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dai GIORNALI di OGGI

Draghi, allarme disoccupati

"Potranno arrivare al 10%"

Le considerazioni finali: "Il Pil quest'anno cadrà del 5%"

Crisi finanziaria, ci sono segnali incoraggianti ma molto resta ancora da fare

I dati di istat ed eurostat

Inflazione a +0,9%: dato più basso dal '68

L'indice è salito dello 0,2% rispetto ad aprile. E nella zona euro la stima scende allo 0%

Franceschini: "Servono interventi strutturali"

Berlusconi: "L'appello di Draghi

sulle riforme? Siamo qui per questo"

Il premier: "Abbiamo tutta l'intenzione di fare ciò che è necessario nei tempi più brevi possibile"

2009-05-29

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2009-05-29

crisi finanziaria, ci sono segnali incoraggianti ma molto resta ancora da fare

Draghi, allarme disoccupati

"Potranno arrivare al 10%"

Le considerazioni finali: "Il Pil quest'anno cadrà del 5%"

Mario Draghi (Lapresse)

Mario Draghi (Lapresse)

ROMA - Il Governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, intravede "segnali incoraggianti" per la crisi finanziaria in atto anche se "molto resta ancora da fare" per "sanare la ferita che la crisi ha aperto nella fiducia collettiva". Una fiducia che "non si ricostruisce con la falsa speranza, ma neanche senza speranza: uscire da questa crisi più forti è possibile" ha spiegato il Governatore leggendo le sue Considerazioni finali. Dalla metà di marzo - ha sottolineato Draghi - "le tensioni sui mercati finanziari si sono allentate"; le quotazioni di Borsa sono tornate su livelli di inizio anno; "gli indicatori qualitativi dell'economia reale mostrano un'attenuazione delle spinte recessive". Tuttavia in Italia la crisi mondiale determinerà, secondo le previsioni più aggiornate, "una caduta del Pil di circa il 5% quest'anno", dopo la diminuzione di un punto nel 2008.

LAVORO - I lavoratori in cassa integrazione e coloro che cercano un'occupazione, oggi pari all'8,5% della forza lavoro, potrebbero salire oltre il 10% ha spiegato ancora Draghi, che ha sottolineato come "gli interventi governativi a supporto delle famiglie meno abbienti e gli incentivi all'acquisto di beni durevoli stanno fornendo un temporaneo ausilio".

La Banca d’Italia stima che "1,6 milioni di lavoratori dipendenti e parasubordinati non abbiano diritto ad alcun sostegno in caso di licenziamento. Tra i lavoratori a tempo pieno del settore privato - ha aggiunto Draghi - oltre 800mila, l’8% dei potenziali beneficiari, hanno diritto a un’indennità inferiore a 500 euro al mese. La prima preoccupazione della politica economica - ha sottolineato il Governatore - attiene al rischio di un ulteriore deterioramento del mercato del lavoro. La crisi ha reso più evidenti manchevolezze di lunga data del nostro sistema di protezione sociale: esso rimane frammentato. Lavoratori altrimenti identici ricevono trattamenti diversi solo perchè operano in un’impresa artigiana invece che in una più grande".

IMPRESE - Il 40% delle imprese con oltre 20 dipendenti ridurrà il personale nel corso di quest’anno ha aggiunto ancora Draghi. "Si stima - ha spiegato Draghi - che due quinti delle imprese industriali e dei servizi con 20 e più addetti ridimensioneranno il personale quest’anno; la riduzione sarà probabilmente maggiore nelle imprese più piccole. Per oltre 2 milioni di lavoratori temporanei - ha aggiunto il governatore - il contratto giunge a termine nel corso di quest’anno; più del 40% è nei servizi privati, quasi il 20% nel settore pubblico; il 38% è nel Mezzogiorno".

Per il sistema industriale ha precisato ancora Draghi"il passaggio dei prossimi mesi sarà decisivo: una mortalità eccessiva che colpisca per asfissia finanziaria anche aziende che avrebbero il potenziale per tornare a prosperare dopo la crisi è uno dei gravi rischi per la nostra economia". Le attese di calo del fatturato di oltre il 20% per molte aziende porta un taglio degli investimenti del 12% per il complesso di industrie e servizi e del 20% nella manifattura: "Valori eccezionali nel confronto storico", ha segnalato Draghi, ricordando che la crisi mette a repentaglio il processo di ammodernamento del sistema produttivo che stava dando i suoi frutti. L'indagine della Banca d'Italia evidenzia che "a risentire della crisi sono soprattutto le imprese piccole, sotto i 20 addetti; nella sola manifattura se ne contano in tutto quasi 500mila, con poco meno di due milioni di occupati". Per le sub-fornitrici di grandi imprese maggiori, "da cui subiscono tagli degli ordinativi e dilazioni nei pagamenti, è a volte a rischio la stessa sopravvivenza". Fra quelle con più di 20 dipendenti, la ristrutturazione aveva interessato metà delle 65mila imprese censite. E queste "si attendono un calo del fatturato nel 2009 nettamente inferiore alla media. A un estremo, le aziende finanziariamente più solide presenti in questo gruppo oggi attutiscono l'impatto dell'avversa congiuntura consolidando il primato tecnologico e diversificando gli sbocchi di mercato. Non sono poche, stimiamo più di 5.000, con quasi un milione di addetti. Alcune sembrano proiettate a trarre vantaggio dalla crisi, in termini di riposizionamento sul mercato".

AMMORTIZZATORI SOCIALI - Contro una crisi che rischia di deteriorare ulteriormente il mercato del lavoro, non servono rivoluzioni, ma una riforma organica e rigorosa degli ammortizzatori sociali esistenti, che renda più universali i trattamenti ha sottolineato ancora il Governatore della Banca d'Italia, spiegando che il nuovo sistema può essere ridisegnato attorno ai due tradizionali strumenti: cassa integrazione e indennità di disoccupazione.

