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Rassegna Stampa - L'Argomento di Oggi 2010-01-089

Una riforma tributaria, come quella immaginata nel '94 con due sole aliquote.

È il progetto del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, al quale sta lavorando insieme al ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, e di cui parla in un colloquio con Repubblica.

Da lunedì il premier sarà a Palazzo Chigi, "per riannodare tutti i fili - dice -

Ho intenzione, in primo luogo, di incontrare il presidente della Repubblica".

MILANO - "La settimana prossima, invece di discutere la legge ad personam,

Berlusconi porti in Parlamento la ridistribuzione dell'equità sociale e dell'equità fiscale e noi dell'Italia dei valori voteremo a favore".

Così il leader dell'Idv Antonio Di Pietro si è espresso riguardo alle intenzioni espresse dal premier Berlusconi circa un intervento sul fisco.

In un'intervista al quotidiano La Repubblica Berlusconi aveva annunciato infatti l'intenzione di varare una riforma fiscale che prevedesse due sole aliquote Irpef, una al 23% e l'altra al 33%.

"L'Idv - ha detto Di Pietro - non è solo il partito del no e se una cosa è giusta, quella di ridurre le tasse e allo stesso tempo farle pagare a tutti, Berlusconi compreso, è d'accordo".

ST

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Studio Tecnico

Dalessandro Giacomo

40° Anniversario - SUPPORTO ENGINEERING-ONLINE

Internet, l'informatore, ll Giornalista, la stampa, la TV, la Radio, devono innanzi tutto informare correttamente sul Pensiero dell'Intervistato, Avvenimento, Fatto, pena la decadenza dal Diritto e Libertà di Testimoniare.. Poi si deve esprimere separatamente e distintamente il proprio personale giudizio..

 

Il Mio Pensiero:

 

 

 

 

AVVENIRE

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2010-01-11

9 Gennaio 2010

GOVERNO

Riforma tributaria, allo studio

la riduzione a due aliquote

Il presidente del Consiglio sta studiando con il ministro dell'Economia Giulio Tremonti una riforma tributaria con due aliquote Irpef al 23% e al 33%. Lo ha detto in un'intervista lo stesso Silvio Berlusconi.

"Con Tremonti stiamo studiando una riforma tributaria. Un progetto che avevamo indicato già nel 1994... Serve una semplificazione complessiva", ha detto Berlusconi in un'intervista pubblicata oggi dal quotidiano la Repubblica.

"Sì, con il ministro dell'Economia stiamo studiando tutte le possibilità per arrivare alla fine a questo sistema. Sarebbe più razionale", ha risposto il premier alla domanda se intenda riproporre le due aliquote.

"Di certo, non abbiamo alcuna intenzione di aumentare le tasse. Ecco, questa è l'unica cosa impossibile", ha aggiunto Berlusconi, che ha anche annunciato il proprio ritorno a Palazzo Chigi lunedì, dopo il periodo di convalescenza seguito all'aggressione dello scorso 13 dicembre.

Ieri Tremonti ha incontrato a pranzo Berlusconi nella sua residenza di Arcore, dopo che nei giorni scorsi il premier ha fatto riferimento al 2010 come all'anno delle riforme e ha scatenato polemiche con una frase sul taglio delle tasse, ipotesi su cui il responsabile dell'Economia continua a frenare.

Oggi il sottosegretario Paolo Bonaiuti, in una nota, ha detto che "tenendo fermo l'impegno alla disciplina di bilancio, il governo intende disegnare per il futuro, con la serietà e i tempi necessari, un sistema fiscale diverso dall'attuale ormai abbondantemente superato dalla storia, un sistema che porti l'Italia alla modernità fiscale".

"Sono contrarie al vero e addirittura ridicole alcune ricostruzioni apparse stamani su certi quotidiani: in particolare, per quanto riguarda la volontà del governo di varare un provvedimento 'una tantum' di riduzione delle tasse, quale segnale propiziatorio di consensi in vista delle elezioni regionali", spiega Bonaiuti.

 

 

 

2010-01-09

9 Gennaio 2010

GOVERNO

Riforma tributaria, allo studio

la riduzione a due aliquote

Il presidente del Consiglio sta studiando con il ministro dell'Economia Giulio Tremonti una riforma tributaria con due aliquote Irpef al 23% e al 33%. Lo ha detto in un'intervista lo stesso Silvio Berlusconi.

"Con Tremonti stiamo studiando una riforma tributaria. Un progetto che avevamo indicato già nel 1994... Serve una semplificazione complessiva", ha detto Berlusconi in un'intervista pubblicata oggi dal quotidiano la Repubblica.

"Sì, con il ministro dell'Economia stiamo studiando tutte le possibilità per arrivare alla fine a questo sistema. Sarebbe più razionale", ha risposto il premier alla domanda se intenda riproporre le due aliquote.

"Di certo, non abbiamo alcuna intenzione di aumentare le tasse. Ecco, questa è l'unica cosa impossibile", ha aggiunto Berlusconi, che ha anche annunciato il proprio ritorno a Palazzo Chigi lunedì, dopo il periodo di convalescenza seguito all'aggressione dello scorso 13 dicembre.

Ieri Tremonti ha incontrato a pranzo Berlusconi nella sua residenza di Arcore, dopo che nei giorni scorsi il premier ha fatto riferimento al 2010 come all'anno delle riforme e ha scatenato polemiche con una frase sul taglio delle tasse, ipotesi su cui il responsabile dell'Economia continua a frenare.

