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Rassegna Stampa - L'Argomento di Oggi 2010-01-14

Secondo Enrico Giovannini, presidente Istat, negli ultimi 10 anni è raddoppiata la quota di PIl che finisce a banche e finaziarie.

Quella riferita alle aziende, invece, è diminuita di un terzo

È raddoppiata negli ultimi 10 anni la quota di ricchezza nazionale che non va alle famiglie e finisce a banche e mondo finanziario, mentre si è ridotta di un terzo la quota andata alle imprese. Lo ha sottolineato il presidente dell'Istat, Enrico Giovannini, illustrando alcuni grafici su andamento del Pil e benessere delle famiglie.

Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama presenterà oggi il progetto della sua amministrazione che prevede l'imposizione di tasse su una cinquantina di grandi banche per recuperare i fondi Tarp erogati nel corso della crisi per salvare il sistema finanziario.

Lo ha annunciato un alto responsabile dell'amministrazione

La cifra che proporrà ammonta a 117 miliardi di dollari

Il presidente l'ha definita una "tassa sulla responsabilità"

Banche, Obama vuole tassare le big Usa "Vogliamo i nostri soldi indietro"

Lo scopo è recuperare i fondi del piano Tarp, mentre monta l'rritazione per il ritorno dei super-bonus

ST

DG

Studio Tecnico

Dalessandro Giacomo

40° Anniversario - SUPPORTO ENGINEERING-ONLINE

Internet, l'informatore, ll Giornalista, la stampa, la TV, la Radio, devono innanzi tutto informare correttamente sul Pensiero dell'Intervistato, Avvenimento, Fatto, pena la decadenza dal Diritto e Libertà di Testimoniare.. Poi si deve esprimere separatamente e distintamente il proprio personale giudizio..

 

Il Mio Pensiero:

Secondo Enrico Giovannini, presidente Istat, Come riportato negli articoli di oggi negli ultimi 10 anni è raddoppiata la quota di PIl che finisce a banche e finaziarie.

Quella riferita alle aziende, invece, è diminuita di un terzo.

- In dieci anni i super-redditi sono cresciuti del 75%

- I REDDITI Gli stipendi lordi degli italiani sotto la media Ue del 32,3%

Risulta quindi lampante che per risanare il bilancio dello stato bisogna tassare le attività delle Banche e delle Finanziarie, predisponendo comunque delle misure a salvaguardia delle imprese e dei cittadini.

E' da evidenziare inoltre che in questa crisi Banche e le Finanziarie hanno ristretto il credito alle aziende e famiglie, concedendo prestiti a tassi dal 15-18%.

Fra l'altro bisognava pensarci nel pieno della grisi prima di agevolare il risanamento delle Banche, che avevano già provveduto a far scappare i buoi dalle stalle, e che sono state le Banche insieme alle finanziarie che hanno provocato la Grande Crisi.

LeBanche e le Finanziarie si sono inserite inoltre nei circuiti dei Paradisi Fiscali, e sempre loro hanno avuto un Businnes per lo Scudo Fiscale adottato dal Governo Italiano, e per il rientro dei Capitali esportati illegalmente.

Daltra parte è quello che intende attuare Barak Obama tassando 50 Banche Americane.

Per. Ind. Giacomo Dalessandro

AVVENIRE

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http://www.avvenire.it

2010-01-15

 

15 Gennaio 2010

WASHINGTON

Obama tassa le banche

"Responsabili della crisi"

"Rivogliamo i nostri soldi, e li riavremo". Ieri, il presidente americano Barack Obama è stato molto chiaro, annunciando una tassa da applicare alle maggiori banche – finalizzata a ripagare il governo per il "salvataggio" d’emergenza messo in atto nell’ottobre 2008 nel mezzo della peggiore crisi finanziaria del Paese. "Il mio impegno è recuperare ogni singolo centesimo dovuto agli americani", ha ribadito il capo della Casa Bianca, sottolineando che tale determinazione viene rafforzata alla vista "degli enormi profitti e dei bonus osceni" da parte delle società "che devono la propria sopravvivenza al popolo americano", mentre il Paese "non è ancora uscito dalla crisi e continua a fronteggiare le difficoltà della recessione".

