del jet. Lei e Jean-Marc sono volati via dalla capitale haitiana mercoledì sera con l'aereo privato, per andare a dormire a Santo Domingo: "Siamo privilegiati, lo so, ma avevamo troppa paura", dice la ragazza. La prima notte l’avevano trascorsa in macchina, non hanno neppure provato a tornare a casa. Ma Carla il terremoto lo ha vissuto in città. Lavora come contabile al Megamart, un supermercato del centro. "Ero in ufficio e tutto è cominciato piano, quasi come una dolce ondulazione. Il mio capo si è allarmato subito, ma io gli ho detto di non preoccuparsi, "è come in Venezuela, solo una piccola scossa". Invece non finiva, aumentava, le mura si muovevano in un senso e poi nell’altro". L'ufficio è al primo piano, proprio sopra al supermarket. Carla e i suoi colleghi sono corsi per le scale, "uno di loro è caduto, l'ho aiutato a rialzarsi, ci siamo trovati per strada quasi subito e lì abbiamo visto l'orrore". Il Megamart ha avuto gravissimi danni, ma non si è accartocciato. I palazzi attorno cadevano uno dopo l'altro. "Siamo andati verso il parcheggio, all’aperto, dietro di noi ho visto cadere la Citi Bank, la Capital Bank, altri edifici. Ha presente il film Independence Day? Mi è venuto in testa in quel momento: noi di corsa e tutto intorno la distruzione. La gente che urlava e scappava. Le persone che cadevano nella polvere. E poi quel rumore, profondo, pauroso, come se la terra sotto di noi volesse aprirsi. Come se stessimo camminando sopra un vulcano. Ce l’ho ancora in mente. Però nel parcheggio ci siamo sentiti al sicuro".

A quel punto è successa una cosa straordinaria. "Tra i nostri clienti abituali ci sono soldati brasiliani e funzionari dell’Onu, membri di "Medici senza Frontiere", operatori delle Ong. E quel pomeriggio molti erano lì a fare acquisti. Sono scappati con noi. Ma sono subito tornati indietro. Praticamente si sono messi al lavoro come potevano. Cercavano di tirar fuori i superstiti, di dare assistenza ai feriti, recuperare una vettura per far portare qualcuno verso gli ospedali. Non so quanto sia durato, almeno un’ora credo, tutto nel caos più totale. Poi le loro radio hanno cominciato a gracchiare, li stavano chiamando dalle centrali. Noi, intanto, eravamo rientrati nel negozio. I muri erano crepati, l’ingresso ostruito, ma siamo riusciti a entrare e abbiano iniziato a portar fuori acqua e cibo per distribuirli".

Un’immagine continua a ossessionare Carla. "Quella donna al primo piano di un palazzo, il muro frontale era stato completamente spazzato via. E lei era seduta con le gambe penzoloni, mentre si teneva a un pilastro e urlava. Ma la sua faccia non c'era. Voglio dire la pelle non c’era più. Il volto era un pasticcio insanguinato. Ho chiesto aiuto a uno dei soldati, gli ho detto di andarla a prendere e metterla in macchina. Ma lui mi ha risposto che bisognava aspettare un’ambulanza, non poteva farlo con la sua jeep. Mi sono arrabbiata, ho urlato, però aveva ragione. Poi è venuto un signore che è riuscito a prenderla dalle spalle e a trasportarla giù. L’hanno messa su una vettura e non l’ho più vista". A Port-au-Prince arriviamo alle ultime luci del pomeriggio, c'è silenzio nel centro della città. Migliaia di persone sono per strada, sembrano camminare senza meta, gli spazi sono accampamenti all'aperto, senza tende, senza riparo. Chi è seduto guarda nel vuoto. Qualcuno veglia il morto. Una madre pettina la sua bambina. Il paesaggio odora di morte e racconta dolore, distruzione, povertà assoluta. In giro ci sono le unità di soccorso, i militari dell’Onu, i volontari di cento Paesi venuti a dare una mano. È dalle macerie del loro comando che i caschi blu hanno tirato fuori ancora vivo un ufficiale estone, Tarmo Joveer, rimasto intrappolato per 40 ore. Uno dei piccoli miracoli di questa ingrata operazione. "Abbiamo già seppellito 7 mila vittime in una fossa comune ", ha detto il presidente dell’isola, René Preval. La gente ha fame.

Nei quartieri a ridosso del centro crocchi di persone si formano ai punti di distribuzione. Ma non sempre tutto procede con ordine. La tentazione del saccheggio è forte. Esplode la rabbia di una miseria antica su cui il sisma si è accanito. Chi non ruba, prega nei pochi luoghi di culto ancora in piedi. Nei cortili, nelle piazze. A ciascuno il suo Credo, ma tutti in nome del Dio della pietà e della misericordia. I soldati brasiliani dell’Onu vogliono seppellire ognuno secondo i propri riti. Anche le preghiere vudù confortano Haiti.

Paolo Valentino

15 gennaio 2010

 

 

 

 

 

Sparisce la casa dei bambini

"Cinque piani sbriciolati"

Il centro dei volontari lombardi. "Cerchiamo i nostri piccoli"

È rimasto verticale solo il cerchio blu con l'insegna della fondazione: Nuestros Pequenos Hermanos, i nostri piccoli fratelli. È ancora lì dipinto sul muro, come prima. Solo che il muro, adesso, è appena un pezzo di roba, schiacciato sotto cinque piani di mattoni e calcinacci che fino all'altro ieri erano un ospedale per bambini. Ogni giorno duecento: piccoli fratelli. Nessuno sa di preciso quanti ce ne fossero al momento del crollo. Ora si scava con le mani anche lì, come nel resto di Port-au-Prince. L'edificio era il primo storico ospedale — in un ex albergo di Petionville, nel cuore vecchio della capitale — realizzato da una fondazione americana che ad Haiti avrebbe poi costruito non solo altri ospedali ma orfanotrofi, scuole, laboratori, centri di avviamento al lavoro, persino una panetteria: occupandosi in vario nodo di oltre 30mila bambini in un Paese in cui uno su tre, anche senza terremoto, muore prima di compiere cinque anni.

Corpi ad Haiti (Reuters)

Corpi ad Haiti (Reuters)

Maria Vittoria Rava, che con gli altri volontari della fondazione milanese "Francesca Rava" sostiene Nph da anni, era lì fino a tre giorni fa: "Eravamo andati giù in diversi, per passare Natale e Capodanno con i bambini che molti di noi hanno adottato a distanza". C'era Enrico Terrazzi, primario dell'ospedale milanese "Buzzi", che da tempo stava collaborando alla costruzione di un nuovo reparto maternità nel paese più povero della terra. C'era Ruggero Ceriali, un costruttore bresciano, uno dei principali artefici del progetto Francisville: città dei mestieri per dare un lavoro ai ragazzi usciti dagli slums. "Eravamo rientrati in Italia felici, ottimisti e pieni di ancora nuovi progetti da aggiungere a quelli già avviati. Invece adesso — dice Francesca — siamo qui a cercare di capire quanti sono i morti". Alcuni sono anche tra i volontari americani della fondazione, o tra i loro familiari. Erine Kloos per fare la volontaria con Nph era arrivata a Port-au-Prince da New York, e per Natale aveva ricevuto la visita di suo fratello Ryan, 23 anni: avrebbe dovuto ripartire tra pochi giorni, è rimasto sotto le macerie. Sono salve invece Lucrezia Stocco e Caterina Bonino, che da Milano erano partite per l'orfanotrofio di Kenscoff. C'è voluto un giorno interno per avere loro notizie, ma la montagna sulla quale si trova l'orfanotrofio è stata colpita dal sisma in misura minore: "E anche le centinaia di bambini che ne sono ospiti — dice Maria Vittoria — sono tutti vivi, per la tranquillità dei tanti che in Italia hanno adottato a distanza qualcuno di loro e che da 24 ore ci stanno telefonando". Nella capitale è andata peggio. Il bilancio delle strutture della fondazione, esemplificativo del resto, è il seguente. La sede storica, a Petionville, come si è detto è completamente distrutta: i primi tre piani erano ormai da anni adibiti a Centro per bambini disabili e casa residenziale per i ragazzi usciti dall'orfanotrofio. Gli ultimi due erano diventati sade di uffici e residenza dei volontari.

Delle 17 "scuole di strada" realizzate negli slums come Cité Soleil o Warf Jeremy non si sa più nulla. L'ospedale "nuovo" San Damien, invece, ha sostanzialmente resistito anche se il suo muro di cinta è crollato: cura 26mila bambini l'anno, e anche la vicina casa dei "Piccoli Angeli", che segue 120 bambini disabili al giorno, è rimasta in piedi. Nessuna notizia dei tre "ospedali di strada" costruiti negli slums. L'uomo che preside tutto questo, l'americano padre Rick Frechette, proprio nei giorni scorsi aveva lasciato Haiti per andare ad assistere la madre morente negli States. "Torna là dalla tua gente", gli ha detto lei ieri dal suo letto d'ospedale. È riuscito a rientrare in elicottero solo questa mattina. Per lanciare un appello: "Servono antibiotici, garze, bende elastiche, betadine, sacchi per cadaveri". E soldi, aggiunge la fondazione: per chi vuole il c/c postale è 17775230; bonifici su c/c bancario con Iban IT 39 G 03062 34210 000000760000.

Paolo Foschini

14 gennaio 2010

 

 

 

 

Quei volti che non so dimenticare

Lì ho visto la misera e la fame che uccide

Per le strade di Port Au Prince (Afp)

Per le strade di Port Au Prince (Afp)

R icordo quella giornata a Port-Au-Prince nell’aprile 2005, quando un uomo passava sulla strada con un piccola bara tenuta in alto con le mani sopra la testa: la bara, che era vuota, era destinata a uno dei tanti bambini che morivano di fame in quella minuscola repubblica dei Caraibi, la prima ad essere guidata da un uomo di colore. La deforestazione aveva tolto il novanta per cento del verde a un luogo che era considerato, fino ad allora, un paradiso terrestre. Haiti si stava avviando verso le dimensioni catastrofiche di miseria del Bangladesh.

Un’inondazione nel 2004 aveva messo in ginocchio il Paese. Su otto milioni di abitanti, solo centodiecimila avevano un lavoro. Un bambino su tre moriva prima dei tre anni e qualcuno già rimpiangeva la feroce dittatura di Duvalier, che però aveva dato un forte incremento al turismo, anche se i benefici erano solo per i ricchi. Si calcola che il 90 per cento della popolazione vivesse nella miseria più nera. Ma se passavi il confine, lo spettacolo che offriva la repubblica Dominicana non era migliore. Lì i profughi di Haiti si rompevano le braccia e la schiena tagliando la canna da zucchero per tre dollari al giorno. Lì un albergo che ho visto si chiamava Hotel del Massacro. Anche il fiume aveva un nome analogo, Rio del Masacre. Per una strage compiuta nell’ottobre del 1937. Queste isole dei Caraibi sarebbero state cantate dalla voce morbida di Nat King Cole come oasi di serenità e di bellezza, di amore. Haiti, cherie, this is my beloved land eccetera eccetera.

Ettore Mo

14 gennaio 2010

 

 

 

Clooney ha annunciato una maratona tv di vip in onda il 22 gennaio sui canali Mtv

Anche Hollywood si mobilita per Haiti

Il rapper Wyclef Jean ha raggiunto Port-au-Prince.

Da Brad Pitt e Angelina Jolie un milione di dollari a Msf

Wyclef Jean all'aeroporto di Port-au-Prince (Ap)

Wyclef Jean all'aeroporto di Port-au-Prince (Ap)

MILANO - Di fronte all'apocalisse di Haiti si mobilita lo star system di Hollywood. A guidare l'esercito dei vip impegnati c'è il rapper haitiano-americano Wyclef Jean, nipote dell'ambasciatore negli Usa Raymond Joseph, che ha raggiunto Port-au-Prince passando per Santo Domingo. "Questo è un inferno. Ora è il momento di agire" ha detto. Sul suo profilo di Twitter si legge che "sta distribuendo aiuti e valutando la situazione" e chiede a tutti di ricordare il popolo haitiano nelle preghiere. Jean ha lanciato una raccolta fondi attraverso il sito di Yele Haiti, l'associazione da lui fondata nel 2005 per sostenere progetti educativi e di sviluppo nel Paese: per donare 5 dollari basta inviare un sms. Il musicista ha raccolto 750 mila dollari in poche ore e annunciato di voler arrivare a un milione al giorno. Anche l'attore Matt Damon è a Port-au-Prince. Attivissimo Jimmy Jean-Louis di Heroes, originario di Haiti e fondatore nel 2008 della ong "Hollywood uniti per Haiti": la casa dove è cresciuto è completamente distrutta e l'attore ha detto di non riuscire a mettersi in contatto con i genitori.

CLOONEY E PITT - Brad Pitt e Angelina Jolie, attraverso la Jolie-Pitt Foundation, hanno messo un milione di dollari a disposizione di Medici senza Frontiere. George Clooney ha annunciato una maratona televisiva di vip che andrà in onda il 22 gennaio su tutti i canali della rete Mtv: l'attore ha fatto un appello a colleghi e amici perché partecipino alla trasmissione che sarà prodotta da Joel Gallen, già autore del telethon a reti unificate organizzato dopo l'11 settembre 2001. Altri hanno usato i social network per lanciare messaggi di solidarietà. L’attore e produttore Ben Stiller ha messo a disposizione la sua fondazione Stillerstrong.org: "La gente di Haiti ha bisogno ora del nostro aiuto e della nostra attenzione". Chris Martin, voce dei Coldplay, ha invitato a fare donazioni all’associazione inglese Oxfam: anni fa, spiega, ha visitato Haiti restando colpito "dall'estrema povertà e le brutali condizioni di vita". Demi Moore e il marito Ashton Kutcher hanno chiesto ai fan su Twitter di fare donazioni all'Unicef. Inviti in tal senso sono arrivati anche da Jennifer Lopez, Shakira, Scarlett Johansson, Kirstie Alley, Tory Spelling, Nicole Richie, Jessica Alba Paris Hilton, P. Diddy, Adam Lambert e Lindsay Lohan. Oprah Winfrey ha chiesto agli spettatori del suo programma di inviare aiuti alla Croce Rossa. L'attrice Alyssa Milano, ambasciatrice Unicef, ha usato il suo blog su The Huffington Post per spronare le grandi aziende americane a mobilitarsi, superando se possibile la sua donazione personale di 50mila dollari.

ALTRI APPELLI - Il gruppo di "Artisti per la pace e la giustizia", di cui fanno parte il regista Oliver Stone e gli attori Charlize Theron, James Franco e Josh Brolin, ha diramato un appello di solidarietà e sollecitato la raccolta di fondi per Haiti: "La distruzione è immensa nella più povera regione dell'emisfero occidentale. - si legge sul loro sito -. Le case sono distrutte, la gente lontana dai suoi cari, molti haitiani hanno disperato bisogno di cure mediche. Per favore fate la differenza donando attraverso il sito". Lance Armstrong ha annunciato che donerà 250mila dollari attraverso Livestrong, la sua fondazione per la lotta al cancro. Infine, la stessa first lady Michelle Obama ha fatto un appello ai connazionali perché partecipino alla campagna della Croce Rossa di donazione via sms che ha già raccolto quasi 6 milioni di dollari.

Redazione online

15 gennaio 2010

 

 

 

 

 

2010-01-14

IL SISMA AD HAITI

Sisma ad Haiti, Port-au-Prince nel caos

Notte da incubo e pochi soccorsi

Al momento sarebbero ancora in migliaia sotto le macerie. Incertezza sul bilancio delle vittime

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MILANO - Haiti ha vissuto una notte da incubo. La seconda, dopo il violento terremoto che ha quasi raso al suoloe Port-au-Prince e che potrebbe aver causato oltre centomila morti. In migliaia hanno aspettato il giorno in strada, trovando riparo nei giardini pubblici. Alcuni testimoni raccontano che i cadaveri giacciono ancora nelle strade. Nella capitale haitiana la situazione resta caotica: mentre proseguono, anche se a rilento, i soccorsi immediati possibili in loco e inizia a muoversi la macchina degli aiuti internazionali, non c’è ancora chiarezza sull’effettivo bilancio delle vittime. La mancanza di comunicazioni e di infrastrutture efficaci fa temere che con il passare delle ore il numero dei morti possa raggiungere l’ordine delle centinaia di migliaia: "Vi sono 500 mila vittime", ha detto mercoledì Youri Latortue, senatore haitiano, basando la sua stima sui danni provocati dal terremoto; in precedenza il premier Jean-Max Bellerive aveva parlato di oltre centomila morti. Intanto c'è ansia per la sorte degli italiani presenti in loco. "Mancano all'appello decine di connazionali" ha fatto sapere il ministro Frattini.

NUOVA SCOSSA - Paura nella mattinata per un nuova scossa nella zona colpita martedì dal violento sisma di magnitudo 7: l'istituto geofisico americano ha registrato giovedì mattina un terremoto di magnitudo 4,7 Richter a circa 50 km dalla capitale Port-au-Prince, ad una profondità di 10 km.

Haiti, la macchina dei soccorsi Haiti, la macchina dei soccorsi Haiti, la macchina dei soccorsi Haiti, la macchina dei soccorsi Haiti, la macchina dei soccorsi Haiti, la macchina dei soccorsi Haiti, la macchina dei soccorsi Haiti, la macchina dei soccorsi

IN MIGLIAIA SOTTO LE MACERIE - Al momento sarebbero ancora migliaia di persone sotto le macerie e decine di migliaia di feriti lasciati senza soccorsi; si teme anche per gli undicimila uomini della missione Onu, la Minustah, che garantisce l’ordine nel tormentato Paese: come tanti altri palazzi anche la sede della missione è andata distrutta e nel crollo è morto anche il responsabile, il tunisino Hedi Annabi. Ora sono 16 i morti accertati fra i funzionari dell’Onu e una cinquantina di feriti di cui alcuni in gravi condizioni: a questi vanno però aggiunti circa 150 dispersi. Inoltre, si contano oltre una ventina di morti fra i Caschi Blu: undici militari brasiliani, otto cinesi e tre giordani.

Haiti: le immagini della tragedia Haiti: le immagini della tragedia Haiti: le immagini della tragedia Haiti: le immagini della tragedia Haiti: le immagini della tragedia Haiti: le immagini della tragedia Haiti: le immagini della tragedia Haiti: le immagini della tragedia

ALLARME TSUNAMI - Nella notte, ad accrescere l'angoscia dei sopravvissuti, la notizia infondata di un allarme tsunami: "Un mio amico mi ha chiamato poco fa dicendomi che l'acqua sta salendo. È vero?", ha scritto su Twitter Frederic Dupoux. Poche ore dopo la smentita: "Sono solo voci, la gente non capisce più cosa stia accadendo in realtà".

GLI AIUTI - Sull'isola nel frattempo arrivano i primi aiuti. Il governo di Barack Obama ha messo in moto navi da guerra, elicotteri, aerei da carico e portaerei oltre ad equipe civili e militari di risposta ai disastri, insieme a 2.000 marines che sono in cammino verso Haiti o sono già arrivati nel Paese caraibico. Ad Haiti sono già atterrati due aerei militari Hercules C-130 con una squadra di esperti per la valutazione del disastro, mentre un team delle forze speciali dell'aeronautica sta lavorando per ristabilire le comunicazioni all'aeroporto e dirige il traffico aereo. Obama ha promesso "aiuti rapidi e coordinati" nel disperato tentativo di salvare le vite; il segretario di Stato Hillary Clinton ha interrotto un previsto tour in Asia, ed è ritornata indietro dalle Hawaii; e il segretario alla Difesa Robert Gates ha cancellato un previsto viaggio in Australia e ha deciso di rimanere a Washington per coordinare gli aiuti.

Redazione online

14 gennaio 2010

 

 

 

 

i soccorsi alle popolazioni colpite dal sisma, L'Ue stanzia tre milioni

Haiti, si muove la macchina degli aiuti

Ong e associazioni organizzano raccolte fondi. "Un aiuto subito": l'iniziativa del Corriere

(Afp)

(Afp)

MILANO - Si è subito messa in moto la macchina della solidarietà a favore delle popolazioni colpite dal devastante sisma di Haiti. Numerose le organizzazioni umanitarie e le associazioni governative e non che si sono da subito impegnate negli aiuti e che hanno già organizzato raccolte di fondi.

Corriere e Agire - Un aiuto subito per Haiti con il Corriere. In collaborazione con Agire, l’Agenzia italiana risposte alle emergenze, è possibile inviare un sms al n. 48541 (donazione di 2 euro) da cellulari Tim, Vodafone o da rete fissa Telecom Italia o su c.c. postale intestato ad Agire, n.85593614, causale "Un aiuto subito per Haiti". Da venerdì anche il conto corrente bancario. Altre raccolte di fondi con il Comune e la Diocesi di Milano. Agire, che coordina molte ong italiane tra cui Amref e Save the children, si è subito attivata per raccogliere risorse e fornire immediata assistenza alle popolazioni colpite dal sisma: oltre che attraverso l'sms solidale, è possibile effettuare donazioni attraverso carta di credito al numero verde 800.132.870; bonifico bancario sul conto BPM-IBAN IT47 U 05584 03208 000000005856. cAUSALE: Emergenza Haiti; donazione online dal sito www.agire.it.

Caritas - La Caritas italiana, in collegamento costante con l'intera rete Caritas, ha subito lanciato un appello per poter contribuire alla realizzazione del piano d'emergenza ed ha messo a disposizione centomila euro per i bisogni immediati. Per sostenere gli interventi in corso si possono inviare offerte a Caritas Italiana tramite C/C POSTALE N. 347013 specificando nella causale: Emergenza terremoto Haiti. Offerte sono possibili anche tramite altri canali, tra cui: UniCredit Banca di Roma Spa, via Taranto 49, Roma - Iban: IT50 H030 0205 2060 0001 1063 119, Intesa Sanpaolo, via Aurelia 796, Roma - Iban: IT19 W030 6905 0921 0000 0000 012, Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma - Iban: IT29 U050 1803 2000 0000 0011 113 ò CartaSi e Diners telefonando a Caritas Italiana tel. 06 66177001.

Unicef - Anche l'Unicef lancia una raccolta fondi- Si possono effettuare donazioni tramite: -c/c postale 745.000, causale: ‘Emergenza Haiti’; -carta di credito online su www.unicef.it, oppure chiamando il numero verde UNICEF 800745000; -cc bancario Banca Popolare Etica IBAN IT51 R050 1803 2000 0000 0510 051"; -i comitati locali dell’UNICEF presenti in tutta Italia (elenco sul sito-web www.unicef.it). Per maggiori informazioni, Ufficio stampa UNICEF Italia, tel.: 06.47809355/233 e 335/6382226 e 335/7275877; e-mail: press@unicef.it, sito-web: www.unicef.it.

Croce Rossa Italiana - Queste le coordinate per la raccolta fondi della Croce Rossa Italiana in favore delle popolazioni colpite dal terremoto ad Haiti: - numero verde tel. 800.166.666; - donazione online causale "Pro emergenza Haiti" www.cri.it; - bonifico bancario causale "Pro emergenza Haiti" IBAN IT66 - C010 0503 3820 0000 0218020.

Medici Senza Frontiere - Medici Senza Frontiere (MSF) lancia una raccolta fondi straordinaria. Si può contribuire all’azione di soccorso di MSF a Haiti tramite carta di credito telefonando al numero verde 800.99.66.55 oppure allo 06.44.86.92.25; bonifico bancario IBAN IT58D0501803200000000115000; conto corrente postale 87486007 intestato a Medici Senza Frontiere onlus causale Terremoto Haiti; online sul sito www.medicisenzafrontiere.it.

WFP - Per aiutare il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (WFP) a fornire assistenza alimentare alle vittime del terremoto si possono inviare offerte tramite: internet, per informazioni e donazioni online, connettendosi al sito www.wfp.org/it; bonifico bancario, causale: emergenza Haiti c/c 6250156783/83 Banca Intesa ag. 4848 ABI 03069 CAB 05196 IBAN IT39 S030 6905 1966 2501 5678 383; versamento su conto corrente postale c/c 61559688 intestato a: Comitato Italiano per il PAM IBAN IT45 TO76 0103 200 0000 6155 9688.

Fondazione Rava - La Fondazione Francesca Rava è un'organizzazione umanitaria internazionale presente in Haiti da 22 anni con numerosi progetti in aiuto all’infanzia. Gestisce l’ospedale pediatrico Saint Damien, l’unico dell’isola e il più grande dei Caraibi, gravemente danneggiato dal sisma. Servono urgentemente fondi per sostenere i soccorsi medici d’emergenza, organizzare gli scavi delle macerie per salvare i dispersi, ricostruzione dell’ospedale. Si può sostenere la fondazione attraverso bollettino postale su C/C postale 17775230; bonifico su c/c bancario BANCA MEDIOLANUM SpA, Ag. 1 di Basiglio (MI) IT 39 G 03062 34210 000000760000 causale: terremoto Haiti, carta di credito online su www.nphitalia.org o chiamando lo 02 5412 2917.

Misericordie - Le Misericordie Italiane hanno aperto una sottoscrizione in favore delle popolazioni colpite dal terremoto di Haiti. È possibile fare una donazione sul c/c 000005000036, Monte dei Paschi di Siena spa, Firenze Agenzia 6, Iban: IT 03 Y 01030 02806 000005000036; oppure sul conto corrente postale n° 000021468509, Firenze Agenzia 29, IBAN: IT 67 Q 07601 02800 000021468509 entrambi intestati a Confederazione Nazionale con causale "Pro Haiti".

FONDI DALL'UE - L'Unione europea ha stanziato già mercoledì i primi tre milioni di aiuti umanitari e ha già attivato il meccanismo europeo di Protezione civile (Mec) che coordina le offerte di aiuto provenienti dagli Stati europei. Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha annunciato un primo stanziamento di dieci milioni di dollari da parte del Centro d'emergenze del Palazzo di Vetro. Anche il Fondo Monetario Internazionale è pronto ad aiutare Haiti, colpito dal devastante terremoto. Il direttore del Fondo Monetario Internazionale, Dominique Strauss-Kahn, ha detto a Washington di "avere chiesto ai suoi collaboratori di esaminare tutte le possibilità" per fornire aiuto. E la Banca Mondiale ha annunciato che è pronta ad inviare un team ad Haiti e a stanziare fondi per la ricostruzione del paese.

"SALVARE LE VITE DEI SOPRAVVISSUTI" - Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha promesso aiuti immediati e coordinati per salvare le vite dei sopravissuti. Aiuti alla popolazione colpita dal sisma anche dall'Italia e da molti altri Paesi europei. "L'Italia non lesinerà alcuno sforzo negli aiuti, coordinandosi con gli altri Paesi" ha detto il ministero degli Esteri Franco Frattini. La direzione generale per la Cooperazione allo Sviluppo della Farnesina, su indicazione di Frattini si è immediatamente attivata. Sono stati subito disposti due contributi finanziari a favore delle agenzie internazionali che operano sul terreno: 500mila euro saranno devoluti al Programma alimentare mondiale ed altri 500mila saranno concessi nel quadro del programma d'emergenza che la Federazione internazionale delle Croci rosse e delle Mezze Lune rosse sta predisponendo per l'assistenza sanitaria. Anche la Cei ha deciso di stanziare due milioni di euro, dai fondi dell'8 per mille.

UN SITO PER RITROVARE I FAMILIARI - Il Comitato internazionale della Croce rossa (Cicr) ha attivato uno speciale sito Internet per aiutare gli haitiani ad avere notizie dei propri cari dopo il terribile sisma che ha colpito il Paese. L'indirizzo è www.icrc.org/familylinks.

LE DONAZIONI DEI VIP - Oprah Winfrey, Paris Hilton, Ben Stiller, Brad Pitt e Angelina Jolie sono solo alcune delle celebrità americane che si sono mobilitate per offrire un aiuto ai superstiti del terremoto di Haiti. L’associazione Medici senza Frontiere ha annunciato che Pitt e Jolie contribuiranno con una donazione di 1 milione di dollari ai soccorsi e alla distribuzione dei beni di prima necessità.

 

13 gennaio 2010(ultima modifica: 14 gennaio 2010)

 

 

 

 

 

L’ISOLA DEGLI ULTIMI

Vi sono sventurati Paesi che soffrono di una pericolosa contraddizione. Per la loro posizione geografica suscitano l’interesse delle grandi potenze e diventano rapidamente una posta nel gioco delle loro rivalità e delle loro ambizioni. Ma sono troppo piccoli e fragili per valorizzare questo patrimonio naturale a proprio vantaggio. Haiti, colpita ieri da un terremoto disastroso con migliaia di vittime (la foto che pubblichiamo è l’emblema di un dolore che ci commuove), appartiene a questa infelice categoria. Collocata a metà strada fra Cuba a Puerto Rico, l’isola divenne sin dal Seicento un crocevia di pirati e un buon approdo per le flotte delle due potenze, la Spagna e la Francia, che si disputavano in quel momento il controllo dei Caraibi. Qualche avventuroso colono europeo creò le prime fattorie agricole e importò schiavi per la lavorazione del tabacco, del caffè e dello zucchero. Amministrata per una parte dalla corona francese e per l’altra dalla corona spagnola, l’isola divenne molto ricca, ma presentò subito una caratteristica sociale e demografica che avrebbe pesato lungamente sul suo sviluppo: una piccola élite di proprietari bianchi, spesso spregiudicati e rapaci, una grande massa di schiavi neri importati dall’Africa e, con il passare del tempo, una fascia intermedia di mulatti che potevano essere in qualche caso peggiori dei padroni bianchi.

Era troppo eterogenea e socialmente squilibrata per diventare uno Stato e troppo appetitosa per essere lasciata in pace. Questo miscuglio ebbe tuttavia l’effetto di produrre una sorta di copia caraibica della rivoluzione francese. Vi fu una insurrezione degli schiavi nel 1791 e la Convenzione di Parigi rispose a quell’avvenimento con un gesto generoso e illuminato: la soppressione della schiavitù. Apparve sulla scena di lì a poco un "liberatore", François Dominique Toussaint Louverture, un Danton nero che cercò di sfruttare le rivalità franco-spagnola e anglo- francese per consolidare il proprio potere. Il suo nome divenne molto popolare in Europa e sembrò dimostrare che il messaggio rivoluzionario di Parigi aveva una risonanza universale. Le stampe che lo ritraggono in atteggiamenti rivoluzionari e vestito degli stessi abiti indossati allora dai giacobini di Parigi, ebbero una grande diffusione in tutta l’Europa. Un suo discorso sull’esistenza di Dio veniva ancora letto e studiato, sino a qualche decennio fa, nelle scuole americane. Ma negli anni seguenti l’isola, oltre a essere contesa dalle grandi potenze, ebbe la sventura di precipitare in una spirale di guerre civili. I proprietari bianchi furono espropriati e le terre furono distribuite agli schiavi liberati. Ma al conflitto tra i neri e i bianchi subentrò quello tra i neri e i mulatti.

di SERGIO ROMANO

14 gennaio 2010

 

 

 

 

L’ottanta per cento della popolazione vive con meno di due dollari al giorno

L’isola dei colpi di Stato, dove si mangia l’argilla e la natura compie stragi

Due secoli fa la liberazione dalla schiavitù. Da Papa Doc a Aristide, violenze e fallimenti

Jean Bertrand Aristide (Afp)

Jean Bertrand Aristide (Afp)

Se pa fotmwen. Se una frase potesse definire un Paese e il suo posto nel mondo, per Haiti varrebbe questa: se pa fotmwen. In creolo vuol dire "non è colpa mia". E’ una frase del vocabolario quotidiano di Port-au-Prince, dove l’80% della popolazione vive con meno di 2 dollari al giorno. E forse è anche una password per entrare nella storia (rovinosa) di un Paese che ebbe il suo primo (e unico) momento di gloria due secoli fa, quando i neri guidati da Toussaint Louverture prima di tutti gli altri si liberarono della schiavitù e cacciarono i soldati francesi mandati da Napoleone a domare la rivolta.

Di chi è la colpa se una ricca repubblica dei Caraibi — coperta da foreste meravigliose e avendo al comando un Obama ante-litteram portatore dei principi sincretici di egalité, fratérnité e religione vudù— è riuscita a diventare il luogo più miserabile e spelacchiato dell’emisfero occidentale, dove nei mercati delle baraccopoli c’è chi per sopravvivere va a "achté tè" ovvero comprare tortine fatte di terra? Se pa fot mwen dicono i poveri nelle baracche di Cité Soleil o Delmas controllate da gang criminali che hanno fatto dei sequestri un’industria: espressione rassegnata ominacciosa che serve ai più per contemplare la propria miseria (in alternativa a TiTanyin, meglio che niente) mentre ai ricchi (l’1% possiede metà delle ricchezze) serve per girare gli occhi dall’altra parte, verso le dimore dorate e murate sulla collina di Pétionville. "Non è colpa mia" è la frase giusta per la comunità internazionale— che ha fatto molto ma non abbastanza— e pure per la moglie di un ex console italiano che cinque anni fa disse al Corriere che in fondo i disgraziati di Cité Soleil si meritavano quello che (non) avevano. La frase giusta dopo un terremoto: di chi è la colpa se quel pezzo dell’isola che Cristoforo Colombo nel 1492 chiamò Hispaniola sta lì in bilico sulla microplacca di Gonaives, tra le grandi placche del Nord America e dei Caraibi a Sud? Se la faglia è simile a quella di San Andreas che minaccia di far saltare un giorno la California? La cosiddetta "diplomazia delle catastrofi" che talvolta riavvicina Paesi nemici servirà a unire un Paese da sempre diviso lungo immutabili faglie socio-economiche?

La muraglia che si vedeva sulla collina di Pétionville— costruita attorno alle ville di quella che a Haiti si chiama ancora "borghesia" — dev’essere stata danneggiata così come il palazzo del presidente sui Campi di Marzo e le baracche di lamiera di Cité Soleil tra i fetori del porto, dove i bambini razzolano nella fogna a cielo aperto. Se pa fot mwen si può dire davanti a certi disastri naturali. Ma Haiti è anche un concentrato di disastri prodotti (o non ostacolati) dagli umani. Che ironia, un terremoto nel Paese dell’immobilismo: nell’arco di 200 anni la schiera di liberatori, dittatori, generali, religiosi e politici che si sono rubati più o meno fallosamente la palla del potere hanno lasciato ogni volta inalterato il campo della società. E quasi sempre l’hanno lasciato con le proprie gambe, verso un tranquillo esilio.

Già nel gennaio 1904, celebrando un secolo dalla rivolta di Toussaint, l’allora presidente haitiano Rosalvo Bobo disse ai concittadini di essere "stanco delle nostre stupidità" e bollò il tempo trascorso come "un secolo di schiavitù di negri su negri". Spronò gli haitiani a cambiare strada in modo tale che, nel gennaio 2004, i loro discendenti avessero qualcosa da celebrare. Come non detto, Bobo: le celebrazioni del bicentenario si rivelarono l’occasione per una nuova rivolta e l’ennesima defenestrazione. Al potere a Port-au-Prince c’era Jean-Bertrand Aristide, ex sacerdote cattolico cacciato dalla Chiesa per i suoi estremismi da teologia della liberazione. Sognava una grande festa con invitati da tutto il mondo. Solo il presidente sudafricano Thabo Mbeki mostrò qualche interesse. Ma neppure lui alla fine si presentò. Un paio di mesi dopo Aristide fu costretto ad andarsene: forze ribelli conquistarono la città di Gonaives (quella che dà il nome alla maledetta microplacca tettonica) nel Nord del Paese. Erano una ciurma eterogenea quanto violenta di poche centinaia di uomini: ex soldati e scherani delle cosiddette "chimere", i temuti gruppi paramiltiari di cui lo stesso Aristide si era servito contro gli oppositori e per tarpare le recenti proteste studentesche all’università di Port-au-Prince. Nella capitale il fronte anti-Aristide, fuori e dentro i palazzi della politica, prese forza. A fine gennaio il presidente disse al New York Times: "Non me ne vado. Haiti ha subìto 32 colpi di Stato che non hanno mai portato niente di buono". Un mese dopo fu lui stesso a cadere vittima del 33esimo golpe: con il lasciapassare degli americani fu imbarcato su un aereo per il Sudafrica, dove dall’esilio ancora oggi annuncia di tanto in tanto il suo improbabile ritorno. Primo presidente liberamente eletto dagli haitiani nel ’90, otto mesi dopo Aristide fu rimosso da una colpo di Stato in cui il generale Raoul Cedras mise soltanto la faccia, un mento lungo sotto gli occhiali a specchio. Cedras era soltanto l’esecutore, i mandanti stavano nelle ville di Pétionville e in quelle di Miami e ancora più su. A Washington l’ammistrazione di Bush padre non si oppose all’uscita di scena del "prete-rivoluzionario", anzi. Ma fu la stessa Casa Bianca, dove nel frattempo era arrivato Bill Clinton, su pressione della lobby democratica afro-americana e per tamponare l’invasione via mare dei boat people haitiani (41 mila profughi fermati in 2 anni) a decidere il ritorno del prete populista nel 1994.

Non un intervento casuale: gli Stati Uniti hanno sempre giocato un ruolo a Haiti, già occupata tra il 1915 e il ’34 dopo che le tensioni tra neri e mulatti avevano messo in pericolo la pace nelle piantagioni di proprietà Usa. E all’alba del 7 febbraio 1986 fu un aereo da trasporto dell’Air Force ad aprire la pancia per accogliere una lussuosa Mercedes: al volante, accanto alla moglie con la sigaretta in bocca, c’era Jean-Claude Duvalier detto Baby Doc, il ferocemente sorridente dittatore che nel ’71, a soli 19 anni, aveva sostituito il padre "Papa Doc" che deteneva il potere dal ’57, dopo esserselo conquistato con un golpe militare. La dittatura dei Duvalier, lussi sfrenati e squadroni della morte, ha segnato a fuoco e rum la storia di Haiti. Con o senza di loro, il declino di un’economia coloniale fondata sullo zucchero non ha impedito alle famiglie dei proprietari terrieri e della nuova borghesia imprenditoriale di sfruttare i venti della prima globalizzazione con manodopera a costo zero. L’Air Force americana depositò Baby Doc in Francia, dove tuttora vive in un castello. Il suo allontanamento non coincise con una rinascita haitiana. Così come quello dell’autoritario Aristide, nel 2004, non ha cambiato le regole del gioco. Dopo i tonton macoutes di Baby Doc e le chimères di Aristide sono comparse le squadracce degli attachés. La violenza aumenta in prossimità di scadenze elettorali. Nel 2006 una "partita della pace", organizzata da ong internazionali, finisce in strage quando uno squadrone della morte fa invasione di campo sotto gli occhi della polizia: fanno sdraiare i giocatori e ne uccidono alcuni, con un colpo alla testa. Quel voto ha sancito la vittoria democratica di René Preval, l’attuale presidente. Nei tre anni seguenti la violenza a Haiti è diminuita. Merito dei circa 7 mila soldati della forza Onu (Minustah) che dal 2004 amministrano la sicurezza (fu Aristide a sciogliere l’esercito sperando di azzerare i golpe). I peacekeeper armati hanno fatto il loro lavoro combattendo le gang. Mentre la natura ha continuato la strage: 800 morti per uragani nel 2008, lo stesso anno che ha visto le rivolte della fame nelle strade di Port-au-Prince. Anche chi vive mangiando argilla si ribella. Se pa fot mwen, colpa della crisi alimentare mondiale ha detto il governo, pur dando vita a un piano d’emergenza. Nel 2009 l’Fmi e la Banca Mondiale hanno cancellato l’80% del debito estero di Haiti (1,2 miliardi di dollari). A novembre è cambiato il primo ministro. Arriva Jean-Max Bellerive. Avanti un altro, ordinaria amministrazione. La verità è che niente si muove veramente a Haiti, a parte la maledetta placca di Gonaives.

Michele Farina

14 gennaio 2010

 

 

 

 

Quei volti che non so dimenticare

Lì ho visto la misera e la fame che uccide

Per le strade di Port Au Prince (Afp)

Per le strade di Port Au Prince (Afp)

R icordo quella giornata a Port-Au-Prince nell’aprile 2005, quando un uomo passava sulla strada con un piccola bara tenuta in alto con le mani sopra la testa: la bara, che era vuota, era destinata a uno dei tanti bambini che morivano di fame in quella minuscola repubblica dei Caraibi, la prima ad essere guidata da un uomo di colore. La deforestazione aveva tolto il novanta per cento del verde a un luogo che era considerato, fino ad allora, un paradiso terrestre. Haiti si stava avviando verso le dimensioni catastrofiche di miseria del Bangladesh.

Un’inondazione nel 2004 aveva messo in ginocchio il Paese. Su otto milioni di abitanti, solo centodiecimila avevano un lavoro. Un bambino su tre moriva prima dei tre anni e qualcuno già rimpiangeva la feroce dittatura di Duvalier, che però aveva dato un forte incremento al turismo, anche se i benefici erano solo per i ricchi. Si calcola che il 90 per cento della popolazione vivesse nella miseria più nera. Ma se passavi il confine, lo spettacolo che offriva la repubblica Dominicana non era migliore. Lì i profughi di Haiti si rompevano le braccia e la schiena tagliando la canna da zucchero per tre dollari al giorno. Lì un albergo che ho visto si chiamava Hotel del Massacro. Anche il fiume aveva un nome analogo, Rio del Masacre. Per una strage compiuta nell’ottobre del 1937. Queste isole dei Caraibi sarebbero state cantate dalla voce morbida di Nat King Cole come oasi di serenità e di bellezza, di amore. Haiti, cherie, this is my beloved land eccetera eccetera.

Ettore Mo

14 gennaio 2010

 

 

 

Sparisce la casa dei bambini

"Cinque piani sbriciolati"

Il centro dei volontari lombardi. "Cerchiamo i nostri piccoli"

È rimasto verticale solo il cerchio blu con l'insegna della fondazione: Nuestros Pequenos Hermanos, i nostri piccoli fratelli. È ancora lì dipinto sul muro, come prima. Solo che il muro, adesso, è appena un pezzo di roba, schiacciato sotto cinque piani di mattoni e calcinacci che fino all'altro ieri erano un ospedale per bambini. Ogni giorno duecento: piccoli fratelli. Nessuno sa di preciso quanti ce ne fossero al momento del crollo. Ora si scava con le mani anche lì, come nel resto di Port-au-Prince. L'edificio era il primo storico ospedale — in un ex albergo di Petionville, nel cuore vecchio della capitale — realizzato da una fondazione americana che ad Haiti avrebbe poi costruito non solo altri ospedali ma orfanotrofi, scuole, laboratori, centri di avviamento al lavoro, persino una panetteria: occupandosi in vario nodo di oltre 30mila bambini in un Paese in cui uno su tre, anche senza terremoto, muore prima di compiere cinque anni.

Corpi ad Haiti (Reuters)

Corpi ad Haiti (Reuters)

Maria Vittoria Rava, che con gli altri volontari della fondazione milanese "Francesca Rava" sostiene Nph da anni, era lì fino a tre giorni fa: "Eravamo andati giù in diversi, per passare Natale e Capodanno con i bambini che molti di noi hanno adottato a distanza". C'era Enrico Terrazzi, primario dell'ospedale milanese "Buzzi", che da tempo stava collaborando alla costruzione di un nuovo reparto maternità nel paese più povero della terra. C'era Ruggero Ceriali, un costruttore bresciano, uno dei principali artefici del progetto Francisville: città dei mestieri per dare un lavoro ai ragazzi usciti dagli slums. "Eravamo rientrati in Italia felici, ottimisti e pieni di ancora nuovi progetti da aggiungere a quelli già avviati. Invece adesso — dice Francesca — siamo qui a cercare di capire quanti sono i morti". Alcuni sono anche tra i volontari americani della fondazione, o tra i loro familiari. Erine Kloos per fare la volontaria con Nph era arrivata a Port-au-Prince da New York, e per Natale aveva ricevuto la visita di suo fratello Ryan, 23 anni: avrebbe dovuto ripartire tra pochi giorni, è rimasto sotto le macerie. Sono salve invece Lucrezia Stocco e Caterina Bonino, che da Milano erano partite per l'orfanotrofio di Kenscoff. C'è voluto un giorno interno per avere loro notizie, ma la montagna sulla quale si trova l'orfanotrofio è stata colpita dal sisma in misura minore: "E anche le centinaia di bambini che ne sono ospiti — dice Maria Vittoria — sono tutti vivi, per la tranquillità dei tanti che in Italia hanno adottato a distanza qualcuno di loro e che da 24 ore ci stanno telefonando". Nella capitale è andata peggio. Il bilancio delle strutture della fondazione, esemplificativo del resto, è il seguente. La sede storica, a Petionville, come si è detto è completamente distrutta: i primi tre piani erano ormai da anni adibiti a Centro per bambini disabili e casa residenziale per i ragazzi usciti dall'orfanotrofio. Gli ultimi due erano diventati sade di uffici e residenza dei volontari.

Delle 17 "scuole di strada" realizzate negli slums come Cité Soleil o Warf Jeremy non si sa più nulla. L'ospedale "nuovo" San Damien, invece, ha sostanzialmente resistito anche se il suo muro di cinta è crollato: cura 26mila bambini l'anno, e anche la vicina casa dei "Piccoli Angeli", che segue 120 bambini disabili al giorno, è rimasta in piedi. Nessuna notizia dei tre "ospedali di strada" costruiti negli slums. L'uomo che preside tutto questo, l'americano padre Rick Frechette, proprio nei giorni scorsi aveva lasciato Haiti per andare ad assistere la madre morente negli States. "Torna là dalla tua gente", gli ha detto lei ieri dal suo letto d'ospedale. È riuscito a rientrare in elicottero solo questa mattina. Per lanciare un appello: "Servono antibiotici, garze, bende elastiche, betadine, sacchi per cadaveri". E soldi, aggiunge la fondazione: per chi vuole il c/c postale è 17775230; bonifici su c/c bancario con Iban IT 39 G 03062 34210 000000760000.

Paolo Foschini

14 gennaio 2010

 

 

 

Farnesina: "Stiamo verificando la notizia di una vittima italiana"

Un terremoto devasta Haiti

Premier: "Più di centomila morti"

L'epicentro a 15 km dalla capitale Port-au-Prince. Molte vittime tra i Caschi blu. "Italiani in un hotel crollato"

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Un uomo soccorre un bambino a Port-au-Prince (Ap)

Un uomo soccorre un bambino a Port-au-Prince (Ap)

MILANO - Il terremoto che ha devastato Haiti potrebbe aver ucciso più di centomila persone. La tragica previsione è del premier Jean Max Bellerive, intervistato dalla Cnn: "È difficile fare una valutazione precisa del numero delle vittime - ha ammesso -, di quanti edifici e quante costruzioni siano crollati con le persone dentro. Credo che siamo al di sopra delle centomila vittime. Spero che non sia vero, spero che la gente abbia avuto il tempo di uscire in strada. Alcuni quartieri sono stati distrutti completamente, non si vede più una persona".

Haiti: le immagini della tragedia Haiti: le immagini della tragedia Haiti: le immagini della tragedia Haiti: le immagini della tragedia Haiti: le immagini della tragedia Haiti: le immagini della tragedia Haiti: le immagini della tragedia Haiti: le immagini della tragedia

"PAESE DISTRUTTO" - Alle sue parole hanno fatto eco quelle del presidente René Preval, che ha detto: "È una catastrofe, il Paese è distrutto". Preval si è salvato insieme alla sua famiglia perché non si trovava nel palazzo presidenziale. Un senatore haitiano di opposizione, Youri Latortue (nipote dell'ex presidente Gerard Latortue), ha ipotizzato un bilancio ancora più drammatico: parlando con l'Associated Press ha detto che i morti potrebbero essere 500mila, pur ammettendo che al momento è impossibile fornire cifre reali. Lo ha affermato in base alla stima dei danni provocati dal terremoto.

TRE MILIONI COLPITI - Il sisma, di magnitudo 7, ha colpito martedì alle 16.53 (le 22.53 in Italia), con epicentro a una quindicina di chilometri dalla capitale Port-au-Prince. Contemporaneamente è stato diramato un allarme tsunami per tutto il quadrante caraibico, poi rientrato. Non c'è ancora un bilancio delle vittime e degli sfollati, ma secondo l'Onu e la Croce Rossa il sisma ha colpito in vario modo dai 3 ai 3,5 milioni di persone, oltre un terzo della popolazione totale del Paese. Di certo migliaia di persone sono sepolte sotto le macerie e i soccorritori stanno lottando contro il tempo per estrarne vive quante più possibile. Solo un ospedale è rimasto in piedi ma ha già esaurito la capacità di accoglienza; la Croce Rossa internazionale si sta attrezzando per allestire alcuni punti di pronto soccorso da campo. Il sottosegretario Onu agli affari umanitari John Holmes ha spiegato che Port-au-Prince e i suoi dintorni rappresentano l'aerea più colpita del Paese. danneggiata, in misura minore, anche la cittadina di Carrefour, a sud della capitale. "C'è un bisogno disperato di materiale e personale medico - ha spiegato Holmes -, nei prossimi giorni lanceremo un appello alla comunità internazionale ed elencheremo con maggiore precisione i bisogni della popolazione e quali sono le risorse necessarie". "Chiese, scuole, ospedali sono crollati, l'acqua scarseggia, migliaia di persone non hanno più una casa" ha aggiunto il portavoce del Palazzo di Vetro Martin Nesirsky.

LA CAPITALE ISOLATA - La parte bassa di Port-au-Prince è completamente distrutta, come ha riferito il ministro degli Esteri francese Kouchner precisando che il resto della capitale, che sorge in parte sulle colline, "è stata un po' risparmiata". La città è isolata, i telefoni non funzionano, tv e radio non trasmettono più, c'è solo qualche contato di fortuna via internet. L'ambasciatore di Haiti in Italia ha spiegato che si riesce a comunicare solo con Skype: "So che l'Italia sta organizzando piani per l'invio di militari e medici ad Haiti, ma le linee sono ancora interrotte e comunichiamo con Skype. Ho sentito il ministro Frattini ma io e l'ambasciatore presso la Santa Sede riusciremo a fornire maggiori dettagli in una conferenza stampa giovedì" ha detto Benoit Geri. L'aeroporto è operativo ma - spiega John Holmes - "nessuno lo sta controllando". "È come essere nella giungla - ha detto l'alto funzionario dell'Onu - e non è chiaro se i Caschi Blu della nostra missione ad Haiti saranno in grado di prendere, almeno provvisoriamente, il controllo dello scalo" per coordinare gli aiuti umanitari. L'aeroporto, ha aggiunto Holmes, è un tassello fondamentale: "Vogliamo che sia operativo per garantire la distribuzione di cibo e di materiale di prima necessità".

MORTO L'ARCIVESCOVO - Tra le vittime sicure c'è l'arcivescovo di Port-au-Prince, monsignor Serge Miot, mentre non si hanno notizie del vicario generale, monsignor Benoit. Il nunzio apostolico ad Haiti, Bernardito Auza, ha dichiarato all'agenzia Fides che la cattedrale, l'arcivescovado, tutte le grandi chiese e tutti i seminari sono ridotti a macerie; stessa sorte per i ministeri, il palazzo presidenziale, le scuole. "Centinaia di seminaristi e sacerdoti sono rimasti sotto le macerie" ha aggiunto Auza. Tra le vittime c'è anche Zilda Arns, fondatrice della Pastorale dei bambini della Chiesa cattolica brasiliana e missionaria famosa in Italia per aver ricevuto il premio dei diritti umani dell'Onu nel 2002.

CASCHI BLU DELL'ONU - Si contano molte vittime tra i Caschi blu della missione Minustah dell'Onu ad Haiti. Sarebbe morto anche il comandante della missione, il generale tunisino Hedi Annabi, ma l'Onu non ha confermato la notizia. L'edificio di sei piani, sede della missione, si è completamente sbriciolato. Tra i civili dell'Onu ci sono stati almeno 14 morti e 56 feriti: il bilancio, ancora provvisorio (i dispersi potrebbero arrivare a 150), è stato indicato da Alain Leroy e dalla sua vice Susanna Malcorra, responsabili per gli aiuti umanitari. Cristiana Iampieri, un avvocato che lavora nella sede Onu di Haiti, ha riferito che alcuni italiani abitavano in un hotel crollato: "Dicono che il palazzo Onu della Minustah e l'hotel Montana siano crollati. So che all'hotel Montana abitavano degli italiani, ma non so quanti siano e se al momento del terremoto erano in casa. Stiamo cercando di sapere qual è stata la sorte dei dispersi". Poco prima il segretario di Stato francese alla cooperazione, Alain Joyandet, aveva appreso che circa 200 persone sarebbero disperse tra le macerie dell'hotel Montana, dove abitualmente alloggiano gli europei che lavorano ad Haiti. "C'erano 300 persone dentro e solo cento ne sarebbero usciti" ha detto Joyandet. L'albergo si trova sulle colline che circondano la capitale haitiana, non lontano dal quartier generale delle Nazioni Unite ed è considerato tra gli alberghi più lussuosi di Port-au-Prince. Il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, ha annunciato che andrà ad Haiti "non appena possibile".

GLI ITALIANI NELL'ISOLA - Settanta dei 190 italiani tra coloro che vivono stabilmente nell'isola e quelli presenti per lavoro o turismo sono in salvo, mentre si cerca di mettersi in contatto con gli altri, dicono alla Farnesina, la cui Unità di crisi sta verificando anche la notizia della morte di un connazionale. "Non è detto che tutti e 190 si trovino fisicamente ad Haiti", ha chiarito il responsabile dell'Unità di crisi, Fabrizio Romano. Dodici tecnici di una ditta romana in un cantiere a nord di Haiti, alcuni religiosi e il console onorario Giovanni de Matteis sono stati contattati e sono incolumi. "Ci sono grosse difficoltà di comunicazione e di raccolta di informazioni", ha fatto sapere Ludovico Camussi, dell'unità di crisi della Farnesina (ASCOLTA l'intervista).

SCIACALLI IN AZIONE - Purtroppo c'è anche chi approfitta del dramma che sta vivendo Haiti: ci sono infatti notizie di assaltati e saccheggi nella capitale. Il sisma ha danneggiato anche gli edifici della polizia e questo rende più difficoltose le operazioni di coordinamento dell'attività di controllo e repressione delle azioni criminali. Inoltre è crollato il carcere più importante del Paese e molti detenuti sono scappati. Le condizioni di indigenza di gran parte della popolazione - Haiti è uno dei Paesi più poveri del mondo, il più povero in assoluto di tutto il continente americano - rischiano di rendere esplosiva la situazione.

AIUTI INTERNAZIONALI E SOLIDARIETÀ - Avvertendo immediatamente la gravità della situazione ad Haiti, subito sono stati attivati aiuti da parte di numerose nazioni, seguito da appelli alla solidarietà lanciati da organizzazioni umanitarie italiane e internazionali. Dagli Usa, il Pentagono ha inviato navi e personale di sicurezza: la portaerei Carl Vinson è attesa giovedì al largo delle coste di Haiti e altre navi della Marina americana sono in viaggio. Inoltre una squadra di 30 persone, che comprende ingegneri dell’esercito, è partita su aerei C-130 con personale dell’ambasciata, di Haiti, delle Nazioni Unite e i responsabili internazionali per valutare la situazione e facilitare il sostegno militare. Gli Stati Uniti prenderanno il controllo dello spazio aereo di Haiti e gestiranno l'aeroporto di Port-au-Prince, per i voli che faranno la spola da Miami portando aiuti e personale umanitario.

Redazione online

13 gennaio 2010

 

 

 

 

il presidente degli stati Uniti: "aiuti coordinati e rapidi alle vittime del terremoto"

Il Papa: "Ora serve la generosità di tutti" Obama: "Ad Haiti il pieno sostegno Usa"

Appello del Pontefice: non facciamo mancare solidarietà concreta agli sfollati

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Terremoto devasta Haiti, migliaia di persone sotto le macerie (11 gennaio 2009)

Papa Benedetto XVI (Ansa)

Papa Benedetto XVI (Ansa)

CITTÀ DEL VATICANO - "Mi appello alla generosità di tutti affinchè non si faccia mancare a questi fratelli e sorelle che vivono un momento di necessità e di dolore, la nostra concreta solidarietà e il fattivo sostegno della Comunità internazionale". Benedetto XVI ha rivolto il suo appello al mondo cattolico al termine dell'udienza generale del mercoledì, in Vaticano. Il Pontefice ha anche assicurato l'impegno in questo senso della Chiesa cattolica.

"VICINI AGLI SFOLLATI" - "Il mio pensiero - ha detto il Papa - va, in particolare, alla popolazione duramente colpita, poche ore fa, da un devastante terremoto, che ha causato gravi perdite in vite umane, un grande numero di senzatetto e di dispersi e ingenti danni materiali. Invito tutti ad unirsi alla mia preghiera al Signore per le vittime di questa catastrofe e per coloro che ne piangono la scomparsa. Assicuro la mia vicinanza spirituale a chi ha perso la propria casa e a tutte le persone provate in vario modo da questa grave calamità, implorando da Dio consolazione e sollievo nella loro sofferenza". "Il Pontefice ha quindi fatto appello "alla generosità di tutti" e ha sollecitato il sostegno della comunità internazionale.

OBAMA - Sul sisma ad Haiti è intervenuto anche il presidente Usa Barack Obama che ha detto che Haiti avrà "il pieno sostegno" degli Stati Uniti per l'aiuto alle vittime. Obama ha detto poi di avere ordinato alla sua amministrazione di attuare il massimo sforzo per "aiuti coordinati e rapidi" alle vittime del terremoto. Per Haiti ha detto il presidente Usa gli aiuti "devono essere frutto di uno sforzo internazionale". Obama ha poi offerto "i suoi pensieri e preghiere" alle vittime e promettendo di essere accanto agli haitiani "nell'ora del bisogno". Sono nostri "vicini", ha detto ancora Obama, ricordando che Haiti è a poche centinaia di miglia di distanza dagli Stati Uniti.

Sul sito della Casa Bianca, come ha annunciato Obama, vi sono le istruzioni per mandare aiuti alle vittime del terremoto ad Haiti. Le donazioni alla Croce Rossa possono essere fatte online tramite lo stesso sito, oppure si possono donare 10 dollari mandando un messaggio con la parola Haiti al numero di cellulare 90999. Viene inoltre fornito un numero per chi sta cercando notizie di americani residenti ad Haiti.

Redazione online

13 gennaio 2010

 

 

 

 

 

LA SCHEDA /

Haiti, il più povero Paese delle Americhe

Nove milioni di abitanti, solo il 3,4% ha la speranza di superare i 64 anni. Redditi tra i più bassi del mondo

MILANO - Il paese più povero dell'intero continente americano: è la caratteristica principale di Haiti, paese scosso ieri sera da un fortissimo terremoto, in particolare nella capitale Port-Au-Prince, dove vivono oltre 2,3 milioni di abitanti. Secondo il World Factbook della Cia, la Repubblica di Haiti ha 9.035.536 abitanti, dei quali solo il 3,4% ha speranza di superare i 64 anni di età. Il reddito annuale pro capite è di appena 1.300 dollari, dato che pone Haiti al 203/o posto tra i 229 paesi del mondo. Alle sue spalle tre stati asiatici (Burma, Nepal, Afghanistan), uno dell'Oceania (Tokelau) e 22 africani (con lo Zimbabwe ultimo, con appena 200 dollari di reddito annuo pro capite).

L'ISOLA DI COLOMBO - Haiti occupa la metà occidentale dell'isola di Hispaniola, dove Cristoforo Colombo attraccò al termine del suo primo viaggio, nel 1492. Il tasso di alfabetizzazione è del 45 per cento e l'aspettativa di vita, circa 50 anni. La popolazione totale è per il 95 per cento di neri e per il cinque per cento di mulatti e bianchi. Il paese è spesso al centro del passaggio di uragani, che provocano morte e distruzione. Nel 2008, se ne sono abbattuti quattro (Fay, Gustav, Hanna e Ike), provocando 330 morti e molti dispersi in tutto il paese: il passaggio dei quattro uragani nel giro di un mese è stato considerato dalle autorità la principale catastrofe degli ultimi anni, prima del terremoto di ieri.

STORIA E RELIGIONE - Questa nazione, con una superficie pari a circa 27 mila chilometri quadri, si trova a circa 80 km da Cuba. Oltre alla capitale, le altre città principali sono Cap-Haitien e Gonaives. Nonostante le cospicue esportazioni di zucchero, caffè, banane e mango, Haiti rimane uno dei Paesi più poveri e arretrati del mondo. La disoccupazione colpisce oltre il 60% della popolazione. Fondata nel 1749 da coloni francesi piantatori di zucchero, la capitale, Port-au-Prince, si trova nella baia del golfo di La Gonave. Il paese, inizialmente possedimento spagnolo, divenne colonia francese nel 17/o secolo e nel 1804 è stato la prima repubblica "nera" ad ottenere l'indipendenza. Gli haitiani sono cattolici per il 70 per cento e protestanti per il 23, ma molto praticato tra le classi popolari è anche il vudù, rituale magico semipagano.

 

13 gennaio 2010

 

 

 

 

 

LA MISSIONE ONU

Nell'isola anche 9 mila "caschi blu"

Una forza internazionale di militari e poliziotti, guidata dal Brasile, opera nel Paese dal 2004

MILANO - È di circa 9 mila uomini di numerosi paesi, tra militari e personale della polizia, il corpo internazionale della "Minustah", la missione dell'Onu per la stabilizzazione di Haiti, il cui quartier generale a Port-au-Prince è stato distrutto dal terremoto. Lo rilevano i media del Brasile, paese che è alla guida della Minustah. Del totale del personale, circa 7 mila sono militari di diversi paesi (tra i quali, Usa, Brasile, Francia, Corea del sud, Argentina, Cile, Canada) e 2 mila poliziotti di quegli stessi stati più altre nazioni, molti dei quali africani e asiatici. Nell'elenco non è compresa l'Italia.

LA MISSIONE - La missione è nata nel 2004 dopo il via libera da parte del Consiglio di sicurezza dell'Onu con l'obiettivo di stabilizzare la situazione, tramite tra l'altro il sostegno di elezioni democratiche, il disarmo e l'appoggio alla polizia locale. Nell'ottobre del 2008, il Consiglio di Sicurezza ha prorogato di un anno la missione, chiedendo ai Caschi Blu di continuare ad aiutare la polizia del Paese a migliorare le condizioni di sicurezza. "La scossa ha provocato danni materiali ad alcuni degli edifici utilizzati dai nostri uomini", ha reso noto in un comunicato il ministero della difesa brasiliano, precisando che nessuno dei 1.300 militari brasiliani presenti è comunque risultato ferito. "I nostri militari stanno in un'area dove non ci sono edifici alti", hanno sottolineato i media locali, rilevando invece che "nella sede dell'ambasciata brasiliana i danni sono stati rilevanti". (Ansa)

 

13 gennaio 2010

 

 

 

 

 

i soccorsi alle popolazioni colpite dal sisma

Haiti, si muove la macchina degli aiuti

L'Ue ha già stanziato tre milioni. Ong, onlus e associazioni organizzano raccolte fondi

(Afp)

(Afp)

MILANO - Si è subito messa in moto la macchina degli aiuti a favore delle popolazioni colpite dal devastante sisma di Haiti. L'Unione europea ha stanziato i primi tre milioni di aiuti umanitari e ha già attivato il meccanismo europeo di Protezione civile (Mec) che coordina le offerte di aiuto provenienti dagli Stati europei. Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha annunciato un primo stanziamento di dieci milioni di dollari da parte del Centro d'emergenze del Palazzo di Vetro. In una conferenza stampa a New York, il segretario Onu ha anche rivolto un appello alla comunità internazionale perché contribuisca agli aiuti per l'isola. Anche il Fondo Monetario Internazionale è pronto ad aiutare Haiti, colpito dal devastante terremoto. Il direttore del Fondo Monetario Internazionale, Dominique Strauss-Kahn, ha detto a Washington di "avere chiesto ai suoi collaboratori di esaminare tutte le possibilità" per fornire aiuto. "Coordineremo le nostre azioni con altre agenzie internazionali - afferma una dichiarazione di Strauss-Kahn - Faremo scattare la nostra assistenza più rapidamente possibile". Anche la Banca Mondiale ha annunciato oggi che è pronta ad inviare un team ad Haiti e a stanziare fondi per la ricostruzione del paese.

"SALVARE LE VITE DEI SOPRAVVISSUTI" - Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha promesso aiuti immediati e coordinati per salvare le vite dei sopravissuti. Il Pentagono ha cominciato a inviare navi e personale di sicurezza: la portaerei Carl Vinson è attesa giovedì al largo delle coste di Haiti e altre navi della Marina americana sono in viaggio. Inoltre una squadra di 30 persone, che comprende ingegneri dell’esercito, è partita su aerei C-130 con personale dell’ambasciata, di Haiti, delle Nazioni Unite e i responsabili internazionali per valutare la situazione e facilitare il sostegno militare. Aiuti alla popolazione colpita dal sisma anche dall'Italia e da molti altri Paesi europei. In giornata un C130 della 46esima Aerobrigata organizzato dalla Protezione civile e dalla Farnesina porterà nell'isola caraibica un ospedale da campo e un team sanitario specializzato in medicina di emergenza. "L'Italia non lesinerà alcuno sforzo negli aiuti, coordinandosi con gli altri Paesi" ha detto il ministero degli Esteri Franco Frattini. La direzione generale per la Cooperazione allo Sviluppo della Farnesina, su indicazione di Frattini si è immediatamente attivata. Sono stati subito disposti due contributi finanziari a favore delle agenzie internazionali che operano sul terreno: 500mila euro saranno devoluti al Programma alimentare mondiale ed altri 500mila saranno concessi nel quadro del programma d'emergenza che la Federazione internazionale delle Croci rosse e delle Mezze Lune rosse sta predisponendo per l'assistenza sanitaria. Anche la Cei ha deciso di stanziare due milioni di euro, dai fondi dell'8 per mille.

RACCOLTA FONDI - Numerose le organizzazioni umanitarie impegnate negli aiuti e che hanno già organizzato raccolte di fondi a favore delle popolazioni colpite dal terremoto.

Caritas - La Caritas italiana, in collegamento costante con l'intera rete Caritas, ha subito lanciato un appello per poter contribuire alla realizzazione del piano d'emergenza ed ha messo a disposizione centomila euro per i bisogni immediati. Per sostenere gli interventi in corso si possono inviare offerte a Caritas Italiana tramite C/C POSTALE N. 347013 specificando nella causale: Emergenza terremoto Haiti. Offerte sono possibili anche tramite altri canali, tra cui: UniCredit Banca di Roma Spa, via Taranto 49, Roma - Iban: IT50 H030 0205 2060 0001 1063 119, Intesa Sanpaolo, via Aurelia 796, Roma - Iban: IT19 W030 6905 0921 0000 0000 012, Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma - Iban: IT29 U050 1803 2000 0000 0011 113 ò CartaSi e Diners telefonando a Caritas Italiana tel. 06 66177001.

Unicef - Anche l'Unicef lancia una raccolta fondi- Si possono effettuare donazioni tramite: -c/c postale 745.000, causale: ‘Emergenza Haiti’; -carta di credito online su www.unicef.it, oppure chiamando il numero verde UNICEF 800745000; -cc bancario Banca Popolare Etica IBAN IT51 R050 1803 2000 0000 0510 051"; -i comitati locali dell’UNICEF presenti in tutta Italia (elenco sul sito-web www.unicef.it). Per maggiori informazioni, Ufficio stampa UNICEF Italia, tel.: 06.47809355/233 e 335/6382226 e 335/7275877; e-mail: press@unicef.it, sito-web: www.unicef.it.

Croce Rossa Italiana - Queste le coordinate per la raccolta fondi della Croce Rossa Italiana in favore delle popolazioni colpite dal terremoto ad Haiti: - numero verde tel. 800.166.666; - donazione online causale "Pro emergenza Haiti" www.cri.it; - bonifico bancario causale "Pro emergenza Haiti" IBAN IT66 - C010 0503 3820 0000 0218020.

Medici Senza Frontiere - Medici Senza Frontiere (MSF) lancia una raccolta fondi straordinaria. Si può contribuire all’azione di soccorso di MSF a Haiti tramite carta di credito telefonando al numero verde 800.99.66.55 oppure allo 06.44.86.92.25; bonifico bancario IBAN IT58D0501803200000000115000; conto corrente postale 87486007 intestato a Medici Senza Frontiere onlus causale Terremoto Haiti; online sul sito www.medicisenzafrontiere.it.

WFP - Per aiutare il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (WFP) a fornire assistenza alimentare alle vittime del terremoto si possono inviare offerte tramite: internet, per informazioni e donazioni online, connettendosi al sito www.wfp.org/it; bonifico bancario, causale: emergenza Haiti c/c 6250156783/83 Banca Intesa ag. 4848 ABI 03069 CAB 05196 IBAN IT39 S030 6905 1966 2501 5678 383; versamento su conto corrente postale c/c 61559688 intestato a: Comitato Italiano per il PAM IBAN IT45 TO76 0103 200 0000 6155 9688.