Oggi il sottosegretario Paolo Bonaiuti, in una nota, ha detto che "tenendo fermo l'impegno alla disciplina di bilancio, il governo intende disegnare per il futuro, con la serietà e i tempi necessari, un sistema fiscale diverso dall'attuale ormai abbondantemente superato dalla storia, un sistema che porti l'Italia alla modernità fiscale".

"Sono contrarie al vero e addirittura ridicole alcune ricostruzioni apparse stamani su certi quotidiani: in particolare, per quanto riguarda la volontà del governo di varare un provvedimento 'una tantum' di riduzione delle tasse, quale segnale propiziatorio di consensi in vista delle elezioni regionali", spiega Bonaiuti.

 

CORRIERE della SERA

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2010-01-11

ALIQUOTE E POLITICA

1994-2010, promesse tradite sulle tasse

Due decenni di amnesie, dal contratto con gli italiani agli stop dell’Ulivo

In Principio era l’aliquota unica. Succedeva nel 1994, quando Silvio Berlusconi si apprestava a vincere le prime elezioni politiche e il suo guru fiscale si chiamava Antonio Martino, economista liberal della scuola di Chicago. Che per la campagna elettorale tirò fuori l’asso nella manica; la flat tax. Ovvero, un’aliquota unica Irpef del 33% per tutti i contribuenti.

"Tutti pagheranno meno tasse e i poveri saranno esentati", spiegò al giornalista del Corriere Dino Vaiano. Giulio Tremonti, allora candidato dei pattisti, lo stroncò: "Miracolismo finanziario". Una volta arrivato al governo, Berlusconi spedì prontamente Tremonti (nel frattempo passato con Forza Italia) alle Finanze, Martino alla Farnesina e l’aliquota unica nel dimenticatoio.

Poi le aliquote diventarono due: 23% e 33%. Berlusconi prese l’impegno solennemente in televisione davanti a Bruno Vespa, firmando il contratto con gli italiani. E il superministro dell’Economia Giulio Tremonti si mise d’impegno. Radioso, il Cavaliere annunciò, presentando la Finanziaria 2003: "La riduzione dell’Irpef partirà dal prossimo anno e riguarderà 28 milioni di italiani". In effetti il Parlamento approvò una legge delega che prevedeva non soltanto le due aliquote, ma pure (qualcuno oggi se lo ricorda?) la famosa "armonizzazione della tassazione delle rendite finanziarie". Ovvero: meno tasse sui depositi bancari, riducendo quell’indecentemente alto prelievo del 27% sugli interessi già inesistenti dei conti correnti, e aumentando quell’indecentemente bassa imposta del 12,5% sugli investimenti finanziari e le speculazioni di borsa. Ma come, proprio quella riforma che avrebbe voluto fare in seguito la sinistra radicale e contro cui il centrodestra invece alzò le barricate? Proprio quella. Inutile dire che il 3 maggio del 2005 la legge delega con le due aliquote e l ’"armonizzazione" delle imposte sulle rendite era scaduta senza essere applicata: il governo non aveva mai fatto i decreti legislativi per attuarla. E Tremonti ammetteva con onestà: "L’aumento della tassazione delle rendite finanziarie sarebbe un grave errore anche se ideologicamente condivisibile".

Nel frattempo le aliquote Irpef erano già diventate tre: 23%, 33%, 39%. Poi quattro: 23%, 33%, 39%, 43%. Pur riluttante, il successore di Tremonti, Domenico Siniscalco, sottoscrisse una riforma che i colonnelli del centrodestra, alle prese con sondaggi traballanti, giudicavano assolutamente necessaria per risalire nei consensi. L’Irpef fu rimodulata su quelle quattro aliquote e tagliata di circa 6 miliardi di euro. I contribuenti esultarono. Ma in compenso vennero investiti da una raffica di aumenti per i bolli e altre imposte marginali. Mentre Berlusconi insisteva: "L’anno prossimo aboliremo la quarta aliquota".

L’anno seguente, 2006, nel programma elettorale della Casa della libertà spuntò invece il quoziente familiare. "Un padre di famiglia pagherà il 30% in meno di tasse", s’infervorò il Cavaliere. Ma al governo tornarono Romano Prodi e Vincenzo Visco. Intanto tre professionisti di Bari avevano promosso una causa civile contro Berlusconi per non aver onorato il contratto con gli italiani. Risarcimento preteso: la differenza delle tasse pagate e quelle che avrebbero invece pagato se fossero state rispettate le promesse.

Già, le promesse. Non c’è stato un governo che le abbia rispettate tutte fino in fondo. Prodi, per esempio, ha tagliato il cuneo fiscale alle imprese, come chiedeva la Confindustria di Luca Cordero di Montezemolo. Ma nella breve storia del suo ultimo esecutivo non c’è traccia di quel "grande e sostanziale calo delle imposte per i lavoratori con reddito medio basso e per le famiglie con i figli" che aveva trionfalmente presentato come imminente nella conferenza stampa di fine 2007. C’è invece, eccome, traccia di un inasprimento fiscale per i redditi meno bassi, attuato dopo che lo stesso Prodi aveva dichiarato: "Non si aumentano le imposte per diminuire il cuneo fiscale". I leader del centrodestra ringhiarono furiosamente contro quella manovra. Salvo lasciare, una volta tornati al governo, tutto esattamente com’era. Abolendo però come promesso, va riconosciuto, l’Ici sulla prima casa.