CONTI PUBBLICI - Draghi poi avverte: volano spesa e disavanzo e il debito pubblico italiano torna ai livelli dei primi anni Novanta con il rischio "che sull'economia gravi a lungo una pressione fiscale molto elevata". Per correre ai ripari ha spiegato il Governatore "dobbiamo, da subito, puntare a conseguire una più alta crescita nel medio periodo". D'altra parte i numeri parlano chiaro: il disavanzo pubblico nel 2009 supererà il 4,5% e nel 2010 il 5%. L'incidenza della spesa primaria corrente salirà, nell'anno in corso, di tre punti percentuali. La spesa pubblica complessiva supererà largamente il 50% del Pil. Contemporaneamente si registra un calo delle entrate tributarie: nei primi quattro mesi dell'anno l'Iva riscossa è stata inferiore del 10% rispetto al corrispondente periodo del 2008. L'imposta sui redditi delle imprese, scesa di oltre il 9% nel 2008, potrebbe flettere in misura ancora maggiore nel 2009. Una volta superata la crisi, quindi, "il nostro paese si ritroverà non solo con più debito pubblico, ma anche con un capitale privato depauperato dal forte calo degli investimenti e dall'aumento della disoccupazione. Se - ha spiegato Draghi - dovessimo limitarci a tornare su un sentiero di bassa crescita come quello degli ultimi 15 anni, muovendo per di più da condizioni nettamente peggiori, sarebbe arduo riassorbire il debito pubblico e diverrebbe più cogente la necessità di politiche restrittive per garantirne la sostenibilità".

RIFORME - Per scongiurare questo scenario occorre dunque "assicurare il riequilibrio prospettico dei conti pubblici, attuare quelle riforme che, da lungo tempo attese, consentano al nostro sistema produttivo di essere parte attiva della ripresa economica mondiale". In particolare "le misure di riduzione della spesa corrente vanno introdotte nella legislazione subito, anche se con effetti differiti, senza rinvii a ulteriori atti normativi e a decisioni amministrative".

Draghi propone anche di aumentare gradualmente l’età pensionabile per assicurare più reddito alle famiglie e un "potenziale produttivo" maggiore per l’economia. Per il governatore della Banca d’Italia "il graduale incremento dell’età media effettiva di pensionamento assicurerà l’erogazione di pensioni di importo medio unitario adeguato. Un più alto tasso di attività nella fascia da 55 a 65 anni innalzerà sia il reddito disponibile delle famiglie sia il potenziale produttivo dell’economia".

BANCHE - Il sistema bancario italiano dimostra la capacità di "resistere anche a scenari più sfavorevoli". È il risultato delle prove di resistenza allo stress (cioè a una evoluzione particolarmente sfavorevole della congiuntura economica) effettuate dalla Banca d'Italia spiega ancora Draghi.

In questa fase di crisi economica serve però "lungimiranza" da parte delle banche nel valutare i finanziamenti da dare alle imprese, evitando quindi eccessive restrizioni nell’offerta di credito ha sottolineato Draghi. "Le banche italiane - ha detto Draghi - non hanno eredità pesanti nei loro bilanci. Utilizzino questo vantaggio nei confronti dei concorrenti per affrontare un presente e un futuro non facili. Valutino il merito di credito dei loro clienti - ha aggiunto il Governatore - con lungimiranza. Prendano esempio dai banchieri che finanziarono la ricostruzione e la crescita degli anni Cinquanta e Sessanta". Con la crisi, ha sottolineato il Governatore, "non si può chiedere alle banche di allentare la prudenza nell’erogare il credito; non è nell’interesse della nostra economia un sistema bancario che metta a rischio l’integrità dei bilanci e la fiducia di coloro che gli affidano i propri risparmi".

ECONOMIA IRREGOLARE - Successivamente il Governatore ha affrontato il tema dell'evasione fiscale. Il peso dell'economia irregolare in Italia è "stimato in più del 15% dell'attività economica" ha reso noto Draghi. Un dato enorme, sottolinea il numero uno di Palazzo Koch, secondo cui "l'occultamento di una parte considerevole delle basi imponibili accresce l'onere imposto ai contribuenti ligi al dovere fiscale. È un fattore che riduce la competitività di larga parte delle imprese, determina iniquità e disarticola il tessuto sociale. Progressi nel contrasto alle attività irregolari", osserva Draghi, "consentirebbero di ridurre le aliquote legali, diminuendo dimensioni e ingiustizie".

29 maggio 2009

 

 

 

I dati di istat ed eurostat

Inflazione a +0,9%: dato più basso dal '68

L'indice è salito dello 0,2% rispetto ad aprile. E nella zona euro la stima scende allo 0%

MILANO - L'inflazione nella zona euro scende allo 0% nel mese di maggio, segnando un minimo storico. Lo comunica Eurostat nella sua stima flash, che dovrà essere confermata il 16 giugno. Ad aprile si era attestata sullo 0,6%, che aveva già rappresentato il livello più basso mai registrato dalla creazione dell'attuale indice Eurostat. Non solo: gli analisti prevedono un tendenziale in calo a giugno.

DATO PIU' BASSO DAL '68 - In Italia, invece, il tasso d'inflazione registrato a maggio, su base annua, è pari a +0,9%: si tratta del dato più basso dal novembre 1968, mese in cui si attestò a +0,7%. Lo comunica l'Istat. Rispetto al mese di aprile, l'indice dei prezzi al consumo ha segnato una variazione di +0,2%. Gli aumenti congiunturali più significativi si sono registrati per i capitoli comunicazioni (+0,9%), trasporti (+0,6%) e abitazione, acqua, elettricità e combustibili (+0,3%); variazione nulla per il capitolo istruzione, mentre una variazione negativa si è verificata per il capitolo ricreazione, spettacoli e cultura (-0,3%). Gli incrementi tendenziali più elevati si sono registrati nei capitoli bevande alcoliche e tabacchi (5%), prodotti alimentari e bevande analcoliche (+2,5%) e altri beni e servizi (+2,4). Una variazione tendenziale negativa si è verificata per il capitolo dei trasporti, con un -3,4%

29 maggio 2009

 

 

 

 

 

 

Franceschini: "Servono interventi strutturali"

Berlusconi: "L'appello di Draghi

sulle riforme? Siamo qui per questo"

Il premier: "Abbiamo tutta l'intenzione di fare ciò che è necessario nei tempi più brevi possibile"

L'AQUILA - "L'appello di Draghi sulle riforme? Siamo qui a lavorare per questo e abbiamo tutta l'intenzione di fare ciò che è necessario nei tempi più brevi possibile". Così il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, a margine della visita all'Ospedale dell'Aquila, commenta le Considerazioni finali del Governatore della Banca d'Italia. Il premier ha definito la relazione "positiva e attenta all'ottimismo".

