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Rassegna Stampa - L'Argomento di Oggi 2010-01-01

Dal 1° gennaio Aumentano autostrade, rifiuti, banche, acqua, gas, Rc auto, Rai, treni e aerei

Secondo Adusbef-Federconsumatori pagheremo 600 euro in più all'anno per una raffica di aumenti che partono dal 1° gennaio. Le due associazioni calcolano che per quanto riguarda i ricari in autostrada ci sarà un esborso aggiuntivo medio di 60 euro all’anno a famiglia. A questo vanno poi aggiunti 26 euro in più all’anno per il gas le cui bollette salgono da oggi del 2,8% rispetto al trimestre precedente, 35 euro in più per l’aumento della Tarsu, la tassa sulla spazzatura, 18 euro in più per i servizi idrici, 130 euro in più in media per l’assicurazione auto con un aumento stimato del 15%.

L'Istat: l'occupazione cala ancora. Nelle grandi aziende è quasi -2%

Nonostante il governo Berlusconi dica il contrario, la crisi continua e lo confermano i dati .

L'Istat fa sapere ora che l'occupazione nelle grandi imprese a ottobre è diminuita dell'1,9% rispetto allo stesso mese del 2008 ed è rimasta invariata rispetto a settembre 2009.

L'Istituto di statistica precisa che al netto della cassa integrazione anche i guadagni sono in calo del 3,7% su base annua, mentre si è registrata una variazione nulla su base mensile.

Se si prendono in considerazione solo le grandi aziende dell'industria l'occupazione è calata addirittura del 3,7% rispetto a un anno fa ed è il dato peggiore dal novembre 2002.

Prezzi alla produzione a novembre: +0,3% sul mese, -3,1% sull'anno

A novembre l'indice totale dei prezzi alla produzione dei prodotti industriali è aumentato dello 0,3 per cento rispetto al mese precedente ed è diminuito del 3,1 per cento rispetto al mese di novembre 2008 (Vedi i dati Istat cliccando qui sopra).

È quanto rileva l'Istat secondo cui nel confronto tra la media degli ultimi tre mesi (periodo settembre-novembre) e quella dei tre mesi precedenti l'indice è aumentato dello 0,1 per cento.

Istat: aumentano le difficoltà economiche per le famiglie

Rispetto all'anno precedente, cresce la quota di famiglie che dichiara di arrivare alla fine del mese con molta difficoltà (il 17,0%, contro il 15,4% del 2007).

Tariffe: sale il gas, scende l'elettricità

Dopo un anno di ribassi le tariffe del gas tornano a crescere:

dal 1° gennaio i prezzi aumentano del 2,8%.

In calo invece le tariffe di riferimento per l'energia elettrica: -2,2% per il primo trimestre 2010.

L'Autorità per l'energia e il gas spiega che l'aumento dei prezzi del gas è contenuto in quanto i rialzi delle quotazioni internazionali degli idrocarburi avrebbero comportato un incremento del 3,2%; tale incremento, tuttavia, è stato in parte compensato da diminuzioni delle componenti tariffarie di trasporto e distribuzione.

"In ogni caso i prezzi in vigore per il primo trimestre 2010 - spiega l'Autorità - saranno inferiori del 13,3% rispetto ai prezzi del primo trimestre 2009".

Il petrolio cala, la benzina sale Tesoro: "Prezzi in media europea"

Benzina, giù i prezzi. Diesel a 1,169 euro

Caro carburanti, Visco prepara un decreto per frenare i prezzi

Benzina e gasolio tornano a scaldare i listini

MINISTERO DEL TESORO Scudo fiscale, rimpatriati 95 miliardi

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Dalessandro Giacomo

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2009-12-30

30 Dicembre 2009

ECONOMIA

Prezzi alla produzione a novembre:

+0,3% sul mese, -3,1% sull'anno

A novembre l'indice totale dei prezzi alla produzione dei prodotti industriali è aumentato dello 0,3 per cento rispetto al mese precedente ed è diminuito del 3,1 per cento rispetto al mese di novembre 2008. È quanto rileva l'Istat secondo cui nel confronto tra la media degli ultimi tre mesi (periodo settembre-novembre) e quella dei tre mesi precedenti l'indice è aumentato dello 0,1 per cento.

L'indice relativo ai prezzi dei prodotti venduti sul mercato interno ha registrato un incremento congiunturale dello 0,3 per cento e una diminuzione tendenziale del 3,5 per cento. Nella media degli ultimi tre mesi l'indice è aumentato dello 0,1 per cento rispetto alla media dei tre mesi precedenti.

Per i beni venduti sul mercato estero l'indice ha segnato una crescita dello 0,3 per cento in termini congiunturali e un calo dell'1,6 per cento in termini tendenziali. Nella media degli ultimi tre mesi l'indice è rimasto invariato rispetto ai tre mesi precedenti.

L'indice dei prezzi dell'insieme dei prodotti industriali (venduti sui mercati interno ed estero) ha registrato, rispetto ad ottobre, una variazione negativa per i beni strumentali (meno 0,1 per cento) e variazioni positive per beni di consumo (più 0,1 per cento), per i beni intermedi (più 0,1 per cento) e per l'energia (più 1,8 per cento). Nel confronto tra novembre 2009 e lo stesso mese dell'anno precedente, l'indice ha segnato diminuzioni dello 0,9 per cento per i beni di consumo, dell'1,5 per cento per i beni strumentali, del 5,3 per cento per i beni intermedi e del 3,8 per cento per l'energia. Nel confronto tendenziale relativo al periodo gennaio-novembre, le variazioni sono risultate negative per i beni di consumo (meno 0,5 per cento), per i beni intermedi (meno 5,4 per cento) e per l'energia (meno 16,6 per cento); per i beni strumentali si registra una variazione nulla.

L'indice dei prezzi dei prodotti industriali venduti sul mercato interno (tabella 3) ha registrato, in termini congiunturali, variazioni negative per i beni di consumo (meno 0,1 per cento) e per i beni strumentali (meno 0,2 per cento), positive per i beni intermedi (più 0,1 per cento) e per l'energia (più 1,8 per cento). Nel confronto tra novembre 2009 e lo stesso mese dell'anno precedente, l'indice è diminuito dell'1,3 per cento per i beni di consumo, dell'1,5 per cento per i beni strumentali, del 4,9 per cento per i beni intermedi e del 5,5 per cento per l'energia.

Nel confronto relativo al periodo gennaio-novembre, le variazioni tendenziali sono risultate negative

per i beni di consumo (meno 0,9 per cento), per i beni intermedi (meno 5,8 per cento) e per l'energia (meno 15,9 per cento); per i beni strumentali si registra un incremento dello 0,1 per cento. Nel mese di novembre, l'aumento congiunturale dell'indice dei prezzi dei prodotti industriali venduti sul mercato estero (+0,3 per cento) è la risultante di variazioni positive sia per la zona euro (più 0,1 per cento), sia per la zona non euro (più 0,4 per cento). La variazione tendenziale negativa dell'indice (meno 1,6 per cento) deriva da una diminuzione del 2,2 per cento per la zona euro e dell'1,2 per cento per quella non euro.

Gli indici dei raggruppamenti principali di industrie hanno registrato, in termini congiunturali, variazioni positive per i beni di consumo (più 0,5 per cento), per i beni intermedi (più 0,1 per cento) e per l'energia (più 1,4 per cento); la variazione è nulla per i beni strumentali. Nel confronto tra novembre 2009 e lo stesso mese dell'anno precedente gli indici sono diminuiti dell'1,4 per cento per i beni strumentali e del 6,4 per cento per i beni intermedi, mentre sono aumentati del 18,2 per cento per l'energia; la variazione è nulla per i beni di consumo. Nel confronto tendenziale relativo al periodo gennaio-novembre, la variazione dei prezzi praticati sul mercato estero è risultata negativa per i beni

strumentali (meno 0,2 per cento), per i beni intermedi (meno 4,1 per cento) e per l'energia (meno 23,1 per cento) e positiva per i beni di consumo (più 0,8 per cento).

 

 

 

 

 

 

29 Dicembre 2009

RAPPORTO

Istat: aumentano le difficoltà

economiche per le famiglie

Sono aumentate nel 2008 le difficoltà economiche delle famiglie italiane. Lo rileva l'Istat sottolineando che l'anno scorso, rispetto all'anno precedente, cresce la quota di famiglie che dichiara di arrivare alla fine del mese con molta difficoltà (il 17,0%, contro il 15,4% del 2007). Aumentano inoltre le famiglie che non riescono a provvedere regolarmente al pagamento delle bollette (11,9%, contro l'8,8% del 2007) e all'acquisto di abiti necessari (18,2%, contro il 16,9%).

Statisticamente significativo è pure l'incremento delle famiglie cui è capitato di non avere, in almeno un'occasione, soldi sufficienti per pagare le spese per i trasporti (8,3%, contro il 7,3% del 2007) e di quelle che sono in arretrato con il pagamento del mutuo (7,1% di quelle che hanno un mutuo, contro il 5,0%). Risultano sostanzialmente stabili, rispetto al 2007, almeno a livello nazionale, le quote di famiglie che non si possono permettere di riscaldare adeguatamente la propria abitazione (10,9%) e quelle che hanno risorse insufficienti per gli alimenti (5,7%) e per le spese mediche (11,2%). Quasi un terzo delle famiglie (31,9%) ha poi riferito di non essere in grado di far fronte ad una spesa imprevista di 750 euro con risorse proprie.