Fondazione Rava - La Fondazione Francesca Rava è un'organizzazione umanitaria internazionale presente in Haiti da 22 anni con numerosi progetti in aiuto all’infanzia. Gestisce l’ospedale pediatrico Saint Damien, l’unico dell’isola e il più grande dei Caraibi, gravemente danneggiato dal sisma. Servono urgentemente fondi per sostenere i soccorsi medici d’emergenza, organizzare gli scavi delle macerie per salvare i dispersi, ricostruzione dell’ospedale. Si può sostenere la fondazione attraverso bollettino postale su C/C postale 17775230; bonifico su c/c bancario BANCA MEDIOLANUM SpA, Ag. 1 di Basiglio (MI) IT 39 G 03062 34210 000000760000 causale: terremoto Haiti, carta di credito online su www.nphitalia.org o chiamando lo 02 5412 2917.

Agire - Le associazioni non governative riunite sotto il nome di Agire lanciano un appello per la raccolta fondi. Agire, che coordina molte ong italiane tra cui Amref e Save the children, si è attivata per raccogliere risorse e fornire immediata assistenza alle popolazioni colpite. È possibile effettuare donazioni attraverso carta di credito al numero verde 800.132.870; versamento su c.c. postale n.85593614, intestato ad AGIRE onlus, via Nizza 154, 00198 Roma, causale Emergenza Haiti; bonifico bancario sul conto BPM-IBAN IT47 U 05584 03208 000000005856. cAUSALE: Emergenza Haiti; donazione online dal sito www.agire.it. È possibile inoltre effettuare una donazione di 2 euro inviando un sms al 48541 da cellulari Tim e Vodafone o chiamando lo stesso numero da rete fissa Telecom Italia. La numerazione è attiva fino al 31 gennaio 2010.

Misericordie - Le Misericordie Italiane hanno aperto una sottoscrizione in favore delle popolazioni colpite dal terremoto di Haiti. È possibile fare una donazione sul c/c 000005000036, Monte dei Paschi di Siena spa, Firenze Agenzia 6, Iban: IT 03 Y 01030 02806 000005000036; oppure sul conto corrente postale n° 000021468509, Firenze Agenzia 29, IBAN: IT 67 Q 07601 02800 000021468509 entrambi intestati a Confederazione Nazionale con causale "Pro Haiti".

13 gennaio 2010

 

 

 

 

i soccorsi alle popolazioni colpite dal sisma

Haiti, si muove la macchina degli aiuti

L'Ue ha già stanziato tre milioni. Ong, onlus e associazioni organizzano raccolte fondi

(Afp)

(Afp)

MILANO - Si è subito messa in moto la macchina degli aiuti a favore delle popolazioni colpite dal devastante sisma di Haiti. L'Unione europea ha stanziato i primi tre milioni di aiuti umanitari e ha già attivato il meccanismo europeo di Protezione civile (Mec) che coordina le offerte di aiuto provenienti dagli Stati europei. Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha annunciato un primo stanziamento di dieci milioni di dollari da parte del Centro d'emergenze del Palazzo di Vetro. In una conferenza stampa a New York, il segretario Onu ha anche rivolto un appello alla comunità internazionale perché contribuisca agli aiuti per l'isola. Anche il Fondo Monetario Internazionale è pronto ad aiutare Haiti, colpito dal devastante terremoto. Il direttore del Fondo Monetario Internazionale, Dominique Strauss-Kahn, ha detto a Washington di "avere chiesto ai suoi collaboratori di esaminare tutte le possibilità" per fornire aiuto. "Coordineremo le nostre azioni con altre agenzie internazionali - afferma una dichiarazione di Strauss-Kahn - Faremo scattare la nostra assistenza più rapidamente possibile". Anche la Banca Mondiale ha annunciato oggi che è pronta ad inviare un team ad Haiti e a stanziare fondi per la ricostruzione del paese.

"SALVARE LE VITE DEI SOPRAVVISSUTI" - Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha promesso aiuti immediati e coordinati per salvare le vite dei sopravissuti. Il Pentagono ha cominciato a inviare navi e personale di sicurezza: la portaerei Carl Vinson è attesa giovedì al largo delle coste di Haiti e altre navi della Marina americana sono in viaggio. Inoltre una squadra di 30 persone, che comprende ingegneri dell’esercito, è partita su aerei C-130 con personale dell’ambasciata, di Haiti, delle Nazioni Unite e i responsabili internazionali per valutare la situazione e facilitare il sostegno militare. Aiuti alla popolazione colpita dal sisma anche dall'Italia e da molti altri Paesi europei. In giornata un C130 della 46esima Aerobrigata organizzato dalla Protezione civile e dalla Farnesina porterà nell'isola caraibica un ospedale da campo e un team sanitario specializzato in medicina di emergenza. "L'Italia non lesinerà alcuno sforzo negli aiuti, coordinandosi con gli altri Paesi" ha detto il ministero degli Esteri Franco Frattini. La direzione generale per la Cooperazione allo Sviluppo della Farnesina, su indicazione di Frattini si è immediatamente attivata. Sono stati subito disposti due contributi finanziari a favore delle agenzie internazionali che operano sul terreno: 500mila euro saranno devoluti al Programma alimentare mondiale ed altri 500mila saranno concessi nel quadro del programma d'emergenza che la Federazione internazionale delle Croci rosse e delle Mezze Lune rosse sta predisponendo per l'assistenza sanitaria. Anche la Cei ha deciso di stanziare due milioni di euro, dai fondi dell'8 per mille.

RACCOLTA FONDI - Numerose le organizzazioni umanitarie impegnate negli aiuti e che hanno già organizzato raccolte di fondi a favore delle popolazioni colpite dal terremoto.

Caritas - La Caritas italiana, in collegamento costante con l'intera rete Caritas, ha subito lanciato un appello per poter contribuire alla realizzazione del piano d'emergenza ed ha messo a disposizione centomila euro per i bisogni immediati. Per sostenere gli interventi in corso si possono inviare offerte a Caritas Italiana tramite C/C POSTALE N. 347013 specificando nella causale: Emergenza terremoto Haiti. Offerte sono possibili anche tramite altri canali, tra cui: UniCredit Banca di Roma Spa, via Taranto 49, Roma - Iban: IT50 H030 0205 2060 0001 1063 119, Intesa Sanpaolo, via Aurelia 796, Roma - Iban: IT19 W030 6905 0921 0000 0000 012, Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma - Iban: IT29 U050 1803 2000 0000 0011 113 ò CartaSi e Diners telefonando a Caritas Italiana tel. 06 66177001.

Unicef - Anche l'Unicef lancia una raccolta fondi- Si possono effettuare donazioni tramite: -c/c postale 745.000, causale: ‘Emergenza Haiti’; -carta di credito online su www.unicef.it, oppure chiamando il numero verde UNICEF 800745000; -cc bancario Banca Popolare Etica IBAN IT51 R050 1803 2000 0000 0510 051"; -i comitati locali dell’UNICEF presenti in tutta Italia (elenco sul sito-web www.unicef.it). Per maggiori informazioni, Ufficio stampa UNICEF Italia, tel.: 06.47809355/233 e 335/6382226 e 335/7275877; e-mail: press@unicef.it, sito-web: www.unicef.it.

Croce Rossa Italiana - Queste le coordinate per la raccolta fondi della Croce Rossa Italiana in favore delle popolazioni colpite dal terremoto ad Haiti: - numero verde tel. 800.166.666; - donazione online causale "Pro emergenza Haiti" www.cri.it; - bonifico bancario causale "Pro emergenza Haiti" IBAN IT66 - C010 0503 3820 0000 0218020.

Medici Senza Frontiere - Medici Senza Frontiere (MSF) lancia una raccolta fondi straordinaria. Si può contribuire all’azione di soccorso di MSF a Haiti tramite carta di credito telefonando al numero verde 800.99.66.55 oppure allo 06.44.86.92.25; bonifico bancario IBAN IT58D0501803200000000115000; conto corrente postale 87486007 intestato a Medici Senza Frontiere onlus causale Terremoto Haiti; online sul sito www.medicisenzafrontiere.it.

WFP - Per aiutare il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (WFP) a fornire assistenza alimentare alle vittime del terremoto si possono inviare offerte tramite: internet, per informazioni e donazioni online, connettendosi al sito www.wfp.org/it; bonifico bancario, causale: emergenza Haiti c/c 6250156783/83 Banca Intesa ag. 4848 ABI 03069 CAB 05196 IBAN IT39 S030 6905 1966 2501 5678 383; versamento su conto corrente postale c/c 61559688 intestato a: Comitato Italiano per il PAM IBAN IT45 TO76 0103 200 0000 6155 9688.

Fondazione Rava - La Fondazione Francesca Rava è un'organizzazione umanitaria internazionale presente in Haiti da 22 anni con numerosi progetti in aiuto all’infanzia. Gestisce l’ospedale pediatrico Saint Damien, l’unico dell’isola e il più grande dei Caraibi, gravemente danneggiato dal sisma. Servono urgentemente fondi per sostenere i soccorsi medici d’emergenza, organizzare gli scavi delle macerie per salvare i dispersi, ricostruzione dell’ospedale. Si può sostenere la fondazione attraverso bollettino postale su C/C postale 17775230; bonifico su c/c bancario BANCA MEDIOLANUM SpA, Ag. 1 di Basiglio (MI) IT 39 G 03062 34210 000000760000 causale: terremoto Haiti, carta di credito online su www.nphitalia.org o chiamando lo 02 5412 2917.

Agire - Le associazioni non governative riunite sotto il nome di Agire lanciano un appello per la raccolta fondi. Agire, che coordina molte ong italiane tra cui Amref e Save the children, si è attivata per raccogliere risorse e fornire immediata assistenza alle popolazioni colpite. È possibile effettuare donazioni attraverso carta di credito al numero verde 800.132.870; versamento su c.c. postale n.85593614, intestato ad AGIRE onlus, via Nizza 154, 00198 Roma, causale Emergenza Haiti; bonifico bancario sul conto BPM-IBAN IT47 U 05584 03208 000000005856. cAUSALE: Emergenza Haiti; donazione online dal sito www.agire.it. È possibile inoltre effettuare una donazione di 2 euro inviando un sms al 48541 da cellulari Tim e Vodafone o chiamando lo stesso numero da rete fissa Telecom Italia. La numerazione è attiva fino al 31 gennaio 2010.

Misericordie - Le Misericordie Italiane hanno aperto una sottoscrizione in favore delle popolazioni colpite dal terremoto di Haiti. È possibile fare una donazione sul c/c 000005000036, Monte dei Paschi di Siena spa, Firenze Agenzia 6, Iban: IT 03 Y 01030 02806 000005000036; oppure sul conto corrente postale n° 000021468509, Firenze Agenzia 29, IBAN: IT 67 Q 07601 02800 000021468509 entrambi intestati a Confederazione Nazionale con causale "Pro Haiti".

13 gennaio 2010

 

 

 

 

Il presidente degli stati Uniti: "aiuti coordinati e rapidi alle vittime del terremoto"

Il Papa: "Ora serve la generosità di tutti" Obama: "Ad Haiti il pieno sostegno Usa"

Appello del Pontefice: non facciamo mancare solidarietà concreta agli sfollati

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CITTÀ DEL VATICANO - "Mi appello alla generosità di tutti affinchè non si faccia mancare a questi fratelli e sorelle che vivono un momento di necessità e di dolore, la nostra concreta solidarietà e il fattivo sostegno della Comunità internazionale". Benedetto XVI ha rivolto il suo appello al mondo cattolico al termine dell'udienza generale del mercoledì, in Vaticano. Il Pontefice ha anche assicurato l'impegno in questo senso della Chiesa cattolica.

"VICINI AGLI SFOLLATI" - "Il mio pensiero - ha detto il Papa - va, in particolare, alla popolazione duramente colpita, poche ore fa, da un devastante terremoto, che ha causato gravi perdite in vite umane, un grande numero di senzatetto e di dispersi e ingenti danni materiali. Invito tutti ad unirsi alla mia preghiera al Signore per le vittime di questa catastrofe e per coloro che ne piangono la scomparsa. Assicuro la mia vicinanza spirituale a chi ha perso la propria casa e a tutte le persone provate in vario modo da questa grave calamità, implorando da Dio consolazione e sollievo nella loro sofferenza". "Il Pontefice ha quindi fatto appello "alla generosità di tutti" e ha sollecitato il sostegno della comunità internazionale.

OBAMA - Sul sisma ad Haiti è intervenuto anche il presidente Usa Barack Obama che ha detto che Haiti avrà "il pieno sostegno" degli Stati Uniti per l'aiuto alle vittime. Obama ha detto poi di avere ordinato alla sua amministrazione di attuare il massimo sforzo per "aiuti coordinati e rapidi" alle vittime del terremoto. Per Haiti ha detto il presidente Usa gli aiuti "devono essere frutto di uno sforzo internazionale". Obama ha poi offerto "i suoi pensieri e preghiere" alle vittime e promettendo di essere accanto agli haitiani "nell'ora del bisogno". Sono nostri "vicini", ha detto ancora Obama, ricordando che Haiti è a poche centinaia di miglia di distanza dagli Stati Uniti.

Sul sito della Casa Bianca, come ha annunciato Obama, vi sono le istruzioni per mandare aiuti alle vittime del terremoto ad Haiti. Le donazioni alla Croce Rossa possono essere fatte online tramite lo stesso sito, oppure si possono donare 10 dollari mandando un messaggio con la parola Haiti al numero di cellulare 90999. Viene inoltre fornito un numero per chi sta cercando notizie di americani residenti ad Haiti.

Redazione online

13 gennaio 2010

 

 

 

 

 

 

 

TERREMOTO

La voce di Haiti su Twitter

Messaggi, notizie, contatti: il tam tam della Rete entra in azione ancora una volta nel mezzo di una tragedia collettiva. Il sisma raccontato in 140 caratteri

MILANO -Troy Livesay abita a Port-au-Prince e fino a ieri su Twitter scriveva cose del tipo: "Che età deve avere un bambino per mangiare popcorn?". Ma a partire dalla notte tra il 12 e il 13 gennaio i suoi aggiornamenti hanno preso tutt’altra piega e il suo account ha visto un’impennata di visite. Troy è stato infatti uno dei primi a segnalare sul web il devastante terremoto che ha colpito Haiti. In 140 caratteri, come richiesto dalla piattaforma di microblogging. "Appena sentito un GROSSO terremoto qui a Port-au-Prince – i muri venivano giù – noi stiamo tutti bene – pregate per quelli negli slum…".

TERREMOTO IN TWEETS - Da quel momento i suoi tweets hanno continuato a monitorare l’evolversi della situazione nell’isola caraibica, ma non sono stati gli unici. Ancora una vola, infatti, nel mezzo di una tragedia collettiva, i media sociali e Twitter in particolare hanno diffuso informazioni, immagini e richieste d’aiuto. Una funzione tanto più preziosa se si calcola che il sisma ha anche mandato in tilt le linee telefoniche. Così, mentre le agenzie riferivano le comunicazioni ufficiali di quanto era appena accaduto, foto e testimonianze di prima mano inondavano il web. "Gli hotel Christopher e Montana sono completamente diroccati secondo testimoni oculari", ha scritto un altro utente di Twitter, Richard Morse. E all’alba del 13 gennaio aggiungeva ancora: "Gli haitiani sono fuori a pregare insieme – scosse d’assestamento in questo momento". Anche il giornalista Carel Pedre ha diffuso fin da subito aggiornamenti e immagini (riprese dalla stampa di mezzo mondo). Sul suo account Twitter gli update sono sia in inglese che in creolo. "Se avete bisogno di contattare famiglia o amici ad Haiti mandatemi un messaggio privato con nomi e numeri di telefono. Vi farò sapere", scrive. La funzione più preziosa del "cinguettio" in 140 caratteri è proprio la velocità e l’immediatezza con cui si passano informazioni, una caratteristica rafforzata dalla possibilità per gli utenti di ripubblicare sul proprio account (Retweet) messaggi altrui.

GLI ALTRI MEDIA SOCIALI - L’attenzione per questa produzione di notizie dal basso, anche da parte di media tradizionali, è confermata da scelte come quelle del Los Angeles Times, che ha appena creato una lista di account Twitter tenuti da persone presenti ad Haiti. Mentre il sito Haitifeed , fino a ieri dedicato a tutto quanto accadeva sull’isola, si è riconvertito in un luogo di aggregazione di notizie, immagini e video relativi al terremoto. L’emittente americana MSNBC ha trasformato invece la propria pagina su Facebook in un diario pubblico in cui le persone che stanno ad Haiti e hanno famigliari all’estero possono lasciare un messaggio per segnalare di stare bene. È anche vero che se qualcuno ha un accesso internet dovrebbe riuscire a contattare i parenti senza la mediazione della MSNBC; e infatti i messaggi pubblicati sono perlopiù preghiere e incoraggiamenti degli utenti. Infine il gruppo su Facebook "Haiti ha bisogno di noi e noi di Haiti" segnala numeri di telefono d’emergenza e possibilità per donazioni. Quello che emerge dal tam tam online e dai resoconti dei testimoni oculari è comunque l’immagine di un popolo dignitoso, malgrado il colpo inferto dal terremoto. Come ha scritto Troy Livesay in un tweet: "Gli haitiani sono forti e resistenti oltre ogni misura. Questa città e la sua gente sono già determinati a rialzarsi, togliersi la polvere di dosso e andare avanti".

Carola Frediani

13 gennaio 2010

 

 

 

 

 

 

REPUBBLICA

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COME AIUTARE HAITI VEDI …

2010-01-26

Il segretario di Stato americano torna sulle parole pronunciate (e poi rettificate) da Bertolaso

Poco dopo una nota del premier italiano sulla "Gli Usa sono stati generosi"

Aiuti ad Haiti, lo sfogo della Clinton

"Profondamente ferita dalle critiche"

E Berlusconi: "La posizione del governo è quella di Frattini, polemiche alle spalle"

Aiuti ad Haiti, lo sfogo della Clinton "Profondamente ferita dalle critiche"

Hillary Clinton

WASHINGTON - Il segretario di Stato Usa Hillary Clinton ha detto di essere rimasta "profondamente ferita" per le critiche italiane alle operazioni di soccorso statunitensi ad Haiti, espresse - anche se poi rettificate - dal capo della Protezione civile Guido Bertolaso. E alla numero uno della diplomazia americana risponde, con una nota, Silvio Berlusconi: "La posizione del governo - precisa il premier - è quella espressa da Frattini". Che già ieri aveva preso le distanze dalle parole di Bertolaso.

Secondo Berlusconi, sul terremoto nel paese caraibico "la risposta è stata rapida, ma senza il generoso e significativo intervento degli Stati Uniti sarebbe stato tutto assai più difficile. In situazioni critiche come questa, è purtroppo inevitabile che sorgano serie difficoltà nell'assicurare un efficace coordinamento degli aiuti. Resto tuttavia convinto che in questi casi sarebbe opportuno evitare dichiarazioni che possano involontariamente innescare polemiche, partendo dall'assunto che tutti sono impegnati in buona fede ad aiutare la popolazione di Haiti".

Quanto alle parole odierne della Clinton, il presidente del Consiglio invita a ricordare le parole dette già ieri dal ministro degli Esteri. "Le polemiche sono alle spalle - conclude - ora il momento di mettere da parte tali questioni e rafforzare l'azione di sostegno alla popolazione di Haiti, un compito enorme nel quale tutta la comunità internazionale deve fare la sua parte e nel cui svolgimento il ruolo delle Nazioni Unite, come sempre, resta cruciale".

(26 gennaio 2010)

 

 

 

Il sottosegretario di Stato replica alle polemiche scatenate dal capo della Protezione civile

che poi in serata rettifica: "Non parlavo degli Usa ma delle organizzazioni internazionali"

Haiti, Clinton ironizza su Bertolaso

"Le sue critiche? Polemiche da bar"

Frattini ricevuto nella capitale americana: "Apprezziamo molto la vostra leadership"

Haiti, Clinton ironizza su Bertolaso "Le sue critiche? Polemiche da bar"

Hillary Clinton insieme a Franco Frattini

WASHINGTON - Il segretario di Stato Hillary Clinton ironizza sulle accuse fatte dal sottosegretario alla Protezione civile, Guido Bertolaso, sulla gestione statunitense degli aiuti in Italia. "Mi sembrano quelle polemiche che si fanno il lunedì dopo le partite di football" ha dichiarato il capo della diplomazia Usa replicando alle parole di Bertolaso. "Ci sono enormi organizzazioni coinvolte ad Haiti - aveva detto in un'intervista su Rai Tre il capo della Protezione civile - e c'è moltissimo da fare, ma la situazione è patetica, tutto si sarebbe potuto gestire molto meglio. Si assiste a una fiera della vanità ma manca una capacità anche di coordinamento e di leadership".

La Clinton ha ricevuto al dipartimento di Stato Franco Frattini (che aveva intanto già preso le distanze dalle dichiarazioni di Bertolaso) per poi tornare a ringraziare "il grande aiuto e la collaborazione che l'Italia sta dando a Haiti". "Senza l'esercito sarebbe stato impossibile portare i soccorsi alla popolazione haitiana", ha detto il segretario di Stato americano. "Per gli Stati Uniti è stato possibile arrivare prima perché Haiti è vicina a noi''.

Dello stesso parere il ministro degli Esteri: "Apprezziamo molto la leadership americana, l'impegno di Obama e dell'amministrazione Usa per Haiti", ha ribadito. "Stiamo portando una nave (la Cavour, ndr) con elicotteri e carabinieri per garantire l'ordine pubblico, in stretta collaborazione con gli Stati Uniti".

Hillary Clinton ha ricordato il sisma in Abruzzo: "L'Italia ha sofferto anch'essa un tragico terremoto però ovviamente, la logistica e le infrastrutture di Haiti sono molto diverse da quelle de L'Aquila". Poi ha ricordato l'amicizia con il ministro degli Esteri Frattini. "Con Franco -ha detto la Clinton - ci siamo sentiti spesso negli ultimi tempi e continueremo a farlo".

 

Ma in serata Bertolaso è intervenuto di nuovo sulla vicenda: il suo, ha sostenuto, non era un attacco agli Stati Uniti, che "stanno mettendo in campo uno sforzo importante" per la popolazione di Haiti; ma una "critica alla mancanza di coordinamento delle organizzazioni internazionali" che sta lasciando "migliaia di haitiani abbandonati a se stessi". E poi ha replicato anche a Frattini: "Respingo l'ipotesi che abbia parlato come reazione emotiva: è noto che sono pagato per stare calmo ma anche per fare le cose per bene". Il ministro degli Esteri, da Washington, aveva definito le sue critiche "legate ad un elemento emotivo".

(25 gennaio 2010)

 

 

 

 

2010-01-25

Duri giudizi del capo della Protezione civile in missione sull'isola: "Nessuno si prende il cerino in mano"

"Occorre un vertice internazionale, a livello Onu, per stabilire come gestire queste emergenze nel mondo"

Bertolaso da Haiti critica i soccorsi degli Usa

"Confondono intervento militare con emergenza"

"Si dà un po' da mangiare, bere e il problema per loro è risolto, ma si devono porre le basi per la vita futura"

"Il governo locale non sa nulla di quello che accade c'è netta la sensazione che siano stati emarginati"

Bertolaso da Haiti critica i soccorsi degli Usa "Confondono intervento militare con emergenza"

Bertolaso in visita all'ospedale dei volontari italiani ad Haiti

ROMA - Bertolaso all'attacco. Il capo della Protezione civile in missione ad Haiti, lancia dure critiche nei confronti della macchina degli aiuti. E non risparmia nemmeno gli Usa: "Aiuti encomiabili, ma manca una capacità anche di coordinamento e di leadership". Secondo Bertolaso occorre creare una agenzia internazionale per le emergenze.

"La mia proposta è quella che si faccia un vertice internazionale, a livello dell'Onu, per stabilire come gestire questo tipo di emergenze nel mondo". L'idea è stata lanciata dal capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, nel corso del programma "In mezz'ora" su Raitre, in diretta da Haiti. Rispondendo alle domande di Lucia Annunziata, Bertolaso ha spiegato: "Oggi si prende atto di un fallimento del sistema". La giornalista ha chiesto a Bertolaso se potrebbe esser lui la persona delegata a gestire situazioni di questo tipo: "Non se ne parla neppure - ha risposto Bertolaso - io sono una persona controcorrente, alle Nazioni Unite vanno bene quelle conformiste. L'importante però è che venga scelta una persona e che gli venga dato un ruolo operativo".

La situazione nell'isola va comunque risolta rapidamente. "C'è una popolazione dignitosa, paziente, che ne ha viste tante e riesce a sopportare. Ma è necessario fare", ha sottolineato Bertolaso. Bisogna allestire tendopoli, risolvere la crisi alimentare quella della sanità, altrimenti gli haitiani "potrebbero arrabbiarsi", ha avvertito. "Il problema di fondo è che nessuno si prende il cerino in mano".

"Ci sono enormi organizzazioni coinvolte e moltissimo da fare, ma la situazione è patetica, e tutto si sarebbe potuto gestire molto meglio". Così ha detto il capo della protezione civile, guido bertolaso, nel corso di una intervista durante la trasmissione "in mezz'ora" su raitre. Rispondendo alle domande di lucia annunziata ha spiegato: "il mondo poteva dare prova di poter gestire al meglio una situazione come questa, ma finora non ha funzionato".

 

"Si assiste a una fiera della vanità - ha detto ancora il capo della Protezione civile - si viene qua con l'ansia di far bella figura davanti alle telecamere, si sventolano le bandiere, ma non c'è uno che dice lavorate e poi andate davanti alle telecamere e prendete la medaglietta". Quando Bertolaso, insieme con l'ambasciatore italiano, è andato dal presidente di Haiti, "è stato sorpreso, loro non sanno nulla di quello che accade, e insomma c'è netta la sensazione che siano stati emarginati".

La macchina americana dei soccorsi per Haiti è "encomiabile", ma non dà i risultati attesi perché ci sono "troppe stellette, gli americani tendono a confondere l'intervento militare con quello di emergenza", ha spiegato Bertolaso. "Sono aiuti encomiabili, uno sforzo impressionante che però non porta a quei risultati che invece si sarebbe potuto avere se ci fosse stata una voglia, una capacità anche di coordinamento e di leadership. Gli americani non possono che avere la leadership di questa emergenza, ma hanno bisogno di un 'Obama dell'emergenza', che evidentemente non sono riusciti a trovare".

Anche "Clinton che scarica le cassette della frutta" non è servito. "Sarebbe stata la svolta se lui avesse gestito l'emergenza in prima persona, invece se n'è andato". Secondo Bertolaso, "Le navi ospedale, le portaerei, non hanno rapporti stretti con il territorio, con le organizzazioni umanitarie che sono presenti sul posto. Ognuno fa la sua parte, ma in modo svincolato". Ma le critiche agli Usa non finiscono qui: "Con l'uragano che ha colpito New Orleans non mi pare di ricordare che la gestione dell'emergenza è stata esemplare". La "tecnica d'intervento" ad Haiti applicata dagli Usa, secondo Bertolaso, è quella già usata in passato a Goma, Ruanda e Cambogia. "Si viene qui, si dà un po' da mangiare, bere e il problema per loro è risolto, ma è una contraddizione se non si pongono le basi per la vita futura".

(24 gennaio 2010)

 

 

Il capo della Protezione civile aveva criticato la gestione Usa dei soccorsi

Il ministro degli Esteri a Washington: "C'è bisogno della leadership americana"

Haiti, Frattini contro Bertolaso

"Il governo non si rinosce in quelle frasi"

Haiti, Frattini contro Bertolaso "Il governo non si rinosce in quelle frasi"

Il ministro degli Esteri Franco Frattini

WASHINGTON - "Il governo italiano non si riconosce in alcune delle dichiarazioni" rilasciate dal capo della Protezione civile Guido Bertolaso sulla situazione degli aiuti ad Haiti, ed in particolare sul ruolo degli Usa e delle organizzazioni internazionali. E' quanto sottolineato dal ministro degli Esteri Franco Frattini al suo arrivo a Washington, dove oggi incontrerà il segretario di stato americano Hillary Clinton.

Bertolaso, ha spiegato Frattini, "ha fatto proposte importantissime al governo ed al presidente di Haiti per quanto riguarda il futuro dei bambini e le linee di evacuazione". Poi però, ha aggiunto il ministro, "qualcuno gli ha chiesto di parlare da giornalista" ed allora lui "ha attaccato frontalmente gli Usa e le organizzazioni internazionali. In queste dichiarazioni - ha ribadito Frattini - il governo non si riconosce".

Il ministro, che oggi con la Clinton affronterà anche il tema di Haiti, ha sottolineato che "in un contesto così complesso c'è bisogno della leadership americana e, insieme ad essa, anche del più efficace coordinamento degli sforzi internazionali da parte delle Nazioni Unite". Frattini ha quindi espresso "a nome del governo italiano il massimo apprezzamento" per l'impegno degli Usa e del "presidente Obama nell'azione di soccorso". L'Italia, ha poi concluso, a livello nazionale "continuerà a fare la sua parte con il coordinamento delle operazioni della Protezione civile e la responsabilità ististituzionale del ministero degli Esteri".

(25 gennaio 2010) Tutti gli articoli di Esteri

 

 

 

 

 

 

 

Stop ufficiale alle ricerche, ma la gente scava ancora: "Sono vivi"

La popolazione non accetta la decisione di governo e Onu

Quell'ultimo sms da sotto le macerie

"Venite a prendermi, sto morendo"

dal nostro inviato DANIELE MASTROGIACOMO

Quell'ultimo sms da sotto le macerie "Venite a prendermi, sto morendo"

PORT-AU-PRINCE - Non è finita: la caccia al superstite continua. Si cerca e si scava ancora. L'Onu e il governo haitiano hanno decretato la fine delle ricerche. Con "il cuore spezzato dal dolore", ma la gente insiste. Chiama, segnala, è convinta che ci sia ancora qualcuno in vita sotto le macerie di una capitale senza più anima e volto. Non si tratta di voci, è accaduto sabato sera. Un ragazzo, studente del collegio di Canapè Vert, quartiere che si arrampica sulle montagne a sud di Port-au-Prince, riceve nella notte un sms sul suo telefonino. Si chiama Johnny Desire, ha 18 anni. "Guarda", dice e mostra il display: "La fine si avvicina e Dio è alla porta. Dobbiamo dunque essere saggi, bisogna avere coraggio e abbandonare l'egoimo che ci circonda". Johnny deglutisce nervoso. "Si chiama Jean Hizere, è un mio compagno di classe. Io sono riuscito a fuggire, lui è rimasto sotto il crollo. Bisogna salvarlo: è chiaramente in vita ma è anche allo stremo". Il ragazzo dice di aver segnalato la cosa alla preside del collegio.

Adesso è qui anche lei, alle spalle della scuola ridotta ad un ammasso di blocchi di cemento. Annuisce con la testa, non ha la forza di parlare. Troppa ansia, troppa angoscia. Sono le 8 e 30 del mattino. Ma il sole già picchia duro. La gente del quartiere si accalca, arrivano uomini, donne e bambini. Tantissimi ragazzi: sono quelli del liceo. Da ieri notte, da quando si è sparsa la notizia che Johnny è vivo, si alternano nei turni di guardia. La folla adesso è imponente, ci saranno duecento persone.

Cercano l'ombra sotto il tetto sbilenco della grande stazione di servizio dietro la scuola. C'è aria di sconforto. Il dolore, i lutti, il sangue, l'orrore di questi giorni hanno corroso l'anima della gente. Le difficoltà nei soccorsi e nella distribuzione degli aiuti esasperano una situazione al limite del collasso. Ma c'è compostezza, partecipazione, grandissima solidarietà. Arriva la polizia, arrivano subito gli agenti della Gendarmerie francese con gli speleologi. È lo stesso team intervenuto sabato sera, dall'altro capo della città, sulla Grande Rue, la via principale del centro chiusa da due ali di case piegate dalla forza del terremoto. Anche in quel caso è stato un messaggio, una voce a lanciare l'allarme. È accaduto tante volte in questi 12 giorni. E quasi sempre si è arrivati in tempo. Jean Pierre Exantus Wismond, cassiere di 24 anni di un supermercato è riuscito a richiamare l'attenzione di due ragazzi che raccattavano qualche resto tra le macerie. Non sono saccheggiatori. In questa miseria lo fanno tutti: staccare il ferro dal cemento armato delle macerie significa raccattare qualche soldo. Significa cibo per un giorno.

 

Il cassiere è stato salvato. Si è tenuto in vita bevendo Coca Cola, giura. Un lastrone di cemento aveva creato una piccola stanza con aria e un passaggio verso il magazzino delle scorte. È sopravvissuto e ora grida al mondo la sua felicità. La gente di Canapè Vert incita le squadre dei soccorsi. Agenti e specialisti si arrampicano tra le macerie. Si fanno spiegare il punto esatto dove si trovava lo studente che ha spedito il messaggio. Calano delle sonde tra gli anfratti, chiedono silenzio alla gente che adesso discute con foga. Non ci sono segnali. Si chiama la squadra degli specialisti israeliani: i migliori, hanno una lunga esperienza sul campo. In Medio Oriente fanno i conti con i disastri delle autobomba, qui affrontano le devastazioni del terremoto. Hanno un cane che inizia ad abbaiare, a cercare, annusare. Si infila tra i lastroni e le pietre. Entra ed esce, sempre più eccitato. Dall'alto calano la sonda di un radar: fotografa ogni più piccolo dettaglio. Si resta in attesa, sotto un sole sempre più forte, nel silenzio più assoluto. Un vecchio si lamenta e non smette di piangere. Sotto quelle macerie ha perso un figlio, anche lui studente del collegio. Trovare Johnny significa trovare anche il suo ragazzo. Così spera.

Lo portano via, l'attesa lo sta lacerando. Il poliziotto haitiano sulla collina di macerie scuote la testa, non ci sono segni di vita. Qualcuno cerca di telefonare al numero del cellulare di Johnny. Le linee sono pessime, in questi giorni si comunica solo con gli sms. Non arriva alcuna risposta. Due ore dopo, soccorritori e esperti lasciano il campo. Scendono dai detriti. Rassegnati. "Abbiamo cercato e ispezionato. Niente da fare", spiega il capitano Christian Morel, dei vigili del fuoco del Bas du Rhone, Francia del sud. "Il collegio è già stato esaminato più volte in questi giorni. Non è stato trovato e sentito nulla. Credo che non ci siano speranze". La squadra lascia Canapé Vert. L'aria è mesta, triste. Ma la gente non si rassegna. Ci sono altre chiamate in giro per la città. Ne hanno salvati 134. Una goccia in questo oceano di morti e di feriti. È lo strazio di sempre: cercare ancora o rimuovere le macerie, mentre la città fatica a guardare un futuro incerto e confuso.

© Riproduzione riservata (25 gennaio 2010) Tutti gli articoli di Esteri

 

 

 

 

 

 

 

2010-01-24

Un 24enne che lavorava nel market di un hotel è stato estratto vivo

grazie all'allarme lanciato da alcuni saccheggiatori

Haiti, salvo dopo 11 giorni sotto le macerie

Nuovo bilancio del governo: 150mila morti

Ancora difficoltà per gli aiuti. A Port-au-Prince l'Onu ha sparato a salve e lanciato lacrimogeni durante una distribuzione

Le star Usa hanno raccolto 58 milioni di dollari nella maratona Tv. E Fidel Castro accusa: in atto una occupazione Usa

Haiti, salvo dopo 11 giorni sotto le macerie Nuovo bilancio del governo: 150mila morti

Il salvataggio del 24 enne Wismond Exantus Jean-Pierre dalle macerie dell'Hotel Napoli Inn

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Dossier

* VIDEO: Salvo dopo 11 giorni

* SPECIALE: La tragedia di Haiti

ROMA - Potrebbero esserci altre cinque persone vive sotto le macerie dell'albergo di Port-au-Prince, da dove ieri, 11 giorni dopo il terremoto, è stato salvato un altro superstite del terremoto del 12 gennaio, un ragazzo di 24 anni. L'ultima stima ufficiale delle vittime è di 150mila morti. Ancora difficoltà per la distribuzione di acqua e cibo: l'Onu ha sparato colpi d'avvertimento e lanciato gas lacrimogeni per impedire l'assalto della folla. E' intanto arrivato il bilancio della maratona televisiva di solidarietà organizzata dalle star di Hollywood: sono stati raccolti 58 milioni di dollari. E Fidel Castro ha criticato l'intervento Usa ad Haiti, deplorando il silenzio delle Nazioni Unite su quella che definisce "l'occupazione" americana.

Ancora un miracolo. Un ragazzo di 24 anni, Wismond Exantus, è stato estratto vivo dalle macerie del Napoli Inn Hotel, dove lavorava nello spaccio di alimentari. Il giovane è riuscito a sopravvivere con bevande gassate e snack. Il suo salvataggio è avvenuto poco dopo che il governo di Haiti aveva dichiarato chiuse le ricerche per i sopravvissuti.

Wismond deve tutto a due saccheggiatori che hanno sentito qualcosa mentre rovistavano tra le macerie. Subito hanno segnalato la cosa ai passanti. Tra questi c'era Karl Jean-Jeune, 23 anni, dipendente locale di una tv greca, che ha inviato un messaggio su Twitter e avvertito i soccorritori via telefono. Il primo ad arrivare sul posto è stato Apostolos Dedas, della squadra di soccorso greca, che a sua volta ha avvertito i colleghi francesi, già in aeroporto e pronti a ripartire dopo lo stop alle ricerche. Il ragazzo, pur essendo intrappolato da un blocco di cemento, aveva comunque accesso al cibo del market in cui lavorava. E' stato portato via in barella tra gli applausi. Sta bene.

 

Oltre al giovane haitiano, altre persone sono state tratte in salvo dalle macerie di Port-au-Prince. Tra loro, Emmannuel Buso, 21 anni, e Marie Carida, salvati dieci giorni dopo il terremoto; Mendji Bahina Sanon, 11 anni, intrappolata ed estratta viva dopo otto giorni; Elizabeth Joassaint, di appena 15 giorni, Ena Zizi, 69 anni, e Lozama Hotteline, 25, salvati dopo sette giorni. Parenti ed amici di molti dispersi ancora sperano nel miracolo. E scavano. Con mezzi propri, anche se "il fatto che il governo abbia deciso di sospendere le ricerche dei sopravvissuti non significa che tutte le operazioni siano cessate", ha precisato il portavoce delle Nazioni Unite, Vincenzo Pugliese.

Il bilancio delle vittime. Il bilancio delle vittime del devastante terremoto continua ad aggravarsi. Il ministro della Cultura e della Comunicazione, Marie-Lurence Jocelyn Lassegue, riferisce che finora sono stati recuperati e sepolti oltre 150mila corpi e che almeno 250mila persone sono rimaste senza tetto, mentre 200mila abitanti della capitale hanno abbandonato la città e si sono trasferiti nelle province limitrofe. Non è comunque chiaro come le autorità haitiane abbiamo messo insieme queste stime. Nel corso della giornata di ieri il bilancio delle vittime è salito prima da 111mila a 120mila, e poi da 120mila a più di 150mila senza che siano state fornite spiegazioni dettagliate.

Difficoltà per gli aiuti. I caschi blu dell'Onu hanno lanciato gas urticanti e hanno sparato a salve in aria durante una distribuzione dei aiuti: la calca rischiava infatti di portare fuori controllo la situazione. La distribuzione di cibo, olio di soia, acqua e radioline, organizzata in quello che una volta era un aeroporto militare, è cominciata in maniera tranquilla, con due lunghe file di haitiani in paziente attesa. Ma poi è scoppiata qualche baruffa tra le persone in coda, alcune delle quali non avevano ricevuto alcun aiuto dal giorno del sisma, e i peacekeeper brasiliani sono stati costretti a intervenire per riportare la calma.

La maratona delle star in tv. La trasmissione televisiva di raccolta fondi organizzata dalle star dello show business americano a favore della popolazione di Haiti ha fruttato 58 milioni di dollari (41 milioni di euro). Lo hanno annunciato gli organizzatori. Lisa Paulson, presidente dell'operazione 'Hope for Haiti' ha annunciato con orgoglio che si tratta di un record per questo tipo di raccolta negli Usa. La serata, promossa da George Clooney che ha staccato un assegno da un milione di dollari, ha visto alternarsi sul palco e ai telefoni tra gli altri Madonna, Bruce Springsteen, Beyonce, Coldplay, Bono, Rihanna, Julia Roberts, Steven Spielberg, Jack Nicholson, Clint Eastwood, Brad Pitt.

Le accuse di Fidel Castro. L'ex presidente cubano Fidel Castro ha chiesto agli Usa e alle Nazioni Unite spiegazioni sulla presenza delle truppe statunitensi che "hanno occupato" Haiti. Castro, che ha 83 anni e ha lasciato le redini del potere al fratello Raul, ha aggiunto che l'annuncio da parte di altri Paesi dell'invio di soldati e materiale militare nello Stato caraibico contriburà a "rendere caotica" e a complicare la collaborazione internazionale, già adesso così complessa. In una "Reflexion" pubblicata dal sito ufficiale Cubadebate con il titolo "Inviamo medici e non soldati", Castro ha osservato che "è necessario discutere seriamente il tema e assegnare" all'Onu "il ruolo guida che gli corrisponde in questo delicato frangente".

(24 gennaio 2010) Tutti gli articoli di Esteri

 

 

 

 

2010-01-23

Contestato il presidente Preval: "Non fa nulla per sfamarci"

L'Onu annuncia la fine degli scavi. Oltre 111.000 morti ufficiali

Haiti, esplode la rabbia: "Dateci aiuto"

estratto un giovane, stop alle ricerche

Haiti, esplode la rabbia: "Dateci aiuto" estratto un giovane, stop alle ricerche

PORT-AU-PRINCE - Decine di sfollati hanno manifestato a Port-au-Prince contro il presidente haitiano Renè Preval accusandolo di non fare nulla per sfamare i terremotati in attesa di aiuti. Il bilancio ufficiale è arrivato a oltre 100.000 vittime, un ragazzo di 22 anni è stato estratto vivo dalle macerie a 11 giorni dal sisma, mentre il governo ha dichiarato ufficialmente chiuse le ricerche.

La protesta. "Abbiamo fame, abbiamo sete. Abbasso Preval. Evviva Obama", hanno urlato i manifestanti fuori dalla stazione di polizia da il governo presieduto da Preval ha stabilito la sua base operativa dopo il sisma del 12 gennaio scorso. E' intervenuta la polizia che ha respinto i dimostranti.

Il presidente haitiano ha affermato che il suo governo insieme con i partner internazionali sta facendo il possibile per assistere le centinaia di migliaia di sopravvissuti. "Non stiamo qui seduti a fare nulla. - ha detto Preval - Sono consapevole della portata del problema e della sofferenza della gente".

Le vittime. E' di 111.499 morti e oltre 190mila feriti il bilancio ufficiale delle vittime: lo ha reso noto il ministero degli Interni haitiano, che in precedenza aveva parlato di circa 75mila persone decedute. Undici giorni dopo il sisma una squadra di soccorso israeliana ha tirato fuori dalle macerie un giovane di 22 anni, immediatamente ricoverato in ospedale dove si trova in buone condizioni; l'uomo era rimasto sotto un edificio crollato nei pressi del palazzo presidenziale.

Secondo le autorità sanitarie militari statunitensi il numero di morti potrebbe raggiungere i 200mila, sebbene il responsabile sul campo, generale Ken Keen, abbia definito la stima una "ipotesi di lavoro"; l'Onu da parte sua ritiene che nel sisma siano state coinvolte tre milioni di persone.

 

Le ricerche. Il governo haitiano ha dichiarato terminata la fase di ricerca delle persone scomparse. Negli undici giorni in cui le squadre di soccorso hanno scavato tra le macerie sono state tratte in salvo almeno 132 persone, secondo le cifre fornite dall'Onu.

Gli aiuti italiani. Fra le varie operazioni di intervento umanitario, a Léogane - una delle città più colpite dal sisma, lungo la costa occidentale - è arrivato il team di emergenza di Intersos per approntare una prima accoglienza in campi attrezzati di persone sfollate. In attesa dell?arrivo delle forniture inviate con la portaerei Cavour, che è in viaggio verso Haiti, grazie alla collaborazione della cooperazione italiana, Intersos ha allestito ripari per 200 persone con una tendopoli. "La gente, le famiglie si concentrano in campi spontanei, nelle aiuole, nei piccoli parchi o sotto qualche tettoia pubblica rimasta in piedi - racconta Marco Rotelli, capomissione Intersos - Non c'e tensione, ma non tarderà ad arrivare. E' la decima notte da passare all'aperto, sotto teli, lamiera, assi di legno di fortuna?. Intersos aderisce al coordinamento di Ong Agire che, insieme ad altre associazioni e all'Onu, sta raccogliendo fondi.

(23 gennaio 2010) Tutti gli articoli di Esteri

 

 

 

 

 

Nel blog della portavoce della Caritas il diario dei giorni a Port-au-Prince

Momenti di tensione, la frustrazione di non poter arrivare a tutti. E la speranza

Quelle mani tese verso di noi

e la paura quando sale la rabbia

di MICHELLE HOUGH*

Quelle mani tese verso di noi e la paura quando sale la rabbia

PORT-AU-PRINCE - Sto guardano le mie email alle 7,30 del mattino. Ci sono richieste da giornalisti per interviste e visite alle distribuzioni di aiuti. La notizia di questi giorni è: perché non arrivano abbastanza aiuti a Haiti? La risposta è: arrivano. Caritas, tra gli altri, ha portato cibo, acqua, tende, coperte, taniche d'acqua e capsule igienizzanti a oltre 22.000 persone, da quando è scoppiato il terremoto. Nei prossimi giorni daremo cibo, acqua e altri generi di prima necessità a 50,000 persone.

Il problema è che ci sono tre milioni di persone a cui servono aiuti. Tre milioni di persone che vivono in un paese dove le strade sono danneggiate e bloccate da macerie, dove l'aeroporto è piccolo e il porto non funziona pienamente, e dove molti palazzi nel capitale e fuori, inclusi quelli del presidente, dei ministeri più il cattedrale, le scuole e le case, sono crollati. Aggiungete a questo che Haiti sta su un'isola e che gli aiuti devono essere portati con gli aerei e le navi. Un enorme problema.

Sto pensando all'incubo logistico del consegnare così tanti aiuti a così tante persone nel modo più sicuro e veloce in un paese devastato da un terremoto, quando inizia a tremare la terra con forza. Corro in un angolo del cortile della Caritas dove sto lavorando ma se il palazzo crollasse mi schiaccherebbe. Una seconda scossa forte in due giorni - non contando tutte le piccole scosse di ogni giorno. Per la prima volta del mio arrivo in Haiti ho paura. Mi rendo conto che, dopo più di una settimana di molto lavoro e pressioni, poco sonno e cibo è ora di tornare a Roma. Parecchi colleghi qui non rimarranno più di due settimane perché il lavoro è pesante è il peso psicologico del post-terremoto è grande. Ma gli haitiani che hanno perso i cari e che stanno vivendo per strada non hanno la scelta di andare via.

 

Mercoledì scorso siamo andati a Léogane. Viaggiavamo sul restro di uno dei camion dei caschi blu dell'Onu, insieme ai nostri scatoloni e alle tende. Mentre attraversavamo Port-au-Prince c'erano persone che sollevavano le mani per chiederci di scendere, ci urlavano dietro. Volevano sapere perché non gli davamo aiuto. Ho visto la cattedrale in pezzi per la prima volta. Palazzi, negozi, tutti crollati. Ci sono ancora persone là sotto. Sembra incredibile che ci siano ancora montagne di detriti. Quelli che sono sopravvissuti cercano di solo di tenersi in vita.

Solo una settimana fa non avrei mai immaginato che mi sarei trovata in una città con decine di migliaia di migliaia di cadaveri sotto le macerie. Vorrei che li potessero seppellire, in parte perché possano avere un po' di dignità ma anche perché i loro cari ne hanno bisogno. Finché restano lì sotto sono sicura che molte famiglie rimangono convinte che possano ancora essere salvati.

Lo stato delle strade e del traffico significa che per fare i 30 chilometri fino a Léogane ci vogliono due ore e mezzo. Fa caldo sul retro del camion e mi devo coprire per non bruciarmi.

All'arrivo scarichiamo il camion. C'è gente che ci aspetta e lentamente ne arrivano sempre di più. Centinaia, forse migliaia. Mi monta un po' di ansia per la quantità di persone che si protende verso di noi. A un certo punto mi trovo sola, separata dai miei colleghi e circondata da un gruppo di persone che chiede cibo. Ho quasi paura, alla fine riesco a tornare nel punto di distribuzione.

Le cose migliorano un po' nel parcheggio che i caschi blu dell'Onu hanno recintato, ma c'è ancora tensione nell'aria, tanta che sembra si possa arrivare alla rivolta. Scoppiano un paio di tafferugli, c'è gente che cerca di scavalcare il muro per arrivare alla distribuzione. Sembrano disperati per quello che abbiamo: tende, teli di plastica, capsule per la sterilizzazione dell'acqua, coperte, taniche d'acqua.

I caschi blu argentini sono bravissimi a mantenere l'ordine con fermezza e gentilezza. Portano la gente in un unico flusso all'interno del parcheggio, e li accompagnano fuori. Devono mandar via alcuni. E a un certo punto dobbiamo interrompere la distribuzione perché fuori sono scoppiati incidenti.

Un altro viaggio di due ore e mezzo alla volta di Port-au-Prince. Mentre cala la notte, alcuni accendono i fuochi. Anche se ci sono oltre trenta gradi, per loro qui è inverno. Le notti sono fredde, soprattutto se dormi all'aperto.

*Responsabile comunicazione Caritas Internationalis

© Riproduzione riservata (23 gennaio 2010)

 

 

 

 

 

 

 

 

2010-01-22

Denuncia dell'organizzazione Onu: "Abbiamo informazioni su 15 piccoli spariti dagli ospedali, dopo il sisma"

Esaurite le speranze di trovare sopravvissuti. Appello del presidente haitiano Preval: "Coordinare gli aiuti"

Haiti, allarme Unicef: "Bimbi scomparsi"

Mosca agli Usa: "Non approfittino della crisi"

Berlusconi frena Bertolaso: "Apprezzo la tempestività di Formigoni"

Haiti, allarme Unicef: "Bimbi scomparsi" Mosca agli Usa: "Non approfittino della crisi"

Una bambina di Port-au-Prince

in braccio a un socorritore

PORT-AU-PRINCE - Allarme dell'Unicef ad Haiti. "Abbiamo informazioni su 15 bambini scomparsi dagli ospedali, dopo il sisma", ha affermato oggi a Ginevra Jean Claude Legrand, esperto del Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia, insistendo sull'esistenza di reti per la tratta di bambini. Queste reti "già esistevano prima del sisma" e molte hanno rapporti con il "mercato illegale delle adozioni", ha aggiunto. Dopo catastrofi come il sisma queste reti si attivano 'immediatamente per sfruttare la situazione.

Semplificare le adozioni. Proprio oggi il nostro Consiglio dei ministri ha discusso e concordato circa l'opportunità di semplificare e accelerare le procedure di autorizzazione alle adozioni internazionali, e ha dato mandato al ministro per le pari opportunità, Mara Carfagna, e al sottosegretario di Stato delegato alle politiche per la famiglia, Carlo Giovanardi "di verificare la possibilità di individuare una corsia preferenziale per le eventuali richieste di adozione dei bambini haitiani una volta accertato dalle istituzioni haitiane il loro stato di adottabilità". Una decisione salutata positivamente da Mariavittoria Rava, presidente della Fondazione Rava - Nph Italia, attiva ad Haiti con progetti e strutture a sostegno dell'infanzia, ma che trova molto perplesso il presidente dell'Unicef Italia: per aiutare i bambini "bisogna proteggerli, identificarli e favorire il ricongiungimento con le loro famiglie", dice Vincenzo Spadafora. Va bene quindi "avviare un percorso di adozione, ma solo in un momento successivo e secondo le regole". Parlando ad un convegno organizzato a Roma sul tema dell'infanzia, Spadafora ha aggiunto che "l'Unicef ritiene che nel tempo le adozioni dei bambini coinvolti nel terremoto siano una soluzione importante, ma non adesso".

 

Ormai non si scava più. Nonostante i "miracoli", i bambini anche piccolissimi ritrovati in vita sotto le macerie a distanza di sette, otto, nove giorni dalla scossa che ha devastato l'isola, le Nazioni Unite hanno deciso che le speranze di ritrovare ancora qualche sopravvissuto sono troppo flebili perché le energie delle squadre di soccorso continuino a concentrarsi sulle operazioni di ricerca. Da questo momento, saranno destinate all'assistenza dei tre milioni di sfollati, ormai in preda alla disperazione, senza acqua, né cibo, né medicinali sufficienti per fronteggiare il rischio del diffondersi di epidemie. Intanto la Russia lancia un messaggio - e un monito - agli Stati Uniti: "Auspichiamo che si limitino agli aiuti umanitari e non cerchino di trarre vajtaggio dalla crisi di Haiti per altri scopi, ha detto il ministro degli Esteri di Mosca, Sergei Lavrov.

Soluzioni per gli sfollati. Due le fasi approntate dal governo di Haiti e dall'Onu per la sistemazione degli sfollati. Nella prima, è prevista la creazione di una dozzina di campi attrezzati con tende. Nella seconda - riferisce l'edizione online del New York Times - alcune imprese private costruiranno appartamenti con l'aiuto degli stessi sfollati. I funzionari che si stanno occupando del piano temono che i campi possano trasformarsi in accampamenti permanenti, quindi valutano con molta attenzione i luoghi in cui realizzarli. Alla periferia della capitale, nei pressi del sobborgo di Croix des Bouquets, le truppe brasiliane dell'Onu hanno iniziato i lavori di scavo per preparare un campo in gradi di accogliere 30.000 persone.

Un salario per la ricostruzione. Intanto Bill Clinton, l'inviato speciale delle Nazioni Unite per Haiti, ha lanciato il programma "Cash-for-Work", attraverso il quale gli haitiani impegnati nella ricostruzione riceveranno un piccolo salario prelevato dai fondi stanziati dalla comunità internazionale. "Verrà data loro la possibilità di 'ri-immaginare' il loro Paese", ha detto l'ex presidente americano - è meglio dare soldi a persone di cui ci fidiamo e che possano aiutare la ricostruzione, piuttosto che portare risorse che alla fine non vengono nemmeno utilizzate".

Scarso coordinamento. Ma le polemiche sugli aiuti non si fermano. Le operazioni ancora soffrono di "una generale mancanza di coordinamento", ha detto il presidente haitiano Renè Preval, intervistato da 'El Pais'. "Gli aiuti - ha spiegato - sono arrivati a Haiti in maniera spontanea, provenienti da tanti Paesi. E ora che sono qui, la cosa più importante è il coordinamento tra tutti, governo, americani, Onu, agenzie di distribuzione dei generi alimentari. Riconosco che esiste una mancanza generale di coordinamento in questo". E in nottata una nuova scossa sismica ha fatto tremare Haiti, dove ieri intorno alle 18 ora italiana, a dieci minuti circa di distanza l'una dall'altra, si erano registrate altre due forti scosse di assestamento, di magnitudo pari a 4,8 e 4,9 gradi della scala Richter.

L'impegno dell'Italia. Ancora a proposito dell'Italia, oggi Berlusconi ha voluto dare un taglio alle polemiche dei giorni scorsi tra il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, (giunto oggi a Port-au-Prince) e il governatore della Lombardia. "Esprimo l'apprezzamento mio personale e del governo per la tempestività con cui il presidente Roberto Formigoni ha messo in campo gli aiuti della Regione Lombardia alla popolazione di Haiti sin dalle prime ore dopo il terremoto", afferma in una nota il presidente del Consiglio. "La solidarietà e l'efficienza sono virtù tradizionalmente riconosciute ai milanesi e ai lombardi e il presidente Formigoni se ne è reso come sempre interprete. Il contributo di uomini e mezzi, sotto il coordinamento della nostra Protezione civile, che tante prove ha dato della sua capacità organizzativa, testimonia - conclude Berlusconi - l'impegno dell'Italia a fianco della popolazione di Haiti".

(22 gennaio 2010) Tutti gli articoli di Esteri

 

 

 

 

 

REPORTAGE. Un giorno con i volontari italiani tra fango e orrore

Sono due milioni gli sfollati alla disperata ricerca di cibo

Haiti, il "miracolo" del pane fresco

grazie al fornaio di Pordenone

dal nostro inviato ANGELO AQUARO

Haiti, il "miracolo" del pane fresco grazie al fornaio di Pordenone

Un ospedale da campo

a Port-au-Prince

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Dossier

* LO SPECIALE SULLA TRAGEDIA DI HAITI

PORT-AU-PRINCE - Le pagnotte sono piccole e profumano di bontà. Calde e croccanti: che meraviglia. Per la moltiplicazione si sta attrezzando ma il miracolo dei pani Marco Randon l'ha già fatto. Ogni giorno il suo forno, l'unico, regala ad Haiti la gioia del pane fresco. Per carità: con due milioni di sfollati alla disperata ricerca di cibo ci vorrebbe davvero Gesù. Ma è sui piccoli passi della gente come Marco che s'incammina la ricostruzione dell'isola devastata. Gente come Marco, Carmine, Paolo, Giuseppe, Maria Carola. Un pezzo d'Italia di cui andare fieri dall'altra parte del mondo: tra il fango e l'orrore di Haiti.

Naturalmente non gliel'ha ordinato nessuno. Li chiamano mica per niente volontari. Tutti un po' matti: a modo loro. Marco, per esempio, che fa il fornaio a Pordenone, qualche anno fa s'è svegliato con un'idea pazzerella: visto che tutti parlavano dell'Africa alla fame, perché non andare lì a insegnare a fare il pane? È cominciata così l'avventura che dall'Africa l'ha portato ai Caraibi. Quando la Fondazione Francesca Rava, che qui gestisce un ospedale che in certa Italia se lo sognano, gli ha chiesto di aprire un forno a Port-au-Prince, Marco s'è precipitato. Il forno fa parte dell'attività collaterale dell'ospedale. Non basta curare: a questi ragazzi bisognerà anche offrire una prospettiva, un'ipotesi di mestiere. Così accanto al Saint Damien, l'unico ospedale rimasto in piedi con la Grande Scossa, qui sono sorti forno, officina meccanica e fornace. Il sisma adesso ha terremotato tutto. "Purtroppo non riesco a produrre più di sette, ottomila pagnotte al giorno. Ma se riusciamo a impiantare un altro forno... Vuole assaggiare? Pane italiano, farina di Haiti".

 

Qualche metro più in là Paolo Russo sta finendo di sistemare la sua officina meccanica. Arriva da Thiene, Vicenza. "Mai pensato a tuffarmi fin qua. Con mia moglie Marina una vita tranquilla. Poi una domenica leggiamo sul giornale questa storia incredibile: una bambina portata da Haiti al nostro ospedale. Salvata dall'inferno: quattro dita della mano e l'orecchio sinistro amputato. Cercavano casa per quella creatura. Abbiamo aperto la nostra. È cominciato lentamente: prima dividevamo gioia e fatiche con un'altra famiglia. Credetemi: mai cercati né evitati, i figli". La piccola Marie gli ha cambiato la vita. "È stata lei a portarmi fin qui: a farmi scoprire l'impegno. Quando ho saputo del terremoto ho rifatto subito la valigia. E Marie, che ormai ha 5 anni: "papà, possono venire anch'io ad aiutare i mie fratellini?"".

Sarà pure retorica facile. Ma benedetta. Dice Maria Carola, che all'ospedale di Pisa è la dottoressa Martino e qui una degli angeli della Protezione civile, che ciascuno fa la sua parte: anche quelli che rimangono a casa. "Possiamo ringraziare anche loro? Noi tutto sommato siamo sotto i riflettori: ma perché io sia qui, accanto a questo bambino, c'è un collega che in Italia sta facendo i turni di notte al posto mio". Altro che turni sta facendo la dottoressa Martino. Sveglia alle 4.50: i medici e i volontari della Protezione civile hanno trovato gentile ospitalità da una ditta, la Ghella, ma è a 60 chilometri dall'ospedale della Fondazione Rava, accanto al quale è nata la tendopoli italiana. Alle 7.30 già pronti a operare: una cinquantina di interventi al giorno. Tutta una tirata fino alla 8 di sera. Ancora due ore di pullman. Quel che resta è per la cena e il sonno. Poco? Giuseppe Annicchiarico, che del manipolo di medici è il responsabile, abbozza. "Siamo una struttura semplice e agile. È il nostro orgoglio". Venti tra medici e paramedici. Quattro tende d'ospedale, una per le apparecchiature. "Tutto inscatolato in 130 casse. Montiamo e smontiamo noi. Per non appesantirci troppo siamo partiti con una tenda in meno". Dovendo scegliere? "Le nostre toilette, naturalmente".

Meglio arrivare carichi d'altro. Qui era un disastro. Perfino al compound dell'Onu: quel martedì maledetto c'erano solo due dottori per il fiume di vittime. Carmine Liberale ha preso l'abilitazione da avvocato ma mercoledì mattina come decine e decine di volontari dell'Onu era già sotto la tenda piena di urla e barelle. "Guanti e mascherina. Non sono un medico e ho seguito solo il corso di primo aiuto qui all'Onu. Garze e medicazioni: quel mercoledì ho fatto di tutto". Carmine è un miracolato. Nel crollo dell'Hotel Christopher che ha ucciso tutto il comando di Haiti doveva esserci anche lui. "Ero tornato la sera prima da casa, Monteforte Irpino: sì, sono figlio di terremotati e sfollati anch'io. Il giorno dopo, quel martedì, c'era il solito briefing. La mia capa, Ericka Norman, mi fa: "tranquillo, riposati, il viaggio è stato lungo, ci vado io. Faremo il punto domani"". Ma non c'è stato più nessun domani.

© Riproduzione riservata (22 gennaio 2010) Tutti gli articoli di Esteri

 

 

 

 

 

Le accuse agli Usa da Bolivia e Venezuela: "Vogliono occupare militarmente l'isola"

L'Onu: "Forse non riusciremo mai a sapere quante persone sono morte lì sotto"

Nuova forte scossa ad Haiti

Il premier: "Basta polemiche"

Trovata un'altra bambina viva sotto le macerie. Frattini contrario alla sospensione delle ricerche

Gli aiuti della Croce Rossa e l'intervento di Medici Senza Frontiere: 130 operazioni chirurgiche al giorno

Nuova forte scossa ad Haiti Il premier: "Basta polemiche"

Soldato Usa ad Haiti

ROMA - Ancora paura ad Haiti. Una scossa di magnitudo 4.9 ha fatto di nuovo tremare l'isola. Scosse di assestamento che mettono a dura prova la popolazione martoriata dal sisma. Si raffredda la polemica sulla presunta "occupazione" del territorio da parte degli Stati Uniti. "Gli americani sono i benvenuti", dice il primo ministro haitiano Jean-Max Bellerive; "non siamo sotto tutela statunitense - precisa il presidente René Preval - il loro intervento è stato concordato". A nove giorni dal terremoto, si continua a scavare anche se le speranze di trovare ancora qualcuno in vita si affievoliscono di ora in ora. E l'Onu ammette: un bilancio complessivo delle vittime non si saprà mai.

La polemica. Nei giorni scorsi alcuni paesi - Venezuela e Bolivia in testa - hanno accusato gli Stati Uniti di "arroganza" e "occupazione militare". Le autorità haitiane difendono i soccorritori americani che, fra quelli già presenti e quelli in arrivo, raggiungeranno le 15 mila unità. "Sono qui su nostra richiesta - insiste Bellerive - per assisterci nei nostri bisogni umanitari o di sicurezza". Haiti non è "sotto tutela statunitense", precisa il presidente Preval in un'intervista al francese Libération, "sono soldati del genio, ingegneri, medici e figure che possono garantire la protezione dei trasporti e dei lavori. Nessun blocco ideologico nel ricevere anche l'aiuto di venezuelani, cubani o francesi". Bellerive ribadisce che l'aiuto dei diversi eserciti, in un quadro controllato e concertato, e nell'ambito di un dialogo, "è il benvenuto".

L'Onu e le vittime. Le Nazioni Unite ammettono che sarà difficile stilare un bilancio definitivo delle vittime. Mercoledì le autorità haitiane hanno parlato di 100-150mila morti e di oltre 70mila cadaveri già sepolti. Cifre che, secondo l'Onu, sono solo ipotesi. Il tragico computo è complicato dal collasso delle istituzioni e dal fatto che molte vittime si trovano ancora sotto le macerie. Non è chiaro neanche il bilancio delle vittime della missione Onu ad Haiti. Domenica si è parlato di quasi 650 dispersi tra il personale civile, cifra scesa a 296 mercoledì. Il motivo, spiega Nick Birnback, portavoce del dipartimento di peacekeeping delle Nazioni Unite, è che la gran parte dei dispersi era composta da cittadini haitiani che dopo il terremoto hanno lasciato gli edifici e sono tornati a casa senza più riuscire a contattare l'organizzazione. Al momento, invece, le Nazioni Unite confermano il decesso di 46 dipendenti, tra cui almeno 35 peacekeeper e funzionari stranieri. Un bilancio tuttavia destinato ad aumentare almeno fino a 70, e il più tragico nella storia dell'Organizzazione.

 

Gli sfollati. Sono circa 500.000 gli sfollati a Port-au-Prince radunati al momento in 447 accampamenti di fortuna. Lo rende noto l'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim). Non sono campi veri e propri ma "raggruppamenti di persone" in luoghi o edifici preservati dal sisma, spiega il portavoce Jean Philippe Chauzy. Dei 447 accampamenti, 179 sono rifugi di fortuna e solo tre hanno accesso all'acqua potabile.

Bimba salvata dalle macerie. Quasi un miracolo il ritrovamento in vita di una bambina di 11 anni. Ieri, rivedere la luce è toccato invece a due neonate sopravvissute senza acqua e senza cibo. Ma intanto si pensa a quando interrompere definitivamente le ricerche. Decisione prematura, secondo il ministro degli Esteri Franco Frattini: "Qualche sforzo si deve ancora fare". Il ministro ricorda, poi, che ancora due italiani mancano all'appello. Mentre altri due sono "definitivamente dispersi". "Per ora si continua a scavare - dice la portavoce dell'Ufficio dell'Onu per gli affari umanitari, Elysabeth Byrs - è una situazione senza precedenti, per la prima volta ci troviamo di fronte a condizioni tanto favorevoli alla sopravvivenza. All'ottavo giorno le squadre lavorano come se fosse il primo".

Gli aiuti, i volontari, Bertolaso. Il comando Usa fa sapere che è stato riaperto l'aeroporto di Jacmel, nel sud dell'isola, e anche il porto della capitale. I militari americani hanno anche riattivato due scali aerei minori nella Repubblica Dominicana. La Croce rossa sta inviando cinque aerei con aiuti di emergenza. Le equipe di Medici senza frontiere effettuano una media di 130 interventi chirurgici al giorno. La portavoce dell'Ufficio Onu per gli affari umanitari (Ocha), Elisabeth Byrs, ha detto che ad Haiti c'è "bisogno anche di psicologi e psichiatri per curare le ferite dell'anima". In serata è partito il team italiano guidato dal capo della Protezione civile, Guido Bertolaso. "Non faremo un intervento a macchia di leopardo ma in un'area specifica per creare alloggi e una tendopoli e per dare assistenza sanitaria", ha detto Bertolaso. Sul fronte sanitario, per i sopravvissuti i maggiori problemi sono rappresentati dalle ferite e dalle infezioni a seguito dei traumi non curati. In aumento con la mancanza di acqua potabile anche la minaccia di malattie infettive e diarrea.

Fao, "Ricostruire cominciando dal settore agricolo". L'appello del direttore generale della Fao, Jacques Diouf: l'impegno per la ricostruzione deve concentrarsi su produzione alimentare e ripresa agricola. "Serve sostegno immediato per i contadini prima della stagione di semina primaverile, a marzo. La priorità è fornire alla popolazione sementi, fertilizzanti, foraggio, vaccini per il bestiame e attrezzi".

Ciai: "No alle adozioni nell'emergenza". Il Ciai (Centro Italiano Aiuti all'Infanzia) ribadisce: "L'adozione internazionale non è uno strumento idoneo a tutelare l'infanzia in una situazione di emergenza e confusione come questa". E lamenta il fatto che molti telegiornali continuino a parlare della possibilità, per le coppie italiane, di adottare gli orfani di Haiti. "Molti bambini - spiega il Ciai - potrebbero trovarsi momentaneamente in stato di abbandono: per loro va cercata una collocazione nella famiglia di origine o in una famiglia locale, avviando eventualmente sostegni in questo senso".

L'appello della Caritas. Per i prossimi due mesi la Caritas ha lanciato un piano di aiuti d'urgenza per 30 milioni di euro in favore di 200.000 persone. Seguirà un piano annuale su larga scala. A questo scopo si è mobilitata anche la Chiesa italiana: domenica 24 gennaio raccolta straordinaria in tutte le parrocchie, a sostegno delle iniziative di solidarietà promosse da Caritas. Al momento solo a Port-au-Prince gli operatori Caritas sono più di 500, attivi in 20 campi e 11 centri. Grazie anche a sacerdoti e missionari in 32 parrocchie, hanno già raggiunto 150.000 persone fra Port-au-Prince, Jacmel, Leogane e Grosse Morne.

