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dal 28 Marzo al 4 Aprile 2010

9a SETTIMANA MONDIALE della Diffusione in Rete Internet nel MONDO de

" i Quattro VANGELI " della CHIESA CATTOLICA , Matteo, Marco, Luca, Giovanni, testi a lettura affiancata scarica i file cliccando sopra Italiano-Latino Italiano-Inglese Italiano-Spagnolo

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Pensioni più leggere da gennaio:

importi ridotti fino al 3,7

2009-12-14

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Pensioni, da gennaio più leggere

in vigore i nuovi coefficienti

Dall’inizio dell’anno prossimo, per il calcolo della pensione, verranno applicati i nuovi parametri ribassati tra il 6,38 per cento e l'8,41 per cento. Legati alle migliori aspettative di vita. Per Cgil perdite almeno del 3-4%. Il sindacato chiede di modificare i criteri e non applicarli retroattivamente su tutti i contributi. TABELLA COEFFICIENTI: come saranno dal 2010. INTERATTIVO PENSIONE: calcola quando e quanto. REQUISITI: come cambiano

Mancano due settimane e poi le pensioni saranno più leggere. Dal primo gennaio 2010 entreranno in vigore i nuovi coefficienti di trasformazione delle pensioni. Ovvero quegli elementi che vengono utilizzati per calcolare il valore della pensione. I nuovi parametri, che verranno applicati a partire dall'anno prossimo, rispetto a quelli impiegati fino ad ora sono ribassati, a seconda dell’età, di un valore compreso tra il 6,38 per cento e l’8,41 per cento (vedi tabella).

Perdite del 3-4 per cento. Gli impatti saranno diversi a seconda del sistema con cui viene calcolata la propria pensione. La Cgil ha stimato che, con l'applicazione automatica dei nuovi coefficienti di calcolo del montante contributivo, chi va in pensione oggi con il sistema misto (contributivo-retributivo) perderà circa il 3-4 per cento della pensione. La perdita sarà ancora maggiore per chi va in pensione con il sistema retributivo. Per questo Cgil ha chiesto di modificare i criteri di calcolo dei coefficienti di trasformazione e di applicarli "pro quota" solo sul montante contributivo dal 2010 in poi e non retroattivamente su tutti i contributi.

Andare in pensione con le quote. A gennaio 2010, e per tutto il 2010, varrà pure il meccanismo delle quote per l’accesso al pensionamento di anzianità (introdotto dalla legge 247 del 24 dicembre del 2007) in vigore già da luglio 2009. Possono andare in pensione coloro che hanno compiuto almeno 59 anni e hanno 36 anni di contributi. Il meccanismo delle quote fa sì quindi che si può andare con 35 anni di contributi ma solo se si sono compiuti almeno i 60 anni d’età. Fino alla fine di giugno 2009, i requisiti minimi erano di 58 anni con 35 anni di contributi.

A partire dal gennaio 2011 invece, per andare in pensione di anzianità, si dovrà toccare quota "96": ovvero potrà andarci chi avrà compiuto 60 anni di età e avrà 36 anni di contributi o 61 anni con 35 anni di contributi. Di seguito la tabella con la somma di età anagrafica e anzianità contributiva e l’età anagrafica minima secondo la legge 247 (vedi tabella).

Lo strumento interattivo. Per calcolare la data di pensionamento e l’importo della pensione netta annua (vedi dettaglio) è possibile utilizzare lo strumento del Calcola Pensione che dà la possibilità anche di scoprire quanto vale la pensione netta in termini percentuali rispetto all’ultimo stipendio netto.

Le istruzioni per l'uso. Per utilizzare il calcolatore si dovrà specificare la data di nascita, il sesso, il codice di avviamento postale, la data di inizio di iscrizione alla previdenza obbligatoria, la categoria, la professione, e il reddito annuo. E' utile precisare che, per una corretta lettura delle previsioni, l'importo del reddito da lavoro dell'anno in corso va imputato al netto di tasse e contributi. Sarà inoltre sempre l'utente a definire l'ipotesi del percorso di carriera - assestato, medio o brillante - da qui alla data di pensionamento.