REAZIONI - Le parole di Draghi provocano numerosi altri commenti. Il leader del Pd, Dario Franceschini, afferma che "il governatore della Banca D'Italia ha detto parole chiare che condividiamo. Sulle necessità di riforme strutturali per uscire dalla crisi e sulla adozione di misure straordinarie per fronteggiare l'emergenza siamo pronti a collaborare in Parlamento". Massimo D'Alema (Pd) critica l'atteggiamento del governo nell'attuale crisi economica: "Non c'è una strategia di rilancio, non c'è una politica seria di sostegno delle piccole e medie imprese - afferma l'ex ministro degli Esteri - non ci sono grandi investimenti pubblici". "E gli investimenti piccoli, quelli dei Comuni - prosegue D'Alema - vengono impediti con una interpretazione ottusa del patto di stabilità interno".

CONFINDUSTRIA E SINDACATI - "È a rischio una parte importante del sistema produttivo italiano - afferma invece il numero uno degli industriali Emma Marcegaglia - e le piccole e medie imprese rischiano di essere schiacciate per "asfissia finanziaria"". "Noi stessi - aggiunge - abbiamo fatto un richiamo alle imprese perché si internazionalizzino, aumentino il patrimonio e si rinnovino: è importante che le imprese non muoiano di asfissia finanziaria". Per il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, la relazione di Draghi dipinge "un quadro onesto", perché "non ha nascosto le difficoltà sull'occupazione e la piccola e media impresa". Il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, concorda con il governatore della Banca d’Italia sulla necessità di riformare il sistema degli ammortizzatori. "C’è l’esigenza come dice anche Draghi - afferma Bonanni a margine dell’assemblea di Bankitalia - di andare verso un sistema riformato di ammortizzatori: ora o mai più. Anche la soluzione di alzare i consumi è molto importante - prosegue il numero uno della Cisl - facendo riferimento a un altro passaggio delle considerazioni del governatore - è la stessa nostra posizione". Anche secondo il presidente di Fiat, Luca Cordero di Montezemolo, "la relazione è stata assolutamente lucida, condivisibile e costruttiva e mette impietosamente in luce le scelte che in 20 anni non sono state fatte e che, a maggior ragione in questo periodo, devono essere fatte per il bene del paese". "La fiducia si conquista anche con scelte coraggiose", commenta ancora Montezemolo, sollecitando, in linea con Draghi, una maggiore attenzione sulla cassa integrazione e sulle fasce più deboli "perché le diseguaglianze stanno crescendo e questo non è accettabile".

REPUBBLICA

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2008-05-29

Le "Considerazioni finali" del governatore di Bankitalia

Tra disoccupati e Cig 10% senza lavoro, le imprese li tutelino

"Riforme o l'Italia non ce la farà"

Allarme di Draghi: il Pil a -5%

"Le banche siano lungimiranti nel sostegno alle imprese"

"La fiducia non si ricostruisce con la falsa speranza, ma neanche senza speranza"

di ROSARIA AMATO

"Riforme o l'Italia non ce la farà" Allarme di Draghi: il Pil a -5%

ROMA - Riforme strutturali, imprese più produttive e banche "lungimiranti" perché il Paese esca dalla crisi e, soprattutto, da vent'anni di "produttività stagnante, bassi investimenti, bassi salari, bassi consumi, tasse alte". E' la via indicata dal governatore della Banca d'Italia Mario Draghi nelle "Considerazioni finali". Perché la crisi, certo, sta stritolando la crescita come non mai: secondo le previsioni più aggiornate di via Nazionale, la caduta del Pil sarà "di circa il 5 per cento quest'anno". Ma per l'Italia, ricorda Draghi rivolgendosi all'Assemblea Ordinaria dei Partecipanti, non si tratta solo di venir fuori dalla crisi, ma anche di uscire da una spirale negativa cominciata ben prima del crollo dell'economia mondiale.

CONSIDERAZIONI FINALI DEL GOVERNATORE

Perché questo possa avvenire, la Banca d'Italia indica direttive precise: "Una risposta incisiva all'emergenza è possibile solo se accompagnata da comportamenti e da riforme che rialzino la crescita dal basso sentiero degli ultimi decenni". Solo con riforme radicali potranno tornare la fiducia, sottolinea Draghi, e la speranza, perché "la fiducia non si ricostruisce con la falsa speranza, ma neanche senza speranza: uscire da questa crisi più forti è possibile".

Anche Draghi, come la settimana scorsa il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, chiede quindi al governo riforme: "Il completamento degli ammortizzatori sociali, la ripresa degli investimenti pubblici, le azioni di sostegno della domanda e del credito che sono state oggi delineate avranno gli effetti sperati se coniugati con riforme strutturali: non solo per dire ai mercati che il disavanzo è sotto controllo, ma perché queste riforme costituiscono la piattaforma della crescita futura".

Le banche valutino il merito delle imprese. Ma non dev'essere solo il governo a muoversi. Molto è nelle mani di banche e imprese. Alle prime, Draghi chiede, considerato che "non hanno eredità pesanti nei loro bilanci", di utilizzare "questo vantaggio nei confronti dei concorrenti per affrontare un presente e un futuro non facili". E' vero che "non si può chiedere alle banche di allentare la prudenza nell'erogare il credito; non è nell'interesse della nostra economia un sistema bancario che mettà a rischio l'integrità dei bilanci e la fiducia di coloro che gli affidano i propri risparmi". Ma si può invece chiedere loro di essere "lungimiranti": "Valutino il merito di credito dei loro clienti - suggerisce il governatore della Banca d'Italia - con lungimiranza. Prendano esempio dai banchieri che finanziarono la ricostruzione e la crescita degli anni Cinquanta e Sessanta". Insomma, secondo Draghi, "occorre saper fare i banchieri anche quando le cose vanno male".

Le imprese proteggano professionalità. Mentre alle imprese, Draghi suggerisce di "continuare l'opera di razionalizzazione iniziata da pochi anni", ma anche di proteggere "le professionalità accumulate dai lavoratori, che torneranno preziose in un futuro speriamo non lontano". La crisi non durerà infatti in eterno: "segnali incoraggianti" indicano che, per quanto "non è ancora possibile individuare con certezza una definitiva inversione ciclica", "la crescita riprenderà nel 2010".

Calo occupazione incide su reddito e consumi. Ma di che tipo di crescita si tratterà? Questo è il momento di porre le basi, sostiene Draghi, perché l'Italia intraprenda un nuovo percorso virtuoso, per rilanciare il sistema imprenditoriale, l'occupazione, i consumi. Trascurare la questione occupazionale, ricorda la Banca d'Italia, sarebbe un grave errore: "I lavoratori in Cassa Integrazione e coloro che cercano una occupazione sono già oggi intorno all'8,5 per cento della forza lavoro, una quota che potrebbe salire oltre il 10: proseguirebbe la decurtazione del reddito disponibile delle famiglie e dei loro consumi, nonostante la forte riduzione dell'inflazione". E questo porterebbe, in una spirale perversa, a una ulteriore riduzione della produzione, a nuove chiusure delle imprese.