Dal punto di vista territoriale, prosegue l'Istat, "l'Italia meridionale e insulare, che usualmente presenta indicatori di percezione delle difficoltà economiche di livello più elevato rispetto al resto del Paese, mostra, nell'ultimo anno, un ulteriore lieve peggioramento della propria situazione". Infatti, tra il 2007 e il 2008, aumenta in misura significativa la percentuale di famiglie che arriva con molta difficoltà a fine mese (dal 22,0 al 25,6%), al contrario di quanto avviene nel Nord e nel Centro dove tale quota rimane sostanzialmente stabile (nel 2008, rispettivamente, il 12,6% e il 14,3%).

La maggiore frequenza di situazioni di difficoltà economica nelle regioni meridionali e insulari si rileva per i residenti in Sicilia, Campania, Calabria e Puglia. Tra le regioni del Nord e del Centro, il Piemonte e il Lazio evidenziano maggiori segni di disagio con, rispettivamente, il 16,3% e il 17,1% delle famiglie che dichiarano di arrivare a fine mese con molta difficoltà. I sintomi di disagio economico sono più marcati al crescere della numerosità familiare per quasi tutti gli indicatori utilizzati, risultando particolarmente evidenti per le famiglie con cinque o più componenti. In particolare, ad incidere è soprattutto il numero di percettori di reddito presenti in famiglia e il tipo di fonte di reddito disponibile. Nel 2008, più di un quinto delle famiglie monoreddito (20,6%) dichiara, infatti, di arrivare con molta difficoltà alla fine del mese.

La tipologia familiare che meno frequentemente riferisce di sperimentare difficoltà economiche è quella delle coppie senza figli (nel 2008, soltanto il 12,3% dichiara di arrivare con molta difficoltà alla fine del mese). Le famiglie con figli risultano, invece, relativamente più esposte a situazioni di disagio: il 14,1% delle coppie con figli e, tra queste, il 24,3% di quelle con tre o più figli dichiara di essersi trovata in arretrato con il pagamento delle bollette (contro il 7,8% di quelle senza figli). Insieme alle coppie con almeno tre figli, si trovano più frequentemente coinvolte in situazioni di difficoltà economica anche le famiglie con un solo genitore e gli anziani soli: il 39% delle prime e oltre il 40,6% delle seconde ritiene di non poter affrontare una spesa inattesa di 750 euro. Rispetto alla generalità delle famiglie, la presenza di un solo minore non risulta associata ad una maggiore frequenza delle situazioni di disagio economico. In effetti, sono soprattutto le famiglie con due e, in misura ancora più rilevante, quelle con tre o più minori a non avere risorse sufficienti. Il 32,9% delle famiglie con tre o più minori dichiara di arrivare con molta difficoltà a fine mese, il 42,3% ritiene di non poter affrontare una spesa inattesa di 750 euro e il 14,2% di quelle che hanno un mutuo sono state in arretrato con il pagamento delle rate.

 

 

 

 

 

 

29 Dicembre 2009

IL COSTO DELLA VITA

Tariffe: sale il gas, scende l'elettricità

Dopo un anno di ribassi le tariffe del gas tornano a crescere: dal 1° gennaio i prezzi aumentano del 2,8%. In calo invece le tariffe di riferimento per l'energia elettrica: -2,2% per il primo trimestre 2010. L'Autorità per l'energia e il gas spiega che l'aumento dei prezzi del gas è contenuto in quanto i rialzi delle quotazioni internazionali degli idrocarburi avrebbero comportato un incremento del 3,2%; tale incremento, tuttavia, è stato in parte compensato da diminuzioni delle componenti tariffarie di trasporto e distribuzione. "In ogni caso i prezzi in vigore per il primo trimestre 2010 - spiega l'Autorità - saranno inferiori del 13,3% rispetto ai prezzi del primo trimestre 2009".

I rialzi delle quotazioni internazionali degli idrocarburi - spiega l'Autorità in una nota - avrebbero comportato un incremento del 3,2% per il gas; tale incremento, tuttavia, è stato in parte compensato da diminuzioni delle componenti tariffarie di trasporto e distribuzione. Ciò ha consentito di contenere l'aumento complessivo al 2,8% e la maggiore spesa a 26 euro su base annua, dopo le riduzioni di 185 euro nel 2009. E in ogni caso i prezzi del gas saranno inferiori del 13,3% rispetto ai prezzi del primo trimestre di quest'anno. La spesa media della famiglia tipo per l'elettricità, con gli adeguamenti di oggi si ridurrà di circa 10 euro su base annua, in aggiunta ai 39 euro di riduzioni del 2009. Nel complesso, quindi, la spesa media delle famiglie per gas ed elettricità, nei primi tre mesi del 2010, segnerà un +1,1% rispetto all'ultimo trimestre 2009, con un incremento totale di 16 euro. Rispetto al primo trimestre 2009 resta una diminuzione della spesa dell'11% circa.

"Per il gas pesa l'aumento dei prezzi petroliferi, pur se in termini attenuati e diluiti dai metodi da noi adottati per l'aggiornamento trimestrale delle bollette; in effetti abbiamo dovuto assistere a un nuovo balzo del barile, superiore all'80% in dollari dal dicembre 2008 al dicembre 2009 - ha sottolineato il presidente dell'Autorità Alessandro Ortis - .Per l'energia elettrica invece stiamo raccogliendo i vantaggi della maggior concorrenza che ha portato a una diminuzione dei prezzi del 10% in 15 mesi. Infine - ha concluso Ortis - ricordo le possibili riduzioni di oltre il 15% sulla spesa annuale al netto delle tasse, per le famiglie più bisognose che possono usufruire dei bonus gas ed elettricità". Nel dettaglio, l'Autorità ricorda infatti come per le famiglie in condizioni di particolare disagio economico o numerose, continuano a valere i benefici indotti dal bonus gas e dal bonus elettrico che permetteranno ai beneficiari di ottenere uno sconto del 15% e 20% circa, rispettivamente sulle bollette di gas ed elettricità al netto delle imposte. Cumulando i due bonus, infatti, si possono ottenere riduzioni comprese tra 82 e 359 euro (l'esatto valore è determinato per ogni beneficiario in ragione della numerosità del nucleo famigliare, del dove e del come viene consumato il gas).

Le reazioni. E se il governo esprime soddisfazione ("I dati confermano che le famiglie continuano a beneficiare di questi andamenti favorevoli dei prezzi energetici" dice Scajola), il Codacons dice che si tratta della "prima stangata del 2010", cui ne seguiranno altre. "La nuova riduzione dei prezzi dell'energia elettrica conferma che il mercato vive una stagione di buona concorrenzialità nell'offerta ed è in linea con i fondamentali in ribasso, soprattutto con il vistoso calo della domanda elettrica che ha caratterizzato tutto il 2009 - ha commentato il ministro dello Sviluppo economico -. E questo grazie anche alla riforma del mercato avviata con il decreto che ho firmato il 29 aprile, che ha visto l'introduzione di nuovi mercati e che sarà attuata completamente dal 1° gennaio 2010 con il nuovo mercato del dispacciamento". Per quanto riguarda il prezzo del gas, Scajola rileva che "il rialzo delle quotazioni per le fasce tutelate è sì del 2,8%, ma va ricordato che nel corso del 2009 c'è stato un ribasso complessivo di circa il 16%".

Per il Codacons invece "gli aumenti annunciati dall'Autorità per l'energia elettrica e il gas rappresentano solo la prima stangata del 2010, cui seguiranno tutto l'anno altri rincari tariffari che svuoteranno ancor più le tasche delle famiglie - afferma in una nota il presidente Carlo Rienzi -. È senza dubbio una pessima notizia per i consumatori italiani, specie perché a gennaio i consumi di gas delle famiglie sono molto elevati. Chiediamo al governo di intervenire a tutela dei consumatori, disponendo il blocco delle tariffe energetiche per tutto il 2010".

 

 

 

 

 

 

29 Dicembre 2009

MINISTERO DEL TESORO

Scudo fiscale, rimpatriati 95 miliardi

Novantacinque miliardi di euro (pari a 190.000 miliardi di vecchie lire) è il volume delle operazioni legate allo scudo fiscale. Lo rende noto con un comunicato il Tesoro, precisando che "su questo volume, il 98 per cento è fatto da rimpatri effettivi in Italia". "Sono numeri che marcano uno straordinario successo, segno di forza della nostra economia e di fiducia nell'Italia - prosegue la nota di via XX Settembre -. E anche di intelligenza. L'impegno dei principali Paesi del G20 è infatti nel senso che: 'Il tempo dei paradisi fiscali è finito per semprè. Portare o tenere i soldi nei paradisi fiscali non conviene più, nè economicamente nè fiscalmente. Il rendimento è minimo, il rischio è massimo".

Il Tesoro precisa infine che "il termine di riapertura delle operazioni di rimpatrio con maggiorazioni di aliquota ad aprile 2010 è ultimo e definitivo. L'alternativa in tutti i Paesi G20 è costituita solo dall'applicazione delle nuove e molto efficaci norme antievasione".

CORRIERE della SERA

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2010-01-01

Dal 1° gennaio

Aumentano autostrade, rifiuti, banche, acqua, gas, Rc auto, Rai, treni e aerei

Secondo Adusbef-Federconsumatori pagheremo 600 euro in più all'anno

ROMA - Anno nuovo tariffe nuove. Aumentate, ovviamente. Secondo Adusbef-Federconsumatori pagheremo infatti 600 euro in più all'anno per una raffica di aumenti che partono dal 1° gennaio. Le due associazioni calcolano che per quanto riguarda i ricari in autostrada ci sarà un esborso aggiuntivo medio di 60 euro all’anno a famiglia. A questo vanno poi aggiunti 26 euro in più all’anno per il gas le cui bollette salgono da oggi del 2,8% rispetto al trimestre precedente, 35 euro in più per l’aumento della Tarsu, la tassa sulla spazzatura, 18 euro in più per i servizi idrici, 130 euro in più in media per l’assicurazione auto con un aumento stimato del 15%.