Qualcuno ha invece notizie del quoziente familiare (cioè un sistema fiscale basato sulla tassazione del reddito della famiglia diviso per i componenti del nucleo), di cui Berlusconi ogni tanto parla? "Introdurremo il quoziente familiare prendendo le risorse dall’evasione fiscale", ha promesso di nuovo il 16 marzo 2008. Venti giorni più tardi: "Porteremo l’aliquota massima al 33%, con le risorse che verranno dalla cura in profondità che attueremo per diminuire i costi dello Stato". Nell’attesa sono arrivati il terzo e il quarto scudo fiscale. Nonostante Berlusconi e Tremonti avessero proclamato prima delle ultime elezioni: "Basta con i condoni". E nonostante da dieci anni ormai sia stata dichiarata guerra all’Irap ("Quella tassa farà una brutta fine", sparò il Cavaliere l’8 maggio del 2001 ancora a Porta a Porta), quella imposta sopravvive imperterrita.

Non resta, a questo punto, che sperare almeno nella cancellazione del bollo per l’auto, le moto e i motorini: l’ultima promessa che Berlusconi ha fatto in campagna elettorale. Incrociamo le dita.

Sergio Rizzo

11 gennaio 2010

 

 

 

2010-01-09

"Se sarà equa pronti a votarla"

Il leader Idv: "Berlusconi porti in Parlamento l'equità fiscale e noi voteremo a favore"

MILANO - "La settimana prossima, invece di discutere la legge ad personam, Berlusconi porti in Parlamento la ridistribuzione dell'equità sociale e dell'equità fiscale e noi dell'Italia dei valori voteremo a favore". Così il leader dell'Idv Antonio Di Pietro si è espresso riguardo alle intenzioni espresse dal premier Berlusconi circa un intervento sul fisco. In un'intervista al quotidiano La Repubblica Berlusconi aveva annunciato infatti l'intenzione di varare una riforma fiscale che prevedesse due sole aliquote Irpef, una al 23% e l'altra al 33%. "L'Idv - ha detto Di Pietro - non è solo il partito del no e se una cosa è giusta, quella di ridurre le tasse e allo stesso tempo farle pagare a tutti, Berlusconi compreso, è d'accordo". "La verità però - ha concluso Di Pietro - è che Berlusconi parla di equità fiscale ma pensa solo all'equità personale". La riforma fiscale si farà e sarà un provvedimento strutturale. Parola del governo. "Sono contrarie al vero e addirittura ridicole alcune ricostruzioni apparse stamani su certi quotidiani: in particolare, per quanto riguarda la volontà del governo di varare un provvedimento "una tantum" di riduzione delle tasse, quale segnale propiziatorio di consensi in vista delle elezioni regionali" afferma infatti Paolo Bonaiuti, portavoce del premier Silvio Berlusconi.

PROVVEDIMENTI SERI - Dal governo intanto arriva la rassicurazione che la riforma fiscale si farà e sarà un provvedimento strutturale. "Sono contrarie al vero e addirittura ridicole alcune ricostruzioni apparse stamani su certi quotidiani: in particolare, per quanto riguarda la volontà del governo di varare un provvedimento "una tantum" di riduzione delle tasse, quale segnale propiziatorio di consensi in vista delle elezioni regionali" afferma infatti Paolo Bonaiuti, portavoce del premier Silvio Berlusconi. "Il governo Berlusconi - prosegue il sottosegretario alla presidenza del Consiglio - non pratica politiche di questo tipo ma interviene con provvedimenti seri, concreti, strutturali. L'obiettivo del governo è duplice. Da un lato, intende mantenere l'equilibrio fondamentale dei conti dello Stato nell'interesse di tutti i cittadini - e ricordiamo che questa linea ha permesso all'Italia di reggere l'urto della crisi globale molto meglio di tanti altri Paesi. Dall'altro lato, tenendo fermo l'impegno alla disciplina di bilancio, il governo intende disegnare per il futuro, con la serietà e i tempi necessari, un sistema fiscale diverso dall'attuale ormai abbondantemente superato dalla storia, un sistema che porti l'Italia alla modernità fiscale".

09 gennaio 2010

 

 

 

Il premier: è nel programma, voglio una mossa "alla Merkel"

Tremonti, vertice ad Arcore

E il Cavaliere va in "pressing"

"Sulle tasse è ora di dare un segnale alle famiglie"

ROMA— Due ore di incontro ad Arcore. Ieri il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, è stato a pranzo a casa del capo del governo. Fra i temi le tasse, la riforma fiscale che il Cavaliere vorrebbe impostare già nei prossimi mesi. Le posizioni non cambiano: Berlusconi chiede più di quanto la linea del rigore, che pur riconosce, sia in grado di concedere. Chiede un segnale prima delle Regionali, un aiuto per le famiglie più in difficoltà, un primo passo nell’attuazione del programma elettorale.

Tremonti è molto più prudente, governa i conti guardando agli interessi sul debito e non alla linea dei consensi, che il premier osserva con più frequenza. Eppure sembra che i due siano in stato di confronto avanzato: il Cavaliere ha chiesto diverse simulazioni sul taglio delle imposte sul reddito, come sul lavoro dipendente. Soprattutto vorrebbe un segnale, anche piccolo, per impostare un tabella di marcia, come ha fatto la Merkel in Germania. Segnale che riguardi i nuovi nati, le famiglie più numerose, maggiormente in difficoltà. Sembra che alcune delle idee sul tappeto siano riscontrabili in pubblicazioni che il ministro dell’Economia, con il professore Giuseppe Vitaletti, ha editato in più occasioni negli anni ’90. Libri che riguardano una riforma fiscale in senso federale, che riqualifichi il sistema, in grado di modificare la pressione del fisco giocando sul rapporto fra consumi e reddito. Se dovesse scegliere da solo Tremonti aspetterebbe la ripresa economica, la fine della crisi.