Urge un buon sistema di ammortizzatori. "Si stima che 1,6 milioni di lavoratori dipendenti e parasubordinati non abbiano diritto ad alcun sostegno in caso di licenziamento". Urge allora un "buon sistema di ammortizzatori sociali per chi cerca un nuovo lavoro". Un sistema che parta dagli strumenti attuali, per migliorarli: "La crisi ha reso più evidenti le manchevolezze di lunga data nel nostro sistema di protezione sociale. Esso rimane frammentato". Una "riforma organica e rigorosa" non deve "rivoluzionare il sistema attuale": "Lo si può ridisegnare intorno ai due tradizionali strumenti della Cassa Integrazione e dell'indennità di disoccupazione ordinarie, opportunamente adeguati e calibrati".

Stato e banche sostengano imprese sane. Accanto a un meccanismo di sostegno delle imprese: "Il passaggio dei prossimi mesi sarà decisivo: una mortalità eccessiva che colpisca per affissia finanziaria anche aziende che avrebbero il potenziale per tornare a prosperare dopo la crisi è un secondo, grave rischio per la nostra economia". A risentire della crisi, ricorda Draghi, sono soprattutto le imprese piccole, sotto i 20 addetti: "Nella sola manifattura se ne contano in tutto quasi 500.000, con poco meno di due milioni di disoccupati". Ma ci sono tante imprese, "circa metà delle 65.000 imprese dell'industria e dei servizi con almeno 20 addetti", che prima della crisi avevano già avviato un processo di ristrutturazione, e che infatti "si attendono un calo del fatturato nel 2009 nettamente inferiore alla media". Tra queste, ce ne sono più di 5000, con un milione di addetto, che hanno "consolidato il primato tecnologico e diversificato gli sbocchi di mercato". Sarebbe un delitto abbandonarle a se stesse. E allora, se alle banche via Nazionale chiede "credito lungimirante", allo Stato chiede "forme di garanzia pubblica sui prestiti", una garanzia su eventuali cartolarizzazioni.

Le riforme indispensabili. Ci sono poi riforme più generali che non incidono direttamente sul sistema e del lavoro dell'impresa, ma che, miglioramento l'economia in generale, sono indispensabili per un rilancio del Paese. "Le misure di riduzione della spesa corrente vanno introdotte nella legislazione subito", ammonisce Draghi, dal momento che "una volta superata la crisi, il nostro Paese si ritroverà non solo con più debito pubblico, ma anche con un capitale privato - fisico e umano - depauperato dal forte calo degli investimenti e dall'aumento della disoccupazione". In definitiva, se nei prossimi anni la crescita continuerà a essere bassa e il Paese si accontenterà, come sempre, di vivacchiare, "sarebbe arduo riassorbire il debito pubblico".

Alzare l'età pensionabile. Fondamentale, per la Banca d'Italia, anche un "graduale incremento dell'età effettiva di pensionamento": "Un più alto tasso di attività nella fascia da 55 a 65 anni innalzerà sia il reddito disponibile delle famiglie sia il potenziale produttivo dell'economia". Draghi spende parole di apprezzamento per alcune delle riforme avviate dal governo, in particolare quella della Pubblica Amministrazione e il federalismo fiscale, a condizione che innesti "una maggiore efficienza nell'utilizzo delle riforme pubbliche". Ma non basta: occorre combattere l'evasione: "Progressi nel contrasto alle attività irregolari consentirebbero di ridurre le aliquote legali, diminuendo estorsioni e ingiustizie". A giudizio di via Nazionale, il peso dell'economia irregolare ammonta a più del 15 per cento dell'attività economica.

Le infrastrutture. Al governo, infine, Bankitalia chiede di "elevare la qualità e quantità del capitale umano e delle infrastrutture fisiche". Il primo riferimento è a scuola e università; il secondo alle "infrastrutture materiali, fattore cruciale per la competitività". Da avviare con criteri di efficienza, diversi dalle dispersioni del passato: in Italia, ricorda Draghi, "un chilometro di autostrada può costare più del doppio che in Francia o in Spagna".

Ristabilire la fiducia. Le "Considerazioni" del governatore si concludono con un appello alla fiducia. Ricostruirla è fondamentale, afferma: "Occorre sanare la ferita che la crisi ha aperto nella fiducia collettiva: fiducia nei mercati, nei loro protagonisti, nel futuro di milioni di persone, nel contratto sociale che ci lega. Uscire dalla crisi significa ricostruire questa fiducia. Non con artifici, ma con la paziente, faticosa comprensione dell'accaduto e dei possibili scenari futuri; con l'azione conseguente".

(29 maggio 2009)

 

 

 

 

Il premier dopo il pressante invito del governatore: "Relazione positiva"

Il leader Pd: "Ha detto parole chiare che condividiamo"

Berlusconi: "Presto le riforme"

E Franceschini apre a Draghi

Berlusconi: "Presto le riforme" E Franceschini apre a Draghi

ROMA - 'L'appello di Draghi sulle riforme? Siamo qui a lavorare per questo e abbiamo tutta l'intenzione di fare tutto ciò che è necessario nei tempi più brevi possibile". Così il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, dall'Aquila, commenta le considerazioni finali, del governatore della Banca d'Italia. E aggiunge: "E' una relazione positiva e attenta all'ottimismo".

Grande apprezzamento anche nelle prome reazioni dell'opposizione. "Il governatore della Banca D'Italia ha detto parole chiare che condividiamo. Sulle necessità di riforme strutturali per uscire dalla crisi e sulla adozione di misure straordinarie per fronteggiare l'emergenza siamo pronti a collaborare in Parlamento": è il commento del segretario del Pd Dario Franceschini alle "Considerazioni finali" espresse stamane da Mario Draghi all'Assemblea dei Partecipanti di Bankitalia.

"Le cose che ha detto Draghi - ha aggiunto Franceschini - sono i temi che noi da settimane presentiamo in Parlamento. Sono temi concreti come l'assegno di disoccupazione per chi perde il posto di lavoro ed è senza cassa integrazione e l'aiuto a piccole e medie imprese".

La ripresa economica sarà difficile se continuerà a crescere il tasso di disoccupazione, osserva il presidente onorario del Gruppo L'Espresso, Carlo De Benedetti. Quella di Draghi è stata una relazione "molto fattuale e molto obiettiva - ha sottolineato De Benedetti - in cui sostanzialmente il punto più rilevante è che, come si prevede, se la disoccupazione continuerà ad aumentare nel mondo occidentale sarà difficile far ripartire i consumi e di conseguenza sarà complicato che riparta l'economia".