Imponendo, a partire dal 30 giugno, un tassa del 15% sulle passività di bilancio delle maggiori società finanziarie – quelle cioè con un capitale di oltre 50 miliardi di dollari quali Citigroup, Bank of America e Aig – il governo ritiene di poter coprire nei prossimi 10 anni, almeno un centinaio dei 700 miliardi di dollari approvati dal Congresso per gli aiuti alle banche, così da far fronte ai 117 miliardi di dollari non ancora restituiti. Coinvolte dalla "tassa su Wall Street" sarebbero circa 50 società, anche se il 60% dei fondi proverrebbe dalle maggiori dieci, indipendentemente dal fatto che abbiano ripagato o no il debito con gli americani. Secondo Obama, infatti, si parla di una parcella di "responsabilità per la crisi finanziaria", non un mezzo per "punire" le banche, quanto piuttosto un modo per essere certi che gli eccessi e gli abusi del passato non si ripetano, anche perché sarebbero ancora palesi "gli atteggiamenti rischiosi" che hanno portato alla crisi.

Aiutate dalla ripresa del mercato azionario, le istituzioni soccorse dal governo avrebbero ripagato in fretta i fondi Tarp (il programma di aiuti per le società in crisi messo in atto dall’ex presidente Bush) e, una volta liberatesi dalle regole sui compensi fissate per i beneficiari dei finanziamenti pubblici, sarebbero tornate a elargire bonus miliardari. "Invece di usare denaro per spese legali" per fermare la proposta di tassa – che, inserita nella legge finanziaria 2011 prevista per febbraio, dovrà essere approvata dal Congresso – Wall Street "dovrebbe trovare il modo di pagarla riottenendo i bonus dai manager", ha suggerito Obama, anticipando le proteste dell’industria finanziaria.

Ci si aspetta infatti che le banche mettano in atto una pesante campagna contro la tassa, scatenando lobbisti e studi legali, sostenendo che tale costo equivarrebbe alla perdita di capitale investibile nell’economia, e che si tratterebbe di una discriminazione in quanto la tassa colpisce società che hanno ripagato i debiti con il governo e altre che non hanno mai chiesto l’aiuto pubblico, mentre lascia indisturbate alcune quali General Motors e Chrysler Group che probabilmente non restituiranno mai i 66 miliardi di dollari ricevuti dagli americani.

Loretta Bricchi Lee

 

 

 

 

 

 

 

CORRIERE della SERA

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2010-01-14

15 Gennaio 2010

WASHINGTON

Ora Obama tassa le banche:

"Sono responsabili della crisi"

"Rivogliamo i nostri soldi, e li riavremo". Ieri, il presidente americano Barack Obama è stato molto chiaro, annunciando una tassa da applicare alle maggiori banche – finalizzata a ripagare il governo per il "salvataggio" d’emergenza messo in atto nell’ottobre 2008 nel mezzo della peggiore crisi finanziaria del Paese. "Il mio impegno è recuperare ogni singolo centesimo dovuto agli americani", ha ribadito il capo della Casa Bianca, sottolineando che tale determinazione viene rafforzata alla vista "degli enormi profitti e dei bonus osceni" da parte delle società "che devono la propria sopravvivenza al popolo americano", mentre il Paese "non è ancora uscito dalla crisi e continua a fronteggiare le difficoltà della recessione".

Imponendo, a partire dal 30 giugno, un tassa del 15% sulle passività di bilancio delle maggiori società finanziarie – quelle cioè con un capitale di oltre 50 miliardi di dollari quali Citigroup, Bank of America e Aig – il governo ritiene di poter coprire nei prossimi 10 anni, almeno un centinaio dei 700 miliardi di dollari approvati dal Congresso per gli aiuti alle banche, così da far fronte ai 117 miliardi di dollari non ancora restituiti. Coinvolte dalla "tassa su Wall Street" sarebbero circa 50 società, anche se il 60% dei fondi proverrebbe dalle maggiori dieci, indipendentemente dal fatto che abbiano ripagato o no il debito con gli americani. Secondo Obama, infatti, si parla di una parcella di "responsabilità per la crisi finanziaria", non un mezzo per "punire" le banche, quanto piuttosto un modo per essere certi che gli eccessi e gli abusi del passato non si ripetano, anche perché sarebbero ancora palesi "gli atteggiamenti rischiosi" che hanno portato alla crisi.