(21 gennaio 2010) Tutti gli articoli di Esteri

 

 

 

 

 

Haiti, ancora sms dalle macerie

Galli la seconda vittima italiana

Finora almeno 70mila i corpi sepolti dopo il terremoto che ha sconvolto Haiti. Confermata la seconda vittima italiana, si tratta di Guido Galli, funzionario dell'Onu. A una settimana dal sisma ci sono persone ancora in vita sotto i resti dei crolli: tre sopravvissuti estratti dalle rovine di Port-au-Prince mentre continuano ad arrivare sms dalle abitazioni distrutte. Sono al momento tre i nostri connazionali di cui non si hanno notizie. Nel pomeriggio un terremoto di magnitudo 6 della scala Richter è stato registrato in Guatemala, sulla costa del Pacifico al confine con El Salvador

20:58 Gli Usa: "Un morto e tre feriti americani"

Un portavoce dello Stato maggiore interarmi americano, John Kirby, ha detto che un americano è morto e altri tre sono rimasti feriti in circostanze non ancora chiare a Haiti. Prima si era parlato di 30 americani feriti a Port-au-Prince, poi il bilancio era stato drasticamente ridimensionato dicendo che si era trattato di un incidente "minore", e che i feriti erano tre.

20:50 Sms dalle macerie, sfuma la speranza

Il nostro inviato ad Haiti, Angelo Aquaro, spiega che qualcuno, probabilmente giorni fa, aveva inviato un sms a dei parenti haitiani in Canada. Di questo era stato informato un reporter canadese che a sua volta aveva chiamato i soccorsi. Si era accesa una speranza: mobilitati decine di soccorritori canadesi, bosniaci e israeliani. Ma i cani non hanno trovato alcuna traccia. L'amarezza del reporter: "Non ho la forza di dire ai miei amici che non c'è più speranza" Il messaggio, arrivato oggi, aveva riacceso le sper un sms era stato mandato da sotto le macerie ad alcuni fami partito probabilmente giorni fa, e arrivato oggi, aveva riacceso le speranze:

20:15 Unicef: le adozioni non sono la priorità

La preoccupazione per i bambini di Haiti ha mosso migliaia di persone in tutto il mondo ma, avverte l'Unicef, "al momento parlare di adozioni è prematuro, non è questa la priorità ora sull'isola: occorre prima affrontare le emergenze, trovare e proteggere i bambini rimasti soli, poi inizieranno i tentativi di ricongiungere i bambini ai genitori, o a parenti, prima comunque di iniziare un percorso di adozione".

19:32 Farnesina, volo umanitario con aiuti per 620mila euro

Nel quadro delle iniziative di emergenza avviate dalla Farnesina, la Direzione generale per la Cooperazione allo Sviluppo (Dgcs) ha predisposto un volo umanitario per l' invio di beni di prima necessità per un valore complessivo di 620.000 euro

19:31 Sms da sotto le macerie università

Martine Pierre, una donna che si trovava all'interno dell'Università a Carrefour, continua a inviare sms da sotto le macerie. Una squadra di soccorso è giunta sul posto e sta tentando di localizzarla

19:00 Scosse nel Chiapas e in altri Stati messicani

Una serie di scosse sismiche sono state avvertite poco fa in un'ampia zona del Messico, soprattutto nello stato del Chiapas, lungo la frontiera con il Guatemala. Le autorità non hanno al momento notizie di danni materiali. Nel Chiapas, l'epicentro è stato individuato a Ciudad Hidalgo, rilevano i media locali, sottolineando le scene di panico non solo in quest'ultima cittadina, ma anche in altri centri dell'area, negli stati di Jalisco, Oaxaca y Guerrero, lungo la costa del Pacifico

18:59 Ripristinato il 70% della rete di telefonia mobile

Il principale operatore di telefonia mobile di Haiti, l'irlandese Digicel, ha detto oggi di aver ripristinato il 70% delle sue reti telefoniche nella capitale Port-au-Prince e prevede di completare le riparazioni entro fine settimana

18:52 Ancora sms dalle macerie

Ci informa il nostro inviato ad Haiti, Angelo Aquaro: dopo sei giorni continuano ad arrivare sms dalle macerie, ne è arrivato uno da rue Saint Gerard a Port-au-Prince

18:46 Chavez e Ortega a Obama: manda medici non soldati

"Obama, ad Haiti invece di mandare soldati, manda medici, medicine, acqua, uomini per il soccorso": è quanto chiede il presidente venezuelano Hugo Chavez che, insieme al collega sandinista nicaraguense Daniel Ortega, ritiene che gli Usa stiano occupando militarmente il paese caraibico. "Ho letto dell'arrivo di 3 mila militari americani, marines armati di tutto punto come se stessero in guerra, certo che non mancano i fucili lì, ma gli Usa dovrebbero invece mandare farmaci, carburante, ospedali da campo, è questo che serve", ha detto il capo dello stato venezuelano nel suo programma radiotelevisivo della domenica "Alo' President"

18:43 Terremoto in Grecia, scossa 5,2 Richter

Un terremoto di media intensità è stato registrato questo pomeriggio nella Grecia occidentale, con epicentro nella regione di Efpalio, 160 km da Atene. Non sono segnalati vittime o danni di rilievo in seguito alla scossa di 5,2 grandi sulla scala Richter che è stata sentita fino a Patrasso

18:31 Adozioni bimbi haitiani, Francia e Olanda si muovono

Da quando la terra ha tremato ad Haiti stanno vivendo lunghe ore di angoscia le famiglie francesi che vogliono adottare un bambino haitiano. Molte non sanno neanche se l'orfanotrofio del loro bimbo è ancora in piedi o se la loro pratica è andata persa, ma tutte chiedono al governo di velocizzare procedure lunghe almeno due anni. Intanto il governo dell'Aia ha inviato un aereo a Haiti per trasferire nei paesi bassi circa 100 bambini che stavano per essere adottati da genitori olandesi prima che il terremoto devastasse il paese

18:27 Terremoto Guatemala avvertito anche a San Salvador

La scossa di terremoto che poco fa ha colpito l'area di frontiera tra il Guatemala e El Salvador è stata avvertita con molta intensità nella capitale di quest'ultimo Paese, San Salvador. Le autorità hanno precisato comunque che non ci sono state vittime

18:17 Bill e Chelsea Clinton arrivati a Port-au-Prince

L'ex presidente Bill Clinton, inviato speciale dell'Onu per Haiti, è arrivato a Port-au-Prince. Clinton è accompagnato dalla figlia Chelsea

18:05 Tre gli americani feriti, non trenta

I feriti americani all'aeroporto di Port au Prince sarebbero tre e non trenta e non sarebbero gravi, ha detto la Cnn che inizialmente, dando notizia dell'incidente e citando fonti militari, aveva parlato di "un incidente con perdite di massa". L'incidente, confermato da fonti militari, è avvenuto all'aeroporto durante la distribuzione dei soccorsi

18:04 Preval a Santo Domingo per preparazione vertice

Il presidente haitiano René Preval è giunto a Santo Domingo, dove oggi si svolgerà una riunione internazionale per preparare la conferenza dei donatori su Haiti annunciata da Washington e che è in programma il 25 gennaio a Montreal. Accompagnato dalla moglie, Preval è arrivato in mattinata proveniente da Haiti a bordo di un elicottero delle Nazioni Unite. A ricevere il presidente c'erano, tra gli altri, il collega dominicano Leonel Fernandez, il segretario generale dell'Organizzazione degli stati americani (Osa), José Miguel Insulza, e la vicepremier spagnola, Maria Teresa Fernandez de la Vega

17:59 Onu, nuovo sistema slot aeroporto Port-au-Prince

Le Nazioni Unite, il governo haitiano e quello americano, che controlla lo scalo, hanno messo a punto un nuovo sistema di 'slot' (cioè di finestre temporali per decollo e atterraggio) all'aeroporto di Port-au-Prince in base alle priorità umanitarie. Lo ha indicato in una conferenza stampa al Palazzo di Vetro John Holmes, il responsabile Onu per gli aiuti alimentari, riconoscendo che nei giorni scorsi c'erano stati "problemi all'aeroporto sulle priorità " e che diversi aerei anche del Programma Alimentare Mondiale (Pam) o di organizzazioni umanitarie come Medecins Sans Frontieres (Msf) "erano stati dirottati verso Santo Domingo ed erano tornati più tardi una volta organizzati meglio gli 'slot' "

17:44 Scattano misure emergenza, coprifuoco a Port-au-Prince

Dopo il caos, i saccheggi e gli episodi di linciaggio, il governo di Haiti ha imposto il coprifuoco nella città di Port-au-Prince dopo aver decretato anche lo stato di emergenza in tutto il Paese. Il coprifuoco è partito dalla 18 di ieri e comprende anche i divieto per gli elicotteri di sorvolare l'isola. Nella capitale di Haiti si sono già verificati numerosi saccheggi di negozi e assalti contro i soccorritori. Le violenze hanno influenzato i lavori di soccorso e la distribuzione dei materiali di assistenza

17:33 Una trentina di feriti americani a Port-au-Prince

Una trentina americani sarebbero rimasti feriti all'aeroporto di Port-au-Prince, secondo fonti del Pentagono citate dalla Cnn

17:31 Onu apre corridoio umanitario con Repubblica Dominicana

Le Nazioni Unite hanno aperto un corridoio umanitario fra la Repubblica Dominicana e Haiti per consentire il transito dei convogli con gli aiuti. Viene anche utilizzato il porto di Santo Domingo per fare arrivare i container sull'isola di Hispaniola nell'attesa che venga ripristinata la possibilità di attracco a Port-au-Prince

17:30 Onu: almeno 46 morti, oltre 500 mancano all'appello

E' di almeno 46 morti il bilancio provvisorio delle vittime dell'Onu, militari e civili, ad Haiti, e oltre 500 persone mancano tuttora all'appello. Lo ha indicato il portavoce delle Nazioni Unite Martin Nesirky

17:28 Guatemala, nessun danno registrato finora per terremoto

Il terremoto che poco fa ha scosso il Guatemala non ha prodotto danni materiali o vittime a quanto risulta finora. Lo hanno reso noto le autorità locali, precisando che la scossa è stata avvertita in gran parte del paese centroamericano

17:21 Bono, Timberlake, Sting, Aguilera insieme per Haiti

Bono, Justin Timberlake, Sting, Alicia Keys e Christina Aguilera saranno tra gli ospiti dell'evento benefico per raccogliere fondi per Haiti che le emittenti americane trasmetteranno il 22 gennaio. George Clooney è il promotore dell'iniziativa che presenterà insieme a Wyclef Jean

17:18 Crescono truffe criminali informatici su donazioni

Si moltiplicano i casi di criminali informatici che approfittano della tragedia di Haiti per sferrare attacchi online e per truffare i donatori. Gli esperti di McAfee, società specializzata in sicurezza informatica, segnalano attacchi che sfruttano la popolarità della parola chiave 'Haiti' digitata sui motori di ricerca: gli internauti sono portati su pagine web del tutto simili a siti legittimi con informazioni o video di testimonianze, ma che generano traffico "nascosto" su siti di pubblicità e quindi soldi per i truffatori. A mettere in guardia i benefattori dal rischio di inganni è stata nei giorni scorsi anche l'Fbi, chiedendo in particolare di non prendere in considerazione messaggi inviati da presunti superstiti del disastro con richieste di denaro

17:11 Portaerei Cavour parte domani

Salperà domani, dal molo Fincantieri di Muggiano, in provincia di La Spezia, la portaerei della Marina Militare "Cavour", l'unità scelta per prestare soccorso ad Haiti. La Cavour, informa lo Stato Maggiore della Difesa, giungerà nell'area di operazioni dopo una sosta tecnico-operativa in Brasile dove imbarcherà personale medico delle Forze Armate brasiliane. Si tratta infatti di un'operazione congiunta tra le Forze Armate italiane e quelle brasiliane per fornire assistenza alle comunità colpite dal terremoto

17:09 Guatemala, terremoto 6 su costa Pacifico

Un terremoto di magnitudo 6 ha fatto tremare la costa del Guatemala che si affaccia sul Pacifico, al confine con El Salvador. Lo ha riferito l'istituto geologico americano. L'epicentro del sisma è stato registrato a una profondità di 103,3 chilometri, a 97 chilometri da Città del Guatemala

17:06 Leogane, nessuna notizia dei bambini

Nessuno al momento sa dire se a Leogane sotto le macerie di una scuola vi siano o meno i corpi di un centinaio di bambini. Si ha solo la certezza che la scuola non c'è più, è crollata. Lo riporta la Cnn che è riuscita a mettersi in contatto con Santos Alexis, il sindaco della cittadina di 50mila abitanti che sorge a ovest di Port-au-Prince. "Non sappiamo quante persone siano morte. Io ne ho contate personalmente oltre quattromila" ha detto Alexis, che ha detto di non avere informazioni sulla scuola. Come riporta l'emittente americana, secondo alcuni testimoni potrebbero esserci almeno cento bambini sotto ciò che resta di una scuola. Ma al momento non si hanno conferme

16:57 Ban Ki-moon: altri 1500 poliziotti e 2000 caschi blu

Millecinquecento poliziotti e duemila caschi blu in più ad Haiti: li chiede il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon. - In un breve incontro con la stampa, dopo avere preso la parola al Consiglio di Sicurezza all'indomani del suo viaggio lampo ad Haiti, Ban ha ipotizzato un mandato di sei mesi per i duemila caschi blu supplementari. Il segretario generale ha ribadito che le Nazioni Unite, collaborando con tutti i paesi presenti ad Haiti hanno chiaramente "un ruolo di leader nel coordinamento" degli aiuti internazionali

16:53 Haiti proclama 30 giorni di lutto nazionale

Il governo haitiano ha proclamato lo stato d'emergenza e un periodo di lutto nazionale di 30 giorni, fino al prossimo 17 febbraio. Intanto, le Nazioni Unite hanno riferito che sono circa tre milioni le persone coinvolte dal sisma del 12 gennaio scorso e che 300mila sono i senza tetto

16:44 Lombardia, partito secondo volo aiuti umanitari

E' partito oggi alle 13.05 alla volta di Haiti il secondo volo umanitario organizzato da Regione Lombardia per portare i soccorsi alle popolazioni colpite dal sisma di Haiti. L'aereo trasporta materiale sanitario per l'attivazione di un Pma (Presidio medico avanzato) di primo livello

16:31 Vertice Paesi donatori a Montreal lunedì 25 gennaio

Il Canada ospiterà lunedì 25 gennaio a Montreal una riunione straordinaria dei ministri degli Esteri dei Paesi donatori sugli aiuti a Haiti. Lo ha affermato il minsitro degli Esteri canadese, Lawrence Cannon. All'incontro parteciperanno il primo ministro haitiano Jean-Max Bellerive e il segretario di Stato Usa, Hilary Clinton

16:28 Onu pronto a inviare altri 1250 uomini

L'Onu si appresta a inviare ad Haiti almeno 1250 uomini in più destinati alla Minustah, la forza di pace delle Nazioni Unite. Lo si apprende da fonti del Palazzo di Vetro, proprio mentre il Consiglio di Sicurezza è riunito per discutere della situazione ad Haiti. Si tratterebbe di almeno 800 caschi blu e 450 poliziotti

16:21 Farnesina conferma morte Guido Galli

La Farnesina ha confermato la notizia della morte di Guido Galli, il funzionario Onu morto sotto le macerie dell'Hotel Christopher, quartier generale della forza di pace Onu ad Haiti

16:09 La Russa: portaerei Cavour potrebbe partire domani

"Credo che gli ultimi preparativi siano in corso. Non escludo che già domani possa partire la nave Cavour alla volta di Haiti con una sosta in Brasile" ha detto il ministro della Difesa, Ignazio La Russa

15:41 La Francia accelera le procedure di adozione

a Francia accelererà le procedure per tutti i bambini haitiani in attesa dell'adozione da parte di genitori francesi. Lo ha assicurato oggi il ministro francese per la Cooperazione, Alain Joyandet. La Francia è il paese dove vengono adottati più bambini haitiani. Secondo le associazioni dei genitori adottivi sono ora fra 1.200 e i 1.500 i bambini haitiani in attesa di una nuova famiglia francese.

15:40 Arrivate le prime autobotti a Port-au-Prince

Sono arrivate oggi le prime autobotti nel quartiere Dalmas di Port-au-Prince ed è cominciata un'ampia e capillare distribuzione d'acqua. Davanti alle autobotti si sono formate lunghe code ma la situazione appare calma. A garantire la sicurezza della distribuzione d'acqua alcuni agenti dell'Onu sui loro camioncini.

15:39 Morto il funzionario dell'Onu, Guido Galli

Il funzionario dell'Onu, Guido Galli, è deceduto ad Haiti. Lo ha annunciato Alain Leroy, responsabile per il peacekeeping dell'Onu. Galli, 45 anni, era un agronomo di Firenze, il suo corpo è stato ritrovato tra le macerie dell'Hotel Christopher, dove la forza di pace Onu ad Haiti, la Minusth, aveva il suo quartier generale. Un altro funzionario italiano, Cecilia Corneo, 39 anni, risulta tuttora dispersa, e potrebbe trovarsi anche lei tra le macerie dello stesso albergo. In una lettera pubblicata sulla home page del sito web della Minustah, Leroy e la sua vice Susana Malcorra confermano la morte di cinque altri funzionari dell'Onu oltre a Galli: Karimou Ide (Niger), Andrea Loi Valenzuela (Cile), Lisa Mbele-Mbong (Usa), Frederick Wooldridge (Gb), Guillaume Siemienski (Canada)

14:46 Frattini: "Situazione italiani stabile. tre ancora dispersi"

"La situazione degli italiani ad Haiti in questo momento è stabile. Abbiamo una persona morta, la signora Gigliola Martino, e tre dispersi. Tre persone che mancano all'appello". A dirlo è il ministro degli Esteri Franco Frattini, a Villa Madama, a margine del saluto del governo italiano agli atleti in partenza per le Olimpiadi invernali di Vancouver.

14:41 Cento bambini forse sepolti sotto le macerie della scuola a Leogane

Circa cento bambini potrebbero essere rimasti sepolti sotto le macerie della loro scuola crollata nella città haitiana di Leogane, a ovest di Port-au-Prince.

14:40 Cicr: "La situazione ora è catastrofica"

La violenza e i saccheggi sono in aumento e la gente è sempre più disperata, ha affermato oggi a Ginevra il Comitato internazionale della Croce rossa (Cicr) descrivendo una situazione sempre più drammatica ad Haiti. La situazione è ora "catastrofica", afferma il Cicr, la gente lotta per sopravvivere.

14:38 Brasile, salgono a 18 le vittime. Due civili e 16 militari

L'esercito brasiliano ha confermato la morte ad Haiti di un soldato brasiliano della Missione di Stabilizzazione Onu per Haiti (Minustah). L'uomo, un tenente colonnello, era un osservatore militare dato per disperso dopo il devastante sisma che ha colpito Haiti la settimana scorsa. Il bilancio dei morti brasiliani a Haiti sale quindi a 18, sedici militari e due civili.

14:08 Spari troppo vicini, pompieri rinunciano a salvare una ragazza

"Scegliete: o muore lei o moriamo tutti noi": con queste parole i caschi blu dell'Onu che proteggevano i pompieri spagnoli impegnati ieri a salvare la vita di una ragazza sepolta dalle macerie in un quartiere pericoloso di Port-au-Prince hanno obbligato i soccorritori ad abbandonare le operazioni per non essere attaccati. Lo riferisce oggi la stampa spagnola. I pompieri della Castilla-la-Mancha hanno prima chiesto tempo: "Mancava solo mezz'ora per tirarla fuori" dalle macerie, ha raccontato in lacrime il capo del gruppo di pompieri Francisco Rivas a 'El Pais'. I soccorritori erano infatti riusciti ad arrivare fino alla ragazza, sepolta sotto il cadavere della madre. Le avevano liberato la faccia e le avevano dato da bere. Pensavano di intubarla, seguendo i consigli di un medico, quando è arrivato l'ordine di evacuazione. I pompieri hanno provato a scavare in fretta ma non c'è stato tempo. I detenuti erano fuggiti da un carcere e si erano armati. "Quando ce ne siamo andati la ragazzina ha sbarrato gli occhi".

13:54 Bertolaso: manca coordinatore aiuti internazionali

Per la gestione degli aiuti internazionali dopo il terremoto di Haiti è fondamentale parlare con una voce sola e per questo si sarebbe dovuto nominare un coordinatore internazionale. A denunciarlo sono stati il sottosegretario agli Esteri, Vincenzo Scotti, e quello alla presidenza del Consiglio, Guido Bertolaso, che hanno rappresentanto l'Italia al vertice straordinario convocato a Bruxelles dall'Ue

13:52 Ue pronta a donare 420 milioni

La Ue ha deciso di destinare ad Haiti 122 milioni di euro (30 da parte della Commissione, 92 da parte degli stati membri) per assistenza umanitaria di emergenza e altri 100 milioni di euro (della sola commissione Ue) in assistenza non umanitaria. La decisione è stata assunta oggi dalla riunione straordinaria dei ministri dello Sviluppo della Ue. Oltre all'emergenza umanitaria e non umanitaria, ci saranno a disposizione della ricostruzione di Haiti 200 milioni di euro di fondi della sola Commissione Ue, ai quali si aggiungeranno prossimamente gli altri impegni degli stati membri

13:44 Scotti: da Italia 5,7 milioni di euro

L'Italia ha finora stanziato per gli aiuti ad Haiti 5,7 milioni di euro. Lo ha annunciato il sottosegretario agli Esteri, Vincenzo Scotti, al termine della riunione straordinaria dei ministri competenti per lo sviluppo dell'Unione europea a Bruxelles

13:33 Francia rimpatria cittadini Ue, primi italiani

La Francia procederà all'evacuazione dei cittadini europei che si sono salvati dal terremoto da Haiti, a partire dagli italiani, che saranno rimpatriati per primi. E' quanto ha annunciato il segretario di Stato francese alla Cooperazione, Alain Joyandet, che oggi è atteso a Bruxelles per partecipare alla riunione ministeriale Ue sul terremoto di Haiti

13:29 Troupe australiana spegne telecamera e salva una bambina

Ad Haiti è anche successo, venerdì, che una troupe televisiva mettesse da parte l'ansia della notizia per salvare una vita, mentre la concorrenza filmava. Cameraman e inviati di canale nove e del canale sette della tv australiana erano in giro per le strade della capitale devastata dal terremoto, quando hanno sentito un lamento provenire da un cumulo di macerie: hanno spento la telecamera e si sono messi a scavare con le mani quando tra i detriti è affiorata la mano di una bimba di diciotto mesi. Le immagini del salvataggio sono state riprese dal cameraman di 'Seven' che le ha trasmesse sulle reti di tutto il mondo

13:27 Navi da crociera attraccano a pochi km da tragedia

Ad Haiti, a pochi chilometri dall'epicentro della catastrofe, navi da crociera di lusso continuano ad attraccare in baie dalle acque cristalline dove, in spiagge private, i turisti fanno il bagno, o sorseggiano cocktail, o si divertono con i jet ski, le moto d'acqua. Lo racconta il Guardian, che pubblica in prima pagina l'immagine di una di queste navi alla fonda, accanto a una di un carretto carico di cadaveri che non trovano sepoltura al cimitero di Port-au-Prince

13:25 A Santo Domingo riunione per conferenza Montreal

E' in programma oggi a Santo Domingo una riunione preparatoria in vista della conferenza internazionale su Haiti del 25 gennaio a Montreal. Alla riunione nella capitale dominicana sarà presente tra gli altri il presidente haitiano René Preval, ha reso noto l'ufficio stampa del presidente Leonel Fernandez, precisando che all'incontro parteciperanno, tra gli altri, i rappresentanti di Usa, Spagna, Canada, Brasile e altri Paesi latinoamericani, oltre ai delegati di organismi internazionali, quali Onu, Banca Mondiale, Organizzazione degli Stati americani e Banca interamericana per lo sviluppo

13:12 Onu, critica situazione carburante

Sta diventando "sempre più critica" la situazione sul fronte del carburante ad Haiti, hanno ammonito le Nazioni Unite. Il prezzo continua a salire e un sistema di razionamento ha dovuto essere allestito, informa l'Onu in una nota. Gli esperti temono che la carenza di carburante possa colpire anche il sistema di telecomunicazioni - appena parzialmente ristabilite - e in particolare la rete mobile con un grave impatto per il coordinamento delle operazioni umanitarie in favore delle vittime

12:58 Generale Ken Keen: "I morti potrebbero essere 200mila"

Potrebbero arrivare a 200mila i morti di Haiti. Lo stima il generale Ken Keen, responsabile Usa delle operazioni di soccorso nel Paese, citato dalla Bbc online, sulla base di "ipotesi ragionevoli". "Penso siano valori di partenza", ha detto Keen. "Il disastro è di proporzioni epiche - ha aggiunto - abbiamo molto da fare".

12:55 Venezuela, Chavez: "Gli Usa stanno occupando militarmente il Paese"

Il presidente venezuelano Hugo Chavez ha dichiarato che gli Stati Uniti stanno approfittando del terremoto ad Haiti per "occupare militarmente" il Paese. "Stanno occupando Haiti facendo finta di nulla", ha detto Chavez, allegando che gli Usa starebbero inviando nel Paese caraibico "migliaia di soldati armati, come per una guerra". Il presidente del Venezuela ha annunciato che il suo governo donerà ad Haiti "tutto il combustibile" di cui ha bisogno, e ha affermato che la prima nave cisterna partirà oggi

12:35 Washington Post: "Il governo haitiano è invisibile"

Il governo haitiano è "invisibile" da quando il terremoto ha sconvolto il Paese. E' quanto scrive oggi il Washington Post, notando come il presidente Renè Preval "abbia parlato più all'estero tramite televisioni via satellite che al suo popolo". Preval ha incontrato il segretario di Stato americano Hillary Clinton e il segretario generale dell'Onu Ban Ki Moon, "ma non ha ancora visitato il grande campo profughi" sorto vicino al palazzo presidenziale crollato.

12:30 Ragazza di 22 anni salvata dalle macerie. Dovranno amputarle il braccio

L'hanno sentita piangere per 12 ore prima di riuscire a liberarla, ma alla fine Marie France, una ragazza di 22 anni, è stata tirata fuori dalle macerie. "E' già notevole il fatto che sia viva e che abbia ancora così tanta energia", ha affermato, Denis Larger, un medico dei soccorsi, spiegando che "purtroppo una trave ha rotto il suo braccio destro per cui dovremo amputarlo". Per farla uscire i soccorsi hanno "distrutto una decina di dischi di cemento", poi la ragazza è stata caricata su un pick up dell'esercito per essere portata all'ospedale da campo israeliano.

12:16 Stati Uniti temono l'esodo di massa verso le coste della Florida

Gli Stati Uniti temono che ora si possa verificare un esodo di massa via mare verso le coste americane. E l'amministrazione Obama ha iniziato a scoraggiare qualunque tentativo di mettersi in mare per percorrere le 600 miglia che separano Haiti dalla Florida. Al momento non vi sono segnali che indicano come imminente tale possibilità, ma si tratta di fenomeni difficili da prevedere, sottolinea il Washington Post. Le contee del sud della Florida hanno quindi attuato piani di contingenza, e i responsabili dell'Immigrazione hanno preparato per eventuali arrivi un centro di detenzione che conta 600 posti letto a Miami.

12:01 Da ieri operativo l'ospedale da campo italiano

Da ieri sera è operativo l'ospedale da campo arrivato sabato con un volo dall'Italia, installato ad Haiti nella zona di Petionne Ville - presso l'ospedale pediatrico Saint Damien. A decidere la localizzazione dell'ospedale sono stati i tecnici dell'advanced team italiano composto da personale del Dipartimento della Protezione Civile, della Croce Rossa italiana e della Difesa. La struttura sanitaria è dotata di una sala operatoria attrezzata. Il team di 20 medici e infermieri specializzati in chirurgia d'urgenza di Pisa che gestisce l'ospedale da campo è impegnato ad accogliere e fornire la prima assistenza ai feriti. Questa sera è prevista la partenza di un cargo con altro materiale sanitario.

11:58 Medici senza frontiere: "La situazione non migliora"

La situazione ad Haiti "non migliora, le strade sono piene di gente disperata. La mancanza di cibo e di acqua potabile causa ulteriore stress". Lo afferma Medici senza frontiere, le cui equipe stanno lavorando 24 su 24 nelle sale operatorie allestite per i feriti. E' "enorme" la richiesta di interventi chirurgici salva-vita. Nel frattempo si stanno cercando altre strutture, portando un ospedale gonfiabile da campo. Nel suo nuovo ospedale nel distretto di Carrefour, un'equipe chirurgica ha realizzato 90 operazioni mentre un'altra ha effettuato 20 interventi chirurgici in un container. A breve arriveranno altre strutture. L'organizzazione si dice preoccupata che la consegna delle scorte essenziali sia ritardata. Medici senza frontiere lavora anche al di fuori della capitale, a Jacmel, a Leogane e a Saint Marc.

11:30 Portaerei Cavour pronta a salpare nei prossimi giorni

La portaerei 'Cavour' è pronta a salpare nei prossimi giorni dalla banchina dello stabilimento Fincantieri del Muggiano, vesro Haiti. A bordo della portaerei, comandata dal comandante di vascello Gianluigi Reversi, verranno imbarcati militari del Genio guastatori di Trento con oltre un centinaio di mezzi, e personale militare sanitario. La Cavour è dotata di un grande ospedale con molte sale operatorie, sezioni di terapia intensiva e rianimazione. Il ponte di volo, lungo 220 metri, può ospitare fino a 20 velivoli tra elicotteri e aerei. L'equipaggio è di oltre 1200 persone.

11:19 La Farnesina al lavoro sui nuovi rimpatri

Si lavora per il rimpatrio degli altri connazionali da Haiti. Lo rende noto la Farnesina spiegando che ieri sera si è svolta una "riunione di coordinamento con diverse componenti internazionali, mirata a definire i termini per l'assistenza e il rimpatrio dei cittadini occidentali che ne facessero richiesta. Si è iniziato a definire nuove liste di persone da instradare su diversi vettori a seconda delle destinazioni", prosegue la nota sottolineando che "si è anche discusso delle possibili azioni comuni per recuperare, ai fini del successivo rimpatrio, cittadini europei che si trovano in zone distanti dalla Capitale e trovano difficoltà a uscire dal Paese".

11:15 Scendono a 7 gli italiani ancora dispersi

E' sceso a 7 il numero degli italiani ancora dispersi. Lo rende noto la Farnesina. A questi vanno aggiunti poi i 3 connazionali - i due funzionari Onu e quello indicato sotto le macerie di un supermarket - per il quali si "hanno fondate e concrete ragioni di forte preoccupazione". Il ministero egli Esteri specifica che si tratta di "segnalazioni con un grado di indeterminatezza tale da consentire di auspicare che si riferiscano a situazioni superate".

11:13 Francia propone l'invio della gendarmeria Ue

La Francia ha proposto ai partner europei di inviare ad Haiti un migliaio di uomini della forza di gendarmeria europea, alla quale contribuiscono anche Italia (con i carabinieri), Spagna, Portogallo e Olanda, per aiutare la distribuzione degli aiuti in un ambiente sicuro. Lo riferiscono fonti europee in margine al consiglio straordinario della Ue a Bruxelles.

11:14 Scarseggia la benzina, a rischio le telecomunicazioni

La mancanza di carburante ad Haiti è diventata critica e minaccia di provocare un'interruzione delle telecomunicazioni mobili. L'ufficio di coordinamento degli affari umanitari delle nazioni unite ha introdotto un meccanismo di razionamento, ma "se il sistema nazionale delle telecomunicazioni è stato parzialmente ripristinato, senza carburante per produrre elettricità, il funzionamento dei cellulari è in pericolo, con gravi conseguenze per le operazioni umanitarie". Il prezzo della benzina ha raggiunto i 2,5 dollari al litro, 45mila litri sono stati trasportati ieri da Santo Domingo con le autobotti. Ma a causa dell'afflusso ininterrotto di convogli umanitari, la strada che conduce a Port-au-Prince è "congestionata" con una durata media del viaggio da Santo Domingo di 18 ore.

10:52 Francia, l'Onu precisi il ruolo degli Stati Uniti

Il ruolo degli Stati Uniti, che di fatto garantiscono il coordinamento dei soccorsi ad Haiti e controllano l'aeroporto di Port-au-Prince, però deve essere precisato dall'Onu, lo chiede il segretario di Stato francese alla Cooperazione, Alain Joyandet. "Spero che le cose siano precisate quanto al ruolo degli Stati Uniti. Si tratta di aiutare Haiti, non di occuparla - ha detto Joyandet - si tratta di fare in modo che Haiti possa riprendere vita". Il segretario di Stato francese ha confermato di essere dovuto personalmente intervenire presso gli americani, sabato a Port-au-Prince, per ottenere l'autorizzazione ad atterrare per un aereo con aiuti francesi. Nel vrattempo la Francia ha deciso di donare 10 milioni di euro all'Onu per rispondere alla richiesta di aiuti urgenti per Haiti. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri, Bernard Kouchner.

10:18 Guido Bertolaso alla riunione straordinaria Ue oggi a Bruxelles

Ci sarà anche il sottosegretario alla Protezione civile Guido Bertolaso alla riunione straordinaria dei ministri dello Sviluppo dei Paesi Ue che si tiene oggi a Bruxelles per coordinare gli aiuti d'emergenza ad Haiti. Con lui anche il sottosegretario agli Esteri Vincenzo Scotti. La riunione è stata convocata dall'alto rappresentante per la politica estera dell'Ue Catherine Ashton.

10:12 Ue, 20 milioni di euro da destinare all'emergenza

L'aiuto immediato che l'Unione Europea è in grado di destinare all'emergenza dei soccorsi di Haiti ammonta "al momento ad oltre 20 milioni di euro": lo ha detto l'Alto rappresentante della politica estera della UE, Catherine Ashton, parlando con i giornalisti prima della riunione straordinaria dei ministri dello Sviluppo della UE; convocata per coordinare gli sforzi europei. "La cifra cambia tutti in giorni, ma al momento posso dire che parliamo di oltre 20 milioni di euro di aiuti immediati", ha detto la Ashton.

09:53 Funzionario danese salvato dopo 5 giorni

Un funzionario danese dell'Onu è stato salvato dalle macerie del quartier generale delle Nazioni Unite a Port-au-Prince. Nel giorno della visita del segretario generale Ban Ki-moon, l'esperto di affari civili Jen Kristensen è stato estratto "praticamente senza un graffio" dalle rovine dell'edificio. "Un piccolo miracolo" lo ha definito Ban, che ha sorvolato in elicottero la devastazione del sisma. "Sono qui per dirvi che siamo con voi" ha detto Ban ai volontari impegnati nei soccorsi e a ciò che resta della missione Minustah.

09:48 5 milioni di dollari donati, Taiwan supera la Cina

Taiwan supera la Cina nella corsa agli aiuti ad Haiti, uno dei pochi Paesi - 23 in tutto, molti dei quali nei Caraibi - a riconoscere Taipei invece che Pechino come "unica Cina". Il governo taiwanese è riuscito finora a mobilitare aiuti per cinque milioni di dollari, superando di misura la Cina, ferma a 4,4 milioni. Secondo alcuni giornali taiwanesi nelle prossime settimane il presidente Ma Ying-jeou potrebbe consegnare personalmente una seconda tranche di aiuti quando si recherà in visita nella Repubblica Dominicana, un altro dei Paesi che riconoscono il suo governo.

09:28 Bill Clinton oggi arriva nell'isola

Bill Clinton oggi sarà in visita ad Haiti per incontrare il presidente Rene Preval e coordinare gli interventi nel paese devastato dal sisma. Lo ha reso noto la fondazione dell'ex presidente, che è inviato speciale dell'Onu per Haiti e ora ha ricevuto, insieme a George Bush, l'incarico da Barack Obama di coordinare la campagna di raccolta di fondi per la ricostruzione.

09:29 Medico di Pordenone: amputiamo bambini a ogni ora

"Oggi abbiamo amputato dieci bambini. Due hanno avuto una doppia mutilazione. Il più piccolo ha solo due anni e mezzo": è il testo del messaggio Sms inviato nella notte dal medico anestesista Thomas Pellis, dell'ospedale di Pordenone, ad un giornalista della sede Rai di Trieste in cui descrive la situazione dei soccorsi ad Haiti. "Il flusso di malati - aggiunge - è incessante, ma stiamo facendo passi avanti nei soccorsi. Abbiamo allestito una seconda sala operatoria dove si lavora 18 ore al giorno". Pellis racconta anche che "sta bene la donna incinta, amputata a una gamba per la quale si temeva il peggio: dagli esami, anche il bimbo è in discrete condizioni". Il medico ha rilanciato l'appello alle donazioni. "Qui manca tutto: per la generosità degli italiani fate riferimento alla fondazione "Francesca Rava" e al sito www.nphitalia.org"

09:18 Il 25 gennaio riunione dei Paesi donatori a Montreal

I paesi che stanno contribuendo per aiutare Haiti, si riuniranno il 25 gennaio a Montreal, in Canada, alla presenza del primo ministro haitiano Jean-Max Bellerive e del segretario di stato americano Hillary Clinton. La conferenza servirà a pianificare la ricostruzione e assicurare, come dichiarato dal capo della diplomazia canadese, Lawrence Cannon, "che le Nazioni unite riescano a coordinare gli aiuti internazionali".

09:01 250 centri di soccorso

Nella capitale sono stati allestiti 250 centri di soccorso per distribuire viveri e medicinali. I sopravvissuti vivono ammassati in bidonville improvvisate a due passi dal palazzo nazionale, parzialmente distrutto, simbolo di un potere decapitato dalla catastrofe. La priorità è ormai quella di evitare una catastrofe sanitaria: la carenza di acqua potabile e di servizi sanitari aumenta fortemente il rischio di epidemie.

08:14 Settantamila seppelliti

Sono circa 70 mila i cadaveri cui è stata data sepoltura nelle fosse comuni dopo il terremoto che ha colpito Haiti martedi scorso. Lo ha annunciato il segretario di stato all'alfabetizzazione, Carol Joseph.

08:12 Due estratti vivi dalle macerie

Le squadre di soccorso hanno estratto due persone vive, di nazionalità haitiana, dalla macerie del Caribbean Market di Port-au-Prince, lo stesso dove stava lavorando l'italiano Antonio Sperduto al momento del sisma. Lo riferisce un cronista della Cnn via Twitter. due, un uomo di 30 anni ed una donna di 40, sono in buone condizioni. L'uomo, riferisce Ivan Watson della Cnn da Port-au-Prince, ha detto che entrambi sono riusciti a sopravvivere mangiando burro di arachidi e gelatina. Il salvataggio, effettuato nella tarda serata di ieri (le prime ore del giorno in Italia), porta a cinque il numero complessivo di persone estratte dal supermarket, dove, al momento del sisma, stava lavorando anche Antonio Sperduto. Al Caribbean Market sono al lavoro squadre di soccorso statunitensi e turche. Il team South Florida Urban Research and Rescue che opera sul posto e i volontari turchi del Gea erano sul punto di abbandonare le ricerche due giorni fa: gli sms dei sopravvissuti sotto le macerie hanno riavviato il lavoro di soccorso.

08:12 Usa: aeroporto congestionato

Il comandante americano che gestisce il controllo del traffico aereo all'aeroporto di Port au Prince, ad Haiti, ha detto che sono 600 i voli giunti e decollati dal Paese colpito dal terremoto da quando la gestione dello scalo è stata temporaneamente affidata al comando militare americano. Il colonnello Buck Elton, che da mercoledì scorso gestisce le operazioni all'aeroporto di Haiti, ha fornito questa precisazione dopo aver ricevuto le proteste di alcune Ong che si lamentavano di non aver potuto fare atterrare alcuni loro aerei con materiale di soccorso. Elton ha detto che ad Haiti sono in arrivo aerei e aiuti da oltre 30 Paesi, e nel piccolo aeroporto le condizioni operative sono al massimo della capacità possibile, data la situazione. "Quello che stiamo facendo ad Haiti - ha detto - è esattamente ciò che si fa nei grandi aeroporti. Con la differenza che ad Haiti lo stiamo facendo senza comunicazioni, elettricità e computer".

08:10 Il governo: un mese di stato d'emergenza

Il governo di Haiti ha proclamato lo stato di emergenza fino alla fine di gennaio e un periodo di lutto nazionale di un mese in seguito al terremoto di martedi scorso che ha provocato decine di migliaia di morti.

 

 

 

 

 

2010-01-20

Haiti, il miracolo dei superstiti

Estratta viva bimba di 15 giorni

Avvertita nuova forte scossa

L'epicentro è stato localizzato a 9,9 km di profondità, a circa 60 km a ovest di Port-au-Prince e a 40 da Jacmel, la magnitudo è 6,1 della scala Richter. A oltre una settimana dal sisma, i pompieri di New York hanno trovato una ragazza e un'altra donna sotto la cattedrale. Estratta viva anche una bimba di 15 giorni. Interrotte le ricerche al Caribbean Market dove i parenti continuano da soli a scavare con le mani. Gli elicotteri Usa proseguono a far sbarcare mezzi, uomini e aiuti ma l'ambasciatore haitiano a Washington chiede di interrompere questo tipo di distribuzione. Aumentano i casi di sciacallaggio e la mancanza di benzina peggiora le condizioni della popolazione. Scendono a due gli italiani dispersi

18:12 Fmi: "Serve un piano Marshall"

Per la ricostruzione di Haiti serve "un piano Marshall". Il riferimento all'impegno americano che permise la rapida rinascita dell' Europa distrutta dalla seconda guerra mondiale lo ha fatto Dominique Strauss-Khan, il direttore generale del Fondo Monetario Internazionale. "Haiti è stata colpita dalla crisi dei prezzi alimentari e dei carburanti, poi dall'uragano e poi dal terremoto, e quindi ha bisogno di qualcosa di grande come un piano Marshall" ha detto il francese che dirige il Fmi. Il Fondo nei giorni scorsi ha anticipato, come primo passo, la concessione ad Haiti di un prestito senza interessi da 100 milioni di dollari.

18:04 Appello di Banfi per l'Unicef

"Non riesco a dimenticare le immagini dei tanti bambini di Haiti colpiti dal terremoto. Hanno gli sguardi persi e camminano senza una meta in mezzo a strade piene di cadaveri. Noi tutti abbiamo un dovere: aiutare questi bambini. Non possiamo dimenticarci di loro. Rivolgo a tutti un appello per sostenere l'Unicef per l'emergenza Haiti. Credetemi, un'organizzazione come l'Unicef sa come affrontare una situazione così difficile, aiutare e proteggere migliaia di bambini". Con queste parole Lino Banfi (che è Ambasciatore dell'Unicef Italia) ha lanciato un commosso appello per aiutare i bambini di Haiti colpiti dal terremoto lo scorso 12 gennaio.

18:01 Save the Children: "Dopo ultima scossa molti edifici crollati"

"Dopo la recente scossa di terremoto di 6,1 gradi della scala Richter che ha colpito Haiti, molti edifici danneggiati sono crollati. E tutto questo non ha fatto che aumentare ulteriormente la paura e il senso d'insicurezza dei bambini della zona colpita". Lo sottolinea Filippo Ungaro Responsabile Comunicazione di Save the Children Italia, che in questi giorni ha raggiunto il team dell'organizzazione presente sull'isola. Save the Children sta cercando di rintracciare tutti i membri dello staff nella capitale, mentre quelli che operano a Jacmel e Legane sono già stati contattati e stanno bene.

17:35 Kouchner parteciperà alla conferenza di Montreal

Il ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner ha dichiarato che intende partecipare alla riunione di Montreal sugli aiuti ad Haiti, in programma per il 25 gennaio, alla presenza tra gli altri del Segretario di Stato americano Hillary Clinton. La conferenza di Montreal, ha spiegato nei giorni scorsi il ministro degli Esteri canadese Lawrence Cannon, servirà a pianificare la ricostruzione di Haiti, e ad assicurare che "le Nazioni Unite riescano a coordinare l'aiuto internazionale in modo che la popolazione haitiana ne benefici al meglio".

17:34 Onu: "Missione Bertolaso contributo positivo"

La missione ad Haiti del capo della Protezione civile italiano, Guido Bertolaso, sarà certamente un "contributo positivo" e dovrà essere "coordinata con le Nazioni Unite sul terreno". Lo ha indicato Martin Nesirsky, il portavoce del segretario generale dell'Onu, Ban Ki-Moon. Bertolaso, ha proseguito il portavoce, porta ad Haiti "una evidente competenza" che potrà essere utilizzata per aiutare i terremotati.

17:32 Ad Haiti 88 scosse di assestamento dopo primo sisma

Ad Haiti sono state registrate 88 scosse di assestamento dopo il devastante terremoto che ha ucciso circa 75mila persone. Lo ha riferito il Centro delle operazioni di emergenza della Repbblica Dominicana. Le ultime tre scosse si sono registrate oggi, compreso quella di 6,1 gradi della scala Richter che ha seminato il panico tra la popolazione. La scossa è stata avvertita in alcune province del nord e nel nord-est della Repubblica Dominicana.

17:16 Scarlett Johansson all'asta su eBay per beneficenza

Le stelle di Hollywood continuano il loro impegno per Haiti. L'attrice americana Scarlett Johansson ha messo all'asta su eBay un incontro con il fan che deciderà di fare l'offerta più alta. Il ricavato dell'asta sarà destinato agli interventi per le vittime del disastroso terremto che ha sconvolto il Paese caraibico. L'offerta più alta registrata fino ad oggi era di 630 dollari, ma potrà salire ancora, dato che l'asta finirà soltanto venerdì. Il fortunato vincitore potrà a trascorrere 10 minuti con la diva, con la possibilità di fare fotografie e chiedere autografi, e avrà diritto a quattro biglietti per "A View from the Bridge", l'ultimo spettacolo teatrale dell'attrice in scena a Broadway.

17:15 Save the Children. "Bambini terrorizzati dopo nuova scossa"

"I bambini e le loro famiglie sono molto vulnerabili: stanno dormendo all'aperto, in mezzo alle macerie e questa ulteriore scossa li ha terrorizzati". Lo ha dichiarato la responsabile del team di emergenza di Save the Children ad Haiti, Annie Foster, che racconta dei bambini e delle loro famiglie costretti a vivere in campi spontanei sorti sulle macerie, con scarsità di cibo, acqua e precarie condizioni igieniche.

17:03 Mlal: "Diffidare dagli intermediari per le adozioni"

"A così poche ore da un disastro di queste dimensioni, è impossibile avere dati oggettivi su quale sia la situazione dei bambini haitiani rimasti orfani"; per questo ProgettoMondo Mlal invita a "diffidare di chiunque in questo momento si proponga come intermediario per le adozioni di bambini". Anzi, avverte l'onlus, "ogni iniziativa in questo senso, se anche venisse fatta in assoluta buona fede, rischia di portare nuovi danni incalcolabili a tutti. In simili momenti, tanta pressione sulla richiesta di adozioni internazionali non può che andare ad alimentare il senso di sconforto e disperazione, nonché il traffico di esseri umani. Nessuno in questo momento potrebbe dire infatti, con ragionevole sicurezza, chi è orfano e chi no".

16:53 Mille europei dispersi, da Ue spesi 122 milioni

Un migliaio di cittadini europei dispersi, 35 morti, 9 feriti e 829 evacuati: è il bilancio ancora provvisorio degli europei coinvolti nel terremoto di Haiti, secondo i dati diffusi dalla Commissione. L'Onu stima in circa 80 mila il numero delle persone sepolte dalle macerie; secondo il governo di Haiti i morti saranno sui 200mila, e 250 mila sono coloro che hanno bisogno di assistenza urgente, mentre sono rimasti senza una casa 2 milioni di persone. Dei 2.700 europei che si trovavano ad Haiti nel momento del sisma, 1.421 sono stati ritrovati. L'Unione Europea nel suo complesso ha già investito per l'emergenza 122 milioni di euro ai quali si aggiungeranno per interventi a medio e lungo termine altri 300 milioni.

16:42 Arrivata la Usns Comfort, nave ospedale per i malati più gravi

Una nave ospedale statunitense ha ormeggiato al largo di Haiti ed è pronta ad accogliere a bordo i feriti più gravi ancora in vita. La Usns Comfort appartiene a un reparto militare, ma non è una nave da guerra: lunga 320 metri e 77mila tonnellate di stazza, è già intervenuta nei disastri provocati dagli attentati dell'11 settembre e dell'uragano Katrina, ha a disposizione 12 sale operatorie e 1.000 posti letto per i degenti; e potrà trattare tra i 30 e i 50 feriti.

16:22 Messico, forte scossa di terremoto al confine col Guatemala

Una forte scossa di terremoto di magnitudo 6,5 della scala Richter è stata avvertita in Messico al confine col Guatemala. Lo ha riferito l'istituto sismologico del Nicaragua. Non ci sono ancora notizie di danni o feriti. Il sisma è stato registrato alle 3,32 del mattino ora locale, le 10,32 ora italiana.

16:20 La Russa, sulla Cavour anche blindati Lince

Sulla portaerei Cavour, salpata ieri per Haiti, "è stato imbarcato anche qualche Lince che potrebbe essere utile per le misure di sicurezza". Lo ha detto il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, nel corso di una audizione in commissione difesa al Senato. La Russa ha poi ricordato che sulla portaerei sono state caricate 135 tonnellate di aiuti umanitari del Wfp, 76 tonnellate di materiale sanitario della Croce Rossa, elicotteri e un contingente di militari composto da fucilieri dell' Aeronautica, personale del Genio della Brigata Julia, uomini del San Marco e del Comsubin della Marina.

16:08 Allestita barricata con cadavere in protesta contro mancanza di aiuti

Una barricata fatta di sassi, tavole di legno, lamiera e con un cadavere sotto una coperta, è stata sistemata in mezzo alla strada principale del quartiere di Carrefour, a Port au Prince, per protesta contro il mancato arrivo degli aiuti. Le auto sono riuscite comunque a passare anche se a fatica, e la circolazione non si è del tutto bloccata. "Ci hanno lasciato soli dal primo giorno, ci manca acqua, ci manca tutto. Siamo stufi", dice Pierre Louis Laroche, uno degli animatori della protesta. "Non portano via neppure l'immondizia", aggiunge, indicandone un mucchio maleodorante ai lati della strada. Di aiuti internazionali, in effetti, qui non c'è l'ombra.

15:48 Strauss-Kahn (Fmi): "Un nuovo 'piano Marshall' per la ricostruzione

Un nuovo "piano Marshall" per la ricostruzione di haiti. Lo propone il responsabile del Fondo monetario internazionale, Dominique Strauss-Kahn in un comunicato stampa. "Il mio convincimento - ha detto - è che Haiti, che è stata colpita da un'incredibile varietà di cose: dal cibo alla crisi sui prezzi del petrolio, per arrivare agli urgani e poi alla fine al terremoto, abbia bisogno di qualcosa di grande. Non solo un approccio umanitario - ha aggiunto il direttore dell'Fmi -, ma qualcosa che sia molto più in linea con la ricostruzione del paese, sul tipo di un nuovo piano Marshall". "La cosa più importante - ha detto il numero uno del Fondo - è che il Fmi sta lavorando con tutti i donatori per cercare di cancellate tutto il debito di Haiti, incluso il nostro prestito".

15:46 Presidente Preval: "Quartieri si organizzino contro gli sciacalli"

Il presidente haitiano, Rene Preval, ha lanciato un forte appello agli abitanti dei quartieri di Port-au-Prince, la capitale di Haiti devastata dal sisma, affinché si organizzino per rispondere ai saccheggi e all'insicurezza. "Abbiamo circa 2.500 poliziotti a Port-au-Prince e ci sono 3.000 malviventi che sono usciti dalle prigioni" distrutte dal sisma, ha spiegato Preval intervistato dal quotidiano Le Monde e alla radio Rfi. "Queste persone - aggiunge il leader haitiano - rappresentano un pericolo".

15:14 Gli U2, Jay-Z registrano una canzone per Haiti

Gli U2, Jay-Z e il produttore Swizz Beatz hanno registrato una canzone insieme per raccogliere fondi da donare alle vittime del terremoto che ha devastato Haiti. Lo ha rivelato il chitarrista degli U2, The Edge: "Abbiamo scritto, finito e registrato il brano", ha detto The Edge spiegando che tutto è stato fatto in una settimana, appena è nata l'idea. The Edge, Bono e Jay-Z, insieme a Rihanna, dovrebbero dare vita a una performance di gruppo nel telethon 'Hope for Haiti' che si terrà venerdì, condotto da George Clooney e trasmesso per due ore da una serie di canali americani e in alcuni stati europei da Mtv.

14:42 Prevista per domani la riapertura della banche

Dovrebbero riaprire domani le banche a Port-au-Prince. Lo ha annunciato l'Onu in un rapporto in base al quale "le priorità restano medicinali e attrezzature mediche, acqua e impianti igienici, tende, coperte, cibo, carburante e mezzi di trasporto". Secondo quanto riferito, la riapertura delle banche era inizialmente prevista per ieri. Non è stata invece ancora stabilita una data per la ripresa delle attività nella zona industriale (Sonapsi) della capitale, dove sono al momento immagazzinati provviste e materiali per i soccorsi. Dovrebbe tornare operativo dalla prossima settimana il molo sud del porto mentre si sono in corso i lavori di riparazione della strada di accesso, danneggiata dal terremoto.

14:38 Medici senza frontiere: ancora negato atterraggio ai nostri cargo

A un aereo-cargo di Medici senza Frontiere, con 12 tonnellate di equipaggiamenti medici tra cui farmaci, kit chirurgici e due apparecchiature per la dialisi, è stato negato per tre volte il permesso di atterrare all'aeroporto di Port-au-Prince da domenica notte "nonostante le ripetute garanzie", spiega Msf. Il contenuto di questo cargo era la seconda tranche del precedente cargo di 40 tonnellate a cui era stato impedito di atterrare domenica mattina. Dal 14 gennaio, cinque voli umanitari di Msf sono stati dirottati dall'aeroporto verso la repubblica dominicana. Questi aerei cargo trasportavano 85 tonnellate di materiale medico e beni di prima necessità.

14:23 Nuovo bilancio: 75mila morti, 250mila feriti

L'ultimo bilancio delle vittime è di 75mila morti, 250mila feriti e un milione di senza tetto: lo ha reso noto la direzione della protezione civile haitiana.

14:22 Frattini: "Altri Paesi facciano come noi e azzerino il debito di Haiti"

"L'Italia è ai primi posti europei per aiuti inviati, in più abbiamo azzerato il debito di 41 milioni di euro che Haiti aveva con il nostro paese. E' importante che gli altri paesi facciano altrettanto, dando così ad Haiti la possibilità di accedere a nuovi finanziamenti". Lo ha detto il ministro degli esteri, Franco Frattini, a margine della presentazione del palinsesto della Rai per le Olimpiadi invernali di Vancouver 2010, che si è svolto oggi a Roma.

14:12 Sono 370mila gli accampati nelle tendopoli

Sono 370mila i terremotati al momento nei 300 accampamenti improvvisati a Port-au-Prince. Lo ha reso noto l'Organizzazione internazionale per le migrazioni.

14:07 Manca la benzina, l'allarme di World Vision

La mancanza di benzina ad Haiti sta preoccupando le organizzazioni al lavoro per il soccorso della popolazione. Lo denuncia World Vision (Wv), una onlus internazionale che si occupa di sostegni a distanza e che è presente nell'isola caraibici da trent'anni. La benzina è una preoccupazione urgente per permettere i soccorsi - riferiscono fonti italiane della Wv -. Ci sono riserve per due, massimo tre giorni. L'ultimo rifornimento è arrivato domenica scorsa da Santo Domingo.

14:05 Salgono a 17 i cittadini francesi morti. 16 i dispersi

Con il recupero del corpo di un gendarme impegnato nella missione Onu Minustah sale a 17 il numero dei cittadini francesi riamsti uccisi a causa del terremoto ad Haiti. Altri 16 francesi sono dispersi. Al momento del sisma del 12 gennaio ad Haiti si trovavano circa 1500 cittadini francesi.

13:18 Nuova scossa, non risultano italiani feriti

Non ci sono segnalazioni di feriti tra i cittadini italiani attualmente presenti ad Haiti, in seguito alla nuova forte scossa di terremoto di oggi.

12:58 La Croce Rossa italiana parte stasera da Malpensa

La Croce Rossa Italiana (Cri) è in partenza per Haiti con uomini e mezzi: Questa sera alle ore 20 dall'aeroporto di Malpensa decollerà un aereo cargo con a bordo 35 tonnellate di materiale per l'allestimento di un campo ad Haiti

12:36 Scossa terremoto: i nuovi dati

Sulla base dei nuovi dati disponibili, l'epicentro della scossa è stato localizzato a 9,9 km di profondità, a circa 60 km a ovest di Port-au-Prince e a 40 da Jacmel, nei pressi di Petit Goave, una delle aree già devastate dal sisma del 12 gennaio.

12:25 Nessuna vittima, ma panico tra le strade dopo la scossa

Subito dopo la scossa c'è stato panico tra la gente - soprattutto nel centro della città - che si è riversata in strada gridando, mentre sulle colline circostanti la situazione appare calma. Non vi sono per il momento notizie di altre vittime.ma alcuni palazzi già pericolanti sono crollati.

11:52 Avvertita un'altra scossa di terremoto. Magnitudo 6,1 della scala Richter

Una forte scossa di terremoto è stata avvertita pochi minuti fa a Port-au-Prince. La magnitudo è 6,1 della scala Richter, secondo la stima preliminare dell'istituto geofisico americano (Usgs). L'epicentro è stato localizzato a 22 km di profondità, a 56 km dalla capitale. Il Pacific Tsunami warning center ha emesso un bollettino secondo cui non è stato lanciato un allarme tsunami perché "la scossa è avvenuta troppo all'interno nell'entroterra per provocarlo".

11:46 Fao: 100mila tonnellate di cibo per i prossimi sei mesi

"L'operazione di emergenza coordinata dalla Fao prevede la distribuzione di circa 100mila tonnellate di aiuti alimentari per i prossimi sei mesi. I beneficiari diretti di questi alimenti saranno due milioni di persone. Si tratta di un piano di aiuto che non ha precedenti per il continente latinoamericano". Lo ha detto Giorgia Nicolò, responsabile Fao per il Sud America e i Caraibi.

11:38 Zapatero: "Ue sia all'altezza degli sforzi internazionali"

L'Ue sia all'altezza della situazione ad Haiti. E' l'appello lanciato dal premier spagnolo Josè Luis Zapatero, il cui paese ha la presidenza di turno Ue, nel corso di un intervento di fronte al Parlamento Europeo riunito in plenaria a Strasburgo. "In quanto europei - ha detto - di fronte alla tragedia di Haiti, dobbiamo manifestare concretamente il nostro impegno". Zapatero ha ricordato che "la comunità internazionale ha dato una risposta forte e solidale e l'Unione Europea deve essere all'altezza delle circostanze". Dunque, ha proseguito, "dobbiamo mobilitare tutte le nostre forze, fare tutti gli sforzi possibili e immaginabili affinché Haiti ritrovi buone condizioni, è una necessità per noi tutti".

11:26 Salvata dalle macerie bambina di 15 giorni

Una neonata di 15 giorni è estratta viva dalle macerie a Jacmel, nell'hinterland meridionale di Port-au-Prince. La squadra di soccorso che demoliva l'abitazione della madre, Michelene Joassaint, non aveva alcuna speranza di trovar viva la piccola e invece l'hanno scovata nello stesso letto in cui dormiva il 12 gennaio. La mamma era in un tendopoli quando le è stato comunicato che la bambina era viva. Ad aiutare il ritrovamento di persone in vita, a oltre una settimana dal sisma, concorrono probabilmente più fattori: innanzitutto il clima temperato e poi il tipo di materiali usato nelle costruzioni degli edifici, le solette di calcestruzzo pre-stampato che tendono a spezzarsi in lastre. Chi sta sotto può rimanere orribilmente mutilato, oppure salvarsi miracolosamente.

11:23 I parenti dei dispersi continuano da soli le ricerche al Caribbean Market

I parenti dei dispersi sotto le macerie del Caribbean Market di Port-au-Prince restano sul sito e sono pronti a proseguire gli scavi anche a mani nude. "Stiamo aspettando gli utensili per rimuovere i detriti e aprire la strada tra le macerie", ha detto Mireille Merove-Pierre, che spera di trovare ancora viva la nipote Paola, 30 anni, madre di un bambino di quattro. Tutta la famiglia Pierre ha deciso di rimanere al supermercato, assieme ad altre decine di persone. Le squadre di soccorso statunitensi e turche, che hanno lavorato "22 ore al giorno" riuscendo a salvare diversi sopravvissuti, cinque solo domenica, hanno abbandonato le ricerche ieri in tarda serata. Prima di lasciare il sito i soccorritori hanno celebrato una piccola cerimonia: "Avrete un grande spazio nel nostro cuore. Vi ricorderemo per sempre", ha detto il manager del Caribbean, Samer Tahmoush, mentre i volontari americani e turchi si abbracciavano commossi.

10:55 Scendono a due gli italiani ancora dispersi ad Haiti

Sono scese a 2 le segnalazioni di italiani, apparentemente ad Haiti, ancora da riscontrare. Lo rende noto la Farnesina, precisando che si tratta di "segnalazioni che risultano tuttavia così indeterminate da far ritenere che riguardino individui non effettivamente presenti ad Haiti". Il Ministero degli Esteri traccia quindi un nuovo bilancio della situazione: il quadro aggiornato degli italiani coinvolti nel terremoto è di 2 decessi e 2 persone "per le quali esistono purtroppo più che fondate ragioni di serissima preoccupazione". Le ricerche proseguiranno finché sarà tecnicamente possibile e la squadra italiana continuerà a operare per favorire i rimpatri verso le destinazioni richieste dai nostri connazionali. Ulteriori segnalazioni, precisa il Ministero degli Esteri, "potrebbero ancora emergere nelle prossime giornate, così come potrebbero darsi ritrovamenti di persone non segnalate". L'Unità di Crisi e le Rappresentanze diplomatiche rinnovano dunque l'appello "a quanti in possesso di informazioni relative a possibili presenze nell'isola per poter così comporre il quadro della situazione quanto più chiaramente possibile".

10:52 Catherine Ashton verso gli Usa per coordinare i soccorsi

Il capo della diplomazia dell'Unione Europea, Catherine Ashton, è partita oggi per gli Stati Uniti dove discuterà la questione dei soccorsi ad Haiti e della sue ricostruzione a lungo termine. ''Miss Pesc'' andrà prima a Washington, dove domani incontrerà il segretario di Stato americano Hillary Clinton, e poi a New York, per vedere venerdì il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon.

10:27 Il presidente Preval: "Non siamo preparati a ricevere gli aiuti"

E' la difficoltà nel coordinamento a ostacolare i soccorsi alla popolazione di Haiti colpita dal devastante sisma di una settimana fa. Lo ha sottolineato il presidente haitiano Rene Preval che ha aggiunto: "Gli aiuti arrivano ma noi non siamo preparati a riceverli: il problema sono i mezzi con cui trasportarli e dove depositarli''. Il suo auspicio è che la comunità internazionale continui a aiutare l'isola ''nel medio e nel lungo termine'', ma allo stesso tempo, ha ammesso, ''bisogna garantire stabilità politica e democrazia, che sono le condizioni fondamentali per lo sviluppo del Paese''.

09:35 L'allarme dei medici: aumentano le amputazioni

I medici lanciano l'allarme: "Molti feriti arrivano con gli arti già in cancrena, dobbiamo amputare non c'è altra scelta", dicono gli uomini impegnati nei soccorsi citati dai media internazionali. "Abbiamo una valanga di pazienti, la gran parte dei quali con gravi ferite", ha detto Jacques Lorblanches di Medecins du Monde (Mdm), aggiungendo che nella sua struttura si prevedono almeno 400 amputazioni nei prossimi giorni. "In genere nei casi di terremoto, c'è sempre un'ondata di questo tipo di operazioni a partire dal terzo giorno, che si prolunga per circa una settimana. Speriamo sia così anche qui", sottolinea la direttrice del Mdm, Susan Wright.

09:17 Oltre 121 le persone estratte vive

Sono state un totale di oltre 121 le persone estratte vive dalle macerie dalle squadre internazionali di soccorso ad Haiti: lo afferma una nota delle Nazioni Unite. Le operazioni di ricerca e salvataggio sono continuate ieri e quattro ulteriori vite umane sono state salvate, incluso un neonato di 22 giorni e un bimbo di tre anni, precisa l'Onu secondo i dati disponibili al momento della stesura del rapporto. A una settimana dal devastante terremoto che ha colpito Haiti, esiste "un accresciuto rischio di decessi legato alle ferite aperte e le fratture non curate", afferma l'Onu nel suo ultimo rapporto sulla situazione ad Haiti. "I feriti devono essere curati, è una priorità", ha affermato la portavoce dell'Ufficio dell'Onu per gli affari umanitari (Ocha), Elisabeth Byrs.

08:43 Bertolaso: "Organizzeremo tendopoli"

L'italia "non vuole assumere un ruolo di leadership" ma intende portare ad Haiti il suo contributo, forte dell'esperienza fatta di recente in Abruzzo. E' quanto ha detto ai microfoni del gr1 il capo della protezione civile, Guido Bertolaso, in partenza per Port au Prince. Se il coordinamento degli aiuti "spetta alle Nazioni Unite e ai paesi più vicini, anche geograficamente, ad Haiti", l'italia si ritaglierà un "settore di intervento tra i più efficaci e più utili", con l'organizzazione di "tendopoli, che possano servire da punto di raccolta e di accoglienza" per il mezzo milione di sfollati.

08:41 Appelli su Twitter per le ricerche al Caribbean Market

"Bisogna accettare il fatto che le potenzialità di sopravvivenza sono molto basse", ha detto il capitano Joe Zahralban del South Florida Urban Search and Rescue team, una delle squadre di soccorso impegnate in questi giorni al supermercato. "Si arriva ad un punto in cui (proseguire) significa mettere solo a rischio la vita dei soccorritori. Non crediamo ci siano altri sopravvissuti", ha aggiunto. Ieri, il tam tam di Twitter aveva evidenziato la notizia che le squadre si apprestavano a lasciare il Caribbean, scatenando un diluvio di appelli allarmati da parte di decine di utenti del social network, perchè i team tornassero al supermercato. Dal Caribbean sono state estratte vive domenica cinque persone, sei secondo altre fonti. Nel supermercato, uno tra i più grandi della capitale haitiana, al momento del sisma si sarebbero trovate tra le 70 e le 100 persone, tra cui anche l'italiano Antonio Sperduto.

08:40 Presidente Preval: "Il problema è il coordinamento"

"I soccorsi internazionali sono stati tempestivi, il problema è quello del coordinamento": lo ha dichiarato oggi il presidente haitiano René Preval all'emittente francese RF1.

08:39 Donna trovata sotto le macerie della cattedrale

Una donna fra i 60 e i 70 anni è stata estratta viva dalle macerie della cattedrale di Port-au-Prince. La donna, che è stata salvata da soccorritori tedeschi e messicani, ha dichiarato che ci sono altre persone vive sotto le macerie. Al calar della notte, le squadre di soccorso si sono dovute però ritirare per ragioni di sicurezza.

08:06 L'ambasciatore haitiano: "Stop aiuti da elicotteri"

L'ambasciatore di Haiti negli Stati Uniti, Raymond Joseph, ha chiesto di porre fine alle consegne di aiuti umanitari dagli elicotteri, che hanno dato luogo a scene di caos. "Non ci piacciono - ha spiegato in serata nel corso di una veglia per le vittime del terremoto di fronte all'ambasciata - Quando si consegnano gli aiuti in quel modo, solo i più forti vi hanno accesso. Dovrebbero esserci delle zone di transito dove gli elicotteri si possano posare" e dove gli aiuti possano essere distribuiti.

08:06 Le autorità: stop a ricerche nel Caribbean Market

Le squadre di soccorso hanno deciso di interrompere le ricerche al Caribbean Market di Port-au-Prince, lo stesso dove stava lavorando l'italiano Antonio Sperduto al momento del sisma. Lo scrive la Cnn sul proprio sito web.

08:04 Giovane estratta viva da macerie supermarket

E' stata estratta viva dalle macerie del supermercato Olympic Market di Port-au-Prince la giovane haitiana ritrovata ieri dopo sette giorni dal terremoto. Natalie, 25 anni, è apparsa in discrete condizioni. Era stata individuata ieri da una squadra dell'organizzazione francese Soccorritori senza frontiere. A questi aveva raccontato di non aver bevuto e mangiato per sette giorni.

08:03 Trovati vivi due bambini in un palazzo

Due bambini di 8 e 10 anni sono stati estratti vivi dalle macerie di un edificio di Port-au-Prince una settimana dopo il sisma che ha devastato Haiti. Secondo la Cnn i due, un maschio e una femmina, sono stati salvati da una squadra di vigili del fuoco e agenti di polizia inviati dalla municipalità di New York. I piccoli sono stati portati nell'ospedale da campo allestito dalla missione di soccorso israeliana.