Berlusconi sembra non possa attendere: "Quello sulle famiglie è un segnale che dobbiamo dare perché è scritto nel programma" dice a chi lo va trovare, affidandosi comunque al suo ministro per trovare soluzioni adeguate. Lo stato dello cose è indubbiamente arricchito dall’apertura di Bersani sulle riforme, riforme che però - ha precisato il segretario del Pd - riguardino la vita e i conti della gente e non solo la giustizia. Una disponibilità che arricchisce, e forse anche complica un po’ (nell’ottica del Pdl), le cose. Il confronto sulle cose concrete, sul fisco e sulle tasse, può costringere il governo a dare risposte certe prima che annunci, a fare scelte "molto delicate" nell’ottica del ministero dell’Economia, ma che indubbiamente, con il sostegno del Pd, potrebbero avere un percorso parlamentare in discesa. Modificare il carico fiscale, spostandolo maggiormente dal reddito ai consumi, è una delle opzioni sul tavolo. Da segnalare infine una notizia che riguarda l’agenda del Cavaliere: a febbraio potrebbe andare in visita in Brasile, pochi giorni prima della sentenza definitiva sul destino di Cesare Battisti.

Marco Galluzzo

09 gennaio 2010

REPUBBLICA

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2010-01-11

 

 

 

 

 

2010-01-09

I commenti all'intervista a Repubblica del presidente del Consiglio

L'Italia dei Valori: "Al premier interessa solo la sua immunità"

Berlusconi e la riforma fiscale, il Pd scettico

"Basta propaganda, si aboliscano studi di settore"

I sindacati chiedono che in ogni caso venga mantenuta la progressività dell'Irpef rispetto al reddito

Un manifesto della campagna elettorale del Pdl, che anticipava il progetto ribadito oggi dal premier

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Dossier

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ROMA -Una riforma fiscale che semplifichi il sistema tributario attraverso la riduzione delle aliquote Irpef? Il progetto del Pdl, rilanciato dal premier Silvio Berlusconi nell'intervista pubblicata oggi da Repubblica, è sostenuto con forza dal centrodestra, che sottolinea come non si tratti di un accomodamento una tantum in vista delle elezioni regionali, è guardato con molto scetticismo dal centrosinistra e con molti distinguo dai sindacati, che sottolineano l'importanza di mantenere comunque la progressività delle imposte rispetto al reddito. Tra i sindacati, la Cigl bolla come "propagandistico" l'annuncio del premier sulle due aliquote Irpef e chiede risposte immediate per "risolvere il problema vero del nostro Paese: quello di ridurre le tasse su lavoratori e pensionati".

Il Pd: abolire subito studi di settore. Per il Pd, più che ridurre a due le aliquote urge abolire gli studi di settore, il sistema fiscale usato cioè per i liberi professionisti, che si avvale di parametri presuntivi stabiliti da leggi e regolamenti. "Se vuole veramente semplificare il sistema fiscale italiano, senza continuare a fare propaganda sulla Grande Riforma, il presidente Berlusconi ha un'opportunità subito a disposizione: accolga la proposta del Pd di abolire gli studi di settore. Sarebbe anche una risposta concreta, dopo tanta retorica sul dialogo", afferma Stefano Fassina, responsabile Economia e Lavoro della segreteria nazionale del Pd.

Donadi: a Berlusconi interessa solo l'immunità. Estremamente scettico sull'annuncio del premier l'Idv: "Berlusconi da quindici anni promette di riformare il fisco. Da quindici anni dice di voler ridurre le aliquote e portarle a due. Non lo farà neanche nel 2010 perché la sua vera priorità è una riforma della giustizia o una legge che gli garantisca l'immunità ", afferma Massimo Donadi, presidente dei deputati dell'Idv. "E' dall'inizio della legislatura che la politica è paralizzata dai guai giudiziari di Berlusconi e non si occupa dei veri problemi del Paese e della crisi economica in atto - aggiunge Donadi - Il governo e la maggioranza hanno un atteggiamento irresponsabile che danneggia i cittadini. Non è con le promesse mancate che si risolvono i problemi".

 

I sindacati: salvaguardare la progressività. I sindacati non sono contrari per principio al progetto di riforma del fisco del Pdl, ma chiedono che venga mantenuta la progressività dell'imposizione tributaria. Lunedì prossimo la Cgil invierà al Presidente del Consiglio una serie di proposte per dare avvio a un'efficace lotta all'evasione e per una riforma del sistema fiscale che porti 100 euro in più al mese a lavoratori dipendenti e pensionati: un'imposta sulle grandi ricchezze per chi ha redditi e patrimoni oltre gli 800 mila euro e l'armonizzazione al 20% della tassazione sulle rendite finanziarie.

Il segretario confederale della Cgil Agostino Megale puntualizza: "Va fatta una vera ed efficace lotta all'evasione, non quella fatta con lo scudo fiscale che è stata un vero e proprio condono, ma ripristinando le norme sulla tracciabilità e realizzando come noi intendiamo fare e l'abbiamo promossa (iniziativa che partirà dal 15 gennaio), una grande campagna di tutto il paese attorno a un fisco giusto con la parola d'ordine 'più evadono, più paghi', perchè in Italia si paga una tassa in più che è quella dell'evasione fiscale".