AUMENTI - Costeranno di più anche i biglietti aerei - che per l’aumento delle tariffe aeroportuali vedranno rincari tra 1 e 3 euro- e quelli dei treni: 65 euro in media in più all’anno. Gli italiani spenderanno di più anche per mutui e servizi bancari: le rate dei mutui avranno incrementi medi di 80 euro all’anno, cui si aggiungono altri 30 euro annui per i servizi bancari. Infine per Adusbef e Federconsumatori gli italiani dovranno sborsare in media circa 90 euro in più all’anno per gli aumenti di benzina e gasolio, 55 euro per fare ricorso contro le multe al giudice di pace, e 1,50 euroi in più per il canone Rai che arriverà così a 109 euro.

 

01 gennaio 2010

 

 

 

 

 

2009-12-30

PLAUSO DEL GOVERNO. MA IL CODACONS: È SOLO LA PRIMA STANGATA DEL NUOVO ANNO

Tariffe ballerine: su il gas, giù l'elettricità

Per gli idrocarburi i prezzi aumentano del 2,8% nel 2010.

La spesa delle famiglie segna un +1,1% (16 euro/anno)

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NOTIZIE CORRELATE

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Gas, l'Autorità indaga su situazione del mercato e inefficienze (29 dicembre 2009)

MILANO - Dopo un anno di ribassi le tariffe del gas tornano a crescere: dal 1° gennaio i prezzi aumentano del 2,8%. In calo invece le tariffe di riferimento per l'energia elettrica: -2,2% per il primo trimestre 2010. L'Autorità per l'energia e il gas spiega che l'aumento dei prezzi del gas è contenuto in quanto i rialzi delle quotazioni internazionali degli idrocarburi avrebbero comportato un incremento del 3,2%; tale incremento, tuttavia, è stato in parte compensato da diminuzioni delle componenti tariffarie di trasporto e distribuzione. "In ogni caso i prezzi in vigore per il primo trimestre 2010 - spiega l'Autorità - saranno inferiori del 13,3% rispetto ai prezzi del primo trimestre 2009".

16 EURO IN PIÙ ALL'ANNO - I rialzi delle quotazioni internazionali degli idrocarburi - spiega l'Autorità in una nota - avrebbero comportato un incremento del 3,2% per il gas; tale incremento, tuttavia, è stato in parte compensato da diminuzioni delle componenti tariffarie di trasporto e distribuzione. Ciò ha consentito di contenere l'aumento complessivo al 2,8% e la maggiore spesa a 26 euro su base annua, dopo le riduzioni di 185 euro nel 2009. E in ogni caso i prezzi del gas saranno inferiori del 13,3% rispetto ai prezzi del primo trimestre di quest'anno. La spesa media della famiglia tipo per l'elettricità, con gli adeguamenti di oggi si ridurrà di circa 10 euro su base annua, in aggiunta ai 39 euro di riduzioni del 2009. Nel complesso, quindi, la spesa media delle famiglie per gas ed elettricità, nei primi tre mesi del 2010, segnerà un +1,1% rispetto all'ultimo trimestre 2009, con un incremento totale di 16 euro. Rispetto al primo trimestre 2009 resta una diminuzione della spesa dell'11% circa.

PREZZO PETROLIO - "Per il gas pesa l'aumento dei prezzi petroliferi, pur se in termini attenuati e diluiti dai metodi da noi adottati per l'aggiornamento trimestrale delle bollette; in effetti abbiamo dovuto assistere a un nuovo balzo del barile, superiore all'80% in dollari dal dicembre 2008 al dicembre 2009 - ha sottolineato il presidente dell'Autorità Alessandro Ortis - .Per l'energia elettrica invece stiamo raccogliendo i vantaggi della maggior concorrenza che ha portato a una diminuzione dei prezzi del 10% in 15 mesi. Infine - ha concluso Ortis - ricordo le possibili riduzioni di oltre il 15% sulla spesa annuale al netto delle tasse, per le famiglie più bisognose che possono usufruire dei bonus gas ed elettricità". Nel dettaglio, l'Autorità ricorda infatti come per le famiglie in condizioni di particolare disagio economico o numerose, continuano a valere i benefici indotti dal bonus gas e dal bonus elettrico che permetteranno ai beneficiari di ottenere uno sconto del 15% e 20% circa, rispettivamente sulle bollette di gas ed elettricità al netto delle imposte. Cumulando i due bonus, infatti, si possono ottenere riduzioni comprese tra 82 e 359 euro (l'esatto valore è determinato per ogni beneficiario in ragione della numerosità del nucleo famigliare, del dove e del come viene consumato il gas).

SCAJOLA: BENE PER FAMIGLIE - E se il governo esprime soddisfazione ("I dati confermano che le famiglie continuano a beneficiare di questi andamenti favorevoli dei prezzi energetici" dice Scajola), il Codacons dice che si tratta della "prima stangata del 2010", cui ne seguiranno altre. "La nuova riduzione dei prezzi dell'energia elettrica conferma che il mercato vive una stagione di buona concorrenzialità nell'offerta ed è in linea con i fondamentali in ribasso, soprattutto con il vistoso calo della domanda elettrica che ha caratterizzato tutto il 2009 - ha commentato il ministro dello Sviluppo economico -. E questo grazie anche alla riforma del mercato avviata con il decreto che ho firmato il 29 aprile, che ha visto l'introduzione di nuovi mercati e che sarà attuata completamente dal 1° gennaio 2010 con il nuovo mercato del dispacciamento". Per quanto riguarda il prezzo del gas, Scajola rileva che "il rialzo delle quotazioni per le fasce tutelate è sì del 2,8%, ma va ricordato che nel corso del 2009 c'è stato un ribasso complessivo di circa il 16%".

CODACONS: BLOCCO TARIFFE - Per il Codacons invece "gli aumenti annunciati dall'Autorità per l'energia elettrica e il gas rappresentano solo la prima stangata del 2010, cui seguiranno tutto l'anno altri rincari tariffari che svuoteranno ancor più le tasche delle famiglie - afferma in una nota il presidente Carlo Rienzi -. È senza dubbio una pessima notizia per i consumatori italiani, specie perché a gennaio i consumi di gas delle famiglie sono molto elevati. Chiediamo al governo di intervenire a tutela dei consumatori, disponendo il blocco delle tariffe energetiche per tutto il 2010". Adusbef e Federconsumatori stimano che per le bollette del gas e della luce si profila un ulteriore possibile aumento per aprile del 3,2-3,3%, pari a 33 euro in più a famiglia. Nello stesso tempo - sottolineano - la benzina cresce di 90 euro per i pieni su base annua. Anche queste associazioni chiedono di introdurre nel decreto "mille proroghe" il blocco delle tariffe.

 

29 dicembre 2009(ultima modifica: 30 dicembre 2009)

 

 

 

 

 

"farà il punto sui meccanismi che portano alla formazione dei prezzi"

Gas, l'Autorità indaga sul mercato

Sotto accusa l'elevatissima concentrazione dell'offerta,

con il ruolo ancora dominante dell'Eni, e le inefficienze

MILANO - L'Autorità per l'energia elettrica e il gas ha avviato un'indagine per monitorare la situazione del mercato e dei prezzi del gas destinato agli utenti domestici, e in particolare "delle modalità e delle condizioni di approvvigionamento del gas naturale destinato alla fornitura nell'ambito del servizio di tutela". Lo comunica la stessa Autorità, secondo cui il mercato all'ingrosso del gas naturale "è caratterizzato da un'elevatissima concentrazione dell'offerta strutturale". Dunque "in assenza di interventi correttivi è necessario continuare a fissare le condizioni economiche che gli esercenti sono tenuti a inserire tra quelle liberamente offerte ai clienti finali dotati di minore potere contrattuale". L'indagine dunque farà il punto sul mercato e sui meccanismi e le strutture che portano alla formazione dei prezzi, in particolare per quanto riguarda le famiglie. "Anche al fine di valutare tempestivamente eventuali modifiche strutturali".

INEFFICIENZE - "L'andamento dei prezzi - si legge nella nota dell'Autorità - conferma che il settore del gas naturale resta ancora particolarmente legato ad onerose problematiche e inefficienze da non vero mercato: a livello internazionale per l'opacità degli scambi ed emersione di un cartello lato offerta; a livello europeo, per i ritardi nel percorso verso un mercato unico integrato, i protezionismi nazionali, l'indisponibilità di una vera e pur auspicata "voce unica" per i rapporti Ue-Paesi produttori; a livello nazionale, per il ruolo ancora dominante dell'Eni, la carenza di stoccaggi e di infrastrutture per importazioni più diversificate". Rispetto al settore gas, sottolinea ancora l'Autorità, "quello elettrico presenta invece stadi già più avanzati di liberalizzazione e di efficienza, con livelli di concorrenza più vantaggiosi per la domanda all'ingrosso e i consumatori finali".

 

29 dicembre 2009

 

 

 

 

 

Hanno sostituito il "massimo scoperto"

Banche: le nuove commissioni

fino a15 volte più costose per i clienti

Lo afferma l'Antitrust in una segnalazione inviata al governo, al Parlamento e alla Banca d'Italia

ROMA - Peggio di prima. Le nuove commissioni bancarie che hanno sostituito la commissione di massimo scoperto si stanno rilevando più costose per i clienti. Lo afferma l'Antitrust in una segnalazione inviata al governo, al Parlamento e alla Banca d'Italia, al termine di un monitoraggio effettuato sulle condizioni alla clientela applicate da sette maggiori istituti bancari, valide anche per le banche dei rispettivi gruppi.

