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Fotovoltaico, quanto costa la bolletta domestica del sole?

Tutto si riduce a una questione di costi. L'Italia nel 2008 è diventato il quinto paese al mondo come capacità fotovoltaica installata dopo Germania, Spagna, Giappone e Stati Uniti. Per la stragrande maggioranza, si tratta di impianti di piccole dimensioni: domestici o poco più. Il motivo è presto detto: gli incentivi del Conto Energia, al momento, sono considerati i migliori

2009-10-22

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Dalessandro Giacomo

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Fotovoltaico, quanto costa la bolletta domestica del sole?

di Luca Salvioli

22 ottobre 2009

Il fotovoltaico verso la parità economica. Un calcolo difficile (di Marco Magrini)

Videoforum / Il prezzo del fotovoltaico. Italia vicina alla grid parity

Dossier Nuove Energie

Tutto si riduce a una questione di costi. L'Italia nel 2008 è diventato il quinto paese al mondo come capacità fotovoltaica installata dopo Germania, Spagna, Giappone e Stati Uniti. Per la stragrande maggioranza, si tratta di impianti di piccole dimensioni: domestici o poco più. Il motivo è presto detto: gli incentivi del Conto Energia, al momento, sono considerati i migliori al mondo. Il 2009 procede a un buon ritmo e il tetto di 1.200 megawatt verrà verosimilmente raggiungo entro fine 2010. Poi gli incentivi resteranno, ma ridotti. E la grid parity? È in fondo al percorso. Nel momento in cui l'energia elettrica prodotta con i raggi del Sole potrà competere da sola con la bolletta tradizionale, il fotovoltaico camminerà con le sue gambe.

Sì, ma quando? La risposta è varia, non univoca, spesso strumentale. C'è chi dice che ormai ci siamo e chi parla di almeno 7-8 anni. Proviamo a fare due conti su scala domestica. La bolletta energetica, in media, "si aggira sui 20 centesimi di euro per Kwh", spiega Davide Valenzano, coordinatore dell'area monitoraggio del Gse. Il fotovoltaico costa di più. Dipende dalla geografia del posto (ore di insolazione annue) e dalla grandezza del l'impianto. Secondo lo studio "Il valore dell'energia fotovoltaica in Italia" realizzato da Arturo Lorenzoni, docente di economia dell'energia all'Università di Padova e allo Iefe (Bocconi) per il Gifi (il gruppo delle aziende del settore aderenti alla Confindustria attraverso l'Anie) nel caso dei piccoli impianti, tra 1 e 6 Kw di potenza, la "bolletta" dell'elettricità di origine solare varia dai 51,3 centesimi per Kwh nel Nord del Paese, dove le ore di insolazione annue sono 1.100, ai 37,6 euro del Mezzogiorno (1.500 ore di sole). In media, più del doppio di quanto siamo abituati.

Oggi l'incentivo italiano paga 45 centesimi per ogni Kwh messo in rete. "A questo va aggiunto lo scambio sul posto, una sorta di magazzino dove si può depositare l'energia in eccesso, salvo poi recuperarla quando c'è bisogno", continua Valenzano. Secondo il Gse in 11 anni un utente domestico medio si ripaga l'investimento iniziale, poi ogni briciolo di energia fotovoltaica è gratuita finché l'impianto funziona. I pannelli sono generalmente in garanzia per 25 anni. Il Conto Energia rende la tecnologia conveniente. L'investimento iniziale non è per tutti, ma le banche offrono qualche sostegno.

Proviamo ora a immaginare un mondo senza incentivi. Qual è il numero che identifica la grid parity? A livello domestico, la variabile preponderante è il prezzo dell'impianto. Va diviso per gli anni di esercizio. Quando il risultato è uguale a quanto si spenderebbe per gli stessi anni con le fonti tradizionali, si è raggiunto il magico punto di equilibrio. "Solo che il prezzo della bolletta dipende dalle fonti fossili e dal mercato dell'energia, e dunque è variabile", dice Lorenzoni. Secondo diverse analisi l'Italia sarà uno dei primi paesi al mondo a raggiungere questo obiettivo, visto che ha le bollette più salate d'Europa e buona insolazione. Il prezzo della tecnologia è in discesa. Secondo la ricerca, oggi, in Italia, un impianto costa 4.200 euro al Kw. Nel 2010 sarà 3.733 euro. Nel 2020, 2.178 euro. Dunque la metà. "Se un anno fa avessi detto che il prezzo dei moduli sarebbe crollato del 40%, mi avrebbero preso per pazzo", scherza Lorenzoni, sottolineando l'aspetto più intrigante del fotovoltaico. La partita si gioca proprio sul costo dei moduli, che pesa per il 70% sul totale.

Una risposta certa sulla grid parity, dunque, non esiste. Troppe variabili in gioco. E soprattutto "la ricerca spasmodica di questo equilibrio economico non è l'aspetto più importante conclude Lorenzoni , la priorità è che l'industria raggiunga un'economia di scala tale da consentirgli di investire ancora in ricerca". Un passo alla volta. Nel frattempo il Gifi ha proposto un taglio degli incentivi fino al 20% che garantirebbe l'installazione di 15mila Mw di impianti fotovoltaici al 2020 e la creazione, lungo tutta la filiera, di almeno 90mila posti di lavoro.