Scettica anche la Cisl, che chiede di dare un "segnale immediato" alle famiglie e ai redditi più bassi. "Sulle due aliquote c'è scetticismo anche se l'esigenza c'è tutta ma - afferma il segretario confederale Giorgio Santini - c'è oggettivamente un problema di tempi e di risorse". Quindi, secondo il sindacalista occorre affrontare "un problema più immediato che è quello del sostegno alle famiglie più bisognose e ai redditi più bassi".

"Siamo favorevoli a qualsiasi semplificazione e riduzione delle tasse ma tenendo conto anche del principio costituzionale di progressività", dice il segretario confederale della Uil, Domenico Proietti.

Bonaiuti: sarà una riforma strutturale. "Sono contrarie al vero e addirittura ridicole alcune ricostruzioni apparse stamani su certi quotidiani: in particolare, per quanto riguarda la volontà del governo di varare un provvedimento 'una tantum' di riduzione delle tasse, quale segnale propiziatorio di consensi in vista delle elezioni regionali", rivendica il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti. "Il governo Berlusconi non pratica politiche di questo tipo ma interviene con provvedimenti seri, concreti, strutturali. L'obiettivo del governo - spiega Bonaiuti - è duplice. Da un lato, intende mantenere l'equilibrio fondamentale dei conti dello Stato nell'interesse di tutti i cittadini, e ricordiamo che questa linea ha permesso all'Italia di reggere l'urto della crisi globale molto meglio di tanti altri Paesi. Dall'altro lato, tenendo fermo l'impegno alla disciplina di bilancio, il governo intende disegnare per il futuro, con la serietà e i tempi necessari, un sistema fiscale diverso dall'attuale ormai abbondantemente superato dalla storia, un sistema che porti l'Italia alla modernità fiscale".

(09 gennaio 2010)

 

 

 

"Dialogo col Pd? I problemi sono altri". Il premier con un segno in faccia dopo l'aggressione

"Nel 2010 la riforma tributaria, la riforma della giustizia e poi delle istituzioni"

Il ritorno di Berlusconi

"Due aliquote nella riforma fiscale"

di CLAUDIO TITO

ROMA - "Sogno una vera riforma tributaria. Come quella che avevamo immaginato nel '94. Con due sole aliquote. E adesso stiamo studiando tutte le possibilità per realizzarla". Silvio Berlusconi sta concludendo il periodo di convalescenza a Villa San Martino. Dal 13 dicembre, dopo il ricovero in ospedale, è rimasto nella sua residenza di Arcore. Per smaltire i postumi dell'aggressione a Piazza Duomo. Ora prepara il rientro alla "piena" attività politica. Giocando contemporaneamente le tre "carte" che a suo giudizio dovranno segnare il 2010: la riforma fiscale, quella della giustizia e infine i correttivi alla Costituzione.

E l'ordine non è casuale. Perché, spiega conversando con Repubblica, il primo passo è proprio la "riorganizzazione" del sistema fiscale. Recuperando il "vecchio" progetto del 1994. Quello che portò alla vittoria elettorale dell'allora Polo delle libertà: due sole aliquote, al 23% e al 33%. Un disegno che adesso preferisce chiamare "riforma tributaria" per far capire che non riguarderà solo gli scaglioni Irpef, ma l'insieme dell'imposizione. Sebbene il cuore dell'intervento governativo si concentrerà proprio sul taglio delle tasse per le persone fisiche.

"Da lunedì sarò a Roma e riprenderò a fare tutto quello che serve", annuncia cercando di smussare le polemiche di questi giorni. Comprese le incomprensioni con gli alleati. I rapporti con Gianfranco Fini, le diatribe sul probabile ampliamento della squadra di governo, il difficile confronto con l'opposizione, sembrano interessarlo poco seduto sul divano della sua villa. "Sono rimasto qui per recuperare - sbuffa accennando ad un sorriso - e invece mi fanno lavorare. Ma adesso sto bene. Ho ancora un piccolo segno in faccia. Ancora si vede. Mi dicono che andrà via. Purtroppo, invece, ho perso un dente".

 

Per un momento si ferma. Vuole cambiare discorso. Poi riprende a parlare con un tono di voce divertito: "Mi fanno lavorare lo stesso. Oggi dovevo fare solo una riunione di venti minuti... ne esco adesso, dopo due ore. A pranzo, poi, avevo già avuto un lungo incontro con il ministro Tremonti. Con lui ho esaminato proprio le possibilità che abbiamo per la riforma tributaria". Un disegno ripescato in questo mese di "inattività" ad Arcore. Una pausa intervallata solo da qualche breve "visita" a Lesmo per ispezionare i lavori di costruzione dell'Università del pensiero liberale. E una in Costa Azzurra per trascorrere l'Epifania con la figlia Marina. Ieri, invece, oltre al vertice con il titolare del Tesoro è stato continuamente al telefono per essere aggiornato su quanto sta avvenendo a Rosarno. Il sottosegretario Letta e il ministro degli Interni Maroni lo hanno tenuto informato. "Di questo però - premette - non mi faccia dire niente. Voglio aspettare".

Ha, però, già in mente un'agenda di appuntamenti e interventi da lunedì in poi?

"Credo che si debba in primo luogo riprendere il lavoro ordinario del governo. Da lunedì sarò a Palazzo Chigi e riannoderò tutti i fili. Ho intenzione in primo luogo di incontrare il presidente della Repubblica. Parlerò con tutti i ministri e mi confronterò con i gruppi parlamentari e gli organismi dirigenti della maggioranza".