Aiutate dalla ripresa del mercato azionario, le istituzioni soccorse dal governo avrebbero ripagato in fretta i fondi Tarp (il programma di aiuti per le società in crisi messo in atto dall’ex presidente Bush) e, una volta liberatesi dalle regole sui compensi fissate per i beneficiari dei finanziamenti pubblici, sarebbero tornate a elargire bonus miliardari. "Invece di usare denaro per spese legali" per fermare la proposta di tassa – che, inserita nella legge finanziaria 2011 prevista per febbraio, dovrà essere approvata dal Congresso – Wall Street "dovrebbe trovare il modo di pagarla riottenendo i bonus dai manager", ha suggerito Obama, anticipando le proteste dell’industria finanziaria.

Ci si aspetta infatti che le banche mettano in atto una pesante campagna contro la tassa, scatenando lobbisti e studi legali, sostenendo che tale costo equivarrebbe alla perdita di capitale investibile nell’economia, e che si tratterebbe di una discriminazione in quanto la tassa colpisce società che hanno ripagato i debiti con il governo e altre che non hanno mai chiesto l’aiuto pubblico, mentre lascia indisturbate alcune quali General Motors e Chrysler Group che probabilmente non restituiranno mai i 66 miliardi di dollari ricevuti dagli americani.

Loretta Bricchi Lee

REPUBBLICA

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2010-01-14

La cifra che proporrà ammonta a 117 miliardi di dollari

Il presidente l'ha definita una "tassa sulla responsabilità"

Banche, Obama vuole tassare le big Usa

"Vogliamo i nostri soldi indietro"

Lo scopo è recuperare i fondi del piano Tarp, mentre monta l'rritazione per il ritorno dei super-bonus

WASHINGTON - Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha proposto un prelievo, che ha definito "tassa sulla responsabilità", sui più grandi gruppi finanziari del Paese. Scopo dell'iniziativa è recuperare una cifra fino a 117 miliardi di dollari, pari alle perdite sostenute dai contribuenti attraverso il piano Tarp, il fondo per il salvataggio delle grandi imprese allestito all'apice della crisi finanziaria. "Vogliamo i nostri soldi indietro e stiamo lavorando per questo", ha detto a chiare lettere Obama nel corso di una conferenza stampa alla Casa Bianca.

Il leader Usa ha definito "osceni" i bonus che le banche di Wall Street si apprestano a distribuire ai dipendenti. "Il mio impegno è quello di recuperare ogni centesimo dovuto al popolo americano - ha sottolineato - e la mia determinazione a raggiungere questo obiettivo si rafforza nel sentire notizie di enormi profitti e bonus osceni per quelle società che devono la loro stessa sopravvivenza agli americani". Questi ultimi, ha aggiunto, "continuano a confrontarsi con le reali difficoltà di questa recessione".

Per i dettagli bisognerà però attendere l'approvazione della legge finanziaria per l'anno fiscale 2011, prevista per i primi di febbraio. La parola definitiva spetterà quindi al Congresso. Secondo Obama, la tassa avrà una durata minima di dieci anni, anche di più se necessario, fino a quando "il popolo americano non sarà stato totalmente compensato per l'assistenza straordinaria fornita a Wall Street". Tuttavia il presidente ha sottolineato che le nuove misure fiscali su banche e società finanziarie "non hanno una finalità punitiva ma hanno lo scopo di evitare che abusi ed eccessi si ripetano nuovamente".

 

Il prelievo dovrebbe ammontare allo 0,15% delle "covered liabilities", somma determinata sottraendo agli asset totali il capitale tier one. Non saranno esentate le società che hanno restituito interamente i prestiti ricevuti. E' inoltre previsto che solo i grandi gruppi, con almeno 50 miliardi di dollari di patrimonio, siano soggetti all'imposizione. Le stime degli analisti indicano in una cinquantina il numero di società coinvolte dall'imposizione, di cui 10-15 filiali americane di gruppi esteri. Tra le americane sarà coinvolto il gigante assicurativo Aig, mentre saranno esclusi Fannie Mae e Freddie Mac, che stanno ancora ricevendo supporto dal governo. La proposta riguarda unicamente società di tipo bancario, finanziario e assicurativo, non toccando invece il settore automobilistico.

(14 gennaio 2010)

 

L'UNITA'

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2010-01-14

Obama tassa le banche Usa

Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, ha proposto una tassa sulla crisi alle banche Usa aiutate con fondi pubblici per evitare il ripetersi della crisi, non per penalizzare gli stessi istituti finanziari di cui ha sottolinearto l'importanza. Lo ha indicato alla Casa Bianca lo stesso Obama presentando il suo progetto, che riguarderà soltanto le maggiori istituzioni finanziarie, quelle con asset superiori ai 50 miliardi di dollari.