 

 

L'UNITA'

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2009-12-14

 

 

il SOLE 24 ORE

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2009-12-14

 

Pensioni più leggere da gennaio: importi ridotti fino al 3,7%

di Sergio D'Onofrio

13 novembre 2009

Donne obbligate al lavoro più a lungo

"Dai nostri archivi"

Un passo indietro: la riforma previdenziale del 1995 (legge 335/95)

La riforma in dieci parole chiave

Previdenza, nel 2020 l'assegno calerà del 10%

Pensioni, nel 2020 l'assegno calerà del 10%

Mobilità esclusa dagli scalini

Chi lascia il lavoro nel 2010 avrà una pensione più leggera se ha versato meno di 18 anni di contributi entro il 1995. Da gennaio entrano infatti in funzione i nuovi coefficienti per il calcolo dei trattamenti quantificati con il sistema misto o interamente contributivo.

La revisione dei parametri iniziali, messa in programma dalla riforma Dini (legge 335/95), doveva scattare ogni dieci anni. L'obiettivo era stare al passo con l'andamento della vita media. Il principio era: se si vive più a lungo diventa di conseguenza più ampio il periodo in cui si beneficierà dell'assegno. Saltata la scadenza del 2006, la legge 247/07 ha stabilito di fare partire i nuovi coefficienti dal 2010 e di aggiornarli ogni tre anni

Rispetto ai valori in vigore fino al 31 dicembre di quest'anno, si registra una riduzione che va dal 6,38% per chi può mettersi in pensione a 57 anni all'8,41% per chi si ritira a 65 anni. La decurtazione sale con il crescere dell'età perché, dal punto di vista statistico, è provato che con il passare degli anni aumentano le possibilità di una lunga vita.

Dai nuovi coefficienti sono esclusi coloro che avendo 18 anni di contributi al 31 dicembre '95 restano agganciati anche per gli anni a venire al calcolo retributivo. Invece, sono interessati ai nuovi coefficienti coloro che hanno diritto a una pensione di vecchiaia (o tutta contributiva per opzione o calcolata con il sistema misto). La pensione anzianità (che richiede 35 anni di contributi) con una quota contributiva, invece, scatterà solo dal 2014-2015.

Il calcolo misto

Per quanto riguarda il calcolo misto, per coloro che sono in attività dal 1979 in poi (meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre '95) la pensione si sdoppia: una quota resta agganciata al valore degli stipendi dell'ultimo periodo di attività mentre la parte rimanente è rapportata a quanto è stato versato dal 1996.

In generale (si veda anche la scheda) che chi va in pensione con il sistema misto sarà penalizzato, in quanto potrà contare su un assegno più basso di quello che riceverebbe con un calcolo interamente retributivo. Per un uomo di 65, con 30 di contributi, e con un reddito di 40mila euro la perdita è del 2%: se fosse andato in pensione nel 2009 avrebbe percepito un trattamento di 23.789 euro. Poiché va a riposo nel 2010 il taglio sarà di 455 euro. Con 25 anni di contributi la riduzione è del 2,6% (515 euro), del 3,7% (573 euro) con 20 di anzianità. Ma le cose non stanno sempre cosi, almeno per i lavoratori dipendenti. A 65 anni di età e 31 di contributi, di cui 14 versati dal '96, il sistema misto si rivela più generoso di quello retributivo per i redditi alti, da 60miila euro in su.

Tutto ciò si spiega con il fatto che per la quota contributiva la capitalizzazione del montante non risente, come invece accade nella formula retributiva, della riduzione dei rendimenti oltre una certa soglia. Infatti, sulla parte di retribuzione superiore al cosiddetto "tetto" (42.069 euro nel 2009) per ogni anno di lavoro non viene più riconosciuta una quota di pensione del 2%, ma una percentuale via via più bassa, ridotta a meno della metà (0,90%) per le retribuzioni annuali oltre gli 80mila euro.

Diversa è la situazione dei lavoratori autonomi, per i quali il calcolo misto ha per tutti un effetto penalizzante. Con 65 anni di età, 31 anni di contributi di cui 14 versati dal '96 i trattamenti scendono di quasi il 12% per i redditi più bassi, mentre per quelli medio alti perdono intorno al 9 per cento. Ciò dipende dal fatto che, versando di meno (20% contro il 33% dei dipendenti), accumulano un montante più basso per il calcolo della quota contributiva.

