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Fmi: Pil Italia - 4,4% nel 2009, -1,3% Pil mondiale

Il debito italiano salirà nel 2010 al 121% del pil:

15% in più del 2008

"La crisi costerà 4000 miliardi di dollari"

Fmi: due terzi della somma deriveranno

da svalutazioni del patrimonio bancario

2009-04-22

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2009-04-22

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2009-04-22

Fmi: Pil Italia - 4,4% nel 2009, -1,3% Pil mondiale

22 Aprile 2009 15:04 ECONOMIA

ROMA - Il Pil italiano scendera' del 4,4% nel 2009 e dello 0,4% nel 2010. E' la stima contenuta nel Rapporto economico mondiale del Fondo monetario internazionale. Ancora a gennaio scorso la previsione della flessione del Pil, per l'Italia, era limitata al 2,1% quest'anno e allo 0,1% il prossimo. Per quanto riguarda il Pil mondiale, l'Fmi prevede per il 2009 una flessione dell'1,3 per cento, mentre lo scorso gennaio continuava a stimare un generale incremento, sebbene limitato allo 0,5 per cento. Il 2010 dovrebbe essere invece l'anno della ripresa, a livello globale, con un aumento del Pil intorno all'1,9 per cento. (Agr)

 

 

 

 

 

 

 

 

Il debito italiano salirà nel 2010 al 121% del pil: 15% in più del 2008

"La crisi costerà 4000 miliardi di dollari"

Fmi: due terzi della somma deriveranno da svalutazioni del patrimonio bancario

La sede dell'Fmi a Washington (Afp)

La sede dell'Fmi a Washington (Afp)

WASHINGTON (USA) - La crisi finanziaria globale arriverà a costare oltre 4.000 miliardi di dollari alle sole economie avanzate. Il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) rivede nuovamente al rialzo il costo della crisi finanziaria: le svalutazioni, entro il 2010 - afferma nel Global Financial Stability Report - "potrebbero raggiungere i 4.000 miliardi di dollari, di cui due terzi facenti capo alle banche". Del totale fanno parte, per la prima volta, gli asset originati in tutti i mercati e non solo in quello americano, per il quale la stima delle potenziali perdite è stata portata a 2.700 miliardi, dai 2.200 miliardi di gennaio 2009 e i 1.400 miliardi di ottobre. "Il sistema finanziario globale - aggiunge l'Fmi - resta sotto un severo stress a fronte di una crisi che riguarda famiglie, aziende e banche sia nelle economie avanzate che in quelle emergenti". "Il processo di deleveraging - aggiunge l'Fmi - sarà lento e doloroso nonostante le misure prese".

FINANZIAMENTI - Secondo l'Fmi, i finanziamenti al settore privato negli Stati Uniti e in Europa "si dovrebbero contrarre a un tasso annualizzato trimestre su trimestre pari al 4%" nel 2009. E la risalita sarà "lenta e dolorosa". Particolarmente preoccupante la situazione nei mercati emergenti dove il contagio si sta rapidamente allargando. Enormi i costi della crisi. Tra Stati Uniti, Europa e Giappone le banche potrebbero vedersi costrette a svalutazioni per 2.810 miliardi di dollari (di cui 340 milioni per asset detenuti nei Paesi emergenti), le assicurazioni per 301 miliardi, le altre istituzioni finanziarie non bancarie, tra cui gli hedge funds, per 1.283 miliardi. Il conto della ricapitalizzazione varia dagli 875 miliardi di dollari necessari per riportare il "leverage" sui livelli pre-crisi, fino ai 1.700 miliardi calcolati se si vuole risalire fino a 15 anni fa, prima che l'attuale modello di sviluppo finanziario, colpevole della "bolla", prendesse piede.