COSTI - Secondo l'analisi dell'Antitrust, per gli scoperti transitori di conto corrente si è verificato un innalzamento dei costi per i correntisti. In particolare per lo scoperto è emerso che, considerando importi e durate del "rosso" rappresentativi di un comportamento medio dei correntisti privi di fido, le nuove condizioni economiche si presentano in cinque casi peggiorative in una misura che varia da circa il doppio sino a quindici volte. In un sesto caso le condizioni sono risultate equivalenti a quelle vigenti con il precedente regime normativo, mentre solo in un caso sono più vantaggiose. Per i clienti che possono contare invece sul fido la situazione ha subito un sostanziale peggioramento rispetto alla semplice applicazione della commissione di massimo scoperto fino all'entrata in vigore della legge 102 del 3 agosto 2009, in base alla quale l`ammontare del corrispettivo omnicomprensivo per il servizio di messa a disposizione delle somme non può superare lo 0,50%, per trimestre dell`importo dell`affidamento, a pena di nullità del patto di remunerazione. La modifica, sottolinea l’Antitrust, ha così ridotto le precedenti aliquote trimestrali variabili dallo 0,90% al 1,50% trimestrale, oppure aliquote annue ricomprese tra il 3,60% e il 6%. Si trattava di aliquote che, secondo le verifiche effettuate dall`Autorità, risultavano sempre peggiorative della commissione di massimo scoperto quando gli utilizzi delle somme avvenivano entro il fido e più vantaggiose solo quando si verificava uno sconfinamento rispetto alla somma affidata, penalizzando così i comportamenti dei clienti virtuosi. Nei casi in cui il massimo utilizzo nel trimestre era pari al fido, gli importi addebitati a seguito dell`applicazione della commissione di massimo scoperto e dell`applicazione delle commissioni sostitutive invece coincidevano. Le nuove commissioni, evidenzia ancora l’Antitrust, avevano inoltre una struttura regressiva, risultando mediamente più penalizzanti per i clienti che avevano un fido minore. Con la legge dello scorso agosto invece le nuove commissioni sono diventate più vantaggiose, ma solo a partire da un ammontare di utilizzo del fido stesso superiore circa alla metà.

 

29 dicembre 2009

 

 

 

dubbi della Corte dei conti: "Mancano affidabili meccanismi e verifiche a posteriori"

Scudo fiscale, rimpatriati 95 mld di euro

Il ministero del Tesoro: "Straordinario successo segno di forza della nostra economia e di fiducia nell'Italia"

MILANO - Lo scudo fiscale ha permesso il rimpatrio di 95 miliardi di euro, "ben oltre i 6 punti di Pil". Lo rende noto il ministero dell'Economia, spiegando che "il 98% è fatto da rimpatri effettivi in Italia, pari a 93 miliardi". Per sanare la propria posizione si doveva pagare un'aliquota del 5%, quindi il gettito per lo Stato ammonta a 4,75 miliardi di euro, di cui 3,7 già impegnati in Finanziaria, dice la nota.

SUCCESSO - "Sono numeri che marcano uno straordinario successo - afferma la nota - segno di forza della nostra economia e di fiducia nell'Italia. E anche di intelligenza. L'impegno dei principali Paesi del G20 è infatti nel senso che: 'Il tempo dei paradisi fiscali è finito per sempre'. Portare o tenere i soldi nei paradisi fiscali non conviene più, né economicamente né fiscalmente. Il rendimento è minimo, il rischio è massimo". Il termine di riapertura delle operazioni di rimpatrio sino alla fine di aprile - sottolinea quindi il comunicato - è "ultimo e definitivo". Il bilancio dell'operazione è superiore alle previsioni inserite in Finanziaria (circa 80 miliardi), ma inferiore alle indicazioni fornite da fonti della maggioranza, che ipotizzavano oltre 100 miliardi.

PROROGA - In base al decreto legge Milleproroghe, lo scudo fiscale quater prevede un'aliquota al 6% fino al 28 aprile, che salirà al 7% il 29 e 30 aprile. Fonti ministeriali indicano in altri 30 miliardi i capitali sanabili con la riapertura dei termini.

DUBBI DALLA CORTE DEI CONTI - Lunedì però la Corte dei conti ha espresso dubbi sul gettito derivante dalla lotta all'evasione, affermando che "sussiste il problema dell'incertezza sugli effetti di gettito ascrivibili alla lotta all'evasione, a causa dell'assenza di affidabili meccanismi e metodologie di verifica a posteriori". In particolare le norme sul contrasto ai paradisi fiscali, gli arbitraggi fiscali internazionale e sullo scudo fiscale "appaiono insistere sulla stessa base imponibile", sostiene ancora la Corte, e "sono legate tra loro da un rapporto di alternatività".

CALDEROLI- Decisamente positivo invece il commento di Roberto Calderoli, ministro per la Semplificazione Normativa e coordinatore delle segreterie nazionali della Lega Nord: "Tanti complimenti e un sentito grazie al ministro Tremonti per la sua operazione riguardante lo scudo fiscale, che, visti i risultati, rappresenta la più grande manovra economica di tutti i tempi, non solo e non tanto per i quattro miliardi e 750 milioni di nuove entrate, comunque necessarie, ma soprattutto perchè quasi 100 miliardi di euro rientreranno e verranno investiti in Italia, ridando ossigeno, vero e tanto, alla nostra economia".

"UNO SCHIAFFO AGLI ONESTI" - Duro il commento del vicepresidente dei deputati dell'Idv, Antonio Borghesi. "Lo scudo fiscale, che per Calderoli è la più grande manovra economica di tutti i tempi e per Bonaiuti la risposta alla sinistra strabica, altro non è che riciclaggio di Stato, uno schiaffo in faccia agli italiani onesti", dice il dipietrista. "Più che di nuovo ossigeno all'economia italiana - aggiunge - si tratta, né più né meno che della possibilità di immettere nell'economia nazionale capitali frutto di evasione e di attività illecite, in pieno disprezzo della legalità e dell'etica, che evidentemente non stanno a cuore a questo governo, impegnato ogni giorno a scrivere una nuova pagina del copioso manuale della giustizia debole con i forti e forte con i deboli".

 

29 dicembre 2009

 

 

 

 

REPUBBLICA

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2009-12-30

L'istruttoria dell'Anas ha fissato le nuove tariffe per ciascuna Società

Autostrade per l'Italia 2,40%. Sulla Novara-Milano stangata per gli automobilisti

Autostrade, aumentano i pedaggi

rincari fino al 15,83% in più

Adusbef e Federconsumatori: "Un maggiore esborso di 60 euro annui a famiglia"

Su anche i carburanti: 1,325 euro al litro per la benzina e 1,169 per il gasolio

Autostrade, aumentano i pedaggi rincari fino al 15,83% in più

ROMA - Dal primo gennaio scattano gli adeguamenti delle tariffe di pedaggio autostradale delle società concessionarie. Gli aumenti variano tra lo 0,74% della Centropadane al 15,83% della Novara est-Milano. Sono stati firmati, infatti, i decreti di concerto dei ministri delle Infrastrutture e dei Trasporti e dell'Economia e delle Finanze che, sulla base dell'istruttoria condotta dall'Anas, fissano il livello degli aumenti tariffari. Ma per i consumatori sono "inaccettabili" gli aumenti delle tariffe autostradali. Su anche la benzina: pieno più caro a Capodanno.

Gli aumenti. L'istruttoria dell'Anas ha tenuto conto per ciascuna Società concessionaria della relativa situazione giuridica, con particolare riferimento agli impegni assunti dalle Società per nuovi investimenti e per la manutenzione della rete. Gli aumenti sono del 2,40% per Autostrade per l'Italia, la concessionaria (gruppo Atlantia) che gestisce la principale rete autostradale italiana.

Questi gli altri aumenti: Ativa 6,23%; Autostrada del Brennero 1,60%; Brescia-Padova 6,56%; Centropadane 0,74%; CISA 1,76%; Fiori S.p.A. 1,15%; Milano Serravalle Milano Tangenziali 1,41%; Tangenziale di Napoli 2,17%; Rav 0,94%; Salt 1,50%; Sat 2,11%; Autostrade Meridionali 1,43%; Satap tronco A4 (Novara Est-Milano 15,83%; Torino-Novara Est 15,29%); Satap tronco A21 9,70%; Sav (Autostrada 1,36%; Raccordo Gran S. Bernardo 1,04%); Sitaf 2,35%; Torino-Savona 1,47%. Inoltre Atlantia precisa che per la concessionaria Strada dei parchi, che per il 2010 registra un aumento tariffario del 4,78%, sono stati recuperati anche gli adeguamenti tariffari non riconosciuti negli anni pregressi.

Nessun incremento. Non sono stati riconosciuti incrementi tariffari per il Consorzio per le Autostrade Siciliane (Messina-Catania e Messina-Palermo), per Autovie Venete S.p.A. e per Asti-Cuneo. Le tariffe di pedaggio della società Cav sono state ridotte, rispettivamente, del 1% per l'A4 Venezia-Padova tangenziale ovest di Mestre e raccordo con aeroporto Marco Polo, e del 1,18% per il Passante di Mestre.

I consumatori. Le associazioni dei consumatori sono sul piede di guerra e giudicano i rincari annunciati oggi come "l'ennesimo via libera del governo ad aumenti del tutto ingiustificati, che vanno ad aggiungersi a quelli scattati nel maggio scorso, e che contribuiranno ad aggravare ulteriormente le condizioni delle famiglie già duramente provate da una terribile annata all'insegna della crisi". Secondo Adusbef e Federconsumatori "l'incremento delle tariffe comporterà, per costi diretti ed indiretti, un aumento del tasso di inflazione dello 0,2%, pari ad un maggiore esborso di 60 euro annui a famiglia, che si aggiungono agli aumenti già prospettati, sforando così i 600 euro di aumenti tariffari nel 2010".