Anche per risolvere i problemi emersi in questi giorni nel centrodestra? C'è stata qualche incomprensione con Fini.

"Ma no, non c'è alcun problema. Non c'è bisogno di questo. Vedrete".

E allora di cosa c'è bisogno?

"Ci sono delle emergenze. Come la riforma tributaria, la riforma della giustizia e la riforma istituzionale".

Proprio il 6 gennaio scorso una sua frase sul taglio delle tasse ha scatenato un bel po' di polemiche.

"Guardi, con Tremonti stiamo studiando una riforma tributaria. Un progetto che avevamo indicato già nel 1994. Noi vogliamo un sistema che dia ordine, che sia meno confuso. Che non obblighi i contribuenti a rivolgersi al commercialista per pagare le tasse. Serve una semplificazione complessiva".

Nel '94, però, lei propose due aliquote irpef: una al 23% e una al 33%.

"Sì, con il ministro dell'Economia stiamo studiando tutte le possibilità per arrivare alla fine a questo sistema. Sarebbe più razionale. Di certo, non abbiamo alcuna intenzione di aumentare le tasse. Ecco, questa è l'unica cosa impossibile".

E sulla giustizia? Sulle altre riforme? È ancora possibile coltivare il dialogo con l'opposizione e in particolare con il segretario del Pd Bersani per le altre riforme?

"Il problema non è il dialogo, il problema non è questo".

E qual è?

"Sono le riforme che interessano il Paese. Noi stiamo uscendo da una crisi economica che ci è venuta addosso. Una crisi davvero straordinaria che non ha colpito solo noi. Un crollo da cui ci stiamo risollevando, anche prima degli altri. E dobbiamo fare in modo che tutti escano da questa situazione. Il 2010 è l'anno in cui possiamo uscire definitivamente dalla crisi".

Il ministro Tremonti, però, in questi mesi ha sempre frenato su questo punto. Ha sottolineato lo stato di salute dei nostri conti e in particolare i rischi connessi all'aumento del debito pubblico.

"E infatti dobbiamo procedere con attenzione. Sappiamo che ripartiamo ogni anno con 8 miliardi di interessi passivi. Una cifra impressionante. Noi, però, sappiamo che a questo punto non torneremo indietro. Ma forse le ho detto pure troppo".

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L'UNITA'

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2010-01-11

 

 

 

 

 

2010-01-09

Berlusconi: "Due sole aliquote nella riforma fiscale"

Una riforma tributaria, come quella immaginata nel '94 con due sole aliquote. È il progetto del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, al quale sta lavorando insieme al ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, e di cui parla in un colloquio con Repubblica.

Da lunedì il premier sarà a Palazzo Chigi, "per riannodare tutti i fili - dice - . Ho intenzione, in primo luogo, di incontrare il presidente della Repubblica".

Berlusconi minimizza sulle voci di incomprensioni esistenti con il presidente della Camera, Fini. "Non c'è alcun problema", assicura. Ci sono, invece, delle "emergenze" che vanno affrontate: la riforma tributaria, la riforma della giustizia e quella istituzionale. Rispetto alla riforma tributaria, Berlusconi spiega: "noi vogliamo un sistema che dia ordine, che sia meno confuso. Che non obblighi i contribuenti a rivolgersi al commercialista per pagare le tasse, serve una semplificazione complessiva".

Nel '94 la proposta riguardava l'istituzione di due sole aliquote, al 23% e al 33%. Con il ministro dell'Economia si stanno studiando tutte le possibilità, spiega il premier, per arrivare alla fine a questo sistema: "Sarebbe più razionale - osserva Berlusconi nel colloquio con Repubblica - Di certo non abbiamo alcuna intenzione di aumentare le tasse. Ecco, questa è l'unica cosa impossibile".

Quanto alla giustizia e alle altre riforme, e se sia ancora possibile coltivare il dialogo con l'opposizione, il premier osserva che "il problema non è il dialogo, il problema non è questo". Piuttosto sono le riforme che interessano il Paese: "Noi stiamo uscendo da una crisi economica che ci è venuta addosso - osserva - Una crisi davvero straordinaria che non ha colpito solo noi. Un crollo da cui ci stiamo risollevando, anche prima degli altri. E dobbiamo fare in modo che tutti escano da questa situazione. Il 2010 è l'anno in cui possiamo uscire definitivamente dalla crisi".

09 gennaio 2010

 

il SOLE 24 ORE

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2010-01-11

Berlusconi: riforma fiscale

con due sole aliquote

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DOCUMENTO / Il libro bianco del '94 sulla riforma fiscale

Bonaiuti: l'obiettivo è un fisco moderno con equilibrio di bilancio

"Dai nostri archivi"

Maroni e Brunetta: sì alla riforma del fisco con due sole aliquote al 23 e al 33%

IL TAGLIO DELL'IRAP / Una mossa giusta, ora diventi realtà

Berlusconi: "Adesso tocca alle imprese"

Quattro miliardi per la Sicilia "Il Sud è questione nazionale"

Marina Berlusconi: "Mio padre sta meglio"

Una riforma tributaria, come quella immaginata nel '94 con due sole aliquote. È il progetto del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, al quale sta lavorando insieme al ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, e di cui parla in un colloquio con Repubblica.

Da lunedì il premier sarà a Palazzo Chigi, "per riannodare tutti i fili - dice - . Ho intenzione, in primo luogo, di incontrare il presidente della Repubblica".