SERVONO ULTERIORI FORTI AZIONI - "La sfida principale" della crisi in atto è quella "di spezzare la spirale al ribasso fra il sistema finanziario e l'economia globale" afferma ancora il Fondo Monetario Internazionale che, pur constatando "le iniziative senza precedenti prese nei paesi avanzati nello spezzare" il circolo vizioso venutosi a creare, invita a "ulteriori azioni forti per riportare fiducia e allentare le incertezze che stanno minando le prospettive di una ripresa economica". Un invito che arriva con un'avvertenza: "C'è il rischio che i Governi siano riluttanti ad allocare abbastanza risorse per risolvere il problema", visto che l'opinione pubblica sta assumendo un atteggiamento "disilluso su quello che percepisce, in alcuni casi, come abuso dei fondi dei contribuenti".

L'Fmi sottolinea che per "stabilizzare il sistema bancario e ridurre l'incertezza sono necessari 3 elementi: un ruolo più attivo dei supervisori nel determinare le istituzioni che possono sopravvivere e le appropriate azioni correttive necessarie a garantirne la sopravvivenza; trasparenza nei bilanci; e chiarezza da parte dei supervisori del tipo di capitale richiesto. "Le condizioni per iniezioni di capitale pubbliche dovrebbero essere stringenti", spiega il Fmi, secondo il quale la "ristrutturazione" di un'istituzione "potrebbe anche richiedere una nazionalizzazione temporanea. L'attuale incapacità di attrarre capitali privati suggerisce che la crisi è profonda e che i governi devono compiere un passo in più, anche se questo significa assumere la maggioranza o l'interezza di un'istituzione".

DEBITO ITALIANO SALIRA' ALLE STELLE - A causa della crisi finanziaria, il debito pubblico italiano salirà nel 2010 al 121% con un incremento di 15 punti percentuali dal 106% del 2008 aggiunge L'Fmi che precisa che i costi finora sostenuti per la stabilizzazione finanziaria sono risultati pari allo 0,9% del pil. I dati sul debito - spiega il Fmi illustrando una tabella del capitolo uno del Rapporto - sono tratti dal World Economic Outlook dell'aprile 2008, mentre le stime sui costi provengono dal dipartimento degli Affari fiscali del Fmi. Il deterioramento dei conti pubblici non è comunque un fenomeno limitato: in Germania il debito 2010 si attesterà all'87% con un aumento di 19 punti percentuali. In Giappone l'incremento sarà di 30 punti percentuali al 227%, mentre negli Usa il balzo sarà di 27 punti al 98%. In Francia, l'aumento sarà di 13 punti percentuali all'80%.

EST EUROPA A RISCHIO - L'Europa dell'Est, già duramente colpita dalla crisi, rischia di contagiare tutto il Vecchio Continente: le forti interconnessioni finanziarie esistenti fra le due aree aumentano il pericolo di un "un ciclo vizioso avverso" all'interno di tutta l'Europa spiega ancora l'Fmi, secondo il quale "i collegamenti" fra Est e Ovest "creano un ciclo di azioni e reazioni che potrebbero esacerbare la crisi". La maggior parte delle economie emergenti europee - spiega l'Fmi - sono infatti dipendenti dalle banche del Vecchio Continente occidentale che, di fatto, possiedono molti degli istituti di credito dell'Europa dell'Est. "Le banche madri - si legge nel rapporto - sono concentrate in pochi paesi (Austria, Belgio, Germania, Italia, Svezia). E questi collegamenti creano un ciclo di azioni e reazioni tra i Paesi dell'Europa emergente e quelli occidentali che potrebbe esacerbare la crisi".

21 aprile 2009(ultima modifica: 22 aprile 2009)

 

REPUBBLICA

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2009-04-22

Il prodotto globale si contrarrà dell'1,3% per poi tornare a crescere dell'1,9%

Il nostro Paese registrerà un doppio calo del Pil. Cresce la disoccupazione

Fmi, timida ripresa nel 2010

In Italia crescita a -4,4%

Fmi, timida ripresa nel 2010 In Italia crescita a -4,4%

 

ROMA - Il Fondo monetario internazionale prevede una "severa recessione" a livello mondiale nel 2009 e una "graduale" ripresa nel 2010. Il prodotto globale, stima il World Economic Outlook, si contrarrà dell'1,3% quest'anno per poi tornare a crescere dell'1,9% il prossimo. Si tratta comunque di numeri migliori rispetto a quelli attesi a gennaio, quando i tecnici di Washington avevano previsto una discesa dell'1,8% dell'economia mondiale per il 2009 e una contrazione dell'1,1% per il 2010.