Su anche la benzina. Cattive notizie per i consumatori arrivano anche dalla benzina: "Dopo il forte balzo in avanti deciso ieri da Agip, oggi tutte le altre compagnie si adeguano posizionandosi intorno a 1,325 euro/litro sulla benzina e a 1,169 euro/litro sul gasolio. E la tendenza all'aumento, almeno sul mercato dei prodotti raffinati del Mediterraneo, non si è ancora esaurita", rileva la Staffetta Quotidiana (quotidiano delle fonti di energia) che, monitorando i prezzi dei carburanti, sottolinea che "ieri infatti si è registrata una nuova chiusura in forte rialzo che lascia aperta la possibilità di nuovi rincari a cavallo di Capodanno". La benzina "è aumentata oggi tra i 10 e i 16 millesimi" e il gasolio "tra i 5 e i 20". "L'allineamento tra le diverse compagnie è quasi perfetto, fatta eccezione per Shell (1,337 /litro la verde e 1,182 /litro il gasolio) ed Erg, (rispettivamente 1,319 e 1,164 /litro)".

(30 dicembre 2009)

 

 

 

Il ministero: questa cifra vale "ben oltre 6 punti di prodotto interno lordo"

"Portare o tenere i soldi nei paradisi fiscali adesso non conviene più"

Scudo fiscale, Tesoro soddisfatto

"Rimpatriati 95 miliardi di euro"

Scudo fiscale, Tesoro soddisfatto "Rimpatriati 95 miliardi di euro"

ROMA - Lo scudo fiscale ha permesso il rimpatrio di 95 miliardi di euro, fa sapere con soddisfazione il ministero dell'Economia, spiegando che "la cifra (pari a 190.000 miliardi di vecchie lire) è il volume delle operazioni. Su questo volume, il 98% è fatto da rimpatri effettivi in Italia".

"Sono numeri che marcano uno straordinario successo - afferma la nota - segno di forza della nostra economia e di fiducia nell'Italia. E anche di intelligenza. L'impegno dei principali Paesi del G20 è infatti nel senso che: 'Il tempo dei paradisi fiscali è finito per sempre'. Portare o tenere i soldi nei paradisi fiscali non conviene più, né economicamente né fiscalmente. Il rendimento è minimo, il rischio è massimo".

Il termine di riapertura delle operazioni di rimpatrio con maggiorazioni di aliquota ad aprile 2010 - sottolinea quindi il comunicato - è "ultimo e definitivo. L'alternativa in tutti i Paesi G20 è costituita solo dall'applicazione delle nuove e molto efficaci norme antievasione".

Questi 95 miliardi di euro valgono "ben oltre 6 punti di prodotto interno lordo", evidenzia ancora il ministero dell'Economia. Secondo le ultime stime ufficiali i rimpatri da scudo erano superiori agli 80 miliardi di euro. Ma i risultati contabilizzati hanno superato questa stima. Per quanto riguarda invece le stime di gettito legate alla proroga dello scudo fino al 30 aprile, al momento la cifra posta nel decreto Mille Proroghe è simbolicamente quella di un euro. Secondo fonti bancarie comunque si potranno raccoglier ancora almeno 30 miliardi.

(29 dicembre 2009)

 

 

 

La denuncia dell'Autorità inviata a Bankitalia, governo e parlamento

"Per la clientela, nuove commissioni peggiori del massimo scoperto"

Conti bancari, l'Antitrust accusa

"Chi va in rosso paga troppo"

Il Codacons: "Maximulta da un miliardo alle banche che hanno spremuto i loro clienti"

Conti bancari, l'Antitrust accusa "Chi va in rosso paga troppo"

ROMA - Le nuove commissioni bancarie che hanno sostituito la "commissione di massimo scoperto" si stanno rivelando più costose per i consumatori. Lo dice l'Antitrust che ha girato una segnalazione al governo, al Parlamento ed alla Banca d'Italia, per sottolineare l'esito di un monitoraggio effettuato sulle condizioni applicate alla clientela dai principali gruppi bancari.

Dall'indagine dell'Antitrust, emerge che per gli scoperti transitori di conto corrente si è verificato un innalzamento dei costi per i correntisti. In pratica, secondo l'Antitrust, per chi oggi va momentaneamente in rosso sul proprio conto bancario, i costi sono aumentati fino a livelli superiori anche di 15 volte rispetto alla vecchia commissione di massimo scoperto.

"In particolare - spiega la nota dell'Autorità garante per la concorrenza e il mercato - per lo scoperto è emerso che, considerando importi e durate del 'rosso' rappresentativi di un comportamento medio dei correntisti privi di fido, le nuove condizioni economiche si presentano in cinque casi peggiorative, in una misura che varia da circa il doppio sino a quindici volte. In un sesto caso le condizioni sono risultate equivalenti a quelle vigenti con il precedente regime normativo, mentre solo in un caso sono più vantaggiose".

Situazione anche peggiore per i correntisti che invece possono contare sul fido, almeno fino all'entrata in vigore della legge del 3 agosto 2009 che ha messo un tetto dello 0,50% per trimestre sull'importo dell'affidamento al corrispettivo pagato dal cliente. Fino a quella modifica, venivano applicate aliquote variabili dallo 0,90% all'1,50% trimestrale, oppure aliquote annue ricomprese tra il 3,60% e il 6%. Secondo l'indagine Antitrust, si trattava di aliquote sempre più "pesanti" rispetto alla commissione di massimo scoperto quando gli utilizzi delle somme avvenivano entro il fido e più vantaggiose solo se si "sconfinava" rispetto alla somma affidata.

In sostanza, il cliente "virtuoso" era penalizzato, come era mediamente più penalizzato il cliente che aveva un fido minore. Con la legge di agosto, invece, le nuove commissioni sono diventate più vantaggiose ma solo a partire da un ammontare di utilizzo del fido stesso superiore circa alla metà.

La morale - cioè il cuore della segnalazione inviata dall'Antitrust anche a governo e Bankitalia - è che dall'abolizione del massimo scoperto non sono arrivati i tanto attesi risparmi per i consumatori, anzi: "Le nuove condizioni economiche" previste dalle banche, scrive l'Antitrust, "si presentano quasi sempre peggiorative in termini di esborso economico rispetto alla commissione di massimo scoperto ed alle altre voci di costo previste in precedenza".

Le reazioni "Eravamo certi che le banche avrebbero trovato velocemente il modo di mettere furbescamente le mani in tasca ai consumatori - dice Carlo Rienzi, presidente del Codacons - . Per questo chiediamo che sia elevata, nei confronti degli istituti di credito che hanno sostituito la commissione di massimo scoperto con balzelli addirittura 15 volte più cari, una maxi-sanzione non inferiore a un miliardo di euro, così da dare una lezione all'arrogante mondo bancario che continua a spremere come limoni i propri clienti".

Adusbef e Federconsumatori invece annunciano che avvieranno class action contro le banche troppo "esose", anche perché la segnalazione dell'Antitrust confermerebbe quanto denunciato più volte dalle due associazioni circa i costi eccessivi imposti alla clientela in caso di "scoperto".

(29 dicembre 2009)

 

 

 

 

L'UNITA'

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2009-12-31

2010, batoste su casello e benzina

"Non ci sarà alcuna stangata". Parola di Paolo Bonaiuti. "Nessuna tassa in più nella manovra". Parola di Giulio Tremonti. "Non metteremo le mani nelle tasche degli italiani". Parola di tutto il governo Berlusconi. Peccato che i numeri dicano tutt’altro. Da domani scattano gli aumenti dei pedaggi autostradali (la Borsa ci crede tanto da premiare i titoli delle concessionarie), i rincari della benzina sono già partiti a Natale (in una settimana il pieno è aumentato di 1,20 euro), con la manovra (quindi sempre da domani) "piovono" nuove tasse su chi vuole intentare una causa (anche di lavoro, finora esclusa dalla tassa) o impugnare una multa. E non solo: nuovi prelievi anche sui biglietti aerei (3 euro).

Bonaiuti parla di slogan, e di chiacchiere della sinistra. Nel frattempo le famiglie dovranno tirare avanti con salari più magri (la crisi colpisce ancora soprattutto l’occupazione) e listini che si infiammano. Non c’è che dire. il 2010 non comincia bene. Soprattutto per chi si mette in viaggio o intende far valere i propri diritti. Per Federconsumatori gli aumenti sfiorano i 600 euro annui sommando gli ultimi rincari con le tariffe di acqua, rifiuti, Rc auto e gas: 50 euro in più al mese. Quanto un ricco rinnovo contrattuale. "È necessario, quindi, che il viceministro Vegas mantenga la sua promessa di inserire nel decreto milleproroghe un blocco delle tariffe per dare respiro alle famiglie", dichiarano Elio Lannutti e Rosario Trefiletti class action Per i cittadini ci sarà poco da sperare nella class action, anche quella in vigore da domani. Per come è stata ridisegnata, sarà complicatissimo ( e costoso) e soprattutto inutile nei casi già acclarati di "truffa collettiva".

La norma modificata dal parlamento a maggioranza di centrodestra, infatti, non consente la "retroattività" e dunque lascia senza tutele le vittime dei crack Cirio e Parmalat, così come gli obbligazionisti e i piccoli azionisti Alitalia. Per di più, riducendo a una decina i Tribunali "abilitati" ad accogliere i ricorsi, rende molto complicato procedere. In ogni caso Federconsumatori e Adusbef sono già pronte ad avvalersi del nuovo strumento giuridico: la prima class action italiana sarà quella contro le banche per via delle commissioni richieste al posto del massimo scoperto (abrogato per legge), commissioni che si stanno rivelando più care del prelievo cancellato. Autostrade Sui pedaggi autostradali c’è stata la levata di scudi dei consumatori. Gli aumenti in media sono del 2,7%, ma con punte di oltre il +15%. Per Autostrade per l'Italia, la principale concessionaria italiana (gruppo Atlantia), che gestisce oltre 2.800 chilometri di autostrade, l'aumento è del 2,40%.