Berlusconi minimizza sulle voci di incomprensioni esistenti con il presidente della Camera, Fini. "Non c'è alcun problema", assicura. Ci sono, invece, delle "emergenze" che vanno affrontate: la riforma tributaria, la riforma della giustizia e quella istituzionale.

Rispetto alla riforma tributaria, Berlusconi spiega: "noi vogliamo un sistema che dia ordine, che sia meno confuso. Che non obblighi i contribuenti a rivolgersi al commercialista per pagare le tasse, serve una semplificazione complessiva".

La proposta del '94 riguardava l'istituzione di due sole aliquote, al 23% e al 33%. Con il ministro dell'Economia si stanno studiando tutte le possibilità, spiega il premier, per arrivare alla fine a questo sistema: "Sarebbe più razionale - osserva Berlusconi - Di certo non abbiamo alcuna intenzione di aumentare le tasse. Ecco, questa è l'unica cosa impossibile".

Quanto alla giustizia e alle altre riforme, e se sia ancora possibile coltivare il dialogo con l'opposizione, il premier osserva che "il problema non è il dialogo, il problema non è questo". Piuttosto sono le riforme che interessano il Paese: "Noi stiamo uscendo da una crisi economica che ci è venuta addosso - osserva - Una crisi davvero straordinaria che non ha colpito solo noi. Un crollo da cui ci stiamo risollevando, anche prima degli altri. E dobbiamo fare in modo che tutti escano da questa situazione. Il 2010 è l'anno in cui possiamo uscire definitivamente dalla crisi".

 

 

 

Maroni e Brunetta: sì alla riforma del fisco

con due sole aliquote al 23 e al 33%

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10 gennaio 2010

Renato Brunetta

La proposta di Berlusconi

DOCUMENTO / Il libro bianco del '94 sulla riforma fiscale

Bonaiuti: l'obiettivo è un fisco moderno con equilibrio di bilancio

La proposta della Cgil

"Dai nostri archivi"

Fisco, Berlusconi: "Riforma nel 2010? Spero di sì"

Berlusconi: riforma fiscale con due sole aliquote

Gli irregolari di Rosarno saranno subito espulsi

Riforme, i primi scogli: poteri del premier e legge elettorale

Il Fisco cinese: imprese straniere e locali per noi pari sono

 

La proposta del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, di ridurre a due – una al 23 e l'altra al 33% – le aliquote fiscali è non solo "condivisa", come dice il ministro dell'Interno Roberto Maroni, ma anche da "realizzare entro la fine della legislatura", come auspica il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta. Frena, invece, il sindaco di Roma Gianni Alemanno: "Chiediamo al presidente Berlusconi di fare una riflessione sulla riforma fiscale per anteporre alla riduzione delle aliquote il quoziente familiare che deve diventare il primo obiettivo della riforma fiscale", è il suo appello.

Per Maroni, l'intenzione del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi di intervenire sul regime fiscale degli italiani riportandolo a due sole aliquote "è una proposta vecchia che condividiamo. So – ha aggiunto il ministro dell'Interno – che ha suscitato mote reazioni positive e negative, ci sono dei pro e dei contro dappertutto, ma in questa fase economica la proposta di portare a due aliquote credo che sia giusta perché può far ripartire l'economia".

"Lo auspico, compatibilmente con i conti pubblici e la sostenibilità della finanza pubblica". Questa, invece, la risposta di Brunetta a chi gli domanda se è plausibile arrivare a 2 sole aliquote fiscali entro la fine della legislatura. Un risultato che - secondo il ministro - dovrebbe accompagnarsi a una tassazione maggiore dei consumi e minore dei redditi. "Del resto – spiega il titolare della Pubblica amministrazione – la riforma fiscale è nel programma del mio partito e della coalizione. È il programma del lontano '94. Era in attuazione dei cosiddetti moduli Tremonti (no tax area e 2 aliquote, 23 e 33%). Allora abbiamo realizzato il primo e il secondo modulo e non siamo riusciti a realizzare il terzo. Ricordo che c'è ancora una terza aliquota, quella del 43%, con molti problemi di manipolazione, chiamiamola così. Poi - prosegue Brunetta – "c'è il problema della complessità: oggi fare una dichiarazione dei redditi è un'operazione ardua. Anche per il sottoscritto, che pure se ne intende, non è così facile. Una cosa "intollerabile". È dunque necessario - per Brunetta - fare la riforma del fisco, per renderlo "più semplice dal punto di vista del linguaggio e delle modalità; un fisco più giusto, perché non è possibile che la terza aliquota sia praticamente vuota di contribuenti e poi vediamo macchinoni, barconi e suv in giro per l'Italia". Quindi: "riforma sì, riforma entro la legislatura, riforma di semplificazione ed equità". Ma non basta. Secondo Brunetta "Tremonti ha in mente anche altro in termini di semplificazione, di migliore tassazione dei consumi. Noi - spiega - tassiamo troppo i redditi e troppo poco i consumi. Laddove invece i consumi sono consumati anche da chi magari non dichiara. E quindi sono molto più equi in termini di tassazione". Insomma: "tassare meglio i consumi vuol dire più equità".

"Quando giungerà a compimento – dice invece Daniele Capezzone, portavoce del Pdl – la riforma fiscale delineata dal presidente Berlusconi rappresenterà un evento storico per le famiglie e le imprese, e segnerà un nuovo rapporto, più limpido, meno vessatorio, tra Stato e cittadino". Per Capezzone, "insieme alla riforma liberale della giustizia e a un cambiamento istituzionale che rafforzi il ruolo del governo, la riforma fiscale sarà un fatto epocale. Le opposizioni farebbero bene a convergere, e a prendere atto di quanto una simile trasformazione incontrerà il favore dei cittadini".