 

 

 

 

A Port-au-Prince cresce il caos, paura per la pioggia. Salvata una donna all'ottavo giorno

Si combatte a colpi di bottiglia per conquistare un sacco di grano

Gli aiuti con il paracadute

sulle baraccopoli di Haiti

dal nostro inviato ANGELO AQUARO

Gli aiuti con il paracadute sulle baraccopoli di Haiti

PORT-AU-PRINCE - "Non lasciateci bere l'acqua dei nostri morti". La terra sotto Haiti si è spalancata una settimana fa ma l'ultimo incubo di Port-Au-Prince è quello che viene dall'alto. Quando la pioggia ieri ha bagnato la capitale, Suor Luisa ha subito alzato le mani al cielo supplicante: no, no, no. L'acqua è l'emergenza numero uno e l'acqua che Haiti raccoglie è da sempre quella piovana. Purificata? E da chi e da che cosa? La terra è piena di cadaveri e l'acqua contaminata è l'orrore che nessuno saprebbe affrontare.

Suor Luisa D'Orta ha lasciato la Brianza una vita fa e ormai sono anni che ha piantato il suo cuore a Cité Okai, tra la terra dei machete di Cité Soleil e la striscia d'asfalto dell'aeroporto. "Pioggia vuol dire fango: ma avete visto come vive questa gente? Non ci sono tende, non c'è niente di niente". Davanti al portone della sua scuola (350 bambini salvati dalla strada) bussa un esercito di disperati. Quanti saranno? Forse cinquemila. Lei chiede acqua e cibo a chi può. Ma la situazione è tragica in tutta questa capitolante metropoli. Gli americani hanno praticamente trincerato l'accesso all'aeroporto, tenuto ieri d'assedio da un plotone di disperati. Tutti aspettano la distribuzione di cibo e i soccorsi che proseguono troppo a rilento. Proprio lì a due passi della pista requisita dagli Usa (ieri riuscire a strappare uno slot per far atterrare gli aiuti italiani è stato un atto di forza e coraggio tricolore) sta nascendo l'ennesima baraccopoli. Come a Christ Quoi, come a Petionville, come a Cité Militaire. Gli haitiani provano a salvarsi da soli. Sono secoli che va avanti così.

 

I salvatori consegnano cifre che disegnano un successo travolgente ma non spengono le polemiche sugli aiuti, che vengono lanciati dal cielo, col paracadute, anziché essere distribuiti in modo regolato: 14mila pasti, 15mila litri d'acqua. L'Onu dice di aver raccolto 1,2 miliardi e l'Italia da sola nel suo piccolo ha già speso 5,7 milioni.

Ma chi glielo va a spiegare a Sulny Saintville, perché mai dopo una settimana nessuno è arrivato sulle colline di Noirette? Qui, un quartiere nel quartiere di Petionville, la rabbia degli abitanti ha lasciato il posto alla loro disperata intraprendenza. "Abbiamo fatto tutto da soli", dice Sulny mostrando il suo regno: una baraccopoli che si sta allargando di famiglia in famiglia come in un film neorealista. I bambini ti sorridono sollevando la tenda che fa da porta. L'organizzazione comunitaria è sorprendente: "Ecco, qui abbiamo le latrine". In un angolo i "rifornimenti": una ventina di uova e due cestoni di caramelle finite chissà come fin lì.

Sulny-City non è l'eccezione: è la regola in questa città che affondava già prima di quel boato di martedi scorso. Gli elicotteri e i parà usa hanno occupato il palazzo presidenziale distrutto, ma l'ordine non regna ad Haiti: proprio lì davanti il miserabile accampamento di Champs de Mars ieri ha segnato il record di 500mila presenze. Lì a due passi, in Rue De Miracles, ecco due cadaveri abbracciati per strada. E bruciati. Il fumo si solleva e l'aria è irrespirabile. Dall'Ufficio Postale alla Stazione degli autobus, quello che fu il glorioso quartiere Bellaville brucia per sempre i fantasmi della sua Belle Epoque.

A Badelmas i disperati si accalcano sugli autobus dipinti con i colori naive della tradizione afroamericana. "Aide Toi: Le Ciel T'Aidera" c'è scritto su un torpedone dove non ci sta più uno spillo. Chissà se Dio aiuterà davvero quei poveracci in fuga verso Cap Haitienne, al nord del paese, uno dei pochi posti ancora rimasti in piedi. E già dagli Usa il ministro Janet Napolitano avverte: "Non provate a venire, vi rispediremo indietro". L'incubo dei balseros è solo rimandato.

Primo sopravvivere. Al mercato di Petionville da lunedì ha riaperto il negozio "Ssave Sa": la gente si mette in fila per un po' di riso e zucchero. Mocenat era tra i primi: alle 6 dei mattino. "Apriamo alle 8, o comunque quando arriva la guardia: non possiamo farci mangiare vivi", dice Parisienne Luiny. È uno dei quattro soci ma si è arreso anche lui: "Entro stasera tutta la roba di questo stanzone andrà via. Non so quando riapriremo". Il sacco di riso che costava 100 golds haitiani oggi ne costa 386.

La città di notte è ormai off limits ma i soldati e i marines promessi in giro si vedono ancora poco. L'Onu porterà 3.500 uomini in più, ma nei centocinque quartieroni in cui si divide Delmas ieri si contavano solo due Caschi Blu armati. Ci vorrebbe un miracolo. Come quello di ieri: una donna salvata dalle macerie della cattedrale che devono ancora restituire il corpo dell'arcivescovo. Dice Ritchie Atwood, l'eroe dei Los Angeles Rescuers, gli angeli delle macerie Usa, che il record mondiale è coreano: 14 giorni. Altri sette giorni di speranza per Port-Au-Prince. Il resto è buio e preghiamo non porti pioggia.

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2010-01-19

Haiti, caos aiuti e violenze

ancora vivi tra le macerie

Mentre ad Haiti continuano ad arrivare le donazioni internazionali e molti criticano il ruolo degli Usa nel coordinare le operazioni di soccorso, il governo di Haiti riconosce che non ha la capacità di distribuire tutti gli alimenti e i soccorsi ricevuti. Nelle ultime ore, a ormai quasi una settimana dal sisma, sono ancora state trovate vive alcune persone tra le macerie: tra gli altri, una bimba di appena diciotto mesi e una studentessa trovata tra le macerie dell'università grazie ai suoi sms. E mentre i medici negli ospedali si trovano ad affrontare una situazione che non ha precedenti e sono costretti ad amputare arti che sono solo fratturati, il timore è che il peggio debba ancora venire: il diffondersi di epidemia, facilitato dalla mancanza di acqua. Intanto gli Stati Uniti hanno iniziato a paracadutare viveri. Secondo il il Washington Post sotto le macerie di una scuola cattolica crollata a Leogane, a ovest di Port-au-Prince, ci potrebbero essere almeno cinquecento persone tra bambini, insegnanti, preti e suore

16:09 Giovanardi: "Per adozione serve ok governo haitiano"

Le coppie italiane potrebbero avere la possibilità di adottare bambini haitiani ma "a due condizioni: ci deve essere effettivamente una famiglia adottante e da parte haitiana ci vuole un certificato di adottabilità dei minori. Siamo in grado fin da oggi di individuare, in collaborazione con gli enti autorizzati le coppie in attesa di adozione, in Italia circa 6-7.000, che possono optare per l'adozione di minori haitiani". E' quanto ha affermato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Carlo Giovanardi, in una conferenza a Palazzo Chigi.

16:02 Croce rossa in partenza da Italia con uomini e mezzi

La Croce rossa italiana è in partenza per Haiti con uomini e mezzi. Mercoledì mattina alle 4 dall`aeroporto di Milano Malpensa partirà un aereo cargo con a bordo 35 tonnellate di materiale per l`allestimento del campo della Croce rossa italiana. Port-au-Prince arriveranno tende, una cucina da campo che garantirà una media di 1500 pasti al giorno, generi alimentari, acqua e due impianti di potabilizzazione che depureranno una media di 8000 litri d`acqua all`ora. Il campo verrà costruito a circa 2 chilometri dall`aeroporto della capitale.

16:00 WT: "Forse 500 persone nella scuola di Leogane"

Sotto le macerie di una scuola cattolica crollata a Leogane, a ovest di Port-au-Prince, ci potrebbero essere i resti di almeno cinquecento persone tra bambini, insegnanti, preti e suore. Lo riporta oggi il Washington Post. Ieri la CNN, riferendo testimonianze di abitanti di Leogane, aveva parlato di cento bambini rimasti intrappolati sotto la loro scuola, ma non aveva confermato la notizia.

15:56 Twitter: "Un estratto vivo dal Caribbean market"

"Un collega di papà è stato tirato fuori dalle macerie del Caribbean Market questa mattina presto a Port-au-Prince!", scrive su Twitter FayZ. La notizia non può essere verificata. Il Caribbean è lo stesso dove stava lavorando l'italiano Antonio Sperduto al momento del sisma.

15:48 Giovanardi: "Dal governo altri 750mila euro per i bambini"

Sono in arrivo altri 750mila euro per i bambini di Haiti, che si aggiungono al milione di euro già pronto. Lo ha annunciato il sottosegretario con delega alla Famiglia, Carlo Giovanardi, in una conferenza stampa al termine della riunione della commissione adozioni internazionali. Le nuove risorse, ha spiegato, serviranno a finanziare progetti di sostegno ai bambini delle organizzazioni umanitarie presenti sul posto.

15:47 Anfp: "Funzionari di polizia disposti a partire senza indennità"

"I funzionari di polizia di fronte all'immane tragedia che ha colpito il popolo di Haiti sono pronti a partire per portare il loro aiuto tecnico professionale ai soccorsi. Per contribuire ad alleviare le sofferenze di quel popolo i funzionari di polizia sono immediatamente disponibili rinunciando all'indennità di missione all'estero". Lo rende noto il Segretario Nazionale dell'Associazione nazionale funzionari di polizia (Anfp) Enzo Letizia.

15:42 Preval a L'Espresso: "Situazione catastrofica"

La gestione degli aiuti internazionali che stanno arrivando sull'isola di Haiti, sarà affidata "a una struttura di coordinamento" composta da responsabili dello "Stato haitiano, delle Nazioni Unite e di tutte le agenzie internazionali presenti". Lo ha affermato il presidente haitiano Rene Preval nel corso di un'intervista all'inviato dell'Espresso. Per il capo dello stato "la situazione è catastrofica", ma "sarebbe stato terribile per qualunque altro paese. Haiti che già era debole, ha ancora più bisogno d'aiuto. Gli aiuti internazionali si sono mobilitati. Ora è necessario coordinarli". Per il capo dello stato "la situazione è catastrofica", ma "sarebbe stato terribile per qualunque altro paese. Haiti che già era debole, ha ancora più bisogno d'aiuto. Gli aiuti internazionali si sono mobilitati. Ora è necessario coordinarli".

15:21 Truppe Usa in assetto da combattimento al palazzo presidenziale

Truppe Usa in assetto da combattimento hanno "occupato" le macerie del palazzo presidenziale a Port-au-Prince. Una decina di elicotteri è arrivata nell'area in cui sorgeva l'edificio e ne sono scesi i militari che costituiscono l'avanguardia del dispiegamento Usa nell'isola devastata dal sisma.

14:27 Kouchner: "Con gli Usa solo una piccola disputa"

"Ci sono sempre piccole dispute nelle grandi catastrofi". Lo ha detto il ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner, alludendo alle frizioni tra la Francia e gli Usa sulla gestione degli aiuti ad Haiti. "Non è questo il momento di parlare di malintesi senza interesse", ha aggiunto Kouchner nel corso di una cerimonia di auguri alla stampa a Parigi. "Quello che conta - ha spiegato il capo del Quai d'Orsay - sono gli sforzi di tutti noi" per sostenere la popolazione di Haiti, colpita martedì scorso da un devastante terremoto.

14:26 Tavola della pace: "L'Italia metta i suoi soldati a disposizione dell'Onu"

"L'Italia metta i suoi soldati a disposizione dell'Onu, che deve coordinare e accelerare la distribuzione degli aiuti ad Haiti". E' quanto chiede il coordinatore della Tavola della Pace, Flavio Lotti per il quale il nostro Paese "deve rispondere immediatamente all'appello del Segretario generale dell'Onu, mettendo a disposizione mille soldati e carabinieri italiani per il rafforzamento della polizia delle Nazioni Unite e del contingente dei caschi blu presente ad Haiti: lo deve fare subito e per tutto il tempo necessario".

14:16 Governatore Pennsylvania porta orfani a Pittsburgh

Un gruppo di bambini haitiani orfani è in viaggio per gli Stati Uniti su un aereo su cui si trova anche il governatore della Pennsylvania Ed Rendell che ieri era andato a prenderli. Si tratta di decine di bambini di di Port-au-Prince che verranno ricoverati al Children's Hospital di Pittsburgh. L'aereo del governatore è arrivato e ripartito da Miami alla volta della città della Pennsylvania. L'orfanatrofio in cui vivevano era gestito da due suore della regione: altri bambini che vi erano ospitati sono stati accolti da agenzie olandesi e francesi, ha riportato la Cbs. Secondo le stazioni tv di Filadelfia sarebbe stato l'ambasciatore haitiano negli Usa a chiedera Rendell di andare.

14:00 Msf: "Scorte di medicinali limitate"

La situazione dei feriti a Port-au-Prince "è sempre più difficile, le persone aspettano ancora troppo tempo prima di ricevere le cure". Lo afferma Marie-Christine Ferir, uno dei coordinatori dell'emergenza. C'è poi "grande preoccupazione" per le scorte di medicinali; rimpiazzarle "si sta dimostrando una sfida enorme. I voli a Haiti sono ancora molto limitati.

13:45 10% donne in equipaggio portaerei Cavour

E' composto per circa il 10% da donne di ogni grado l'equipaggio della Marina Militare della portaerei Cavour, che si prepara a salpare dal bacino della Fincantieri della Spezia per raggiungere Haiti. Donne anche tra il contingente dell'esercito, sono quattro in tutto.

13:44 Unicef: nessuna igiene nell'ospedale da campo

Un ospedale dove si effettuano interventi chirurgici senza servizi igienico-sanitari: gli arti amputati vengono buttati nella spazzatura, le urine e le feci smaltite dietro le tende dell'ospedale. Ma non solo: medici e pazienti hanno a disposizione poca acqua e poco cibo. E' questa la drammatica condizione igienica in cui sta lavorando l' ospedale da campo allestito alla base logistica Minustah (sede della missione Onu ad Haiti) riferita all'ANSA dalla portavoce dell'Unicef per l'America Latina e i Caraibi, Tamar Hahn, arrivata ieri nella capitale haitiana.

13:36 Militari Usa accampati in un campo di golf

I militari statunitensi dell'82.esima Brigata aerotrasportata che presidiano l'aeroporto di Port-au-Prince, hanno allestito una base sull'unico campo da golf di Haiti, sul quale sono accampati in tende insieme a circa 50.000 sfollati. Si tratta del Petionville Club, da dove distribuiscono anche acqua e vettovaglie ai sopravissuti accampati che si mettono in fila. Molti soldati, stremati dalla fatica, riposano sui campi da tennis del club.

13:32 Parigi auspica grande conferenza donatori a marzo

Il ministro degli Esteri francese, Bernard Kouchner, ha auspicato l'organizzazione di una "grande conferenza di donatori" per la ricostruzione di Haiti che si tenga dopo quella prevista il prossimo 25 gennaio a Montreal, in Canada. "Numerosi Paesi" ne hanno accettato l'idea nel corso di una conferenza telefonica, ha aggiunto.

13:07 La Spezia, prevista stasera partenza portaerei Cavour

Dovrebbe salpare questa sera la portaerei italiana Cavour che sarà impegnata in una missione umanitaria congiunta con le forze armate brasiliane per portare soccorso e supporto logistico alla popolazione di Haiti. Ultimate le operazioni di imbarco, che sono proseguite per tutta la notte e la mattinata di oggi, la nave, che ospiterà 800 uomini e decine di mezzi, lascerà lo scalo spezzino e prima di raggiungere l'isola caraibica farà una sosta in Brasile per raccogliere il materiale ed il personale medico delle forze armate brasiliane.

12:59 Unicef: "Il cortile della casa del premier affollata dai senzatetto"

Il cortile della casa del primo ministro haitiano è ora un campo improvvisato, affollato dai senzatetto del terremoto. Lo racconta Tamar Hahn, portavoce dell'Unicef per l'America Latina e i Caraibi giunta da poche ore a Port-au-Prince. "Gli haitiani - riferisce - non dormono più nelle loro case, anche quelli che un tetto ce lo avrebbero perché ha resistito al sisma del 12 gennaio. Nella maggior parte dei casi, le persone hanno costruito tende formate da più pezzi di stoffe, tutte quelle che hanno trovato e che hanno potuto mettere insieme. Le piazze della città sono affollate. Anche la casa del primo ministro, una proprietà protetta con un grande cortile davanti, è diventata un accampamento. Chi non ha queste possibilità, non ha a disposizione né un cortile né una tenda, si riversa nelle strade e dorme su lastre di calcestruzzo".

12:51 Rischio violenze, evacuato orfanotrofio

Il rischio di subire saccheggi e violenze dopo il catastrofico terremoto di martedì scorso era diventato troppo alto: per questo l'orfanotrofio della missione 'Rescue Children' a Port-au-Prince ha deciso di trasferire i suoi piccoli ospiti in un'altra missione, secondo quanto riportato dal sito d'informazione Msnbc.com. "Non rimane altra scelta che trasferirci in un posto a 45 minuti da qui (la missione 'Love A Child'); è un rifugio temporaneo e sarà un po' scomodo", ha spiegato a 13 bambini silenziosi uno dei responsabili dell'orfanotrofio, Ramon Crespo, promettendo di portare anche l'amato cagnolino mascotte.

12:44 Il Brasile raddoppierà il proprio contingente militare

Il Brasile raddoppierà nelle prossime settimane il proprio contingente militare ad Haiti nell'ambito della missione Onu, portandone gli effettivi a quasi tremila unità. Lo ha annunciato oggi alla stampa brasiliana il comandante dell'Esercito, generale Enzo Martins Peri, specificando che la decisione dovrà ancora essere approvata dal Congresso di Brasilia e ratificata dalle Nazioni Unite. Il Brasile guida da cinque anni la Minustah, la missione di pace dell'Onu sull'isola caraibica, dove sono presenti circa 1.300 soldati brasiliani. Nel terremoto della settimana scorsa sono morti 17 membri delle forze armate brasiliane.

12:42 La radio dell'Onu ha ripreso a trasmettere

La radio dell'Onu ad Haiti, Minustah fm, è stata rimessa in funzione da una squadra di Radio France e Tdf (Telediffusion de France) e ha ripreso a trasmettere ieri alle 17. Lo ha annunciato l'emittente francese in un comunicato spiegando che la radio sarà al servizio delle vittime del potente terremoto che una settimana fa ha devastato il piccolo paese caraibico.

12:25 Una poliziotta la terza vittima spagnola

Le squadre di soccorso hanno trovato fra le macerie di un edificio di Port au Prince il cadavere della ispettrice di polizia spagnola Rosa Crespo Biel, 47 anni, dichiarata dispersa dalle autorità di Madrid da diversi giorni, riferisce la stampa spagnola. La funzionaria di polizia, che faceva parte della missione Onu per Haiti (Minustah) è la terza vittima spagnola del terremoto. Secondo l'edizione elettronica di El Mundo, la donna si occupava della sicurezza di un dirigente Onu ad Haiti, anch'egli morto nel sisma.

12:22 Capo della polizia: passati da 4mila a 1.500 agenti

La polizia haitina nella capitale Port-au-Prince ha subito gravi perdite nel terremoto di una settimana fa, fra morti, dispersi e feriti, ed è passata da 4.000 agenti a circa 1.500, con il compito di garantire la popolazione e gli aiuti da sciacalli e violenti. Lo ha dichiarato il capo della polizia di Haiti, Mario Andresol, alla Cnn.

12:12 Cnn, mezzo milione di sfollati accampati in un viale della capitale

Quasi mezzo milione di sfollati haitiani vivono sotto ripari e tende improvvisati, accampati lungo il grande viale degli Champs de Mars a Port-au-Prince. Lo ha constatato la Cnn. L'accampamento di Champ de Mars, spiega al sito il capo della polizia haitiana, Mario Andresol, "è il maggiore", aggiungendo che ce ne sono altri nella stessa capitale e in altre zone del Paese. "Abbiamo nuove aree e nuova gente da proteggere. E' un'altro tipo di sicurezza che dobbiamo garantire. Ma questa è la più dura", dice Andresol.

12:03 Appello della Merkel al popolo tedesco

La cancelliera tedesca, Angela Merkel, ha lanciato oggi un appello al Paese per aumentare gli aiuti alla popolazione di Haiti colpita dal terremoto. "Il popolo di Haiti ha bisogno del nostro e del vostro aiuto - ha scritto la cancelliera sul tabloid Bild, il quotidiano più letto della Germania, in un articolo pubblicato oggi -. Ha bisogno della nostra solidarietà". "Vi prego con tutto il cuore - ha proseguito la Merkel -: Fate un'offerta per dare un futuro migliore al popolo di Haiti".

12:01 Madrid accelera sulle adozioni

Il governo di Madrid ha annunciato di avere accelerato le procedure per il trasferimento in Spagna dei bambini haitiani per i quali erano già state finalizzate prima del terremoto le pratiche di adozione da parte di cittadini spagnoli. Il governo del premier Josè Luis Zapatero "è in contatto con le autorità di Haiti per il trasferimento in Spagna dei minori, nel pieno rispetto della legalità, come pure con gli orfanotrofi nei quali si trovano" ha indicato in una nota il ministero degli esteri di Madrid.

11:51 Spagna pronta ad inviare nave anfibia

La Spagna è pronta a inviare ad Haiti una nave anfibia con circa 500 militari ed è atteso nelle prossime ore l'annuncio al riguardo del ministro della Difesa Carme Chacon. L'unità della marina spagnola, 'Galicia' o 'Castilla', partirà il prossimo fine settimana dalla base di Rota, per arrivare a destinazione nel giro di almeno 10 giorni. A bordo ci saranno dai quattro ai sei elicotteri, un team di medici, di uomini della sicurezza e di ingegneri con gruppi elettrogeni e il necessario per la potabilizzazione dell'acqua.

11:47 Si riunisce oggi lacommissione per adozioni internazionali

Si riunisce oggi la commissione per le adozioni internazionali, l'autorità centrale italiana per l'applicazione della convenzione de l'Aja del 29 maggio 1993, anche per individuare interventi e misure urgenti a favore dei bambini haitiani. La commissione è presieduta dal sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio dei ministri, Carlo Giovanardi e dalla vice presidente Daniela Bacchetta. Gli esiti della riunione saranno illustrati da Giovanardi, nel corso di una conferenza stampa indetta per le 15 di oggi, alla sala stampa di palazzo Chigi.

11:42 Terremoto di magnitudo 5,7 in Nuova Zelanda. Non ci sono danni

Un terremoto di magnitudo 5,7 della scala Richter è stato registrato al largo dell'Isola del Nord della Nuova Zelanda. Non ci sono notizie di danni o feriti. Secondo l'Istituto geologico e di scienze nucleari di Wellington, l'epicentro del sisma è stato localizzato a a 80 chilometri a nord di White Island, dove si trova un vulcano attivo, e a 220 chilometri di profondità nel mare.

11:25 Dipendenti della camera mobilitati per orfanotrofio

Il Gruppo di Solidarietà dei dipendenti della Camera si mobilita per Haiti. E' in corso infatti una sottoscrizione straordinaria per aiutare l'orfanotrofio St. Helene di Kenscoff in seguito al drammatico appello lanciato dalla fondazione Francesca Rava che, sottolinea un comunicato dell'Ufficio stampa di Montecitorio, da molti anni è presente nel Paese caraibico con numerosi progetti di aiuto per l'infanzia. L'obiettivo dell'iniziativa è quello di aiutare l'orfanotrofio a ospitare altri bambini rimasti orfani anche per evitare che siano portati via dai mercanti del sesso o dai trafficanti di organi. I dipendenti Camera forniscono anche le coordinate per le donazioni: bonifico bancario intestato ad Associazione Gruppo di solidarietà dei dipendenti della Camera deputati. Banco di Napoli IBAN: IT40 J010 1003 201100000011052 - causale Emergenza Haiti.

11:01 Onu: ancora speranza di trovare vivi tra le macerie

A una settimana dal devastante terremoto che ha messo in ginocchio Haiti, c'è "ancora speranza" di estrarre persone vive dalle macerie: lo hanno detto fonti dell'Onu a Ginevra.

10:57 Farnesina: scesi a 5 gli italiani che mancano all'appello

Sono cinque gli italiani ad Haiti che ancora mancano all'appello e si teme che due di loro non siano sopravvissuti al sisma. Lo ha reso noto al Farnesina, secondo cui due delle cinque segnalazioni sono "così indeterminate da far sperare che riguardino persone non effettivamente presenti ad Haiti".

10:48 Dalla Francia stop a polemiche con Usa

Stop alle polemiche sugli aiuti ad Haiti. La Francia ha smentito le indiscrezioni circolate in questi giorni secondo cui il Quay d'Orsay si sarebbe sentito messo da parte dalla leadership riconosciuta agli Stati Uniti nelle operazioni di soccorso e dalla decisione del presidente Barack Obama di chiedere aiuto a Brasile e Canada per una maggiore cooperazione degli sforzi. ''Nessuno sta escludendo nessuno'', ha detto il ministro francese per l'Europa Pierre Lellouche nel corso di un'intervista televisiva. ''L'America ha bisogno dell'Europa e l'Europa ha bisogno degli Stati Uniti''.

10:47 Formigoni: "Volontari lombardi oggi a Port-au-Prince"

Il primo gruppo di volontari e tecnici della Regione Lombardia, partito domenica da Malpensa e atterrato a Santo Domingo con un carico di 3 tonnellate di medicinali e attrezzature mediche, è ora in viaggio in camion verso la frontiera con Haiti. Il convoglio umanitario lombardo dovrebbe arrivare alla frontiera alle 12.00 ora italiana e dopo un altra ora raggiungere Port au Prince. "I nostri volontari e tecnici - commenta il presidente Roberto Formigoni - stanno dunque per raggiungere i sette medici lombardi partiti già sabato scorso e attivi nell'ospedale, danneggiato ma funzionante, della Fondazione Rava e i collaboratori dell'AVSI, impegnati nell'assistenza in particolare ai minori, molti dei quali rimasti senza genitori e in abbandono".

10:28 Continuano i preparativi della Cavour

Sono proseguite incessanti per tutta la notte, e vanno avanti anche stamani, le operazioni di imbarco sulla portaerei Cavour, ormeggiata nel bacino di Fincantieri alla Spezia dove è stata costruita, in vista della partenza per Haiti, che potrebbe avvenire nel tardo pomeriggio di oggi, dopo la visita del ministro della Difesa Ignazio La Russa, oppure domattina. Non è ancora chiaro se a bordo della nave salirà anche un piccolo contingente della Croce Rossa. La Cavour, che può trasportare fino a 1200 persone, comunque non partirà dalla Spezia a pieno carico umano per poter così imbarcare le forze militari brasiliane.

10:04 Rischio cancrena e tetano

Dopo il caos del terremoto, lo stallo degli aiuti, le violenze dei linciaggi, c'è un nuovo pericolo ad Haiti: il diffondersi di cancrena e tetano tra gli innumerevoli feriti a cui sono stati amputati gli arti. Sopraffatti dall'enorme numero di feriti che affluiscono negli ospedali, i team medici lavorano ad Haiti in condizioni disperate. L'ex presidente Usa, Bill Clinton, che lunedì ha visitato un ospedale di Port-au-Prince ha raccontato che i medici lavorano "senza anestesia e usando la vodka per sterilizzare gli attrezzi". La popolazione di Haiti, già prima del sisma era in condizioni disperate, piagata da malattie come Aids, tubercolosi e malaria, oltrechè dalla malnutrizione.

09:53 Primi lanci di aiuti Usa

Il primo lancio di aiuti è di circa 14.000 pasti pronti e di circa 15.000 litri di acqua da bere. Si tratta del primo lancio di aiuti americani con il paracadute da quando è avvenuto il terremoto. I militari Usa stanno prendendo in considerazione, visti i gravi problemi logistici all'aeroporto di Port-au-Prince, di estendere il lancio degli aiuti dagli aerei ad altre aree di Haiti. Un'opzione considerata invece finora troppo rischiosa. "Ci sono aiuti di così tante organizzazioni che si accumulano all'aeroporto da aver creato un collo di bottiglia", ha detto il portavoce dell'esercito Strictland, aggiungendo che "da ora lanceremo le cose direttamente dal cielo".

09:52 Onu: più di 90 i sopravvissuti estratti dalle macerie

Più di 90 sopravvissuti sono stati estratti dalle macerie dal personale di soccorso impegnato ad Haiti. Lo ha confermato l'Onu. Il precedente bilancio riferiva di almeno 71 sopravvissuti. "Oggi ci sono delle buone notizie. I soccorsi e i nostri sforzi per gli aiuti umanitari si concentrano al momento nelle zone attorno a port-au-prince", ha spiegato la portavoce.

09:51 Ancora persone in vita

Nelle ultime ore, a ormai quasi una settimana dal sisma, sono ancora state trovate vive alcune persone tra le macerie: tra gli altri, una bimba di appena diciotto mesi, estratta coperta di polvere ma ancora in vita. E mentre i medici negli ospedali si trovano ad affrontare una situazione che non ha precedenti e sono costretti ad amputare arti che sono solo fratturati, il timore è che il peggio debba ancora venire: il diffondesri di epidemia, facilitato dalla mancanza di acqua.

09:49 Violenze e saccheggi

Il pericolo di violenze e saccheggi è sempre presente. Secondo il premier Bellerive, solo il 60 per cento dei 2.000 agenti su cui può contare l'intera regione di Port-au-Prince è disponibile, ma gli agenti sono stremati da turni che arrivano a 48 ore continuate. Lunedì Washington ha inviato ad Haiti 7,.500 soldati, che si sommano ai 5.800 già sul terreno. Il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon ha chiesto al Consiglio di Sicurezza di inviare altri 3.500 peacekeeper da aggiungere ai 9.000 'caschi blu' già sul terreno.

09:47 Caos aiuti

Mentre ad Haiti continuano ad arrivare le donazioni internazionali e molti criticano il ruolo degli Usa nel coordinare le operazioni di soccorso, il governo di Haiti riconosce che non ha la capacità di distribuire tutti gli alimenti e i soccorsi ricevuti. All'aeroporto di Port-au-Prince continuano ad arrivare senza sosta gli aerei carichi di alimenti e medicine, che poi però rimangono ammassati ai bordi delle piste. Nonostante l'ingente sforzo umanitario messo in campo dalla comunità internazionale, la distribuzione degli aiuti rimane molto lenta, di gran lunga inferiore alle necessità della popolazione. Le difficoltà logistiche sono enormi considerato che l'aeroporto ha un'unica pista attiva e il porto della città è inagibile.

09:46 Governo Usa accelera procedure per adozioni

Il governo americano ha deciso di accelerarre l'adozione di orfani haitiani in seguito al terremoto della settimana scorsa. Il segretario per la Sicurezza Interna Janet Napolitano ha spiegato che gli Stati Uniti "sono impegnati a fare il possibile per riunire le famiglie ad Haiti", ma allo stesso tempo autorizzano procedure sulla parola "per orfani candidati all'adozione negli Stati Uniti". Un gruppo di 31 orfani la cui procedura di adozione era stata avviata sono già stati portati dai genitori in attesa negli Stati Uniti, ha detto alla Cnn Raymond Joseph, ambasciatore haitiano negli Stati Uniti.

09:42 Obama: leadership americana è aiutare gli altri (Newsweek)

"Stiamo aiutando Haiti per le migliaia di cittadini americani che vi si trovano, e per le loro famiglie; per il popolo haitiano, segnato da una storia tragica; per i forti legami con un paese vicino; soprattutto, per una ragione molto semplice: in tempi di crisi, gli Stati Uniti fanno un passo avanti e danno una mano. Questo è ciò che siamo, questo è ciò che facciamo": il presidente Barack Obama scrive un lungo articolo sul settimanale Newsweek per spiegare le ragioni per cui la tragedia di Port-au-Prince deve interessare gli Stati Uniti.

09:40 Ambasciatore in Usa a connazionali: non fuggite in barca

L'ambasciatore di Haiti presso gli Stati Uniti invita i suoi connazionali a non lasciare l'isola caraibica in barca, dopo il terremoto, nel tentativo di raggiungere le coste statunitensi. "Non vi affrettate con le barche per lasciare il Paese", afferma il rappresentante diplomatico di Port-au-Prince in un messaggio in creolo rilanciato dal sito internet del dipartimento di Stato Usa 'america.Gov'. "Sarò onesto con voi: se pensate di raggiungere gli Stati Uniti e che ogni porta vi sia aperta, non è vero. Vi intercetteranno in acqua e vi rispediranno a casa".

09:38 Esercito Usa lancia da aerei rifornimenti di cibo e acqua

L'esercito degli Stati Uniti ha paracadutato rifornimenti di cibo e acqua ad Haiti. Nei giorni scorsi questa tecnica era stata esclusa perché considerata troppo pericolosa. Il timore è che l'arrivo di pacchi in assenza di un'adeguata struttura di distribuzione scateni dei tumulti. Una portavoce dell'esercito statunitense ha riferito che ieri un aereo militare ha lanciato 14.500 Pasti e 15mila litri d'acqua.

09:36 Usa, visto d'ingresso ai bambini di Haiti

Gli Stati Uniti hanno deciso di concedere il visto d'ingresso in America ai bambini di Haiti rimasti orfani e che hanno bisogno di cure. Lo ha reso noto il segretario per la Sicurezza Interna, Janet Napolitano, confermando formalmente quanto già anticipato dal Dipartimento di Stato, che ieri aveva comunicato la concessione del visto a 24 orfani haitiani feriti e portati per questo in territorio americano.

09:35 Telefonata Obama-Lula: "Coordinare aiuti"

Lavorare insieme nella ricostruzione di Haiti: è stato il tema chiave al centro di un colloquio telefonico tra il presidente americano Barack Obama e il collega brasiliano Lula. Obama ha telefonato a Lula, hanno riferito fonti della presidenza brasiliana, sottolineando che nel colloquio, durato una quindicina di minuti, il presidente Usa ha ricordato che Washington e Brasilia hanno il maggior numero di effettivi nel paese caraibico. Brasile è d'altra parte il maggior partner degli Usa nelle azioni umanitarie e per la sicurezza a Port-au-Prince, ha aggiunto Obama, il quale ha d'altra parte ricordato che il presidente francese Nicolas Sarkozy intende convocare un'altra riunione su Haiti alla Martinica.

09:16 Studentessa salvata grazie a sms

Ha 23 anni e si chiama Maxine Fallon la studentessa che grazie ai messaggini Sms ieri è stata estratta viva dalla macerie dell'università di Port au Prince, distrutta dal terremoto di una settimana fa. Lo riferisce la Cnn sul suo sito web. In precedenza la stessa emittente aveva identifcato la 'miracolata' come Martine Pierre. La ragazza e" stata tratta in salvo da un team di soccorso peruviano. Il paramedico Clever Sobrino ha detto che si crede che "altri sopravvissuti siano intrappolati sotto le macerie". La studentessa è in buone condizioni. Poco prima una bimba di sei anni era stata estratta viva dai residenti e trasportata presso l'ospedale da campo israeliano.

 

 

 

 

Haiti: dal terremoto al commissariamento Usa-Rep.Domenicana

di Maurizio Stefanini

Maurizio StefaniniRUBRICA ALTREAMERICHE. Paese distrutto, comprese le strutture istituzionali. Non ci sono rivolte perché non si sa contro chi farle. I paesi che aiutano di più sono quelli che temono un'ondata di profughi, da quello che non era più il paese più povero del continente.

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Si stima che il sisma costerà ad Haiti almeno il 15% del Pil. Non solo il governo, ma anche la missione Onu Minustah si sono letteralmente disintegrati sotto le scosse. Il presidente della Camera, l’arcivescovo, almeno due ministri, il responsabile civile tunisino della missione Onu e il generale brasiliano comandante militare sono morti sotto le macerie. Il presidente del Senato è ricoverato in ospedale nella Repubblica Dominicana. La polizia è sparita. Il presidente Préval si aggira tra le macerie, spiegando alla Cnn che "non ha più un posto dove andare a dormire".

Il portavoce di Obama Gibbbs sembra mettere le mani avanti quando spiega: "non veniamo a prendere il controllo di Haiti, il governo di Haiti c'è ancora". Ma Hillary Clinton deve constatare che "il governo haitiano non è capace di funzionare, fortunatamente il presidente è vivo ma senza gran parte del governo da dirigere". E un fotografo di Time testimonia che di fronte alla mancanza di aiuto c'è già gente che sta montando barricate con cadaveri e armandosi di pietre: a impedire finora una sommossa è che non ci sono obiettivi con cui prendersela.

Al momento, il principale centro di potere è l’aeroporto, punto di arrivo e distribuzione degli aiuti. Naturalmente, nella loro raccolta acquista protagonismo la diaspora all’estero: dall’ambasciatore all’Onu Raymond Joseph a suo nipote Wyclef Jean. Famoso cantante, che qualcuno ha già indicato come un possibile futuro candidato presidenziale. Importanza acquista anche la Repubblica Dominicana, ormai fondamentale punto di smistamento. Il presidente Leonel Fernández ha subito mandato 14 elicotteri militari, affiancati da 19 aerei prestati da privati, per trasportare otto unità mediche mobili con 36 medici, inclusi ortopedici, traumatologi, anestesiologi e chirurghi. Nel frattempo partivano 39 tir pieni di scatolame, assieme a 10 cucine da campo e a 110 cuochi, in grado di preparare 100.000 pasti al giorno. Un ponte aereo è in corso per trasportare feriti da Port-au-Prince a Santiago de Caballeros, dove vengono ricoverati al locale Ospedale. Ma al contempo Fernández ha anche mandato l’esercito ai posti di frontiera, ordinando di bloccare i profughi che già si ammassano dall’altra parte, eccetto i feriti. È vero che, in compenso, ha pure sospeso le retate e espulsioni di clandestini.

Sembra al momento perdere importanza il ruolo dell’Alba. I cinquanta specialisti in soccorso che ha mandato il Venezuela e l’ospedale da campo di Cuba sono invero poca cosa rispetto ai 6000 uomini e ai 100 milioni di dollari di solo primo aiuto degli Stati Uniti. Obama ripete che gli Usa vanno a Haiti per assisterla, e non per occuparla. Ma è evidente che nell’immediato quello che si delinea è un commissariamento del paese: statunitense, o forse statunitense-dominicano. I due paesi che più avrebbero da temere un’ondata di profughi.

Haiti è un paese in fondo a tutti gli indici di ricchezza e sviluppo umano dell’Emisfero Occidentale: un reddito pro-capite di 2 dollari al giorno; un tasso di analfabetismo del 34,1%; un indice di mortalità infantile del 63,83 per 1000; un’aspettativa di vita alla nascita di 57 anni; i due quinti del bilancio pubblico dipendenti dall’aiuto internazionale; il 50% del Pil basato sulle rimesse degli emigranti; un’agricoltura di sussistenza che impiega il 66% della popolazione, ma contribuisce solo al 28% del Pil.

Eppure, secondo le ultime rilevazioni non era più il più povero. In parte, il recentissimo sorpasso sul Nicaragua era dovuto ai pessimi governi che si sono succeduti a Managua. Ma in parte la situazione stava migliorando davvero, con tassi di crescita tra l’1 e il 2% all’anno. Sebbene spesso accusato di lassismo nei confronti della criminalità dilagante, era effettivamente riuscito un po’ a dare sicurezza il contingente multinazionale a guida brasiliana della Minustah: la Missione Onu di stabilizzazione ad Haiti inviata dopo la guerra civile che nel 2004 aveva estromesso dal potere Jean-Bertrand Aristide.

Blando protettorato di fatto dell’Onu, Haiti aveva però per questo cessato pure di essere il paese a continuo rischio di golpe e sommosse che era stato nei due secoli precedenti. In più il presidente René Préval, pur ostentando un pedigree di sinistra e populista, aveva seguito con diligenza le ricette del Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale a proposito di liberalizzazioni. E il tutto aveva favorito un certo afflusso di capitali stranieri. Proprio alla vigilia del terremoto una catena di hotel aveva appena deciso di investire, nella speranza di trasformare anche Haiti in un paradiso turistico nello stile della contigua Repubblica Dominicana. E poi erano venuti anche imprenditori del tessile, impiantando maquilladoras di stile messicano. Certo, un problema continuava ad essere la carenza di imprenditorialità interna. Préval e prima di lui Aristide hanno fatto largo ricorso ai consigli dei grandi guru del capitalismo dal basso, dal "banchiere dei poveri" Muhammad Yunus al teorico della "rivoluzione informale" Hernando de Soto. Ma le banche cooperative create nel 2000 da Aristide erano subito degenerate in piramidi finanziarie, offrendo ai clienti interessi impossibili del 10% e finendo così per bruciare almeno 200 milioni di dollari di risparmi che erano stati loro incautamente affidati.

Allo stesso tempo, era finito quell’isolamento dall’America Latina che era stato particolarmente evidente al momento della crisi del 1994, quando Clinton aveva mandato i marines a ristabilire al potere Aristide al suo primo mandato, costretto in esilio da un golpe. Un senso di estraneità degli ibero-americani verso quel paese francofono coi sui riti africaneggianti, che aveva fatto classificare Haiti nello Scontro di civiltà Samuel Huntington tra i "paesi isolati", privi di legami culturali con altre civiltà. E che poi era anche una gran prova di ingratitudine storica, visto il grande aiuto che la lotta di indipendenza di Simón Bolívar aveva ricevuto dal governo haitiano. Ma con l’arrivo del Terzo Millennio la crescita del protagonismo brasiliano e la nuova sfida "bolivariana" del populista Hugo Chávez hanno creato un clima di concorrenza effervescente, nei confronti del tradizionale primato regionale di quegli Stati Uniti ormai drammaticamente distratti per le nuove sfide emerse in Medio Oriente. E Haiti è stato appunto uno dei paesi dove questo scontro di influenze è stato più marcato.

Gli Stati Uniti sono restati naturalmente il principale partner: il 35% dell’export haitiano; il 68% dell’import; il principale donatore, con 884 milioni di dollari versati tra 1995 e 1999 e 230 milioni nel 2006; e una diaspora negli Usa di oltre mezzo milione di haitiani. Ma con la Minustah l’America Latina aveva preso in mano in prima persona la crisi - a differenza di dieci anni prima - e in particolare il Brasile aveva assunto il comando militare della missione, oltre a fornire il più numeroso contingente: 1266 uomini su 9065.

Nel marzo del 2007 era venuto poi in visita Chávez, che e a nome dell’intera Alba ma a carico del Venezuela aveva offerto un miliardo di dollari di aiuti nei settori dell'energia, della sanità e delle infrastrutture. Nel pacchetto erano comprese quattro centrali elettriche da costruire a Port-au-Prince, Cap-Haitien e Gonaives, per un potenziale di 160 Mw; una raffineria da 10.000 barili al giorno; una fornitura di altri 14.000 barili di petrolio al giorno, ai prezzi favorevoli riservati ai soci dell’Alba sebbene Haiti non ne faccia parte. Ma Cuba a sua volta vi ha aggiunto 400 specialisti, in gran parte medici.

La Francia, ex potenza colonizzatrice, conta di meno, malgrado la Francofonia. Su Parigi pesa ancora il ricordo della feroce guerra di indipendenza del 1791-1804, e gli orrori della schiavitù precedente. Un certo peso però lo ha il Canada, dove il Quebec ha in tutti i modi favorito l’immigrazione di haitiani, come bilanciamento francofono all’orientamento anglofono della gran parte degli altri immigrati. Compresi quelli di ceppo latino, come ieri gli italiani e oggi gli ispanici. L’haitiana Michaëlle Jean, nata nel 1957 a Port-au-Prince e residente in Quebec solo da quando aveva 11 anni, dal 27 settembre del 2005 è diventata addirittura governatrice generale del Canada. Il facente funzione di capo dello Stato, in rappresentanza della regina Elisabetta.

Né bisogna dimenticare i 2 milioni di haitiani che vivono nella Repubblica Dominicana, solo 70.000 dei quali legali. Ma con i dominicani la situazione è spesso a rischio di rottura anche per le eredità di un passato difficile. Nell’800 più volte gli haitiani tentarono di annettersi la Repubblica Dominicana: tra 1801 e 1809, tra 1822 e 1844, e nel 1856. E sempre si segnalarono come feroci massacratori. Al contrario nel 1937 fu l’esercito dominicano a massacrare 35.000 clandestini haitiani nella Repubblica Dominicana. A ogni modo, Préval si trovava nella condizione di pompare aiuti da varie fonti, anche se molti economisti ritengono che tale risorsa ostacoli lo sviluppo, piuttosto che aiutarlo. In particolare, da sempre la risicultura del Dipartimento dell’Artibonite, che è la risorsa agricola più promettente, soffre per la concorrenza del riso gratis distribuito dalla cooperazione internazionale.

 

Maurizio Stefanini, giornalista professionista e saggista. Free lance, collabora con Il Foglio, Libero, Liberal, L’Occidentale, Limes, Agi Energia, Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione e Scuola Superiore dell’Economia e delle Finanze. Specialista in politica comparata, processi di transizione alla democrazia, problemi del Terzo Mondo, in particolare dell’America Latina, e rievocazioni storiche.

(15/01/2010)

 

 

 

 

Haiti: nelle braccia dell’Occidente

di Lucio Caracciolo

RUBRICA IL PUNTO. Molti haitiani sperano in un protettorato straniero. Usa e Brasile in prima fila. Obama non vuole ripetere gli errori di Bush e ribadire la leadership americana nel giardino di casa. Una prova per il presidente.

(articolo pubblicato su la Repubblica il 16/1/2010)

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"Questa tragedia è una cosa buona per noi, perché ci fa pubblicità". La frase sfuggita a George Samuel Antoine, console di Haiti a San Paolo del Brasile, davanti alle telecamere dell’emittente Sbt, a prima vista appare un distillato di puro cinismo. Ma rivela probabilmente la speranza di molti haitiani sopravvissuti al terremoto: assoggettarsi a un protettorato internazionale. Nel senso pieno del termine. Meglio un governo di stranieri che l’anarchia e le vessazioni dei banditi. Se poi questi stranieri sono americani, capofila di una cordata con Brasile, Francia e Canada, investiti delle responsabilità primarie in quanto potenze più influenti sull’isola, tanto meglio.

Le assicurazioni della Casa Bianca di non voler governare Haiti, obbligate dal bon ton diplomatico, passano in second’ordine di fronte all’immediato, robusto e assai esibito impegno americano nel dopo-terremoto. Per il primo paese indipendente dell’America Latina (1804), nel quale Simon Bolivar trovò rifugio e assistenza, sperare nella colonizzazione nordamericana è un bel paradosso. E forse si rivelerà una chimera, quando fra non molto i riflettori dei media saranno spenti. Ma nell’ora più triste e insieme più globale di quella terra miserrima, come negare ai sopravvissuti il sogno di un futuro diverso? Di diventare un altro Puerto Rico?

La catastrofe che il 12 gennaio si è abbattuta su Port-au-Prince e su milioni di haitiani ha scatenato una nobile competizione fra nazioni, organizzazioni internazionali e associazioni private a chi soccorre prima e meglio i superstiti. La solidarietà di cui siamo testimoni esprime quel senso di appartenenza al genere umano - al di là di razza, credo, storie e frontiere - che solo le grandi emergenze sanno suscitare. Nelle scelte dei maggiori leader mondiali e regionali si possono però intravvedere anche le strategie geopolitiche che segnano questa competizione non solo umanitaria.

A cominciare da Obama: "Questo è un momento che richiede la leadership dell’America". La mobilitazione militare e civile, l’impegno personale del presidente, la formidabile eco mediatica rivelano che lo spirito missionario degli americani, pur in tempi di crisi, resta vivo. Su questo slancio, Obama si propone di raggiungere tre obiettivi.

Primo e principale: non ripetere l’errore di Bush, che di fronte allo tsunami asiatico del 2004 e soprattutto al disastro provocato l’anno dopo dall’uragano Katrina, si mostrò torpido e distratto. Confermando l’immagine di una superpotenza egoista e declinante. E destando il sospetto che asiatici e neri americani – le vittime "invisibili" dello tsunami e di Katrina – non fossero per Bush meritevoli di attenzione. Da quella pessima performance del suo predecessore, più ancora che dal disastro iracheno, Obama trasse la convinzione di poter competere per la Casa Bianca. Oggi che la sua stella non brilla come i suoi sostenitori speravano un anno fa, il presidente non poteva farsi cogliere impreparato da una simile emergenza.

Secondo: dare profilo specifico alla sua visione - finora piuttosto retorica - degli Stati Uniti come potenza capace di esprimere la propria egemonia non attraverso l’esibizione o peggio l’impiego della forza, ma raccogliendo intorno a sé ampie coalizioni internazionali. E assumendosi la responsabilità di guidarle. Sotto questo profilo, Haiti è il caso perfetto: un’impresa umanitaria dall’eco planetaria, circoscritta nel "cortile di casa" americano, lo spazio caraibico. Dove non esistono potenze in grado di competere con il colosso a stelle e strisce. La Cina è lontana. Degli europei conta solo la Francia, sollecitata in questo caso dal richiamo storico e culturale della francofona Haiti. Riferimento che spiega anche l’interesse canadese, o meglio del Québec, che per rafforzare la sua impronta francofona ha importato una vasta colonia haitiana. Parigi e Ottawa peraltro si muovono di concerto con Washington.

Terzo: impedire che forze nemiche o inaffidabili prendano piede a Haiti. Un classico Stato fallito, di fatto non governato da nessuno. Haiti non è la Somalia, certo. Ma i recenti corteggiamenti venezuelani al presidente Préval, sostanziati da forniture energetiche e progetti infrastrutturali, miravano a calamitare Haiti nell’Alba, l’asse antiamericano guidato da Caracas e L’Avana. L’intervento di Obama, che intende porre gli haitiani sotto la provvisoria (?) tutela statunitense, serve anche a stroncare tali velleità. Intanto, Cuba ha aperto il suo spazio aereo ai voli di soccorso americani. Mentre la base di Guantanamo – più nota come prigione per terroristi che Obama prometteva di chiudere e non ha chiuso – funge da hub logistico per le operazioni Usa nell’isola terremotata, da cui la separa solo uno stretto di un centinaio di chilometri, il Windward Passage.

Il principale partner degli Stati Uniti in questa operazione è il Brasile. Insieme ai primi soccorsi, Lula ha inviato sul posto il ministro della Difesa Nelson Jobim. A Haiti sono schierati 1.266 soldati brasiliani impegnati nella missione Onu di stabilizzazione (Minustah), a guida verde-oro. L’impegno che si protrae da sei anni, con scarso successo, non è unicamente volto a riportare l’ordine a Haiti. Vuole anche illustrare le ambizioni brasiliane di potenza non solo sudamericana ma tendenzialmente panamericana. Dunque proiettata anche verso i Caraibi e l’America centrale. In un rapporto di cooperazione/competizione con gli Stati Uniti, da cui pretende un trattamento paritario. Brasilia peraltro resta refrattaria alle gesticolazioni neobolivariste di Chavez e alla sinistra radicale di Ortega (Nicaragua), Morales (Bolivia) e Correa (Ecuador).

Quando l’emergenza haitiana sarà trascorsa, speriamo con duraturo sollievo per quella popolazione, potremo procedere a una doppia verifica geopolitica. Per l’America, vedremo se avrà dimostrato con successo che non intende tollerare Stati falliti nell’"estero vicino". Destinati forse un giorno a fungere da trampolini di lancio di potenze ostili od organizzazioni terroristiche. Quanto al Brasile, stabiliremo se la sua proiezione di potenza oltre la frontiera sudamericana può sostanziarsi in una sfera d’influenza privilegiata, magari in coabitazione con gli Stati Uniti. Così ponendo fine all’assoluta, bisecolare egemonia a stelle e strisce sull’emisfero occidentale.

 

 

 

 

 

 

 

 

2010-01-18

Haiti, ancora estratti vivi dalle macerie

il governo proclama lo stato d'emergenza

Sono finora almeno settantamila i corpi seppelliti dopo il terremoto che ha sconvolto Haiti. Ma a una settimana dal sisma ci sono persone ancora in vita sotto i resti dei crolli: tre sopravvissuti sono stati estratti dalle rovine di Port-au-Prince. Le autorità Usa che gestiscono l'aeroporto: seicento i voli finora arrivati o partiti, lo scalo è congestionato. Scendono a tre i nostri connazionali di cui non si hanno notizie

16:09 La Russa: portaerei Cavour potrebbe partire domani

"Credo che gli ultimi preparativi siano in corso. Non escludo che già domani possa partire la nave Cavour alla volta di Haiti con una sosta in Brasile" ha detto il ministro della Difesa, Ignazio La Russa

15:41 La Francia accelera le procedure di adozione

a Francia accelererà le procedure per tutti i bambini haitiani in attesa dell'adozione da parte di genitori francesi. Lo ha assicurato oggi il ministro francese per la Cooperazione, Alain Joyandet. La Francia è il paese dove vengono adottati più bambini haitiani. Secondo le associazioni dei genitori adottivi sono ora fra 1.200 e i 1.500 i bambini haitiani in attesa di una nuova famiglia francese.

15:40 Arrivate le prime autobotti a Port-au-Prince

Sono arrivate oggi le prime autobotti nel quartiere Dalmas di Port-au-Prince ed è cominciata un'ampia e capillare distribuzione d'acqua. Davanti alle autobotti si sono formate lunghe code ma la situazione appare calma. A garantire la sicurezza della distribuzione d'acqua alcuni agenti dell'Onu sui loro camioncini.

15:39 Morto il funzionario dell'Onu, Guido Galli

Il funzionario dell'Onu, Guido Galli, è deceduto ad Haiti. Lo ha annunciato Alain Leroy, responsabile per il peacekeeping dell'Onu. Galli, 45 anni, era un agronomo di Firenze, il suo corpo è stato ritrovato tra le macerie dell'Hotel Christopher, dove la forza di pace Onu ad Haiti, la Minusth, aveva il suo quartier generale. Un altro funzionario italiano, Cecilia Corneo, 39 anni, risulta tuttora dispersa, e potrebbe trovarsi anche lei tra le macerie dello stesso albergo. In una lettera pubblicata sulla home page del sito web della Minustah, Leroy e la sua vice Susana Malcorra confermano la morte di cinque altri funzionari dell'Onu oltre a Galli: Karimou Ide (Niger), Andrea Loi Valenzuela (Cile), Lisa Mbele-Mbong (Usa), Frederick Wooldridge (Gb), Guillaume Siemienski (Canada).

14:46 Frattini: "Situazione italiani stabile. tre ancora dispersi"

"La situazione degli italiani ad Haiti in questo momento è stabile. Abbiamo una persona morta, la signora Gigliola Martino, e tre dispersi. Tre persone che mancano all'appello". A dirlo è il ministro degli Esteri Franco Frattini, a Villa Madama, a margine del saluto del governo italiano agli atleti in partenza per le Olimpiadi invernali di Vancouver.

14:41 Cento bambini forse sepolti sotto le macerie della scuola a Leogane

Circa cento bambini potrebbero essere rimasti sepolti sotto le macerie della loro scuola crollata nella città haitiana di Leogane, a ovest di Port-au-Prince.

14:40 Cicr: "La situazione ora è catastrofica"

La violenza e i saccheggi sono in aumento e la gente è sempre più disperata, ha affermato oggi a Ginevra il Comitato internazionale della Croce rossa (Cicr) descrivendo una situazione sempre più drammatica ad Haiti. La situazione è ora "catastrofica", afferma il Cicr, la gente lotta per sopravvivere.

14:38 Brasile, salgono a 18 le vittime. Due civili e 16 militari

L'esercito brasiliano ha confermato la morte ad Haiti di un soldato brasiliano della Missione di Stabilizzazione Onu per Haiti (Minustah). L'uomo, un tenente colonnello, era un osservatore militare dato per disperso dopo il devastante sisma che ha colpito Haiti la settimana scorsa. Il bilancio dei morti brasiliani a Haiti sale quindi a 18, sedici militari e due civili.

14:08 Spari troppo vicini, pompieri rinunciano a salvare una ragazza

"Scegliete: o muore lei o moriamo tutti noi": con queste parole i caschi blu dell'Onu che proteggevano i pompieri spagnoli impegnati ieri a salvare la vita di una ragazza sepolta dalle macerie in un quartiere pericoloso di Port-au-Prince hanno obbligato i soccorritori ad abbandonare le operazioni per non essere attaccati. Lo riferisce oggi la stampa spagnola. I pompieri della Castilla-la-Mancha hanno prima chiesto tempo: "Mancava solo mezz'ora per tirarla fuori" dalle macerie, ha raccontato in lacrime il capo del gruppo di pompieri Francisco Rivas a 'El Pais'. I soccorritori erano infatti riusciti ad arrivare fino alla ragazza, sepolta sotto il cadavere della madre. Le avevano liberato la faccia e le avevano dato da bere. Pensavano di intubarla, seguendo i consigli di un medico, quando è arrivato l'ordine di evacuazione. I pompieri hanno provato a scavare in fretta ma non c'è stato tempo. I detenuti erano fuggiti da un carcere e si erano armati. "Quando ce ne siamo andati la ragazzina ha sbarrato gli occhi".

13:54 Bertolaso: manca coordinatore aiuti internazionali

Per la gestione degli aiuti internazionali dopo il terremoto di Haiti è fondamentale parlare con una voce sola e per questo si sarebbe dovuto nominare un coordinatore internazionale. A denunciarlo sono stati il sottosegretario agli Esteri, Vincenzo Scotti, e quello alla presidenza del Consiglio, Guido Bertolaso, che hanno rappresentanto l'Italia al vertice straordinario convocato a Bruxelles dall'Ue

13:52 Ue pronta a donare 420 milioni

La Ue ha deciso di destinare ad Haiti 122 milioni di euro (30 da parte della Commissione, 92 da parte degli stati membri) per assistenza umanitaria di emergenza e altri 100 milioni di euro (della sola commissione Ue) in assistenza non umanitaria. La decisione è stata assunta oggi dalla riunione straordinaria dei ministri dello Sviluppo della Ue. Oltre all'emergenza umanitaria e non umanitaria, ci saranno a disposizione della ricostruzione di Haiti 200 milioni di euro di fondi della sola Commissione Ue, ai quali si aggiungeranno prossimamente gli altri impegni degli stati membri

13:44 Scotti: da Italia 5,7 milioni di euro

L'Italia ha finora stanziato per gli aiuti ad Haiti 5,7 milioni di euro. Lo ha annunciato il sottosegretario agli Esteri, Vincenzo Scotti, al termine della riunione straordinaria dei ministri competenti per lo sviluppo dell'Unione europea a Bruxelles

13:33 Francia rimpatria cittadini Ue, primi italiani

La Francia procederà all'evacuazione dei cittadini europei che si sono salvati dal terremoto da Haiti, a partire dagli italiani, che saranno rimpatriati per primi. E' quanto ha annunciato il segretario di Stato francese alla Cooperazione, Alain Joyandet, che oggi è atteso a Bruxelles per partecipare alla riunione ministeriale Ue sul terremoto di Haiti

13:29 Troupe australiana spegne telecamera e salva una bambina

Ad Haiti è anche successo, venerdì, che una troupe televisiva mettesse da parte l'ansia della notizia per salvare una vita, mentre la concorrenza filmava. Cameraman e inviati di canale nove e del canale sette della tv australiana erano in giro per le strade della capitale devastata dal terremoto, quando hanno sentito un lamento provenire da un cumulo di macerie: hanno spento la telecamera e si sono messi a scavare con le mani quando tra i detriti è affiorata la mano di una bimba di diciotto mesi. Le immagini del salvataggio sono state riprese dal cameraman di 'Seven' che le ha trasmesse sulle reti di tutto il mondo

13:27 Navi da crociera attraccano a pochi km da tragedia

Ad Haiti, a pochi chilometri dall'epicentro della catastrofe, navi da crociera di lusso continuano ad attraccare in baie dalle acque cristalline dove, in spiagge private, i turisti fanno il bagno, o sorseggiano cocktail, o si divertono con i jet ski, le moto d'acqua. Lo racconta il Guardian, che pubblica in prima pagina l'immagine di una di queste navi alla fonda, accanto a una di un carretto carico di cadaveri che non trovano sepoltura al cimitero di Port-au-Prince

13:25 A Santo Domingo riunione per conferenza Montreal

E' in programma oggi a Santo Domingo una riunione preparatoria in vista della conferenza internazionale su Haiti del 25 gennaio a Montreal. Alla riunione nella capitale dominicana sarà presente tra gli altri il presidente haitiano René Preval, ha reso noto l'ufficio stampa del presidente Leonel Fernandez, precisando che all'incontro parteciperanno, tra gli altri, i rappresentanti di Usa, Spagna, Canada, Brasile e altri Paesi latinoamericani, oltre ai delegati di organismi internazionali, quali Onu, Banca Mondiale, Organizzazione degli Stati americani e Banca interamericana per lo sviluppo

13:12 Onu, critica situazione carburante

Sta diventando "sempre più critica" la situazione sul fronte del carburante ad Haiti, hanno ammonito le Nazioni Unite. Il prezzo continua a salire e un sistema di razionamento ha dovuto essere allestito, informa l'Onu in una nota. Gli esperti temono che la carenza di carburante possa colpire anche il sistema di telecomunicazioni - appena parzialmente ristabilite - e in particolare la rete mobile con un grave impatto per il coordinamento delle operazioni umanitarie in favore delle vittime

12:58 Generale Ken Keen: "I morti potrebbero essere 200mila"

Potrebbero arrivare a 200mila i morti di Haiti. Lo stima il generale Ken Keen, responsabile Usa delle operazioni di soccorso nel Paese, citato dalla Bbc online, sulla base di "ipotesi ragionevoli". "Penso siano valori di partenza", ha detto Keen. "Il disastro è di proporzioni epiche - ha aggiunto - abbiamo molto da fare".

12:55 Venezuela, Chavez: "Gli Usa stanno occupando militarmente il Paese"

Il presidente venezuelano Hugo Chavez ha dichiarato che gli Stati Uniti stanno approfittando del terremoto ad Haiti per "occupare militarmente" il Paese. "Stanno occupando Haiti facendo finta di nulla", ha detto Chavez, allegando che gli Usa starebbero inviando nel Paese caraibico "migliaia di soldati armati, come per una guerra". Il presidente del Venezuela ha annunciato che il suo governo donerà ad Haiti "tutto il combustibile" di cui ha bisogno, e ha affermato che la prima nave cisterna partirà oggi

12:35 Washington Post: "Il governo haitiano è invisibile"

Il governo haitiano è "invisibile" da quando il terremoto ha sconvolto il Paese. E' quanto scrive oggi il Washington Post, notando come il presidente Renè Preval "abbia parlato più all'estero tramite televisioni via satellite che al suo popolo". Preval ha incontrato il segretario di Stato americano Hillary Clinton e il segretario generale dell'Onu Ban Ki Moon, "ma non ha ancora visitato il grande campo profughi" sorto vicino al palazzo presidenziale crollato.

12:30 Ragazza di 22 anni salvata dalle macerie. Dovranno amputarle il braccio

L'hanno sentita piangere per 12 ore prima di riuscire a liberarla, ma alla fine Marie France, una ragazza di 22 anni, è stata tirata fuori dalle macerie. "E' già notevole il fatto che sia viva e che abbia ancora così tanta energia", ha affermato, Denis Larger, un medico dei soccorsi, spiegando che "purtroppo una trave ha rotto il suo braccio destro per cui dovremo amputarlo". Per farla uscire i soccorsi hanno "distrutto una decina di dischi di cemento", poi la ragazza è stata caricata su un pick up dell'esercito per essere portata all'ospedale da campo israeliano.

12:16 Stati Uniti temono l'esodo di massa verso le coste della Florida

Gli Stati Uniti temono che ora si possa verificare un esodo di massa via mare verso le coste americane. E l'amministrazione Obama ha iniziato a scoraggiare qualunque tentativo di mettersi in mare per percorrere le 600 miglia che separano Haiti dalla Florida. Al momento non vi sono segnali che indicano come imminente tale possibilità, ma si tratta di fenomeni difficili da prevedere, sottolinea il Washington Post. Le contee del sud della Florida hanno quindi attuato piani di contingenza, e i responsabili dell'Immigrazione hanno preparato per eventuali arrivi un centro di detenzione che conta 600 posti letto a Miami.

12:01 Da ieri operativo l'ospedale da campo italiano

Da ieri sera è operativo l'ospedale da campo arrivato sabato con un volo dall'Italia, installato ad Haiti nella zona di Petionne Ville - presso l'ospedale pediatrico Saint Damien. A decidere la localizzazione dell'ospedale sono stati i tecnici dell'advanced team italiano composto da personale del Dipartimento della Protezione Civile, della Croce Rossa italiana e della Difesa. La struttura sanitaria è dotata di una sala operatoria attrezzata. Il team di 20 medici e infermieri specializzati in chirurgia d'urgenza di Pisa che gestisce l'ospedale da campo è impegnato ad accogliere e fornire la prima assistenza ai feriti. Questa sera è prevista la partenza di un cargo con altro materiale sanitario.

11:58 Medici senza frontiere: "La situazione non migliora"

La situazione ad Haiti "non migliora, le strade sono piene di gente disperata. La mancanza di cibo e di acqua potabile causa ulteriore stress". Lo afferma Medici senza frontiere, le cui equipe stanno lavorando 24 su 24 nelle sale operatorie allestite per i feriti. E' "enorme" la richiesta di interventi chirurgici salva-vita. Nel frattempo si stanno cercando altre strutture, portando un ospedale gonfiabile da campo. Nel suo nuovo ospedale nel distretto di Carrefour, un'equipe chirurgica ha realizzato 90 operazioni mentre un'altra ha effettuato 20 interventi chirurgici in un container. A breve arriveranno altre strutture. L'organizzazione si dice preoccupata che la consegna delle scorte essenziali sia ritardata. Medici senza frontiere lavora anche al di fuori della capitale, a Jacmel, a Leogane e a Saint Marc.

11:30 Portaerei Cavour pronta a salpare nei prossimi giorni

La portaerei 'Cavour' è pronta a salpare nei prossimi giorni dalla banchina dello stabilimento Fincantieri del Muggiano, vesro Haiti. A bordo della portaerei, comandata dal comandante di vascello Gianluigi Reversi, verranno imbarcati militari del Genio guastatori di Trento con oltre un centinaio di mezzi, e personale militare sanitario. La Cavour è dotata di un grande ospedale con molte sale operatorie, sezioni di terapia intensiva e rianimazione. Il ponte di volo, lungo 220 metri, può ospitare fino a 20 velivoli tra elicotteri e aerei. L'equipaggio è di oltre 1200 persone.

11:19 La Farnesina al lavoro sui nuovi rimpatri

Si lavora per il rimpatrio degli altri connazionali da Haiti. Lo rende noto la Farnesina spiegando che ieri sera si è svolta una "riunione di coordinamento con diverse componenti internazionali, mirata a definire i termini per l'assistenza e il rimpatrio dei cittadini occidentali che ne facessero richiesta. Si è iniziato a definire nuove liste di persone da instradare su diversi vettori a seconda delle destinazioni", prosegue la nota sottolineando che "si è anche discusso delle possibili azioni comuni per recuperare, ai fini del successivo rimpatrio, cittadini europei che si trovano in zone distanti dalla Capitale e trovano difficoltà a uscire dal Paese".

11:15 Scendono a 7 gli italiani ancora dispersi

E' sceso a 7 il numero degli italiani ancora dispersi. Lo rende noto la Farnesina. A questi vanno aggiunti poi i 3 connazionali - i due funzionari Onu e quello indicato sotto le macerie di un supermarket - per il quali si "hanno fondate e concrete ragioni di forte preoccupazione". Il ministero egli Esteri specifica che si tratta di "segnalazioni con un grado di indeterminatezza tale da consentire di auspicare che si riferiscano a situazioni superate".

11:13 Francia propone l'invio della gendarmeria Ue

La Francia ha proposto ai partner europei di inviare ad Haiti un migliaio di uomini della forza di gendarmeria europea, alla quale contribuiscono anche Italia (con i carabinieri), Spagna, Portogallo e Olanda, per aiutare la distribuzione degli aiuti in un ambiente sicuro. Lo riferiscono fonti europee in margine al consiglio straordinario della Ue a Bruxelles.

11:14 Scarseggia la benzina, a rischio le telecomunicazioni

La mancanza di carburante ad Haiti è diventata critica e minaccia di provocare un'interruzione delle telecomunicazioni mobili. L'ufficio di coordinamento degli affari umanitari delle nazioni unite ha introdotto un meccanismo di razionamento, ma "se il sistema nazionale delle telecomunicazioni è stato parzialmente ripristinato, senza carburante per produrre elettricità, il funzionamento dei cellulari è in pericolo, con gravi conseguenze per le operazioni umanitarie". Il prezzo della benzina ha raggiunto i 2,5 dollari al litro, 45mila litri sono stati trasportati ieri da Santo Domingo con le autobotti. Ma a causa dell'afflusso ininterrotto di convogli umanitari, la strada che conduce a Port-au-Prince è "congestionata" con una durata media del viaggio da Santo Domingo di 18 ore.