C'è anche il caso di pedaggi invariati (per esempio il consorzio per le Autostrade Siciliane, Messina-Catania e Messina-Palermo; per Autovie Venete e per Asti-Cuneo). E ci sono anche pedaggi che sono stati ridotti: quelli di Concessioni Autostradali Venete (dell'1% per l'A4 Venezia-Padova, tangenziale ovest di Mestre, e raccordo con aeroporto Marco Polo; dell'1,18% per il passante di Mestre). Ma sul resto è una pioggia di aumenti. Batte tutti quello sulla Novara Est-Milano (15,83%); seguita dalla Torino-Novara Est (15,29%). Non scherza la Brescia-Padova (6,56%), tallonata dalla Strada dei parchi (4,78%). L’aumento peserà sui consumatori - osservano Adusbef e Federconsumatori - sia direttamente che indirettamente sui costi delle merci. Per l’Adiconsum sono del tutto ingiustificati gli aumenti superiori al tasso di inflazione.

31 dicembre 2009

 

 

 

 

 

Il dato Istat di ottobre al netto del boom della cassa integrazione

la crisi colpisce soprattutto i settori farmaceutico, tlc e macchinari

Occupazione, nelle grandi industrie

scesa del 3,7 per cento in un anno

Occupazione, nelle grandi industrie scesa del 3,7 per cento in un anno

ROMA - L'occupazione nelle grandi imprese a ottobre è diminuita dell'1,9% rispetto allo stesso mese del 2008 ed è rimasta invariata rispetto a settembre 2009. Lo comunica l'Istat precisando che al netto della cassa integrazione guadagni il calo è stato del 3,7% su base annua, mentre si è registrata una variazione nulla su base mensile. Se si prendono in considerazione solo le grandi aziende dell'industria l'occupazione è calata del 3,7% rispetto a un anno fa (il dato peggiore da novembre 2002).

Quanto alla cassa integrazione ordinaria, a ottobre nelle grandi imprese sono state utilizzate 38,2 ore per ogni mille ore lavorate contro le 15,8 ogni mille dell'ottobre 2008. Nel confronto tra i primi dieci mesi del 2009 e il corrispondente periodo del 2008, il ricorso alla cig ha registrato un incremento di 31,2 ore per ogni mille ore lavorate. Nella grande industria questo dato schizza a 94 ore ogni mille lavorate rispetto alle 39,7 del 2008. Il ricorso alla cig è cresciuto, anche se a tassi più ridotti, anche nelle grandi aziende dei servizi.

A ottobre, oltretutto, l'Istat ha registrato anche una diminuzione congiunturale (al netto della stagionalità) dello 0,4% delle retribuzioni. La variazione tendenziale di ottobre, misurata sull'indice grezzo, è del +4,5%, mentre anno su anno (primi 10 mesi) la retribuzione lorda per ora lavorata ha registrato un incremento dell'1,6%.

Tornando all'occupazione nell'industria, i settori più colpiti dal calo sono la farmaceutica con un -8,3%, computer, elettronica e ottica -7%, articoli in gomma e plastiche nonché macchinari e attrezzature -5,6%.

(30 dicembre 2009)

 

 

 

 

 

 

Fondi comunitari, nel 2008

frodi per 153 milioni di euro

 

ROMA - Superano i 153 milioni le somme da recuperare per irregolarità dei Fondi comunitari: lo evidenzia la Corte dei Conti nella relazione annuale 2009 sui "rapporti finanziari con l'Unione europea e l'utilizzazione dei Fondi comunitari al 31 dicembre 2008". Di questi, il 66,81% (pari a 102,6 mln) sono ascribili a fenomeni di irregolarità relativi ai Fondi strutturali. Ma il dato più significativo è che, sempre con riguardo ai soli Fondi strutturali, nel 2003-2008 il numero complessivo dei casi di irregolarità segnalati alla Commissione Europea sono stati 3.601 di cui 801 solo nel 2008, con un incremento di quasi 5 volte rispetto ai casi segnalati nel 2003.

(30 dicembre 2009)2009-12-30

L'Istat: l'occupazione cala ancora. Nelle grandi aziende è quasi -2%

Nonostante il governo Berlusconi dica il contrario, la crisi continua e lo confermano i dati. L'Istat fa sapere ora che l'occupazione nelle grandi imprese a ottobre è diminuita dell'1,9% rispetto allo stesso mese del 2008 ed è rimasta invariata rispetto a settembre 2009. L'Istituto di statistica precisa che al netto della cassa integrazione anche i guadagni sono in calo del 3,7% su base annua, mentre si è registrata una variazione nulla su base mensile. Se si prendono in considerazione solo le grandi aziende dell'industria l'occupazione è calata addirittura del 3,7% rispetto a un anno fa ed è il dato peggiore dal novembre 2002.

Se si prende in considerazione la cassa integrazione ordinaria, a ottobre nelle grandi imprese sono state utilizzate 38,2 ore per ogni mille ore lavorate contro le 15,8 ogni mille dell'ottobre 2008. Nel confronto tra i primi dieci mesi del 2009 e il corrispondente periodo del 2008, il ricorso alla Cig ha registrato un incremento di 31,2 ore per ogni mille ore lavorate. Nella grande industria questo dato sale fino a 94 ore ogni mille lavorate rispetto alle 39,7 del 2008. Il ricorso alla Cig è cresciuto, anche se in misura minore, anche nelle grandi aziende dei servizi. I settori più colpiti dal calo sono la farmaceutica con un -8,3%, computer, elettronica e ottica -7%, articoli in gomma e plastiche nonché macchinari e attrezzature -5,6%.

A ottobre, inoltre, l'Istat ha registrato anche una diminuzione congiunturale (al netto della stagionalità) dello 0,4% delle retribuzioni. La variazione tendenziale di ottobre, misurata sull'indice grezzo, è del +4,5%, mentre anno su anno (primi 10 mesi) la retribuzione lorda per ora lavorata ha registrato un incremento dell'1,6%.

30 dicembre 2009

il SOLE 24 ORE

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2009-12-30

Per Autostrade rincari del 2,4%

di Laura Serafini

30 dicembre 2009

Gli adeguamenti per il nuovo anno

Nuovi rialzi per i listini dei carburanti

Dal 1° gennaio gas più caro in calo la bolletta della luce

Scatteranno alla mezzanotte di domani gli aumenti delle tariffe autostradali. L'appuntamento annuale con il rincaro al casello, dopo l'approvazione delle nuove convenzioni autostradali avvenuto lo scorso anno, sarà inesorabile. I ministeri per le Infrastrutture e per l'Economia hanno approvato ieri con decreto gli aumenti proposti dall'Anas per 21 concessionarie autostradali.

Gli aumenti saranno tutto sommato contenuti sulla gran parte della rete: il pedaggio sulle tratte di Autostrade per l'Italia, che gestisce il 53% della viabilità nazionale per un percorso di 1.100 chilometri (tra cui l'Autostrada A1, la A4 Milano-Brescia, l'Autostrada del Sole A14), aumenterà del 2,4 per cento, esattamente come lo scorso anno, e si colloca al di sotto della media di settore degli aumenti. L'Aiscat, l'associazione delle concessionarie, ha infatti calcolato che la media dell'incremento per tutto il settore è pari al 2,75%, in calo rispetto allo scorso anno quando la media è risultata pari al 3,47 per cento.

A trainare gli aumenti nel maggio scorso – le tariffe furono sbloccate a fine aprile perché erano state congelate per i primi quattro mesi dell'anno a seguito della crisi – erano state le concessionarie del gruppo Gavio.

In particolare la Satap, che gestisce le tratte Torino-Piacenza e Torino-Milano. Nel maggio scorso la To-Milano si era vista riconoscere un'impennata del 19,5%: dal primo gennaio 2010 l'aumento su questa tratta sarà più contenuto ma resterà comunque il più alto tra gli incrementi e pari a circa il 15,5-16 per cento. Anche la Torino-Piacenza manterrà un rincaro consistente, seppure questo sarà del 9,5% circa contro il 12,6% di maggio.

La società del gruppo Gavio era stata tra le poche a chiedere e ottenere un riequilibrio finanziario del piano di sviluppo, avvalendosi della riforma voluta dall'ex ministro Antonio Di Pietro. Autostrade per l'Italia, invece, ha ottenuto l'approvazione via decreto-legge di un contratto ad hoc che stabilisce incrementi constanti per venti anni in base a una formula tariffaria che prevede il recupero degli investimenti fatti più il 70% dell'inflazione reale. Il piano finanziario di Autostrade è strutturato in modo tale da garantire aumenti tariffari molto contenuti entro i primi 4-5 anni, ma questi sono destinati a salire sensibilmente negli anni successivi di pari passo con l'implementazione del piano di investimenti.

Tra gli aumenti previsti per le altre concessionarie autostradali, la Brescia-Padova dovrebbe vedersi riconoscere un adeguamento del 6,5% (contro l'1,6% di maggio). L'Autobrennero dovrebbe restare in linea con lo scorso anno e ottenere un +1,6%, altrettanto dovrebbe accadere per la Milano-Serravalle (+2,48% nel maggio scorso).