(29 maggio 2009)

 

 

 

 

Per l'Istat rallentamento dovuto alla decelerazione della crescita di alimentari e energia

Più 0,2% rispetto al mese di aprile e 0,9% rispetto all'anno precendente

Crollano i prezzi: in Europa allo 0%

In Italia inflazione ai minimi dal '68

Crollano i prezzi: in Europa allo 0% In Italia inflazione ai minimi dal '68

ROMA - Nuova frenata dell'inflazione a maggio, ai minimi da oltre 40 anni in Italia mentre in Europa l'indice arriva addirittura a 0 per cento. Preoccupa l'andamento dei prezzi, nuovo segnale di calo di consumi per la crisi economica. In base ai dati preliminari diffusi dall'Istat, l'indice dei prezzi al consumo è salito dello 0,2 per cento rispetto al mese precedente, portando il dato tendenziale annuo dal +1,2 per cento di aprile a +0,9 per cento.

Gli aumenti congiunturali più significativi dell'indice per l'intera collettività si sono verificati per i capitoli comunicazioni (più 0,9 per cento), trasporti (più 0,6 per cento) e abitazione, acqua, elettricità e combustibili (più 0,3 per cento); una variazione nulla si è registrata nel capitolo istruzione. Una variazione negativa si è verificata nel capitolo ricreazione, spettacoli e cultura (meno 0,3 per cento).

Gli incrementi tendenziali più elevati si sono registrati nei capitoli bevande alcoliche e tabacchi (5 per cento), prodotti alimentari e bevande analcoliche (+2,5 per cento) e altri beni e servizi (+2,4). Una variazione tendenziale negativa si è verificata per il capitolo dei trasporti, con un -3,4 per cento.

A maggio, spiega l'Istat, il settore dei servizi ha subito una flessione a livello tendenziale, portandosi dal 2,2 per cento di aprile a +1,9 per cento , mentre il comparto dei beni ha registrato +0,1 per cento, (era +0,5 per cento ad aprile). Tra i servizi in salita i pedaggi autostradali che segnano una variazione +4,2 per cento sia sul mese che sull'anno. In aumento anche il costo dei servizi medici che segnano un +0,3 per cento sul mese e un +3 per cento rispetto allo stesso mese dello scorso anno. Impennata, infine, per il costo degli apparecchi per telefonia mobile, che a livello congiunturale segnano un +5,6 per cento, dato che porta la variazione tendenziale a -5,5 per cento.

Inflazione a zero nell'Eurozona. In base ai dati diffusi da Eurostat, l'indice dei prezzi al consumo dei sedici paesi dell'area euro a maggio è rimasto fermo rispetto allo stesso mese di un anno fa rispetto al +0,6 per cento di aprile. Si tratta del livello più basso da quando è iniziata la rilevazione, nel 1996, un dato inferiore a tutte le previsioni degli analisti che si attendevano un +0,2 per cento tendenziale.

Dopo il record del 4,0 per cento toccato lo scorso giugno e lo scorso luglio, l'inflazione dell'Eurozona ha iniziato una picchiata legata all'aggravarsi della crisi e alla caduta delle quotazioni petrolifere.

(29 maggio 2009)

 

L'UNITA'

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2009-05-29

Disastro Italia, Draghi: il Pil crollerà del 5%, la disoccupazione salirà al 10%

"In italia la crisi mondiale determinerà, secondo le previsioni più aggiornate, una caduta del Pil di circa il 5 per cento quest'anno". Non è il capo dell'opposizione ma il governatore Mario Draghi a dirlo, nelle sue considerazioni finali all'assemblea della Banca d'Italia. Il Governatore intravede "segnali incoraggianti" per la crisi finanziaria in atto, ma "molto resta ancora da fare" per "sanare la ferita che la crisi ha aperto nella fiducia collettiva". Una fiducia che "non si ricostruisce con la falsa speranza, ma neanche senza speranza: uscire da questa crisi più forti è possibile", spiega Draghi. Dalla metà di marzo, "le tensioni sui mercati finanziari si sono allentate", le quotazioni di borsa sono tornate su livelli di inizio anno, "gli indicatori qualitativi dell'economia reale mostrano un'attenuazione delle spinte recessive". Ma il dato allarmante rimane, perhcé "l'operare degli stabilizzatori automatici dovrebbe accrescere il disavanzo pubblico nell'anno in corso di circa 2 punti percentuali del prodotto, a oltre il 4,5%; nel 2010, il disavanzo potrebbe superare il 5%" ha aggiunto Draghi. In Italia quindi la crisi mondiale determinerà, secondo le previsioni più aggiornate, "una caduta del Pil di circa il 5% quest'anno", dopo la diminuzione di un punto nel 2008.

Le conseguenze per l'Italia saranno pesanti. I lavoratori in cassa integrazione e coloro che cercano un'occupazione, che oggi sono già all'8,5% della forza lavoro, potrebbero salire oltre il 10%. La Banca d’Italia, inoltre, stima che "1,6 milioni di lavoratori dipendenti e parasubordinati non abbiano diritto ad alcun sostegno in caso di licenziamento. Tra i lavoratori a tempo pieno del settore privato - ha aggiunto Draghi - oltre 800mila, l’8% dei potenziali beneficiari, hanno diritto a un’indennità inferiore a 500 euro al mese. La prima preoccupazione della politica economica - ha sottolineato il governatore - attiene al rischio di un ulteriore deterioramento del mercato del lavoro. La crisi ha reso più evidenti manchevolezze di lunga data del nostro sistema di protezione sociale: esso rimane frammentato. Lavoratori altrimenti identici ricevono trattamenti diversi solo perchè operano in un’impresa artigiana invece che in una più grande".

Draghi ha poi proposto di aumentare gradualmente l’età pensionabile per assicurare più reddito alle famiglie e un "potenziale produttivo" maggiore per l’economia. Per il governatore della Banca d’Italia "il graduale incremento dell’età media effettiva di pensionamento assicurerà l’erogazione di pensioni di importo medio unitario adeguato. Un più alto tasso di attività nella fascia da 55 a 65 anni innalzerà sia il reddito disponibile delle famiglie sia il potenziale produttivo dell’economia".