10:52 Francia, l'Onu precisi il ruolo degli Stati Uniti

Il ruolo degli Stati Uniti, che di fatto garantiscono il coordinamento dei soccorsi ad Haiti e controllano l'aeroporto di Port-au-Prince, però deve essere precisato dall'Onu, lo chiede il segretario di Stato francese alla Cooperazione, Alain Joyandet. "Spero che le cose siano precisate quanto al ruolo degli Stati Uniti. Si tratta di aiutare Haiti, non di occuparla - ha detto Joyandet - si tratta di fare in modo che Haiti possa riprendere vita". Il segretario di Stato francese ha confermato di essere dovuto personalmente intervenire presso gli americani, sabato a Port-au-Prince, per ottenere l'autorizzazione ad atterrare per un aereo con aiuti francesi. Nel vrattempo la Francia ha deciso di donare 10 milioni di euro all'Onu per rispondere alla richiesta di aiuti urgenti per Haiti. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri, Bernard Kouchner.

10:18 Guido Bertolaso alla riunione straordinaria Ue oggi a Bruxelles

Ci sarà anche il sottosegretario alla Protezione civile Guido Bertolaso alla riunione straordinaria dei ministri dello Sviluppo dei Paesi Ue che si tiene oggi a Bruxelles per coordinare gli aiuti d'emergenza ad Haiti. Con lui anche il sottosegretario agli Esteri Vincenzo Scotti. La riunione è stata convocata dall'alto rappresentante per la politica estera dell'Ue Catherine Ashton.

10:12 Ue, 20 milioni di euro da destinare all'emergenza

L'aiuto immediato che l'Unione Europea è in grado di destinare all'emergenza dei soccorsi di Haiti ammonta "al momento ad oltre 20 milioni di euro": lo ha detto l'Alto rappresentante della politica estera della UE, Catherine Ashton, parlando con i giornalisti prima della riunione straordinaria dei ministri dello Sviluppo della UE; convocata per coordinare gli sforzi europei. "La cifra cambia tutti in giorni, ma al momento posso dire che parliamo di oltre 20 milioni di euro di aiuti immediati", ha detto la Ashton.

09:53 Funzionario danese salvato dopo 5 giorni

Un funzionario danese dell'Onu è stato salvato dalle macerie del quartier generale delle Nazioni Unite a Port-au-Prince. Nel giorno della visita del segretario generale Ban Ki-moon, l'esperto di affari civili Jen Kristensen è stato estratto "praticamente senza un graffio" dalle rovine dell'edificio. "Un piccolo miracolo" lo ha definito Ban, che ha sorvolato in elicottero la devastazione del sisma. "Sono qui per dirvi che siamo con voi" ha detto Ban ai volontari impegnati nei soccorsi e a ciò che resta della missione Minustah.

09:48 5 milioni di dollari donati, Taiwan supera la Cina

Taiwan supera la Cina nella corsa agli aiuti ad Haiti, uno dei pochi Paesi - 23 in tutto, molti dei quali nei Caraibi - a riconoscere Taipei invece che Pechino come "unica Cina". Il governo taiwanese è riuscito finora a mobilitare aiuti per cinque milioni di dollari, superando di misura la Cina, ferma a 4,4 milioni. Secondo alcuni giornali taiwanesi nelle prossime settimane il presidente Ma Ying-jeou potrebbe consegnare personalmente una seconda tranche di aiuti quando si recherà in visita nella Repubblica Dominicana, un altro dei Paesi che riconoscono il suo governo.

09:28 Bill Clinton oggi arriva nell'isola

Bill Clinton oggi sarà in visita ad Haiti per incontrare il presidente Rene Preval e coordinare gli interventi nel paese devastato dal sisma. Lo ha reso noto la fondazione dell'ex presidente, che è inviato speciale dell'Onu per Haiti e ora ha ricevuto, insieme a George Bush, l'incarico da Barack Obama di coordinare la campagna di raccolta di fondi per la ricostruzione.

09:29 Medico di Pordenone: amputiamo bambini a ogni ora

"Oggi abbiamo amputato dieci bambini. Due hanno avuto una doppia mutilazione. Il più piccolo ha solo due anni e mezzo": è il testo del messaggio Sms inviato nella notte dal medico anestesista Thomas Pellis, dell'ospedale di Pordenone, ad un giornalista della sede Rai di Trieste in cui descrive la situazione dei soccorsi ad Haiti. "Il flusso di malati - aggiunge - è incessante, ma stiamo facendo passi avanti nei soccorsi. Abbiamo allestito una seconda sala operatoria dove si lavora 18 ore al giorno". Pellis racconta anche che "sta bene la donna incinta, amputata a una gamba per la quale si temeva il peggio: dagli esami, anche il bimbo è in discrete condizioni". Il medico ha rilanciato l'appello alle donazioni. "Qui manca tutto: per la generosità degli italiani fate riferimento alla fondazione "Francesca Rava" e al sito www.nphitalia.org"

09:18 Il 25 gennaio riunione dei Paesi donatori a Montreal

I paesi che stanno contribuendo per aiutare Haiti, si riuniranno il 25 gennaio a Montreal, in Canada, alla presenza del primo ministro haitiano Jean-Max Bellerive e del segretario di stato americano Hillary Clinton. La conferenza servirà a pianificare la ricostruzione e assicurare, come dichiarato dal capo della diplomazia canadese, Lawrence Cannon, "che le Nazioni unite riescano a coordinare gli aiuti internazionali".

09:01 250 centri di soccorso

Nella capitale sono stati allestiti 250 centri di soccorso per distribuire viveri e medicinali. I sopravvissuti vivono ammassati in bidonville improvvisate a due passi dal palazzo nazionale, parzialmente distrutto, simbolo di un potere decapitato dalla catastrofe. La priorità è ormai quella di evitare una catastrofe sanitaria: la carenza di acqua potabile e di servizi sanitari aumenta fortemente il rischio di epidemie.

08:14 Settantamila seppelliti

Sono circa 70 mila i cadaveri cui è stata data sepoltura nelle fosse comuni dopo il terremoto che ha colpito Haiti martedi scorso. Lo ha annunciato il segretario di stato all'alfabetizzazione, Carol Joseph.

08:12 Due estratti vivi dalle macerie

Le squadre di soccorso hanno estratto due persone vive, di nazionalità haitiana, dalla macerie del Caribbean Market di Port-au-Prince, lo stesso dove stava lavorando l'italiano Antonio Sperduto al momento del sisma. Lo riferisce un cronista della Cnn via Twitter. due, un uomo di 30 anni ed una donna di 40, sono in buone condizioni. L'uomo, riferisce Ivan Watson della Cnn da Port-au-Prince, ha detto che entrambi sono riusciti a sopravvivere mangiando burro di arachidi e gelatina. Il salvataggio, effettuato nella tarda serata di ieri (le prime ore del giorno in Italia), porta a cinque il numero complessivo di persone estratte dal supermarket, dove, al momento del sisma, stava lavorando anche Antonio Sperduto. Al Caribbean Market sono al lavoro squadre di soccorso statunitensi e turche. Il team South Florida Urban Research and Rescue che opera sul posto e i volontari turchi del Gea erano sul punto di abbandonare le ricerche due giorni fa: gli sms dei sopravvissuti sotto le macerie hanno riavviato il lavoro di soccorso.

08:12 Usa: aeroporto congestionato

Il comandante americano che gestisce il controllo del traffico aereo all'aeroporto di Port au Prince, ad Haiti, ha detto che sono 600 i voli giunti e decollati dal Paese colpito dal terremoto da quando la gestione dello scalo è stata temporaneamente affidata al comando militare americano. Il colonnello Buck Elton, che da mercoledì scorso gestisce le operazioni all'aeroporto di Haiti, ha fornito questa precisazione dopo aver ricevuto le proteste di alcune Ong che si lamentavano di non aver potuto fare atterrare alcuni loro aerei con materiale di soccorso. Elton ha detto che ad Haiti sono in arrivo aerei e aiuti da oltre 30 Paesi, e nel piccolo aeroporto le condizioni operative sono al massimo della capacità possibile, data la situazione. "Quello che stiamo facendo ad Haiti - ha detto - è esattamente ciò che si fa nei grandi aeroporti. Con la differenza che ad Haiti lo stiamo facendo senza comunicazioni, elettricità e computer".

08:10 Il governo: un mese di stato d'emergenza

Il governo di Haiti ha proclamato lo stato di emergenza fino alla fine di gennaio e un periodo di lutto nazionale di un mese in seguito al terremoto di martedi scorso che ha provocato decine di migliaia di morti.

 

 

 

Nella provincia dell'isola tagliata fuori dai soccorsi

"Mia figlia l'ho salvata io scavando solo con le mani"

Leogane, la città dei dimenticati

"Vi imploriamo, venite a salvarci"

dal nostro inviato ANGELO AQUARO

La campana di Saint Rouse non suona più per nessuno. Adesso troneggia in mezzo alle macerie della chiesa che era un vanto della città. Quella all'angolo la chiamano ancora Grand Rue.

Ma c'è poco di grandioso a specchiarsi in un piazza di tende e miseria. Quanti sono i morti di Leogane? Cinquemila? Diecimila? "Io ho scavato con le mie mani per due giorni e due notti. Mia figlia, Guadana, era lì: sette anni. L'ho salvata, io, Maginot Petit, io con l'aiuto di mio fratello, Jerhal Petit. Vede? Questa era la nostra casa. Questo era il mio ristorante: 'Le Meraville de Jesus de la Misericordie'. Questa era la nostra vita. E cinque giorni dopo stiamo ancora aspettando".

Cristo si è fermato a Port-au-Prince. L'inferno dopo la capitale sono trenta chilometri di morti e macerie che nessuno nemmeno piange.

Trenta chilometri di vergogna per quel Primo Mondo che promette e non mantiene. "Perché nessuno ci viene a cercare? Perché nessuno ci aiuta a seppellire i nostri morti? Perché?". "Benvenuti a Leogane" dice il cartello verde all'ingresso della città punita da Dio e dimenticata dagli uomini. Ma la porta principale di questo inferno è un'altra. La porta principale è una decina di metri più in là. C'è scritto "Zealand Beach" e infatti questo è un posto di mare: non siamo ad Haiti, "L'isola dell'amore"? Eccoli, i primi tre corpi. Una donna pietrificata mentre urla aiuto, le braccia tese in avanti e il palmo delle mani all'infuori: ultima inutile resistenza. L'altra donna e il ragazzino invece sono su un fianco e sembrano riposare: non fosse per quegli occhi spalancati di paura. Una catasta come un'altra.

 

Leogane è la bocca dell'inferno. L'epicentro del terremoto che martedì scorso ha cancellato Haiti è a pochi chilometri da qui. Ma l'epicentro dell'attenzione internazionale è altrove. Leogane è una città fantasma: il 90 per cento delle costruzioni venute giù. Le vittime più alte di questa guerra che nessuno ha dichiarato. Quella che una volta era una città adesso sembra il set di un film di zombie. Non era un ritrovo di povera gente. Lo vedi dalle vittime della Grand Rue: Sogebank, Banque National, Banque Popoulaire. Questa era la città della canna da zucchero. Questa era la città della Fabrique de Kola. Ora solo cartelli e macerie. E la Coca Cola venduta ai banchetti del mercato nero nel piazzale d'ingresso: quello con il distributore Texaco dove un esercito di profughi sui camioncini si dà battaglia per la benzina che costa due dollari al gallone. Quattro volte il prezzo normale.

La piazza principale è un campo allestito con mezzi di fortuna. Non c'è una tenda di nessuna protezione civile del mondo. E' rimasta in piedi solo la Pharmacie che ha un nome che qualcuno potrebbe avere inventato in questi giorni di inutile attesa: "Perseverance". Mira Laumpalier è impalato davanti a quel che resta della sua casa: "Ho perso mia madre, ho perso mio padre, ho perso i miei due fratelli".

Lui l'unico che si è salvato. "Sì, da solo, come tutti qui, mi sono sollevato tra le macerie, intorno ancora le grida strazianti della Grand Rue. Era già buio". Adesso ha raggiunto gli zombie nella piazza del paese. Vive così. Possibile?

I più fortunati sono accolti nella Chiesa di Gesù Cristo degli Ultimi Santi. Rue Saint Laurent è la parallela dietro alla Grand Rue. È rimasta miracolosamente in piedi e abitabile. La Sala dei Testimoni di Geova all'angolo invece è venuta giù. Francoise Annui è la "mama" che ha provato a santificare la prima domenica dopo l'orrore con la prima messa. I bambini e le bambine sono in camicia bianca e cravatta nera: è la divisa della congregazione e nel paesaggio d'orrore quest'aggrapparsi alla normalità è accecante. "Che cosa potevamo fare? Abbiamo aperto le porte della Chiesa a chi voleva accamparsi. Hanno portato tutto loro: cioè niente". Joe Danton è nel consiglio della chiesa: "Questa è la vera vergogna del terremoto. Sa perché nessuno è venuto fin qui? Perché tutte le televisioni sono a Port-au-Prince. La Cnn è a Port-au-Prince. La Abc a Port-au-Prince. L'Nbc a Port-au-Prince. Vi imploriamo: salvateci. Fate sapere al mondo che ci stanno seppellendo vivi".

I morti sono quelli che non hanno più bisogno di niente. "Non c'è più nulla da scavare a Leogane. I miracoli li abbiamo finiti", dice Fednel Joseph. Al collo il fazzoletto d'ordinanza: protegge dalla polvere e dalla puzza dei cadaveri. Ma com'è possibile che nessuno sia arrivato fin qui? "Qualcuno arriva: come lei. Guarda, fotografa e se ne va. È questo il vostro aiuto?".

Rabbia e dignità. Alle porte della città c'è l'Army Camp dell'Onu. Ma non fatevi illusioni. Tutta Haiti pullula delle postazione delle Nazioni Unite allestite in questi anni di peacekeeping: tanti fortini del Deserto dei Tartari. Accanto a quello di Leogange è sorta l'ennesima tendopoli fai da te: "Venez a' Jesus" dice il cartello che pubblicizza gli ultimi protestanti scesi fin qua. Sì, Cristo si è fermato a Port-au-Prince. Ma non i quattromila detenuti scappati dalla prigione crollata. "Dicono che sono venuti tutti verso qui, in provincia. Ma noi che cosa possiamo fare?". Durandissit Makinson è agente di IV categoria. Ma la divisa? "A casa. Distrutta. Meglio così: se qui giri vestito da poliziotto ti linciano. Siamo rimasti in cinquanta: che possiamo fare?". Il commissariato è inagibile: "Il nostro ufficio è il cortile".

Bang, bang, bang. Colpi di pistola, parapiglia. Che succede? Due minuti dopo due poveracci sono con la faccia a terra e le mani dietro alla schiena. Li hanno sorpresi a saccheggiare tra le macerie della Banque Populaire. La gente se ne accorge e insegue la polizia.

Gli agenti si barricano dietro i cancelli del commissariato. Per questa volta è andata. "E la sera è peggio". La sera, si sa, il buco nero di Haiti si riempie di incubi. Vale solo la regola del machete. Già di giorno se sbagli a incrociare uno sguardo non è una bella sensazione. Le canne da zucchero sventolate dalle gang in libera uscita fanno paura come bastoni. Ma canne, bastoni o machete che importa: è una battaglia tra disperati. La verità è che cinque giorni dopo l'orrore a Leogane non c'è più nulla neppure da rubare. Neppure un briciolo di speranza.

(18 gennaio 2010) Tutti gli articoli di Esteri

 

 

 

 

Nell'isola flagellata dal terremoto gli aiuti incontrano mille ostacoli, si moltiplicano i saccheggi

La polemica dell'Eliseo sull'organizzazione targata States. Rientrano i primi 13 italiani. Trovati vivi altri otto

Caos soccorsi, la Francia: "Comandano gli Usa"

Sms dalle macerie: salvate altre persone

La polizia spara e uccide uno sciacallo, altri linciati dalla popolazione inferocita. Nel quartiere-ghetto tornano le gang

Frattini: "Pronti a cancellare il debito, 40 milioni di euro". L'allarme dei medici: "Il 30 per cento dei ricoverati rischia di morire"

Haitiani alla disperata ricerca di beni e cibo

HAITI - Ancora caos ad Haiti nel sesto giorno di emergenza dopo il terremoto. La macchina dei soccorsi fa acqua, gli aiuti arrivano ma il coordinamento di uomini e mezzi rimane un'impresa disperata. Anche perché il grado di distruzione del territorio si rivela di ora in ora più grave. L'aeroporto internazionale di Port-au-Prince non regge all'ingorgo dei voli d'aiuti, dotato com'è di una sola pista. La capacità di scarico è inadeguata e la scelta del governo locale di affidare la gestione dei lavori agli Stati Uniti non risolve il problema. Finora sono giunte sull'isola 180 tonnellate di aiuti, che stentano ad arrivare alle destinazioni finali anche a causa della penuria di mezzi di trasporto e carburante. In serata il governo si è riunito all'aperto, su panchine e sedie di plastica.

L'isola nel caos. Anche il principale porto di Port-au-Prince è rimasto pesantemente danneggiato nel sisma. Ieri la prima nave è riuscita ad attraccare, trasportava banane e carbone. Gli Usa, per bocca del generale Ken Keen, responsabile delle operazioni, promettono di rimettere in funzione "al più presto possibile" tutti i porti. Nel frattempo è arrivata la portaerei "Vinson", che fungerà da aeroporto mobile per i soccorsi. Tante strade sono impraticabili, sia per i danni che per i blocchi generati da cumuli di macere e veicoli distrutti e abbandonati. Molte agenzie umanitarie non sono riuscite neanche ad accedere ai propri magazzini. Manca il carburante e manca l'acqua, di cui già metà dell'isola non aveva disponibilità piena prima del terremoto. Le scorte sono esaurite, la capacità di distribuzione ad opera delle squadre di soccorso è minima rispetto alle necessità e a farne le spese sono, in primis, gli ospedali. La Croce Rossa parla di una "situazione disperata".

 

Carenza di cibo, condizioni igieniche critiche. Solo 13mila persone su 3 milioni hanno avuto accesso ai viveri distribuiti dal Programma alimentare mondiale (Pam). La distribuzione è estremamente rallentata. Due convogli con cibo provenienti dalla Repubblica Dominicana sono riusciti ad entrare a Port-au-Prince dopo 12 ore di viaggio. Le condizioni igienico-sanitarie sono ipercritiche, migliaia di cadaveri sono accumulati per le strade e all'esterno degli ospedali. E i sopravvissuti senza tetto non hanno ancora luoghi dove dormire: per ora di tendopoli e rifugi non si parla, si costruiscono capanne di fortuna utilizzando resti e macerie. La situazione è drammatica per molti dei sopravvissuti. L'associazione Medici senza Frontiere dichiara che i suoi operatori non si sono mai trovati di fronte a un così alto numero di persone a cui amputare arti; e un medico intervistato dalla Cnn ha riferito che il 30% dei feritinegli ospedali ha urgente bisogno di operazioni salvavita, altrimenti è destinato alla morte.

Saccheggi, polizia uccide un uomo. Si moltiplicano i casi di saccheggio. A Port-au-Prince la polizia ha sparato su un gruppo di persone che cercavano di portare via il possibile dal mercato Hyppolite, e ha ucciso un uomo di trent'anni. Secondo il racconto di un reporter, gli agenti sono arrivati sul luogo del saccheggio armati di fucili d'assalto, hanno aperto il fuoco e colpito la vittima alla testa. Gli altri vandali si sarebbero dati alla fuga. In altre situazioni, i continui furti avrebbero scatenato una vera e propria legge del taglione, con gruppi di persone che scelgono di difendersi da sole. Testimoni hanno riferito di aver trovato i corpi di alcuni saccheggiatori linciati dalla folla o uccisi a colpi di pistola da uomini che hanno poi detto di essere poliziotti in borghese. Un giornalista della Reuters sostiene di aver visto un uomo dato alle fiamme da cittadini inferociti che lo avevano sorpreso a rubare e altri due uomini con ferite di arma da fuoco alla testa e le mani legate dietro la schiena.

Il quartiere-ghetto in mano alle gang. Nel frattempo è la polizia stessa ad ammettere che Cite Soleil, uno dei quartieri più degradati della città, è definitivamente tornato in mano alle gang. Le bande armate che operavano già prima del terremoto sono tornate sul territorio, forti anche di una parte dei tremila detenuti fuggiti dal carcere danneggiato dal sisma. La pacificazione di Cite Soleil era stata uno dei pochi successi indiscussi del presidente Renè Preval da quando è stato eletto nel 2006. Ma ora la bidonville è diventata il rifugio provvisorio di 300mila persone. "E' un fatto naturale che le gang siano tornate in quella che è sempre stata la loro roccaforte", ha detto un poliziotto haitiano. Se la situazione andasse completamente fuori controllo, potrebbe diventare ancora più difficile ristabilire l'ordine nella capitale. Le gang, armate di pistole e fucili mitragliatori rubati alle guardie carcerarie durante il terremoto, girano in moto e c'è chi racconta che hanno saccheggiato il ministero della Giustizia appiccando poi il fuoco e distruggendo i documenti che li riguardavano. "Abbiamo paura, sono armati, senza scrupoli e capaci di tutto", ha detto un ragazzo del quartiere

Polemica francese: "Favoriti i soccorsi Usa". Nel totale caos arrivano anche le polemiche tra i soccorritori. In particolare è la Francia a non aver gradito l'assegnazione dell'organizzazione dei soccorsi agli Usa, e per la conseguente gestione del tutto da parte degli americani. Anche se la notizia di una protesta formale inoltrata dal Quay d'Orsay al Dipartimento di Stato resa nota dal segretario di Stato alla Cooperazione, Alain Joyandet, è stata smentita dal portavoce del ministero degli Esteri, Bernard Valero. Se l'Eliseo smorza ogni polemica, l'ambasciatore ad Haiti denuncia come lo scalo sia diventato un'"appendice di Washington" e a due aerei con a bordo ospedali da campo non è stata concessa, venerdì e sabato sera, l'autorizzazione all'atterraggio. Il Washington Post, secondo cui le tensioni circa le priorità assegnate dagli americani sono crescenti, cita anche Italia e Brasile fra i Paesi coinvolti nei ritardi imposti dalla lunga coda di aerei in attesa di atterrare nello scalo in grado di accogliere, spiegavano nei giorni scorsi gli americani, 90 aerei al giorno. La stessa Croce rossa ha visto un suo aereo dirottato su Santo Domingo. "L'aeroporto non è a disposizione della comunità internazionale, ma si è trasformato in un appendice di Washington", ha dichiarato l'ambasciatore francese ad Haiti, Didier Le Bret, dopo che un aereo francese con a bordo un ospedale da campo venerdì non aveva ricevuto l'autorizzazione all'atterraggio dai militari Usa che controllano il traffico aereo dello scalo, situazione che si è ripetuta ieri sera con un aereo di Medici senza frontiere, con a bordo un altro ospedale da campo con sala operatoria. "Ci era stato detto che era una situazione di estrema urgenza, avremmo potuto fare una differenza e salvare delle vite", ha dichiarato il diplomatico.

Rientrano i primi italiani. Stamane a Ciampino sono atterrati i primi 13 italiani rimpatriati da Haiti, Tra loro Francesco Nocera, 87 anni, una donna incinta di 6 mesi, tre bambini (due di 2 anni e uno di 10 mesi). C'era anche il gatto di uno dei bambini. A bordo del Falcon dell'Aeronautica Militare tre nuclei familiari: Cristina Iampieri, funzionaria Onu, il padre Bruno, il marito Misha Berlinshi, il piccolo Leonardo di dieci mesi e Pites; Francesco Nocera con la moglie Rosa e la parente Rosaria; Michela Macchiavello, cooperante, con il marito Kobbie Nudie Yeboah ed il figlio Nabi Kweku (due anni); c'erano poi Matteo Menin, volontario Onu ed il piccolo Alessandro Federik, accompagnato da Diane Fabiani, in stato di gravidanza. La mamma di Alessandro, Fiammetta Cappellini, operatrice umanitaria dell'Avsi, non ha voluto lasciare Haiti, dove vive con il marito, come ha spiegato a Ciampino la madre Antonietta. "Fiammetta - racconta - purtroppo non è voluta rientrare in Italia. Ci ha detto che il suo posto è lì e all'inizio non voleva neanche far partire il suo bambino, dal quale non si separa mai. Poi, ieri, in lacrime, ci ha detto che Alessandro non poteva rimanere lì perchè la casa è inagibile e lui in queste notti ha dormito in auto. Ora siamo contenti di riabbracciare nostro nipote". Alessandro, per Alberto Piatti, segretario generale dell'Avsi, "è il testimonial della possibilità di aiutare i bambini di Haiti". A Ciampino c'erano anche i parenti degli altri scampati italiani, ognuno con in mano un cappotto o un capo pesante portato per coprire i propri cari. Anche il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, presente all'aeroporto, ad un certo punto si è tolto il cappotto per offrirlo ad uno dei rimpatriati.

Dodici i connazionali dispersi. Frattini: "Cancellare il debito". Si è ridotto a 12 il numero degli italiani ancora dispersi dopo il sisma. Lo ha reso noto il ministro degli Esteri, Franco Frattini, al suo rientro in Italia, al termine della sua lunga missione in Africa. Frattini ha ricordato che sono oltre 190 quelli già rintracciati e che sono sani e salvi. L'Italia ha già dato una prima disponibilità e ha impegnato quasi 5 milioni di euro" per gli aiuti al Paese caraibico, ha aggiunto Frattini, che poi si è dichiarato pronto a cancellare subito il debito, di 40 milioni di euro, che Haiti ha con l'Italia. "Vogliamo dare immediatamente questo riconoscimento perchè ci rendiamo conto che è un primo modo per aiutare l'inizio della ricostruzione, ha aggiunto il titolare della Farnesina.

Altre persone salvate dalle macerie. Ore decisive per i dispersi. Altre persone sono state trovate vive fra le macerie. Un uomo 58enne è stato estratto dalle rovine di un edificio da un gruppo di soccorso israeliano. Nadine Cardoso, 62 anni, una delle proprietarie dell'Hotel Montana, è stata rinvenuta ancora in vita nei resti dell'albergo. Le altre persone salvate sono una bambina di 7 anni ed un uomo haitiani e una donna americana, soccorsi nelle macerie del Caribbean Market di Port-au-Prince, supermercato dove è stato localizzato un disperso italiano, e dove altre due persone, sicuramente in vita, sono ancora sotto le macerie, con ottime probabilità di essere salvate. Infine, è stato salvato un membro danese della

Minustha, la forza di pace Onu ad Haiti; è in buone condizioni di salute. Nell'area di Port-au-Prince sono in azione almeno 43 squadre di soccorso da tutto il mondo, per un totale di quasi 2000 persone, che usano 161 cani specializzati in questo tipo di operazioni nonché sofisticate apparecchiature in grado di rilevare persone sotto i detriti. "Pensiamo ve ne siano ancora e la speranza di salvare altre vite umane non ci abbandona", ha detto una portavoce.

(17 gennaio 2010) Tutti gli articoli di Esteri

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2010-01-17

Haiti, trovati altri sopravvissuti

rientrati i primi 13 italiani

Oltre 100 ore dopo il sisma due persone, una donna e un uomo, sono stati estratti vivi dalle macerie di Port-au-Prince. Le loro condizioni nonostante la disidratazione sembrano buone. Il personale di soccorso internazionale continua a scavare tra le macerie nella speranza di trovare altri sopravvissuti. E' atteso per le 11 di questa mattina l'arrivo a Ciampino del Falcon dell'Aeronautica militare che trasporta i primi italiani rimpatriati da Haiti. Si tratta di 13 persone. Il segretario di Stato americano Hillary Clinton, arrivata ieri sera, ha dichiarato: "Gli Usa sono vostri amici e sostenitori, lavoreremo insieme a voi oggi e in futuro".

12:12 Il Papa: "Prego per i feriti, per i senza tetto e per chi ha perso la vita"

"Seguo e incoraggio lo sforzo delle numerose organizzazioni caritative, che si stanno facendo carico delle immense necessità del Paese". Lo ha detto Benedetto XVI dopo l'Angelus, rivolgendosi a i 50mila fedeli presenti in piazza an Pietro. "Il nostro pensiero, in questi giorni, è rivolto - ha assicurato - alle care popolazioni di Haiti, e si fa accorata preghiera. Il Nunzio Apostolico, che grazie a Dio sta bene, mi tiene costantemente informato, e così ho appreso la dolorosa scomparsa dell'Arcivescovo, come pure di tanti sacerdoti, religiosi e seminaristi. Prego - ha concluso il Pontefice - per i feriti, per i senza tetto, e per quanti tragicamente hanno perso la vita".

12:06 I 13 rimpatriati accolti dall'abbraccio dei parenti

Sono accolti dall'abbraccio dei loro parenti i 13 italiani rientrati a Ciampino. I parenti avevano in mano vestiti e abiti pesanti che hanno dato ai loro congiunti arrivati dal caldo haitiano.

12:08 Giovanardi: un milione di euro stanziato dai fondi adozioni

Dai fondi destinati alle adozioni Internazionali arriva un milione di euro per un piano straordinario di interventi ad Haiti: lo ha annunciato Carlo Giovanardi, presidente della commissione per le adozioni internazionali, che oltre a una serie di interventi sull'isola per assistere i bambini senza famiglia sul posto, avvierà anche un progetto per le adozioni. Inoltre la Cai si riunirà martedì 19 gennaio e "definirà le condizioni attraverso le quali, d'intesa con gli altri paesi, che come l'Italia già adottano bambini di Haiti, sarà possibile varare un piano straordinario per assicurare una famiglia a questi bambini anche in paesi terzi".

11:54 Lampedusa pronta ad accogliere gli orfani di Haiti

"La comunità di Lampedusa è pronta a dare ospitalità ai bambini di Haiti. Ci sono tante famiglie disposte a prendersene cura". Lo ha annunciato la senatrice della Lega Nord, Angela Maraventano. "Queste creature - continua la senatrice lampedusana del Carroccio - possono stare qui da noi. Qui ci sono tanti orfani, noi vogliamo fare la nostra parte, riportando loro un pò di serenità. Mi attiverò immediatamente con la Farnesina e con le organizzazioni preposte affinchè l'iter possa avere subito inizio".

11:53 Atterrato il Falcon con i primi rimpatriati

E' atterrato alle 11:51 a Ciampino, il Falcon dell'Aeronautica militare con i primi 13 italiani rimpatriati da Haiti. Si tratta di quattro nuclei familiari, tre bambini e il gatto di uno dei bimbi. Sull'aereo hanno viaggiato anche una donna incinta e un anziano di 87 anni. Sulla pista dell'aeroporto li attendono i familiari e il sindaco di Roma, Gianni Alemanno.

11:51 In attesa a Ciampino anche la mamma dell'operatrice umanitaria

Tra i parenti dei primi 13 italiani in arrivo a Ciampino c'è anche Antonietta Cappellini, nonna del piccolo Alessandro di 2 anni. La mamma di Alessandro, Fiammetta, nata a Treviglio (Bergamo) e sposata con un haitiano, ha deciso di rimanere ad Haiti con il marito, ma ha chiesto che fosse rimpatriato il suo bambino. Fiammetta, che è operatrice umanitaria e responsabile dei progetti dell'ong Avsi (Associazione volontari per il servizio internazionale), aderente alla Compagnie delle opere, impegnata ad Haiti dal 1999 in progetti sull'agricoltura e sul sostegno ai bambini, è stata tra le prime via Skype, a lanciare l'allarme sulla reale gravità del disastro.

11:50 I parenti dei rimpatriati: "Siamo grati alla Farnesina"

"Siamo grati alla Farnesina per l'assistenza che ci ha dato in questi giorni di grande apprensione. Ci siamo tenuti costantemente in contatto con l'unità di crisi che ci ha confortato sulle condizioni dei nostri cari": parlano a Ciampino le sorelle di Cristina Lampieri, la funzionaria dell'Onu che sta rientrando in Italia da Haiti insieme con il marito, Misha Rafael Berliski, il figlioletto Leonardo di 10 mesi e il padre Bruno Lampieri. Con loro c'è anche Pires, il gattino di casa di cui sono affezionati. "Noi siamo state fortunate - aggiungono Daniela e Rossella che da Ciampino rientreranno con i famigliari ad Alba Adriatica (Teramo) - perché siamo riuscite a metterci quasi subito in contatto con i nostri familiari. Ma la preoccupazione è stata tanta perché anche loro sono stati costretti a pernottare all'aperto, con il timore continuo di nuove scosse". Il padre delle Lampieri, Bruno era andato a trovare ad Haiti la figlia Rossella e il nipotino giusto due giorni prima del terremoto disastroso: anche per lui "una terribile esperienza che non dimenticherà più". Il "decano" degli italiano ad Haiti, Francesco Nocera, di 87 anni e la moglie Rosa Marseglia, di 74, troveranno ad attenderli il fratello di Rosa, Carlo, che li porterà a Napoli, dove risiede la famiglia. Francesco Nocera era emigrato ad Haiti quasi 51 anni fa: due dei quattro figli stanno lasciando Haiti diretti in Messico, mentre altri due risiedono negli Stati Uniti e in Canada.

11:38 Soccorritori Onu: troveremo altri sopravvissuti

A cinque giorni dal sisma, le squadre di soccorritori dell'Onu sperano ancora di trovare sopravvissuti tra le macerie. "Il morale delle squadre di soccorso resta molto buono, nonostante le difficoltà e le condizioni in cui si trovano a lavorare", ha detto la portavoce dell'Onu a Ginevra, Elisabeth Byrs. I soccorritori, ha continuato "restano convinti che persone vive possano ancora essere estratte dalle macerie. Non perdiamo la speranza di trovare altri sopravvissuti".

11:08 Nuova stima Onu: le vittime del sisma sono state tra le 40 e le 50mila

L'Organizzazione mondiale della sanità e l'Organizzazione panamericana della sanità "stimano che il numero dei morti è compreso tra 40mila e 50mila", si spiega sulla nota diramata dall'agenzia per il coordinamento degli affari umanitari dell'Onu. Le cifre confermano di fatto il primo bilancio delle autorità haitiane, che riferiva di 50mila morti, 250mila feriti e un milione e mezzo di sfollati.

10:34 Troupe brasiliana e militari Onu salvano infermiera incinta

Una donna di 43 anni incinta è stata trovata viva dopo 70 ore dal terremoto, sotto le macerie di un ospedale pediatrico a Port-Au-Prince. Si chiama Jean Baptiste ed è un'infermiera. Alcune persone hanno sentito la sua voce provenire dai detriti proprio mentre una troupe della televisione brasiliana Globo stava passando nelle vicinanze insieme con alcuni militari dell'Onu, sempre brasiliani. I soldati, dopo aver constatato che la donna sepolta non solo rispondeva ai richiami ma era riuscita, attraverso i calcinacci, anche a stringere la mano di uno dei peacekeeper, si sono messi all'opera, mentre la troupe riprendeva in diretta il salvataggio. Ci sono volute tre ore per tirare fuori Jean Baptiste che in seguito è stata immediatamente trasportata all'ospedale militare brasiliano. Sia lei che il bambino stanno bene. Anche il marito è sopravvissuto al crollo dell'edificio.

10:31 Due uomini feriti a colpi di pistola durante distribuzione aiuti

Due dominicani sono stati feriti a colpi di pistola durante la distribuzione degli aiuti. Uno di loro, grave, è stato trasportato in elicottero prima all'ambasciata di Santo Domingo a Port-au-Prince, poi nella Repubblica Dominicana. L'altro è stato curato in un edificio utilizzato dai caschi blu della missione Onu, Minustah.

10:30 Muore per le ferite il capo della guardia presidenziale haitiana

Il capo della guardia presidenziale haitiana non ce l'ha fatta, è morto per le ferite riportate nel crollo del Palazzo Nazionale a Port-au-Prince. Lo hanno reso noto i soccorritori messicani che lo avevano estratto ancora vivo dalle macerie e che hanno anche assicurato di avere il controllo delle armi della guardia presidenziale. Recuperato anche il pc portatile della first lady di Haiti, Elizabeth Preval

10:25 Pechino, tra le vittime anche 8 poliziotti cinesi

Ci sono anche otto poliziotti cinesi tra le vittime del sisma. Pechino ha confermato la morte di quattro ufficiali che facevano parte della forza multinazionale di pace e di quattro membri di una delegazione inviata a Port-au-Prince. Tutti si trovavano nell'edificio delle Nazioni Unite e i loro corpi sono stati recuperati dopo ottanta ore di scavi tra le macerie.

09:41 Uomo estratto vivo dai soccorritori di Israele

Una squadra di soccorritori giunti da Israele è riuscita la scorsa notte a estrarre dalle macerie di un edificio di Port-au-Prince (Haiti) un uomo di 58 anni ancora in vita, che è stato subito ricoverato nell' ospedale da campo allestito dalla missione israeliana. Il responsabile della operazione, col. Golan Wach, ha detto alla radio militare che da oltre quattro giorni l'uomo, di nome Gilles, si trovava alla base di un edificio della dogana. Immobilizzato da una trave di cemento era riuscito a chiedere aiuto mediante un messaggio Sms inviato ai familiari. I soccorritori israeliani hanno lavorato per ore per liberarlo, ha aggiunto l'ufficiale. Israele ha inviato a Haiti una missione di oltre 200 militari, specializzati nell'intervento in zone disastrate.

09:35 Haitiana partorisce sul battello della guardia costiera

Una haitiana ha partorito a bordo di un battello della Guardia costiera americana mentre stava per salire su un elicottero che avrebbe dovuto portarla a bordo della portaerei Usa Carl Vinson, al largo della capitale Port-au-Prince. Lo hanno detto fonti della marina Usa secondo la quale la donna, che ha dato alla luce un maschio, faceva parte di un gruppo di sei haitiane rimaste gravemente ferite nel terremoto di martedì e che dovevano essere prese in cura dai sanitari americani. La Vinson, portaerei a propulsione nucleare, è alla fonda al largo di Port-au-Prince da venerdì, e dispone di un sistema di purificazione dell'acqua, decine di letti sanitari e tre sale chirurgiche.

08:43 Italiani rientrano a Ciampino

E' atteso per le 11:45 di questa mattina l'arrivo a Ciampino del Falcon dell'Aeronautica militare che trasporta i primi italiani rimpatriati da Haiti. Si tratta di 14 persone. Il Falcon 900 del 31 Stormo dell'Aeronautica militare è partito alle 3 di notte da Guadalupe, dove è avvenuto il trasbordo degli italiani che hanno chiesto di abbandonare l'isola colpita dal sisma. I connazionali sono stati portati a Guadalupe da Port-au-Prince con il C-130 che ieri sera ha trasferito nell'isola l'ospedale da campo. Il C-130 non è potuto atterrare a Santo Domingo perché ieri sera non c'era spazio sulla pista e dunque i due aerei hanno fatto scalo a Guadalupe. Del gruppo dei 14 italiani fanno parte 4 nuclei familiari con due bambini di due anni ciascuno, Leonardo Perlinshi, Nabi Kweeku Yeboah. A bordo anche un altro bambino sempre di due anni, Alessandro, il figlio di Fiammetta Cappellini, volontaria che è rimasta ad Haiti per continuare ad assistere la popolazione, il "decano" degli italiani residenti nell' isola, Francesco Nocera di 87 anni, una donna incinta e un gatto che appartiene a uno dei bambini.

07:41 Hillary Clinton: "Al vostro fianco"

Il segretario di stato Usa, Hillary Clinton, ha promesso ai cittadini di Haiti che gli Stati Uniti saranno al loro fianco "oggi, domani e in futuro". Il capo della diplomazia di Washington, giunta ieri a Port-au-Prince, ha detto che questa mattina sarà diramato un comunicato congiunto con il presidente haitiano René Preval nel quale si confermerà la volontà dei due governi di lavorare insieme per portare l'isola fuori da questa grave crisi umanitaria. Rivolgendosi direttamente al popolo haitiano, Hillary Clinton ha affermato: "Siete stati terribilmente messi alla prova ma so che Haiti può risollevarsi ed essere ancora più forte e migliore in futuro".

08:04 Donna estratta viva dalle macerie

Oltre 100 ore dopo il sisma, una donna è stata estratta viva dalle macerie di un hotel di Port-Au-Prince crollato per il terremoto del 12 gennaio. Si tratta della co-proprietaria della struttura alberghiera, Nadine Cardoso, che è stata subito presa in consegna dai medici. La donna è fortemente disidradata ma le sue condizioni generali sembrano buone. Secondo gli esperti, le speranze di trovare sopravvissuti diminuiscono drasticamente 72 ore dopo il sisma. Il personale di soccorso internazionale continua comunque a scavare tra le macerie nella speranza di salvare ancora molte vite umane.

 

 

 

Acqua e cibo non bastano, saccheggiati case e negozi

In strada le bande armate impongono la legge del più forte

"Perché ci lasciate soli?"

Aiuti nel caos, esplode la violenza

dal nostro inviato ALBERTO FLORES D'ARCAIS

PORT-AU-PRINCE - La terra trema ancora e l'inferno di Haiti non trova una via d'uscita. Il caos si aggiunge al caos, la rabbia rasenta la rivolta, la rassegnazione diventa paura.

Decine di migliaia di persone si aggirano tra quelle che erano le strade di Port-au-Prince alla ricerca di acqua, di cibo, di sopravvivenza, senza neanche il tempo di piangere i propri morti.

Il quarto giorno dopo la grande scossa che ha cancellato la pianta della capitale, le rovine diventano macerie. Questa volta è stata più lieve, 4,5 gradi della scala Richter, ma è bastata a far crollare edifici pericolanti, a paralizzare il traffico, a seminare il terrore negli occhi dei bambini. Sulla Dalmas, la grande via che era il cuore della città, le jeep dei soccorsi fanno fatica a superare i detriti, gruppi di volontari improvvisati cercano di mettere ordine, le poche ruspe disponibili finiscono di abbattere gli edifici in cemento armato.

È un'emergenza senza fine, con il governo che latita, gli aiuti che arrivano in modo caotico, dove i più forti prevalgono sui deboli e i più violenti sugli indifesi. Non c'è praticamente polizia nelle strade sterrate che si inerpicano sulle colline, le poche divise che si vedono non ispirano fiducia coi loro volti truci e un modo di fare che non aiuta. "Lì sotto da giorni ci sono i nostri figli", urla disperata Ventrice, donna e madre ancora bambina, maledicendo il governo, "les americains", gli aiuti che non arrivano mai. "È da quattro giorni che chiediamo soccorsi, li sentivamo gridare lì sotto, ma nessuno è arrivato, solo ieri sera è comparsa una jeep dell'Onu. Ma sono andati via perché non avevano gli strumenti adatti".

 

Dopo quattro giorni i soccorsi sono ancora a singhiozzo. L'aeroporto, in mano ai soldati americani, funziona adesso a pieno regime ma sono loro che decidono le priorità, e questo ha causato frizioni con brasiliani e francesi, dopo che a un cargo transalpino è stato negato il permesso di atterrare. Hanno la precedenza gli aerei "ufficiali", quelli degli Usa, delle Nazioni Unite e delle organizzazioni governative, coordinate da un governo locale che non sa cosa fare e aggiunge insipienza all'incompetenza. Gli aerei cargo arrivano al ritmo di novanta al giorno, ma i camion di aiuti partono per i palazzi ufficiali, la distribuzione di acqua, cibo e medicinali va a rilento, intere zone della capitale non sono ancora state raggiunte. Incompetenza che penalizza le Ong, i volontari che arrivano da ogni parte del mondo perfettamente equipaggiati e che vengono sottoposti a lunghissime attese, a inutili vessazioni, mentre tutto attorno decine di migliaia di persone implorano acqua e fasciature per anziani e bambini.

Ieri mattina è stata emblematica. Lungo la pista dell'aeroporto, con i marines schierati mitra in braccio, per ore sono arrivati solo cargo dell'Air Force. Aiuti? No, solo uomini dei servizi di sicurezza, poliziotti di Filadelfia con le uniformi blù, corpi speciali in mimetica. Tutto per attendere l'arrivo di Hillary Clinton, prima annunciato per mezzogiorno, poi posticipato per una imprevista sosta del Segretario di Stato a Portorico. Questioni di sicurezza necessarie ma che cozzano con quanto accade dall'altra parte della strada, dove una fila chilometrica attende il proprio turno per avere un po' di pane dalla "cucina viaggiante" fatta arrivare fin qui dal governo della vicina Repubblica Dominicana. A migliaia si buttano accapigliandosi per prendere il cibo che viene lanciato dagli elicotteri.

Cresce la rabbia che genera violenza. In diversi quartieri la gente esasperata ha dato l'assalto ai pochi negozi aperti, in un povero quartiere l'attacco di un migliaio di persone si è trasformato in una serie di violenze incontrollabili. Gli ospedali che funzionano si contano sulle dita, alle porte i militari in assetto di guerra cercano di frenare il disordine, ma i medici sono talvolta costretti a interrompere il proprio lavoro per gli assalti della gente esasperata. Attorno a una clinica si è sparato, la delinquenza si mischia tra la folla, imponendo la legge del più forte. L'acqua, il cibo e i medicinali valgono oro oggi ad Haiti, gli aiuti sono gratis ma chi se ne appropria non per bisogno improvvisa un mercato nero, spesso sotto gli occhi di una polizia compiacente quando non connivente.

La paura arriva con la notte, quando solo i fuochi illuminano le strade e a migliaia si aggirano per le strade, cercando un accampamento di fortuna lungo i marciapiedi, tra le rovine dei negozi e le case distrutte. Si aggregano in gruppi, ognuno con il suo leader, si difendono dagli assalti di gang in moto che scorrazzano per la città armate di machete, difendono le proprio figlie dai frequenti stupri. È di notte che l'inferno di Port-au-Prince diventa incontrollabile. Interi quartieri, i più poveri, quelli dove la violenza la fa da padrona da sempre, sono lasciati senza alcuna difesa. Di giorno non ricevono niente, di notte devono convivere con il terrore.

"Fuori, fuori tutti", urlano gli uomini del team spagnolo dai caschi rossi e gialli davanti a quel che resta del Colegio e delle sue classi per bambini, adolescenti e universitari che a decine sono rimasti sepolti lì sotto. È il momento della scossa di ieri mattina, e i volontari che arrivano da Valencia si fanno responsabili di tutta l'area. "Ci hanno mandato in questa scuola solo stamattina", racconta Josè Castillo, "anche se ad Haiti ci siamo da mercoledì. Il primo giorno ci hanno tenuto in un commissariato di polizia, sostenendo che dovevano avere ordini precisi su di noi, il secondo giorno ci hanno mandato in un quartiere di ville. Era morto, sepolto sotto le macerie, un amico del presidente di Haiti e dell'ambasciatore svedese: abbiamo fatto un lavoro inutile per ore, mentre a pochi chilometri di distanza potevamo ancora salvare molte vite. Siamo qui dall'alba ma adesso possiamo trovare solo cadaveri".

Lungo le strade che le macchine percorrono a passo d'uomo ci sono decine e decine di feriti. Una ragazza con le gambe fratturate viene consolata da una vecchia che le accarezza dolcemente la testa, il padre, lì vicino, maledice tutti. "Non c'è un'ambulanza, non ci sono garze, mia figlia è ferma qui dal giorno del terremoto, un amico è riuscito a parlare con un medico, ci ha dato qualche indicazione su come sistemarla. Ma possibile che non venga nessuno? Per favore chiamate i soccorsi, aiutateci".

Sembrano rassegnati, le vittime come i soccorritori, eppure ancora venerdì cinquanta persone sono state estratte vive dalle macerie, l'ennesimo miracolo che si ripete ogni terremoto, in ogni parte del mondo. "Dobbiamo continuare a cercare, anche se dopo 72 ore è veramente difficile trovare dei sopravvissuti", dice un medico francese che vive nella vicina Santo Domingo e che martedì notte non ci ha pensato due volte prima di prendere l'auto e dirigersi verso la frontiera.

Sembra impossibile, eppure la vita va avanti. Alle pompe di benzina le file sono lunghe, ma con molta pazienza i fortunati che hanno ancora un'auto riescono a riempire i serbatoi. Come in tutte le tragedie ci sono episodi che strappano il cuore, gente che non ha niente che dà qualcosa a chi ha ancora meno, una solidarietà che permette di sopravvivere nell'attesa che qualcosa cambi veramente. Giriamo per la città senza poter fare nulla di concreto per loro, eppure ci chiamano, ci chiedono il nome, ci sorridono, ci danno la mano, ci raccontano quella notte da incubo che nessuno dimenticherà mai.

© Riproduzione riservata (17 gennaio 2010)

 

 

 

Poche ore di sonno prima di affrontare un altro terribile giorno, ma c'è chi veglia

Con la scossa di ieri sono crollate le ultime case. La demolizione è ormai completata

Nella notte delle barricate

la speranza è una canzone

dal nostro inviato ANGELO AQUARO

PORT-AU-PRINCE - La notte di Haiti è un canto infinito che parte dal cuore di Delmas e arriva agli Champs de Mars e al Palais National. La notte di Haiti è il canto dei vivi che piangono i morti e pregano per se stessi. È il canto disperato dei prigionieri di Petionville, il parco-ghetto terremotato due volte. È il canto voodoo di questa donna che adesso non canta, non parla, ma urla la rabbia repressa di giorno portandosi dietro una piccola claque. È una nenia infinita che miscela orgoglio nero e sintesi creola, le melodie dimenticate dai francesi e le canzoni sentite alla radio fino a ieri, prima che la grande scossa terremotasse anche il palinsesto di "Signal Fm", trasformandola in Radio Terremoto.

La notte di Haiti non è soltanto degli sfollati e dei senza casa. Prendete Benoit Plejeudi. "Guardate? Quella è la mia casa". Delmas è tra le zone più colpite. Le case accasciate su se stesse. Il terremoto ha fatto a Citibank quello che neppure la recessione aveva osato: tutta giù di un botto, macerie su macerie. A ogni angolo di strada i cartelli pubblicitari di "Nino Cell" annunciano meraviglie: martedì scorso ha chiuso anche la sua sede protetta da quell'indirizzo propiziatorio, 117 Rue des Miracles. Una catastrofe. Per ogni casa venuta giù ce n'erano forse quattro, cinque che avevano comunque retto. La scossa di assestamento di ieri non ha avuto pietà. Ora il lavoro di demolizione di Haiti è quasi completato. Ma con la città distrutta quel poco che resta in piedi è un tesoro a cui aggrapparsi. Che fare se no? Mischiarsi alle migliaia di rifugiati di Petionville assediati dalle bande di ladri e stupratori?

 

"Quella è la mia casa", dice Benoit, la figlioletta in braccio "questa è la mia famiglia, questi sono i miei vicini". L'accampamento nasce dal nulla mentre il sole sta tramontando. E' un esodo invisibile e silenzioso. Per tutto il giorno le costruzioni ammaccate sono abitate come se niente fosse successo. Il quadro è surreale: nella casa di Jeff Horacio nessuno s'è preso la cura di rimettere in piedi l'albero di Natale buttato giù dalla scossa. Ma questo accade di giorno. La notte via tutti: in spalla una coperta, un cuscino, un lenzuolo, qualcosa insomma che possa trasformarsi in un giaciglio. Lentamente, le strade di Port au Prince sono inondate da un fiume di famiglie. Ed è allora che la notte dei canti comincia.

Tocca al capofamiglia dare il via. Adesso è il momento di Benoit. Parte una nenia in francese che all'orecchio di un occidentale ignorante somiglia alle vecchie canzoni di Henri Salvador. E invece quella musica così rilassata e sensuale è un canto religioso. Qui ad Haiti basta accennarne la melodia per strappare un sorriso di compassione, di condivisione di un destino. E' "Reference 6 Creole", la nenia più conosciuta degli "Chants d'Esperance", una raccolta di canti della chiesa evangelista. "Da quando ti conosco / da quando ho visto la tua luce". In un attimo tutta la strada è un canto. Si fermano perfino i cani che dal pomeriggio del terremoto non hanno smesso di latrare mai.

Ora Benoit sta dritto in piedi come un direttore d'orchestra. Neppure il canto smette più. Giri l'angolo della strada - polvere e brecciolino anche prima del terremoto - e ne ricomincia un altro. Ogni vicolo protetto dalle barricate improvvisate: blocchetti di tufo, bidoni di benzina, qualche pezzo di legno. Un divieto di accesso timido. Servirà? Ogni notte è una scommessa. Ma almeno qui non c'è l'incubo dell'International Club. No, non lasciatevi ingannare dal nome. L'International Club fa parte del parco più ampio di Petionville. Dall'esterno ci sono pure le insegne del ministero: "Salvaguardiamo l'ambiente". Quale? Petit Bossimys è un giovane volontario di Book of Hope. L'associazione evangelica è tra quelle più attive a livello locale: haitiani per haitiani. L'aiuto del governo? Piazzatevi pure qua. E stop. Quando arriva la notte l'International Club è una tendopoli senza fine. E se nella disperazione c'è una classifica i canti di qui vanno dritti al primo posto. Qui non ascolterete mai "Haiti Cheri": "Terra del mare, meraviglioso sole". Quella è roba da "Caraibi Fm": scordatela. Qui perfino i "Chants d'Esperance" sembrano di disperazione.

Bisha Laroque è il medico del campo. L'unico. "Una ventina di volontari tra infermieri e ragazzi di fatica. Ma come facciamo? Ci manca tutto". La Croce Rossa, l'Onu, gli aiuti? "Niente di niente di niente. Ci servono teli, tende. Ci serve acqua, cibo. Ci servono medicine. Questo puzzo? Non abbiamo acqua per bere: come possiamo pensare al resto?". Il dottor Laroque fino a lunedì scorso lavorava al Dash, l'ospedale di Dalmas 35, un'altra stazione del calvario di Haiti: il terremoto impietoso ha chiuso anche quello. Adesso Laroque unisce la sua voce ai canti della notte. Dice Luiji Looco, che è il capo del campo: "La sicurezza? Facciamo il possibile". L'altra sera, per esempio, un saccheggio e solo due stupri. Pochi? Uno stupro è uno stupro. O vogliamo che il terremoto ci tolga anche l'ultimo moto di rabbia e pietà?

Ci manca poco. Lo spettacolo di Champs de Mars di giorno è già uno shock ma di notte è un'allucinazione. Qui è dove i vivi si confondono con i morti, a pochi passi dall'ospedale con le cataste dei cadaveri. Champs de Mars non è mai stato un parco da principi ma nemmeno quest'incubo che adesso è diventato. All'ombra del Palais Nacional è uno spettacolo da Day After. Non c'è neppure la dignità dell'accampamento assediato di Petionville. Qui siamo nel cuore della città e il campo è lasciato all'iniziativa individuale. Traduzione: giacigli di poveri disperati. Tutto il tanfo di Haiti raccolto quaggiù. Arrendersi? Due missionarie, evangeliche anche loro, si sfidano a distanza: basta intonare l'ennesimo canto. Intorno alle donne è già un capannello: mani alzate al cielo, "Dio dolcezza, Dio speranza". Dal campo che non dorme mai i bambini alternano i pianti alla canzone: "Dio dolcezza, Dio speranza".

Finirà anche questa notte. Comincia a svegliarsi il gallo nei vicoli di Delmas. Nella metropoli del terzo mondo è un ritorno al futuro: la campagna s'era ripresa da tempo la città, il terremoto ha accelerato il processo, sono crollati anche i pollai delle abitazioni. Liberi tutti: come i 4mila detenuti fuggiti dalla prigione crollata. Tra un po' finirà anche questa notte e tutti torneranno a risalire il fiume di strade con i cuscini e qualche straccio sotto al braccio. Ma c'è chi non si è ancora arreso al sonno che per poche ore fa dimenticare quasi tutto. Un ultimo canto. Che questa volta sembra davvero inconfondibile ma forse è meglio ascoltare due, tre, quattro volte per non sbagliare. Macché, proprio così, è proprio vero. Sotto le stelle del terremoto adesso cantano "Volare, volare". Solo quelle due parole: non vanno più avanti di così. Ma nella notte dei canti di Haiti distrutta è già un altro miracolo.

© Riproduzione riservata (17 gennaio 2010)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2010-01-15

Settemila corpi in una fossa comune. L'allarme: "Strage di bambini"

Si cerca ma nessuno spera nel miracolo: "Cadaveri in tutte le strade"

Blocchi stradali con massi e cadaveri

il dramma di Haiti senza acqua né cibo

dal nostro inviato ANGELO AQUARO

Ressa per acquistare un po' di pane

La città che non c'è più si vede alla fine di quella strada- che dal confine di Jimani porta dentro l'epicentro del sisma, quella via maledetta su cui sono tornati trafficanti e banditi, percorsa ininterrottamente dalle colonne della Croce Rossa. Port-Au-Prince è il buco nero che ha inghiottito migliaia di vite.

Tra i volontari che fanno la spola anche la strana coppia di due giornalisti e un poliziotto. Joseph Emmanuel, Myriam Le Branche e Clark Saint Louise sono partiti con la jeep vuota da Port-Au-Prince per caricarla di viveri a Jimani e tornare a casa. "Zucchero, acqua, tanta acqua, spaghetti, oui". Abitano a Dalmas, la via principale "circondati dai morti, come tutti". Myriam ha perso un fratello, Philip, in questo mare di morti. Nell'inferno di Port-au-Prince, da cui salgono ancora polvere e lamenti. Con le strade piene di cadaveri. Settemila solo in una fossa comune, dice il presidente Preval.

Agli angoli di quelle che una volta erano strade solo cataste su cataste. E poi la disperazione dei vivi. I vivi che chiedono acqua, acqua, acqua. "Gli assetati sono destinati a morire" grida Jimitre Coquillon, medico. E sembra un urlo biblico. Haiti si risveglia per il terzo giorno sotto le bombe del terremoto. E' una guerra, peggio che una guerra: il clima lo vedi anche negli spari e nelle esplosioni che sono già diventati la colonna sonora di questa tragedia. Le esplosioni sono l'ultima tragica beffa: è la vendetta delle case crollate, alimentate a metano.

Tra qualche giorno lì davanti al porto dovrebbe comparire una clinica militare galleggiante. Intanto i feriti si curano nei parking degli alberghi che non ci sono più. Basterà? La rabbia dei sopravvissuti dice di no: e nella notte spuntano blocchi stradali fatti di massi e cadaveri per urlare la disperazione di chi è senza aiuto. Medici senza frontiere ha occupato gli unici ospedali rimasti ancora in piedi e nell'ennesimo parking ha allestito una clinica da campo. Il semaforo che adesso lampeggia tra le macerie sembra uno scherzo macabro. L'aeroporto di Port-au-Prince riapre, poi chiude ancora, l'atterraggio sarebbe riservato soprattutto ai mezzi di soccorso ma l'ingorgo e la ripresa del traffico privato lo mandano in tilt. Le barelle dei feriti fanno il resto.

 

C'è chi improvvisa un piccolo funerale tra le macerie: si scava per salvare, si scava per seppellire. La regola del terzo giorno è impietosa come tutte le statistiche: il 79% dei salvataggi avviene nelle prime 72 ore. Dopo è un miracolo. Matt Arek parla per la Croce Rossa Usa. Il dramma ha una parola sola: acqua. E' il dramma dei bambini, delle donne, dei tanti disperati che tendono la mano alle magliette gialle dei volontari, ai pochi medici per le strade, al piccolo esercito dei soccorritori.

E poi i bambini. La Croce Rossa lancia l'ennesimo allarme, due milioni le piccole vittime del terremoto: morti, feriti, senza casa, senza madre, senza padre, senza tutto. Sarà l'emergenza più lunga, la più difficile da curare. Da Port-au-Prince al resto del paese è un cimitero di corpi piccini. A Jecmel una scuola è crollata con tutti i bambini dentro. Quelli che si salvano mendicano per le vie dei morti. Teneteli almeno lontano da Canape Vert: teneteli lontano dalla fogna della città. "Puzza di cadaveri, puzza di rifiuti, puzza di esseri umani".

Miracoli pochi. Un volontario dell'Onu tirato fuori da sotto le macerie strappa lacrime e gioia ai soccorritori. Ma sono ancora scosse di assestamento, ancora paura. L'ultimo allarme vero intorno alla mezzanotte di mercoledì. Decine di migliaia di persone sono andate a cercare riposo davanti all'oceano. Non hanno più casa, non hanno più niente, si contano urlando, la mamme che chiamano i figli, i figli che cercano le madri. Non è un accampamento e neppure una processione, la spiaggia è l'unico posto dove fuggire. Ma non c'è pace, non ci può essere pace. Basta un grido più forte degli altri: "Tsunami!". Torna l'inferno.

Le ombre si muovono nella notte, prima piano, poi sempre più velocemente, l'allarme Tsunami è stato ufficialmente cancellato ma che importa, qui basta un sussurro, una frase: nessuno ha visto in tivù il presidente René Preval che alla Cnn dice di non sapere dove andare a dormire, ma non è un problema, il problema è scavare, scavare, trovare i dispersi. Nessuno ha visto niente in tivù perché qui non c'è tivù, non c'è elettricità, c'è una sola, intermittente linea telefonica. Troppo carica per sopportare tutto il dolore di Haiti.

© Riproduzione riservata (15 gennaio 2010) Tutti gli articoli di Esteri

 

 

 

 

Terremoto Haiti, arrivano gli aiuti

Farnesina: contattati oltre 160 italiani

A tre giorni dal devastante terremoto che ha colpito l'isola caraibica radendo al suolo la capitale Port-au-Prince, i soccorritori si sono trovati di fronte scene di morte, con cadaveri ancora in strada, devastazione e saccheggi. Il presidente haitiano, Renè Preval, ha reso noto che 7 mila corpi sono stati interrati in una fossa comune mentre la Croce rossa haitiana stima in circa 50 mila i morti. Secondo la Pan American Health Organization, le vittime potrebbero essere tra le 50 e 100mila. E intanto la macchina degli aiuti umanitari si è messa in moto: il presidente americano Barack Obama ha annunciato l'invio di militari, di una nave ospedale e di 100 milioni di dollari. E Cuba ha accettato di aprire il proprio spazio aereo agli Usa, per agevolare il rapido trasporto degli aiuti. Anche l'Unione europea e altri Paesi hanno annunciato soccorsi. Il ministero degli esteri italiano: "Stiamo lavorando per completare il quadro il prima possibile"

17:47 Ban preoccupato per l'ordine pubblico

Il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-Moon si è detto "molto preoccupato" per l'ordine pubblico ad Haiti aggiungendo che occorrono probabilmente più forze di polizia.

17:44 Onu, tra i dipendenti 37 morti e 330 dispersi

E' di almeno 37 morti e 330 dispersi o mancanti all'appello il bilancio provvisorio, per i dipendenti dell'Onu, del terremoto che ha colpito Haiti. Lo ha indicato il portavoce del segretario generale Ban Ki-moon Martin Nesirsky.

17:43 Onu, appello urgente per 550 milioni di dollari

Il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, ha lanciato l'appello perché vengano stanziati 550 milioni di dollari per l'assistenza ad Haiti dopo il terremoto. Ban ha anche preannunciato una visita ad Haiti "molto presto".

17:38 Salvati dai francesi 7 americani

Sette americani salvati da una squadra di soccorso arrivata dalla Francia e una cittadina francese tratta in salvo da una squadra Usa. E' accaduto anche questo nella corsa contro il tempo di chi scava tra le macerie di Port au Prince. Tra le grida di disperazione, ogni tanto arrivano le urla di gioia dei sopravvissuti: "Ho trascorso 50 ore sotto le macerie, 50 ore", ha raccontato Richard Santos, appena uscito illeso dai detriti.

17:35 Madonna dona 250mila dollari alle vittime del terremoto

Madonna ha annunciato di aver donato 250mila dollari per aiutare la popolazione di Haiti. La pop star ha invitato i suoi fan e i suoi amici a fare altrettanto.

17:32 Oxfam e Ucodep: Zone rurali vero epicentro, non ci sono notizie

E' nelle zone rurali vicino la capitale di Haiti il vero epicentro del terremoto, dove non c`è possibilità di accesso e, di conseguenza, non si conoscono ancora i bisogni della popolazione colpita che vive in quest`area. Lo spiegano Oxfam e Ucodep, che lavorano all'emergenza post sisma.

17:20 Paho: "Tra le 50 e le 100mila vittime"

I morti per il terremoto che ha colpito Haiti potrebbero essere tra i 50mila e i 100mila. E' la stima della Pan American Health Organization "secondo quanto ipotizzto da diverse fonti", ha detto Jon Andrus in un briefing convocato dal braccio dell'Organizzazione mondiale della sanità.

17:16 Obama a Preval, pieno sostegno dagli Usa

Il presidente americano Barack Obama ha parlato oggi per trenta minuti al telefono con il presidente di Haiti Rene Preval assicurando il "pieno sostegno" del popolo americano alla ricostruzione del paese. Obama ha detto a Preval che "il mondo è devastato dalle perdite e dalle sofferenze" avvenute ad Haiti.

17:15 Su FB gruppo "Crepate terremotati"

'Non perdere questa grande occasione, a prezzi stracciati, di sembrare una brava e ricca persona! Adotta anche tu un bimbo haitiano morto. E' l'invito lanciato in un gruppo del social network Facebook dal nome "Haiti? Crepate luridi terremotati", scoperto dai volontari dell'Associazione Meter di don Fortunato Di Noto, che l'hanno segnalato alla Polizia Postale e delle Telecomunicazioni di Catania. La Polizia Postale ha avviato indagini.

17:13 Cronista, italiani rischiano di non poter più comunicare

"Ad Haiti non si trova benzina o carburante. Se la situazione non cambia, tra una settimana neppure gli italiani residenti ad Haiti, che hanno generatori per l'elettricità, riusciranno a comunicare, nè con internet, nè con i cellulari satellitari. Anche noi rischiamo il black-out delle comunicazioni". Lo ha riferito, da Haiti, Piero Longo, ex-cronista del Giorno, che vive da 12 anni nell'isola. "Per i viveri - ha aggiunto Longo - potrebbero cominciare le speculazioni di quei commercianti che hanno riserve nei magazzini".

17:12 Soccorritori: al momento nessun italiano all'hotel Montana

Al momento non risultano italiani tra le vittime del crollo dell'hotel Montana. Lo hanno riferito all'ANSA i soccorritori spagnoli e francesi che stanno scavando per cercare di recuperare superstiti ancora intrappolati nell'albergo sulle colline di Port-au-Prince. Tenuto conto del clima di grande confusione che regna in queste ore nella capitale haitiana, i soccorritori sottolineano che questo dato non può essere considerato definitivo.

17:11 Parigi, rientrati 150 francesi

Sono rientrati oggi a Parigi con due voli 150 francesi che si trovavano ad Haiti al momento del sisma devastante di tre giorni fa. "Tutti i francesi e i cittadini di altre nazionalità che vorranno rientrare saranno rimpatriati al più presto, come abbiamo fatto finora - ha assicurato il ministro degli Esteri Bernard Kouchner - Non c'è alcuna selezione, ci sono persone che vogliono restare e soprattutto ci sono francesi che non sono a Port-au-Prince...". Secondo il capo della diplomazia di Parigi, sono circa 1.300 i connazionali sull'isola, "non vorranno rientrare tutti, ma noi siamo evidentemente disposti ad accoglierli".

17:04 Usa, oltre novemila soldati entro lunedì

Il Pentagono ha annunciato che oltre novemila soldati americani giungeranno ad Haiti entro lunedì.

17:02 Sotto le macerie dell'hotel Montana ancora due vivi

Le squadre di soccorso internazionali stanno cercando di liberare altre quattro persone bloccate sotto le macerie dell'hotel Montana, di cui due vivi e due purtroppo che non danno segni di vita. "Queste quattro persone - racconta un soccorritore francese - sono riuscite a resistere perché bloccate tra la hall e il vano ascensore. Con alcuni di loro siamo in contatto continuo. Sono a dieci metri circa di distanza da noi. Purtroppo è un'operazione delicatissima perchè le scosse stanno continuando. Solo questa notte la terra è tornata a tremare e abbiamo temuto il peggio".

17:00 Brasile: "C'è rischio di disordini"

La mancanza di acqua, di cibo e di altri generi di prima necessità può aumentare il rischio di disordini nella capitale di Haiti Port-au-Prince. Così il ministro della difesa brasiliano Nelson Jobim, dopo un sopralluogo di due giorni nelle zone devastate dal terremoto. Parole che contrastano totalemente con quelle del suo omologo americano, Robert Gates, secondo cui la situazione sul fronte della sicurezza è abbastanza buona. ''Siamo preoccupati per la sicurezza - ha detto Jobim - La gente ha fame e sete e c'e' il rischio che possano scoppiare disordini''.

16:58 Msf: Rischio epidemie a Haiti non è una priorità

Il rischio epidemie a Haiti non è una priorità. L'allarme generato da alcune dichiarazioni all'indomani del terremoto che ha devastato l'isola caraibica, ha alimentato invece tra le organizzazioni non governative, impegnate in prima linea nei soccorsi alla popolazione, il timore che sia data priorità dove non ve ne è bisogno. In questi termini va letta la precisazione che ha voluto fare Gianfranco De Maio, responsabile medico di Medici Senza Frontiere Italia. "I cadaveri, disseminati nelle strade, non possono originare epidemie", ha detto.