Gli aumenti sono comprensivi di una quota pari a 3 millesimi di euro a chilometro per il traffico leggero e a 9 millesimi di euro per il traffico pesante che andranno nelle casse dell'Anas. L'ente guidato da Pietro Ciucci dovrebbe così incassare quest'anno un importo complessivo ben inferiore a 300 milioni di euro, contro i 330 milioni registrati nel 2009. Oggi, comunque, è prevista la comunicazione ufficiale degli aumenti da parte di Aiscat e di Anas. Ieri intanto Atlantia, la holding che controlla Autostrade, ha annunciato che il raccordo autostradale Valle D'Aosta, una delle concessionarie che fanno capo al suo gruppo, ha siglato con Anas la nuova convenzione unica.

30 dicembre 2009

 

 

 

 

Gli adeguamenti per il nuovo anno

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30 dicembre 2009

GLI AUMENTI AL CASELLO+2,7%

Scatteranno alla mezzanotte di domani gli aumenti delle tariffe autostradali: l'Aiscat ha calcolato che la media dell'incremento per tutto il settore è pari al 2,75%. Il pedaggio sulle tratte di Autostrade per l'Italia (che gestisce il 53% della viabilità nazionale) aumenterà del 2,4%.

Nel dettaglio gli adeguamenti praticati dalle società autostradali:

Ativa S.p.A. 6,23%

Autostrade per l'Italia S.p.A. 2,40%

Autostrada del Brennero S.p.A. 1,60%

Brescia-Padova S.p.A. 6,56%

Centropadane S.p.A. 0,74%

CISA S.p.A. 1,76%

Fiori S.p.A. 1,15%

Milano Serravalle Milano Tangenziali S.p.A. 1,41%

Tangenziale di Napoli S.p.A. 2,17%

RAV S.p.A. 0,94%

SALT S.p.A. 1,50%

SAT S.p.A. 2,11%

Autostrade Meridionali (SAM) S.p.A. 1,43%

SATAP Tronco A4 S.p.A. (Novara Est-Milano) 15,83%

SATAP Tronco A4 S.p.A. (Torino-Novara Est) 15,29%

SATAP Tronco A21 S.p.A. 9,70%

SAV S.p.A. (Autostrada) 1,36%

SAV S.p.A. (Raccordo Gran S. Bernardo) 1,04%

SITAF S.p.A. 2,35%

Torino-Savona S.p.A. 1,47%

Strada dei Parchi SpA 4,78%

I RINCARI DEGLI SCALI AEROPORTUALI1 - 3 €

Da marzo gli scali aeroportuali potranno applicare rincari tra 1 e 3 euro (in base al volume degli investimenti e al numero di passeggeri di ogni scalo). Un aumento che le compagnie aeree metteranno a carico dei passeggeri attraverso i biglietti aerei.

IL GAS AUMENTERA' DAL 1° GENNAIO+2,8%

Dopo un anno di ribassi, tornano a salire le tariffe del gas: da gennaio i prezzi di riferimento saliranno del 2,8% ovvero circa 26 euro in più su base annua. Si continuerà a risparmiare, invece, per la bolletta della luce: le tariffe per il primo trimestre 2010 sono state ridotte del 2,2 per cento

30 dicembre 2009

 

 

 

 

 

 

Nuovi rialzi per i listini dei carburanti

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"Dai nostri archivi"

Carburanti, rincorsa all'aumento. Agip porta la verde a 1,34 euro

Il petrolio cala, la benzina sale Tesoro: "Prezzi in media europea"

Benzina, giù i prezzi. Diesel a 1,169 euro

Caro carburanti, Visco prepara un decreto per frenare i prezzi

Benzina e gasolio tornano a scaldare i listini

Nuovi rialzi dei prezzi dei carburanti. Ieri, dopo quasi due settimane di stand-by, Agip ha ritoccato i listini riportandoli ai livelli di inizio novembre: secondo la rilevazione della Staffetta Quotidiana, il prezzo consigliato è salito a 1,324 euro al litro (+2,5 centesimi) per la benzina e a 1,169 euro (+2 centesimi) per il gasolio. Api/Ip da oggi aumenta il prezzo della benzina di un centesimo a 1,309 euro, mentre per Tamoil aumentano sia la verde (+1 centesimo a 1,308) che il gasolio (+0,5 centesimi a 1,153). Rialzi anche per Erg (+1 centesimo su entrambi i prodotti, a 1,319 euro al litro per la verde e 1,164 per il gasolio) e Shell (+0,5 centesimi a 1,327 per la verde).

Il trend rialzista che si è ripresentato nei giorni di fine anno rende ancora più attuale il dibattito sulla riforma dei carburanti. Il ministero dello Sviluppo economico, con un provvedimento predisposto dal sottosegretario con delega all'energia, Stefano Saglia, ha deciso di accelerare agganciando la riforma, sotto forma di delega al governo, con un subemendamento alla legge Comunitaria 2009 che tornerà al Senato alla ripresa dei lavori. Istituzione di una "borsa" dei carburanti simile alla borsa elettrica; trasformazione, di fatto, delle variazioni quotidiane dei listini in variazioni settimanali; creazione di un contratto tipo tra compagnie e gestori da approvare con decreto del ministero dello Sviluppo: queste le principali novità. Praticamente tutte contestate dall'Unione petrolifera. In una nota, il presidente dell'Up Pasquale De Vita invoca subito un confronto con il ministero e le altre parti coinvolte (gestori, enti locali in primis) "sul merito dei problemi" per scongiurare "proposte che peggiorerebbero solo la situazione". C'è un'altra via per ridurre il differenziale con l'Europa, suggerisce De Vita, sottolineando che le aziende avevano iniziato a elaborare "proposte comuni" sulla ristrutturazione della rete, sentita l'Antitrust. De Vita contesta la mancata "consultazione preventiva" e il trasferimento ai carburanti "in modo maldestro di principi e criteri propri del mercato dell'energia elettrica e il gas".

Secondo l'Up, immaginare una "borsa del petrolio" per la negoziazione dei prodotti petroliferi, sia a livello di grossisti che di gestore, "sembra non tenere conto che esiste già un ampio mercato di scambi che ha come riferimento, così come in tutto il resto d'Europa, le quotazioni Platts dei prodotti finiti a livello internazionale". L'istituzione di un contratto tipo tra proprietari di impianti e gestori – rileva inoltre l'Unione petrolifera – limita fortemente la libertà negoziale tra le parti anche per i rapporti contrattuali già esistenti. Netta bocciatura, poi, per i vincoli che verrebbero apposti sulle vendite al dettaglio e sull'imposizione di esclusiva alle aziende che hanno attività upstream (ricerca e coltivazione idrocarburi), di raffinazione o di distribuzione all'ingrosso. "Una sorta di "esproprio di 12.000 impianti di proprietà", contesta l'Up: un vincolo "contrario alle norme costituzionali sulla libertà di impresa".

30 dicembre 2009

 

 

 

 

 

Dal 1° gennaio gas più caro

in calo la bolletta della luce

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29 dicembre 2009

Il 17% delle famiglie non arriva a fine mese

"Dai nostri archivi"

Scende il costo delle bollette: -10ce, -7,7 0as

Luce e gas, in arrivo nuovi ribassi per 107 euro in un anno

Tariffe, da gennaio in calo luce, gas e Gpl

Luce e gas: tariffe in aumento da aprile per il caro greggio

Non c'è liberalizzazione e per luce e gas tariffe sempre più care

Dopo un anno di ribassi le tariffe del gas tornano a crescere. Dal primo gennaio i prezzi aumenteranno infatti del 2,8%. In calo, invece, le tariffe di riferimento per l'energia elettrica: -2,2% per il primo trimestre 2010. Lo ha stabilito l'Autorità per l'energia e il gas.

I rialzi delle quotazioni internazionali degli idrocarburi - spiega l'Autorità in una nota - avrebbero comportato un incremento del 3,2% per il gas; tale incremento, tuttavia, è stato in parte compensato da diminuzioni delle componenti tariffarie di trasporto e distribuzione gas, decise dall'Autorità. Ciò ha consentito di contenere l'aumento complessivo al 2,8% e la maggiore spesa a 26 euro su base annua, dopo le riduzioni di 185 euro nel 2009. In ogni caso, i prezzi del gas, in vigore da gennaio, secondo l'Autorità saranno inferiori del 13,3% rispetto ai prezzi del primo trimestre 2009.

Per quanto riguarda invece la spesa media della famiglia tipo per l'elettricità, con gli adeguamenti di oggi si ridurrà di circa 10 euro su base annua, in aggiunta ai 39 euro di riduzioni del 2009.

Nel complesso, quindi, la spesa media delle famiglie per gas ed elettricità, nei primi tre mesi del 2010, segnerà un +1,1% rispetto all'ultimo trimestre 2009, con un incremento totale di 16 euro su base annua. Rispetto al primo trimestre 2009 resta una diminuzione della spesa dell'11% circa.

"Per il gas pesa l'aumento dei prezzi petroliferi, pur se in termini attenuati e diluiti dai metodi da noi adottati per l'aggiornamento trimestrale delle bollette; in effetti abbiamo dovuto assistere ad un nuovo balzo del barile, superiore all'80% in dollari dal dicembre 2008 al dicembre 2009 - ha sottolineato il presidente dell'Autorità Alessandro Ortis - Per l'energia elettrica, invece, stiamo raccogliendo i vantaggi della maggior concorrenza che ha portato ad una diminuzione dei prezzi del 10% in 15 mesi. Infine - ha concluso Ortis - ricordo le possibili riduzioni di oltre il 15% sulla spesa annuale al netto delle tasse, per le famiglie più bisognose che possono usufruire dei bonus gas ed elettricità".

Nel dettaglio, l'Autorità ricorda infatti come per le famiglie in condizioni di particolare disagio economico o numerose, continuano a valere i benefici indotti dal bonus gas e dal bonus elettrico che permetteranno ai beneficiari di ottenere uno sconto del 15% e 20% circa, rispettivamente sulle bollette di gas ed elettricità al netto delle imposte. Cumulando i due bonus, infatti, si possono ottenere riduzioni comprese tra 82 e 359 euro (l'esatto valore è determinato per ogni beneficiario in ragione della numerosità del nucleo famigliare, del dove e del come viene consumato il gas).