"La nostra intenzione - ha aggiunto Obama - non è quella di punire le banche quanto piuttosto quella di evitare gli abusi del passato. Sappiamo bene che le banche sono essenziali per il corretto funzionamento dell'economia ma non possiamo tornare al passato". Obama ha suggerito alle banche di rivedere i loro piani per quanto riguarda i maxibonus che in una dichiarazione ufficiale pubblicata dalla casa bianca poco prima della conferenza stampa aveva definito "osceni".

"Il mio impegno - recitava il comunicato - è quello di recuperare ogni centesimo dovuto al popolo americano e la mia determinazione a raggiungere questo obiettivo si rafforza nel sentire notizie di enormi profitti e bonus osceni per quelle società che devono la loro stessa sopravvivenza agli americani". Secondo i primi dettagli del piano forniti dall'amministrazione, "la tassa per la responsabilità finanziaria" durerà almeno 10 anni e consentirà di raccogliere almeno 90 miliardi di dollari. Di questa somma, il 60% verrà pagato dalle prime dieci banche del paese sebbene queste nella quasi totalità abbiano già ripagato i fondi tarp ricevuti più gli interessi. Il calcolo dell'amministrazione tuttavia è che senza i fondi tarp queste banche non sarebbero mai riuscite a sopravvivere ed è dunque ora loro dovere contribuire a risanare un fondo che ne ha consentito la sopravvivenza. "è il minimo che possano fare - ha commentato un alto funzionario della casa bianca- e ci vogliamo augurare che non osino passare il costo della tassa sulle spalle dei loro clienti". Una prospettiva del resto già avanzata ieri dal ceo di jp morgan chase james dimon. "Tutte le aziende passano i loro costi sulle spalle dei loro clienti - ha detto parlando con i giornalisti al termine della testimonianza di fronte alla commissione di inchiesta sulla crisi del congresso - non è affatto una cosa anomala". La legge che aveva portato alla creazione dei fondi tarp dava tempo a obama fino al 2013 per istituire un meccanismo per recuperare i fondi ma il presidente ha deciso di accelerare i tempi a fronte delle notizie sui megabonus che starebbero per essere pagati dalle banche ai loro dipendenti e all'ondata di risentimento diffusasi a livello di pubblica opinione.

14 gennaio 2010

 

 

 

 

 

Banche Usa al contrattacco

Le grandi banche americane hanno deciso di passare all'attacco contro la proposta di tassa di responsabilità per la crisi, annunciata oggi dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Secondo il quotidiano online The Politico gli istituti finanzari sostengono che la tassa avrà effetti negativi sull'economia costando fino a 1.000 miliardi di dollari in prestiti perduti. Un banchiere ha spiegato al quotidiano che "il denaro raccolto dall'erario verrà tolto al sistema bancario ed ogni dollaro di capitale ne genera 10 in prestiti". E siccome Obama punto a recuperare intorno ai 100 miliardi di dollari, i prestiti perduti saranno intorno ai 1.000 miliardi.

14 gennaio 2010

 

il SOLE 24 ORE

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2010-01-14

Obama: "Mega-tassa per le banche più grandi"

dal nostro inviato Mario Platero

14 gennaio 2010

Il discorso di Barack Obama

Fed: "Economia Usa in leggero miglioramento"

Banche americane sotto accusa a Washington

"Dai nostri archivi"

Obama tassa le banche Usa "Rivogliamo il nostro denaro"

L'ECONOMIA E LE IDEE / Le mezze verità sul welfare made in Usa

Obama richiama i banchieri "Non ostacolate le riforme"

A Mr Smith il conto della recessione

Obama contro i bonus ai manager di Wall Street

WASHINGTON – Barack Obama, deciso e aggressivo contro le banche americane, ha giocato al rilancio contro i maggiori istituti di Wall Street, confermando la sua idea di voler introdurre una nuova tassa e definendo i bonus che i banchieri si stanno per elargire "osceni". La prima notizia sul nuovo progetto di imposizione fiscale riguarda la dimensione degli istituti.