16:57 Msf: Migliaia di feriti aspettano ancora di essere operati

"Migliaia" di persone rimaste ferite nel violento sisma che ha colpito Haiti stanno ancora aspettando negli ospedali di essere operate. Lo ha detto oggi un responsabile di Medici senza frontiere da Port-au-Prince.

16:42 Arrivate le prime truppe di soccorso dagli Usa

I paracadutisti della 82esima armata Usa della divisione Airborne hanno stanziato una base all'aeroporto di Port-au-Prince. ''Stiamo solo creando dei punti di controllo'', ha detto il sergente Kelab Barrieau scaricando rifornimenti umanitari e militari sul suolo dell'aeroporto Internaizonale Toussaint Louverture. ''Ci distribuiremo per tutta la citta' per aiutare le Nazioni Unite e tutti coloro che ne hanno bisogno'', ha aggiunto.

16:28 La Russa: "Invio nave non è soluzione più efficace"

"L'ipotesi di inviare una nave in soccorso della popolazione haitiana, che ha avuto origini anche da un'ipotesi brasiliana che ci aveva chiesto di cooperare, è stata esaminata attentamente, anche con il presidente del Consiglio. Ma le navi ci metterebbero da 10 a 20 giorni, a seconda del tipo. E a quel punto, probabilmente, i soccorsi americani e dei paesi più vicini (uguali ai nostri) sarebbero già stati utili, più di quanto potremmo fare noi". Lo sottolinea il ministro dela Difesa Ignazio La Russa.

16:13 Usa: buona la situazione della sicurezza

Il ministro della difesa degli Stati Uniti Robert Gates ha definito oggi "buona" la situazione sicurezza in questo momento ad Haiti.

16:12 Domani parte per Haiti inviato dell'Unità di crisi della Farnesina

Partirà domani da Roma per Port-au-Prince un diplomatico dell'Unità di Crisi della Farnesina. Secondo quanto si apprende, il suo compito sarà quello di coordinare gli aiuti sul terreno e la ricerca dei 36 connazionali che ancora mancano all'appello.

16:10 Bil Clinton apre sito per raccogliere fondi

Basta poco, anche soli 10 dollari, per aiutare Haiti. L'appello a tutti gli americani è arrivato dall'ex presidente Usa e attuale inviato speciale Onu per il Paese caraibico, Bill Clinton. "Ci sono cifre senza precedenti di gente che vive ormai per strada, che non ha più un posto dove stare e che non dorme, non beve, non mangia da due giorni", ha detto Clinton alla Cnn. "Quindi anche piccole somme di denaro, se arrivano da molte persone, possono permettere di comprare cibo, acqua e medicine per gli haitiani". Per raccogliere il massimo dei contributi l'ex presidente ha lanciato un sito Internet, "clintonfoundation.org/haiti earthquake", proprio con l'obiettivo di rastrellare il maggior numero di fondi, anche piccoli.

16:01 Farnesina, oltre 160 italiani contattati. Mancano alla'appello 36

Sono oltre 160 gli italiani ad Haiti contattati dal nostro ministero degli Esteri, mentre sono 36 quelli che mancano ancora all'appello. A riferirlo sono state fonti della Farnesina, che hanno annunciato per domani la partenza per Port-au-Prince di una seconda missione dell'Unità di crisi della Farnesina con due funzionari, con il compito di prestare assistenza ai nostri connazionali che si trovano sull'isola devastata dal sisma di tre giorni fa.

16:00 Onu, appello a stanziare 282 milioni di euro

Un appello a stanziare 382 milioni di euro in favore della popolazione colpita dal terremoto di Haiti: a lanciarlo, le agenzie umanitarie delle Nazioni Unite. L'ufficio di coordinamento delle attività dell'Onu ha fatto sapere che diciassette squadre di ricerca e di soccorso stanno lavorando a Port-au-Prince e altre sei arriveranno nelle prossime ore. "Ci sono sopravvissuti e non dobbiamo perdere la speranza", ha spiegato da Ginevra la portavoce dell'ufficio Onu, Elisabeth Byrs.

15:40 Esperti: il sisma ha distrutto il 20% delle abitazioni

La furia devastatrice del terremoto che ha colpito Haiti ha distrutto circa il 20% degli edifici di Port-au-Prince. E' la valutazione del servizio regionale per il trattamento delle immagini e la teledetezione (Sertit) di Strasburgo, in Francia, che ha effettuato un'analisi satellitare di Haiti. Secondo le ultime stime Onu, 10% delle abitazioni di Port-au-Prince sono andate distrutte dal sisma. Per l'agenzia di strategia internazionale per la prevenzione delle catastrofi naturali, il terremoto ha colpito il 30% degli edifici della capitale haitiana.

15:36 Cicr: Fuggiti 4mila detenuti

Fino a 4 mila detenuti della prigione centrale di Port-au-Prince sono scappati in seguito al crollo dell'edificio causato dal terremoto, ha affermato oggi a Ginevra il Comitato internazionale della Croce rossa (Cicr). I delegati del Cicr hanno potuto ispezionare diversi luoghi di detenzione, dove prima del disastro visitavano i prigionieri. "La prigione centrale è stata completamente distrutta. Ci sono stati dei decessi, ma tutti gli altri detenuti, circa quattromila, hanno approfittato del disastro e sono scappati", ha detto il portavoce del Cicr Marcal Izard.

15:34 Medici cuba: "Tra gli interventi molte amputazioni"

Soprattutto amputazioni, è il tipo di interventi che una squadra di medici cubani ha effettuato nelle ultime ore a Port-au-Prince tra gli haitiani rimasti feriti nel terremoto. Lo ha riferito uno dei medici parlando alla tv dell' Avana. "Abbiamo lavorato tutta la notte, molti dei casi affrontati sono veramente difficili e gran parte degli interventi sono stati di amputazioni, ma ci siamo occupati anche di traumi e ferite in altre parti del corpo".

15:33 Trovate 23 persone sotto le macerie dell'Hotel Montana

Le squadre di soccorso hanno trovato 23 persone vive sotto le macerie dell'Hotel Montana, dove risiedeva la maggior parte dei funzionari internazionali ad Haiti. Lo ha reso noto il governo cileno. "Li abbiamo trovati durante la notte", ha detto l'inviato presidenziale cileno nel Paese caraibico, Juan Gabriel Valdes. Il diplomatico, che era stato alla guida della missione di pace ad Haiti, non ha fornito dettagli sulle identità dei superstiti.

15:18 Diouf: "Alcuni dipendenti Fao mancano all'appello"

"Stiamo ancora cercando di localizzare il personale Fao a Port-au-Prince che ancora manca all'appello". E' quanto afferma il direttore generale dell'agenzia Onu con sede a Roma in un comunicato, precisando che "molti dipendenti Fao sono stati fortunati e sono riusciti a salvarsi". "Stiamo facendo di tutto per rintracciarli in circostanze estremamente difficili, con scarse possibilità di comunicazione" aggiunge Diouf che nel comunicato esprime anche il suo cordoglio per i funzionari civili ed i caschi blu della missione Onu rimasti uccisi nel sisma.

15:12 Cronista: Ci sarebbero 4 italiani in due hotel crollati

"Sembra che ci fossero due italiani all'hotel Cristophe e due all'hotel Montana, entrambi crollati durante il terremoto". Lo ha riferito, da Haiti, Piero Longo, ex-cronista del Giorno riferendosi a due hotel crollati a Port-au-prince durante il terremoto.

15:10 Caritas, almeno 300mila i senza tetto

Almeno 300 mila ad Haiti i senza tetto a seguito del terremoto di tre giorni fa. La stima è della Caritas Internazionalis che è presente da ieri sul luogo con un team internazionale. "La situazione - afferma Joseph Jonides Villarson, responsabile emergenze della Caritas Haiti - è drammatica. Qui c'è bisogno di acqua, cibo e medicine. Le persone sono ancora nelle strade e nei parchi, unici luoghi per sostare e dormire. Gran parte della cità è senza luce".

15:01 Estratto dalle macerie un turista americano

La sesta persona estratta dalle macerie è un turista americano Dan Walling. Lo comunica il nostro corrispondente ad Haiti, Angelo Aquaro.

14:37 Portaerei Usa arrivata con 19 elicotteri e mille soldati

La portaerei Usa 'Carl Vinson' con mille soldati e 19 elicotteri è arrivata ad Haiti. Lo ha riferito la Cnn, spiegando che l'unità della US Navy è a poche miglia dalla capitale, Port au Prince. Gli Stati Uniti hanno inviato altre sei navi, tra le quali tre unità anfibie dotate di elicotteri e una nave ospedale.

14:26 Trenta haitiani liberati dalle macerie dell'hotel Montana

Trenta haitiani sono stati liberati dalle macerie dai soccorritori francesi a Port-au-Prince, che hanno anche portato soccorso a persone in maggior parte straniere all'hotel Montana: lo ha annunciato oggi il ministro degli Esteri, Bernard Kouchner.

14:21 Operatrice Avsi: "Corpi ovunque, emergenza igiene"

"Lavoriamo alle emergenze, soprattutto a quella sanitaria ed igienica. I corpi giacciono ovunque", lo riferisce Fiammetta Cappellini, responsabile dei progetti dell'ong Avsi nell'isola colpita dal sisma, mentre la missione dell'Onu ad Haiti, la Minustah è tornata operativa, conferma.

14:17 L'Onu distribuirà oggi razioni alimentari per 8000 persone

L'Onu distribuirà oggi razioni alimentari per 8.000 persone a Port-au-Prince: lo ha reso noto l'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim), che si fa carico del compito insieme al Programma Alimentare Mondiale (Pam).

14:15 Ambasciatore S.Sede: "Temiamo disordini"

"Cominciano ad esserci disordini. Ieri sera ci sono state reazioni da parte della popolazione che si e' sentita abbandonata ed è senza cibo e acqua potabile. In un contesto simile la violenza non è troppo lontana", dice a CNRmedia.com l'ambasciatore di Haiti presso la Santa Sede Carl Henri Guiteau.

14:01 Il primo estratto dalle macerie è un inserviente d'albergo

Il nostro invia Angelo Aquaro racconta: "Il primo estratto vivo dalle rovine dell'hotel Montana si chiama Mondesir Lackon. E' un inserviente dell'albergo, in buone condizioni. E' rimasto intrappolato nell'ascensore, si è salvato perché aveva con sè una bottiglia d'acqua. E' riuscito anche a dormire. "Non sapevo del terremoto, non immaginavo questa catastrofe". Si scava fra le macerie del Montana, che ospitava molti stranieri, è una corsa contro il tempo. Finora sono stati estratti otto corpi.

13:55 Salvato un bimbo di due anni

C'è anche un bambino di due anni recuperato da sotto le macerie della sua casa a Port-au-Prince tra le persone salvate a quasi tre giorni dal terremoto. Il bambino, Redjeson Hausteen Claude è stato recuperato da un soccorritore spagnolo, che lo ha portato subito fra le braccia della madre, Daphnee Plaisin.

13:53 Usa autorizzati a sorvolare spazio aereo Cuba

Gli Usa hanno annunciato di sver ottenuto eccezionalmente l'autorizzazione dalle autorità dell'Avana a utilizzare lo spazio aereo cubano, per accelerare l'arrivo dei soccorsi ad Haiti.

13:49 Portavoce Ashton, non so nulla della conferenza per la ricostruzione

La commissione Ue ha "appreso dalla stampa" la notizia sulla conferenza internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo di Haiti, che Usa e Francia stanno preparando e che, secondo il ministro degli esteri francese Bernard Kouchner, potrebbe tenersi a marzo. "Non ne sono al corrente", ha detto il portavoce dell'Alto rappresentante della politica estera della Ue Catherine Ashton, durante il briefing della Commissione Ue, riferendo di avere appreso della proposta dalla stampa.

13:41 Morto il numero due della missione Onu

Il ministro della Difesa brasiliano, Nelson Jobim, ha dichiarato che il numero due della missione di stabilizzazione dell'Onu per Haiti (Minustah), il brasliano Luiz Carlos da Costa, è morto.

13:39 Supersistiti estratti dall'hotel Montana

Si continua a estrarre superstiti dalle macerie dell'hotel Montana, dove risiedevano la maggior parte dei funzionari internazionali in missione ad Haiti.

13:31 Gaffe del console, "colpa del voodoo"

Per il console generale haitiano a San Paolo, la colpa del terremoto è del voodoo. Il rappresentante dell'isola caraibica a San Paolo si è lasciato sfuggire una serie di dichiarazioni imbarazzanti senza rendersi conto che il microfono di una radio locale che lo intervistava era acceso. "I nostri africani, a forza di darci dentro con il voodoo, hanno fatto questo disastro. Gli africani si portano dietro una maledizione.Ovunque ci sono loro è un disastro - ha detto Georges Samuel Antoine - Quello che là da noi è una disgrazia, qui per noialtri è una fortuna, diventeremo famosi".

13:21 Tiger Woods offre 2 milioni di dollari

Tiger Woods offre due milioni di euro per Haiti. Il campione di golf ha messo a disposizione l'ingente somma per l'invio di un ospedale da campo con 50 tra medici e infermieri.

13:15 Epidemie, il pericolo sono le fogne

Non sono le migliaia di cadaveri in strada a determinare il rischio di epidemie ad Haiti, bensì la distruzione della rete idrica e fognaria dovuta al cataclisma, con la conseguente contaminazione fecale di acqua ed alimenti. A sottolinearlo, dopo il devastante terremoto che ha colpito l'isola caraibica, è il direttore del Centro di Travel Medicine and Global Health, Walter Pasini.

13:07 Farnesina, nessuna notizia di 40 italiani

Sarebbero "una quarantina" gli italiani presenti ad Haiti di cui non si hanno ancora notizie: lo si apprende da fonti qualificate, secondo cui questo dato è ricavato soprattutto dalle segnalazioni provenienti dai familiari, ma non è detto che sia definitivo. Fonti dei soccorritori sul posto, dopo le prime ricerche effettuate ieri soprattutto in hotel e ospedali di Port au Prince, d'altro canto sottolineano che sono "cinque o sei" i connazionali per la cui sorte si nutrono maggiori preoccupazioni.

13:03 Farnesina: salgono a 150 gli italiani contattati

Salgono a circa 150 gli italiani contattati dalla Farnesina ad Haiti. Il numero dei connazionali che mancano all'appello è quindi di circa 40.

12:52 Cuba apre spazio aereo agli Stati Uniti

Il governo cubano ha accettato di aprire il proprio spazio aereo agli Usa per evacuare dalla base di Guantanamo le vittime del sisma che ha colpito l'isola. Lo annuncia la Casa Bianca.

12:46 Vaticano: parta vastissima gara di solidarietà e amore

La gravità della tragedia haitiana "diventi occasione di una vastissima gara di solidarietà e di amore". E' l'appello lanciato attraverso i microfoni della Radio Vaticana da padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa della Santa Sede.

12:44 Entrano gli aiuti scortati dai militari dominicani

I primi a passare oggi all'alba la frontiera tra Repubblica Dominicana e Haiti sono i soldati di Rafael Delapena, il capo delle forze armate dominicane, che sta coordinando assieme ai suoi colleghi haitiani i primi aiuti via terra diretti a Port-ou-Prince. Con il convoglio di aiuti ci sono numerose auto affittate dai giornalisti, tra questi l'inviato dell'Ansa, e una lunga colonna di volontari di tutto il mondo. Oltre a medicine, macchinari sanitari, nei loro convogli portano acqua e benzina, i due beni di prima necessità che scarseggiano nella capitale che dista dalla frontiera circa 28 chilometri di strada tutta dissestata e a curve continue.

12:41 Cilena viva dopo 20 ore

"Non so come diavolo sono riuscita a uscire da lì": è il commento fatto a Port-au-Prince da una donna cilena proprietaria della galleria d'arte dell'Hotel Montana, dove dopo il terremoto è rimasta sepolta per circa 20 ore. "Non vi preoccupate, sto bene, non sono ferita, ho solo qualche graffio", ha sottolineato María Isabel Moreno in una mail inviata ai familiari a Santiago e pubblicata dai media locali. La Moreno è stata soccorsa da personale dell'ambasciata cilena, che il giorno dopo il terremoto si sono recati nella zona dell'albergo alla ricerca di indizi di una serie di cittadini cileni dispersi.Il quotidiano La Tercera pubblica i racconti di altre due donne cilene, Carla Jadue e Veronica Bocca, che al momento della scossa si trovavano in un altro albergo della città, nel Grand Groave, a due ore da Port-au-Prince: "L'Hotel è stato completamente distrutto, siamo vive perchè eravamo uscite qualche minuto prima del terremoto. Quando abbiamo sentito la scossa, ci siamo messe a correre disperate verso la spiaggia".

12:37 Sottoscrizione Assocalciatori per aiuti alla popolazione

L'Aic ha deciso di aprire una sottoscrizione tra tutti i calciatori delle squadre professionistiche di serie A, B e Lega Pro per raccogliere fondi da destinare alla popolazione di Haiti colpita dal terremoto. I fondi per la sottoscrizione dell'Assocalciatori possono essere versati in bonifico bancario intestato a: "Associazione Italiana Calciatori pro terremotati Haiti" - Presso: Cassa di Risparmio del Veneto filiale di Vicenza - Codice IBAN IT74 Z062 2511 8051 0000 0002 955.

12:28 Farnesina, più di 130 gli italiani contattati

Sono saliti ad oltre centotrenta gli italiani contattati ed in salvo ad Haiti, mentre ne mancano all'appello qualche decina. Lo riferisce la Farnesina. "Stiamo lavorando per completare il quadro il prima possibile", ha riferito il capo dell'Unità di Crisi, Fabrizio Romano, ricordando che sul posto opera da ieri un team italiano che è incaricato di verificare la situazione dei connazionali anche attraverso sopralluoghi, casa per casa, e presso gli hotel, gli ospedali e gli obitori.

12:19 Msf: 300 pazienti in attesa di interventi chirurgici

Le equipe di Medici senza frontiere hanno già curato oltre 1.500 pazienti nelle tende-strutture allestite dopo il terremoto. Ed oggi dovrebbero cominciare gli interventi chirurgici; 300 i pazienti che necessitano di questo tipo di prestazione. Le tende-strutture sono state allestite nei pressi delle strutture di Msf (il centro traumatologico Trinit, l'ospedale specializzato in cure ostetriche d'urgenza Solidarit e il centro di salute di Martissant) crollate o seriamente danneggiate. Gli interventi chirurgici che Msf si appresta ad effettuare avverranno all'ospedale di Choscal (Centre Hospitalier Sainte-Catherine Laboure) nel quartiere di Cit Soleil, dove Msf aveva lavorato in precedenza. Msf stanno inoltre installando nuove postazioni di primo soccorso e sale operatorie per effettuare interventi chirurgici in diverse zone della città.

12:15 Francia, operatore Sfr offre telefonate gratuite

"Per solidarietà con la popolazione haitiana, vittima del terremoto del 12 gennaio, SFR annuncia la totale gratuità delle telefonate verso i telefoni fissi e cellulari di Haiti dalla sua rete fissa e mobile": l'annuncio è in un comunicato diffuso oggi a Parigi dall'operatore di telefonia francese. Inizialmente "la gratuità delle telefonate sarà garantita per un mese, fino al 15 febbraio. Eventuali proroghe saranno annunciate sul sito", conclude il comunicato.

12:07 Cgil-Cisl-Uil raccolgono fondi per la popolazione

Cgil, Cisl e Uil esprimono "dolore e cordoglio per le migliaia di vittime del catastrofico sisma che ha colpito le popolazioni di Haiti". In queste ore - sottolineano i sindacati in una nota - sono in corso di definizione unitamente con le associazioni datoriali, le intese per l'apertura di un conto corrente nazionale, in cui far confluire le somme derivanti dalla raccolta della sottoscrizione volontaria in tutti i posti di lavoro da destinare ad iniziative ed interventi di solidarietà a favore delle popolazioni colpite dal sisma.

12:03 Italia mobilita anche esercito, pronta compagnia Genio

Anche l'Esercito italiano è stato mobilitato per concorrere ai soccorsi in favore della popolazione di Haiti colpita dal terremoto. Secondo quanto si è appreso, infatti, una compagnia del Genio, con macchine di movimentazione terra di vario tipo, potrebbe scendere in campo nei prossimi giorni - nel caso in cui venisse deciso così - per la rimozione delle macerie, ripristinare la viabilità ed altri interventi.

12:02 52 superstiti sbarcano a Parigi

Cinquantaquattro superstiti del terremoto di Haiti, in gran parte francesi, sono arrivati stamattina all'aeroporto parigino di Orly, dove sono stati accolti dal ministro degli Esteri francese, Bernard Kouchner. Secondo il Quai d'Orsay, nel gruppo - arrivato dalla Guadalupa - ci sono 45 francesi e 7 haitiani. Un secondo aereo, partito dalla Martinica, è atteso a metà giornata con oltre 90 superstiti del terremoto a bordo.

11:54 Un medico trentaseienne coordina aiuti Usa

E' un medico 36enne di origine indiana l'uomo incaricato da Barack Obama di essere "il coordinatore unico" della risposta americano al disastro ad Haiti. E Rajiv Shah si era insediato da appena cinque giorni alla guida dell'Usaid, la cooperazione statunitense, quando martedì scorso è stato convocato alle 10 di sera nella Situation Room della Casa Bianca per la prima riunione per avviare quella che Obama ha definito "una delle più grandi operazioni umanitarie della storia recente".

11:51 Figc: "Mobilitazione nel mondo del calcio"

Diverse iniziative di mobilitazione, di solidarietà e di sensibilizzazione del mondo del Calcio per la tragedia di Haiti. La Figc ha annunciato che "su tutti i campi di calcio, della serie A e B, della Lega Pro, della Lega Nazionale Dilettanti, dei campionati giovanili a ogni livello, verrà osservato, tra oggi e lunedì prossimo, un minuto di silenzio in memoria delle vittime del terremoto di Haiti". La Figc ha anche "stabilito uno stanziamento di 100 mila euro a favore delle popolazioni terremotate, per le prime operazioni di soccorso e assistenza".

11:42 Onu: "Già impegno per 268 milioni di dollari"

Le Nazioni Unite hanno già ricevuto dai Paesi ed enti donatori impegni di aiuti in favore delle vittime del terremoto ad Haiti per un totale di 268,48 milioni di dollari, afferma una nota pubblicata oggi a Ginevra. Un appello per lo stanziamento di fondi - per una somma ancora da stabilire - dovrebbe essere lanciato oggi, ma numerosi Paesi ed enti donatori si sono già fatti avanti con i primi fondi ed aiuti materiali.

11:39 Pam: "Saccheggiati i nostri depositi"

Il programma alimentare dell'onu ha annunciato che i suoi depositi a Port Au Prince sono stati saccheggiati: anche se non è ancora chiaro in quale misura, la portavoce del Pam, Emilia Casella, ha utilizzato il termine "svuotati". Casella ha precisato che nella capitale haitiana, devastata dal sisma di martedì, vi erano 15mila tonnellate di derrate alimentari.

11:36 Dal Pam piano per sfamare due milioni di persone

Il World Food Program si prepara a sfamare due milioni di persone ad Haiti. E' uno sforzo enorme quello che attende l'agenzia Onu e per il quale si stanno approntando piani urgenti.

11:36 Kouchner, conferenza internazionale a marzo

La conferenza internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo di Haiti, preparata da Stati Uniti e Francia, potrebbe tenersi a marzo. Lo ha detto oggi il ministro degli Esteri francese, Bernard Kouchner, intervistato dalla radio Rtl.

11:16 Farnesina: testimonianze dirette morte Martino

La Farnesina ha testimonianze dirette della scomparsa della signora Gigliola Martino e ora sta facendo "verifiche formali". E' quanto riferiscono fonti del ministero degli Esteri.

11:13 Onu: due milioni hanno bisogno di aiuti alimentari

La distribuzione di aiuti è in corso e dovrebbe aumentare nei prossimi giorni, spiegano le Nazioni Unite in una nota. I feriti nelle strutture mediche continuano ad aumentare. Mancano le forniture d'acqua e non c'è elettricità e si stima che circa due milioni di persone, pari a due terzi delle persone colpite, avranno bisogno di assistenza alimentare.

11:13 Chiesta sanatoria a Obama per 125.000 clandestini haitiani

Associazioni per i diritti degli immigrati, ma anche esponenti del Congresso, hanno chiesto all'amministrazione Obama di varare, dopo il devastante sisma di Haiti, una sanatoria per i 125mila haitiani clandestini negli Stati Uniti.

10:39 Onu, 300.000 i senzatetto a Port Au Prince

Secondo le stime delle Nazioni Unite sono 300.000 i senzatetto a Port Au Prince, capitale di Haiti, dove è andato distrutto il 10% della città. Il sisma di martedì ha avuto epicentro ad appena 18 chilometri da Port Au Prince.

10:38 Aristide: "Pronto a tornare per aiutare popolazione"

Jean Bertrand Aristide, l'ex presidente di Haiti che vive in esilio in Sudafrica dopo le violente rivolte del 2004, si è detto pronto a ritornare per "aiutare nella ricostruzione" del suo paese devastato dal terremoto.

10:37 La Russa: "Pronti a inviare una nave militare"

"Ho in mente e lo proporrò oggi al presidente del Consiglio la possibilità, se si vuole, di inviare anche una nave che, in una situazione del genere, potrebbe essere estremamente utile. Noi siamo pronti". Così il ministro delle Difesa, Ignazio La Russa intervenendo alla trasmissione Mattino 5 su Canale circa gli aiuti al paese caraibico colpito dal terremoto.

10:36 L'Unesco: "Nessuna notizia di 8 nostri rappresentanti"

L'Unesco ha reso noto oggi nella sua sede a Parigi di non avere notizie di otto suoi rappresentanti che lavorano ad Haiti dopo il terremoto che ha colpito il Paese. L'organizzazione delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura ha annunciato un piano d'emergenza per "rimettere in piedi i servizi di educazione".

10:35 Onu: 3,5 milioni di persone nelle zone del terremoto

Secondo le stime dell'Onu nelle zone maggiormente colpite dal terremoto vivevano tre milioni e mezzo di persone.

10:34 Diversi ministri ed esponenti politici morti nel terremoto

Diversi ministri ed esponenti politici hanno perso la vita nel sisma che ha colpito Haiti tre giorni fa. Lo ha detto l'ambasciatore di Haiti a Berlino, Jean-Robert Saget, spiegando che tra le vittime ci sono il titolare della Giustizia, Paul Denis, e l'esponente dell'opposizione Michel Gaillard. "So che diversi ministri sono morti, tra questi certamente il ministro Paul Denis", ha detto il diplomatico.

09:07 La Russa: l'Italia potrebbe inviare nave militare

L'italia potrebbe inviare presto ad Haiti una nave della marina militare per contribuire agli aiuti. Il ministro della Difesa Ignazio La Russa ha detto: "Ne parlerò oggi con il presidente" Berlusconi. La russa ha ricordato che le forze armate italiane sono state tra le prime a mobilitarsi per i soccorsi ai terremotati con l'invio di un ospedale da campo. "Credo che occorra stare vicino alle persone che hanno bisogno. Già oggi potrebbe funzionare grazie ai nostri uomini e soprattutto a quelli della protezione civile", ha commentato il ministro.

08:49 Identificata la prima vittima italiana

Gigliola Martino, 70 anni, è la prima vittima italiana identificata dopo il sisma che ha colpito Haiti: lo sostiene il quotidiano online "La Gente d'Italia", diretto da Mimmo Porpiglia, già console onorario di Haiti in Italia.La Martino era nata a Port-au-Prince da famiglia di origine avelllinese.

08:40 Voci da sotto le macerie dell'hotel dell'Onu

Si sentono delle voci provenire da sotto le macerie dell'Hotel Christopher di Port-au-Prince, lo stesso dove si teme siano rimasti intrappolati due italiani: lo sostiene oggi la stampa di Manila citando un portavoce dell'Esercito filippino. Il colonnello Romeo Brawner, citato dall'Inquirer, ha riferito che gli uomini dell'equipe di soccorso filippina a Port-au-Prince hanno udito "voci e movimenti" sotto le macerie dell'hotel, che ospitava la sede della missione Onu ad Haiti. Ieri, da Haiti è rimbalzata la notizia che due italiani, un uomo ed una donna, potrebbero essere stati ospiti dell'hotel al momento del terremoto.

08:39 Aristide: "Pronto a tornare per aiutare"

L'ex presidente di Haiti, Jean Bertrand Aristide, che vive in esilio in Sudafrica, si è detto pronto a tornare nel suo paese per "portare aiuto alla ricostruzione".

07:58 Portaerei Usa in rotta verso l'isola

La 'USS Carl Vinson' è partita per Port-au-Prince. La Vinson, una super-portaerei della classe Nimitz, è partita da Norfolk, in Virginia. Concepita per trasportare caccia, è stata invece riempita con 19 elicotteri per portare acqua, farmaci e aiuti di varia natura alla popolazione colpita dal sisma. Equipaggiata con un sistema di potabilizzazione che può produrre un milione e mezzo di litri d'acqua al giorno ha anche un grande ospedale con sale operatorie e soprattutto un enorme ponte di volo.

07:23 Alla frontiera con la Rep. Dominicana, tra feriti e aiuti

"Sinora tutto bene, sono passati solo tantissimi feriti con ogni mezzo, ma è tutto tranquillo...almeno per ora". Al varco di frontiera più importante tra Repubblica domenicana e Haiti, a un'ora di strada dall'inferno di Port au Prince, l'ufficiale dell'esercito dominicano si sforza di dimostrarsi tranquillo. Ma sotto l'apparenza, cresce il timore che una grande massa di disperati haitiani possa forzare la mano pur di passare il confine. Ieri le autorità dominicane avevano lanciato l'allarme alle proprie forze armate, poi rientrato, circa i rischi di un'ondata di profughi alle frontiere, forse armati. Tuttavia permangono segnali di tensione: a una quarantina di chilometri dal confine con Haiti, un paio di guardie private armate di fucile difendono un piccolo ristorante: "da quando c'è stata la tragedia a Port au Prince - racconta uno di loro preoccupato - ogni sera dobbiamo difenderci da sbandati che cercano di rubare". Avvicinandosi a Jimani, aumenta il traffico dei convogli degli aiuti verso la capitale. Camion, mezzi pesanti, scavatrici stanno arrivando in città per cercare di salvare chi è ancora sotto le macerie. Poi bisogna pensare ai sopravissuti. Con la prima distribuzione di cibo e acqua si cerca di calmare una situazione che ora dopo ora a Port au Prince si fa sempre più insostenibile. Si susseguono le notizie di saccheggi e sparatorie notturne. Sulla strada incrociamo la scorta del presidente domenicano, Leonel Fernandez. Poche ore prima si era incontrato con il suo collega haitiano Renee Preval per cercare di aiutarlo a coordinare i primi aiuti internazionali.

07:00 Il cantante Wyclef Jean aiuta a raccogliere cadaveri nelle strade

L'ex cantante dei Fugee Wyclef Jean, da ieri a Haiti, ha passato la giornata a trasportare cadaveri per ripulire dai morti le strade di Port au Prince. Jean, intervistato dalla Fox, ha definito "apocalittica" la situazione nella capitale haitiana colpita dal terremoto. "Abbiamo passato la giornata a raccogliere cadaveri. Ci sono tanti morti nelle strade e gli obitori sono pieni, i cimiteri sono pieni", ha detto il musicista di origine haitiana che attraverso la sua fondazione Yele ha lanciato una campagna raccogli fondi a favore dei sopravvissuti. Un messaggio su Twitter del cantante di donare 5 dollari attraverso i cellulari ha avuto così successo che ha mandato in tilt i server della fondazione.

06:58 Faa ridà luce verde ai collegamenti aerei Usa-Haiti

La Federal Aviation Administration che ieri aveva fermato i collegamenti aerei dagli Stati Uniti a Haiti a causa dell'intasamento del piccolo aeroporto di Port au Prince ha in serata ripreso a dare luce verde ad alcuni voli di soccorso mettendo però in guardia che gli aerei rischiano di restare in attesa di atterraggio per oltre tre ore. Lo ha riportato la Cnn. Intanto a Port au Prince, l'Air Force americana che ha preso il controllo dell'aeroporto ha avvisato i piloti che cercano di atterrare di garantirsi il carburante per ripartire. Nel piccolo scalo le strutture per il rifornimento sono assolutamente carenti al punto che ieri 44 velivoli erano parcheggiati sulla pista con due soli camion di carburante in grado di fare i rifornimenti.

06:41 Presidente del senato: "Sono vivo per miracolo"

"Sono vivo per miracolo": lo ha sottolineato il presidente del Senato di Haiti, Kelly Bastien, che durante il terremoto a Port-au-Prince è rimasto intrappolato nell'edificio del Parlamento, dove ha assistito alla morte di altre persone che si trovavano nel posto. In dichiarazioni alla stampa dominicana, Bastien ha detto che è rimasto tra le macerie per circa dodici ore e che tra le persone morte accanto a lui c'erano due parlamentari. Bastien, che ha avuto una ferita alla gamba destra, è ricoverato in un ospedale della città di Santiago, dove è stato portato insieme ad altri otto parlamentari.

05:18 Obama ringrazia il presidente dominicano

Il presidente Barack Obama ha telefonato al presidente dominicano Leonel Fernandez per ringraziarlo del ruolo che la Repubblica Dominicana ha avuto nel facilitare l'evacuazione dei cittadini americani dopo il terremoto di Haiti e per il flusso di aiuti arrivati a Haiti passando attraverso il suo paese. Lo ha annunciato la Casa Bianca. Nel corso della telefonata Fernandez ha dato a Obama la sua valutazione della situazione a Port au Prince dove ieri si è recato in visita.

04:16 Morti e dispersi segnalati dai vari paesi

Sono molti i Paesi che lamentano la morte o la scomparsa di connazionali in seguito al terremoto che ha colpito Haiti. Ecco in sintesi un quadro della situazione. - ITALIA: sono circa 100 le persone che mancano all'appello. - CANADA: 3 morti e cinque dispersi. - COSTA RICA: 5 dispersi. - FRANCIA: 6 morti accertati e 60 dispersi. - SPAGNA: 50 dispersi. - DANIMARCA: 11 dispersi. - PORTOGALLO: 2 dispersi. - MESSICO: solo 40 degli 80 connazionali che vivono ad Haiti sono stati localizzati. - OLANDA: 3 feriti, tra cui un bambino; 22 dispersi. - NORVEGIA: un disperso. - POLONIA: 4 dispersi. - SENEGAL: 20 dispersi. - STATI UNITI: un morto (una diplomatica) e 3 dispersi. L'ambasciata ha contattato almeno 1.000 connazionali anche se si calcola che siano 45mila gli americani che vivono ad Haiti. - ONU: 36 funzionari morti e almeno 200 dispersi, di cui almeno 15 brasiliani, 1 agerntino, 1 del Burkina Faso, 2 nigeriani e 4 cinesi).

03:15 Diplomatica americana morta nel sisma

Una diplomatica della missione Usa a Haiti è morta nel terremoto. Lo ha annunciato il Dipartimento di Stato. Victoria DeLong era la responsabile degli affari culturali: è morta sotto le macerie della sua abitazione. La DeLong è la prima vittima americana del terremoto confermata ufficialmente.

02:56 Blocchi stradali con cumuli di cadaveri per protesta

Esasperati per i ritardi negli aiuti, gruppi di superstiti del terremoto che martedì ha colpito Haiti hanno eretto a Port-au-Prince blocchi stradali utilizzando anche i cadaveri delle vittime del sisma. Shaul Schwartz, un fotografo del settimanale americano Time, ha detto di aver visto almeno due sbarramenti del genere nella capitale. "Stanno mettendo su blocchi stradali con i morti e le macerie del terremoto, il quadro si va facendo davvero sconvolgente, la gente non ne può più e vuole gli aiuti", ha detto all'agenzia Reuters.

02:13 Usa, Lega di baseball promette un milione di dollari

La Lega nordamericana del baseball (Mlb) ha promesso oggi un milione di dollari all'Unicef per la causa dei terremotati di Haiti. L'annuncio della donazione è stata data dal commissario della Mlb Bud Selig. "E' un dono generoso che aiuterà a salvare vite di bambini ad Haiti", ha commentato la direttrice del fondo delle Naioni Unite per l'infanzia Ann Veneman. Tra il 40 e il 50 per cento della poolazione di Port au Prince sono bambini.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I primi aiuti sono arrivati nello scalo semidistrutto di Port-au-Prince

Il presidente Usa ordina l'invio di 5.500 soldati e di navi militari

Ospedali da campo, viveri e acqua

Obama promette 100 milioni di dollari

Aiuti in partenza per Haiti

WASHINGTON - La comunità internazionale si mobilita per soccorrere la popolazione di Haiti, colpita duramente dal terremoto di martedì. Vari governi, diverse istituzioni e organizzazioni hanno già stanziato quasi mezzo miliardo di dollari e nei prossimi giorni sono attesi altri fondi. E' una corsa contro il tempo. A Port-au-Prince, la capitale rasa al suolo dal sisma, sono giunti questa mattina i primi aiuti americani. E per tutta la giornata ne sono arrivati altri da ogni parte del mondo. Tanto che a un certo punto le autorità del Paese caraibico hanno chiesto di sospendere i voli perché tutte le piste dell'aeroporto erano piene. In prima linea negli aiuti l'amministrazione di Washington: Barack Obama, alle prese con la prima grave emergenza umanitaria della sua presidenza, ha ordinato l'invio immediato ad Haiti di oltre 5.500 soldati e di navi militari e ha preannunciato altri interventi, a partire da aiuti per 100 milioni di dollari, parlando dei soccorsi alle vittime del terremoto come di una "assoluta priorità". Le truppe statunitensi contribuiranno anche a garantire l'ordine pubblico in un Paese rimasto di fatto senza governo

Dagli Stati Uniti sono arrivati questa mattina i primi gruppi sanitari formati da medici e paramedici con le attrezzature per creare ospedali da campo e aiutare la popolazione. I militari Usa hanno anche scaricato all'aeroporto della capitale, gravemente danneggiato dal sisma, una serie di apparecchiature necessarie a rendere più sicure le operazioni di atterraggio e decollo. Sono decine di migliaia i medici, i militari e i volontari già arrivati sull'isola ed altrettanti se ne aggiungeranno nei prossimi giorni. Washington, insieme a 300 medici, ha inviato 3.500 soldati e 2.000 marines. Per l'emergenza si converte anche la struttura carceraria di Guantanamo, a Cuba, che ospiterà provvisoriamente gli americani evacuati da Haiti.

 

E' atterrato a Port-au-Prince anche il Falcon dell'Aeronautica Militare italiana che portava il team incaricato di rintracciare i nostri connazionali e di creare un coordinamento per gli aiuti con l'Unione europea e le Nazioni Unite. Tra domani e dopodomani mattina infatti arriverà poi un C130 con l'ospedale da campo - 11 tonnellate di materiali tra cui cinque tende pneumatiche, un'intera sala operatoria, apparecchiature medico strumentali, scorte di medicinali ed acqua potabile partite stamattina da Pisa - che dovrà essere montato il più in fretta possibile in modo da curare il maggior numero di feriti. Gli uomini della Protezione Civile avrebbero già individuato dove installarlo, dopo i sopralluoghi effettuati in giornata: nella zona di Petionne Ville, nei pressi della struttura pediatrica gestita dalla 'Fondazione Rava', un'associazione milanese che da tempo opera a Port au Prince. Fondamentale, in queste situazioni, è infatti la velocità con cui si interviene: curare e assistere i feriti, ma anche fornire acqua potabile e cibo agli sfollati, significa in molti casi evitare l'insorgere di malattie ed epidemie.

Il Giappone, nazione abituata ai terremoti, ha già inviato tende e attrezzature da campo per un valore di 330.000 dollari. Dalla Russia è arrivato un ospedale da campo, dalla Francia 12 tonnellate di attrezzature, fra cui impermeabili, lenzuola di plastica, bottiglie d'acqua e viveri. La Croce Rossa Internazionale ha mandato altre 40 tonnellate di medicinali, che dovrebbero riuscire a coprire il fabbisogno di 10.000 persone nell'arco dei prossimi tre mesi, e ha allestito un sito web per facilitare la ricerca delle persone presenti sull'isola. Medici Senza Frontiere ha consegnato un ospedale da campo, con due camere operatorie e una disponibilità di 100 posti.

L'Unicef ha iniziato ieri sera la distribuzione di 2.500 kit contenenti utensili per cucinare e 5.000 sacchetti d'acqua da un litro, per consentire la preparazione delle scorte alimentari distribuite dal Programma Alimentare Mondiale, che ieri sera ha iniziato a fornire cibo ad alcune migliaia di persone. La volontà è di arrivare a distribuire fino a 15.000 tonnellate di cibo, principalmente acqua, riso, fagioli e olio per cucinare.

L'Olanda ha inviato un team di 60 persone specializzate nella ricerca sotto le macerie, la Russia e la Francia hanno inviato personale e cani da soccorso. Cuba, che ha avvertito il terremoto in maniera distinta, ha inviato 30 medici, mentre la Gran Bretagna ha mandato 75 specialisti in salvataggio, accompagnati da cani e 10 tonnellate di attrezzature.

(14 gennaio 2010) Tutti gli articoli di Esteri

 

 

 

 

 

La testimonianza del capo missione di Medici senza frontiere ad Haiti

Il loro ospedale negli slum è diventato un punto di riferimento

"Ho camminato in un silenzio spettrale

su un tappeto di cadaveri"

di STEFANO ZANNINI*

PORT-AU-PRINCE - Dall'alto della città vedo atterrare i primi aerei: una scia lunga di velivoli che si allinea verso la pista. Arriva di tutto. Volontari, medici, chirurghi e poi materiale sanitario, scorte di acqua e cibo. È tornato il sole. I raggi che riscaldano dopo una notte di pioggia aiutano. Reagisce anche la gente; collabora, interviene, aiuta. Ma le grida disperate, angoscianti, come di animali feriti, restano sullo sfondo.

Tutti scavano tra le macerie. I più fortunati con le pale, i picconi, le zappe, pezzi di ferro e legno. Gli altri con la forza della disperazione. Mani e braccia, fino alle unghie che si riempiono di sangue. Scavano e urlano frenetici, incoraggiano gli altri che sono ancora sotto, sommersi dalle macerie. Tolgono sassi e cemento, creano piccole fessure dove far passare l'aria, sostengono parenti, amici, conoscenti. Sentono che respirano, che si lamentano. Li aiutano a resistere. Con canti e preghiere.

Adesso è mezzogiorno, l'aria è tersa. Ma ieri notte, con tutta quella pioggia, è stata durissima. Ho visto la gente che vagava senza meta per le strade sconvolte. Li ho visti urlare, piangere, crollare in ginocchio, alzare i pugni verso il cielo. Rabbia e disperazione. Il cielo era basso, le nuvole nere. Sono uscito al buio, cercavo di dirottare questo fiume umano verso i punti di raccolta. Mi fermavo ad aiutare, a sostenere. La gente mi bloccava, si aggrappava alla maglietta, ai pantaloni che non hanno più colore.

Anche le facce non hanno più colore. Facce piene di terrore e di angoscia. C'è polvere dappertutto. Il vento solleva nuvole di sabbia, terra, calce, cemento insieme a fogli, plastica, rifiuti. Camminavo al buio, aiutato da una piccola torcia che accendevo e spegnevo in continuazione. Non volevo consumare le batterie. Le avevo lasciate in ufficio. Tornare indietro era impossibile, troppo lontano. Ci vogliono tre ore di cammino per raggiungere il centro, quattro per la zona dei ministeri. Ci si muove a piedi.

 

Mezza città, la parte bassa, quella più povera e desolata, è sconvolta dai crolli e dalle macerie. Non ci sono più strade, marciapiedi, piazze e vicoli. Ci sono solo i morti. Un tappeto di morti. In venti anni di lavoro nelle emergenze umanitarie in giro per il mondo non mi era mai capitato: camminare su un tappeto di cadaveri. L'ho fatto in silenzio, avvolto, oppresso da un silenzio ancora più forte. Nel buio più completo. Cercavo di mettere i piedi nei posti giusti, evitando corpi, teste, braccia e gambe. Restavo in bilico, avvolto da questo silenzio spettrale che non scorderò più.

Adesso lottiamo contro il tempo. Siamo riusciti a rimettere in sesto il nostro ospedale di Martissant, uno degli slum più poveri della città. La prima squadra di emergenza è in condizione di trasferire i feriti. Sono tutti pieni di fratture, bisogna portarli in un ambiente sicuro e sano.

Bisogna stabilizzarli, operarli al più presto. Il rischio è la cancrena. Alle 17 saranno trascorse 48 ore dal terremoto. Le prossime 24 decideranno chi vive e chi muore. Le fratture, profonde, scomposte e multiple, si infettano. Se arriviamo tardi, se perdiamo altro tempo bisognerà amputare. So già che molti non sopravviveranno. E questo mi avvilisce, mi riempie di frustrazione.

Mi conforta vedere molte ong, l'Onu e la Croce rossa che si muovono tra le strade. Vuol dire che la macchina dei soccorsi si è messa in moto. Trasmette speranza. La gente continua a scavare ma inizia a raccogliere anche i feriti e i morti abbandonati sulle strade. Li trasferisce con ogni mezzo. Usano le porte come barelle, le carriole di legno come lettighe, auto, furgoni, moto, carretti, animali come mezzi di trasporto. Ci sono file ininterrotte di uomini, donne e bambini che avanzano verso i centri medici.

Avanzano sorreggendosi gli uni agli altri. Moltissimi sono feriti. Alcuni procedono scivolando, aggrappati ai muri sbriciolati, alle macerie, agli alberi piegati. Crollano e si rialzano. Arrivano stravolti, cadono a terra, sfiniti. Chiedono soprattutto cure mediche. Abbiamo farmaci a sufficienza. Ma non possiamo operare. Mancano le attrezzature e le sale.

Mi hanno appena detto che fra poche ore arrivano anche i chirurghi. So che porteranno tutto il necessario. Sono fiducioso. Voglio essere fiducioso. Temo di crollare, non posso permettermelo. Sono gli altri a darmi fiducia. Ho visto tornare anche gli impiegati dell'ufficio. Erano scomparsi per andare a cercare i propri cari. Mi hanno chiamato in lacrime. La rete dei cellulari ha ripreso a funzionare a singhiozzo. Ho ascoltato urla e pianti disperati. Molti hanno perso tutto e tutti. Ora sono qui, pronti a ricominciare. Abbiamo ancora sufficienti scorte di acqua. Quella pubblica è inquinata, berla significa scatenare altre malattie, altre epidemie. Lottiamo e resistiamo. Ma solo per altre 24 ore. C'è anche cibo.

Abbiamo raccolto tutto quello che avevamo. C'è stato un vero assalto e lo stiamo esaurendo. Ci rimangono le barrette energetiche. Le chiedono in continuazione. Tendono la mano, a migliaia. Seduti per terra, gli sguardi ancora pieni di terrore. Hanno bisogno di un tetto. Ma non si fidano. La terra continua a tremare, anche adesso. Preferiscono restare all'aperto. Per strada, al buio, tra i feriti, i sepolti, i morti. Sono tornato in quella via tappezzata di corpi senza vita. Erano ancora tutti lì. Avvolti dallo stesso silenzio.

*L'autore è il capo missione di Médecins sans frontières ad Haiti

© Riproduzione riservata (15 gennaio 2010) Tutti gli articoli di Esteri

 

 

 

 

Dall'Africa a Palo Alto

Crisis mappers per Haiti

In rete si moltiplicano le informazioni geolocalizzate per gestire l'emergenza. Come Ushahidi, piattaforma di crowdsourcing che permette raccoglie e organizza sms, tweets, mail. Nacque nel 2008 per raccontare le violenze post-elettorali in Kenyadi GABRIELLA COLARUSSO

MIGLIAIA di tweet, post, mail, sms. Feriti intrappolati sotto le macerie, ospedali crollati, scuole rase al suolo. La rete è inondata di notizie che provengono da Haiti. Ma come renderle facilmente accessibili alle organizzazioni umanitarie e agevolare così i soccorsi? Una risposta arriva dall'Africa. Ushahidi, la piattaforma di crowdsourcing che permette di raccogliere informazioni dalla folla attraverso sms, tweets, mail, nata nel 2008 per raccontare le violenze post-elettorali in Kenya, e usata anche da Al Jazeera per la copertura dell'ultima guerra a Gaza, ha messo online una pagina dedicata alla crisi haitiana. In meno di 12 ore sono già stati raccolti quasi 3000 messaggi, in gran parte via Twitter (via sms +447624802524 o via email: haiti@ushahidi.com).

Una volta verificate, le informazioni vengono visualizzate su una mappa, divise per categorie: strutture crollate, scuole e ospedali danneggiati, strade bloccate, persone intrappolate sotto le macerie, incendi e zone senza acqua potabile. La piattaforma, rilasciata in beta come applicazione open source, è scaricabile gratuitamente. (Il New York Times, secondo quanto riferisce l'Huffington post, sta cercando il modo di integrarla per seguire gli sviluppi della situazione ad Haiti).

Per mettere a punto il software, il team di Ushahidi, composto da sviluppatori africani (da Kenya, South Africa, Malawi, Ghana) ma anche olandesi e americani, ha cominciato a lavorare già poche ore dopo la notizia della prima scossa (qui il racconto di Ory Okolloh, avvocatessa e blogger keniana che dirige il progetto, coordinandosi attraverso l'International Network of Crisis Mappers (CM*Net). "Abbiamo un numero di telefono internazionale - scrive Okolloh - ma stiamo lavorando con i nostri colleghi di CM*Net e dell'Insteadd per avere anche numeri locali".

 

L'InStedd di Palo Alto (Innovative support to emergencies, diseases and distaster) è specializzata in gestione delle informazioni in situazioni di emergenza. Ha già testato nel Sud Est asiatico il software GeoChat, open source, pensato per le organizzazioni umanitarie e no-profit, che consente a chiunque sia dotato di telefonino o di computer di segnalare immediatamente la propria posizione, i bisogni sanitari/umanitari e le strutture più vicine in grado di soddisfarli, comunicarli a chi è nella stessa zona e localizzare gli altri su una mappa.

L'applicazione potrebbe servire anche per l'emergenza haitiana. A Palo Alto sono a lavoro. Ma è l'intera comunità dei crisis mappers a mobilitarsi. Mikel Maron di OpenStreetMap ha lanciato una pagina wiki per condividere in tempo reale le informazioni sul terremoto. Lo stesso ha fatto GeoCommons, il sito che permette di costruire mappe semplici e repository di dati geografici generati dagli utenti, sotto licenza Creative Commons.

Un team di MapAction, ong che si occupa del coordinamento delle informazioni durante le crisi umanitarie o catastrofi natuarali, attraverso i sistemi Gis (Geographical Information System) e le mappe, è già in volo per l'isola caraibica: "Il nostro lavoro - scrive sul sito il direttore generale Nigel Woof - è raccogliere informazioni che possano essere mappate per creare così un quadro operativo d'insieme in modo che le persone che ne hanno più bisogno ricevano immediata assistenza".

© Riproduzione riservata (14 gennaio 2010) Tutti gli articoli di Esteri

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2010-01-14

Diretta - Esteri

Haiti, è una catastrofe epocale

Mancano all'appello decine di italiani

Oltre centomila vittime per il terremoto che ha colpito il poverissimo Paese caraibico. Arrivati nella notte i primi soccorsi americani e francesi. Il ministro Frattini: "Una parte dei nostri concittadini non sono stati ancora rintracciati"

10:41 Giornalisti a Port au Prince

Prima dei soccorritori, ieri sera sono arrivati a Port-au-Prince gli inviati dei media americani per rendere conto della devastazione inferta dal terremoto. Il primo a fare la sua prima diretta, è stato Anderson Cooper, di CNN, che è arrivato a Port-au-Prince alle dieci di ieri mattina (ora locale). Poi è stato il turno di due dei tre maggiori network televisivi americani.

10:37 Aiuti anche dal Giappone

Il governo giapponese ha deciso il varo di aiuti economici per cinque milioni di dollari ad Haiti, come prima forma di sostegno d'emergenza.

10:24 Sessanta feriti trasferiti in Martinica

Sessanta persone rimaste ferite nel sisma che ha devastato Haiti saranno trasferite oggi sull'isola delle Antille francese della Martinica: lo ha annunciato il ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner alla radio France Inter.

10:14 Cicr, un sito per ritrovare i familiari

Il Comitato internazionale della Croce rossa (Cicr) ha attivato uno speciale sito Internet per aiutare gli haitiani ad avere notizie dei propri cari dopo il terribile sisma che ha colpito il Paese. L'indirizzo è www.icrc.org/familylinks. L'obbiettivo del sito, già usato in passato per altre catastrofi, è di accelerare il "processo per ristabilire un contatto tra membri della famiglia separati", spiega il Cicr in una nota pubblicata oggi a Ginevra.

10:09 Farnesina: "Contattati 80 italiani"

Sono un'ottantina gli italiani, sui 190 residenti sull'isola di Haiti, contattati dall'unità di crisi della Farnesina, che stanno in buone condizioni.

09:52 C-130 in arrivo sull'isola

Si trova attualmente alle Bermuda, ultimo scalo previsto, il Falcon dell'Aeronautica militare decollato ieri da Ciampino con a bordo l'advanced team italiano che dovrà verificare le condizioni logistiche e di sicurezza ad Haiti per il successivo invio degli aiuti alle popolazioni colpite dal devastante terremoto. Il velivolo è in partenza e l'arrivo a Port-au-Prince

09:43 Jacmel è semidistrutta

Jacmel, città portuale a pochi chilometri dalla capitale haitiana Port-au-Prince, è stata devastata al "60-80% dal terremoto". Lo ha riferito il responsabile del governo sul posto, Zidor Fednel, citato da Haitipressnetwork.

09:38 Nuova scossa del 4,7

Nuova scossa nella regione di Haiti: l'istituto geofisico americano ha registrato un terremoto di magnitudo 4,7 Richter a circa 50 km dalla capitale Port-au-Prince, ad una profondità di 10 km.

09:31 A breve l'atterraggio del Falcon italiano

Atterrerà tra poche ore a Port-au-Prince il Falcon dell'Aeronautica militare decollato ieri pomeriggio da Ciampino con a bordo personale della Protezione civile nazionale, della Croce Rossa e delle Forze armate.

09:24 "Il governo si muova"

"Ci sono migliaia di persone per le strade senza casa e senza aiuto. Il governo deve prendere in mano la situazione e darci speranza. Subito. Ora sono passate più di 24 ore!". Lo scrive Carel Pedre, il popolare giornalista e conduttore haitiano che da ieri sta informando il mondo sulla situazione.

09:18 Clinton: "Pochi giorni per trovare gente in vita"

Nei prossimi "tre o quattro giorni possiamo trovare gente in vita" sotto le macerie. Così l'ex presidente americano Bill Clinton ha sottolineato la necessità di procedere con la massima urgenza nell'assicurare i primi soccorsi alla popolazione colpita dal terremoto a Haiti.

09:15 Frattini: "Nostro personale è operativo"

Il personale italiano inviato sull'isola di Haiti sarà a breve operativo. Lo ha detto il ministro degli esteri, Franco Frattini a Sky tg 24.

09:14 Non atterra l'aereo con gli aiuti italiani

L'aereo militare C130 con i primi aiuti destinati dal governo italiano ad Haiti, che doveva atterrare intorno alle 7 ora italiana nel paese caraibico devastato dal terremoto, non è riuscito ad atterrare a Port-au-Prince, dove l'aeroporto ha subito pesanti danni.

09:13 Frattini: "Non abbiamo notizie di decine di italiani"

"Non abbiamo notizie positive nel senso che mancano all'appello alcune decine di persone". Lo ha detto il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ad Addis Abeba dove è in visita, riferendosi agli italiani che si trovano ad Haiti e che ancora non hanno risposto all'appello. "Ma - ha precisato il ministro - per fortuna neanche negative".

09:12 Clinton, "donate anche solo un dollaro"

L'ex presidente americano e inviato speciale dell'Onu per Haiti, Bill Clinton, ha lanciato ieri un appello per la raccolta di fondi da destinare agli aiuti per i superstiti del terremoto. Donate "anche uno o due dollari", ha chiesto clinton.

09:10 Santo Domingo rafforza le frontiere

Le autorità della Repubblica Dominicana hanno decretato la massima allerta lungo i diversi posti di frontiera con Haiti, da dove temono l'arrivo di un'ondata di haitiani che cerchino di lasciare il paese dopo il terremoto.

 

 

 

 

 

 

Gli aerei sono atterrati nello scalo semidistrutto di Port-au-Prince

Obama: "Fare in fretta. Le prime 72 ore fondamentali per salvare vite umane"

Ospedali da campo, viveri e acqua

Arrivano i primi aiuti americani

Già presenti anche i francesi. Attesi gli italiani. Si prepara l'evacuazione degli stranieri

I primi soccorsi all'aeroporto di Port-au-Prince

WASHINGTON - A Port-au-Prince arrivano i primi aiuti americani. Nella capitale distrutta e disperata, rasa al suolo come da un terribile bombardamento, sono entrati i primi gruppi sanitari formati da medici, paramedici e attrezzature per creare ospedali da campo, aiutare la popolazione colpita e organizzare l'evacuazione dei cittadini americani. Lo ha reso noto la Casa Bianca, il cui funzionario Denis McDonough ha spiegato come il presidente Barack Obama sia determinato a far giungere "con la massima rapidità" gli aiuti alla popolazione di Haiti colpita dal terremoto.

I militari Usa hanno anche scaricato all'aeroporto della capitale haitiana, gravemente danneggiato dal sisma, una serie di apparecchiature elettroniche per rendere più sicure le operazioni di atterraggio e decollo dei velivoli carichi di aiuti. Subito dopo sono arrivati anche i primi aiuti francesi. Il Falcon dell'Aeronautica militare italiana decollato ieri da Ciampino con a bordo l'advanced team che dovrà verificare le condizioni logistiche e di sicurezza ad Haiti per il successivo invio degli aiuti, è atteso a Port-au-Prince nelle prossime ore. Anche da Pisa, intanto, sta per decollare il C-130 dell'Aeronautica che trasporta personale e un ospedale da campo.

"Dobbiamo fare presto", è stato il monito di Obama, che ha fatto scattare da ieri una massiccia operazione di emergenza per le vittime del terremoto di martedì sottolineando che in tragedie del genere "le prime 72 ore sono decisive" per salvare più vite umane possibile.

Il Pentagono ha usato i suoi aerei per trasportare a Port-au-Prince squadre di specialisti per questo tipo di emergenze, comprese squadre dotate di apparecchiature tecniche e e decine di tonnellate di generi di prima necessità: viveri, acqua, medicine. Nello stesso tempo la Navy ha ordinato ad alcune unità militari - compresa la portaerei Carl Vinson e tre navi anfibie (una in grado di trasportare duemila marine) - di partire alla volta di Haiti. La Vinson è già in navigazione ed è attesa al largo di Haiti oggi. Le squadre militari giunte in aereo hanno portato nell'isola anche equipaggiamento elettronico per rafforzare il sistema di comunicazioni nella capitale di Haiti. L'uso delle unità militari Usa ad Haiti presenta anche problemi diplomatici viste le accuse di ingerenze nella politica del paese lanciate più volte in passato contro Washington.

 

Il presidente Obama, parlando di "tragedia crudele e straziante", ha spiegato ieri di avere ordinato una azione "rapida e coordinata" dei soccorsi, affidata a organizzazioni civili e militari, mettendo in evidenza anche la necessità di uno "stretto coordinamento" con gli altri paesi, per evitare sprechi e sovrapposizioni. Il Dipartimento di Stato, grazie anche al buono stato delle comunicazioni tra l'ambasciata Usa a Port-au-Prince e Washington, ha ottenuto in modo rapido dai suoi diplomatici sul posto un quadro realistico della terribile situazione facendo scattare misure di assistenza per gli americani che vivono a Haiti. Il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, ha detto a Honolulu, alle Hawaii, che il bilancio del terremoto che ha colpito Haiti "è uno dei più gravi degli ultimi anni per quanto riguarda la perdita di vite umane". La Clinton ha annullato per questo il suo previsto viaggio di Stato in Nuova Zelanda e Australia, e dalle Hawaii ha deciso di fare immediato rientro a Washington.

Ore di angoscia sta vivendo la comunità haitiana negli Stati Uniti. Non appena è giunta la notizia della catastrofe gli emigrati haitiani che vivono a centinaia di migliaia in Florida e a New York hanno cercato di mettersi in contatto disperatamente con i familiari nel paese d'origine. Ma pochi hanno avuto successo, a causa del cattivo funzionamento delle comunicazioni. E chi è riuscito dopo molto tentativi a parlare con i familiari o con amici ha avuto spesso notizie devastanti. "La casa della mia famiglia è crollata - ha raccontato Ulrick Alexis, un haitiano che abita a New York - Non ho traccia di mia madre o delle mie sorelle". Nel quartiere di Little Haiti, a Miami, la gente si scambia notizie sempre più allarmanti dopo essere rimasta collegata per ore ai computer, avere ascoltato la radio e seguito i notiziari della CNN.

Veglie di preghiera sono state organizzate da diverse comunità di emigrati haitiani mentre sono scattate anche numerose iniziative per la raccolta di fondi e di altri generi di prima necessità per le vittime della più grande catastrofe che abbia mai colpito Haiti.

E gli americani evacuati da Haiti verranno provvisoriamente ospitati nella struttura carceraria di Guantanamo, a Cuba dove sono rimasti pochi prigionieri islamici. Il portavoce del ministero degli Esteri Usa, Philip Crowley, in un briefing tenuto in serata a Washington, ha riferito che mentre i primi cittadini americani in buone condizioni cominceranno ad essere riportati in patria a partire da domani, in serata sono già scattati i primi interventi per evacuare gli americani feriti.

Tragedia Onu. Almeno 16 dipendenti dell'Onu, tra cui tre poliziotti giordani, 11 caschi blu brasiliani, oltre ad un poliziotto argentino e un cittadino del Ciad, ai quali si aggiungeranno molti dei numerosi dispersi. Tra loro anche il capo della delegazioni Hedi Annabi. Il bilancio provvisorio è stato tracciato dal segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon dinnanzi all'Assemblea Generale, in serata al palazzo di Vetro, e subito dopo davanti alla stampa.

Santo Domingo: frontiere chiuse. Le autorità della Repubblica Dominicana hanno decretato la massima allerta lungo i diversi posti di frontiera con Haiti, da dove temono l'arrivo di un'ondata di haitiani in fuga dal terremoto. Lo ha reso noto il direttore della migrazione di Santo Domingo, Sigfrido Pared Perez, precisando che il Corpo per la sicurezza alle frontiere dominicane (Cesfron) è stato allertato al fine di contenere possibili ondate di haitiani provenienti dal paese vicino. Perez ha inoltre sottolineato che un cittadino colombiano e uno iraniano scappati dal carcere di Port-au-Prince, che è stato distrutto dal terremoto, sono stati catturati mentre cercavano di entrare nella Repubblica Dominicana da una località chiamata Dajabon.

(14 gennaio 2010)

 

 

 

 

 

 

 

Il ministro da Addis Abeba: "Non abbiamo notizie né positive né negative"

Frattini: "Decine d'italiani

mancano all'appello"

Franco Frattini

ADDIS ABEBA - "Non abbiamo notizie positive nel senso che mancano all'appello alcune decine di persone". Secondo il ministro degli esteri Franco Frattini, in visita ad Addis Abeba, sarebbero circa 120 gli italiani sicuramente presenti in Haiti perché registrati negli elenchi dell'ambasciata. Di questi,solo 70 sono stati rintracciati dalle autorità. All'appello ne mancherebbero quindi altri 120 circa.

Per ora, "non abbiamo notizie positive, ma - ha precisato il ministro - per fortuna neanche negative".

(14 gennaio 2010)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Skype e Twitter per ore sono stati gli unici canali che hanno permesso al mondo

di conoscere il dramma della popolazione. Crollati tre dei quattro ospedali di Port-au-Prince

Apocalisse Haiti: "Oltre centomila morti"

Sulla Rete il racconto dei sopravvissuti

Una testimone: "Subito dopo il terremoto onde gigantesche su spiagge e strade: il mare si portava via i morti tra le macerie"di GIOVANNI GAGLIARDI

Port-au-Prince - "Molti edifici sono scomparsi. Si sentono dalle macerie le grida di aiuto di chi è rimasto sotto e i parenti sono impazienti. Si disperano. Mancano le luci per illuminare la scena e continuare a scavare di notte. Non possiamo che attendere la mattina, ma questa notte è veramente nera per tutti noi". Nelle parole di Fiammetta Cappellini, operatrice umanitaria italiana ad Haiti, c'è tutto il dramma della popolazione colpita dal gravissimo sisma di ieri. La donna che lavora per l'Avsi (Associazione volontari per il servizio internazionale), ong aderente alla Compagnie delle opere, racconta via chat, utilizzando Skype (il software che permette di telefonare e mandare messaggi via internet), gli attimi e le ore dopo le scosse disastrose che hanno spazzato via buona parte della capitale Port-au-Prince. E Skype insieme a Twitter sono gli unici due canali che, attraverso il web, continuano ad unire l'isola caraibica con il resto del mondo. Permettendo di raccontare una apocalisse che ha di fatto inghiottito la città, dove vivono 2,3 milioni di abitanti, 4 milioni con i sobborghi. Un disastro che, secondo il premier Jean-Max Bellerive, potrebbe essere costata la vita a centomila persone.

Il primo allarme. Su Twitter subito dopo le 16.50 (ora locale) il grido di orrore. "Oh merda! Un fortissimo terremoto proprio adesso ad Haiti" scrive Fredodupoux, che torna poi a twittare qualche minuto dopo: "Questa merda sta ancora tremando, i telefoni non funzionano piu!". "C'è stato un terremoto, l'ho appena sentito qui a Port au Prince", scrive Troy Livesay, "I muri stanno crollando, stiamo tutti bene, pregate per quelli negli slum...". Il terremoto è iniziato alle 22.53 ora italiana (le 16.53 ad Haiti) ed è stato seguito da decine di scosse di assestamento che secondo i geologi potrebbero protrarsi per giorni. L'epicentro è stato localizzato a una ventina di chilometri da Port-au-Prince, sulla terraferma dell'isola e a una profondità di appena 10 chilometri.

 

SOS SOS. Twitter diventa racconto: "Nelle strade si dice che l'hotel Montana è crollato - riporta Fredodupoux - ci sono scosse di assestamento ogni dieci minuti... l'aeroporto è chiuso e la torre di controllo è stata danneggiata"; ricerca di parenti e conoscenti: "Johanna e Kate sono salvi", scrive Missionhaiti, Abbiamo ricevuto adesso un messaggio da Johanna in cui lei dice che stanno tutti bene ma sono saltati i collegamenti telefonici e internet"; invocazione: "Abbiamo bisogno di aiuto. Ci sono migliaia di morti. SOS SOS...".

Pochissimi i contatti telefonici. "Subito dopo il terremoto onde gigantesche si sono abbattute su spiagge e strade: il mare si portava via i morti tra le macerie", ha raccontato Cristina Iampieri, un avvocato italiano che lavora all'Onu nella capitale haitiana. Uno dei tanti brasiliani presenti nel paese (il paese di Lula guida la missione di pace Onu), l'antropologo Omar Thomaz, ha descritto scene orribili: "per le strade della città corrono persone bruciate, seminude: alcuni cantano, sentiamo dei canti religiosi provenire dalla strada". "La gente si è riversata subito nelle strade dove si poteva avanzare solo a piedi e non in auto", ha riferito Michael Bazile. "La gente urlava e piangeva. Ho visto molte persone in ginocchio a pregare per le vittime".

 

Edifici crollati. Fra gli edifici crollati, c'è il commissariato di Delmas 33, con annessa prigione e centro di detenzione di minori, un edificio di tre piani che ora non esiste più. Distrutti anche il palazzo presidenziale, il quartier generale dell'Onu, l'ambasciata di Francia, il ministero degli Interni e della Sanità, l'ufficio imposte e la cattedrale. Sotto le macerie dell'arcivescovado è stato ritrovato il corpo di Monsignor Serge Miot, arcivescovo di Port-au-Prince. Tra le vittime anche il comandante della missione Onu, il generale tunisino Hedi Annabi. E poi ancora, tra i palazzi ridotti in macerie, gli hotel Montana, Christopher e Karibè, il supermercato Carribean Market e il palazzo Mediacom. Tre dei quattro ospedali di Port-au-Prince sono crollati e l'unico ancora attivo non accetta più feriti perché è ormai al collasso per l'altissimo numero di ricoverati.