29 dicembre 2009

 

 

 

 

Il 17% delle famiglie italiane fatica ad arrivare a fine mese

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29 dicembre 2009

"Dai nostri archivi"

Istat: nel 2008 più famiglie in difficoltà

Istat: fino a 40 anni i giovani a casa con mamma e papà

La crisi con gli occhi delle famiglie

Metà delle famiglie italiane vive con meno di 1.900 euro al mese

Italia cenerentola d'Europa per la banda larga

In Italia è salito il numero delle famiglie in affanno: nel 2008 il 17% ha avuto molte difficoltà ad arrivare a fine mese. Così risparmiare a tavola, su abiti e riscaldamento è diventato necessario per tanti. È questa la fotografia scattata dall'Istat sulle condizioni di vita e sul reddito degli italiani nel 2008.

Secondo l'indagine più di una famiglia su 10 lo scorso inverno è rimasta al freddo, non potendosi permettere di riscaldare sufficientemente la propria abitazione. Le difficoltà economiche, che rispetto all'anno precedente hanno colpito più persone (1,6 punti percentuali in più), hanno anche impedito al 18,2% di acquistare i vestiti necessari (in rialzo di 1,3 punti percentuali). Ed è cresciuta la percentuale di chi non è riuscito a pagare regolarmente le bollette, arrivata all'11,9% (salita di 3,1 punti percentuali).

I soldi nel portafoglio per l'8,3% (in rialzo di 1 punto percentuale) non sono neanche bastati per fare fronte alle spese di trasporto. Perfino gli acquisti più basilari, come quelli per mangiare e bere, hanno messo in difficoltà le famiglie italiane: il 5,7% di queste non ha potuto contare su un reddito sufficiente per muoversi senza problemi tra gli scaffali dei supermercati. Anche gli esborsi per la salute non sono per tutti i portafogli, le spese mediche hanno costituito un lusso per l'11,2%.

Il disagio non colpisce allo stesso modo tutto il Paese: più si scende lungo lo Stivale e più figli si hanno a carico maggiore sarà l'affanno. Infatti, rispetto alla media nazionale che vede in difficoltà meno di un quinto delle famiglie (17%), il livello si alza e arriva a toccare il 25,6% nel Mezzogiorno e il 30,7% dei nuclei con più di tre figli. La Regione che ha sofferto di più nel 2008 è stata la Sicilia, nell'Isola oltre il 30% delle persone arriva con molta difficoltà a fine mese e una famiglia su 10 non ha avuto abbastanza soldi per comprare da mangiare e da bere e più di una su quattro ha evitato di accendere i riscaldamenti per risparmiare.

Altro capo d'Italia e la situazione cambia completamente: in Valle d'Aosta la quarta settimana è stato un problema solo per il 6,8% delle famiglie e al supermercato hanno fatto economie solo il 2,6%. Ma l'unica Regione del Paese che nonostante la crisi ha visto migliorare le condizioni di vita dei suoi abitanti è il Molise. In questo angolo di Centro Sud il 2008 ha portato una boccata d'ossigeno: rispetto all'anno precedente le famiglie che raggiungevano la fine mese con l'acqua alla gola si sono ridotte di quasi 7 punti percentuali, dal 17,6% all'11,9% e si è quasi dimezzata la percentuale di coloro che hanno passato l'inverno al freddo, dal 11,5% al 6,4%. Non è andata male neanche nelle Marche, la Regione ha resistito alla recessione, rispetto al 2007 non è aumentata la percentuale di chi suda per chiudere la quarta settimana.

29 dicembre 2009

 

 

 

 

Istat: +0,3% i prezzi alla produzione di novembre

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30 dicembre 2009

Il comunicato Istat

La serie storica

Osservatorio dell'economia

Istat, tasso invariato a ottobre per l'occupazione nelle grandi imprese

"Dai nostri archivi"

L'inflazione accelera in Italia Torna positiva nell'Eurozona

Prezzi alla produzione, Istat: a novembre -1,6u mese

Istat: invariati ad ottobre i prezzi alla produzione

Prezzi alla produzione in leggero calo a settembre

Istat: prezzi produzione -2 0n gennaio

Tornano a salire i prezzi alla produzione. Nel mese di novembre sono aumentati dello 0,3% su base congiunturale, mentre sono scesi del 3,1% su base tendenziale (indice a 108). Lo rende noto l'Istat, aggiungendo che il dato di ottobre è risultato leggermente positivo dopo essere stato rivisto da invariato a +0,1% congiunturale. "I prezzi - sottolinea l'Istat - sono in altalena da alcuni mesi ma su base trimestrale sono quasi fermi". Nel confronto tra la media degli ultimi tre mesi (settembre-novembre) e quella dei tre mesi precedenti, infatti, l'indice è aumentato dello 0,1%. L'indice relativo ai prezzi venduti sul mercato interno ha registrato un +0,3% congiunturale e un -3,5% tendenziale. Nella media degli ultimi tre mesi l'indice è aumentato dello 0,1% rispetto alla media dei tre mesi precedenti. Per i beni venduti sul mercato estero l'indice ha segnato un +0,3% in termini congiunturali e un -1,6% in termini tendenziali. Nella media sui tre mesi è rimasto invariato.

30 dicembre 2009

 

 

 

 

Con lo scudo fiscale rimpatriati 95 miliardi di euro

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29 dicembre 2009

SPECIALE Scudo Fiscale

"Dai nostri archivi"

A Intesa SanPaolo 10 miliardi con i rimpatri dello scudo fiscale

I mille tesori del popolo dello scudo

Scudo fiscale: sanatoria anche per case al mare e opere d'arte

I numeri dello scudo fiscale

Con lo scudo fiscale rientro dei capitali in 5 tappe

Lo scudo fiscale ha permesso il rimpatrio di 95 miliardi di euro. Lo rende noto il ministero dell'Economia, spiegando che "95 miliardi di euro (pari a 190.000 miliardi di vecchie lire) è il volume delle operazioni. Su questo volume, il 98% è fatto da rimpatri effettivi in Italia e vale "ben oltre i 6 punti di Pil".

"Sono numeri che marcano uno straordinario successo segno di forza della nostra economia e di fiducia nell'Italia. E anche di intelligenza. L'impegno dei principali Paesi del G20 è infatti nel senso che il tempo dei paradisi fiscali è finito per sempre. Portare o tenere i soldi nei paradisi fiscali non conviene più, nè economicamente nè fiscalmente. Il rendimento è minimo, il rischio è massimo".

Il termine di riapertura delle operazioni di rimpatrio con maggiorazioni di aliquota al 30 aprile 2010 - sottolinea quindi il comunicato - è ultimo e definitivo. Per quanto riguarda le stime di gettito legate a questa proroga, al momento la cifra posta nel decreto Mille Proroghe è simbolicamente quella di un euro. Secondo fonti bancarie comunque si potranno raccoglier ancora almeno 30 miliardi. .

29 dicembre 2009

 

 

 

 

Con lo scudo fiscale rimpatriati 95 miliardi di euro

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29 dicembre 2009

SPECIALE Scudo Fiscale

"Dai nostri archivi"

A Intesa SanPaolo 10 miliardi con i rimpatri dello scudo fiscale

I mille tesori del popolo dello scudo

Scudo fiscale: sanatoria anche per case al mare e opere d'arte

I numeri dello scudo fiscale

Con lo scudo fiscale rientro dei capitali in 5 tappe

Lo scudo fiscale ha permesso il rimpatrio di 95 miliardi di euro. Lo rende noto il ministero dell'Economia, spiegando che "95 miliardi di euro (pari a 190.000 miliardi di vecchie lire) è il volume delle operazioni. Su questo volume, il 98% è fatto da rimpatri effettivi in Italia e vale "ben oltre i 6 punti di Pil".

"Sono numeri che marcano uno straordinario successo segno di forza della nostra economia e di fiducia nell'Italia. E anche di intelligenza. L'impegno dei principali Paesi del G20 è infatti nel senso che il tempo dei paradisi fiscali è finito per sempre. Portare o tenere i soldi nei paradisi fiscali non conviene più, nè economicamente nè fiscalmente. Il rendimento è minimo, il rischio è massimo".

Il termine di riapertura delle operazioni di rimpatrio con maggiorazioni di aliquota al 30 aprile 2010 - sottolinea quindi il comunicato - è ultimo e definitivo. Per quanto riguarda le stime di gettito legate a questa proroga, al momento la cifra posta nel decreto Mille Proroghe è simbolicamente quella di un euro. Secondo fonti bancarie comunque si potranno raccoglier ancora almeno 30 miliardi. .

29 dicembre 2009

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

FAMIGLIA CRISTIANA

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http://www.italysoft.com/news/famiglia-cristiana.html

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2009-12-24

 

 

PANORAMA

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2009-12-24

 

 

L'ESPRESSO

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IL GIORNALE

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L'OSSERVATORE ROMANO

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CORRIERE dello SPORT

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LA STAMPA

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2009-12-24

 

 

 

SORRISI e CANZONI

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2009-12-24

 

WIKIPEDIA

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GENTE VIAGGI

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AUTO OGGI

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QUATTRO RUOTE

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PUNTO INFORMATICO

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2009-12-24

 

IL SECOLO XIX

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2009-12-24

 

LA NAZIONE

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IL FOGLIO

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IL MANIFESTO

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WALL STREET ITALIA

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2009-12-16

 

ARCHEOLOGIA VIVA

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AUDIO REVIEW

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DONNA MODERNA

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LE MONDE

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