"Il Presidente del Consiglio ha continuato irresponsabilmente a dire che la crisi non c'era, che la crisi riguardava tutto il mondo ma non l'Italia, perché c'era lui che faceva da santo protettore - ha commentato Massimo D'Alema -. Invece non era vero, naturalmente, come purtroppo accade spesso al Presidente del Consiglio di dire in tutti i campi cose che non sono vere". "Mentre la caduta della ricchezza in Europa , del Pil, è del 4% da noi è il 5%. Da ciò - ha aggiunto D'Alema - sembrerebbe che da noi la crisi è perfino peggiore rispetto a quella che c'è nel resto del vecchio continente e il dramma della disoccupazione, della povertà incombe su tantissimi italiani e il Governo non fa nulla. Non ha preso alcuna misura, non ha fatto nulla per sostenere i redditi dei cittadini più poveri - insite l'esponente del Pd - l'unica cosa che è stata fatta la si deve alla Regioni perchè i fondi per gli ammortizzatori sociali sono in buona parte fondi regionali".

29 maggio 2009

 

 

 

 

 

il SOLE 24 ORE

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2009-05-29

Bankitalia: riforme o non ci sarà ripresa

di Nicoletta Cottone

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29 maggio 2009

Il Governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi (Ansa)

L'OPINIONE / Non lasciare sole le imprese

di Franco Locatelli

L'OPINIONE / Il mestiere di banchiere in tempo di crisi

di Orazio Carabini

Marcegaglia: "Non far mancare l'ossigeno alle imprese"

Berlusconi a Draghi: "Lavoriamo per riforme in tempi brevi"

Da Angeletti a Schifani, i commenti di banchieri, imprenditori e politici

DOCUMENTI / La relazione annuale e il testo delle considerazioni finali

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Riforma degli ammortizzatori sociali, riduzione dei tempi di pagamento dei debiti delle Pubbliche amministrazioni, temporanea sospensione dell'obbligo di versare all'Inps le quote di Tfr non destinate ai Fondi pensione. E, ancora, mobilitare il risparmio privato nell'edilizia residenziale, accelerare i cantieri già aperti e la realizzazione di opere a livello locale. Federalismo, liberalizzazioni, ma anche elevare la formazione del capitale umano e delle infrastrutture. Questa è la ricetta anticrisi che emerge dalle Considerazioni finali del Governatore della Banca d'Italia Mario Draghi, illustrate questa mattina all'assemblea dei partecipanti a Palazzo Koch. Intervento che è stato possibile seguire in diretta sul nostro sito, trasmesso da Radio24 e da Sky Tg24. Considerazioni scritte in un periodo difficile che ha fatto precipitare il mondo nella crisi più grave dalla metà del secolo passato. Uscire dalla crisi, ha sottolineato il governatore, significa ricostruire la fiducia, ricreando posti di lavoro, restituendo vigore alle imprese, riparando i mercati finanziari. "La fiducia – ha detto il Governatore – non si ricostruisce con la falsa speranza: uscire da questa crisi più forti è possibile".

Nel 2009 caduta del 5% del Pil. Pesanti le ripercussioni della crisi in Italia: la crisi mondiale, secondo le previsioni del governatore, determinerà nel 2009 una caduta del Pil del 5%, dopo la diminuzione di un punto nel 2008. Il crollo della domanda estera, ha ricordato un numero uno di Palazzo Koch, ha provocato una forte contrazione della produzione industriale e degli investimenti. Con una reazione delle imprese che ha determinato la provvisoria chiusura di interi stabilimenti o linee produttive, con una riduzione temporanea o permanente della manodopera, rinvio di acquisti di semilavorati e beni capitali e dilazioni lunghe nei pagamenti ai fornitori. Nei 6 mesi da ottobre 2008 a marzo 2009 il Pil è caduto in ragione d'anno di oltre 7 punti percentuali. Draghi ha puntato l'obiettivo sulla crescita del debito e ha invitato a interventi rapidi, con tagli di spesa da fare "subito" e contrasto all'evasione fiscale che "consentirebbero di ridurre aliquote legali", far calare le tasse, "diminuendo distorsioni e ingiustizie".

È allarme consumi e disoccupazione. Il governatore nel suo intervento ha lanciato l'allarme sui consumi, legandolo alle stime sulla disoccupazione. Il primo rischio "per la fase ciclica che attraversiamo é una forte riduzione dei consumi interni, a cui le imprese potrebbero reagire restringendo ancora i loro acquisti di beni e capitali e di input produttivi". I lavoratori in cassa integrazione e coloro che cercano una occupazione sono già oggi intorno all'8,5% della forza lavoro, una quota che potrebbe salire oltre il 10%: proseguirebbe la decurtazione del reddito disponibile delle famiglie e dei loro consumi, nonostante la forte riduzione dell'inflazione. Nelle Considerazioni Draghi ha ricordato anche che "gli interventi governativi a supporto delle famiglie meno abbienti e gli incentivi all'acquisto di beni durevoli stanno fornendo un temporaneo ausilio".

Ripresa nel 2010, ma ci attendono ancora mesi duri. Per Draghi non é ancora possibile individuare con certezza una definitiva inversione ciclica, anche se si prevede che la crescita riprenderà nel 2010". Purtroppo, però, "l'attesa generale per i prossimi mesi é di riduzioni di occupazione, di reddito, accompagnate dal permanere di volatilità sui mercati finanziari, con riflessi negativi sui consumi e sugli investimenti".

Combattere l'evasione per abbassare le tasse. "Semplificazione normativa ed efficacia dell'azione pubblica sono condizioni necessarie per ridurre il peso dell'economia irregolare, stimato in più del 15 per cento dell'attività economica". Secondo il governatore di Bankitalia "progressi nel contrasto alle attività irregolari consentirebbero di ridurre le aliquote legali, diminuendo distorsioni e ingiustizie".

Allarme chiusura per le piccole imprese. Rischiano la chiusura le piccole imprese con meno di 20 addetti, duramente colpite dalla crisi economica. Mario Draghi ha, infatti, sottolineato che "a risentire della crisi sono soprattutto le imprese piccole, sotto i 20 addetti; nella sola manifattura se ne contano in tutto quasi 500.000, con poco meno di due milioni di occupati. Per quelle che operano in qualità di sub-fornitrici di imprese maggiori, da cui subiscono tagli degli ordinativi e dilazioni nei pagamenti, è a volte a rischio la stessa sopravvivenza". Per il governatore "il passaggio dei prossimi mesi sarà decisivo: una mortalità eccessiva che colpisca per asfissia finanziaria anche aziende che avrebbero il potenziale per tornare a prosperare dopo la crisi è un secondo, grave rischio per la nostra economia". In generale le imprese si attendono un calo del fatturato oltre il 20% e la grande incertezza sulla durata della crisi spinge a piani di riduzione dgeli investimenti del 12% nell'industria e nei servizi e di oltre il 20% nel manifatturiero.