I racconti. "Il panorama - racconta ancora Fiammetta Cappellini via Skype - è devastante. Danni ingenti si registrano ovunque. I morti non possono che contarsi a migliaia. Per le strade vagano persone in preda a crisi di panico e di isteria, feriti in cerca di aiuto. Gli ospedali sono difficilmente raggiungibili, le strade della capitale impraticabili". Continuano a essere interrotti i collegamenti, manca la corrente, "tutto si è spento, i generatori sono merce rara". "Ciò che abbiamo visto col collega Jean Philippe nell'attraversare la città è spaventoso - racconta l'operatrice umanitaria - Non so davvero da che parte potremo ricominciare, ma lo faremo. E' terribile. Penso ai quattro bambini che abbiamo soccorso oggi pomeriggio, quattro fratellini che si sono trovati sotto una casa distrutta senza i genitori non ancora rientrati dal lavoro. Uno di loro aveva gravissime ferite alla testa e piangeva disperato. La sorellina piangeva chiedendo: 'come fa la mamma a ritrovarci che la casa non c'è più?'".

Carel Pedre, noto conduttore radiotelevisivo haitiano è stato il primo a raccontare la tragedia ai media internazionali, prima con Twitter, poi con la propria voce, infine direttamente in video con una web-cam. "Ero a Port-au-Prince, quando ho sentito la scossa stavo guidando la mia auto. All'inizio pensavo che mi avessero investito", ha detto poco dopo il sisma."Abitazioni distrutte, un ferito ogni due passi. Posso dire di aver visto almeno 500 feriti".

"Sto girando nelle strade della capitale - ha raccontato quindici ore dopo il sisma - I cadaveri sono ancora lì per terra. Le autorità non hanno diramato nessun annuncio. Né io ho visto agenti o militari impegnati nei soccorsi. Qui c'è la distruzione totale, ora mi sposterò in periferia, voglio vedere come stanno le cose lì".

Internet ha permesso ad altri giornalisti di pubblicare qualche informazione man mano che i collegamenti internazionali riprendevano a funzionare. "In migliaia abbiamo dormito all'aperto stanotte. Dormito... Si fa per dire. Con la luce del giorno abbiamo scoperto una distruzione indescrivibile", si legge in uno dei primi comunicati della stampa haitiana dopo il disastro, pubblicato sul sito Haitipressnetwork. "Le vittime sono numerose. I cadaveri sono ammonticchiati sull'asfalto. La cattedrale di Port-au-Prince, il palazzo presidenziale, gli uffici pubblici sono rasi al suolo. Sono state distrutte anche molte scuole, e centinaia di studenti e docenti sono intrappolati sotto le macerie. La città è morta".

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HAITI, LA TESTIMONIANZA / Stefano Zannini, capo missione di Msf

"E' un'apocalisse. Mancano i mezzi anche per soccorrere i feriti"

Poca acqua, poco cibo e rischio malattie

"L'isola rischia di diventare un cimitero"

di DANIELE MASTROGIACOMO

La disperazione

degli abitanti

di Port-au-prince

ROMA - "Ho visto la gente vagare senza meta per le strade sconvolte. Li ho visti urlare, piangere, disperarsi e poi crollare in ginocchio a pregare. Tutta la città è piena di detriti. I palazzi e le case sono implosi, piegati su se stessi, i marciapiedi sollevati, i pali dell'elettricità lanciati a distanza. Non c'è luce, non ci sono comunicazioni. Si cammina a piedi, tra i cadaveri, a centinaia, i detriti, gli incendi che scoppiano all'improvviso. C'è un fiume umano che vaga senza meta, che cerca i familiari, che chiama i nomi dei propri cari, che scava, che si affanna. Moltissimi i feriti: hanno gambe e braccia fratturati: giacciono anche loro sui marciapiedi senza che nessuno sia in grado di raccoglierli e di assisterli". Stefano Zannini, capo missione di Msf a Haiti, ci chiama dopo una notte e una mattinata di vero inferno. La sua voce tradisce emozione e stanchezza. Ma anche le immagini di un'isola sconvolta da un terremoto che è un'ecatombe.

"Parlare di apocalisse non è un'esagerazione. Il terremoto si è accanito con furia. Le scosse sono state molte, lunghe, infinite e fortissime. Tutte le costruzioni, piccole e grandi, sono implose. Molte sono crollate a terra e hanno scagliato i detriti a centinaia di metri. Questo ha trasformato le strade in un percorso a ostacoli. Ci si muove solo a piedi e l'assenza di qualsiasi linea telefonica costringe la gente ad andare sui posti per cercare di capire se un proprio parente è ancora vivo o è sotto le macerie. Anche la macchina dei soccorsi funziona a singhiozzo: i mezzi non riescono a girare e manca gran parte del personale".

 

"La prima, grande emergenza", suggerisce Zannini, "è tentare di curare i feriti. Si tratta di migliaia di persone colpite da traumi. Gente che ha subito moltissime fratture e che giace per strada in attesa di essere soccorsa. Ma oltre all'assenza dei mezzi di trasporto e di personale, non ci sono più gli ospedali pubblici. Ne ho visitati oggi otto. Nessuno era in grado di funzionare. Non ci sono camere operatorie, mancano le attrezzature; in moltissimi, pericolanti, non c'è personale. Tutti questi feriti devono essere recuperati e portati in una struttura attrezzata. Se restano dove sono, come sta accadendo, rischiano di morire. Rimangono in funzione solo gli ospedali e le cliniche private. Ma sono poche e hanno tariffe proibitive per una popolazione tra le più povere al mondo. Nessuno qui se le può permettere. Nessuno si rivolge a questi centri, né questi centri si mobilitano per accogliere i feriti".

"Non so cosa stiano facendo le istituzioni", ci spiega ancora il capo missione di Medicins sans frontière. "L'assenza di linee di comunicazione costringe tutti ad andare sui posti. Solo incontrandosi di persona si può decidere cosa fare e come organizzarsi. Ma per raggiungere gli uffici del governo, dei ministeri, gli stessi ospedali ci vogliono tre-quattro ore di cammino a piedi. Sappiamo che stanno arrivando i primi voli charter con i gli aiuti umanitari. Ma non so ancora dove e come distribuiranno i carichi. Noi stiamo cercando di mettere in sesto uno dei due nostri ospedali che hanno subìto danni rilevanti. Una volta resi agibili, cercheremo di concentrare in quella struttura i feriti e di organizzare i primi interventi chirurgici. Per il momento i feriti più gravi sono ammassati ovunque ci sia spazio: negli uffici, nei bagni, nei giardini".

"Nelle prossime ore si rischiano nuove epidemie. I cadaveri che giacciono un po' ovunque e che nessuno è in grado di raccogliere sono un pericolo per la salute. Manca anche l'acqua potabile e la poca disponibile è contaminata. Le conseguenze sono facili da immaginare. La gente ha sete e finirà per ammalarsi. Gli effetti potrebbero essere devastanti. Siamo anche preoccupati per altri tipi di malattie. Alle vie respiratiorie, per esempio. E' la stagione fredda, per quello che significa freddo in un posto come Haiti. La gente tende a coprirsi e non avendo più nulla rischia di contrarre bronchiti e poi polmoniti. Stessa cosa per il cibo. Non si trova, perché tutti i supermercati sono crollati, e nutrirsi potrebbe cominciare a essere un problema. Se non interveniamo in modo organizzato, nelle prossime 24 ore l'isola potrebbe trasformarsi in un immenso cimitero".

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Haiti, il paese più povero

del continente americano

PORT-AU-PRINCE - Il paese più povero dell'intero continente americano: è la caratteristica principale di Haiti, paese scosso ieri sera da un fortissimo terremoto, in particolare nella capitale Port-Au-Prince, dove vivono oltre 2,3 milioni di abitanti. Secondo il World Factbook della Cia, la Repubblica di Haiti ha 9.035.536 abitanti, dei quali solo il 3,4% ha speranza di superare i 64 anni di età. Il paese, con una superficie pari a circa 27 mila chilometri quadri, si trova a circa 80 km da Cuba. Oltre alla capitale, le altre città principali sono Cap-Haitien e Gonaives.

Il reddito annuale pro capite è di appena 1.300 dollari, dato che pone Haiti al 203/o posto tra i 229 paesi del mondo. Alle sue spalle tre stati asiatici (Burma, Nepal, Afghanistan), uno dell'Oceania (Tokelau) e 22 africani (con lo Zimbabwe ultimo, con appena 200 dollari di reddito annuo pro capite).

Haiti occupa la metà occidentale dell'isola di Hispaniola, dove Cristoforo Colombo attraccò al termine del suo primo viaggio, nel 1492. Il tasso di alfabetizzazione è del 45 per cento e l'aspettativa di vita, circa 50 anni. La popolazione totale è per il 95 per cento di neri e per il cinque per cento di mulatti e bianchi.

Il paese è spesso al centro del passaggio di uragani, che provocano morte e distruzione. Nel 2008, se ne sono abbattuti quattro (Fay, Gustav, Hanna e Ike), provocando 330 morti e molti dispersi in tutto il paese: il passaggio dei quattro uragani nel giro di un mese è stato considerato dalle autorità la principale catastrofe degli ultimi anni, prima del terremoto di ieri.

Nonostante le cospicue esportazioni di zucchero, caffè, banane e mango, Haiti rimane uno dei Paesi più poveri e arretrati del mondo. La disoccupazione colpisce oltre il 60% della popolazione. Fondata nel 1749 da coloni francesi piantatori di zucchero, la capitale, Port-au-Prince, si trova nella baia del golfo di La Gonave. Il paese, inizialmente possedimento spagnolo, divenne colonia francese nel 17/o secolo e nel 1804 è stato la prima repubblica 'nera' ad ottenere l'indipendenza. Gli haitiani sono cattolici per il 70 per cento e protestanti per il 23, ma molto praticato tra le classi popolari è anche il vudù, rituale magico semipagano.

(13 gennaio 2010)

 

 

 

L'Italia invierà un milione di euro e una missione per un contributo sul posto

Dieci milioni di dollari dall'Onu e altrettanti dal Brasile. Dal Canada un aereo e due elicotteri

Aiuti, dalla Ue i primi 3 milioni di euro

Obama: "Pieno sostegno alle vittime"

Appello Usa: "Fondamentale il coordinamento internazionale, attenzione a evitare ingorghi"

ROMA - Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha promesso aiuti immediati e coordinati per salvare le vite dei sopravvissuti al devastante terremoto che ha colpito ieri sera Haiti. A poche ore dall'annuncio della Casa Bianca (aiuti "ea strettissimo giro"), sono entrate in azione a Port-au-Prince le prima squadre di soccorso medico. Militari americani hanno scaricato all'aeroporto, gravemente danneggiato dal sisma, una serie di apparecchiature elettroniche per rendere più sicure le operazioni di atterraggio e decollo dei velivoli carichi di aiuti. Le prime squadre di soccorso medico sono giunte nella capitale haitiana per aiutare le vittime e per evacuare i cittadini americani gravemente feriti. Intanto la Banca Mondiale ha comunicato che farà ad Haiti un prestito di 100 milioni di dollari. Tutti i Paesi si sono mobilitati, compresa l'Italia: il governo ha garantito finora una squadra di soccorso e un milione di euro, ma altri aiuti stanno arrivando anche da enti pubblici e privati. I vescovi italiani hanno stanziato due milioni di euro. Si è attivata subito anche la rete delle Ong; molti i contributi delle Regioni e degli altri enti locali.

COME INVIARE IL VOSTRO CONTRIBUTO

Tuttavia, perché gli aiuti siano veramente efficaci occorre un attento coordinamento. Lo sottolineano i responsabili del Pentagono, del Dipartimento di Stato e dell'Agenzia nazionale di aiuti (UsAid), che negli Stati Uniti coordinano l'invio a Port-au-Prince delle diverse squadre di soccorso. "Non dimentichiamoci che a Port-au-Prince è operativa una sola pista d'atterraggio, e che la torre di controllo dell'aeroporto ha subito danni e può lavorare solo parzialmente", ha sottolineato il generale Douglas Fraser, comandante del SouthCom americano, in una conferenza congiunta con il Dipartimento di Stato e UsAid.

 

"L'intervento che si riuscirà a portare nelle prossime 72 ore è fondamentale per salvare vite umane - ha sottolineato Douglas - e affinchè sia efficace è fondamentale un coordinamento a livello internazionale".

Sostegno economico in arrivo anche dall'Europa: l'Unione ha stanziato i primi tre milioni di aiuti umanitari. La decisione, hanno riferito i portavoce della commissione Ue, è stato il risultato di una riunione di emergenza convocata questa mattina dall'Alto rappresentante europeo per la politica estera e di sicurezza, Katherine Ashton, insieme ai commissari europei interessati dalla crisi. La Spagna, che detiene la presidenza di turno dell'Ue, si occuperà del coordinamento degli aiuti europei.

Intanto però molti Paesi europei hanno già precisato l'ammontare della cifra che intendono stanziare a titolo personale a sostegno di Haiti, a cominciare dall'Italia che ha annunciato la donazione di un milione di euro e una missione italiana che partirà a breve. Cinquecentomila euro saranno devoluti al Programma Alimentare Mondiale per andare incontro ai bisogni alimentari d'urgenza delle popolazioni colpite, ed altri 500.000 euro saranno concessi nel quadro del programma d'emergenza che la Federazione Internazionale delle Croci Rosse e delle Mezze Lune Rosse sta predisponendo per l'assistenza sanitaria. Un contributo verrà anche dalla popolazione dell'Aquila: "Nessuno come noi aquilani può capire quello che la gente di Haiti sta passando", ha detto il sindaco Massimo Cialente. I vescovi italiani hanno destinato ai terremotati due milioni di euro.

Moltissimi enti pubblici e privati hanno aperto delle sottoscrizioni per raccogliere i contributi dei privati. Le Regioni si stanno mobilitando per conto proprio, al di là dell'azione del governo. Un team di chirurgia di urgenza dell'azienda ospedaliera di Pisa partirà questa sera per Haiti, la Lombardia ha allertato la Protezione Civile regionale. La rete delle Ong si è attivata immediatamento, disponendo la raccolta di aiuti in danaro, viveri, medicine, e l'invio di squadre di soccorso.

La Spagna ha deciso lo stanziamento di tre milioni di euro di aiuti immediati ad Haiti e l'invio di tre aerei con 150 tonnellate di materiale di emergenza umanitario. La Germania invierà 1,5 milioni di euro, cifra che potrebbe aumentare nei prossimi giorni. Molti anche i contributi garantiti dai Paesi americani: il Brasile ha annunciato la donazione di 10 milioni di dollari e 14 tonnellate di alimenti. Il Canada ha già inviato un aereo e due elicotteri ad Haiti con i primi soccorsi di emergenza.

E il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha annunciato un primo stanziamento di 10 milioni di dollari da parte del Centro d'emergenze del Palazzo di Vetro.

(13 gennaio 2010) Tutti gli articoli di Esteri

 

 

 

 

 

 

 

L'UNITA'

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2010-01-26

Haiti, Clinton contro Bertolaso: "Profondamente offesa da critiche straniere"

Il segretario di Stato Usa Hillary Clinton ha detto oggi di essere rimasta "profondamente ferita" dalle critiche fatte alle operazioni di soccorso statunitensi ad Haiti. "Sono profondamente risentita - ha detto la clinton al personale del dipartimento di stato in un incontro ad un anno dall'insediamento - da chi ha attaccato il nostro paese, la generosità della nostra gente e la leadership del nostro presidente nel cercare di reagire a questo disastro storico". La Clinton non ha fatto alcun riferimento specifico ma ha detto che "certa stampa internazionale o non ha capito o ha deliberatamente frainteso" la decisione degli Usa di inviare truppe in soccorso alla popolazione haitiana.

Negli ultimi giorni il ruolo dei militari americani era stato criticato, tra gli altri, da Fidel Castro e dal presidente venezuelano Hugo Chavez. Anche il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, ha definito eccessivo il numero di soldati Usa nell'isola.

Lo scontro Bertolaso-Frattini - Il segretario di Stato aveva ironizzato già sulle accuse fatte dal sottosegretario alla Protezione civile, Guido Bertolaso, sulla gestione statunitense degli aiuti in Italia. "Mi sembrano quelle polemiche che si fanno il lunedì dopo le partite di football" aveva dichiarato il capo della diplomazia Usa replicando alle parole di Bertolaso.

Il ministro Frattini aveva incontrato Clinton e aveva smentito Bertolaso: "Ha fatto proposte importanti al governo e al presidente di Haiti sulla sorte di tanti bambini e sulle linee di evacuazione. Poi qualcuno gli ha chiesto di parlare da giornalista e lui ha attaccato frontalmente l'America e le organizzazioni internazionali. In queste ultime dichiarazioni il governo italiano non si riconosce", aveva detto imbarazzato il ministro degli esteri. Le parole critiche sui soccorsi prestati alle popolazioni di Haiti "sono probabilmente state dettate da un fattore emotivo. Questo aspetto infatti conta molto quando si è in situazioni di vera tragedia come quella di Haiti".

Frattini aveva sottolineato: "Non vogliamo processi del lunedì", formula usata dalla stessa Clinton per liquidare le polemiche italiane, "processi non devono mai esserci in questi casi". "E se ci sono state parole apparse critiche - proseguiva il capo della diplomazia italiana- non era questa l'intenzione del governo. Non vogliamo dare lezioni a nessuno -concludeva- ma ci rimbocchiamo le maniche come abbiamo fatto e continueremo a lavorare insieme alle Nazioni Unite e agli Usa".

Bertolaso aveva subito risponde a muso duro a Frattini. "Respingo l'ipotesi che abbia parlato come reazione emotiva: è noto che sono pagato per stare calmo ma anche per fare le cose per bene". Nessuna marcia indietro nemmeno sulle critiche ai soccorsi. "Non ho attaccato gli Usa, che stanno mettendo in campo uno sforzo importante, ma ho criticato la mancanza di organizzazione, con migliaia di haitiani abbandonati a se stessi". "Se uno arriva con oltre 15 mila uomini e poi non sa dove andare o cosa fare perché non c'è nessuno che glielo dice -aveva aggiunto Bertolaso, tornato ieri da una visita di alcuni giorni nell'isola caraibica sconvolta dal terremoto del 12 gennaio- è chiaro che poi si creano i problemi che tutti abbiamo visto".

25 gennaio 2010

 

 

La difficile partita degli aiuti

di Luca Lo Conte, responsabile Emergenza Haiti di Ucodeptutti gli articoli dell'autore

Cala il sipario sulle operazioni di ricerca: non c’è più speranza di trovare persone vive sotto le macerie. Mentre le agenzie si dibattono tra mille difficoltà di coordinamento per portare soccorsi in tutto il territorio haitiano, la società civile e le Ong continuano il loro lavoro silenzioso. Un lavoro non sempre sotto i riflettori dei media, ma non per questo meno concreto. Come quello che sta svolgendo in Repubblica Dominicana la Piattaforma della societá civile per l’emergenza in Haiti. Si distribuiscono alimenti, si forniscono medici e medicine o si costruisce un ospedale da campo come quello di Leogane. Ma, prima di tutto, si restituisce dignità alle persone. Gli aiuti sono distribuiti con meccanismi comunitari. Sono gli stessi haitinani che si organizzano per fare le richieste sulla base dei bisogni e che si occupano della distribuzione. Sono loro che meglio di chiunque altro sanno come e dove raggiungere i più deboli. L’intervento non si esaurisce nella distribuzione, ma mira a ridare un ruolo alle organizzazioni della società civile haitiana, perché siano parte della rinascita di questo paese. E’un lavoro complesso, perché molti leader comunitari versano ancora in uno stato di prostrazione psicologica di fronte alla perdita dei propri compagni e alla distruzione dei mezzi con cui portavano aiuto ai propri concittadini. Così ci racconta Sonia, responsabile di una Ong dominicana in contatto con organizzazioni di donne haitiane, un tempo forti e rispettate nel contesto sociale del loro paese, leader autorevoli e carismatiche. Sonia e le sue compagne si sono riunite per parlare del lavoro da fare, ma la prima ora dell’incontro non è altro che una conta di chi non c’è più, per piangere e sfogare il proprio dramma personale. Non si può andare avanti nella ricostruzione fisica del paese se prima non si dà spazio alla sua ricostruzione morale. La sensazione d’impotenza ha effetti anche più forti del terremoto sulla capacitá di reagire. Gli haitiani non hanno più nulla e il coordinamento delle agenzie internazionali dimentica spesso di coinvolgerli. Anche di questo si occupa la Piattaforma, cercando di dare voce a chi non ce l’ha in virtù di vincoli precedenti al terremoto. Anche per questo Ucodep ha scelto di lavorare al fianco della Piattaforma. Affinché le priorità e le scelte sulla futura ricostruzione di Haiti vengano prese dagli haitiani e insieme agli haitiani, in accordo col governo e con le organizzazioni della società civile.

25 gennaio 2010

 

La difficile partita degli aiuti

di Luca Lo Conte, responsabile Emergenza Haiti di Ucodeptutti gli articoli dell'autore

Cala il sipario sulle operazioni di ricerca: non c’è più speranza di trovare persone vive sotto le macerie. Mentre le agenzie si dibattono tra mille difficoltà di coordinamento per portare soccorsi in tutto il territorio haitiano, la società civile e le Ong continuano il loro lavoro silenzioso. Un lavoro non sempre sotto i riflettori dei media, ma non per questo meno concreto. Come quello che sta svolgendo in Repubblica Dominicana la Piattaforma della societá civile per l’emergenza in Haiti. Si distribuiscono alimenti, si forniscono medici e medicine o si costruisce un ospedale da campo come quello di Leogane. Ma, prima di tutto, si restituisce dignità alle persone. Gli aiuti sono distribuiti con meccanismi comunitari. Sono gli stessi haitinani che si organizzano per fare le richieste sulla base dei bisogni e che si occupano della distribuzione. Sono loro che meglio di chiunque altro sanno come e dove raggiungere i più deboli. L’intervento non si esaurisce nella distribuzione, ma mira a ridare un ruolo alle organizzazioni della società civile haitiana, perché siano parte della rinascita di questo paese. E’un lavoro complesso, perché molti leader comunitari versano ancora in uno stato di prostrazione psicologica di fronte alla perdita dei propri compagni e alla distruzione dei mezzi con cui portavano aiuto ai propri concittadini. Così ci racconta Sonia, responsabile di una Ong dominicana in contatto con organizzazioni di donne haitiane, un tempo forti e rispettate nel contesto sociale del loro paese, leader autorevoli e carismatiche. Sonia e le sue compagne si sono riunite per parlare del lavoro da fare, ma la prima ora dell’incontro non è altro che una conta di chi non c’è più, per piangere e sfogare il proprio dramma personale. Non si può andare avanti nella ricostruzione fisica del paese se prima non si dà spazio alla sua ricostruzione morale. La sensazione d’impotenza ha effetti anche più forti del terremoto sulla capacitá di reagire. Gli haitiani non hanno più nulla e il coordinamento delle agenzie internazionali dimentica spesso di coinvolgerli. Anche di questo si occupa la Piattaforma, cercando di dare voce a chi non ce l’ha in virtù di vincoli precedenti al terremoto. Anche per questo Ucodep ha scelto di lavorare al fianco della Piattaforma. Affinché le priorità e le scelte sulla futura ricostruzione di Haiti vengano prese dagli haitiani e insieme agli haitiani, in accordo col governo e con le organizzazioni della società civile.

25 gennaio 2010

 

 

2010-01-25

Haiti: le autorità sanitarie temono 350mila morti

A 13 giorni dal sisma che ha devastato Haiti il bilancio delle vittime assume sempre più i contorni di un'ecatombe: la Commissione sanitaria nazionale ritiene che entro oggi il numero dei morti accertati supererà la soglia dei 150mila. "Sotto le macerie potrebbero ancora esserci oltre 200.000 cadaveri", ha detto il ministro della cultura e della comunicazione, Marie-Laurence Jocelyn Lassegue.

Ieri intanto una nuova scossa di terremoto, di magnitudo 4.7. E la terra ha tremato anche alla Guadalupa, isola francese delle Antille. Si continua ancora a scavare: ieri i radar hanno rilevato movimenti sotto le macerie di Port au Prince. Il capo della Protezione civile Guido Bertolaso attacca gli Usa definendo la macchia degli aiuti "patetica" e preoccupata solo d'apparire in tv.

"Bertolaso ha fatto proposte importanti al governo e al presidente di Haiti sulla sorte di tanti bambini e sulle linee di evacuazione. Poi qualcuno gli ha chiesto di parlare da giornalista e lui ha attaccato frontalmente l'America e le organizzazioni internazionali. In queste ultime dichiarazioni il governo italiano non si riconosce", ha detto imbarazzato il ministro degli esteri Franco Frattini. Il ministro oggi incontrerà a Washington il segretario di stato americano Hillary Clinton, con la quale, assicura, "parlerò senz'altro anche di Haiti, la cui tragedia tocca i nostri cuori e che richiederà un impegno comune prolungato da parte della comunità internazionale, anche, una volta superata l'emergenza, nella fase di ricostruzione".

Nel frattempo, il governo nipponico sta valutando l'ipotesi di inviare ad Haiti un contingente del proprio esercito, le Forze di Autodifesa, per aderire alla missione delle Nazioni Unite rafforzata dopo il devastante terremoto. Allo stesso tempo, Tokyo è intenzionata ad aumentare gli aiuti, da 5 a 70 milioni di dollari, per la ricostruzione del Paese.

25 gennaio 2010

 

 

 

Haiti, 150mila vittime. Aiuti, è calca Dalle macerie un altro superstite

La macchina americana dei soccorsi per Haiti è "encomiabile", ma non dà i risultati attesi perchè ci sono "troppe stellette, gli americani tendono a confondere l'intervento militare con quello di emergenza": così oggi Guido Bertolaso intervistato da Lucia Annunciata a 'In mezz'orà su Raitre. Il capo della Protezione civile non leisna critiche agli americani sul caos degli aiuti. "Sono aiuti encomiabili, uno sforzo impressionante che però non porta a quei risultati che invece si sarebbe potuto avere se ci fosse stata una voglia, una capacità anche di coordinamento e di leadership. Gli americani non possono che avere la leadership di questa emergenza, ma hanno bisogno di un 'Obama dell'emergenza', che evidentemente non sono riusciti a trovare". Non è servito neanche "Clinton che scarica le cassette della frutta".

Intanto, un uomo di 24 anni è stato estratto vivo dalle macerie a 11 giorni dal terremoto che ha colpito Haiti il 12 gennaio. Wismond Exantus, questo il suo nome, era rimasto sepolto sotto le macerie del Napoli Inn Hotel, dove lavorava nello spaccio di alimentari. Ed è riuscito a sopravvivere con bevande gassate e snack.

Il suo salvataggio, ricorda la Bbc, è avvenuto poco dopo che il governo di Haiti aveva dichiarato chiuse le ricerche per i sopravvissuti. Il ritrovamento è avvenuto grazie ad un parente del giovane che ha sentito dei rumori provenire da sotto le macerie e ha avvertito un giornalista greco. Il reporter ha chiamato una squadra di soccorritori greci che, assieme a colleghi americani e francesi, hanno tratto l'uomo in salvo dopo due ore e mezzo di lavoro. Quando Exantus è apparso vivo, la folla che si era radunata ha applaudito commossa. Il giovane uomo appare relativamente in buona salute.

Si aggiorna il biancio del disastro provocato dal sisma. lSarebbero 150 mila le vittime accertate del terremoto. Lo ha detto il ministro della Cultura e della Comunicazione, Marie-Laurence Jocelyn Lassegue, parlando dei corpi che, recuperati nelle ore successive al sisma, sarebbero stati già sepolti. Il ministro ha anche detto che circa 200 mila residenti di Port-au-Prince hanno lasciato la città per raggiungere centri della regione.

Ma resta il bisogno urgente di medicinali, cibo e acqua. I "caschiblu" dell'Onu sono stati costretti a lanciare gas urticanti e sparare salve in aria durante una distribuzione dei aiuti, ai terremotati haitiani, a Port-au-Prince: la calca della folla rischiava infatti di portare fuori controllo la situazione. La distribuzione di cibo, olio di soia, acqua e radioline, organizzata in quello che una volta era un aeroporto militare, è cominciata in maniera tranquilla, con due lunghe file di haitiani in paziente attesa. Ma poi è scoppiata qualche baruffa tra le persone in fila, alcune delle quali non avevano ricevuto alcun aiuto dal sisma del 12 gennaio, e i "peacekeeper" brasiliani sono stati costretti a intervenire per riportare la calma.

L'orrore si somma all'orrore ad Haiti. Mentre il segretario dellOnu, Ban Ki-moon, fa sapere che è di almeno 70 morti il bilancio provvisorio per l'Onu, tra personale civile e militare, ad Haiti (ma ci sono 146 dispersi), il Fondo dell'Onu per l'Infanzia (Unicef) ha denunciato la scomparsa "documentata" di 15 bambini da diversi ospedali del Paese caraibico, devastato dal terremoto. La denuncia non fa che acuire i timori di traffico di minori e aumenta l'apprensione in vista di adozioni internazionali. L'Unicef, che aveva chiesto di congelare le adozioni, dice di avere la documentazione che dimostra 15 casi di scomparsa di bambini dagli ospedali, piccoli che in quel momento non erano con le loro famiglie.

L'agenzia Onu, che lavora da anni ad Haiti, ricorda di aver già lanciato in passato l'allarme sul traffico di minori haitiani attraverso Santo Domingo e aggiunge che "sfortunatamente molti di queste reti di traffico hanno legami con il 'mercatò delle adozioni internazionali". La notizia arriva nel giorno in cui il governo accelera sul fronte delle adozioni, ma solo -tiene a precisare Palazzo Chigi- una volta accertato lo stato di adottabilità dei bambini, dichiarato dalle autorità haitiane. L'Onu e le ong da giorni infatti insistono sui rischi di adozioni che non siano trasparenti.

C'erano circa 20mila orfani nei quasi 200 orfanotrofi di Haiti prima della catastrofe e, dopo il sisma, ci sono probabilmente molti altri bambini lasciati senza genitori dal devastante terremoto del 12 gennaio. Secondo l'Unicef, la metà della popolazione di Haiti, ha infatti meno di 18 anni e, nel 2007, c'erano 380.000 orfani. Di fronte alle migliaia di bambini abbandonati alla loro sorte, a rischio di cadere in mano della criminalità organizzata o nel mercato delle adozioni illegali, si sono moltiplicate le richieste delle famiglie di tutto il mondo interessate ad adottare i bambini haitiani.

I governi si sono mobilitati per portare a termine i processi di adozione già adottati e sveltire quelli già avviati. In tutto il mondo molte famiglie, che avevano cominciato le procedure prima del sisma, dal 12 gennaio stanno disperatamente cercando notizie dei piccoli; altre temono che i documenti necessari siano andati persi per sempre sotto le macerie. Ma le più importanti organizzazioni internazionali, tra cui Unicef e Save the Children, mettono in guardia dai rischi di azioni frettolose, dicendo che è essenziale innanzitutto cercare di riunire i bambini alle loro famiglie, verificando innanzitutto che davvero i piccoli non abbiano più alcun parente stretto che possa o voglia prendersi cura di loro.

I ministri della Giustizia dell'Ue si sono accordati per coordinarsi "in maniera molto stretta" e hanno offerto la collaborazione all'Unicef per prestare particolare attenzione e protezione ai bambini haitiani. La situazione "ci ha portato a immaginare una cornice europea per tentare di affrontare il problema, nel quale si deve lavorare con agli organismi come l'Unicef", ha detto il vicepresidente della Commissione Europea, Jacques Barrot.

Intanto, mentre l'Onu ha annunciato di aver sospeso le ricerche di eventuali dispersi sotto le macerie, la baia di Guantanamo, che ospita il carcere di massima sicurezza per i terroristi islamici, si prepara a ricevere, se necessario, un flusso di haitiani, in fuga dalla distruzione. Nella baia, sulla sponda opposta a quella in cui si trovano i quasi 200 presunti terroristi che ancora si trovano a Camp X Ray, a circa 3km di distanza in linea d'aria dal penitenziario, i militari hanno già allestito, oltre ai servizi sanitari, un centinaio di tende, ognuna in grado di accogliere dieci persone. Ma al momento non ci sono segnali di un'immigrazione di massa da Haiti, che dista circa 300 chilometri dalla Base Navale statunitense.

24 gennaio 2010

 

 

2010-01-24

Haiti, 150mila vittime. Aiuti, è calca Dalle macerie un altro superstite

Un uomo di 24 anni è stato estratto vivo dalle macerie a 11 giorni dal terremoto che ha colpito Haiti il 12 gennaio. Wismond Exantus, questo il suo nome, era rimasto sepolto sotto le macerie del Napoli Inn Hotel, dove lavorava nello spaccio di alimentari. Ed è riuscito a sopravvivere con bevande gassate e snack.

Il suo salvataggio, ricorda la Bbc, è avvenuto poco dopo che il governo di Haiti aveva dichiarato chiuse le ricerche per i sopravvissuti. Il ritrovamento è avvenuto grazie ad un parente del giovane che ha sentito dei rumori provenire da sotto le macerie e ha avvertito un giornalista greco. Il reporter ha chiamato una squadra di soccorritori greci che, assieme a colleghi americani e francesi, hanno tratto l'uomo in salvo dopo due ore e mezzo di lavoro. Quando Exantus è apparso vivo, la folla che si era radunata ha applaudito commossa. Il giovane uomo appare relativamente in buona salute.

Intanto si aggiorna il biancio del disastro provocato dal sisma. lSarebbero 150 mila le vittime accertate del terremoto. Lo ha detto il ministro della Cultura e della Comunicazione, Marie-Laurence Jocelyn Lassegue, parlando dei corpi che, recuperati nelle ore successive al sisma, sarebbero stati già sepolti. Il ministro ha anche detto che circa 200 mila residenti di Port-au-Prince hanno lasciato la città per raggiungere centri della regione.

Ma resta il bisogno urgente di medicinali, cibo e acqua. I "caschiblu" dell'Onu sono stati costretti a lanciare gas urticanti e sparare salve in aria durante una distribuzione dei aiuti, ai terremotati haitiani, a Port-au-Prince: la calca della folla rischiava infatti di portare fuori controllo la situazione. La distribuzione di cibo, olio di soia, acqua e radioline, organizzata in quello che una volta era un aeroporto militare, è cominciata in maniera tranquilla, con due lunghe file di haitiani in paziente attesa. Ma poi è scoppiata qualche baruffa tra le persone in fila, alcune delle quali non avevano ricevuto alcun aiuto dal sisma del 12 gennaio, e i "peacekeeper" brasiliani sono stati costretti a intervenire per riportare la calma.

L'orrore si somma all'orrore ad Haiti. Mentre il segretario dellOnu, Ban Ki-moon, fa sapere che è di almeno 70 morti il bilancio provvisorio per l'Onu, tra personale civile e militare, ad Haiti (ma ci sono 146 dispersi), il Fondo dell'Onu per l'Infanzia (Unicef) ha denunciato la scomparsa "documentata" di 15 bambini da diversi ospedali del Paese caraibico, devastato dal terremoto. La denuncia non fa che acuire i timori di traffico di minori e aumenta l'apprensione in vista di adozioni internazionali. L'Unicef, che aveva chiesto di congelare le adozioni, dice di avere la documentazione che dimostra 15 casi di scomparsa di bambini dagli ospedali, piccoli che in quel momento non erano con le loro famiglie.

L'agenzia Onu, che lavora da anni ad Haiti, ricorda di aver già lanciato in passato l'allarme sul traffico di minori haitiani attraverso Santo Domingo e aggiunge che "sfortunatamente molti di queste reti di traffico hanno legami con il 'mercatò delle adozioni internazionali". La notizia arriva nel giorno in cui il governo accelera sul fronte delle adozioni, ma solo -tiene a precisare Palazzo Chigi- una volta accertato lo stato di adottabilità dei bambini, dichiarato dalle autorità haitiane. L'Onu e le ong da giorni infatti insistono sui rischi di adozioni che non siano trasparenti.

C'erano circa 20mila orfani nei quasi 200 orfanotrofi di Haiti prima della catastrofe e, dopo il sisma, ci sono probabilmente molti altri bambini lasciati senza genitori dal devastante terremoto del 12 gennaio. Secondo l'Unicef, la metà della popolazione di Haiti, ha infatti meno di 18 anni e, nel 2007, c'erano 380.000 orfani. Di fronte alle migliaia di bambini abbandonati alla loro sorte, a rischio di cadere in mano della criminalità organizzata o nel mercato delle adozioni illegali, si sono moltiplicate le richieste delle famiglie di tutto il mondo interessate ad adottare i bambini haitiani.

I governi si sono mobilitati per portare a termine i processi di adozione già adottati e sveltire quelli già avviati. In tutto il mondo molte famiglie, che avevano cominciato le procedure prima del sisma, dal 12 gennaio stanno disperatamente cercando notizie dei piccoli; altre temono che i documenti necessari siano andati persi per sempre sotto le macerie. Ma le più importanti organizzazioni internazionali, tra cui Unicef e Save the Children, mettono in guardia dai rischi di azioni frettolose, dicendo che è essenziale innanzitutto cercare di riunire i bambini alle loro famiglie, verificando innanzitutto che davvero i piccoli non abbiano più alcun parente stretto che possa o voglia prendersi cura di loro.

I ministri della Giustizia dell'Ue si sono accordati per coordinarsi "in maniera molto stretta" e hanno offerto la collaborazione all'Unicef per prestare particolare attenzione e protezione ai bambini haitiani. La situazione "ci ha portato a immaginare una cornice europea per tentare di affrontare il problema, nel quale si deve lavorare con agli organismi come l'Unicef", ha detto il vicepresidente della Commissione Europea, Jacques Barrot.

Intanto, mentre l'Onu ha annunciato di aver sospeso le ricerche di eventuali dispersi sotto le macerie, la baia di Guantanamo, che ospita il carcere di massima sicurezza per i terroristi islamici, si prepara a ricevere, se necessario, un flusso di haitiani, in fuga dalla distruzione. Nella baia, sulla sponda opposta a quella in cui si trovano i quasi 200 presunti terroristi che ancora si trovano a Camp X Ray, a circa 3km di distanza in linea d'aria dal penitenziario, i militari hanno già allestito, oltre ai servizi sanitari, un centinaio di tende, ognuna in grado di accogliere dieci persone. Ma al momento non ci sono segnali di un'immigrazione di massa da Haiti, che dista circa 300 chilometri dalla Base Navale statunitense.

24 gennaio 2010

 

 

 

 

 

 

 

 

2010-01-22

Haiti, stop alle ricerche. L'Unicef: "Stanno scomparendo i bambini"

L'orrore si somma all'orrore ad Haiti. Mentre il segretario dellOnu, Ban Ki-moon, fa sapere che è di almeno 70 morti il bilancio provvisorio per l'Onu, tra personale civile e militare, ad Haiti (ma ci sono 146 dispersi), il Fondo dell'Onu per l'Infanzia (Unicef) ha denunciato la scomparsa "documentata" di 15 bambini da diversi ospedali del Paese caraibico, devastato dal terremoto. La denuncia non fa che acuire i timori di traffico di minori e aumenta l'apprensione in vista di adozioni internazionali. L'Unicef, che aveva chiesto di congelare le adozioni, dice di avere la documentazione che dimostra 15 casi di scomparsa di bambini dagli ospedali, piccoli che in quel momento non erano con le loro famiglie.

L'agenzia Onu, che lavora da anni ad Haiti, ricorda di aver già lanciato in passato l'allarme sul traffico di minori haitiani attraverso Santo Domingo e aggiunge che "sfortunatamente molti di queste reti di traffico hanno legami con il 'mercatò delle adozioni internazionali". La notizia arriva nel giorno in cui il governo accelera sul fronte delle adozioni, ma solo -tiene a precisare Palazzo Chigi- una volta accertato lo stato di adottabilità dei bambini, dichiarato dalle autorità haitiane. L'Onu e le ong da giorni infatti insistono sui rischi di adozioni che non siano trasparenti.

C'erano circa 20mila orfani nei quasi 200 orfanotrofi di Haiti prima della catastrofe e, dopo il sisma, ci sono probabilmente molti altri bambini lasciati senza genitori dal devastante terremoto del 12 gennaio. Secondo l'Unicef, la metà della popolazione di Haiti, ha infatti meno di 18 anni e, nel 2007, c'erano 380.000 orfani. Di fronte alle migliaia di bambini abbandonati alla loro sorte, a rischio di cadere in mano della criminalità organizzata o nel mercato delle adozioni illegali, si sono moltiplicate le richieste delle famiglie di tutto il mondo interessate ad adottare i bambini haitiani.

I governi si sono mobilitati per portare a termine i processi di adozione già adottati e sveltire quelli già avviati. In tutto il mondo molte famiglie, che avevano cominciato le procedure prima del sisma, dal 12 gennaio stanno disperatamente cercando notizie dei piccoli; altre temono che i documenti necessari siano andati persi per sempre sotto le macerie. Ma le più importanti organizzazioni internazionali, tra cui Unicef e Save the Children, mettono in guardia dai rischi di azioni frettolose, dicendo che è essenziale innanzitutto cercare di riunire i bambini alle loro famiglie, verificando innanzitutto che davvero i piccoli non abbiano più alcun parente stretto che possa o voglia prendersi cura di loro.

Intanto, mentre l'Onu ha annunciato di aver sospeso le ricerche di eventuali dispersi sotto le macerie, la baia di Guantanamo, che ospita il carcere di massima sicurezza per i terroristi islamici, si prepara a ricevere, se necessario, un flusso di haitiani, in fuga dalla distruzione. Nella baia, sulla sponda opposta a quella in cui si trovano i quasi 200 presunti terroristi che ancora si trovano a Camp X Ray, a circa 3km di distanza in linea d'aria dal penitenziario, i militari hanno già allestito, oltre ai servizi sanitari, un centinaio di tende, ognuna in grado di accogliere dieci persone. Ma al momento non ci sono segnali di un'immigrazione di massa da Haiti, che dista circa 300 chilometri dalla Base Navale statunitense.

22 gennaio 2010

 

 

Haiti, l'esercito dei bambini senza famiglia

di Guy Adamstutti gli articoli dell'autore

Si chiama Wideline Fils Amie. Ha nove anni. Le è rimasto solo il vestito rosso a quadri che indossa. Nell’ultima settimana ha vissuto e dormito nel cortile incredibilmente sporco dell’orfanotrofio Foyer de Sion a Petionville. Se le chiedete come sta, Wideline bisbiglia solo due parole mettendo in mostra i denti rotti: "affamata" e "spaventata"".

Diciotto bambini e bambine di età compresa tra i 2 e i 15 anni, sono rinchiusi nell’edificio fatiscente a due piani sulle colline alla periferia di Port-au-Prince. Da mangiare hanno soltanto tre sacchi di riso, tre sacchi di fagioli, qualche patata e mezza bottiglia di liquore d’arancio. Fino a ieri mattina non avevano nemmeno una goccia di acqua potabile e, ad una settimana dal terremoto che ha distrutto la città, l’orfanotrofio non ha ricevuto alcun aiuto.

"Non so perche", dice Pascale Mardy direttrice dell’orfanotrofio. "Non ci è rimasto quasi nulla. Quando c’e’ stato il terremoto, avevo 100 dollari in tasca per comprare del cibo. Ho speso fino all’ultimo dollaro e quindi siamo costretti a mangiare una sola volta al giorno. Siamo nei guai".

Wideline è cresciuta tra le difficoltà ma il terremoto ha reso la sua situazione ancora più grave. Non ha mai conosciuto suo padre. Sua madre è morta quando aveva sei anni e da allora ha sempre vissuto in orfanotrofio. Quando il sisma ha colpito l’isola stava giocando a scuola con i suoi compagni. Ora appare profondamente traumatizzata. "Alcuni bambini sono scappati, ma io sono rimasta in casa", sussurra. "Ora ho paura di rimanere ad Haiti. Ci sono moltissimi morti e stanno accadendo cose terribili. Ho paura di morire anche io". Hai perso qualche amico? "Molti", mi risponde.

Bisogna vedere con i propri occhi per credere in che stato si trova l’orfanotrofio Foyer de Sion. Il pavimento è coperto da fango e feci. Non c’è elettricità. I bambini, che di solito stanno in otto per stanza, hanno paura di entrare nell’edificio nel timore di altre scosse e dormono su materassi accatastati nel cortile.

I bagni non vengono puliti da una settimana. L’unico pasto al giorno consiste di un piatto di riso e fagioli oltre ad una piccola porzione di verdure. In mancanza di acqua potabile saranno ben presto costretti a bere l’acqua sporca che passa nella conduttura dinanzi all’orfanotrofio.

Tutti i 28 bambini della signora Mardy sono scampati al terremoto. Da allora hanno bussato alla sua porta molti altri bambini rimasti orfani. Ancor prima del disastro c’erano a Haiti 380.000 orfani, un numero stupefacente, su una popolazione di 9 milioni di abitanti. Oggi il numero degli orfani potrebbe essere raddoppiato. Alcune organizzazioni umanitarie calcolano che presto sull’isola ci saranno circa un milione di bambini bisognosi di aiuto. Ma, non diversamente da altri istituti, Foyer de Sion non può accogliere altri ospiti. La signora Mardy sottolinea che le riserve di cibo scarseggiano.

Il trauma psicologico è una preoccupazione persino maggiore, dice la signora Mardy. "Non vogliono entrare in casa. Non vogliono salire al piano di sopra. Per dormire hanno bisogno che qualcuno stia accanto a loro, mi seguono e vogliono continuamente tenermi per mano. Non hanno giocattoli, ma ad essere onesti non hanno alcuna voglia di giocare perché hanno sin troppi problemi".

In parte il problema si potrebbe risolvere con le adozioni ed infatti a Port-au-Price sono sorte dal nulla numerose agenzie per adozioni. Oggi parte per l’Olanda un aereo con a bordo bambini adottati da famiglie olandesi e l’altro giorno ne è partito uno per la Pennsylvania. Si teme che questa sorta di "libera tutti" consenta ai genitori desiderosi di un figlio di aggirare le procedure previste per l’adozione.

Ieri un autobus della chiesa mormone di Salt Lake City è arrivato al cancello di Foyer de Sion e ha preso a bordo molti bambini. "Dieci bambini sono partiti stamattina per lo Utah", ci dice la signora Mardy. "I documenti non erano in regola, ma avevano il permesso e l’ambasciata degli Stati Uniti li ha fatti partire senza il visto. Già prima del terremoto erano in corso le pratiche per l’adozione e i genitori americani li avevano scelti vedendo le foto, ma mentre prima ci volevano dai due ai tre anni, adesso si fa tutto in gran fretta e senza rispetto per le regole".

È difficile credere che la vita di questi bambini non sarà migliore di quella attuale. Ma le istituzioni internazionali di tutela dell’infanzia hanno già criticato questi sistemi di adozione sostenendo che il mancato rispetto delle regole apre le porte alla tratta dei bambini e agli abusi di ogni genere.

Vedere come l’adozione ha i suoi vincitori e i suoi sconfitti è una cosa che spezza il cuore. Wideline non ha ancora trovato una nuova famiglia ma, avendo nove anni, ha buone probabilità di essere adottata. Mirlaine Pomelus, che di anni ne ha 15, ha meno speranze: "Non voglio restare qui perché ho paura. Non ho paura solo del terremoto. Ho paura anche del fatto che i delinquenti sono scappati di prigione e potrebbero venire qui ad ammazzarci. A Haiti stanno succedendo cose terribili".

La vicina Chiesa mormone di Petionville sta dando i bambini in adozione. Il vescovo Harry Mardy Mitchell ospita in cortile circa 700 persone che di notte arrivano a mille. Gli orfani sono 20-30. Mi ha presentato due piccoli di due anni, Wyclef e Evry, che dovrebbero partire la prossima settimana. "Non bevono latte da giorni e vivono di soli biscotti. Andranno in America e diventeranno americani. È un’ottima cosa perché avranno dei genitori che penseranno a loro e li faranno studiare, cosa che qui non avrebbero potuto mai fare". L’esodo di orfani sta creando problemi anche all’aeroporto di Haiti. Ieri la Cnn ha detto che il governatore della Pennsylvania, Ed Rendell, aveva inviato un charter a Haiti per riportare dozzine di orfani negli Stati Uniti. Prima erano stati nell’orfanotrofio Bresna, gestito da due donne della zona di Pittsburgh. L’aereo di Rendell è atterrato lunedì scorso, il giorno in cui Medecins Sans Frontières ha fatto sapere che ad un aereo con a bordo aiuti umanitari era stato negato il permesso di atterrare a Port-au-Prince. © The Independent Traduzione di Carlo Antonio Biscotto

22 gennaio 2010

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2010-01-20

Haiti, nuova forte scossa Salvati due bambini

Ancora panico a Port-au-Prince, svegliata da una scossa di 6.0 Richter che ha fatto vacillare qualche palazzo, mentre continuano ad essere estratte persone vive dalle macerie, nonostante i soccorritori abbiano speranze ridotte di trovare ancora sopravvissuti, come al Caribbean Market, dove si trovava l'italiano Antonio Sperduto, e dove le ricerche sono state interrotte. Intanto, è sceso a due il numero di connazionali che mancano ancora all'appello: il bilancio è sinora di due decessi e due persone per le quali la Farnesina evidenzia "ragioni di serissima preoccupazione".

In tarda serata (le prime ore del giorno in Italia) i soccorritori hanno tratto in salvo un bambino ed una bambina, di 8 e 10 anni, dalle macerie di una palazzina di due piani a Port-au-Prince. Il miracolo è stato compiuto da un team di soccorso americano dei vigili del Fuoco e della polizia di New York. Alle 21,30 ora italiana, invece, è giunta notizia di un altro miracoloso salvataggio: una bambina di 5-6 mesi è stata estratta viva dalle macerie di Port Au Prince ed è stata portata all'ospedale italiano da alcuni haitiani. Lo si apprende da fonti italiane presenti nella capitale. La bambina è stata visitata, sta bene, ed è stata portata all'ospedale Saint Damien, attiguo a quello italiano, per ulteriori controlli. Dalle macerie è stata estratta anche la madre, portata d'urgenza all'ospedale di Santo Domingo. È stata la stessa donna ad indicare ai soccorritori dove si trovava la piccola.

Il bilancio complessivo delle persone estratte sino ad oggi vive dalle macerie è di 121 persone, rende noto l'Onu, con dati che crescono di ora in ora e spesso non tengono conto delle operazioni di soccorso portate a termine con successo dai parenti delle vittime o da volontari non inquadrati nei team internazionali di soccorso. E non si rassegnano i parenti dei dispersi sotto le macerie del Caribbean Market di Port-au-Prince, lo stesso dove lavorava l'italiano Antonio Sperduto al momento del sisma, pronti a proseguire gli scavi anche a mani nude. Le squadre statunitensi e turche, che hanno lavorato "22 ore al giorno", hanno abbandonato le ricerche in tarda serata. "Abbiamo usato i rilevatori per i battiti cardiaci, esplorato le macerie con tutte le videocamere. Ma a questo punto la nostra ricerca non dà più alcun esito", ha spiegato il capitano Joe Zahralban, della task force Usa "South Florida Urban Search and Rescue team".

I soccorritori hanno celebrato una piccola cerimonia prima di lasciare il sito: "Vi ricorderemo per sempre", ha detto il manager del Caribbean, Samer Tahmoush, mentre i volontari americani e turchi si abbracciavano commossi. Intanto, è sempre più polemica sugli aiuti: i feriti - denuncia Medici senza Frontiere - hanno un "disperato bisogno di cure mediche d'emergenza, stanno morendo a causa dei ritardi nell'arrivo delle forniture sanitarie". Per il presidente haitiano René Preval, "i soccorsi internazionali sono stati tempestivi, il problema è quello del coordinamento".

AIUTI DAL CIELO, ARRIVANO CIBO, ACQUA E MARINES - Gli aiuti ad Haiti sono arrivati dal cielo: dopo aver temporeggiato nel timore di provocare un disastro tra le decine di migliaia di sfollati al limite della disperazione, il Pentagono ha deciso che, per far arrivare almeno una parte degli aiuti, non si poteva fare altro. Così un aereo partito dalla Carolina del Nord ha lanciato con i paracadute cibo e bottiglie d'acqua: 14.000 razioni alimentari e 15.000 litri d'acqua.

Una goccia, nel mare di senzatetto che si accalcano nei campi e negli spazi liberi da macerie e corpi in decomposizione. Ma è una goccia che per qualcuno potrebbe aver fatto la differenza tra la vita e la morte. Quello che resta del governo in serata ha aggiornato il bilancio ufficiale provvisorio delle vittime: 75.000 morti, 250.000 feriti, un milione di senzatetto. E per ora, a sette giorni dal terremoto, si continua a scavare per cercare sopravvissuti. Sono 52 i team che ancora lavorano tra le macerie della capitale. Presto potrebbero ricevere l'ordine di fermarsi, ma i miracoli continuano. In serata un'anziana signora è stata estratta viva dalle macerie della cattedrale ed una ragazza è stata trovata in vita tra le rovine di un supermercato in centro.

19 gennaio 2010

 

 

La testimonianza di Oxfam: manca acqua e benzina

di Helen Hawkings Operatrice di Oxfam, partner di Ucodeptutti gli articoli dell'autore

C’è una cosa di cui puoi star sicuro qui ad Haiti: la giornata non si svolgerà come hai previsto. Dopo tutti i problemi affrontati la settimana scorsa, domenica pensiamo finalmente di lavorare senza complicazioni. E’ un giorno importante. La nostra missione? Riempire di acqua potabile cinque serbatoi per distribuire 10mila litri alle persone più in difficoltà. Arrivo al campo da golf a mezzogiorno. Gli haitiani che si sono accampati in quest’area, un tempo esclusiva, sono ormai 10-15mila il giorno e ben 50mila la notte. La popolazione del campo si è organizzata in comitati per gestirlo al meglio.

Ma i comitati stanno diventando troppi e non sempre sono d’accordo sul da farsi. Anche per la distribuzione dell’acqua hanno discusso in modo animato. Tutto, comunque, sembra procedere per il meglio. Riparata un’ultima perdita d’acqua, siamo pronti a cominciare la distribuzione: il camion sta già travasando i suoi 5mila litri nel serbatoio costruito da Oxfam. Il primo a ricevere l’acqua è un giovane ragazzo. Sorregge a fatica un piccolo recipiente bianco che si riempie in fretta. Presto le persone in fila ricevono acqua fresca e potabile.

Quando vedi con i tuoi occhi i risultati del tuo lavoro, la soddisfazione è grande. L’imprevisto, però, è sempre dietro l’angolo. Avevo ordinato altri 10 carichi di acqua per i luoghi in cui stiamo lavorando. Aspettiamo con pazienza che arrivino i camion. Ma i minuti passano e i camion non si vedono. L’acqua, purtroppo, non è il solo liquido scarso e assai richiesto a Port-au-Prince. Manca anche la benzina. I camion non sono riusciti ad arrivare ai punti di distribuzione dell’acqua, di cui erano carichi, per mancanza di benzina.

Ho l’ingrato compito di riferire la notizia ai comitati del campo da golf e alle persone che sono ancora in fila per l’acqua. Tutto sommato la prendono bene. Per fortuna, siamo riusciti a continuare la distribuzione di acqua nei giorni seguenti e Oxfam ha mandato rinforzi ad Haiti. Siamo ormai più di venti operatori. E anche se la normalità è lontana, insieme speriamo di poter aiutare sempre più persone nei prossimi giorni.

19 gennaio 2010

2010-01-19

Haiti, cento bambini sotto le macerie di una scuola a Leogane

Per la prima volta aerei militari americani hanno lanciato col paracadute acqua e cibo alla popolazione stremata una settimana dopo il terremoto di Haiti, dove la scorsa notte sono continuate violenze e saccheggi malgrado il coprifuoco. E mentre l'Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari umanitaria (Ocha) annuncia stamani che sono almeno 90 le persone finora estratte vive dalle macerie e che "c'è ancora speranza" per quelle tuttora sepolti, per le quali le "ricerche continuano", la Farnesina fa sapere che si sono ridotte a cinque gli italiani di cui non si ha ancora notizia dall'isola caraibica. Di queste, dice il Ministero degli Esteri, "almeno due risultano così indeterminate da far sperare che riguardino persone non effettivamente presenti ad Haiti".

I militari americani da un aereo C-17 decollato dal North Carolina hanno sganciato in serata di circa 14.000 pasti pronti e circa 15.000 litri di acqua da bere, su una zona messa in sicurezza dai militari a nord-est della capitale Port-au- Prince, aggirando così la strozzatura dell'aeroporto della capitale ingorgato. Il portavoce della Us Air Force ha detto si intende estendere il lancio degli aiuti dagli aerei ad altre aree di Haiti, un'opzione considerata finora troppo rischiosa.

Ma intanto la popolazione di Port-au-Prince e degli altri centri colpiti è ancora in gran parte preda di sete, fame, a rischio di malattie e alla mercé di bande di predatori armati, malgrado il coprifuoco imposto dal governo. E alla Cnn il capo della polizia haitiana, Mario Andresol, ha confessato che il numero degli agenti è stato falcidiato dal terremoto, fra morti, feriti e dispersi, e che nella capitale, dove nel viale monumentale degli Champs de Mars vivono accampate in ripari e tendoni di fortuna circa mezzo milione di sfollati, il loro numero è crollato da 4.000 a circa 1.500. La cancelliera tedesca, Angela Merkel, oggi ha lanciato un appello al Paese per aumentare gli aiuti alla popolazione di Haiti.

Circa 100 bambini sarebbero rimasti sotto le macerie di una scuola crollata a Leogane, epicentro del sisma di sei giorni fa a un'ora di auto da Port-au-Prince. Lo ha riferito la Cnn, secondo cui gli aiuti internazionali stanno solo cominciando ad arrivare in questa città, dove, secondo le autorità, è crollato il 90% degli edifici.

L'Unione europea ha indicato in oltre 420 milioni di euro la sua disponibilità di fondi per affrontare l'emergenza. Le cifre sono state rese note al termine del vertice straordinario convocato dalla presidenza spagnola e dall'alto rappresentante per la politica estera dei 27, Catherine Ashton.

Per le decine di migliaia accampati sotto il sole cocente senza acqua, senza cibo, senza medicine, le condizioni diventano sempre più insostenibili. Lo denunciano le organizzazioni umanitarie internazionali, chiedendo che si faccia presto, che i soccorsi vengano finalmente incanalati in una catena di comando organizzata e strutturata. Per spingere in questa direzione, ieri nella capitale è arrivato anche il segretario generale dell'Onu Ban ki-Moon che, dopo una visita alla sede della Minustah sotto le cui macerie sono morti almeno 40 dipendenti mentre 330 sono ancora considerati dispersi, incontra Renè Preval, il presidente di un Paese che "sta affrontando - ha dichiarato - la più grave crisi umanitaria degli ultimi decenni". Per oggi è atteso l'ex presidente americano Bill Clinton, nella sua veste di inviato speciale dell'Onu per Haiti. Arriverà con un aereo carico di materiale d'emergenza: viveri, acqua, medicine, batterie solari, radio portatili, generatori.

La Croce Rossa Internazionale e Medici senza Frontiere sintetizzano la tragedia: "Ci sono cadaveri gonfi e in decomposizione nelle strade. Il rischio epidemie è dietro l'angolo. Servono toilette, tende e cucine da campo. Quando arriveranno i medici stranieri con le attrezzature, per molti feriti e malati potrebbe essere troppo tardi".

Seconda vittima italiana

Il funzionario dell'Onu, Guido Galli, è deceduto ad Haiti. Lo ha annunciato Alain Leroy, responsabile per il peacekeeping dell'Onu. Galli, 45 anni, era un agronomo di Firenze, ed il suo corpo è stato ritrovato tra le macerie dell'Hotel Christopher, crollato nel terremoto e dove la forza di pace Onu ad Haiti, la Minusth, aveva il suo quartier generale. Un altro funzionario italiano, Cecilia Corneo, 39 anni, risulta tuttora dispersa, e potrebbe trovarsi anche lei tra le macerie dello stesso albergo. In una lettera pubblicata sulla home page del sito web della Minustah, Leroy e la sua vice Susana Malcorra confermano la morte di cinque altri funzionari dell'Onu oltre a Galli: Karimou Ide (Niger), Andrea Loi Valenzuela (Cile), Lisa Mbele-Mbong (Usa), Frederick Wooldridge (Gb), Guillaume Siemienski (Canada). Secondo i due responsabili Onu, ad Haiti "la situazione è fluida e gli sforzi di ricerca e di recupero stanno proseguendo" senza sosta.

19 gennaio 2010

 

 

 

2010-01-18

Haiti, 70mila i morti. Da oggi schierati 12.500 soldati Usa

L'Italia sorride e si commuove di fronte ai tredici connazionali che sono stati rimpatriati lasciandosi alle spalle la devastata terra di Haiti e con il trascorrere dei giorni e delle ore diminuiscono le speranze di ritrovare vivi i tre italiani dispersi: Antonio Sperduto, sotto le macerie del Caribbean Market, Guido Galli e Cecilia Corneo, tra le rovine dell'Hotel Christopher. Ma nessuno rinuncia a scavare mentre il paese resta nel caos.

Il governo di Haiti ha annunciato di avere imposto lo stato di emergenza per tutto gennaio e di avere proclamato il lutto nazionale per la durata di un mese in memoria delle decine di migliaia di vittime del sisma. Sono circa 70 mila i cadaveri cui è stata data sepoltura nelle fosse comuni, stando a quanto annunciato dal il segretario di stato all'alfabetizzazione, Carol Joseph.

Ieri mattina dal Caribbean Market erano stati tirati fuori in tre, un uomo, una donna e una bambina di sette anni: disidratati e sotto choc ma ce la faranno. Come la proprietaria dell'Hotel Montana recuperata la sabato notte, come gli altri 70 sopravvissuti fatti riemergere vivi dall'incubo in questi lunghi giorni di paura, speranza, rabbia e sollievo. Ieri sera poi si è avuta notizia di un altro miracolo: un membro del Minustha, il contingente di pace dell'Onu, anche lui è stato estratto vivo dalle macerie, senza nemmeno un graffio.

Per le decine di migliaia accampati sotto il sole cocente senza acqua, senza cibo, senza medicine, le condizioni diventano sempre più insostenibili. Lo denunciano le organizzazioni umanitarie internazionali, chiedendo che si faccia presto, che i soccorsi vengano finalmente incanalati in una catena di comando organizzata e strutturata. Per spingere in questa direzione, ieri nella capitale è arrivato anche il segretario generale dell'Onu Ban ki-Moon che, dopo una visita alla sede della Minustah sotto le cui macerie sono morti almeno 40 dipendenti mentre 330 sono ancora considerati dispersi, incontra Renè Preval, il presidente di un Paese che "sta affrontando - ha dichiarato - la più grave crisi umanitaria degli ultimi decenni". Per oggi è atteso l'ex presidente americano Bill Clinton, nella sua veste di inviato speciale dell'Onu per Haiti. Arriverà con un aereo carico di materiale d'emergenza: viveri, acqua, medicine, batterie solari, radio portatili, generatori.

Gli Stati Uniti potranno contare da oggi sulla presenza di 12.500 militari nell'area colpita dal terremoto, ha fatto sapere il Pentagono. E la Casa Bianca ha annunciato che per l'emergenza Haiti saranno mobilitati alcuni reparti di riservisti. La Ue sta intanto pensando di stanziare 100 milioni di euro e il Canada ha annunciato che il prossimo 25 gennaio si terrà a Montreal un vertice dei Paesi che sono intervenuti ad Haiti per portare soccorso ai sinistrati.

L'ambasciata americana a Haiti ha inoltre reso noto che oggi inizierà la distribuzione degli aiuti Usa - acqua, cibo e medicine - in 14 punti distinti della città. Se la macchina degli aiuti continuerà a camminare al rallentatore, gli episodi di sciacallaggio e violenza che ieri hanno provocato i primi morti potranno solo estendersi a macchia d'olio. A raccontare sono giornalisti e fotografi: un saccheggiatore è stato ucciso a colpi d'arma da fuoco dai poliziotti haitiani tra le rovine del mercato Hyppolite; i corpi di ladri linciati dalla gente esasperata dalle continue ruberie sono stati trovati in un quartiere del centro: avevano le mani legate dietro la schiena, uno era stato dato alle fiamme. Sabato sera un elicottero americano aveva rischiato di provocare un disastro gettando alla gente ammassata nello stadio Dalmas poche scatole di cartone piene di mono-razioni dell'esercito, ieri l'arrivo dalla portaerei Carl Visions di un velivolo carico di cibo e acqua è stato preceduto, a terra, dai soldati Usa dell'82ma divisione aviotrasportata. Hanno improvvisato un perimetro di sicurezza, armi in pugno hanno messo in fila centinaia di persone ansiose di ricevere i viveri agognati. È andato tutto bene, le razioni - ufficialmente 130.000 - sono state consegnate nella calma. Ma si è trattato di una goccia nel mare. Anche le località intorno a Port-au-Prince sono quasi completamente distrutte: il 90% degli edifici è crollato a Leogane, 19 chilometri a ovest della capitale; nei mega-quartieri di Carrefour e Petionville i feriti arrivano a ciò che resta delle strutture ospedaliere su carretti di fortuna o trasportati a braccia da altri uomini.

La Croce Rossa Internazionale e Medici senza Frontiere sintetizzano la tragedia: "Ci sono cadaveri gonfi e in decomposizione nelle strade. Il rischio epidemie è dietro l'angolo. Servono toilette, tende e cucine da campo. Quando arriveranno i medici stranieri con le attrezzature, per molti feriti e malati potrebbe essere troppo tardi".

18 gennaio 2010

 

 

 

 

 

2010-01-17

Atterrati a Ciampino gli italiani reduci da Haiti

È atterrato da poco il Falcon dell'Aeronautica militare che ha riportato in Italia 13 nostri connazionali scampati al sisma di Haiti. I 13 italiani, tra cui 3 bambini, sono stati accolti sulla pista di Ciampino dal sindaco di Roma Alemanno e sono stati condotti all'interno del terminal della sezione militare dell'aeroporto. Ad accoglierli l'abbraccio dei loro parenti. In mano vestiti e abiti pesanti che hanno dato ai loro congiunti arrivati dal caldo haitiano.

Ma l'ansia dei parenti ancora non si placa. Finchè non riabbracceranno figli, fratelli, nipoti i parenti dei nostri connazionali scampati al sisma che ha devastato Haiti non potranno mettere la parola fine sulla lunga angoscia che li ha accompagnati fin dalle prime notizie che giungevano dall'isola caraibica.

Tra i parenti dei primi 13 italiani in arrivo a Ciampino rimpatriati da Haiti c'è anche Antonietta Cappellini, nonna del piccolo Alessandro di 2 anni. La mamma di Alessandro, Fiammetta, nata a Treviglio (Bergamo) e sposata con un haitiano, ha deciso di rimanere ad Haiti con il marito, ma ha chiesto che fosse rimpatriato il suo bambino. Fiammetta, che è operatrice umanitaria e responsabile dei progetti dell'ong Avsi (Associazione volontari per il servizio internazionale), aderente alla Compagnie delle opere, impegnata ad Haiti dal 1999 in progetti sull' agricoltura e sul sostegno ai bambini, è stata tra le prime via Skype, a lanciare l'allarme sulla reale gravità del disastro.

All'inizio, racconta Antonietta Cappellini, "Fiammetta aveva deciso di non lasciare Haiti e di non far partire il bambino perchè ci diceva che il suo posto era lì. Poi, ieri, in lacrime, ci ha detto che bimbo non poteva rimanere lì perchè la casa è inagibile e lui in queste notti ha dormito in auto".

A Ciampino c'è anche Daniela Iampieri, sorella di Cristina, anche lei sul Falcon dell'Aeronautica che rientra da Haiti insieme al marito e al piccolo Leonardo di soli 10 mesi, la donna lavora per l'Onu. "Noi - dice Daniela - siamo sempre stati in apprensione per Cristina e la sua famiglia e siamo contenti che abbiano deciso di rientrare anche perchè la situazione si era fatta insostenibile per un bambino di dieci mesi".

Sull'aereo oltre ai tre bambini, Leonardo, Nabi Kweku e Alessandro, tra i tredici italiani che sono da poco atterrati a Ciampino provenienti da Haiti, anche il gatto di uno dei bambini.

17 gennaio 2010

 

 

 

 

Haiti: "Oltre 200mila i morti". Paura di rivolte: scatta l'allarme sicurezza

Dopo il panico e il dolore delle prime ore, nella popolazione di Haiti duramente colpita dal terremoto si sta facendo strada un sentimento di rabbia e di frustrazione per la scarsità degli aiuti stranieri. Il governo locale e le organizzazioni internazionali sono sempre più preoccupati per il possibile collasso dell'intero sistema di sicurezza del paese. Per le strade di Port-au-Prince risuona già l'eco dei primi spari e diversi testimoni riferiscono di saccheggi e razzie. In un video diffuso dalla France Presse si vede una rissa fra la popolazione all'arrivo di un elicottero che lancia a terra derrate alimentari e beni di prima necessità. "Se gli aiuti internazionali non arrivano in fretta - dice un sopravvissuto - la situazione peggiorerà rapidamente". "Abbiamo bisogno urgente di acqua e di cibo", spiega un altro haitiano di Port-au-Prince.