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22 ottobre 2009

 

 

La misura della parità per il fotovoltaico

di Marco Magrini

22 ottobre 2009

Quanto costa la bolletta domestica del sole?

Videoforum / Il prezzo del fotovoltaico. Italia vicina alla grid parity

La grid parity è il grande punto d'arrivo dell'industria fotovoltaica. Il traguardo verrà raggiunto il giorno in cui l'energia del sole sarà conveniente come l'energia dei combustibili fossili. Non sappiamo quando quella congiunzione astrale accadrà: anche se, sulla spinta del progresso tecnologico, sarà comunque inevitabile. Ma il guaio è che non sappiamo neanche come. E questo, è il grande dilemma di Giovanni Simoni.

Ingegnere, classe 1940, Simoni ha cominciato a occuparsi di energia solare negli anni 70, quand'era addetto scientifico all'ambasciata italiana di Londra. Poi, prima di approdare alla Montedison, nel lontano 1981 è stato amministratore delegato di Pragma, la società dell'Eni che aveva in animo di produrre impianti fotovoltaici. "Tutti parlano di grid parity - dice oggi Simoni da presidente di Kenergia, un gruppo integrato del fotovoltaico ma la sua definizione è incerta. Nessuno sa come calcolarla".

A detta di Simoni, "è un insieme di condizioni da raggiungere": il costo dell'investimento, il costo del denaro (qui non stiamo parlando del fotovoltaico casalingo, ma degli impianti da decine di megawatt che possono veramente alleviare la dipendenza da gas e carbone), la durata di vita dell'impianto (ovvero la qualità dei pannelli di silicio) e la latitudine, cioè la quantità dell'irraggiamento solare.

Per confrontare i costi del chilowattora fotovoltaico con quello convenzionale però, non c'è neppure un chiaro parametro di riferimento. "Abbiamo scelto di confrontarci con le centrali a gas di picco, quelle che entrano in funzione quando c'è forte domanda di elettricità", racconta Simoni. "Quindi, circa 15 centesimi a chilowattora". Il fotovoltaico oggi, è intorno ai 24: "Sembra poco, ma in termini percentuali è rilevante".

Una volta stabilito questo, c'è da misurare la resa del fotovoltaico. Mica facile. "La qualità - aggiunge Simoni a titolo d'esempio è una discriminante: in giro ci sono un sacco di pannelli solari difettosi", nonostante i costruttori promettano una vita media di vent'anni e oltre. Ma per misurare la grid parity, bisogna attrezzarsi seriamente.

Kenergia ha deciso di farlo. Con un'operazione da 30 milioni di euro, l'azienda di Simoni si prepara a costruire in Puglia, nel Comune di Gravina, un impianto da 40 Mw, già battezzato "Grid Parity 1". È un impianto disegnato apposta per misurare l'efficienza delle tecnologie a disposizione (oltre, ovviamente, a produrre elettricità). "Sarà diviso in almeno quattro parti indipendenti, ognuna con una tecnologia diversa": pannelli tradizionali, pannelli ad alta qualità (che in teoria hanno un'efficienza di conversione del 20%), pannelli "inseguitori" (con un motore che li orienta in direzione del sole) e pannelli a film sottile. "Già così si potranno misurare le diverse soluzioni", dice Simoni, che allo scopo ha anche fondato l'associazione Grid Parity Project, alla quale partecipano fra gli altri SunPower, Api Nova Energia, lo studio legale Norton Rose e Bnp Paribas.

"La misurazione, fatta con appositi strumenti, avverrà in un luogo perfetto: sotto il sole di Puglia, ma a 400 metri di altezza", perché quando la temperatura è troppo elevata la resa del silicio diminuisce. "Se tutto va bene, l'impianto sarà operativo a fine 2011. E un paio d'anni dopo, quando avremo verificato il perfetto funzionamento dei componenti, avremo i veri risultati".

Il 2011 non è un anno qualsiasi. Non a caso, sul sito www.kenergia.it campeggia un conto alla rovescia. Quel giorno finirà l'attuale regime del Conto Energia, il sistema di incentivazione italiano per pagare prezzi agevolati chi immette in rete energia rinnovabile. "È solo per ricordare che, in assenza di indicazioni dal Governo sulle sorti del Conto Energia, l'intera industria naviga a vista".

C'è chi dice che dal 2011 gli incentivi saranno ridotti del 15%, ma non ci sono conferme. "Non ne ho idea risponde Simoni dico soltanto che l'industria ha bisogno di certezze. Certo, gli incentivi non dovranno essere troppo bassi, ma neppure troppo generosi, per non ripetere gli errori della Spagna. Ma sono le certezze, che mancano".

Scusi ingegnere, ma perché tenere il Conto Energia fuori dal calcolo della grid parity? Non è vero che alcuni, includendo gli incentivi, calcolano che in Sicilia la grid parity ci sia già? "Certo, ma qui ci interessano i grandi impianti. Gli investitori, le banche, gli operatori hanno bisogno di conoscere i ritorni sugli investimenti senza tener conto degli incentivi. Ci interessa il mercato, non il mercato drogato".

In questo senso, la grid parity - sacro graal di Giovanni Simoni e di tutta l'industria solare - non è un punto di arrivo. Ma il punto di partenza. Almeno per l'economia e la finanza, sarà il vero inizio dell'Era solare.

22 ottobre 2009

 

 

 

 

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