Notizie pessime anche per l'Italia e per il resto d'Europa. Nel nostro Paese, dopo un 2009 di profonda recessione, non ci sarà crescita positiva nemmeno nel 2010 con un fortissimo appesantimento dei conti pubblici e del debito.

Secondo l'istituzione di Washington quest'anno l'Italia registrerà un calo del Pil del 4,4%, che sarà seguito da un altro calo, dello 0,4%, nel 2010. Le stime sono sostanzialmente in linea con quelle stilate alla fine di marzo dall'Ocse (pari rispettivamente a -4,3% e a -0,4%) ma decisamente più pessimistiche di quelle presentate dal governo in occasione dell'aggiornamento del programma di stabilità (-2% e +0,3%). L'unico segnale in controtendenza tra i grandi d'europa è quello della Francia che se quest'anno è accreditata di un -3% l'anno prossimo riprenderà a crescere (+0,4%).

In Italia il deficit di quest'anno salirà a livelli molto superiori rispetto a quelli richiesti dal trattato di Maastrich (5,4%) per poi salire ancora al 5,9% l'anno prossimo. Importanti anche le ricadute sul debito pubblico che, in rapporto al Pil, cresce dal 105,8% del 2008 al 115,3% per poi salire ancora al 121,1% nel 2010 e al 129,4% nel 2014.

Per il nostro Paese gli spazi per politiche di stimolo dell'economia proprio alla luce del suo elevato debito pubblico sono "quasi inesistenti". Notizie nere anche per il lavoro con un forte aumento del tasso di disoccupazione che dal 6,8% della forza lavoro del 2008 salirà quest'anno all'8,9% per passare al 10,5% nel 2010.

Positive, invece, le previsioni per l'inflazione. Secondo il fondo, l'inflazione calerà dal 3,5% dello scorso anno allo 0,7% del 2009 allo 0,6% del 2010, sostanzialmente in linea con il livello stimato per l'area euro pari, rispettivamente, allo 0,4% e allo 0,6%.

(22 aprile 2009)

 

L'UNITA'

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2009-04-22

 

 

 

 

 

il SOLE 24 ORE

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2009-04-22

Fmi, Pil Italia -4,4% nel 2009, salgono debito e deficit

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22 aprile 2009

Il Fmi vede ancora dense nubi sul futuro dell'economia italiana, penalizzata come tutta l'Europa, dalla crisi. Nel "World Economic Outlook" di primavera, diffuso mercoledì 22 aprile a Washington, il Fondo monetario ha riveduto drasticamente la stima di crescita per l'Italia, abbassandola per il 2009 a -4,4 per cento. Il taglio é di ben 2,3 punti percentuali rispetto al -2,1% stimato soltanto tre mesi fa, a fine gennaio quando era stato diffuso l'ultimo aggiornamento dell'Outlook. Per il 2010 il peggioramento, stimato allo 0,1% in gennaio, é stato portato a -0,4 per cento

Il rapidissimo peggioramento della congiuntura é evidente nel confronto con il Pil 2008 (-1%) e 2007 (+1,6%). Anche l'Italia, come il resto del globo, é nella morsa di quella che il Fondo descrive come "la peggiore recessione dalla Grande Depressione" del 1929, innescata da "una massiccia crisi finanziaria" e da "un'acuta perdita di fiducia" a tutti i livelli del sistema economico. Per l'Italia la crisi si tradurrà anche in un balzo in avanti della disoccupazione che continuerà a salire, passando dal 6,8% del 2008 all'8,9% previsto per quest'anno e al 10,5% nel 2010. Il fortissimo calo di prezzo delle materie prime, soprattutto del petrolio, e il collasso della domanda, stanno invece, facendo scendere "in modo molto rapido", anche in Italia le pressioni inflative: il tasso di inflazione é, infatti, previsto allo 0,7% quest'anno, una discesa verticale dal 3,5% del 2008, con un ulteriore lieve assestamento allo 0,6% nel 2010.

22 aprile 2009

 

 

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