Il contributivo puro

I nuovi coefficienti incideranno nella misura piena, vale a dire con le riduzioni indicate nella tabella in alto, sui trattamenti che nel 2010 saranno calcolati interamente con il sistema contributivo. Per ora sono interessate solo alcune categorie di futuri pensionati.

Il contingente più numeroso è rappresentato da persone, già in pensione o con una doppia attività, che acquisiscono il diritto a un secondo assegno dalla gestione separata dell'Inps. Nelle stesse condizioni si troveranno anche le donne che hanno scelto il sistema contributivo, che consente di mettersi in pensione a 57 anni (58 se autonome), se possono far valere almeno 35 anni di contributi.

Della riduzione dei coefficienti risentiranno anche molti liberi professionisti che maturano il diritto alla pensione con il sistema della totalizzazione.

I MECCANISMI

Il sistema retributivo

Il calcolo della pensione è commisurato alle retribuzioni versate durante la vita lavorativa

Il contributivo

Con questo sistema di calcolo ciascuno percepirà, come pensione, quanto ha versato: i contributi infatti vengono accreditati su un conto individuale (virtuale) e al termine della vita lavorativa il montante (rivalutato ogni anno) viene trasformato in pensione proprio con i coefficienti di trasformazione

Il meccanismo misto

L'assegno viene calcolato in base al sistema contributivo e retributivo: in particolare è quantificata con il metodo contributivo la quota di pensione che corrisponde ai versamenti dal 1996 in poi

 

 

TAGLIO SENZA INDUGI

Nel mirino dei nuovi parametri

- chi rientra nel sistema di calcolo misto

- chi è assicurato ai fini della pensione dal 1° gennaio 1996

- gli iscritti alla gestione separata

- chi esercita l'opzione per il sistema contributivo

- le lavoratrici dipendenti e autonome con almeno 35 anni di contributi - che si avvalgono dell'opzione prevista dalla legge 243/2004

- chi va in pensione con il sistema della totalizzazione e non rientra nelle eccezioni che prevedono in parte un calcolo retributivo

Le conseguenze per i dipendenti... ... e quelle per gli autonomi

-3,7%

Uomo, vent'anni di contributi

L'ipotesi è quella della pensione di vecchiaia (65 anni per gli uomini, 60 per le donne). Un lavoratore dipendente nell'ultimo anno ha prodotto un reddito di 40mila euro e ha vent'anni di contributi: al 1° dicembre 2009 ha una pensione annua di 16.104 euro. Con l'applicazione dei nuovi coefficienti, secondo i calcoli effettuati dalla Ragioneria generale dello Stato, la pensione annua avrà, dal 1° gennaio 2010, un importo pari a 15.531 euro, con una differenza anno su anno di 573 euro (-3,7 per cento)

-2,7%

Donna, vent'anni di contributi

Una lavoratrice dipendente, il cui reddito nell'ultimo anno di lavoro è stato pari a 40mila euro e con vent'anni di contribuzione, al 1° dicembre 2009 ha diritto a una pensione di vecchiaia pari a 14.391 auro, contro un assegno di 14.016 euro dal 1° gennaio 2010. La differenza (meno 2,7%) è la conseguenza dell'applicazione dei nuovi coefficienti -3,4%

Uomo, vent'anni di contributi

Un lavoratore autonomo, con un reddito nell'ultimo anno di lavoro di 40mila euro e vent'anni di contribuzione alle spalle, nel momento in cui verranno applicati i nuovi coefficienti avrà, dal 1° gennaio 2010, una pensione di vecchiaia inferiore del 3,4% rispetto a quanto percepiva al 1° dicembre 2009 (11.204 contro 11.585 euro)

-2,6%

Donna, vent'anni di contributi

Una lavoratrice autonoma, con un reddito nell'ultimo anno di lavoro di 40mila euro e vent'anni di contribuzione, al 1° dicembre 2009 ha una pensione annua di 10.594 euro. Dal 1° gennaio 2010 l'importo annuo di cui potrà beneficiare sarà di 10.327 euro. In questa ipotesi, dunque, la diminuzione tra un importo e l'altro è del 2,6 per cento

13 novembre 2009

 

 

 

 

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