Ed ecco, allora, scendere in campo anche Alleanza per l'Italia. "Se Tremonti, dopo quindici anni di annunci, finalmente porterà in Parlamento una riforma fiscale ispirata ai principi di semplificazione e di riduzione del peso delle tasse sui redditi da lavoro e di impresa la esamineremo nel merito con la massima attenzione e con spirito di collaborazione". È quanto afferma Linda Lanzillotta, esponente di Alleanza per l'Italia. "Il sistema attuale - spiega l'esponente Api - è macchinoso e poco trasparente: la doppia aliquota, se accompagnata da adeguati meccanismi di esenzione e di deduzioni che garantiscano la progressività della tassazione, può essere un sistema che va nella giusta direzione". "Quanto al trasferimento del carico fiscale dalle persone alle cose - sottolinea l'ex ministro - bisognerà passare dalle parole alle proposte concrete. Bisogna pensare - aggiunge Lanzillotta - a tassare le cose ma soprattutto l'uso delle cose nell'ottica della sostenibilità ambientale e della conservazione delle risorse scarse e ad incentivare l'utilizzo dei capitali in impieghi non speculativi sostenendo fiscalmente gli investimenti di lungo termine volti ad aumentare il capitale collettivo. Insomma, sul fisco è l'ora di cambiamenti profondi. Sarebbe gravissimo - conclude Lanzillotta - se ci si limitasse ancora una volta ad annunci elettorali".

10 gennaio 2010

 

 

 

 

 

 

 

2010-01-09

Berlusconi: riforma fiscale

con due sole aliquote

Una riforma tributaria, come quella immaginata nel '94 con due sole aliquote. È il progetto del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, al quale sta lavorando insieme al ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, e di cui parla in un colloquio con Repubblica.

Da lunedì il premier sarà a Palazzo Chigi, "per riannodare tutti i fili - dice - . Ho intenzione, in primo luogo, di incontrare il presidente della Repubblica".

Berlusconi minimizza sulle voci di incomprensioni esistenti con il presidente della Camera, Fini. "Non c'è alcun problema", assicura. Ci sono, invece, delle "emergenze" che vanno affrontate: la riforma tributaria, la riforma della giustizia e quella istituzionale.

Rispetto alla riforma tributaria, Berlusconi spiega: "noi vogliamo un sistema che dia ordine, che sia meno confuso. Che non obblighi i contribuenti a rivolgersi al commercialista per pagare le tasse, serve una semplificazione complessiva".

La proposta del '94 riguardava l'istituzione di due sole aliquote, al 23% e al 33%. Con il ministro dell'Economia si stanno studiando tutte le possibilità, spiega il premier, per arrivare alla fine a questo sistema: "Sarebbe più razionale - osserva Berlusconi - Di certo non abbiamo alcuna intenzione di aumentare le tasse. Ecco, questa è l'unica cosa impossibile".

Quanto alla giustizia e alle altre riforme, e se sia ancora possibile coltivare il dialogo con l'opposizione, il premier osserva che "il problema non è il dialogo, il problema non è questo". Piuttosto sono le riforme che interessano il Paese: "Noi stiamo uscendo da una crisi economica che ci è venuta addosso - osserva - Una crisi davvero straordinaria che non ha colpito solo noi. Un crollo da cui ci stiamo risollevando, anche prima degli altri. E dobbiamo fare in modo che tutti escano da questa situazione. Il 2010 è l'anno in cui possiamo uscire definitivamente dalla crisi".

 

 

 

 

Bonaiuti: l'obiettivo è un fisco moderno con equilibrio di bilancio

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9 gennaio 2010

"Dai nostri archivi"

Berlusconi: riforma fiscale con due sole aliquote

Berlusconi: "Cambiamo l'Italia", ma sulle riforme resta lo scontro

Berlusconi resta in ospedale. Gip convalida arresto di Tartaglia

Bonaiuti: "I vertici di Confindustria schierati a sinistra"

Sacconi: "In Cdm mai scontri su nodi veri"

 

"Sono contrarie al vero e addirittura ridicole alcune ricostruzioni apparse stamani su certi quotidiani: in particolare, per quanto riguarda la volontà del governo di varare un provvedimento 'una tantum' di riduzione delle tasse, quale segnale propiziatorio di consensi in vista delle elezioni regionali". E' quanto precisa in una nota il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti.

"Il Governo Berlusconi - sottolinea - non pratica politiche di questo tipo ma interviene con provvedimenti seri, concreti, strutturali. L'obiettivo del governo è duplice. Da un lato, intende mantenere l'equilibrio fondamentale dei conti dello Stato nell'interesse di tutti i cittadini - e ricordiamo che questa linea ha permesso all'Italia di reggere l'urto della crisi globale molto meglio di tanti altri Paesi. Dall'altro lato, tenendo fermo l'impegno alla disciplina di bilancio, il governo intende disegnare per il futuro, con la serietà e i tempi necessari, un sistema fiscale diverso dall'attuale ormai abbondantemente superato dalla storia, un sistema che porti l'Italia alla modernità fiscale", conclude Bonaiuti.

In una conversazione con la Repubblica, il premier Silvio Berlusconi è tornato sulla riforma fiscale, richiamando il piano di riforma del centrodestra, che era stato predisposto prima delle elezioni delle elezioni del 1994, che prevedeva due sole aliquote.

9 gennaio 2010

 

 

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