La terra trema ancora Una scossa di assestamento di magnitudo 4,5 sulla scala Richter ha fatto tremare di nuovo Haiti. Lo riferisce l'istituto geologico americano.

l rimpatrio dei primi italiani Si lavora alla lista di imbarco dei primi italiani che faranno rientro da Haiti e arriveranno domattina a Cimapino. Lo si apprende da fonti della Farnesina, secondo cui si sta dando la precedenza a feriti, donne e bambini. Scende a 13 il numero dei dispersi.

Winnie, 18 mesi, viva dopo tre giorni sotto le macerie. Winnie, 18 mesi, è salva. Per miracolo, la bimba è stata estratta viva, dopo tre giorni, dalle macerie di Port-au-Prince devastata dal terremoto. È stata una troupe televisiva a tirarla fuori dai resti della sua casa crollatale addosso quando la terra ha tremato ad Haiti, martedì pomeriggio. È stata la sua voce, il suo lamento a salvarla. La gente sul posto ha attirato l'attenzione degli operatori di una tv australiana che si trovavano nei paraggi, e che si sono messi subito a scavare a mani nude tra i resti della casa. Ci sono voluti 45 minuti per raggiungere la piccola Winnie. L'hanno tirata fuori, sta bene. Ad accoglierla tra le braccia, viva, c'è uno zio, Franz. I genitori di Winnie si crede siano morti nel crollo sella stessa casa. Lo zio, raggiante e commosso, è pieno di gratitudine per coloro che hanno tratto in salvo la piccola. "È solo lei quella eroica - ha reagito Deiby Celestino, uno dei soccorritori - ha lottato per tre giorni". E un altro ancora accusa: "Sentiamo alla radio che arrivano squadre di soccorso dall'estero, ma non vediamo niente". Un uomo, visibilmente furioso, brandisce un bastone gridando: "Vogliamo più medici e meno giornalisti". La situazione della sicurezza rischia di precipitare rapidamente. E non è un caso che i militari americani inviati da Barak Obama nell'isola non dovranno soltanto occuparsi dell'assistenza umanitaria ai terremotati ma avranno anche il compito di mantenere l'ordine nel paese.

In cerca di acqua per figli "Le condizioni degli ospedali sono estremamente critiche e le persone che hanno bisogno di assistenza e cure sono stese per strada, fuori degli ospedali -racconta Annie Foster, responsabile del Team di Emergenza di Save the Children ad Haiti - stiamo fornendo medicinali e forniture ospedaliere a queste strutture e anche avviato delle ricognizioni nei campi sfollati che spontaneamente stanno nascendo nelle zone della città più colpite per valutare i bisogni sanitari più urgenti". "In giro vediamo genitori assetati e disidradati che vagano per le strade alla ricerca di acqua per i figli - prosegue Annie Foster - tutte queste persone e bambini si stanno raccogliendo in spazi all'aperto dove stanno nascendo dei campi improvvisati. Nessuno infatti ha il coraggio di rientrare in casa, dal momento che le scosse continuano".

Nonostante un membro dello staff dell’Organizzazione, Similien Mackendey, di soli 24 anni, abbia perso la vita durante il terribile terremoto, e altri 7 operatori risultino ancora dispersi, il team di Save the Children a Port-au Prince (composto da circa 60 persone) ha da ieri avviato la distribuzione dei primi aiuti di emergenza: medicinali e forniture ospedaliere a 14 ospedali e cliniche di Port-au-Prince e e dei sobborghi rimasti senza niente, di kit per famiglie e di kit igienici contenenti coperte, sapone, spazzolini da denti, taniche per l’acqua e zanzariere.

A Washington c'è il timore che in un paese già poverissimo prima del disastro e ormai privo di qualsiasi struttura statale, la situazione sfugga completamente di mano e migliaia di haitiani cerchino di raggiungere gli Stati uniti su imbarcazioni di fortuna. Il tentativo di fuggire dal paese, d'altra parte, è già in atto e non riguarda solo i feriti, trasferiti all'estero per le cure più urgenti. Sono in tanti, infatti, coloro che cercano un rifugio di fortuna nella vicina Repubblica Dominicana; una fuga che potrebbe presto trasformarsi in un esodo di massa.

Nelle riunioni con i vertici dell'Onu, Washington ha garantito alle Nazioni Unite che sarà il Palazzo di Vetro ad avere il coordinamento formale della macchina degli aiuti. Un ruolo importante per Ban Ki-moon attraverso il suo inviato ad Haiti Edmond Mulet, ma anche un modo per condividere le responsabilità degli aiuti a tutti i livelli in modo multilaterale. Entro lunedì intanto è previsto l'arrivo di 9mila-10mila soldati Usa. L'ammiraglio Mike Mullen non ha escluso che, se necessario, potranno essere inviati altri militari. Haiti non ha esercito, e le sue forze di polizia sono state praticamente annientate dal terremoto. Il mantenimento dell'ordine è quindi affidato interamente alle forze Onu, circa 7mila soldati e 2mila poliziotti, impiegati già dal 2004 nella stabilizzazione del paese.

 

AIUTARE HAITI, ECCO COME

FOTO: IL SISMA| DAI SOCIAL NETWORK | LE PRIME PAGINE | PRIMA E DOPO I CROLLI

VIDEO: I CROLLI IN DIRETTA | I TESTIMONI LE PRIME IMMAGINI | LE DEVASTAZIONI

- Il mondo si mobilita: parte la macchina degli aiuti internazionali

- Pedre, il giornalista dj che ha raccontato per primo l'orrore

- La scheda - Il paese più povero dell'emisfero occidentale

- I precedenti - 7.3 gradi, è uno dei terremoti più forti dal Novecento a oggi

16 gennaio 2010

 

 

 

Numeri dall'inferno: forse 140mila morti, 250mila feriti

Finora di corpi senza vita ne sono stati contati quarantamila, ma il governo haitiano teme di doverne seppellire ancora 100mila. Un milione e mezzo di persone sono rimaste senza casa. Duecentocinquantamila sono i feriti. Numeri ancora provvissori di un bilancio agghiacciante quelli che il governo dell'isola diffonde a tre giorni dal terremoto che ha nessi in ginocchio l'isola di Haiti.

Numeri dall'inferno, dove i più disperati sono stati visti erigere barricate con i cadaveri. E dove chi non ha ancora perso la speranza continua a scavare. "Sotto le macerie dell'Hotel Montana ci sono sei persone che danno segnali di vita", assicura il generale cileno Ricardo Toro, che ha lasciato la guida dell'Onu ad Haiti per provare a recuperare la moglie dalle macerie che ricoprono la zona dell'albergo, dove i soccorritori francesi e spagnoli hanno estratti vivi diversi stranieri.

Il ministro per la pubblica sicurezza haitiano Aramick Louis ha lanciato l'allarme: le gang hanno cominciato a prendere il controllo

delle strade e il principale timore del governo è una escalation di violenza. Rabbia e abbandono dilagano tra i sopravvissuti tra i sopravvissuti, dopo tre notti trascorse in strada fra macerie e cadaveri, alla ricerca di acqua e di cibo, con la paura di nuove scosse. Malgrado gli sforzi umanitari di tutto il mondo e la corsa contro il tempo degli aiuti, in primo luogo da parte degli Stati Uniti.

Si tenta di sopravvivere in mezzo ai cadaveri e continua l'apprensione per gli italiani che ancora mancano all'appello. La prima vittima italiana ha il nome e il volto di Gigliola Martino, di 70 anni, figlia di italiani ma nata a Haiti. Ma ventisette sono ancora i dispersi che la Farnesina conta a fronte di 170 italiani rintracciati.

L'Onu: servono 550 milioni di dollari

Il mondo si è mobilitato per la tragedia che ha colpito il Paese più povero dell'emisfero occidentale, l'Onu ha lanciato un appello per raccogliere 550 milioni di dollari per l'emergenza e i soccorsi cominciano ad arrivare insieme ai primi aiuti internazionali. Ma sul posto manca il coordinamento. "Manca tutto, acqua cibo e carburante", scrivevano ancora stamani testimoni su Twitter. "C'erano morti e feriti ovunque, ma niente ospedali, nessuno che potesse accoglierli, cadaveri per terra, e gente che si affollava intorno", racconta un francese all'arrivo a Parigi.

La missione Onu (Minustah), che nel sisma ha perso 36 dipendenti, ha giudicato per ora "sotto controllo" la situazione della sicurezza ad Haiti e il ministro della difesa Usa, Robert Gates, l'ha definita "buona": "L'elemento chiave - ha detto il capo del Pentagono - è far giungere viveri e acqua con la massima rapidità nell'area colpita, evitando che la gente, trascinata dalla disperazione, si abbandoni ad atti di violenza".

Saccheggi e sciacallaggio

Episodi di sciacallaggio vengono ovunque segnalati, anche se il Pam, l'agenzia Onu per l'alimentazione che ha già portato cibo a 60.000 persone, ha smentito la notizia circolata oggi che un suo magazzino ad Haiti fosse stato saccheggiato. Secondo il presidente haitiano, Preval, al quale il presidente Usa ha detto che "il mondo intero è a fianco di Haiti", "col passare del tempo, sono sempre più impazienti e cresce la rabbia e la furia".

Circa 4.000 detenuti sono alla macchia dopo il crollo del carcere centrale di Port-au-Prince. Dalla vicina Repubblica Dominicana da stamattina viaggiano con la scorta dei militari.

Parla Obama: "Il mondo è con voi"

"Non sarete abbandonati e dimenticati, gli Stati Uniti e il mondo sono con voi". In una dichiarazione dalla Casa Bianca, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama si è rivolto direttamente al popolo di Haiti per assicurare il suo impegno e quello della comunità internazionale. "Gli aiuti stanno arrivando". Proprio oggi infatti la Casa Bianca ha ordinato uno stanzialmento iniziale di aiuti per 100 milioni di dollari, ha inviato i primi soldati di una brigata di 3.500 militari e 300 tra medici e infermieri, mentre altri 12 mila medici sono stati messi in stato di allerta. "Questo è un momento che richiede la leadership dell'America". Così Barack Obama ha ribadito che "l'assoluta priorità" per gli Stati Uniti di portare immediato soccorso ad Haiti. "Lo dobbiamo al popolo di Haiti che ha sofferto già così tanto, ai connazionali che si trovano e per lo spirito di umanità e solidarietà verso un nostro paese vicino" ha detto ancora il presidente che ha parlato con al fianco il vice presidente Joe Biden e il segretario di Stato, Hillary Clinton. Obama ha spiegato che "la diplomazia, la forza militare e le agenzie di assistenza" americane sono mobilitate per portare aiuto, ricordando che oggi sono arrivate le prime squadre di soccorso a Port-au-Prince, con i team di "search and rescue" "al lavoro per cercare di salvare vite". Il presidente ha poi ribadito anche "l'impegno prioritario" di localizzare, aiutare e mettere in salvo i connazionali che si trovano ad Haiti: "non ci fermeremo fino a quando un nostro connazionale sarà in pericolo" ha detto ancora confermando che un primo gruppo di americani sono stati già evacuati. Obama ha ricordato poi che il dipartimento di Stato ha messo un numero verde a disposizione di tutti gli haitiani che vivono in America "disperati perchè non riescono ad avere notizie dei propri familiari" e ringraziato gli americani per "l'enorme prova di genorosità" che stando dando con le donazioni individuali, invitando gli americani a continuare a donare per la popolazione di Haiti. Il presidente Obama ha chiesto ai suoi predecessori George W. Bush e Bill Clinton di coordinare la macchina degli aiuti.

L'aeroporto sutto il controllo statunitense

Finora il Paese vicino fungeva da base per lo sforzo umanitario internazionale. Ma gli Stati Uniti, che hanno promesso di far arrivare ad Haiti "fino a 10.000" soldati, fra cui i marines, entro lunedì, hanno assunto con il controllo dell'aeroporto di Port-au-Prince, che ha così ripreso a funzionare dopo essere stato in tilt per oltre 24 ore dopo il sisma per l'arrivo di soccorsi umanitari senza alcun coordinamento.

Molti gli aerei ancora fermi, atterrati fra ieri e oggi in misura tre volte maggiore rispetto ala capacit… dello scalo ancora fermi. Ma le difficoltà logistiche non si fermano qui: i mezzi di soccorso arrivano a fatica, le strade di Port-au-Prince sono ostruite da macerie e l'aeroporto ha una sola pista in funzione.

Cuba concede lo spazio aereo ai soccorsi Usa

Intanto lo sforzo umanitario ha scavalcato le barriere politico-ideologiche: il governo di Cuba ha concesso il suo spazio aereo ai voli americani che partono dalla base di Guantanamo, dove gli Usa stanno portando alcuni dei feriti evacuati da Haiti, per creare un corridoio Guantanamo-Miami che accorcia i voli di 90 minuti. Impossibile ancora un bilancio delle vittime, che nella stragrande maggioranza sono ancora sotto le macerie, dove la gente, lasciata a sè stessa, cerca ancora i vivi.

Le stime del disastro

Le Nazioni Unite hanno fino ad ora conteggiato circa 9.000 cadaveri, circa 7.000 dei quali sono stati sepolti ieri in una fossa comune. La Croce Rossa haitiana parla per ora prudentemente di 40-50 mila morti; la Panamerican Health Organization (Paho), braccio americano dell'Organizzazione mondiale della Sanità di un numero oscillante fra i 50 e i 100 mila; un senatore haitiano, ha azzardato addirittura la cifra di mezzo milione. L'Ufficio Onu per gli affari umanitari (Ocha) stima che le persone ancora senza cibo nè aiuti siano circa due milioni; parla di 300.000 senzatetto nella sola capitale e di circa 3,5 milioni di persone colpite dal sisma fra Port-au-Prince (2,8 milioni), le aree rurali e altri centri urbani come Jacmel e Carrefour, e ritiene che gli edifici distrutti a Port-au-Prince siano il 10%. Ma esperti di Strasburgo analizzando immagini satellitari stimano che siano il 20%. "Ma è un dato che va preso con prudenza perchè ci sono degli edifici interamente distrutti e altri che sono crollati solo parzialmente", dice Kader Fellah, ingegnere del Sertit. Ma la situazione fuori dalle città è ancora poco conosciuta: secondo l'ong Oxfam, "l'epicentro del disastro si trova nelle aree rurali del Paese, ma l'accesso alle campagne è interrotto ed è quindi impossibile stabilire l'entità dell'emergenza e i bisogni della popolazione".

Gli aiuti

La macchina degli aiuti internazionali si è mossa, si inviano generi di prima necessità ma anche soccorritori, team medici e materiale per ospedali da campo, in primo luogo dal potente vicino statunitense ma anche da numerosi altri Paesi fra cui l'Italia. La Banca Mondiale ha annunciato lo sblocco di 100 milioni di dollari supplementari per Haiti. Molte celebrità americane si sono mobilitate, alcune contribuendo personalmente, altri con accorati appelli: Angelina Jolie e Brad Pitt hanno donato un milione di dollari. Lance Armstrong donerà 250.000 dollari alle vittime del sisma che ha colpito Haiti. "Per conto della Livestrong (la fondazione del ciclista texano per la lotta contro il cancro) verseremo 250mila dollari ad alcune organizzazioni presenti sul posto, compresa la Fondazione Clinton", ha spiegato il sette volte vincitore del Tour de France, attualmente in Australia per preparare il Tour Down Under.

Morta anche Zilda Arns, la Madre Teresa dell'America Latina

Tra le vittime del terribile terremoto di Haiti c'è anche Zilda Arns, 75 anni, fondatrice della Pastorale del Bambino, organizzazione legata alla Conferenza Nazionale dei vescovi del Brasile. Sorella del cardinale Paulo Evaristo Arns, arcivescovo emerito di San Paolo, era conosciuta come la "Madre Teresa dell'America Latina". Medico pediatra, l'anziana missionaria laica aveva 5 figli e nel 1983 aveva fondato la Pastorale del Bambino che nel Paese sudamericano assiste quasi due milioni di bimbi, 95mila donne incinte in oltre 42mila comunità. "Dopo una vita - sottolinea la Radio Vaticana - spesa nell'amore appassionato degli altri in difesa della vita, della famiglia e dei bambini poveri, era in missione a Port- au-Prince, ed è morta nelle vie della capitale haitiana". Zilda Arns è stata il punto di riferimento per l'America Latina nella lotta contro la denutrizione e la mortalità infantile: due campi nei quali aveva ottenuto risultati eccellenti vantando una riduzione del 60 per cento nel primo caso, del 50 nel secondo. Per il suo impegno era stata candidata al premio Nobel per la Pace. I vescovi del Brasile, in una nota, ricordano oggi che Zilda è morta nel "pieno esercizio della causa in cui credeva, mettendo in pratica la missione di Gesù".

Scompare anche lo scrittore Georges Anglade

Si stanno riunendo a poco a poco gli scrittori haitiani e francesi che si trovano ad Haiti per il festival del libro "Etonnants voyageurs". Ma oggi sul gruppo è piombata la notizia della morte di uno di loro, Georges Anglade, che precipita nel lutto il mondo letterario haitiano e francofono. A dare la notizia sono stati gli organizzatori della manifestazione, che doveva aprirsi oggi a Port-au-Prince. Nel dramma è morta anche la moglie di Anglade, Mireille. Anglade, nato nel 1944, era stato uno dei fondatori dell'Università del Quebec, a Montreal. Opposto alla dittatura di Duvalier, lo scrittore era stato imprigionato e esiliato a due riprese, oltre che più volte minacciato di morte. Restano ancora molto difficili oggi i collegamenti con lo staff del festival. Dalla casa editrice "Vents d'ailleurs", che pubblica in Francia la maggior parte degli autori haitiani, fanno sapere che di molti degli scrittori presenti sull'isola al momento del dramma, non c'è ancora nessuna notizia. Alcuni di loro sono rimasti senza casa, senza collegamento ad internet e quasi impossibili sono ancora i contatti via cellulare. Secondo il giornale locale francese Ouest-France gli scrittori di 'Etonnants Voyageurs' si sono rifugiati nel campo da tennis dell'hotel Karibè, parzialmente distrutto dal sisma. Con lo staff del festival ed il suo organizzatore, Michel Le Bris, ci sarebbe anche lo scrittore Dany Laferriere, premio Medicis 2009. A riferirlo è una giornalista canadese, Chantal Guy, arrivata poche ore fa a Port-au-Prince: "quando siamo arrivati - ha testimoniato la giornalista - lo abbiamo visto in compagnia di Rodney St-Eloi, direttore delle edizioni Memoires d'encrerier, di Montreal, e di Le Bris. Stavano tutti cercando di rilassarsi bevendo qualcosa. Organizzatori e ospiti del festival erano un pò ovunque sul campo da da tennis"

 

AIUTARE HAITI, ECCO COME

FOTO: IL SISMA| DAI SOCIAL NETWORK | LE PRIME PAGINE | PRIMA E DOPO I CROLLI

VIDEO: I CROLLI IN DIRETTA | I TESTIMONI LE PRIME IMMAGINI | LE DEVASTAZIONI

- Il mondo si mobilita: parte la macchina degli aiuti internazionali

- Pedre, il giornalista dj che ha raccontato per primo l'orrore

- La scheda - Il paese più povero dell'emisfero occidentale

- I precedenti - 7.3 gradi, è uno dei terremoti più forti dal Novecento a oggi

15 gennaio 2010

 

 

 

 

 

 

2010-01-15

Terremoto cancella Haiti: oltre 100mila morti. Mancano all'appello decine di italiani

di Cinzia Zambranotutti gli articoli dell'autore

"Adesso più che mai c’è bisogno di proteggere i bambini". Non solo dalle scosse, ma anche da possibili violenze e abusi. L’appello arriva da Valerio Neri, direttore generale di Save the Children Italia. Il devastante terremoto che ha cancellato Haiti, ha lasciato infatti sotto le macerie madri, padri, sorelle, fratelli. Intere famiglie distrutte, un esercito di orfani sotto shock. Bambini soli, perduti, alla disperata ricerca di un parente sopravvissuto. È da loro che bisogna ripartire. E in fretta. Per Gareth Owen, sempre di Save The Children, sono "almeno" due milioni i bambini colpiti direttamente dal sisma.

Per molti l’incubo ora è dove poter passare la notte al sicuro. "Il 60 per cento della popolazione haitiana è sotto il 25 anni, -dice Neri- hanno bisogno di tutto, cibo, medicine, e altri generi di prima necessità. Ma anche di centri di raccolta dove poterli assistere, in attesa dei ricongiungimenti con i parenti, per non cadere nelle mani di malintenzionati, ed essere aiutati a superare il trauma psicologico del terremoto. Le adolescenti rischiano di essere vittime di violenza, sessuale e non solo, molto più di prima. Bisogna fare in modo che non accada". Anche qui è una corsa contro il tempo.

Save The Children descrive una situazione pressochè disperata. Secondo quanto riferito da Owen, "sono in molti a non avere più notizie delle loro famiglie e dei loro amici. Ormai possono contare solo su loro stessi per sopravvivere". "Ovunque c'è solo distruzione - racconta da Haiti Ian Rodgers, esperto di emergenze - e in questo momento è difficile anche raggiungere molte delle persone ferite. Non si contano i bambini e le famiglie che hanno bisogno di un posto sicuro dove ripararsi così come dei beni di prima necessità". La ong lavora per distribuire kit igienici, coperte, zanzariere e taniche per l'acqua e non appena la gente potrà avere rifugi sicuri, creerà aree a misura di bambino, dove i piccoli potranno giocare insieme, affrontare il trauma subito e sentirsi di nuovo al sicuro grazie all'ausilio di personale specializzato, oltre a essere protetti dal rischio di sfruttamento e abuso, maggiore in situazioni di emergenza.

A quello riguardante i più piccoli, si affianca ora anche l'allarme-malattie. A Port-au-Prince è arrivato un primo volo con aiuti Unicef per un valore di 500.000 dollari, sufficienti ad assistere 10.000 persone. Unicef Italia ha deciso di stanziare 300.000 euro come primo contributo alle operazioni di soccorso. L'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha tracciato un grave bilancio della situazione, con otto ospedali danneggiati o distrutti dal sisma, mentre i feriti hanno urgente bisogno di cure per evitare infezioni. "È stata colpita una popolazione già molto vulnerabile e l'impatto è quindi particolarmente devastante", ha spiegato il portavoce dell'Oms, Paul Garwod, sottolineando in particolare il rischio di malattie respiratorie e diarroiche, oltre a quello delle ferite che, in mancanza di cure adeguate per quanto semplici, possono infettarsi.

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Gli abitanti di Haiti hanno creato posti di blocco con i cadaveri a Port-au- Prince per chiedere che i soccorsi siano più tempestivi dopo il terremoto che ha distrutto la città, uccidendo decine di migliaia di persone. Per far fronte alla situazione, il governo di Cuba ha accettato di aprire il suo spazio aereo ai voli Usa che trasportano le vittime del sisma, riducendo così sensibilmente il tempo di volo dall'isola dei Caraibi a Miami.

A più di 48 ore dal sisma, la situazione ad Haiti appare disperata. Decine di migliaia di persone hanno protestato per chiedere acqua, cibo e aiuto per cercare di estrarre le persone ancora vive da sotto le macerie. Shaul Schwarz, fotografo del magazine Time, ha detto di aver visto almeno due posti di blocco formati con i cadaveri delle vittime del terremoto. "Stanno cominciando a bloccare le strade con i cadaveri. La situazione sta diventando davvero brutta. Le persone sono stufe di non ricevere aiuto", ha detto il fotografo.

Estratti 23 superstiti dalle macerie dell'hotel Montana, dove risiedevano la maggior parte dei funzionari internazionali in missione ad Haiti. "Li abbiamo ritrovati durante la notte", ha detto l'inviato della presidenza cilena sull'isola, Juan Gabriel Valdes, a radio Cooperativa. Un tempo responsabile della missione di pace ad Haiti, il diplomatico cileno non ha però fornito dettagli sulle identità dei superstiti, spiegando solo che i soccorritori di diversi paesi sono al lavoro tra le macerie dell'albergo.

Identificata la prima vittima italiana Gigliola Martino, 70 anni, è la prima vittima italiana identificata dopo il sisma che ha colpito Haiti: lo sostiene il quotidiano online "La Gente d'Italia", diretto da Mimmo Porpiglia, già console onorario di Haiti in Italia.

Figlia di genitori italiani, nata a Port-au-Prince, Gigliola era "conosciutissima nella comunità francese ed haitiana: era una delle ultime italiane di Haiti. Un italiana vera che continuava a parlare la lingua di Dante. Che faceva ancora la pasta in casa, che cucinava il ragù la domenica", scrive Margareth Porpiglia. "È morta nell'unico ospedale della capitale sfuggito al sisma, per le gravi ferite riportate nel crollo della sua abitazione - prosegue Porpiglia -. Il figlio, Riccardo Vitello e il cugino Leone Vitello, nelle ore successive al sisma, erano corsi da lei a Bourdon, il quartiere residenziale che confina con Petionville, abitato prevalentemente da italiani, diventato oggi un cumulo di macerie". "L'ambasciata francese - scrive ancora Porpiglia - l'hotel Cristopher, la sede distaccata della Minusta, le residenze dei Caprio, dei Martino, dei Riccardi, dei Cianciulli, dei De Matteis, dei Vitiello...non esistono più...Gigliola Martino viveva da sola con due persone di servizio, una badante e un garzone". La signora era una "esponente di una delle due famiglie di oriundi più importanti dell'isola caraibica, i Caprio e i Martino presenti ad Haiti da oltre un secolo. Arrivarono insieme a Port-Au-Prince ai primi del 1900, Ernesto Caprio e Gennarino Martino".

La Croce Rossa di Haiti stima che siano morte fra le 45.000 e le 50.000 persone e che altri tre milioni siano i feriti o i senzatetto, dopo la scossa di magnitudo 7.0 che ha colpito martedì scorso la capitale. Il sisma ha distrutto interi palazzi, e ci sono persone che dopo 48 ore sono ancora intrappolate sotto le macerie, per via di soccorsi poco organizzati. "Abbiamo già seppellito 7.000 persone in una fossa comune", ha detto il presidente Rene Preval. I membri delle organizzazioni umanitarie che stanno collaborando ai soccorsi hanno detto che le persone ferite, alcune delle quali con gravi fratture e ferite molto profonde, moriranno se non riceveranno l'assistenza medica di cui hanno bisogno in tempi rapidi. Ieri Kostas Moschochoritis, direttore generale di Medici senza Frontiere Italia, ha detto che tutte le 21 strutture sanitarie pubbliche di Port- au-Prince sono state danneggiate, alcune sono crollate e non c'è nessuna sala operatoria funzionante.

Parla Obama: "Il mondo è con voi". "Non sarete abbandonati e dimenticati, gli Stati Uniti e il mondo sono con voi". In una dichiarazione dalla Casa Bianca, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama si è rivolto direttamente al popolo di Haiti per assicurare il suo impegno e quello della comunità internazionale. "Gli aiuti stanno arrivando". Proprio oggi infatti la Casa Bianca ha ordinato uno stanzialmento iniziale di aiuti per 100 milioni di dollari, ha inviato i primi soldati di una brigata di 3.500 militari e 300 tra medici e infermieri, mentre altri 12 mila medici sono stati messi in stato di allerta. "Questo è un momento che richiede la leadership dell'America". Così Barack Obama ha ribadito che "l'assoluta priorità" per gli Stati Uniti di portare immediato soccorso ad Haiti. "Lo dobbiamo al popolo di Haiti che ha sofferto già così tanto, ai connazionali che si trovano e per lo spirito di umanità e solidarietà verso un nostro paese vicino" ha detto ancora il presidente che ha parlato con al fianco il vice presidente Joe Biden e il segretario di Stato, Hillary Clinton. Obama ha spiegato che "la diplomazia, la forza militare e le agenzie di assistenza" americane sono mobilitate per portare aiuto, ricordando che oggi sono arrivate le prime squadre di soccorso a Port-au-Prince, con i team di "search and rescue" "al lavoro per cercare di salvare vite". Il presidente ha poi ribadito anche "l'impegno prioritario" di localizzare, aiutare e mettere in salvo i connazionali che si trovano ad Haiti: "non ci fermeremo fino a quando un nostro connazionale sarà in pericolo" ha detto ancora confermando che un primo gruppo di americani sono stati già evacuati. Obama ha ricordato poi che il dipartimento di Stato ha messo un numero verde a disposizione di tutti gli haitiani che vivono in America "disperati perchè non riescono ad avere notizie dei propri familiari" e ringraziato gli americani per "l'enorme prova di genorosità" che stando dando con le donazioni individuali, invitando gli americani a continuare a donare per la popolazione di Haiti. Il presidente Obama ha chiesto ai suoi predecessori George W. Bush e Bill Clinton di coordinare la macchina degli aiuti.

Italiani assenti. Intanto, resta alta la preoccupazione per gli italiani presenti sull'isola che mancano ancora all'appello. "Non abbiamo notizie positive nel senso che mancano all'appello alcune decine di persone", ha detto stamani il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ad Addis Abeba dove è in visita. "Ma - ha precisato - per fortuna neanche negative". Secondo la stampa locale, a Port-au-Prince decine di migliaia di persone si sono assiepate nella notte nelle strade, trovando riparo nei giardini pubblici. Quelli che circondano gli uffici del premier ed altri vicini al Palazzo presidenziale sono stati "letteralmente presi d'assalto", riferisce Haitipressnetwork. "Nella confusione attuale, questa situazione potrebbe durare per diversi giorni", nota il sito. Nella capitale i soccorsi sono scarsi: "Non è stata riattivata l'elettricità, sto twittando grazie alla connessione satellitare e ad un generatore elettrico - ha scritto poche ore fa da Haiti il corrispondente della Cnn Sanjay Gupta -. Sento colpi di arma da fuoco qui vicino. Non ho mai visto cose del genere prima. Anche se odio dirlo, sembra una situazione senza speranza. I cadaveri sono ancora nelle strade".

 

Gli aiuti. La macchina degli aiuti internazionali si è mossa, si inviano generi di prima necessità ma anche soccorritori, team medici e materiale per ospedali da campo, in primo luogo dal potente vicino statunitense ma anche da numerosi altri Paesi fra cui l'Italia. La Banca Mondiale ha annunciato lo sblocco di 100 milioni di dollari supplementari per Haiti. Molte celebrità americane si sono mobilitate, alcune contribuendo personalmente, altri con accorati appelli: Angelina Jolie e Brad Pitt hanno donato un milione di dollari. Lance Armstrong donerà 250.000 dollari alle vittime del sisma che ha colpito Haiti. "Per conto della Livestrong (la fondazione del ciclista texano per la lotta contro il cancro) verseremo 250mila dollari ad alcune organizzazioni presenti sul posto, compresa la Fondazione Clinton", ha spiegato il sette volte vincitore del Tour de France, attualmente in Australia per preparare il Tour Down Under.

Morta anche Zilda Arns, la Madre Teresa dell'America Latina. Tra le vittime del terribile terremoto di Haiti c'è anche Zilda Arns, 75 anni, fondatrice della Pastorale del Bambino, organizzazione legata alla Conferenza Nazionale dei vescovi del Brasile. Sorella del cardinale Paulo Evaristo Arns, arcivescovo emerito di San Paolo, era conosciuta come la "Madre Teresa dell'America Latina". Medico pediatra, l'anziana missionaria laica aveva 5 figli e nel 1983 aveva fondato la Pastorale del Bambino che nel Paese sudamericano assiste quasi due milioni di bimbi, 95mila donne incinte in oltre 42mila comunità. "Dopo una vita - sottolinea la Radio Vaticana - spesa nell'amore appassionato degli altri in difesa della vita, della famiglia e dei bambini poveri, era in missione a Port- au-Prince, ed è morta nelle vie della capitale haitiana". Zilda Arns è stata il punto di riferimento per l'America Latina nella lotta contro la denutrizione e la mortalità infantile: due campi nei quali aveva ottenuto risultati eccellenti vantando una riduzione del 60 per cento nel primo caso, del 50 nel secondo. Per il suo impegno era stata candidata al premio Nobel per la Pace. I vescovi del Brasile, in una nota, ricordano oggi che Zilda è morta nel "pieno esercizio della causa in cui credeva, mettendo in pratica la missione di Gesù".

Scompare anche lo scrittore Georges Anglade. Si stanno riunendo a poco a poco gli scrittori haitiani e francesi che si trovano ad Haiti per il festival del libro "Etonnants voyageurs". Ma oggi sul gruppo è piombata la notizia della morte di uno di loro, Georges Anglade, che precipita nel lutto il mondo letterario haitiano e francofono. A dare la notizia sono stati gli organizzatori della manifestazione, che doveva aprirsi oggi a Port-au-Prince. Nel dramma è morta anche la moglie di Anglade, Mireille. Anglade, nato nel 1944, era stato uno dei fondatori dell'Università del Quebec, a Montreal. Opposto alla dittatura di Duvalier, lo scrittore era stato imprigionato e esiliato a due riprese, oltre che più volte minacciato di morte. Restano ancora molto difficili oggi i collegamenti con lo staff del festival. Dalla casa editrice "Vents d'ailleurs", che pubblica in Francia la maggior parte degli autori haitiani, fanno sapere che di molti degli scrittori presenti sull'isola al momento del dramma, non c'è ancora nessuna notizia. Alcuni di loro sono rimasti senza casa, senza collegamento ad internet e quasi impossibili sono ancora i contatti via cellulare. Secondo il giornale locale francese Ouest-France gli scrittori di 'Etonnants Voyageurs' si sono rifugiati nel campo da tennis dell'hotel Karibè, parzialmente distrutto dal sisma. Con lo staff del festival ed il suo organizzatore, Michel Le Bris, ci sarebbe anche lo scrittore Dany Laferriere, premio Medicis 2009. A riferirlo è una giornalista canadese, Chantal Guy, arrivata poche ore fa a Port-au-Prince: "quando siamo arrivati - ha testimoniato la giornalista - lo abbiamo visto in compagnia di Rodney St-Eloi, direttore delle edizioni Memoires d'encrerier, di Montreal, e di Le Bris. Stavano tutti cercando di rilassarsi bevendo qualcosa. Organizzatori e ospiti del festival erano un pò ovunque sul campo da da tennis"

AIUTARE HAITI, ECCO COME

FOTO: IL SISMA| DAI SOCIAL NETWORK | LE PRIME PAGINE | PRIMA E DOPO I CROLLI

VIDEO: I CROLLI IN DIRETTA | I TESTIMONI LE PRIME IMMAGINI | LE DEVASTAZIONI

- Il mondo si mobilita: parte la macchina degli aiuti internazionali

- Pedre, il giornalista dj che ha raccontato per primo l'orrore

- La scheda - Il paese più povero dell'emisfero occidentale

- I precedenti - 7.3 gradi, è uno dei terremoti più forti dal Novecento a oggi

15 gennaio 2010

 

 

 

 

 

 

Terremoto cancella Haiti: oltre 100mila morti. Mancano all'appello decine di italiani

I disperati abitanti di Haiti hanno creato oggi dei posti di blocco con i cadaveri a Port-au- Prince per chiedere che i soccorsi siano più tempestivi dopo il terremoto che ha distrutto la città, uccidendo decine di migliaia di persone. I sopravvissuti hanno inscenato questa protesta mentre stanno cominciando ad arrivare i primi aiuti internazionali per la capitale di un paese sconvolto da un terremoto catastrofico che non ha risparmiato abitazioni e palazzi governativi. A più di 48 ore dal sisma, decine di migliaia di persone hanno protestato per chiedere acqua, cibo e aiuto per cercare di estrarre le persone ancora vive da sotto le macerie. Shaul Schwarz, fotografo del magazine Time, ha detto di aver visto almeno due posti di blocco formati con i cadaveri delle vittime del terremoto. "Stanno cominciando a bloccare le strade con i cadaveri. La situazione sta diventando davvero brutta. Le persone sono stufe di non ricevere aiuto", ha detto il fotografo.

Identificata la prima vittima italiana Gigliola Martino, 70 anni, è la prima vittima italiana identificata dopo il sisma che ha colpito Haiti: lo sostiene il quotidiano online "La Gente d'Italia", diretto da Mimmo Porpiglia, già console onorario di Haiti in Italia.

Figlia di genitori italiani, nata a Port-au-Prince, Gigliola era "conosciutissima nella comunità francese ed haitiana: era una delle ultime italiane di Haiti. Un italiana vera che continuava a parlare la lingua di Dante. Che faceva ancora la pasta in casa, che cucinava il ragù la domenica", scrive Margareth Porpiglia. "È morta nell'unico ospedale della capitale sfuggito al sisma, per le gravi ferite riportate nel crollo della sua abitazione - prosegue Porpiglia -. Il figlio, Riccardo Vitello e il cugino Leone Vitello, nelle ore successive al sisma, erano corsi da lei a Bourdon, il quartiere residenziale che confina con Petionville, abitato prevalentemente da italiani, diventato oggi un cumulo di macerie". "L'ambasciata francese - scrive ancora Porpiglia - l'hotel Cristopher, la sede distaccata della Minusta, le residenze dei Caprio, dei Martino, dei Riccardi, dei Cianciulli, dei De Matteis, dei Vitiello...non esistono più...Gigliola Martino viveva da sola con due persone di servizio, una badante e un garzone". La signora era una "esponente di una delle due famiglie di oriundi più importanti dell'isola caraibica, i Caprio e i Martino presenti ad Haiti da oltre un secolo. Arrivarono insieme a Port-Au-Prince ai primi del 1900, Ernesto Caprio e Gennarino Martino".

La Croce Rossa di Haiti stima che siano morte fra le 45.000 e le 50.000 persone e che altri tre milioni siano i feriti o i senzatetto, dopo la scossa di magnitudo 7.0 che ha colpito martedì scorso la capitale. Il sisma ha distrutto interi palazzi, e ci sono persone che dopo 48 ore sono ancora intrappolate sotto le macerie, per via di soccorsi poco organizzati. "Abbiamo già seppellito 7.000 persone in una fossa comune", ha detto il presidente Rene Preval. I membri delle organizzazioni umanitarie che stanno collaborando ai soccorsi hanno detto che le persone ferite, alcune delle quali con gravi fratture e ferite molto profonde, moriranno se non riceveranno l'assistenza medica di cui hanno bisogno in tempi rapidi. Ieri Kostas Moschochoritis, direttore generale di Medici senza Frontiere Italia, ha detto che tutte le 21 strutture sanitarie pubbliche di Port- au-Prince sono state danneggiate, alcune sono crollate e non c'è nessuna sala operatoria funzionante.

Parla Obama: "Il mondo è con voi"

"Non sarete abbandonati e dimenticati, gli Stati Uniti e il mondo sono con voi". In una dichiarazione dalla Casa Bianca, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama si è rivolto direttamente al popolo di Haiti per assicurare il suo impegno e quello della comunità internazionale. "Gli aiuti stanno arrivando". Proprio oggi infatti la Casa Bianca ha ordinato uno stanzialmento iniziale di aiuti per 100 milioni di dollari, ha inviato i primi soldati di una brigata di 3.500 militari e 300 tra medici e infermieri, mentre altri 12 mila medici sono stati messi in stato di allerta. "Questo è un momento che richiede la leadership dell'America". Così Barack Obama ha ribadito che "l'assoluta priorità" per gli Stati Uniti di portare immediato soccorso ad Haiti. "Lo dobbiamo al popolo di Haiti che ha sofferto già così tanto, ai connazionali che si trovano e per lo spirito di umanità e solidarietà verso un nostro paese vicino" ha detto ancora il presidente che ha parlato con al fianco il vice presidente Joe Biden e il segretario di Stato, Hillary Clinton. Obama ha spiegato che "la diplomazia, la forza militare e le agenzie di assistenza" americane sono mobilitate per portare aiuto, ricordando che oggi sono arrivate le prime squadre di soccorso a Port-au-Prince, con i team di "search and rescue" "al lavoro per cercare di salvare vite". Il presidente ha poi ribadito anche "l'impegno prioritario" di localizzare, aiutare e mettere in salvo i connazionali che si trovano ad Haiti: "non ci fermeremo fino a quando un nostro connazionale sarà in pericolo" ha detto ancora confermando che un primo gruppo di americani sono stati già evacuati. Obama ha ricordato poi che il dipartimento di Stato ha messo un numero verde a disposizione di tutti gli haitiani che vivono in America "disperati perchè non riescono ad avere notizie dei propri familiari" e ringraziato gli americani per "l'enorme prova di genorosità" che stando dando con le donazioni individuali, invitando gli americani a continuare a donare per la popolazione di Haiti. Il presidente Obama ha chiesto ai suoi predecessori George W. Bush e Bill Clinton di coordinare la macchina degli aiuti.

Italiani assenti

Intanto, resta alta la preoccupazione per gli italiani presenti sull'isola che mancano ancora all'appello. "Non abbiamo notizie positive nel senso che mancano all'appello alcune decine di persone", ha detto stamani il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ad Addis Abeba dove è in visita. "Ma - ha precisato - per fortuna neanche negative". Secondo la stampa locale, a Port-au-Prince decine di migliaia di persone si sono assiepate nella notte nelle strade, trovando riparo nei giardini pubblici. Quelli che circondano gli uffici del premier ed altri vicini al Palazzo presidenziale sono stati "letteralmente presi d'assalto", riferisce Haitipressnetwork. "Nella confusione attuale, questa situazione potrebbe durare per diversi giorni", nota il sito. Nella capitale i soccorsi sono scarsi: "Non è stata riattivata l'elettricità, sto twittando grazie alla connessione satellitare e ad un generatore elettrico - ha scritto poche ore fa da Haiti il corrispondente della Cnn Sanjay Gupta -. Sento colpi di arma da fuoco qui vicino. Non ho mai visto cose del genere prima. Anche se odio dirlo, sembra una situazione senza speranza. I cadaveri sono ancora nelle strade".

 

Gli aiuti

La macchina degli aiuti internazionali si è mossa, si inviano generi di prima necessità ma anche soccorritori, team medici e materiale per ospedali da campo, in primo luogo dal potente vicino statunitense ma anche da numerosi altri Paesi fra cui l'Italia. La Banca Mondiale ha annunciato lo sblocco di 100 milioni di dollari supplementari per Haiti. Molte celebrità americane si sono mobilitate, alcune contribuendo personalmente, altri con accorati appelli: Angelina Jolie e Brad Pitt hanno donato un milione di dollari. Lance Armstrong donerà 250.000 dollari alle vittime del sisma che ha colpito Haiti. "Per conto della Livestrong (la fondazione del ciclista texano per la lotta contro il cancro) verseremo 250mila dollari ad alcune organizzazioni presenti sul posto, compresa la Fondazione Clinton", ha spiegato il sette volte vincitore del Tour de France, attualmente in Australia per preparare il Tour Down Under.

Morta anche Zilda Arns, la Madre Teresa dell'America Latina

Tra le vittime del terribile terremoto di Haiti c'è anche Zilda Arns, 75 anni, fondatrice della Pastorale del Bambino, organizzazione legata alla Conferenza Nazionale dei vescovi del Brasile. Sorella del cardinale Paulo Evaristo Arns, arcivescovo emerito di San Paolo, era conosciuta come la "Madre Teresa dell'America Latina". Medico pediatra, l'anziana missionaria laica aveva 5 figli e nel 1983 aveva fondato la Pastorale del Bambino che nel Paese sudamericano assiste quasi due milioni di bimbi, 95mila donne incinte in oltre 42mila comunità. "Dopo una vita - sottolinea la Radio Vaticana - spesa nell'amore appassionato degli altri in difesa della vita, della famiglia e dei bambini poveri, era in missione a Port- au-Prince, ed è morta nelle vie della capitale haitiana". Zilda Arns è stata il punto di riferimento per l'America Latina nella lotta contro la denutrizione e la mortalità infantile: due campi nei quali aveva ottenuto risultati eccellenti vantando una riduzione del 60 per cento nel primo caso, del 50 nel secondo. Per il suo impegno era stata candidata al premio Nobel per la Pace. I vescovi del Brasile, in una nota, ricordano oggi che Zilda è morta nel "pieno esercizio della causa in cui credeva, mettendo in pratica la missione di Gesù".

Scompare anche lo scrittore Georges Anglade

Si stanno riunendo a poco a poco gli scrittori haitiani e francesi che si trovano ad Haiti per il festival del libro "Etonnants voyageurs". Ma oggi sul gruppo è piombata la notizia della morte di uno di loro, Georges Anglade, che precipita nel lutto il mondo letterario haitiano e francofono. A dare la notizia sono stati gli organizzatori della manifestazione, che doveva aprirsi oggi a Port-au-Prince. Nel dramma è morta anche la moglie di Anglade, Mireille. Anglade, nato nel 1944, era stato uno dei fondatori dell'Università del Quebec, a Montreal. Opposto alla dittatura di Duvalier, lo scrittore era stato imprigionato e esiliato a due riprese, oltre che più volte minacciato di morte. Restano ancora molto difficili oggi i collegamenti con lo staff del festival. Dalla casa editrice "Vents d'ailleurs", che pubblica in Francia la maggior parte degli autori haitiani, fanno sapere che di molti degli scrittori presenti sull'isola al momento del dramma, non c'è ancora nessuna notizia. Alcuni di loro sono rimasti senza casa, senza collegamento ad internet e quasi impossibili sono ancora i contatti via cellulare. Secondo il giornale locale francese Ouest-France gli scrittori di 'Etonnants Voyageurs' si sono rifugiati nel campo da tennis dell'hotel Karibè, parzialmente distrutto dal sisma. Con lo staff del festival ed il suo organizzatore, Michel Le Bris, ci sarebbe anche lo scrittore Dany Laferriere, premio Medicis 2009. A riferirlo è una giornalista canadese, Chantal Guy, arrivata poche ore fa a Port-au-Prince: "quando siamo arrivati - ha testimoniato la giornalista - lo abbiamo visto in compagnia di Rodney St-Eloi, direttore delle edizioni Memoires d'encrerier, di Montreal, e di Le Bris. Stavano tutti cercando di rilassarsi bevendo qualcosa. Organizzatori e ospiti del festival erano un pò ovunque sul campo da da tennis"

AIUTARE HAITI, ECCO COME

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- Il mondo si mobilita: parte la macchina degli aiuti internazionali

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- I precedenti - 7.3 gradi, è uno dei terremoti più forti dal Novecento a oggi

15 gennaio 2010

 

 

 

 

La sciagura più grande di un'isola tormentata da anni dalla dittatura

di Gabriel Bertinettotutti gli articoli dell'autore

Sei anni dopo la catastrofe provocata dall’uragano Jeanne (oltre tremila morti), Haiti è devastata da un terremoto di terrificante forza distruttiva. Madre Natura con volto d’arpia infierisce su uno dei Paesi più miseri della terra.

Nella classifica del reddito pro-capite, gli abitanti del piccolo Paese caraibico si collocano al 203mo posto su un totale di 229 Stati. I numeri parlano da sé: il sessanta per cento dei nove milioni di abitanti non ha lavoro, e solo il 3,4% ha un’aspettativa di vita superiore ai 64 anni. Un terzo della popolazione vive con meno di due dollari al giorno. Gli analfabeti sono in maggioranza, più del 55%.

In tutto il continente americano, non c’è un Paese più povero. Al di là del confine che divide in due l’isola di Hispaniola, la Repubblica di San Domingo in confronto somiglia ad un paradiso, sospinta dal turismo internazionale verso livelli di introiti medi sette volte più alti.

Corruzione e criminalità fanno da quasi inevitabile contorno alla disoccupazione ed alla miseria. Il contrasto alla delinquenza comune, ed in particolare ai narcotrafficanti ed alle gang specializzate nei sequestri di persona, ha assorbito buona parte del lavoro svolto negli ultimi anni dalle forze di Minustah, la missione Onu. Lavoro spesso vanificato dalla facilità con cui gli arrestati vengono rimessi in libertà da giudici compiacenti.

Minustah, tra le cui fila il sisma ha mietuto numerose vittime, è presente a Haiti dal 2004. Ne fanno parte 7031 militari e 2200 poliziotti, per un totale di oltre novemila elementi, provenienti da 17 diversi Paesi. L’invio del contingente fu fortemente voluto dai governi latinoamericani per fare fronte alla situazione caotica creatasi a Port-au-Prince prima durante e dopo la rivolta che portò alla fuga del presidente Jean Bertrand Aristide. Il compito affidato a Minustah dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite è appunto quello di garantire il processo di stabilizzazione politica del Paese.

Dopo la fuga di Aristide, figura controversa che aveva incarnato per anni i sogni di democrazia e progresso degli haitiani, sono state organizzate elezioni presidenziali da cui è uscito vincitore René Preval. Quest’ultimo era stato a suo tempo alleato dello stesso Aristide, da cui ha ereditato la fama e il carisma di campione degli indigenti. Il suo tentativo di ricostruire l’economia nazionale sollecitando l’afflusso di investimenti stranieri è stato ostacolato dalle lotte di potere, che sono sfociate qualche mese fa in un voto di sfiducia del Senato verso il governo guidato da Michelle Pierre-Louis.

Al suo posto lo scorso ottobre, Preval ha nominato Jean-Max Bellerive, già ministro della pianificazione e cooperazione estera, considerato un amico dell’Occidente. L’enorme squilibrio nella distribuzione delle ricchezze, metà delle quali concentrate nelle mani dell’uno per cento soltanto della popolazione, rende incandescente il clima sociale a Haiti.

La gente aveva sperato in un miglioramento delle condizioni di vita, quando ebbe finalmente termine la sanguinaria dittatura di Francois Duvalier e del figlio Jiean Claude, rispettivamente soprannominati "Papa Doc" e "Baby Doc". Nei 29 anni del loro incontrastato dominio erano state messe a morte decine di migliaia di persone.

Quando nel 1990 l’ex-prete Aristide fu eletto capo di Stato, Haiti visse un breve periodo di rinascita civile e materiale. Rovesciato da un golpe militare, Aristide fu riportato al potere da un intervento internazionale a guida americana nel 1994.

Ma la seconda fase della sua azione di governo deluse le speranze dei sostenitori. Haiti parve sprofondare nuovamente negli orrori degli omicidi di Stato, della tortura, dell’illegalità, e Aristide fu indicato da molti come responsabile di tutto ciò. Oggi molti haitiani non vedono altra prospettiva di miglioramento della loro esistenza se non nell’emigrazione. Negli Stati Uniti o in altri Paesi caraibici, compresa San Domingo, che ne ospita centinaia di migliaia.

14 gennaio 2010

 

 

 

 

 

Croce rossa, un sito per ritrovare i familiari

Il Comitato internazionale della Croce rossa (Cicr) ha attivato uno speciale sito Internet per aiutare gli haitiani ad avere notizie dei propri cari dopo il terribile sisma che ha colpito il Paese. L'indirizzo è www.icrc.org/familylinks.

L'obbiettivo del sito, già usato in passato per altre catastrofi, è di accelerare il "processo per ristabilire un contatto tra membri della famiglia separati", spiega il Cicr in una nota pubblicata oggi a Ginevra. Attualmente la pagina web consente agli haitiani, ad Haiti e all'estero, di iscrivere il nome delle persone con cui vogliono entrare in contatto. Le risposte saranno inserite non appena saranno

disponibili". Il sito è gestito dal Cicr in collaborazione con la Croce rossa locale ed altre società nazionali di Croce rossa e Mezzaluna rossa nel mondo.

Un aereo con 11 membri del Cicr è intanto partito da Ginevra e dovrebbe - si legge nella nota - atterrare oggi a Port-au-Prince.

14 gennaio 2010

 

 

 

 

Google aggiorna le mappe satellitari, immagini impressionanti

Google ha aggiornato le foto satellitari di Haiti presenti sul popolare motore Google Maps, mostrando così dall'alto l'entità delle devastazioni provocate dal terremoto.

 

14 gennaio 2010

 

 

 

 

Tutti gli ospedali ridotti in polvere Feriti curati in strada

di Rachele Gonnellitutti gli articoli dell'autore

Nel caos totale di Port au Prince subito dopo il sisma, uno dei pochi punti di riferimento rimasti è stato - ed è - l’ong internazionale Medici senza Frontiere. Nella totale distruzione, con la gente per strada che ancora vaga tra le macerie alla ricerca di amici, parenti, di un ricovero, di un posto dove portare i feriti, di acqua, di cibo o solo di una coperta, in migliaia si sono diretti al compound di Msf, uno dei pochi edifici rimasti miracolosamente in piedi, per un primo soccorso. L’associazione è nell’isola dal ‘91 e anche prima del terremotoera quasi l’unico servizio di prestazioni sanitarie gratuite ad Haiti. Ha800 operatori sul posto e tre ospedali che però, sono rimasti gravemente danneggiati. I malati sono stati evacuati e trasferiti in piccoli accampamenti allestiti nelle vicinanze. Ancora ieri nella capitale dell’isola caraibica - hanno riferito il direttore di Msf Italia Kostas Moschochoritis - non c’era neanche una sala operatoria funzionante. Medici senza Frontiere è comunque riuscita a fornire a tutti i nuovi arrivati una prima assistenza. Ha medicato un migliaio di feriti, distribuito i kit contro la malnutrizione, biscotti e liquidi per la reidratazione, ha raccolto una sessantina di cadaveri dei molti che ancora si accumulano all’aperto tra le rovine della città.

Ieri, quando sono ripresi i contatti telefonici e via mail e si sono aperti ponti aerei con Santo Domingo, è stato fatto un primo bilancio delle necessità per l’emergenza e inviatoun primo cargo di approvvigionamenti, kit medici, farmaci di base,unospedale dacampogonfiabile e 70 operatori di rinforzo da Miami. Non solo chirurghi e rianimatori, maanche personale specializzato nel supporto logistico in aree disastrate. Perchè ciò che manca di più, spiega Kostas Moschochoritis, è un’autorità in grado di coordinare gli interventi.AdHaitinon c’è esercito dopo l’intervento americano per reinsediare Aristide e ora che persino il ministero della Salute è crollato, anche quel po’ di autorità statale che c’era sembra svanita. "Meno male che c’è tanta solidarietà tra la gente", è il racconto di Barbara Maccagno, coordinatrice dell’équipe medica a Port au Prince, a cui non risultano episodi di saccheggio o sciacallaggio ma solo tanto spaesamento e paura. È da Roma che le varie sezioni di Msf coordinano l’intervento ad Haiti. Ma è solo da ieri sera che le varie ong, insieme a ciò che resta del governo haitiano, le agenzie Onu, e le task force inviate dall’estero stanno cercando un coordinamento in loco. Nel frattempo Msf ha attivato una raccolta straordinaria di fondi. I primi adinviare donazioni - racconta Kostas, quasi incredulo - sono stati aquilani e abruzzesi.

15 gennaio 2010

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2010-01-14

Terremoto cancella Haiti: oltre 100mila morti. Mancano all'appello decine di italiani

Port-au-Prince non esiste più. L'apocalisse si è abbattuta su Haiti e sulla capitale del paese più povero dell'intero continente americano. I morti fatti dal terremoto che si è scatenato a partire dal tramonto di ieri si conteranno, forse, a centinaia di migliaia. Potrebbe essere la peggior tragedia della storia, superare persino i 230.000 dello tsunami di Santo Stefano 2004. Il presidente Obama ha chiesto al Pentagono di obilitare tutte le forze disponibili per portare aiuto. All'appello mancano decine di italiani.

Notte in strada, paura tsunami

Decine di migliaia di haitiani hanno passato la seconda notte consecutiva in strada, soprattutto nella devastata capitale Port-au-Prince, mentre i soccorsi sembrano rrancare: secondo testimoni, oltre 30 ore dopo il catastrofico terremoto che ha colpito l'isola, i cadaveri giacciono ancora nelle strade. Ad accrescere l'angoscia notturna, la notizia, infondata, di una allerta tsunami.

Italiani assenti

Intanto, resta alta la preoccupazione per gli italiani presenti sull'isola che mancano ancora all'appello. "Non abbiamo notizie positive nel senso che mancano all'appello alcune decine di persone", ha detto stamani il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ad Addis Abeba dove è in visita. "Ma - ha precisato - per fortuna neanche negative". Secondo la stampa locale, a Port-au-Prince decine di migliaia di persone si sono assiepate nella notte nelle strade, trovando riparo nei giardini pubblici. Quelli che circondano gli uffici del premier ed altri vicini al Palazzo presidenziale sono stati "letteralmente presi d'assalto", riferisce Haitipressnetwork. "Nella confusione attuale, questa situazione potrebbe durare per diversi giorni", nota il sito. Nella capitale i soccorsi sono scarsi: "Non è stata riattivata l'elettricità, sto twittando grazie alla connessione satellitare e ad un generatore elettrico - ha scritto poche ore fa da Haiti il corrispondente della Cnn Sanjay Gupta -. Sento colpi di arma da fuoco qui vicino. Non ho mai visto cose del genere prima. Anche se odio dirlo, sembra una situazione senza speranza. I cadaveri sono ancora nelle strade".

L'angoscia dei siopravvissuti

Ad accrescere l'angoscia dei sopravvissuti, la notizia infondata di una allerta tsunami: "Un mio amico mi ha chiamato poco fa dicendomi che l'acqua sta salendo. È vero?", ha scritto su Twitter Frederic Dupoux. Poche ore dopo la smentita: "Sono solo voci, la gente non capisce più cosa stia accadendo in realtà".

Gli aiuti

La macchina degli aiuti internazionali si è mossa, si inviano generi di prima necessità ma anche soccorritori, team medici e materiale per ospedali da campo, in primo luogo dal potente vicino statunitense ma anche da numerosi altri Paesi fra cui l'Italia. La Banca Mondiale ha annunciato lo sblocco di 100 milioni di dollari supplementari per Haiti. Molte celebrità americane si sono mobilitate, alcune contribuendo personalmente, altri con accorati appelli: Angelina Jolie e Brad Pitt hanno donato un milione di dollari. La Federazione internazionale delle Società della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa ha lanciato un appello per la raccolta di aiuti pari a 10 milioni di dollari (circa 6,8 milioni di euro) "in particolare per alloggi temporanei, approvvigionamento di acqua e di beni di prima necessità, cure mediche e sostegno psicologico". Donate "anche uno o due dollari", ha detto da parte sua l'ex presidente americano e inviato speciale dell'Onu per Haiti, Bill Clinton. "Tutti abbiamo letto le stesse informazioni, viste le stesse immagini (...). Ci sono ancora molte vittime sotto le macerie, molte persone sono in vita, occorre agire subito", ha aggiunto.

 

 

 

 

 

 

 

 

Terremoto ad Haiti, enorme catastrofe

Port-au-Prince non esiste più. L'apocalisse si è abbattuta su Haiti e sulla capitale del paese più povero dell'intero continente americano. I morti fatti dal terremoto che si è scatenato a partire dal tramonto di ieri si conteranno, forse, a centinaia di migliaia. Potrebbe essere la peggior tragedia della storia, superare persino i 230.000 dello tsunami di Santo Stefano 2004. Qualcosa con cui il mondo intero dovrà fare i conti: lo ha detto per primo il presidente Barack Obama, che ha chiesto al Pentagono di mobilitare tutte le forze disponibili per portare aiuto. Una guerra per salvare vite. L'orrore di Port-au-Prince è negli occhi dei bambini rimasti vivi, nei silenzi di chi si trascina senza braccia, nelle urla di chi è rimasto cieco. I cadaveri li ammucchiano nelle aule delle scuole, o li porta via il mare, o restano sotto le macerie di quella che fu la terra della filibusta e che oggi non è più nulla. Il palazzo presidenziale, il Parlamento, la Cattedrale, il quartier generale delle Nazioni Unite, gli albergacci che qui sembravano di lusso, l'ufficio delle imposte, l'ambasciata di Francia, ma anche la prigione, le scuole, gli ospedali e le sconfinate bidonville: tutto è crollato sotto un bombardamento di scosse.

Per gli oltre due milioni di abitanti della capitale di Haiti, la differenza tra la vita e la morte l'ha fatta solo il caso. Con un paradosso: i più poveri hanno avuto la fortuna di avere solo lamiere e cartoni a piovere sulle loro teste. Ancora nessuno sa quale sarà il vero ordine di grandezza del bilancio finale. L'Onu stima che un terzo dei 9 milioni di abitanti di Haiti sia stato colpito. Ed il primo ministro Jean Max Bellerive ha parlato di oltre centomila cadaveri. Tra i morti si contano già l'arcivescovo Serge Miot e la brasiliana Zilda Arns, fondatrice della Pastorale dei bambini della Chiesa cattolica a San Paolo, decine di Caschi Blu e forse centinaia di dipendenti dell'Onu. Il capo della missione delle Nazioni Unite, il tunisino Hedi Annabi, ufficialmente è tra i dispersi. Ma hanno già inviato il suo sostituto. Si è invece salvato il presidente Renè Preval, che con la moglie è riuscito a fuggire subito dall'inferno. È tornato a far sentire la sua voce solo oggi, dicendo di temere migliaia di morti. La capitale del paese più povero dell'intero continente americano è stata distrutta dal sisma più violento mai registrato nei Caraibi.

Ma dire 'terremoto' non può rendere l'idea, neppure a chi lo ha già provato sulla sua pelle. Non è stata una scossa la prima, ma un lungo, interminabile, ondeggiare e sobbalzare della terra: 60 secondi di terrore, di edifici che crollavano come tessere di domino, di automobili sbalzate in aria. I sismologi dell'istituto americano di geofisica Usgs hanno classificato la prima botta di maglio, quella scatenata alle 16:53 di ieri dalla rottura della faglia ad appena 15 chilometri da Port-au-Prince, come di magnitudo 7.0 sulla scala Richter. L'energia liberata è stata pari a quella di una bomba H da 32 megaton. Circa 30 volte più potente del terremoto che ha distrutto L'Aquila (5,8 Richter), mille volte più distruttiva dell'atomica sganciata dagli americani su Nagasaki nel 1945 (32 kiloton). Da quel momento, nelle 17 ore successive, un bombardamento di altre 35 scosse: nessuna al di sotto dei 4.5 gradi Richter. Era il tramonto, quando l'equilibrio della Terra si è spezzato. La notte ha coperto la disperazione e dato il via libera agli sciacalli. Lì dove il reddito medio pro capite è di 1.200 dollari l'anno, i saccheggiatori si sono scatenati senza ritegno. L'immane tragedia ha fatto scattare la catena dei soccorsi. Il Papa ha lanciato un appello "alla generosità di tutti". Obama ha cominciato mandando una portaerei. La Ue nella catastrofe ha trovato la forza di unirsi mettendo insieme "per la prima volta" un coordinamento unico per gestire gli aiuti alla popolazione. Ma mentre un'altra notte sta per cominciare sull'isola da dove Cristoforo Colombo nel 1492 fece cominciare la nuova storia del mondo, tutto perde senso e proporzione. Come nel giorno dell'Apocalisse.

AIUTARE HAITI, ECCO COME

FOTO: IL SISMA| DAI SOCIAL NETWORK | LE PRIME PAGINE | PRIMA E DOPO I CROLLI

VIDEO: I CROLLI IN DIRETTA | I TESTIMONI LE PRIME IMMAGINI | LE DEVASTAZIONI

- Il mondo si mobilita: parte la macchina degli aiuti internazionali

- Pedre, il giornalista dj che ha raccontato per primo l'orrore

- La scheda - Il paese più povero dell'emisfero occidentale

- I precedenti - 7.3 gradi, è uno dei terremoti più forti dal Novecento a oggi

13 gennaio 2010

 

 

 

 

Il mondo si mobilita: parte la macchina degli aiuti internazionali

A poche ore dal violento terremoto che ha devastato Haiti, si è subito messa in moto la macchina degli aiuti internazionali: dai Paesi del Sudamerica agli Stati Uniti, Italia, Francia, Canada, dal tutto il mondo sono stati annunciati soccorsi con destinazione Port au Prince, mentre il Papa si appellava alla comunità internazionale affinché "non si faccia mancare" ai "fratelli e sorelle" di Haiti "concreta solidarietà". Sul fronte Onu, il portavoce dell'Ufficio per il coordinamento delle questioni umanitarie(OCHA), Stephanie Bunker, ha indicato che l'organizzazione ha diramato un messaggio di allerta a tutti gli uffici nel mondo per preparare una mobilitazione massima dei soccorsi a destinazione Haiti.

Il presidente Usa Obama ha assicurato che gli Washington è "pronta ad andare in aiuto del popolo di Haiti", mentre il segretario di stato Hillary Clinton ha offerto al paese più povero d'America "aiuti tanto civili che militari". Intanto, una squadra dell'agenzia di aiuti allo sviluppo USAID con 72 operatori e 6 cani specializzati nella ricerca di persone prigioniere delle macerie è partita alla volta di Haiti. Con loro inviate anche 48 tonnellate di attrezzature ed equipaggiamento di primo soccorso.

Dalla Francia sono partiti due aerei con a bordo aiuti e squadre di soccorso per assistere le vittime. Dal canto suo l'Italia, ha assicurato il ministro degli Esteri Franco Frattini, "non lesinerà sforzi per essere in concreto vicina alla popolazione haitiana, e naturalmente agli italiani presenti nell'area del terremoto".

Il ministro degli esteri canadese, Lawrence Cannon, ha detto che i funzionari del suo paese "sono in contatto con i loro partner umanitari presenti nella regione per individuare le esigenze umanitarie necessarie dopo questa tragedia". L'Australia ha offerto di rispondere a "tutte le richieste di assistenza umanitaria" e sta cercando "con urgenza" di entrare in contatto con due cittadini australiani che dovrebbero trovarsi ancora ad Haiti. Il governo venezuelano ha annunciato l'invio di "una squadra di aiuto umanitario" composta di cinquanta uomini con beni alimentari e medicinali. Anche Parigi ha fatto sapere che invierà "immediatamente" nella capitale haitiana, Port au Prince, devastata dal sisma, aiuti d'urgenza.

Tutti i paesi dell'America latina hanno mostrato la loro disponibilità ad inviare aiuti. In particolare dal Brasile il presidente Luiz Inacio Lula da Silva ha espresso la sua "grande inquietudine", in particolare per la sorte dei 1.200 soldati brasiliani che lavorano per la missione di stabilizzazione dell'Onu nel paese (Minustah). La Banca interamericana di sviluppo (BID) ha sbloccato aiuti d'urgenza per 200.000 dollari.

La macchina degli aiuti si mobilita anche su Internet. In poche ore il gruppo su Facebook "Andiamo in aiuto di Haiti" volto a "sostenere moralmente e a dare informazioni" agli haitiani contava oltre 600 membri, mentre la star dell'hip hop, l'haitiano-americano Wyclef Jean su Twitter ha lanciato un appello a donare alla associazione da lui creata nel 2005 "Yele Haiti", per sostenere progetti educativi, sportivi e artistici ad Haiti.

La Caritas Italiana ha lanciato un appello per l'emergenza vittime del terremoto di Haiti. È un "enorme catastrofe, migliaia le vittime. I danni sono enormi" afferma l'organizzazione che si è già attivata per gli aiuti anche a livello locale. La Federazione Internazionale della Croce Rossa (Ficr) ha convocato intanto una riunione di emergenza a Ginevra per affrontare la crisi: "Ad Haiti sono già presenti degli aiuti di urgenza che permetteranno di soccorrere 3mila famiglie per 3 o 4 giorni, ma dobbiamo far prevenire molto rapidamente dei soccorsi dal nostro centro regionale di risposta alle catastrofi, a Panama", ha spiegato il portavoce della Ficr, Jean-Luc Martinage.

Sei esperti della Ficr dovrebbero raggiungere Haiti in mattinata qualora fosse di nuovo agibile l'aeroporto internazionale, altrimenti sarà necessario transitare dalla Repubblica Dominicana.

Un appello alla solidarietà è arrivato anche da Jerzy Buzek, presidente del Parlamento Europeo: "Il presidente - si legge in un comunicato - si appella affinchè siano inviati al più presto aiuti europei d'emergenza". È uno dei peggiori disastri naturali verificatisi sull'isola in due secoli - afferma lo stesso Buzek nella nota.

13 gennaio 2010

 

 

 

 

Pedre, il giornalista dj che ha raccontato per primo l'orrore

Carel Pedre è un noto conduttore radiotelevisivo haitiano. Sul suo blog troneggiano ancora gli inviti pubblicitari per le serate in programma nell'ambito del Carnevale, apertosi l'11 gennaio sull'isola. Mai avrebbe immaginato di divenire, per molte ore, l'unica voce del Paese a poter testimoniare la tragedia che ha colpito Haiti. Pedre è stato infatti il primo a raccontare la tragedia ai media internazionali, prima con Twitter, poi con la propria voce, infine direttamente in video con una web-cam.

"Ero a Port-au-Prince, quando ho sentito la scossa stavo guidando la mia auto. All'inizio pensavo che mi avessero investito", ha detto poco dopo il sisma."Abitazioni distrutte, un ferito ogni due passi. Posso dire di aver visto almeno 500 feriti". "Sto girando nelle strade della capitale - ha detto Pedre -. I cadaveri sono ancora lì per terra. Le autorità non hanno diramato nessun annuncio. Nè io ho visto agenti o militari impegnati nei soccorsi. Qui c'è la distruzione totale, ora mi sposterò in periferia, voglio vedere come stanno le cose lì".

Per molte ore, Pedre è stato l'unico in grado di comunicare con l'esterno. Internet ha permesso ad altri giornalisti di pubblicare scarne informazioni man mano che i collegamenti internazionali riprendevano a funzionare. "In migliaia abbiamo dormito all'aperto stanotte. Dormito? Si fa per d