Saranno colpiti solo quelli con dimensioni superiori ai 50 miliardi di dollari di attività patrimoniali, ovvero circa cinquanta istituti di credito, e il fine è ridurre l'esposizione al rischio. E l'imposizione collettiva aggiuntiva non sarà poca cosa: "il mio obiettivo – ha detto Obama – è di recuperare 112 miliardi di dollari nei prossimi 12 anni, questo è il costo che alla fine ha sostenuto il governo con il progetto Tarp. I bonus – ha continuato il Presidente – sono osceni, e il fatto che i banchieri intendano andare avanti con la distribuzione rafforza la mia convinzione che questa tassa sia giusta". Il Presidente ha anche aggiunto che le banche americane dovranno "prendersi le loro responsabilità….vogliamo avere i nsotri soldi indietro e li riavremo fino all'ultimo centesimo, per gli americani".

I banchieri tuttavia stanno organizzando un contrattacco: dicono di aver rimborsato per intero o di essere in procinto di farlo, tutti i prestiti elargiti nell'ambito Tarp, il pacchetto di aiuti approvato l'anno scorso dal Congresso. E sottolineano che il deficit di 112 miliardi di dollari deriva essenzialmente dagli aiuti dati con lo stesso fondo sia al settore auto che a quello assicurativo. Una delle minacce dei banchieri? Quella di poter essere costretti ad diminuire l'erogazione del credito. Se andranno avanti su quella strada però sarà guerra aperta.

14 gennaio 2010

 

 

 

 

 

La cifra che proporrà ammonta a 117 miliardi di dollari

Il presidente l'ha definita una "tassa sulla responsabilità"

Banche, Obama vuole tassare le big Usa

"Vogliamo i nostri soldi indietro"

Lo scopo è recuperare i fondi del piano Tarp, mentre monta l'rritazione per il ritorno dei super-bonus

WASHINGTON - Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha proposto un prelievo, che ha definito "tassa sulla responsabilità", sui più grandi gruppi finanziari del Paese. Scopo dell'iniziativa è recuperare una cifra fino a 117 miliardi di dollari, pari alle perdite sostenute dai contribuenti attraverso il piano Tarp, il fondo per il salvataggio delle grandi imprese allestito all'apice della crisi finanziaria. "Vogliamo i nostri soldi indietro e stiamo lavorando per questo", ha detto a chiare lettere Obama nel corso di una conferenza stampa alla Casa Bianca.

Il leader Usa ha definito "osceni" i bonus che le banche di Wall Street si apprestano a distribuire ai dipendenti. "Il mio impegno è quello di recuperare ogni centesimo dovuto al popolo americano - ha sottolineato - e la mia determinazione a raggiungere questo obiettivo si rafforza nel sentire notizie di enormi profitti e bonus osceni per quelle società che devono la loro stessa sopravvivenza agli americani". Questi ultimi, ha aggiunto, "continuano a confrontarsi con le reali difficoltà di questa recessione".

Per i dettagli bisognerà però attendere l'approvazione della legge finanziaria per l'anno fiscale 2011, prevista per i primi di febbraio. La parola definitiva spetterà quindi al Congresso. Secondo Obama, la tassa avrà una durata minima di dieci anni, anche di più se necessario, fino a quando "il popolo americano non sarà stato totalmente compensato per l'assistenza straordinaria fornita a Wall Street". Tuttavia il presidente ha sottolineato che le nuove misure fiscali su banche e società finanziarie "non hanno una finalità punitiva ma hanno lo scopo di evitare che abusi ed eccessi si ripetano nuovamente".

 

Il prelievo dovrebbe ammontare allo 0,15% delle "covered liabilities", somma determinata sottraendo agli asset totali il capitale tier one. Non saranno esentate le società che hanno restituito interamente i prestiti ricevuti. E' inoltre previsto che solo i grandi gruppi, con almeno 50 miliardi di dollari di patrimonio, siano soggetti all'imposizione. Le stime degli analisti indicano in una cinquantina il numero di società coinvolte dall'imposizione, di cui 10-15 filiali americane di gruppi esteri. Tra le americane sarà coinvolto il gigante assicurativo Aig, mentre saranno esclusi Fannie Mae e Freddie Mac, che stanno ancora ricevendo supporto dal governo. La proposta riguarda unicamente società di tipo bancario, finanziario e assicurativo, non toccando invece il settore automobilistico.