Le liberalizzazioni non devono fermarsi. "Il processo di liberalizzazione intrapreso negli anni passati non deve fermarsi o recedere", è l'appello di Draghi. "Nei paesi in cui i servizi sono meno liberalizzati - ha aggiunto - le difficoltà di sviluppo dei settori tecnologicamente avanzati sono maggiori. Il caso dei servizi pubblici locali é esemplare di quanto la mancanza di una regolazione affidata a soggetti competenti e indipendenti dai gestori possa generare inefficienze e costi più alti per i consumatori".

Gap sulle infrastrutture triplicato negli ultimi 20 anni. Altro punto cardine dell'azione riformatrice dovrá passare anche attraverso le infrastrutture che rappresentano un fattore cruciale per la competitivitá. "Il divario tra la dotazione infrastrutturale dell'Italia e quella media degli altri principali paesi dell'Unione europea - ha detto Draghi - è più che triplicato negli ultimi vent'anni. Nelle grandi opere la mancata individuazione delle prioritá di lungo periodo ha generato discontinuitá e dispersione dei finanziamenti su una molteplicitá di lavori: il numero di infrastrutture strategiche prioritarie è passato dagli originali 21 progetti a oltre 200". Tempi e costi sono largamente superiori a quelli degli altri paesi europei: in Italia un chilometro di autostrada può costare più del doppio che in Francia o in Spagna.

Stretta sul credito, le banche siano più lungimiranti. Le banche italiane "valutino il merito di credito dei loro clienti con lungimiranza", ha affermato il Governatore della Banca d'Italia nelle Considerazioni Finali. Gli istituti di credito "non hanno eredità pesanti nei loro bilanci" e devono utilizzare questo vantaggio. La lungimiranza, come quella che ebbero i banchieri degli anni Cinquanta e Sessanta che finanziarono la ricostruzione, é essenziale perché c'é una stretta creditizia: la percentuale di dinieghi alle imprese per i prestiti é al massimo da oltre 10 anni: all'8% ed era meno del 3% un anno fa. Inoltre "il 10% delle imprese dichiara di aver ricevuto da ottobre richieste di rimborsi anticipati".

Stress test: banche italiane resistenti. I risultati degli stress test, ha spiegato Draghi, "indicano la capacità del nostro sistema bancario di resistere anche a scenari più sfavorevoli". Draghi però ha avvertito che "é una priorità essenziale" per le banche avere più patrimonio non solo per la stabilità ma anche per competere alla pari. Il governatore ribadisce l'invito a limitare la distribuzione degli utili: "il sacrificio richiesto oggi agli azionisti é compensato dalla maggiore solidità del loro investimento". D'altra parte, osserva Draghi, "i mercati hanno reagito positivamente. Rispetto alla metá di marzo i premi sui contratti di credit default swap delle maggiori banche italiane si sono più che dimezzati, un calo significativamente maggiore di quello osservato in media in Europa". Per questo, ha concluso Draghi, "lo sforzo deve continuare. Sono ora disponibili gli strumenti pubblici per il rafforzamento patrimoniale previsti dalla legge. L'intervento dello Stato è temporaneo; l'azionariato privato dovrá sostituire i fondi pubblici non appena le condizioni di mercato lo consentiranno". Draghi ha sottolineato come le banche italiane subiscono un vincolo fiscale che le penalizza rispetto al resto d'Europa: le svalutazioni dei crediti sono deducibili fiscalmente solo fino allo 0,3 per cento dei prestiti complessivi; la parte eccedente viene rateizzata in 18 anni. "La norma diviene particolarmente stringente in questa fase recessiva, in cui crescono le pressioni a ridurre il credito per soddisfare i requisiti di capitalizzazione".

Procede il riordino di Bankitalia. La riforma della Banca d'Italia "procede nei tempi programmati": finora, ha ricordato il numero uno di Palazzo Koch, sono già state chiuse 18 filiali, altre cesseranno di operare nei prossimi mesi. Alla fine di quest'anno, sottolinea, delle originarie 97 filiali ne resteranno attive 58, di cui 6 specializzate in compiti di vigilanza bancaria e finanziaria e 25 dedicate, con strutture più snelle, alla Tesoreria dello Stato e ai servizi informativi ai cittadini. La fabbricazione di banconote sarà riorganizzata, ricorda ancora Draghi, "con l'accordo delle organizzazioni sindacali, al fine di accrescere la produzione e l'efficienza". Resta da affrontare la questione dell'assetto proprietario, visto che l'evoluzione del sistema bancariio fa emergere un'anomalia formale "che è opportuno rimuovere. Siamo aperti a definire con i partecipanti al nostro capitale e con il governo una soluzione del problema che apporti beneficio a tutto il sistema"

29 maggio 2009

 

 

 

 

 

Marcegaglia: "Non far mancare l'ossigeno alle imprese"

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29 maggio 2009

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"Condivido totalmente la relazione di Draghi e il suo passaggio relativo al credito delle imprese per non far mancare loro ossigeno". Così la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, commenta le considerazioni finali del Governatore di Banca d'Italia, Mario Draghi, sottolineando anche l'importanza del "grande" richiamo "alle grandi riforme strutturali che servono al paese per far tornare la fiducia e ridare slancio alla crescita economica". Apprezzamento anche sul capitolo ammortizzatori sociali: "Anche noi abbiamo chiesto la riforma perchè la coesione sociale è molto importante e mi è particolarmente piaciuto il riferimento al fatto che, altrimenti, rischiamo di perdere una parte del sistema produttivo soprattutto nelle pmi".

La previsione fornita da Mario Draghi di un Pil in calo del 5% quest'anno è "in linea con le

previsioni. Un pò più drammatica", ha commentato la presidente degli industriali lasciando Palazzo Koch

 

Emma Marcegaglia continua a "tifare Fiat" nella vicenda Opel: ma, come ha detto a margine

dell'assemblea della Banca d'Italia, "se nelle decisioni da prendere prevalgono logiche elettorali o di altro tipo, non ci possiamo fare niente". Secondo la presidente degli industriali, "Fiat ha fatto una proposta intelligente, con un piano industriale vero e buono a medio termine. Mi pare - ha aggiunto - che la situazione sia ancora fluida: attendiamo". Sul possibile ruolo del governo italiano, Marcegaglia ha commentato che "in questa fase sono il governo tedesco e quello Usa che stanno ragionando".