(14 gennaio 2010) Tutti gli articoli di Economia

 

 

 

 

 

 

La finanza è sempre più ricca

L'industria segna il passo

14 gennaio 2010'

Abi: sospesi debiti alle imprese per 5 miliardi

"Dai nostri archivi"

Quel consiglio di famiglia per decidere il "no" all'Opa

Raddoppia il deficit-Pil nei primi nove mesi del 2009

L'Italia sotto il sole

Per la Sicilia sei progetti in cerca d'autore

Censis, 3 famiglie su 10 in difficoltà a fine mese

Secondo Enrico Giovannini, presidente Istat, negli ultimi 10 anni è raddoppiata la quota di PIl che finisce a banche e finaziarie. Quella riferita alle aziende, invece, è diminuita di un terzo

 

È raddoppiata negli ultimi 10 anni la quota di ricchezza nazionale che non va alle famiglie e finisce a banche e mondo finanziario, mentre si è ridotta di un terzo la quota andata alle imprese. Lo ha sottolineato il presidente dell'Istat, Enrico Giovannini, illustrando alcuni grafici su andamento del Pil e benessere delle famiglie.

E nello stesso periodo di tempo (1999-2008), è quasi triplicata la percentuale finita all'estero, una quota composta anche dai profitti delle imprese trasferiti oltreconfine. Tra il 1999 e il 2008, il prodotto interno lordo è cresciuto più del reddito disponibile dei nuclei familiari: con il 1999 considerato come base 100, nel 2008 il Pil è arrivato a quota 111,1, mentre il reddito disponibile lordo delle famiglie solo a 107. Questo gap di ricchezza è finito quindi in cinque canali principali: le società finanziarie, le imprese, le risorse finite all'estero, le famiglie produttrici (o microimprese) e la pubblica amministrazione.

In questi dieci anni, quindi, la quota finita alla finanza è quasi raddoppiata, passando dal 4,6% al 9,4%, mentre quella delle aziende è diminuita di un terzo, scendendo dal 37,8% al 24,4%. La percentuale di risorse andate all'estero (composte da profitti delle imprese, multinazionali, rimesse degli immigrati) è invece quasi triplicata, salendo dal 3,9% all'11,8%. Più stabili, invece - ha concluso Giovannini, intervenendo a un convegno Aspen nella sede dell'Istat - gli andamenti delle quote di ricchezza finite alle amministrazioni pubbliche (dal 44,1% al 42,9%) e alle famiglie produttrici (dal 9,7% all'11,4%).

14 gennaio 2010'

 

 

 

 

 

Maxi-bonus, Obama annuncia

la tassa su 50 grandi banche

14 gennaio 2010

Fed: "Economia Usa in leggero miglioramento"

Banche americane sotto accusa a Washington

di Mario Platero

"Dai nostri archivi"

Le priorità economichedel nuovo presidente Usa

Obama annuncia storica modernizzazione reti elettriche

Manager e imprenditori italiani soddisfatti per la svolta Obama

Fisco: il governo rinvia i tagli alle tasse a dopo la crisi

Obama firma legge per inasprire controlli sul tabacco

Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama presenterà oggi il progetto della sua amministrazione che prevede l'imposizione di tasse su una cinquantina di grandi banche per recuperare i fondi Tarp erogati nel corso della crisi per salvare il sistema finanziario. Lo ha annunciato un alto responsabile dell'amministrazione

Obama, che a dicembre aveva avuto parole molto dure per i banchieri tornati a suo avviso a comportarsi come se nulla fosse accaduto, annuncerà personalmente la nuova misura nel corso del pomeriggio. Per scemare ogni dubbio sulla natura punitiva della tassa, la Casa Bianca ha ribattezzato la nuova misura "tassa sulla responsabilità per la crisi finanziaria" e la sua adozione é caldeggiata a viva voce da buona parte degli americani irritati dal grande ritorno dei superbonus per i banchieri. Secondo le prime anticipazioni, la tassa dovrebbe applicarsi ai primi dieci esercizi di bilancio o comunque fino a quando non sarà stato recuperato l'intera perdita registrata sui fondi Tarp. Secondo le prime stime, la tassa dovrebbe permettere di recuperare fino a 90 miliardi di dollari ma nei giorni scorsi si era parlato di una somma ancora più alta, pari a 120 miliardi di dollari. La tassa sarà inclusa nella proposta di legge finanziaria per il 2010-2011 che verrà presentata a febbraio e riguarderà il prossimo anno fiscale che partirà il primo di ottobre.

14 gennaio 2010

 

 

 

 

 

 

 

L'OSSERVATORE ROMANO

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2010-01-04

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La GAZZETTA dello SPORT

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LA STAMPA

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WIKIPEDIA

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2010-01-01

 

ARCHEOLOGIA VIVA

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