29 maggio 2009

 

 

 

 

 

Berlusconi a Draghi: "Lavoriamo per riforme in tempi brevi"

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29 mahhio 2009

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Il Governo sta lavorando per fare le riforme nel più breve tempo possibile. Lo assicura il premier Silvio Berlusconi accogliendo l'appello lanciato oggi dal governatore di Bankitalia Mario Draghi. Arrivato all'Aquila, il premier ha fatto una visita all'ospedale e si è fermato a scambiare alcune battute con i giornalisti sulle considerazioni finali del governatore. "L'appello alle riforme? Siamo qui a lavorare per questo. Abbiamo tutta l'intenzione di fare tutto ciò che è necessario nei tempi più brevi possibili".

Il premier ha definito la relazione "positiva e attenta all'ottimismo".

29 mahhio 2009

 

 

 

 

 

Da Abete a Schifani, i commenti di banchieri, imprenditori e politici

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29 maggio 2009

"Dai nostri archivi"

Bankitalia: riforme o non ci sarà ripresa

Noemi e toghe"rosse", al via la controffensiva del premier

Dalla Sicilia a Noemi, la campagna che il Cavaliere non si aspettava

PILLOLA POLITICA / "Riforme condivise": lo stop di Fini al metodo Berlusconi

Draghi: "Incentivi fiscali chiave per la ripresa"

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Ecco alcune reazioni di banchieri, imprenditori e politici e sindacalisti.

Abete (Bnl): Draghi ha evidenziato la correttezza del sistema bancario italiano. La relazione del Governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, é stata buona ed equilibrata e ha messo in evidenza la correttezza del sistema bancario italiano in questa situazione di difficile congiuntura dell'economia globale. Commenta così la relazione del governatore di Bankitalia il presidente della Bnl, Luigi Abete. "Una rappresentazione - ha detto Abete - buona e condivisibile sulle cause di questa fase dell'economia internazionale e del contesto italiano e delle potenzialità di soluzione delle problematiche. Quindi una relazione equilibrata".

Angeletti (Uil): affrontare la politica di riforme. "Sono d'accordo con la necessità, espressa dal Governatore della Banca d'Italia, di approntare una politica delle riforme, senza nessun timore nè pregiudiziali". Lo ha detto il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti a commento dell'intervento di Draghi. "Vogliamo però ricordare che, quando si parla di ammortizzatori sociali in Italia, un'indennità di disoccupazione generalizzata si tradurrebbe in un incentivo ai licenziamenti. Oggi, invece - spiega - bisogna finanziare il mantenimento dei lavoratori nei posti di lavoro".

Bonanni (Cisl): ora o mai più la riforma degli ammortizzatori sociali. l segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, concorda con il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, sulla necessità di riformare il sistema degli ammortizzatori. "C'è l'esigenza come dice anche Draghi - afferma Bonanni a margine dell'assemblea di Bankitalia - di andare verso un sistema riformato di ammortizzatori: ora o mai più". Per il numero uno della Cisl "anche la soluzione di alzare i consumi è molto importante, è la stessa nostra posizione".

Calderoli (Lega Nord): bene Draghi sulla necessità delle riforme. "È assolutamente centrata l'analisi effettuata dal governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, e assolutamente condivisibile l'individuazione nelle riforme quale risposta alla crisi", ha commentato il leghista Roberto Calderoli, ministro per la Semplificazione normativa. CONTINUA ..."

 

Casini (Udc): Draghi supplice alle disattenzioni del governo. "Per fortuna il governatore della Banca d'Italia supplisce alle disattenzioni del governo e del ministro Tremonti". È il commento del leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, alla relazione del governatore Mario Draghi. "Il governatore - ha aggiunto - ci richiama alla dura realtà dei fatti, a quella che è la situazione economica italiana, assolutamente negativa, alle prospettive per l'economia che è in crisi e alla disoccupazione che aumenta". "In una campagna elettorale costruita sulla fantasia, sulle boutade, sulla demonizzazione degli avversari, sulla criminalizzazione dei magistrati - ha concluso Casini - Draghi ci dice, tirandoci per la giacca, di stare più attenti".

D'Alema (Pd): il governo non ha una strategia di rilancio. "Da parte del governo non c'è una strategia di rilancio, non c'è una politica seria di sostegno delle piccole e medie imprese, non ci sono grandi investimenti pubblici". Lo ha detto da Bari, commentando la relazione della Banca

d'Italia sullo stato economico del Paese, Massimo D'Alema. "Non c'è - ha sottolineato - una strategia di riforme. L'unica che viene spacciata per riforma è il fatto che abbiamo un ministro che ogni giorno insulta gli statali, una volta gli impiegati, una volta i poliziotti, il che dubito che darà maggiore efficienza alla macchina pubblica". D'Alema ha detto inoltre che "il governo ha rifiutato persino le più elementari proposte dell'opposizione, persino l'idea di un fondo di solidarietà per i più poveri con una tassa a carico dei più ricchi, a cominciare, come ha detto Franceschini, dagli stipendi dei parlamentari".

Epifani (Cgil): lavoratori e pensionati continuano a pagare più imposte.La relazione del governatore di Banca d'Italia, Mario Draghi, è stata "un'analisi molto rigorosa e attenta". Lo ha detto il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, aggiungendo di aver apprezzato soprattutto "il fatto che non abbia nascosto che i lavoratori dipendenti e i pensionati continuano a pagare più imposte e nel passaggio in cui ha chiesto al governo di fare di più". Per Epifani ugualmente condivisibili sono "le preoccupazioni per i redditi per le tutele sul lavoro".

Faissola (Abi): le banche hanno sempre fatto bene il loro mestiere. Le banche hanno sempre fatto bene il proprio mestiere e continueranno a farlo. Lo sottolinea il presidente dell'Abi Corrado Faissola, commentando la relazione del governatore della Banca d'Italia che sottolinea come si sia ridotta l'offerta di finanziamento da parte delle banche alle imprese. Faissola ha sottolineato quanto la crisi economica abbia pesato sull'erogazione del credito. "Che ci sia una contrazione della quantità di investimenti è fisiologico - ha detto - sarebbe patologico se non fosse cosi. Il contesto dell'economia è tale per cui anche un miracolo non potrebbe far crescere l'erogazione di credito". Non far mancare le forme di finanziamento alle imprese, soprattutto a quelle più piccole - ha concluso Faissola - è la linea che abbiamo sempre seguito da quando è scoppiata la crisi".

29 maggio 2009

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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